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Full text of “Principj di patologia e terapia medica speciale per uso accademico di G. N. nobile de Raimann Efflorescenze cutanee, cachessie, malattie secretorie, escretorie e nervose”

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PRINCIPJ DI 
PATOLOGIA E 
TERAPIA MEDICA 
SPECIALE PER 

USO... 

Johann Nepomuk Raimann 



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BIBUUTECA «AZIONALI 
CENTRALE - FIRENZE 



PRINCIPJ 

DI 

PATOLOGIA E TERAPIA 

« 

MEDICA SPECIALE 

PER USO ACCADEMICO 



CE>. H. ttobile ì>* ttaimann 

Dottore in medicina, Archiatro di S. M- CR. A,, attuale coni, di Governo dell'Austria 
Inferiore, car. di 7> ci del C U. Ord. Rns. di S. Stanislao, membro della Facoltà 
Medica di Vienna, di Pest e della C. R. Am i. m«-d. chir. Giuseppina, Socio onorario 
di tari] corpi Inter., emerito Rettore Munifico dell' Università di Vienna, Direttore 
dello Spedale e dei P. L degli Esposti, • Prof. p. o. di Medicina pratica. 

TRADUZIONE ITALIANA SULL'EDIZIONE LATINA 

DEL 

» DOTT. ANDREA BUTTIMI 

ggafcaV^ ALLA. D1BBZIOBS DILLO SPEDALI DI PA.TIA B LL. P». «RITI 

CON NOTE ED AGGIUNTE 

DEL 

©ott. flirt™ flemme 



VOLUME SECONDO 

Efflorescenze Cutanee — Cachessie 
Malattie Secretorie — Escretori* — e Nervosi 




LIVORNO 

PRESSO BERTANI ANTONELLI E C. 

1843 



/ 



R. BIBLIOTECA NAZIONALE CENTRALE 

FIRENZE 



LIBRI 

KOS ATI HAI. 

Dottor ANNIBALE GIULIONI 

GIURISTA 

Nato a Kirenw» il 7 Febbraio 1807 
il l u Dicembre 1805 in 



16 Maggio 1896 



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GLASSE TERZA 
EFFLORESCENZE CUTANEE 



CAPO PRIMO 

DELLE EFFLORESCENZE CUTANEE IN CENERE. 



SEZIONE PRIMA. 

Definizione, descrizione, cause, natura, differenze, prognosi 
e terapia delle efflorescente cutanee in generale. 

§. 619. ChtamAnsi in icnso amplissimo malattie cutanee quelle affezioni tutte 
della cute, che o sono proprie de' soli comuni integumenti , o che dalla parti- 
colare loro condizioue vengono di speciale maniera modificate. Fra queste ap- 
partengono anche le efflorescenze, eruzioni cutanee, esantemi {efflorescentiae , 
eruptiones cutaneae, cjranthemata, — da ex ed ardeoo GorUco) , delle quali 
si occuparono già Fernelius, quindi Van Sxvielen, Borsieri, P. Frank e Con- 
radi. Seguendo le idee di questi autori io distinguo col nome di efflorescenze 
cutanee ogni eruzione nella cute, sia rialzata e sotto forma di nodelli, di pu- 
stole, di papale od altra, sia piana e meno riconoscibile al tatto che alla vi- 
sta, manifesta cioè per l'alterato colore della cute ( V. $.37. ) 

Nota. P. Fra;»* tratta separatamente delle efflorescenze cutanee arnie e delle cro- 
niche, e le distribuisce in due classi diversr, quelle comprendendo sotto il nome 
di esantemi, queste di impetigini. Epii. L III. e IV. — Qui invece si conside- 
rano ambedue le classi riunite sotto I' eguale premessa denomina /.ione. 

§. 620. Dalla esposta definizione egli è agevole il persuadersi, che le efllore- 
scenze cutanee nella loro origine non sono tutte dell' egual natura , e perciò 
non costituiscono, allo stesso modo delle febbri e delle infiammazioni, una classe 
naturale di malattie. Laonde si può dire ben poco io generale, che le risguadì 
tutte, sia intorno alla diagnosi, che alla prognosi ed alla terapia; ed in ciò sta 
pure la ragione , per cui diversi nosologi le hanno separataineute distribuite io 
diverse classi. Cos'i Sauvages le ripartisce nelle tre classi dei vizj esterni , delle 
flemmazie, e delle cachessie ; — Linneo nelle due classi delle malattie esaute- 



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f t DELLE MALATTIE CUTANEE 

maliche e delle cachessie; — R. Pogel y Cullen e Swediaur nelle Ire delle pi- 
ressie, delle cachessie e dei vizj ossia delle malattie locali; — Sagar finalmente 
nello quattro classi dei vizj esterni, delle cachessie, degli esantemi e delle flem- 
mazie. Ma qoe<to modo di distribuire le efflorescenze cutanee non è certamente 
scevro da difetti, e la mia classificazione raccogliendole tolte sotto un medesimo 
prospetto, e non negligentando però la varia indole loro nelle suddivisioni, sem- 
bra riuscire più sicura guida a facilitare e rassodare la diagnosi , la prognosi « 
la terapia. 

Di questo parere furono senza dubbio anche gli antori , che trattarono sepa- 
ratamente delle malattie od efflorescenze cutanee, fra i quali primeggiano : 

Mercuriali*, Da maìlt cutantis. Veuet. 1572. 
Ronaciirsiut, Opusc. de malis extern. Bonon. i656. 

Hafenrefler, JVosodocliium y in quo cntis eiqtie adhaerentium partium adfectus emnes 

singulari meihodo curnndi fedelissime truduntur. Ulm. 1OG0. 
Turner, Abh. v. d. Krankheiten des Ha ut. A. d. Engl. Alici b. 1766. 
Ann. Car. Lorry, Tractat. de morbis catari. Paris. 1777. 4* 
I. I. Plenk. Doctr. de morb. cutaneis. Edit a auct. Vienn. 1783. 8. 
Burserins, P. Frank, S. Vogel, C. W. Hufeland, Fr. Marcus, W. Conrad! , A. G. Ri- 

rhter J. Chr. Reil op. cit. 
Die ffantkranklicifen u. ihre fìehandlung. Systemat. beschr. von. R. Willan. A. d. 

Engl. hbers. v. Fr. G. Friese. 4* Ed*, m. color Kupfern. li ressi. 1799 — 1817. 
A liberi, Descr. des maladies de la peùu. Paris 180G. 

— Prècis tbeorique et pranque sur les maladies de la peau. Paris 1810. I 
Ti». Haleuuinn s, Prakt. Darstellung der Haut hrankheiteu, nach Willmi's System bear' 

beitet. A. d. Engl urbes. von Hahnemanu, mit Vorredt und Ammeikungen von K. 

Sprenpel. AI. 1. Kupf. Halle i8i5. 8. 
los. Frank, Prax. mea. uni», praecept P. I. Vi II. 

F'r. W. Nnssliard. Skizze einer Dermato- Politologie , m. physiol. Vorbemerkungen etc. 
M. 1. ili. kupf, Prag. 1816. 8. 

$. 621 . Una compinta diagnosi delle efflorescenze cutanee ha le sue e molte 
difficolta, parte delle quali non sono per ancora superabili. Chi si faccia ad in- 
vestigare il vastissimo loro numero gli si offrono tante forme e differenze di co»i 
varia maniera , che non può a meno di esilare sulP eguale natura di tulle. E 
vi ha di più : questa varia natura loro è inoltre in ben poche manifesta ; di 
molte non se n' ha profonda cognizione, di parecchie ci è affatto ignota. La for- 
ma caratteristica talvolta manca affatto, come accade nella febbre vajnolosa sen- 
za vajuolo, nella morbillosa e nella scarlattinosa senza morbillo e senza scarlat- 
tina ; — la forma sviluppata della medesima eruzione cutanea non varia soltanto 
le molte volte d'assai coli' inoltrarsi degli stadj, ma la forma eziaodio più co- 
ntante di una specie diversifica talvolta ben poco dall' aspetto di un' altra , ed 
avviene ancora spessissi me volte , che per cagioni laterali ed insensibilmente si 
muli in una diversa , che facilmente si confonde colla sua propria. Il decorso 
«iella medi si ma eruzione ora è rapido ora lento , ora veemente ora moderato , 
"1 a regolare ora irregolare g iusta la disposizione , la cagione eccitante , le in- 
fluenze laterali esterne od iuierne, la complicazione , la terapia posta in prati- 
ca ec. ; — la durala ora è breve ora è lunga ; — la terminologia degli autori 
non è sempre abbastanza logica, nè corrispondente al bisogno , ne presso tulli 
nna ed eguale. 1 disegni e le immagini di alcune effloresceuze sebbene oilis- 
di«sinie e fatta con somma arte, non solamente è raro che riescano perletlamcn- 
to naturali , e d' altronde non ci offrono che I' aspetto della malattia in singoli 
»t»dj, ma mancano ezuÉidio di lutti que' caratteri , che non si raggiungono se 
non col tatto e coli' odorato. 

Le quali cose ci ammaestrano, che ad ottenere per quanto è possibile una 



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IN GENERALE 



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soda e compiuta diagnosi delle eruzioni cutanee in genere, è mestieri raccogliere 
e disanimare le singole loro somiglianze e le differenze cosi essenziali che acci* 
decitali, ed esattamente indagare e ponderar* tutto quanto può tornar utile al- 
l'uopo, come per esempio la forma, la gravezza, il modo di decorrere, ec. 

S- 622. Le efflorescenze cutanee che nella forma, come si diceva, sono assai 
varie, offrono molle somiglianze e differenze ( comuni per la massima parte an- 
che ad altre malattie ) rispetto ■ti' origine, alla sede nelle parti costituenti i co- 
muni integumenti, al decorso, alla durata, all'influenza sopra lutto l'organismo 
e sopra altri individui, non che in riguardo all' unione con altre malattie. Kd 
in fatti sono sostantive e dipendenti ossia sintomatiche, primarie e secondarie g 
idiopatiche e simpatiche, epidemiche, endemiche , e sporadiche hanno la loro 
sede nel reticolo mucoso Malpighiano , nella cute slessa , nella membrana mu- 
cosa della cavità della bocca e di tutto il tratto delle prime vie, e si osser- 
varono talvolta nei velamenti e negli inviluppi membranosi di varj visceri ; 
sono acute e croniche; febbrili ( e la febbre è essenziale o no ) e non febbri- 
li ; — contagiose e non contagiose; pure e complicate. 

Sebbene queste somiglianze e differenze siauo di maggiore o di minore impor- 
tanza pratica, non vi ha però divisione alcuna, nè meno la comunissima in ef- 
florescenze acute e croniche, che di per sè sia idonea e sufficiente a stabilirne 
la diagnosi e ad indicarne sicuramente la terapia. 

§. 623. Ci guidano più da vicino a qoesti fini le differenze di forma , da 
cui va distinta qualunque eruzione se non sempre nel suo nascere e per lotto 
il decorso, coslauteineule però ed eminentemente in uno stadio determinato, in 
quello cioè di perfetta formazione. £ sotto questo riguardo caratteristiche sono 
circa alcuoe efflorescenze cutanee certe macchie di ampiezza e di figura diverse, 
come per la scarlattina e pel morbillo , rispetto ad altre i tubercoli infiammati 
che passano in suppurazione , o die danno luogo ad una secrezione di umori 
sierosi o linfatici, come nel vajuolo, nel vaccino e nella varicella; per altre le 
vescichette o le vesciche piene di umore sieroso o linfatico, come osservasi nella 
miliare e nel penfigo ; per alcune lo essiccamento e la separazione dell'epider- 
mide io isquamette, siccome avviene nella porrigine , nell' itliosi e nella lepra 
dei Greci -, per altre finalmente i nodetti formatisi sulla cute , come nello siro- 
folo o nella prurigine, o la degenerazione della cule in nodi o tubercoli, come 
nell' acne e nella lepra degli Arabi o 1' elefantiasi. 

§. 624. Le eruzioni cutanee non sono di frequente malattie sostantive e spe- 
ciali, ma piuttosto sintomi di varj malori, come verrà dimostrato in seguito. I 
loro fenomeni adunque non costituiscono io tali casi che una parte della forma 
intiera della malattia. 

S- 625. Le efflorescenze cutanee svilnppansi talvolta verso la fine di malattie 
acute, ed offrono una parte or più più or meno grande della cròi', sempre peto 
assai apprezzabile, e perciò chiamami in questo caso critiche. 

§. 6i6. Non di rado alle effloresceure associami varj fenomeni morbosi oc- 
correnti parie nelle funzioni e nelle qualità sensibili dell' organo cutaneo, pane 
nelle funzioni e nei prodotti del sistema vegetativo intimamente collegato colla 
cute, o dei singoli suoi organi. In alcune, cioè nelle acute e nelle contagiose , 
questi fenomeni risguardano soprattutto i prolungamenti della cute nelle parti 
interne ed il sistema sanguifero: in altre, specialmente nelle croniche, piuttosto 



della linfa e del sangue, od a mollipliai secrezioni od escrezioni. Nelle prime, 
come per esempio nel tifo, nella scarlatina, nel morbillo o nel vainolo dinotano 
un'ul. ztone specialmente dinamica, più o meno flogistica di vario tratto delle 
mcuibrauc mucose, e la febbre; uclle alno, vcibgrazia nell' erpete, nella ligua 




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6 DET.T.E MAUTTIE CUTÀNEE 

del capo e nella lepra, un' affezione soprattutto materiale, V assimilazione cioè, 
la sanguificazione e la nutrizione peccami nella quantità e nella qualità, ed al- 
cune o tutte le srerezioni ed escrezioni viziate pure nella copia e nell' indole. 

Del resto tali fenomeni costituiscono ora le cagioni delle efflorescenze , ora 
gli cifriti, ora sono coeffetti delle cagioni stesse, che originarono le efflorescenze; 
e T indagine della speciale relazione loro colle eruzioni cutanee riesce di grande 
importanza pella diagnosi e pella terapia. 

§. 627* Le affezioni dei nervi soprattutto del sistema più nobile, sebbene in 
alcune efflorescenze acute, come nel vaiuolo e nella scarlattina rare volte man- 
chino del lutto prima dell'eruzione e sotto l'eruzione stessa, non sono tuttavia 
essenziali ; e quando avvengono se ne dehbe piuttosto incolpare ( si eccettui il 
tifo ) I' individuale cosiiluzione degli infermi, la gravezza delle malattie, le loro 
complicazioni, 1' eruzione stessa od il decorso erroneo delle efflorescenze. 

§. 628. La febbre è essenziale soltanto in poche efflorcsceuze, e queste chia* 
mansi febbrili acute; la febbre poi non essenziale cosi acuta che cronica (etica 
({.'pascente) può associarsi a quasi tulle le altre. 

6ii9. Onde determinare in quale relazione si trovi coli' efflorescenza la 
febbre, che accompagna le efflorescenze acute, è mestieri esaminare esattamente 
la forma pura della malattia esantematica, ed il decorso semplice benigno e re- 
golare, e farne confronto colla specifica cagione della malattia. Nei casi in cui 
si tratta della ora indicala forma e maniera di decorso, dopo più o meno lun- 
go tempo dall' azione del contagio, od in generale di una specifica potenza no» 
cevole, rare volte senza che precedano diversi prodromi, si accende la febbre, 
la quale è continua remittente, diminuisce dopo uno, due o tre nittemeri allo 
incominciare dell' eruzione esantematica , compiutasi la quale senza che venga 
disturbala e sotto i soliti fenomeni e le consuete secrezioni critiche si scioglie. 
Questa febbre debbesi ritenere 1' effetto comune della nocevole potenza specifica 
e della reazione dell'organismo, e quindi primaria ; V esantema poi come e- 
tttzionc critica alla cute, la quale eruzione, dipendendo soprattutto dall' indole 
specifica della cagione n\orbifica e dal luogo dell' azione sua compie in questo 
caso come malattia cutanea sostantiva il suo corso ora senza febbre , ora colla 
febbre. Deroirc senza febbre quando non solo sia cessata la febbre primaria ed 
essenziale, ma 1' eruzione cutanea non valga per V indole sua, per la gravezza 
e per I' estensione a suscitare nell'individuo ammalato la febbre ; — decorre 
invece colla febbre quando questa primaria in virtù di qualsiasi cagione ( per 
esempio avendovi ad un tempo una malattia acuta) continua oltre il suo termi- 
ne normale , oltre cioè la perfetta eruzione dell' esantema, oppure quando 1' e- 
santema per 1' indole sua (per esempio flogistica), per la gravezza o per la 
molta sua diffusione e specialmente per una favorevole individuale disposizione, 
o per una costituzione epidemica stazionaria od annua, è atto ad ingenerare una 
nuova febbre. Questa poi è sintomatica e non essenziale V ■ Svdeniiam , Obs. 
med. etc. Sect. HI. c 2; et M. Stoll, Rat. meden. eie. P. II. p. 229. e se- 
guent. ) 

$. 630. Qualunque-efflorescensa al pari di ogni malattia fa un decorso o 
regolare, normale, od irregolare, anomalo. Non avvenendo alcun turbamento 
ciascuna olire un determinato modo di decorrere percorrendo cioè gli stadf dei 
prodromi, dell'eruzione e della formazione, dell'aumento, dell'acme, del de- 
cremento e del fine. Alcune poi compiono questi stadj con celerità, altre con 
lentezza, c talvolta eziandio le stesse efflorescenze offrono questa diversità nella 
durata degli stadj. E però ne questo modo dì decorrere, nè la durata delle ma- 
lattie e dei singoli stadj puonnosi in generale eoo maggiore precisione deter- 
minare. 



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I» GENERALE 



I prodromi manifesti delle eruzioni febbrili ed essenziali , i quali ora le 
precedono per un giorno soltanto , ora per alcuni nìltemeri , sono assai varj ; 
talora si riferiscono alla cute, altre volte anche a tutto l'organismo; ciascuno 
di per se giammai, tutti insieme rarissime volle sono patognomonici — L'eru- 
zione ora è celere ora lenta, e finché non siasi perfettamente compiuta è sem- 
pre dubbia la diagnosi della forma. La forma primaria della efflorescenza bene 
sviluppata e in quasi tutte incostante, caratteristica soltanto per questo o per 
quello stadio , in appresso lascia appena alcuna traccia di sè , ed in generale 
varia giusta le cagioni e gli stadj. — L' incremento ed il decremento , come in 
ogni malattia, si conosce dall' aumento o diminuzione di veemenza, o di esten- 
sione o di ambedue de' sintomi accompagnanti le efflorescenze ; — ed il fine 
della loro totale scomparsa. 

II decorso delle efflorescenze sintomatiche, sebbene si attenga alla norma del- 
le malattie principali , non corrisponde però sempre agli stadj loro. Impercioc- 
cbè alcune di queste non sono accompagnate dall' efflorescenza, che dopo rag- 
giunta una certa gravezza, e d* altronde V ernzione stessa non continua oltre lo 
stadio d'acme; altre incominciano il loro corso coli' eruzione, e lo compiono 
poi con maggiore lentezza dopo compiutosi il decorso dell' efflorescenza ; altre 
finalmente danno luogo all' eruzione soltanto nel perìodo di decremento, e dal- 
l' eruzione stessa vengono perfettamente od imperfettamente sciolte. 

Parecchie delle efflorescenze croniche decorrono per verità rapidamente, ma 
non per ancora od appena guarite ne accade novella eruzione nella slessa , od 
in una vicina od in una lontana parte, e rinnovandosi le molle volte la stessa 
scena, ne conseguita che nell'insieme si producono ad intieri mesi ed anni , 
siccome osservasi dell'erpete, degli acori, della tigna e della crosta lattea : ed 
altre all' opposto si rimangono lungamente in uno stadio, alcuni loro fenome- 
ni ora si aggravano ora scemano, ma non per questo ne viene reale manifesto 
avanzamento nella guarigione; e di tale maniera si comportano gli erpeti, la 
la tigna, la scabbia inveterala, la lepra de' Greci, ec. 

Quella determinata maniera di decorrere poi, che vuoisi dire normale, delle 
efflorescenze cosi acute che croniche viene le molte volte in vario modo can- 
giata da diversi momenti cosi esterni, che interni, il decorso istesso ora viene 
accelerato, ora ritardato, ora impedito, ora fitto retrogrado , ora irregolare , * 
perciò rendesi oscura e diversa la forma, difficilissima quindi, incerta od affatto 
manchevole la diagnosi. E qui devesi a modo d'esempio accennare le rare unioni 
di due esantemi, del morbillo cioè col vajoolo e colla varicella, e della scarlattina 
colla varicella, esantemi che si videro decorrere insieme in un medesimo indi- 
viduo. 

<y 631. Alcune si limitano unicamente ad una determinata regione del cor- 
po; altre occupano ora questa, ora quella, o dall'una passano ad altra parte; 
altre sono per cos'i dire fìsse, altre di quando in quando scompaiono, per ricor- 
rere ad intervalli determinati o vaghi. 

§. 632. La durata delle efflorescenze è cos'i diversa, che alcune finiscono em- 
iro poche ore, od uno o due nittemeri , altre si protraggono a settimane , mesi 
ed anni intieri, anzi molestano cos'i per tutto il tempo della vita. La stessa eru- 
zione ora è di breve , ora di lunga durala , come ne fanno prova la scabbia e 
1' erpete. Due stadj delle acute e contagiose sogliono compirsi entro lo spazio 
di sette giorni. 

§. 633. Alcune pnonno passare in salute senza che vi abbia inevitabile biso- 
gno di medicamenti, e ciò osservasi in tutte le acute semplici e pure, sotto un 
decorso mite e regolare, nan trascurandosi il conveniente regime ; altre all' op- 
posto quasi mai per opera della sola natura e s^nza i soccorsi dell' arte non 



•elle malattie cutànee 



guariscono, e ne tono d'esempio la scabbia, la lebbra e P elefantiasi. — Il pai- 
saggio in sanila suol essere dinotato o soltanto dalia graduale diminuaiooe delle 
efflorescenze stesse , e dal loro inaridire colla successiva riproduzione dell' epi- 
dermide seccata e separaotesi sotto forma di forfora o di pezzetti, colla deequam- 
inazione , colla caduta delle croste ec. , o del simultaneo o preceduto scema- 
racnto o cessaroento de'varj sintomi accompagnanti, verbigrazia febbrili, gastrici, 
nervosi, ec. La febbre primaria ed essenziale delle eruzioni acute contagiose, che 
suole precedere l'eruzione, se pure non isvam al compiuto sviluppo delle me- 
desime (§. 629.), si decide per lo più prima della loro scomparsa. 

$. 634. Le più frequenti fra le malattie secondarie diverse d* altronde e per 
P indole e per la sede, sono : le infiammazioni croniche ed anche le acute , le 
suppurazioni, gli ulceramenti, gli idropi, le varie raccolte metastatiche, gli pseu- 
do-ascessi , gli indurimenti esimili, ora negli integumenti stessi; ora ne' loro 
prolungamenti a varie parti, a quelle soprattutto che sotto l' efflorescenza erano 
tratte in maggiore consenso, come nelle fauci dopo la scarlattina, nella lanute, 
nella trachea , nei bronchi , nei polmoni , nel ventricolo e nel tubo intestinale 
dopo il morbillo, il vajuolo ec, — Pesilo delle quali malattie è assai diveiso. 
Fonti speciali delle malattie postume, soprattutto delle in6ammazioni veennoii 
nelle parti interne, delle mela stasi ec. , che non solo sono pericolose , ma tal- 
volta eziandio prontamente mortali, si hanno; nell'impedimento al normale 
sviluppo, nella troppa gravezza, nelle deviazioni, uella soppressioue e nelle com- 
plicazioni delle efllorescenze già sviluppatesi, e nei turbamenti delle crisi. 

£ non solo in virtù delle accennate malattie secondarie le efflorescenze re- 
cano la morte, ma eziandio alcnne, segnatamente le acute, riescono mortali per 
la loro gravezza, o per la ua tura loro speciale, per la febbre cangiatasi in ner- 
vosa o colliquati va , pella malignila, per P indole micidiale di alcuni sintomi , 
per la complicazione ; — altre e soprattutto le crouiche per la grande loro per- 
tinacia e per lo inoltrarsi frattanto dell' universale affezione dell' organismo, per 
lo scemamento e consumazione delle forze e della struttura degli organi, pella 
discrasia degli umori, per la colliquazione, per P idrope e per Ja tabe. 

§. 635. La virtù delle cagioni disponenti ed eccitanti nello ingenerare le 
efllorescenze cutanee scorgesi le molte volle cosi ineguale , che sembra talora 
bastevole a produrre la malattia la sola disposizione; tal' altra fiata per concerto 
la sola cagione occasionale. Tuttavia dispongono in generale alle efflorescenze 
quelle circostanze tutte che giovano le alterazioni delle moltiplici funzioni della 
cute , segnatamente poi cosi della propria sua vegetazione , che dello assorbi- 
mento che in essa compiesi , della ricettività e del conducimento , della secre- 
zione e dell' escrezione, quali sono ; la grande tenerezza, la sensibilità, la deli- 
catezza , e la polle mia o della sola cute o dell' intiero orgauisino , condizioni 
comuni all' età infantile e puerile, che proprie sono del sesso delicato a prefe- 
renza del maschio anche nel periodo più avanzalo della vita , e che iu alcuni 
soggetti sono sventuratamente ereditarie , in altri acquisite per cattiva delicata 
educazione, soprattutto per la troppa cura nel guardarsi dal freddo coprendosi « 
stando ritirati nelle stanze, o finalmente in virtù di diverse malattie. Dispongo- 
no parimente auche la lassezza, la rigidezza, la penuria degli umori, la discra- 
sia (scrofolosa, scorbutica, artritica, sifilitica ec. ), e la debolezza delle forze vi- 
tali nel compiere P assimilazione, la riproduzione, le secrezioni e le escrezioni, 
siccome avviene d' osservare nei soggetti vecchi, cachettici ed indeboliti. 11 per- 
chè i due eslremi periodi delle vita umana, la giovinezza e la vecchiaja, sono 
maggiormente soggetti alle malattie cutanee d' orìgine però, di natura e di for- 
ma ben differenti. — - La menzionala condizione della cute o delle di lei fun- 
zioni intimamente collegala coli' universa individuale costiti zicne efucila grati- 



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IH G E MURALE 



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dissima influenza sullo stato universale dell' assimilazione , della secrezione e 
dell' escrezione, sicché non ci offre giammai una disposizione puramente locale, 
cioè limitata all'organo cutaneo, sia poi ereditaria, sia acquisita. 

La disposizione alle singole efflorescenze viene determinala ora dall' età, d.ii 
periodi della dentizione, della pubertà, della mestruatone, della gravidanza, del 
parlo e del puerperio, e delle malattie degli organi fra i quali e la cute hav- 
vi grande consenso ; ora dal clima, dalle stagioni, dal tempo, dalla condizione 
dell' aria ambieote, dal modo di vestire, dal vitto, dal genere di vita, dalla cu 
ra della cote, ce. — E rispetto alle efflorescenze specifiche contagiose sappiamo 
non richiedersi maggiore disposizione, che quella comune a quasi ogni individui, 
e che soprattutto occorre nella fanciullezza. 

Alle cagioni morbifiche a ) ipiopatiche appartengono : la possente virtù dei 
varj contagi; l'immondezza cagiooata dal maneggiare cose bruttanti, e la a+- 
gligentata cura di pulire la cute ; 1' aria troppo calda o fredda , od umida, di 
un subito e grandemente variatile, pregna di sostanze straniere , vapori, fumo , 
polveri ; l' intensa luce solare; i vestiti iosoliti ruvidi , irritanti , siccome quelli 
di laua e di pelle ; le offese della cute indotte da potenze traumatiche, chimi- 
che, dinamiche ed animali per mezzo di unguenti , di impiastri , di lozioo> , di 
bagni, ne' quali tutti entrino sostanze acri, aromatiche, spiritose , come le alca- 
line, le solforose, le muriatirbe, le antimoniali, le mercuriali ec. ; in grazia Hi 
vapori e succhi di alcuni vegetabili acri, verbigracia del lossicodendro — thu$ 
toxicodendron et radicans — , dell' ortica , della senape , deli' euforbio , del 
niezzereo ec. , e cagionate finalmente dagli umori aeri e dalle puntute o mor- 
sicchiature di ceni animali, come dei pidocchi, delle zeuzare, dei pulci, dei ci 
mici, delle mosche e di alcune vespe, dell' acoro esulcerante, delle cantaridi <• 
del dragoncello ( gordius dracunculas >eu vena melensi*); — b) alle cagioni 
sintomatiche si riferiscono : gli irritamenti gastrici , soprattutto il troppo apgra 
vare lo stomaco di sostanze as»ai grassr, saiate, acide, aromatiche, spiritose ed 
iu genere acri, — rispetto ad alcuni individui il cibarsi di fragole, di pesci , di 
gambari, di ostriche, di datteri di mare, di carne di majale e di oca: le impu- 
rità gastriche primarie per sostanze introdotte , come eziandio le effettive e se- 
condarie per vizi di qualità e quantità degli umori inquilini, del succo gastrico, 
enterico, pancreatico , della bile e del muco , e 1' accumulamento della feccia 
stessa ( Stola, Rat. med. P. I. p, 44.)» ' e "erezioni ed escrezioni di questa e 
di quelli non ebe delle orine, del sudore, dei mestrui, delle e moti oidi e di al- 
tri profluvj normali od abituali disturbate e soppresse per qualsiasi malore o 
nocevole potenza , Ira cui primeggia 1' ooania. £ qui deuuosi pure riferire le 
malattie universali risguardanti il sistema cutaneo come le reumatalgie o la vi- 
ziala assimilazione come le scrofole, gli infarcimenti dei visceri addominali , le 
alterazioni del sistema della vena porta, 1' isterismo, l' ipocondriasi con materia, 
1' artrite, la clorosi, 1' elmintiasi, lo scorbuto, la sifìlide e la diatesi cancerosa. 

S* 636. Le cose fin qui esposte ci guidano a stabilire quaulo segue lutorno 
alla natura delle effloresceoze cutanea. Le efflorescenze quante sono si asol- 
dano fra di loro in ciò, che hanno sede comune nella cute ed in alcuni suoi 
prolungamenti nelle parti interne; che sebbene siano distinte prima dello svi 
luppo loro da mutazioni dinamiche ora mauifesle, ora alinen a buon diiitto sup- 
pouìbili, formatesi offrono più chiaramente leso lo sialo materiale della cute, 
che il dinamico, e perciò spettano auzi alle malattie della vegetazione, che del 
l'incitazione, e che quindi tutte siano sostantiva o sintomatiche , idiopatiche o 
simpatiche consistono propriamente in un processo vitale della cute e delle »in 
gole t>ue parti morbose non cos'i nella quantità, che pella qualità. Nè altramente 
ai avvisa fidi ( Le. §. 3. ) il quale dichiara essere gli csautemi annoimi condì- 



10 



nr.LT.E MALATTIE CUTANEE 



7 inni in cui avvi particolare anomalia del processo vitale che tende a manifestar- 
si con visibile mutazione della cute. — La ragione prossima poi di questa ano- 
malia non isià, rome la pensa lìrit, noli* affezione soltanto della funzione della 
culo analoga alla respiratone, ma debbesi ricercare se non intieramente, almeno 
per la massima parte ora iu questa Hi preferenza, ora nella quantità, nella pro- 
porzione e nella qualità morbosa degli umori della cute , ora nella circolazione 
loro anomala , ora urli' alterala secrezione ed escrezione , ora finalmente nella 
nutrizione morbosa. La lesione di queste funzioni così comuni che proprie decor- 
rere talvolta con la soperchiala, tal' altra col difetto della reazione vitale della 
parte od anche universale, ed ora con aumento, ora con diminuzione della sen- 
sibilità, dell'irritabilità, del vigore e della sodezza della cute, come dicevasi più 
sopra al §. 626. ec. , senza che sorga unicamente dall' una o dall' altra condi- 
zione (I). 

E rispetto alle forme che ne provengono siccome indizj della natura delle 
efflorescenze stesse, si noti.' che nella maggior parte delle acute ed in alcune cro- 
niche 1' affezione subinfiammatoria od infiammatoria nella cute osservasi accom- 
pagnare quasi costantemente le eruzioni nell' uno almeno o nel T altro dei loro 
stari j. Quesl' affezione ci offre in alcune una flogosi compiuta , in altre un* irri- 
tazione soltanto infiammatoria. E 1' una e 1' altra poi osservansi o compiere V in- 
tiera forma e l'intiero decorto della malattia cutanea, ovvero formarne soltanto 
una parte e loro associarsi per isvanire prontamente, e variate poi per moltiplici 
cagioni interne ed esterne offrono sempre una modificazione particolare e di più 
modi. Ed infatti le eruzionni cutanee ci presentano ( giusta la diversità delle ca- 
gioni e della sede nHIa cute ) ora una flogosi acuta o cronica sotto forma di 
macchie piane o di nodelli di poco elevali a modo di tenue segmento di sfera, 
che tendono a sciogliersi senza ingenerare nell' alto di loro esistenza prodotto 
morboso nella parie affetta, uè lasciarlo dopo di se-, come ci occorre d'osservare 
nella scarlattina, nel morbillo, nella rubeola e nell' orticaria ; ora per converso 
ci offrono nello stadio infiammatorio mite, o sul cessare di uno più grave, mor- 
bose secrezioni di umori sierosi, sieroso linfatici, purulenti od icorosi con forma- 
zione di papille, di vescichette, di bolle o di pustole, che poi cangiami in for- 
fora, od iu isquamme, od in croste ; servono d' esempio : lo slrofolo, il lichene , 
la pruriginc, — la miliare rossa, 1' erpete, la rupia, l'eczema, le afte, — il pen- 
figo, — la varicella, il vajuolo, il vaccino, la psora, la'porrigine, — 1' il tinsi , 
la lepra e 1' elefantiasi. Neil' uno e nell' altro caso 1' eruzione cutanea o fissa le 
sue radici nella cute più in là non estendendosi, e quindi fa argomentare di una 
cagione eccitante esterna e locale, e quindi c idiopotica ; ovvero trovasi collegata 
con malore interno lontano dalla cute , è simpatica ( od anche critica ) , e trae 
)a sua origine o dall' incongrua assimilazione : cioè da viziata elaborazione del 
chimo, del chilo, della linfa e del sangue, o da turbamenti nelle secrezioni e 
nelle escrezioni. E pertanto la fonte di quest' eruzione ( simpatica ) e per così 
dire il seno materno vuoisi ricercare o nelle affezioni degli organi digerenti e 
chiliferi , del sistema linfatico , di quello circolatorio e dei polmoni , in un con 
1* alterazione qualitativa o quantitativa o V una e 1' altra insieme del succo ga- 
strico, enterico e pancreatico, della bile, del chimo, del chilo, della linfa e dello 
stesso sangue, ovvero di uno stato anomalo delle escrezioni alvine, delle secre- 
zioni ed escrezioni della bile, dell'orina, del sangue mestruo ed emorroidale, della 
stessa materia perspirabile (2) ce. * 

L' asser?.inQr però degli autori Marcus ( Spec. Tlierap. fì, 3. S. 25. eie. ed 
IIaase (Mandò, d. ehron. Kankìi. B. 3. §. 582.), che l'essenza delle efflore- 
scenze consista nell' infiammazione e troppo generale , e per questo oppunto 
stabilisce poco. Infatti le petecchie, le squamine, le tuberosità, i nei maculosi ec. 



IH GENERALE II 

S 

nulla hanno di infiammatorio, di irritativo, c talvolta eziandio P erpete, la mi- 
liare, ce. occorrono d' indole colliquativi ; e nelle efflorescenze più sopra Accen- 
nate sebbene unite a carattere subinfìanimatorio od infiammatorio , il concetto 
di infiammazione non basta a dilucidare lo speciale e veramente essenziale ca- 
rattere di ciascheduna, per esempio della scarlattina, del morbillo, del vainolo, 
del vaccino, dell'orticaria , della tigna , dello strofolo, ec. La vera ragione di 

3ueste modificazioni del carattere infiammatorio non puossi di certo modo in- 
icare, e ci è noto soltanto che non dipende essa giusta 1' ipotesi di Marcus nè 
dalla varia sede delle efflorescenze nella rete dei vasi capillari sparsa sotto il 
reticolo mucoso Malpighiano e dalla loro direzione verso questo od il corio , 
nò dalla gravezza dell'azione loro, e della oppostavi reazione dell'organismo; 
ma che a luogo andare dovremmo ripetere tale schiarimento dalla compinta co- 
gnizione di questi momenti tulli insieme e con prudenza e solidi principj nelle 
loro relazioni considerati. E sinché questo non siasi raggiunto , nulla più ci è 
concesso, che di accostarsi da vicino alla diagnosi della natura loro, raccoglien- 
do e debitamente apprezzando tutti i fenomeni essenziali che costantemente ac- 
compagnano le efflorescenze nell' intiero loro decorso o nei singoli loro stadj. 

|v f> '7. Rispetto alla prognosi poco puossi dire che si affaccia ingenerale a tutte 
le e ITI or esce nze. Oltre la condizione dell' ammalato e delle potenze che su di 
lui operano, delle cagioni, della costituzione epidemica, ec. cui è mestieri con- 
siderare in qualsivoglia prognosi, debbesi attentamente esaminare in ispecié Y in- 
dole e la vera origine, la forma, la gravezza, il modo di eruzione e di decorso, 
lo stadio, e la durala, la versatilità e la complicazione dell' efflorescenza di cui 
vuoisi pronosticare, il grado e la maniera della simultanea affezione universale, 
la presenza, la mancanza e la gravezza della febbre , la sua relazione coli' ef- 
florescenza, la mutazione inoltre, che avvenne favorevole, infausta o nulla della 
lebbre o di altri sintomi dall'eruzione in poi, e finalmente i fenomeni ingene- 
rali dalla luoga durata dell' efflorescenza stessa o dalla sua soppressione o re- 
trocessione. 

Quanto maggiormente un'efflorescenza dipende da qualche disposizione eredi- 
taria o connata, altrettanto più rara ne è la guarigione. La cute o troppo ri- 
lassata o troppo denta osta d' as<ai alla guarigione. Quanto più poi e prodotta 
da esterne cagioni e da esse tuttavia intrattenuta , quanto più facilmente puon- 
nosi queste allontanare, o quanto meno ne soffriva sino a quel momento il re- 
stante dell' organismo , altrettanto maggiore suol essere la certezza di poterla 
guarire. — La durata e la suscettibilità, di guarigione delle eruzioni simpatie ho 
e sintomatiche si uniformano alle condizioni delle malattie idiopatiche principa- 
li. — Le metastatiche e critiche diffuse talvolta su tutta la superfìcie del corpo 
sogliono per lo più in breve guarire sotto il conveniente trattamento Traguar- 
dante la malattia principale , ma impedite e subitamente soppresse si sono ve- 
dute ingenerare pessimi effetti ( V. anche i §§.625, 633.) 

In ragione del maggior grado di viziamento dell' epidermide e della stessa 
cute, rendesi pure più difficile la cura e più grande la tendenza alle cachessie. 

Ogni efflorescenza cronica ed abituale , con cui già trovasi collegata la rela- 
tiva sanità dell'individuo , difficilmente si guarisce, e richiede una medicatura 
assai prudente; giacché non solamente accade che vinta in una situazione prenda 
altra parte de' comuni integumenti , ma sopì attuilo perchè la morbosa affeziane 
della cute gettasi facilmente sugli organi membranosi dei visceri nobili recando 
certamente pericolo. Difficilmente guariscono le efflorescenze ereditarie, e se mai 
ciò otliensi non lo è molte volte che a danno del malato. Quelle durevoli nei 
fanciulli, e che resistono al trattamento, cessano talvolta spontaneamente c senza 
funeste sequele coli' inoltrarsi dell'età e specialmente all' incominciare della 



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12 

pubertà. Le efflorescente cbe prendono soggetti deboli, estenuati, cachettici pas- 
sano facilmente alla suppurasene , allo esulccramento , danno luogo alla meta- 
stasi, producono l'idrope e l'altre malattie postume. 

Qoe' turbamenti del sistema gastrico, circolatorio e nervoso, cbe precedono 
ben di sovente 1' eruaione degli esantemi febbrili, minacciano talvolta grave pe- 
ricolo ; ma appena compiutasi regolarmente 1' eruaione soglionsi mitigare ed in 
breve comporre. 

Le febbri intermittenti, gli insulti artritici, varie nevrosi e sino diverse vesanie 
scemano e cessano talvolta allo svilupparsi della 'malattia cutanea , e per con- 
verto se volgesi quesl' affezione cutanea alle parti interne è di cattivo augurio. 
Pessima è una repentina retrocessione. — I tintomi, che insorgono dalla »op- 
prensione e relropulsione delle efflorescenze , e che comunemente riguardarli 
parti interne membranose sogliono presentare la forma dell' irritazione • della 
infiammazione con tendenza grande a morbose secrezioni ed effusioni, e spesse 
fiate sono pericolose e talvolta subitamente letali. 

Gli argomenti prognostici meno generali e riferibili piuttosto a singole specie, 
verranno a suo luogo addotti. 

§. 638. La cui a delle efflorescenze in genere vuol estere stabilita giusta le 
indicazioni generali, e specialmente accomodata alla cagione, all' indole ed alla 
l'orma della malattia, soprattutto poi alla gravezza ed insieme all' affezione uni 
persale, allo stadio, alle complicazioni, cbe per avventura vi avessero, ed alla 
individuale condizione del malato. 

Quando si possa con abbastanza prontezza e con oppurtum mezzi -togliere o 
snervare la cagione eccitante sia poi idiopatica o simpatica, non di rado si im- 
pedisce lo sviluppo della malattia cutanea , o se ne abbrevia la durata , e cer- 
tamente poi reudesi più mite. Ciò vale a cagione d'esempio del vajuolo, della 
scarlattina, del morbillo e del tifo contagioso, quando si possa togliere colle la- 
vature, collo starnuto, col somare il naso, collo spulare, col vomito ec. il con- 
tagio, che tuttavia fosse inerte, o nel comincianiento appena dell'azione sua a- 
derisse alla cute od alla membrana mucosa delle nari, delle fauci ec. o quando 
si giunga a decomporlo mediante vapori di cloro, nitrosi e muriatici , o mercè 
di lavature, di bagni saponati, alcalini, acidi e simili, e ciò pure si applichi al- 
l' orticaria ed altre efflorescenze simpatiche quando si possano evacuare le su- 
burre gastriche cogli emetici, coi purganti , ec. — Si medicano le efflorescenze 
nate di soppressa secrezione od escrezione normale od abituale col praticare qu*l 
trattamento necessario a richiamarle o rimpiazzarle , uniformandosi mai sempre 
. alle indicazioni generali. • — Se 1' origitie dell' eruzione sta in qualche altra ma 
latlia, e perciò te l'eruzione stessa è simpatica , siccome osservasi esserla delle 
scrofole, dell'artrite , della clorosi , della sifilide, ec. la cura deM>e special- 
mente dirigersi contro queste malattie, come esporremo in appresso. 

$. 639. E riguardo alla cura dell' efflorescenza stessa vuoisi avvertire quanto 
segue. Le molte volte 1' eruzione non debbe essere nè positivamente , nè dirit- 
tamente trattata; ma anzi conviene lasciarla a sè slessa usando pe*ò sempre di 
un' opportuno regime, e nulla più operare , che lo allontanamento di tutti gli 
(impedimenti cbe disturbano la natura mediatrice; e perciò vuoisi die il meto- 
do aspettativa giusta le indicazioni che in altra opera ho diffusamente esposte 
ilrutit. genral. in prax. clinic. Viudob. 1829 §. 114.); c *»»> «« cui è duopo 
governarsi di questa maniera occorrono per esempio negli esantemi acuti; fin 
che sono semplici, puri , regolari e leggieri i quali compiuto il corso de' lo»" 
stadj terminano di per se in salute; negli strofoli, nell' orticaria e qualche volta 
nell'erpete, purché siano leggerissimi; nelle eruzioni stessi* salutari e critiche, in 
varie altre, come avverte Formcy , che trovanti m couueasioue causale colla 



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denti -onp, collo «viluppo dell» pubertà e col periodo de' diesimi, ed in quello 
abituali soprattutto degli individui attempati. Eccettuali questi casi , in quelli 
pertanto io cui è concessa od è necessaria una medicatura positiva , debbesi in- 
nanzi tratto stabilire se 1' efflorescenza costituisca una malfatta sostantiva , od 
un sintonia di qualche altro malore, e nell' uno e nell'altro caso se sia acuta 
o cronica, 

$. 640. 11 trattamento delle efflorescenze sostantive è diretto da quelle stesse 
indicazioni, che ci si offrono rispetto a qualsiasi altra malattia parimente sostan- 
tiva. Debbesi combatterne la natora, ed alleviare e togliere que' sintomi troppo 
molesti , gravi o pericolosi che pur vi avessero. E qui si noli che sebbene al- 
l' indole della efflorescenza sia poi irritativa, infiammatoria, sia colliquativa, op- 
pure tra 1' una e I' altra quasi diremmo vacillante, opporre debbesi un tratta- 
mento antiflogistico, ddueote, mollitivo, ovvero antisettico e sollevante le for- 
ze ec. vuoisi sempre esattamente adattare la cura slessa al grado , all' estensione 
ed allo stadio della malattia, ed uniformarla alla medicatura palliativa. E per- 
chè si possa convenientemente definire 1' estensione della cura stessa nelle ef- 
florescenze sostantive ed idiopatiche conviene disaminare , se 1' efflorescenza si 
rimanga tuttavia locale, o se gli effetti della medesima siansi già oleriormente 
diffusi e forse all' intiero organismo , e di qual modo si manifestano. Servono 
di guida allo indagatore specialmente la durata , il modo di decorrere e lo sta- 
dio dell' efflorescenza, la condizione precedente del malato, ed i sintomi univer- 
sali che sotto il di lei decorso si fossero per avventura sviluppati. 

S- 641. La terapia delle efflorescenze sintomatiche è stabilita ani medesimi 
pnncipj cne quella delle infiammazioni pure sintomatiche. Imperciocché od è 
diretta solamente contro la malattia principale , avendosi cura in pari tempri 
della mondezza della cute, e di allontanare qualsiasi nociva influenza tanto idio- 
patica, che simpatica ; ovvero trattasi nell* eguale ragione e la malattia princi- 
pale e 1' efflorescenza sintomatica , o finalmenta questa soprattutto a preferenza 
che quella. 11 primo modo di medicatura occorre nelle efflorescenze leggieri be- 
nigne e limitato a piccolo spazio ; il secondo ed il terzo quando siano estesa- 
mente diffuse, assai moleste, di dubbio esito e pericolose. 1 metodi di cura ed i 
rimedj che devonsi usare così internamente che esternamente , vogliono essere 
accomodali all' indole , alla gravezza ec. tanto della malattia principale , che 
dell' eruzione sintomatica, e scelti col dovuto riguardo alle relazioni dinamiche 
e materiali della cute e dell' universo organismo. L' empiria a vero dire ci offre 
ben molli rimedj parte eminentemente idonei a vincere molle eruzioni specialmente 
croniche, parte eziandio necessarj: ma 1 indicazione loro ed il modo di applica- 
zione non puonnosi convenieutemeute esporre che nel trattato delle specie. 

Diremo tuttavia, che oltre V aria libera, pura, mite, la pulizia in generale, e 
specialmente della cute, ve n' ba di esterni e di interni. Agli esterni apparten- 
gono : gli unguenti semplici grassi, come anche composti di zolfo, di piombo, 
di zinco, di grafite, di mercurio, di carbone preparato, di acidi, di sapone, di 
alcali; le lozioui semplici, ovvero con diversi decotti di sostanze vegetabili, o 
colla soluzione di sapone, di potassa, di fegato di zolfo, di sali saturnini, mer- 
curiali, ec. i bagni e le terme analoghe ; gli epispastici, i vescicanti ed i fonti- 
coli. Fra gli interni abbiamo: i decotti di radice di bardana, di cicoria, di sa- 
ponaria, di salsapariglia ; di cauli di dulcamara, di legno di ginepro e di gua- 
jacO) di corteccia di mezzereo, di tossicodendro, i decolli del Pollini, del Zitt- 
mann e simili; lo zolfo depurato, i preparati di antimonio e di mercurio, gli 
emetici, i purganti ed altri ancora. 

$. 642. Nel trattamento delle efflorescenze acute vuoisi attentamente estima- 
re così l' indole ed il grado della lebbre, che la natura dell' esantema, la di lui 



l'i 



DELLE MALATTIE CITANI* 



quantità, lo stadio e la scambievole relazione cbe vi ha tra la febbre d'esan- 
tema stesso. In queste riesce quasi costantemente , ma però colla dovuta atten- 
zione, indicato sulle prime il metodo di cura antiflogistico ed anliflogistico-e- 
moli lente di vario grado come nelle febbri infiammatorie (§. 81.) e nelle in- 
fiammazioni ($. 272. ), c si disse colla dovuta attenzione, affinchè con un me- 
todo di cura antiflogistico troppo eroico o troppo a lungo continuato non si 
tolga quel grado di reazione febbrile, e non si sconvolga quella favorevole di- 
rezione , che necessariamente richiedonsi a produrre , a sostenere ed a eompicre 
l' efflorescenza stessa. Mitigata o tolta nel decorso la febbre si conviene il me- 
todo antiflogistico diapnoico, ne altramente riebiedesi la cura eccitante , ed irri- 
tante diretta soprattutto ora sul sistema dei vasi e sugli umori , ora su quello 
nervoso, come si diceva nelle febbri colliquatile e nei vose ( §. 123. c Wl. ), 
se non quando si manifesti vera debolezza, e si cangi come talvolta avviene, il 
carattere febbrile. E di per se già inteudesi , che qualsiasi metodo indicato nel 
cominciamento dell' efflorescenza e degli stadj ulteriori devesi a norma delle 
circostanze mutare, e perciò tostamente uniformare ai cangiamenti del carattere 
della febbre e dell* esantema, alla gravezza, al modo di decorrere , allo stadio 
ed alla (orma. 

1 sintomi forti o gravi egualmente cbe le complicazioni dennosi trattare giuda 
1' origine e l' indole loro. 

Se 1* eruzione dell' esantema è strabocchevole ed impetuosa , e pigra ed im- 

Sei letta, od anomala, se ne cerchi primamente la cagione e si tolga o si snervi 
i maniera conveniente come alla febbre, alla costituzione del malato. 
§• 643. Nella cura delle efflorescenze croniche , siano sostantive ed idiopati- 
che, siano provenienti da altra malattia (sintomatiche) debbesi innanzi tutto 
indagare da quanto tempo durino. Quell' eflluresccnza che è recente, idiopatica 
e per nissun titolo salutare , si curi senza indugio. Per la guarigione bastano 
d'ordinario rimedj locali, quando si trascelgano accomodati uon solo all'eru- 
zione, alia causa , allo stadio ec. , e quindi ora refrigeranti , ora eccitanti , ora 
ammollienti, ora rilassanti, ora astringenti, talvolta sedativi, tal' altra irritanti ec, 
ma ne sia costantemente ajutata 1' azione anche dalla conveniente dieta e dal 
redime. Questo trattamento poi non solamente debbo ritenersi insufficiente ma 
eziandio pericoloso ove trattasi di efflorescenza diuturna , ed unita a grande se- 
crezione morbosa di umori. Imperocché questa egualmente cbe le eruzioni pura- 
mente sintomatiche vogliono quei trattamento che opponesi alla malattia princi- 
pale, ovvero se avessero già ingenerato una malattia universale , questa debbesi 
;nl un tempo curare, giacché la cura soltanto locale sopprimendo quella secre- 
zione di umori tornerebbe facilmente dannosa. E perciò affinchè vuota d'effetto 
non riesca la terapia, e ciò che debbesi molto più attentamente aver di mira , 
affinchè la cura locale sola non arrechi le terribili e sovente micidiali sequele 
della soppressione e della relropulsione dell' impetigine, sarà prudente consiglio 
V attenersi ad una terapia locale ben mite, ed indispensabile lo associarla all'in- 
terna ed universale. 

Siccome anebe le efflorescenze croniche percorrono i loro stadj, e soggiaccio- 
no a mutazioni d' indole, di forma e di gravezza, non sopportano 1' egual cura, 
che non corrisponderebbe alle mutazioni stesse, in tutto il loro decorso senza 
prodursi maggiormente in lungo, od anche aggravarsi. 

Qui pure come nella cura di tutte le malattie diuturne è finalmente della 
massima necessità il regime cos'i fisico che psichico, il quale debbe essere sug- 
gerito opportuno in ogni sua parte , e dall' infermo strettamente praticalo con 
indefessa costanza. 

$. 6Vl. Quando l'efflorescenza acuta volge al suo fine si ponga mente al- 



IN GENERALI 



15 



r indole della febbre, alla gravezza, al modo dì crisi relativo tanto alla febbre 
quanto all'eruzione , non clic allo stato ed alle azioni delle foize \ itali. Ed i 
precetti attinenti a ben governare la crisi della febbre esponevansi già nel trai- 
tato delle febbri (§. 86.), e quanto spetta alla crisi degli esantemi trova mi- 
glior luogo nella cura speciale di ciascheduno. — Si dirà egualmente nella te- 
rapia speciale della cura delle efflorescenze croniclje tendenti al loro termine e 
della convalescenza in generate , che conseguita le croniche e le acute. Questa 
cura nelle cose essenziali è conforme a quella che richiede la convalescenza dei 
reumatismi (§. 494.), dei catarri della risipola. 

§. 645. Quando un' eruzione od in lotto od in parte, subitamente o con len- 
tezza retrocede o si sopprime , o soprasta od è già nata una nuova malattia 
metastatica, le indicazioni sono: I ) impedire o togliere questo uuovo malore, 
2 ) e richiamare quella alla primiera sua sede nella cute- Si fatta causale indi- 
cazione con altrettanta maggiore prontezza debbesi adempiere, quanto più gravi 
sono gli effetti minacciati o già insorti per la retrocessione. A soddisfarvi è me- 
stieri togliere la causa deJla retrocessione o della soppressione stessa, e ristabi- 
lire la scomparsa affezione cutanea, avendo ognora riguardo all' intiera malattia 
febbrile od afebbrile, ed all' indole ed alla sede dei sintomi di recente manife- 
statisi in grazia della metastasi o del metaschemaiismo. Il trattamento diretto a 
togliere le cause varia colle moltiplici loro diversità. Nelle efllorescenze acute , 
che pur di spesso sono essenziali, puossi rinvenire la causa della retrocessione 
e de' novelli sintomi ora nella gravezza, nella lunga durata e nella recrudescenza 
della febbre primaria ; ora in un' infiammazione grave interna od esterna ; re- 
centemente cagionata a modo d' esempio da un regime troppo caldo , da una 
terapia egualmente, riscaldante, stimolante e dai patemi dell'animo recitami, 
soprattutto negli individui giovani, facili alle febbri ed alle iufìammazioni, e sotto 
il favore di regnante genio infiammatorio nelle malattie, ora in varie complica- 
zioni; ora negli impedimenti alla libera azione delle forze vitali, nella soppres- 
sione o nella vera debolezza, nello stato nervoso o putrido, ec. ; nelle croniche 
poi, che non di rado sono sintomatiche, puossi le moltissime volte trovare nella 
mutazione della malattia principale. 

Il trattamento diretto a vincere la nuova malattia devesi intraprendere tanto 
più prontamente quanto che rapido ne fu lo sviluppo e lo aggravarsi, e quanto 
più nobile è l'organo che ne è attaccalo. 11 metodo di cura ed i rimedj dennosi 
determinare e sciegliere giusta la natura sua, la forma, la gravezza, lo stadio ec. 
come si diceva nella cura de' reumatismi soppressi (§. 499 ). 

Soddisfacendo tostamente e perfettamente a queste due indicazioni ci è conces- 
so perlopiù di richiamare l'esantema alla cute; lo che per raggiugnere più certa- 
mente vuoisi operare ad un tempo direttamente e sulla primiera sede del male 
e sa tutta la cute, ora , giusta la diversità dei casi , cogli emollienti e coi miti 
eccitanti, ora coi rimedj più o meno irritanti, e che inducono flogosi e morbosa 
secrezione nelle singole parti, quali sono : i fomenti, i cataplasmi, le lozioni, i 
bagni locali ed universali, semplici, tiepidi e miti, o composti di varie sostanze, 
ed eccitanti , irritanti , le frizioni; le coppette secche e scarificate ; i senapismi 
ed i vescicanti , 1' unguento di tartaro emetico , la corteccia di mezzereo ed i 
fonlicoli ; io alcuni casi, in cui siavi urgenza, 1' acelo radicale , la stessa moxa, 
ed il cauterio attuale. — Nelle eruzioni croniche giova per lo più assaissimo 
r indurne una artificiale analoga alla soppressa ricorrendo all'unguento subia- 
te alla tintura di. cantaridi e umili ; e qualche volta sembra che richiedasi as- 
solutamente la rinnovazione della naturale , come per esempio trattandosi di 
scabbia coli 1 innesto ec, e ciò quando 1' eruzione soppressa era d' indole spe- 
cificai contagiosa, e quando gli eliciti della soppressione i esistono perUuaoemcute 
alla generale terapia ora accennata.. 



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cr 



16 DELL* MALATTIE CUTÀNEE 

SEZIONE n. 

a 

Divisione dell* efflorescenze cutanee. 

§. 646. La diversità di natura delle efflorescente cutanee costituisce una base 
solidissima di divisione, ed in pari tempo una guida infallibile pel trattamento 
da praticarsi Se non ebe nella mancanza di certa e compiuta cognizione del- 
l' indole loro, mi è forza attenermi ad un altro principio , che per la certezza 
e pel valore ne lo conseguita da vicino, e che è indizio dell' essenza, la forma 
cioè più costante dell' efflorescenza compiuta. Nel che mi accordo con Plenk % 
P. Frank, Willan, Batteman e Nusshard, ma poi mi scosto dalle idee loro nello 
stabilire gli ordini, il loro numero e la serie. 

S 647. G. Plenk ( 1. cit. ) stabilì Quattordici classi di malattie cutanee , e le 
chiamò: I.) macchie; II.) pustole; III ) vescichette; IV.) bolle ; V.) papule; VI.) 
croste, VII ) squamme; Vili.) callosità; IX.) escrescenze; X.) ulceri; XI.) 
ferite ; Xll. ) insetti cutanei ; XIII. ) malattie delle unghie XIV. ) e dei capelli. 

P. Frank divide, come già si notava, le eruzioni cutanee in due classi : la 
prima comprende le acute distinte col nome di esantemi, la seconda le croniche 
dette impetigini. E 1' una e 1' altra classe poi è suddivisa in due ordini, cioè in 11 
esantemi nudi e scabri, in impetigini maculose e de pascenti. Questi caratteri so- l 
no troppo generali, ne puonno guidarci alla diagnosi. 

fVillan e dopo di esso Bauman distribuiscono queste affezioni in otto ordì- £E 
ni, cioè I.) papule; II.) squamme; III.) esantemi ( roihfleckige Aussehlàge) : 
IV.) bolle; V.) pustole; VI.) vescichette ; VII. ) tubercoli, Vili.) e macchie — 
Szajlay (Disserl. inaugur. medie, siftens srnopsim morborum cutìs secundum 
Jormas externas disposUorum. Vindobon. 1818.) poi compendiò questa classi- 
ficazione. 

Hall. M. (in the Edinb. med. and sttrgical Journ. 1817. N. L.) non con- 
tento delle classificazioni di Plenk e di ìVillan ne propose un' altra, muoven- 
do dal principio dell' analogia dell' abito esterno, della quale divisione però noti 
mi venne a cognizione che la parte riguardante le efflorescenze acute. Distri - 
hnisconsi queste in tre ordini (med. chir. Zeit. 1817. B III. S. 337.), il pri- 
mo de' quali comprende siccome specie la scarlattina, la rubeola, la rosolia, l'or* 
ticaria, lo slrofolo e la porpora; il secondo l'eritema, la rìsipola, l'erpete, l'ec- 
zema e la migliare; il ferzo il vajuolo, la varicella ed il vaccino. 

$. 648. Per me prendendo gli ordini di PVUlan siccome generi sembrami che 
si possano attamente ridurre gli esantemi (HI) eie macchie (VIII) in un soloordina 
e sotto due generi, e che rispetto ai caratteri degli ordini ai possano meglio sta- 
bilire note più generali , partendo cioè dalla levigatezza e dall' asprezza della 
cute. E cos'i io divido tulle le efflorescenze in due ordini , nel primo de* quali 
comprendoni) le piane» quelle cioè che non isporgono o beo poco dal superfìcie 
delia cute, nel seconda le scabre, che si elevano di maniera visibile e palpabile 
sulla superficie medesima. 

L' ordine primo ha due generi. A. Quello delle effloresceote maculose rosse 
febbrili, di cui a mio vero sei specie ; I ) il tifo cioè contagioso ; 2) la scarlattina; 
3 ) la rubeola ; 4 ) il morbillo ; 5 ) le petecchie col morbo maculoso emorra- 
gico 
di 

il neo. 

L' ordine secondo comprende sei generi , e sono : A. le efflorescenze scabre 
in numero di sei specie ; 1 ) il vajuolo; 2 ) la varicella ; 3 ) il vaccino, 4) la 



» ; ia iuu'-ui ì , Tt f il muratilo , j ) te ^l-iclliiii; cui inm-uiusu cuiuirc- 

;ico di Werlhof, e 6 ) V orticaria, — B. quelle delle efflorescenze non febbrili 
li diversi colon, di cui ve n' ha tre specie : I ) i cloasmi, 2 ) I' efelide, 3 ) ed 



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TjrO COJiTArfiJUSO 



17 



scabbia o psora ; 5 ) la tigna , (i ) ed U tricoma , — B le efflorescenze scabre 
vescicolari, delle quali hannovi quattro specie . 1 ) le afte, 2 ) la migliare, 3 ) 
l'erpete, 4 ) e lo zoster ; — C. le efflorescenze scabre bollose, di cui uuica specie 
è il penfigo tanto acuto che cronico ; — ■ D. le efflorescente scabre papubri fra 
le quali contansi tre specie : 1 ) lo strofolo, 2 ) il lichene ; 3 ) e la pnirigine; 
— E. le efflorescenze scabre squammose, che hnuno pure tre specie: 1) la piti- 
riasi, 2)1' ittiosi, 3 ) e la lebbra ; — F. le efflorescenee scabre tubercolose , e 
specie ne sono, 1 ) 1' acne, 2 ) la sicosi, 3)1' elefantiasi, l V ) e la frainboesia. 

11 primo genere dell ' ordine primo trovasi naturalmente collegato colla classe 
precedente, quella cioè delle infiammazioni, ed il sesto genere del secondo or- 
dine «egna per cosi dire il passaggio alla vicina classe, quella delle cachessie. 

CAPITOLO II. 

DELLB BTELORESCEKZE CUTANEE IN ISPECIE. 

ORDINE I. 

Delle efflorescenze liscie e piane, 

§. 649. Le efflorescenze liscie ossiano piane o nude ( efflorescentiae laeves s. 
planae s. mula e ) occorrono sotto forma di diverse macchie. Chiamansi poi in 
generale macchie ( maculae ) le parziali deviazioni dallo stato normale del colore 
della cute, le quali ora sono piccole, di poco maggiori di un punto ; ora es- 
tese a larghe porzioni, oia di altro morboso colore, ora unite a febbre essenziale 
o sintomatica, ora afebbrili. E perciò le efflorescenze maculose dividousi in due 
generi, nel pi imo dei quali comprendoni le rosse acute e febbrili , uell' altro 
quelle di diversi colori, croniche e prive di febbre. 

Genere I. — Efflorescenze maculose rosse acute. 

§. 650. Fra le specie più sopra nominate del genere delle efflorescenze ma- 
culose rosse acute {efflorescentiae maculosae rubine acuì ne) non vi ha che il 
morbillo ( il quale bene sviluppato offre all' apice una vescichetta cagione di 
certa asprezza ) , e 1* orticaria tubercolosa , che in qualche modo facciano ecce- 
zione alla definizione presa in istretto senso, perchè offendono in certa mauiera 
la liscezza della cute. 

Specie L Tifo contagioso. 

§. 651. Il tifo contagioso di Hildenbrahd {typhus contagiosus di IIilden- 
brand , febris maculosa contagiosa di Relss , febris nervosa contagiosa degli 
autori. — der ansteckende Tj-phus, das ansteckende Fleckenffcber, das ansie' 
ckende Nervenfieber) trae il suo nome dalla voce tjfos stupore , sopore , che 
ne è un sintonia eminente e costante. La denominazione poi di febbre maculo- 
sa contagiosa deriva dalla presenza dell' essenziale esantema maculoso, e quella 
di febbre nervosa contagiosa dai sintomi nervosi e dalla virtù sua contagio- 
sa (3). 

Corrisponde questo morbo a quello che ora chiamasi febbre nosocomiale , 
carcerale, navale, ora castrense, ed anco peste bellica, e sembra che la stessa 
peste orientale non ne sia più che una modificazione assai micidiale ; ma è di- 
TUtMAXN Voi. IL 2 



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18 DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 

verso poi dalla febbre putrida o colliquativi!, sebbene da questa poti» talvolta 
liane la origine, e dalla febbre nervosa cosi versatile cbe stupida. E pertanto 
incongruamente e con dannosa differenza di trattamento troppo frequentemente 
cbiamansi tosto febbri tifose le malattie febbrili con sopore c dichiaratisi conta- 
giose, sebbene gli altri sintomi, la loro origine ed il modo di decorrere non giù* 
stiGcbino questa diagnosi (4). 

$. 652. Il tifo contagioso poi è una specie particolare di eff'orescenxe acu» 
/e, i di cui sintomi essenziali sono costituiti dalla febbre sulle prime catarroso- 
infiammatoria, quindi nervosa, dall' affezione eminente del fegato, dal sopore 
con delirio (tifomania) e da particolare esantema per lo più liscio, costituito 
da macchie rosso- pallide, o ceruleo rosse, più o meno orbicolari, noti esattamen- 
te limitale, di vana grandezza e facilmente confluenti, cbe qua e la somigliano 
alla migliare rossa; il quale esantema manifestasi tra il terzo ed il quinto gior- 
no dal cominciameoto della febbre , svanisce tra V ottavo e l' undecimo , e ne 
segue la desquamamene dell' epidermide. 

§ 653. Sappiamo cbe il tifo contagioso non è malattia nuova , e che dopo 
Piingle, AJonrò e Strack l'egregio osservatore Hildenpkand ne lo dipinse coi 
più veridici colori. Gius. Frank ( Erlaut. d. Erregungslhcoric. Wien, 1806. 
Sette. 80). aveva già dichiarato svilupparsi il tifo da contagio , e Van IIovf.n 
( Handb. d.prakt. Heilk. Heilb. <806. D. 433. ) essere la peste e la feb- 
bre gialla malattie esantematiche. 

Joh. Valent. Edi. v. Hildcnbrand etc. uh. den. ansteckenden Typhus. Nebs einigen 
Winhen tur Besc.hrakung. od. ganti. Tilgung d. Kriegspest u. tnehrer. ander. iWe/i- 
schenseuchen. Zweyle echte Aufl. Wien. i8i5. 8. # 

Dr. Fhilip, Karolus Harlroaun, Theorie des ansleck. Typhus u. temer Bthandl. Wien. 

iRia. 8. ...... 

A. Wawrucb, Tentameli inaugurale phi/o/ogico-medicum , afltiauitates typhi contagiosi 

sistens. Vien. i8ia. 

Vebersicht der Schriften, weìche in den Jahrtn i8i3. und 1814. uber die Kriegspest 
in Dtutschland rr schierica sind. In Hufeland's Biblioth. d. pr. Heilk. Jahrg. 1814. 
St. 8. 9. 10. Jahrg. 181 5. St. a. 5. 10. und. Jahrg. 1816. St. 4* 5« 

Dr. Johan Jodoc Reuss etc. Wesen der Kxantheme mit An/eilung, alle pestart. Kran- 
kheiten einfach, leiclit, geschwind u. sieher su heiien u. s.w. I. Theil. Das Fleck- 
eufieber od. die Riiegspest etc. Aschaffenb. 1814. 8. — Selbstàndige exant /temati- 
sche Form und Jdentitat des ansteckenden FlecAnfiebem mit der orienta/. Pest; Ralle 
das dircele, gleisckam specifiche Mitie/. Eia Nachtrag tum erst Ti, des Werhes : 
Wesen der Exantheme. w Hcrsb. i8j8 8. 

Armstrong, Praticai illustractions of typhous and other febnle dtseases. Lond. 1817. 

)<:dvr. Percival. Pract. observations on the treatement y pathol. and prevention of typhous 
Fever. Lond. 18 19. 8. 

S- 654. La forma del tifo sia poi originato di contagio o di altre potenze 
rlfli io appresso esporremo, cioè primario, sia sviluppatosi da altra malattia , e 
quinci secondario, è particolare e caratteristica. H decorso poi non osserva*! de- 
tcrminato e costante , e la durata circoscritta a certo spazio di tempo , se non 
se quello che attacca in virtù di contagio un uomo prima sano , e che non 
viene deviato dal decorso normale e mite da qualsiasi dominante costituzione 
epidemica , nè da complicazione, nè da impetuoso ed incongruo trattamento , 
ne finalmente da altre potenze laterali. Che se concorrono le circosmnze leste 
accennale V essenziale sua forma non di rado viene oscurala , il decorso reso 
anomalo e la durata incerta. 

655.11 tifo genuino e prodotto da contagio offre, come già stabiliva ini- 
benbrnnd , olio siadj interessanti pel pratico , i quali però talvolta di maniera 
insensibile l' uno coli' aliro coufoodousi. Sono : lo stadio di infezione \ del prò- 



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Tiro CORTAciiOSO 



19 



dr<«il ossia dell'opportuuilii ; dell'ingresso della febbre ; del carattere catarroso- 
infiammatorio ; del carattere nervoso ; «leila crisi, del decremento , e della con- 
valescenti (5). 

a ) Lo stadio d' infezione, che probabilmente dura uno o ben pochi istanti , 
è talvolta dinotato da particolari sensaeioni, più di spesso però manca di induj, 
oppure vt n* ba di ambigui che nulla indicano di certo. 

b ) Lo stadio dei prodromi ossia dell' opportunità ( della maturazione del 
contagio ) giusta Percival è limitato talvolta fra lo spazio di ventiquattro ore , 

5er lo più però estendesi da dieci giorni a tre settimane, secondo HUdenbrand 
a tre a sette giorni, Heuss da tre a cinque, Kausck ad otto e secondo llom e 
Meier ad otto e nove, ad offre soltanto indiz) vaghi di meno prospera salute, 
spossamento, inquietudine, indisposizione dell' aoimo , e quindi iudizj per nulla 
caratteristici, ovvero è più chiaramente dinotato da cefalea ottusa con vertigini 
frequenti e tendenza ai deliquj, da peso e da pressione all' epigastrio ed ai lom- 
bi, da giallume della congiuntiva , da dispepsia con amarezza di bocca , e da 
sete con desiderio di bevande acide e fredde, da subitanee scosse delle membra, 
simili a quelle cagionate dall' elettricità, e da tremori. 

c ) Lo stadio d' invasione come accade in ogni malattia febbrile è distinto 
dall' orrore e dai sintomi che lo accompagnano. L' orripilazione scorre il capo 
e la spina dorsale, s' aggrava in orrore concupivo , con cui più lardi va alter- 
nando il calore, il quale poi si fa continuo dopo sei a dodici ore, e 

d ) costituisce il principio dello stadio infiammatorio, meglio catarroso in- 
ji ammatorio (detto irritativo, dell'esantema e di cottone). Questo stadio suole 
prodorsi a sette giorni, ed i suoi sintomi sono: quelli già noti della l'ebbre in- 
fiammatoria, eoa gli iudizj di adesione, come apparisce, catairosa, prave taholu 
sino al grado di flogosi, nella membrana mucosa delle nari, delle fauci , della 
trachea, dei bronchi, e delle loro diramazioni, soprattutto poi col rossore della 
congiuntiva , degli occhi inondati di lacrime , con tosse e con oppressione di 
petto ; capo grave vertiginoso con senso di dolore piuttosto ottuso clic acuto e 
di temulenia, non dissimile a quella sensazione che cagiona l'iuebbriamento con 
sostanze spiritose e narcotiche ; sopore; inerzia insuperabile dei muscoli soggetti 
alla volontà; tremore ed incoostanza dei movimenti, mentre nulla più avvitile 
soppressione di forse ; giacitura continuamente dorsale; sensibilità aumentala di 
ambedue gli ipocondri i, dolore ottuso e tensione nel destro, disoressia e disprp. 
sia, nausea, ruii amari, vomito senza evacuazione, o di materie bilioso mucose , 
e sapore amaro mentre la lingua è poco o nulla sporca ; grande spossamento 
molesto delle membra con tensioni dolorose ai polpacci , alle dita , non che ai 
lombi ed all' osso sacro; faccia ed anche tutta la cute di colore terreo o lurido 
rosso e turgida. Verso il quarto giorno poi in generale si aumenta il turgore, e 
nello stesso mentre sviluppasi il sopraccennato esantema visibile talvolta sol- 
tanto guardando in direzione obbliqua , ed avviene una moderata epistassi , che 
solleva per verità il capo , ma che uon reca se non se passesgiero vantaggio. 
L* esantema tifoso maculoso, cui non è d' ordinario che frammisto il milifonne 
suole occupare per lo più le autibraccia, il colio, il petto, 1' addomine , la re- 
gione infrasca polare e la parte interna delle braccia, delle cosce e delle g ambe; 
ina non per questo risparmia la faccia stessa, e sta in rapporto alla tensione ed 
all' intumescenza delle parotidi, come nella peste le petecchie ai buboni e car- 
bone ri li. Allo svilupparsi di questo esantema scemano 1' irritazione e l' infiam- 
mazione dei polmoni ed i fenomcui catarrosi , mentre gli altri continuano quasi 
sauza mutazione di sorta, tranue le esacerbazioni vespertine. Il polso è frequenta 
pieno e soppresso prevalendo nelle arterie la diastole ; le orine ove non stativi 
in corso infiammazioni souo leggermente bruuc, uon cosi scorse come nelle pure 



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2U 



DELL li MALATTIE CUTANEE I» PARTICOI Ani 



febbri iafiammatorie. Nel giorno settimo no mìglinraroeoto universale segue la 
notturna forte esacerbatane del giorno sesto , ed io Iw veduto tale migliora- 
mento unito ad cxacuazioni talvolta cosi notabili da facilmente imporre quale 
cominciamento di una crisi decisiva di tutta la malattia; ma nello stesso giorno 
la icena di nuovo cangiasi, ed al menzionato alleviamento succede alla sera del 
giorno settimo 

e ) lo stadio nervoso , che per lo più producesi alla decimaquarta giornata. 
Scompaiono ì sintomi catarrali, scema il carattere infiammatorio della febbre e 
T esantema si fa pallido, cui però si uniscono talvolta le petecchie che durano 
sino quasi alla crisi. Dinotano il carattere nervoso : 1' ardore della cute secca , 
arida, scema di turgore, di un giallo smorto , o terreo e quasi sporca ; le nari 
secche che oflronsi di aspello fuligginoso ( nares Juliginosae ) la lingua secca , 
dura, contralta, difficilmente movibile ; il meteorismo ed i tormini, la tendenza 
alla diarrea e talvolta alla dissenteria; il polso incostante, per lo più moderata- 
mente frequente, alquanto pieno , talvolta piccolo ed eminentemente molle ; le 
oriue pallide, limpide o poco torbide , variabili ed assai scarse. L' inerzia mu- 
scolare si aggrava e ci si presenta sotto la larva della vera debolezza nel più 
alto grado; osservansi movimenti disordinali dei muscoli così volontari , che in- 
volontarj, tremori, giuoco de* tendini, scosse leggiere, e spasmi soprattutto alle 
fauci, al diaframma ( sotto forma di singhiozzo che in questo stadio non manca 
quasi mai ) e nello sfintere della vescica; si aumenta lo stupore dei sensi e- 
sterni con prontezza di fantasia , sicché vi ha quasi compiuta mancanza di at- 
tenzione ai delti ed ai fatti, indifferenza, cessazione di desideri, positura negletta 
e continua sul dorso, sogni, coma vigile , deliri con atti disconvenevoli , e tal- 
volta con predominio di un' idea fissa ora grata ora tormentosa al malato. 

f ) Preceduta nel giorno decimotereo una esacerbazione vespertina e notturna 
grave, nel giorno decimoquarto succede finalmente lo stadio della crisi. Que- 
sta ne' casi fortunati arreca un cosi repentino e solenne miglioramento di tutta 
la malattia, che 1' infermo poco prima giacente in sommo pericolo di vita scor- 
gesi di un subito salvato. La crisi poi procede con iscarsa epistassi, ma che sol- 
leva grandemente il capo : la cute, le labbra e la lingua si ammolliscono e si 
umettano ; staccansi da quest' ultime e dalle nari le ci oste cl.e vi avevano , c 
prorompe un sudore universale equabile, vaporoso, di odore specifico, assai sa- 
lutare, evaruansi orine piuttosto tinte , che tostamente fannosi torbide , e che 
mettono nel fondo una densa nubecola mucosa , od un abbondante sedimento 
bianco o rossiccio e leggiero; si depongono escrementi poltacei, lezzosi, i quali 
dopo il sudore riescono fra le critiche evacuazioni i più alleviatiti; torna la co- 
scienza; si compone al naturale 1' intiera fisonomia ; cessano i sussulti, gli spa- 
smi, ec. ; scemano l'ardore, la sete, il delirio, il coma vigile, l'indifferenza; i 
polsi l'annosi meno frequenti, molli, elevati, ondosi, forti ed eguali. Avvenendo 
questa crisi repentina scorgesi per lo più dopo una o due , talvolta però dopo 
dieci a dodici ore il miglioromento, col quale comincia 

g ) lo stadio di decremento solito a durare egualmente quasi sette giorni. 
Sotto questo periodo 1' ammalato come risorto dall' ebbrezza torna compiuta- 
mente in sè, allento sopra quanto lo risguarda, anzi irritabile e sensibile, 1' ar- 
dore scema sino a moderato calore ; calmasi e cessa la sete ; componesi la cir- 
colazione, ed i polsi rendousi liberi, eguali , facilmente però si accelerano e Jo 
molte volte in questo periodo sono veramente deboli , e continuano le evacua- 
zioni critiche, ma in grado più leggiero. Vi ha iu questo stadio grande spossa- 
mento, gravezza di capo, languore delle facoltà mentali, baricoja con sussurro 
<f orecchie, pallore e diminuzione del naturale turgore della faccia , certa alte- 
razione di sapore, lingua non perfettamente depurala e grande irritabilità del »i- 
.otema circolatorio. 



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TIFO CONTAGIOSO 



21 



h ) Ni I giorno ventunesimo, oppure al ventesimo quarto o ventesimo ottava 
quando la cri»i venne per qualsiasi cagione rilardata , succede lo stadio della 
convalescenza. E questo pure è tuttavia distinto da grande eretismo; bavvi ten- 
denza a venere, debolezza, emanazione, flaccidità de' muscoli estenuati, desquam- 
inazione della cute floscia e caduta dei capelli, fame forte , pigrizia dell'alvo , 
nelle femmine mancanza dei mestrui, e non termina colla ricuperata salute che 
dopo alcune settimane. 

tirili. Occorrono però in pratica ben molle e diverse anomalìe della forma 
e del decorso ora descrilto, le quali costituiscono altrettante modificazioni ori- 
ginate parte dall'indole del soggetto, parte da varie esterne iuflueuze. Tali ano- 
malie risguardanU od il numero e la natura de' sintomi ne' varj stadj, o la du- 
rala de' singoli stadj e di tutta la malattia, od il modo di decorso c le termi- 
nazioni. Cos'i per etempio il tifo ora è tanto mite , che quasi non obbliga il 
malato a guardate il letto ; ora nello stadio specialmente infiammatorio e ner- 
voso è cosi veemente ed impetuoso, che riesce terribile, pericoloso e letale (tifa 
gravissimo), nel primo dei detti stadj in grazia della forte siooca con infiam- 
mazione dei polmoni ( tifo pneiunonico ) , o del cervello ( tifo encfalico ) , «> 
del fegato ( tifo epatico ) , delle fauci oc. , e pel troppo rapido passaggio allo 
stadio nervoso ; in questo poi in grazia delle enteriti che facilménte ammettono 
la gangrena, drllc infiammazioni de* visceii nobili, che appena in questo perioda 
acceudousi, o per ima subitanea prostrazione delle forze vitali, per i moltiplicati 
e gravi siutomi nervosi, 0 finalmente per il carattere colliquativo. — In qualche 
caso il carattere infiammatorio leggiero continua sino alla crisi salutare , ora 
invece il nervoso predomina tostamente nei primi giorni. — L'esantema propria 
ora sviluppasi più presto, ora più lardi, ora di colore vivace, ora pallido, pur» 
ovvero misto alle petecchie, alla migliare, ai sudamini, di rado però non è ma- 
nifesto. — La ciisi talvolta intercisa segue giù al giorno settimo, lo che è raro, 
più di frequente nei giorni diciassettesimo, ventunesimo e ventottesimo; e qual- 
che fiata accade che mauchmo alcune delle accennate evacuazioni critiche , ra< 
rissimo però è il caso che non abbianvi i sudori. — Il decremento e la conva- 
lescenza procedono con prontezza o lentamente, e ne avvengono turbamenti ed 
interruzioni per la comparsa di novelli sintomi, o per malori postumi, o per lo 
metastasi ed anco pella recidiva cagionata da nuova infezione. — Le molle volle 
il tifo trovasi complicalo con maialila gastrica ec. 

La peste ritiensi da alcuni siccome una modificazione del tifo assai impor- 
tante, e fu perciò distinta col nome dì tifo pestilenziale. Di essa parleremo in 
ispccialilà più in basso. 

§. 6j7. Quando il tifo contagioso viene a guarigione, il ristabilimento com- 
piuto della salute accade sotto i fenomeni critici più sopra enumerati. 

Le malattie postume in grazia di crisi irregolare, itn pei letta, iufausta, sono : 
le varie metastasi cos'i interne, che esterne che cagionauo cefalea cronica, verti- 
gine, ambliopia, amaurosi, baricoja, cofosi, ipocondriasi, isterismo ed altri inco- 
modi nervosi ; la tosse cronica e la tisi ; i tumori glandulari ; varie cachessie ; 
il languore vitale cronico accompagnato da emanazione, da tabe e da chenean- 
gia , la suppurazione delle parti che durante la malattia vennero prese di in- 
fiammazione, come dei polmoni, del cervello, della meningi, del fegato ec. ; la 
gangrena o di parli prima sane, yerbigrazia delle dita e delle mani o dei piedi, 
del naso, della conca dell' orecchio ec, o di quelle che erano attaccale dal de- 
cubito, o su cui appliraronsi i vescicanti. 

Il Ufo riesce mortale od immediatamente iti grazia della ferocia o della ma- 
lignità della malattia nello stadio infiammatorio o nervoso, ovvero mediante al- 
cuna delle malattie postume teste aoao^eratc. Nel primo caso le comuni forme 



22 



DELLE MALATTIE CUTANEI IN PARTICOLARE 



sotto cui viene recata la morte $ono : P apoplessia con e senta stravaso di umo- 
ri nel cranio, nei ventricoli del cervello, o nello speco vertebrale; rare volte 
la soffocazione ; — lo stato colliquativo ; la gangrena de' visceri infiammati , — » 
e lo stato nervoso in un col cousumamenlo delle forze. 

§. 658. E perciò le sezioni dei cadaveri ora nessuna mutazione ci offrono , 
ora quelle che troviamo nei morti per apoplessia sanguigna, per soffocamento , 
per varj effetti delle flogosi interne e per lo stato putrido , ed in iapecie : il 
sangue d' indole assai venosa e tendente alla dissoluzione; la pronta putrefazio» 
ne; la grande mollezza de' visceri, i quali si lacerano quindi facilmente, soprai* 
tutto poi del fegato, che è turgido di sangue e di umore bilioso, — ovvero i 
acni cerebrali ed i vasi delle meningi distesi da molto sangue ma ben di rado 
»trava»ato; la sostanza del cervello ora densa, ora molle più del solito, ma nosi 
mai vero ascesso. Checché pertanto asseriscono Marcus* T, Mills ed alcuni al- 
tri, viene confermato il parere di Roschlaub e di Friedreich^ non sempre tro- 
varsi le tracce dell'encefalite e della meningite: ma talvolta soltanto, come lo 
comprovarono le recentissime indagini di Annlrong e di PerciVa/, gli indizj 
della congestione sanguigna nel cervello e nella pia madre -, effusione di ma ie- 
na gelatinosa od albuminosa talvolta frammista a sangue fra le meningi ; fiero 
raccolto in varia quantità nei ventricoli maggiori del cervello, od alla basa del 
cranio rarissime volte soltanto 1' aracnoidea qna e Ih opacata , addensala ed u- 
niia alla pia madre. <— Raro è il caso di ingorgo sanguigno nei polmoni e nel 
cuore destro, indizio della morte soffocativa. — Finalmente la cute sede prima- 
ria dell' esantema e della malattia indotta dal contagio, non offre alcun cangia- 
mento meritevole di attenzione. 

S- 650. Riguardo alla disposizione al tifo contagioso, 1' osservazione ne am- 
maestra soltanto, che i teneri fanciulli, i vecchi, le gravide, i tisici, gli ipocon- 
driaci e quelli che poco prima furono colpiti dall'eguale malore, più di rado 
che gli altri vengono attaccali dal tifo per contagio ; che la cute tenera, molle, 
irritabile, la struttura corporea debole e la debolezza universale associata all'e- 
retismo, soprattutto indotta da perdita di umori, da gravi occupazioni della men- 
te, da veglie, dalia fame , dal freddo, dagli affanni , dal timore , dall' ansietà , 
dalla tristezza e da venere, giovano moltissimo V azione del contagio, e che fi- 
nalmente si danno delle epidemie, in cui i soggetti giovani, robusti e vivaci 
vengono colpiti dal tifo in maggior numero che gli adulti, sensibili ed irritabili. 

Le principali cagioni eccitanti sono: a) un contagio speciale (tifoso), il quale 
nel tifo nasce dal cominciamento dell' esantema, nella peste forse dal principio 
della febbre, sino alla convalescenza, e giusta le osservazioni del Professor Hart- 
mann nel primo continua ad ingenerarsi per tre settimane ancora dopo finita 
intieramente la febbre. Le materie scerete mucose e puriformi ne sembrano il 
principale veicolo, ed è abile a cagionare il tilo nostrale ed il pestilenziale cos'i 
immediatamente pel contatto dell' infermo stesso, ebe mediante 1' aria a piccola 
distanza dall' ammalato o da suoi escrementi, o per mezzo di varie sostanze con- 
duttrici, ove si abbatta in soggetti che ne abbiano la recettività, e specialmente 
quando vi sia un certo grado di calore il quale grandemente ne giova l'azione. 
Le sostanze conduttrici poi, e quindi atte a propagare l'infezione,: sono: lutti 
i corpi in generale ruvidi e porosi, e soprattutto le pelli degli animali, la lana, 
i peli, la seta, le piume, la bambagia, la canape, il lino e tutte le stoffe die 
ne sono costituite, la paglia, il fieno, la legna, la carta, ecc. ecc. I metalli, il 
vetro e la terra sono meno abili a tale conduzione, b) L' aria, come asserisco- 
no Pringle , Monrò , Minderer e socialmente Hildenlrand ', carica di emVivj 
umani, e di qui la ragione, per cui ingenerarsi il tifo contagioso negli spedali, 
nelle carceri, nelle case di correzione, nelle navi troppo caiichc e mal teouic, 



nro CONTAGIOSO 



21 



negli anguiti e sozzi tugurj, nei cavi ec. , in cai li radunino in soperchio nu- 
mero e stanzino a lungo gli uomini, mollo maggiormente poi se ad un tempo 
fino infievoliti dall' uso di alimento insalubre , o dalla penuria di cibi , o dal 
freddo, dal timore e da troppe fatiche, siccome ne fa prova il tifo epidemico in 
Germania dall'anno 181 1 al 1815, sequela di Crudeli guerre, e come ne lo 
attestano le recentissime osservazioni di Percival. — e) Forse la mefiti delle 
paludi e gli efRuvj delle acque stagnanti {Hartmann) in generale, non che il 
tempo umido e tiepido lunga pozza durevole in queste condizioni {Percival). 
-—ri) Sembra che tutte le malattie acute con carattere colliquativo sviluppatoci 
sino ad un certo punto e raggiunta la forza contagiosa si possano ritenere quali 
aorgenti piuttosto abbondevoli del tifo contagioso sporadico. E se male non mi 
appiglio da tutto ciò è dinotata la vera relazione causale delle febbri colliqua- 
tive col tifo, aiano poi esse semplici o complicate, siano primarie o seconda- 
rie <6). 

§. 660. Ponendo mente ali* origine comunissima del tifo contagioso primario, 
dal contagio cioè e dall'aria in modo particolare viziata; all'azione immediata 
dell' una e dell' altra potenza nocevole sugli integumenti del corpo e sui loro 
prolungamenti nelle caviti delle nari, della bocca, delle fauci e delle vie respi- 
ratore ; considerando essere costanti i sintomi catarrali in queste parti, e l'esante- 
ma particolare negli integumenti; riflettendo sul tempo dello sviluppo di questo 
esantema dal cominciamento della febbre, sul modo di decorrere e sulla dura- 
ta, come nel morbillo e nella scarlattina ; apprezzando finalmente il decorso a- 
cuto, febbrile e la durata determinata dell' intiera malattia come quella di tutti 
gli esaotemi , e la seguente desquammazione , siccome accade nel morbillo e 
nella scarlattina, puossi con grande probabilità sostenere, essere il tifo contagioso 
una malattia acuta , esantematica e sostantiva. 

Per la somiglianza di alcuni siutomi si avvicina al morbillo, da cui pero e* 
gualmeute che da tutte I' altre malattie esantematiche essenzialmente diversifica, 
pella particolare e costante affezione del cervello e de) fegato , e pel carattere 
nervoso predominante in tntto uno stadio di sette giorni ; i quali caratteri pro- 
prj lo costituiscono una separata specie di malattia (7). 

§. 661. E rispetto all' essenza di questo malore esantematico, Marcus, Mills 
ed altri ancora ne la cercano io una encefalite , Percival nella flogosi del cer- 
vello e delle meningi , e nei casi poi più leggieri in una semplice congestione 
soltanto, ed in uno slato che alla flogosi si avvicina. Ma queste infiammazioni 
non sono menomamente necessarie , ma soltanto sintomatiche , siccome anche 
recentemente sostenne de Vest. ( in d Deob\ u. Abhnndl. oster. Acrile aus d 
Gcbiete d. gesammten Heilk. B 1. Wien 1819, 5 251. 261.), dichiarando pe- 
rò quale sintonia caratteristico del tifo 1' eruzione infiammatoria nelle meningi 
e forse nella congiuntiva degli occhi, quando manchi I' eruzione cutanea ester- 
na. — Prof. Hartmann (/. c. p. Il 5. ) ritiene il tifo siccome malattia cu- 
tanea, che dipende da un processo di sfacelo della membrana mucosa e della 
rete Malpighìana determinato idiopaticamente dal contagio o da altre cagioni 

eccitanti, e dal conflitto dello stesso processo morboso col processo vitale 

G. Adolfo Goeden (Geschichte des ansteckenden Tjphus. B. L Bresslau 1816) 
considera il tifo quale processo di avvelenamento, qual contagiooe , e come o- 
u ni contagione quale flogosi di specie particolare. Giusta esso il tifo è una feb- 
bre esantematica, la sua sede pertanto essenziale è nella cute ec. — Io per ve- 
rità non mi oppongo, che 1* infezione si possa paragonare ad un avvelenamen- 
to, e che nel tifo vi abbia grande analogia rispetto all' affezione del cervello e 
del sistema nervoso col tossicamento cagionato dai narcotici ; ma sinché esatta- 
mente non si conosce la natura dei contagi, e qui in ispecie del tifoso, il mo- 



» 



24 OSILE MiUTTIE CUTANEE 15 PARTICOLARE 

do di operare e di rigenerarsi nell* organiamo , qualsiasi opinione intorno alla 
natura < lei tifo, non può altramente essere che un ipotesi più o meno proba- 
bile. Quindi io pure non credo che verosimile , consistere I' essenza dì quc*ta 
malattia in una specifica irritazione del reticolo Malpighiano e di molte mem- 
brane mucose, anzi della stessa aracnoide e pia madre non che del fegato, ir- 
ritazione che talvolta raggiugne il grado di flogosi, ed è essenzialmente distinta 
sulle prime da febbre di carattere infiammatorio , ed in appresso di carattere 
nervoso (8). 

§ 662. Il tifo contagioso sebbene rimanga sempre giusta l'indicata sua na- 
tura eguale, tuttavia rispetto alla forma, ed alla disposinone, ai momenti occa- 
sionali alle malattie consistenti ec che ne mutano la forma stessa, assume alcu- 
ne modificazioni meritevoli di menzione. £ pertanto distinguesi, a) giusta l'o- 
rigine : in primario ossia l' ingenerato di contagio o di altre nocevoli potenze, 
ed in secondario nato di altre malattie ; in originario sorto spontaneamente , 
ed in comunicato propagato cioè per contagio; — in epidemico , endemico 
e sporadico , — ci giusta il carattere generico prevalente della febbre : in in- 
fìammatorio, ed in ispecie accompagnalo da flogosi dei polmoni (pneumonico) 
frequente sul finire dell' inverno e nel corainciaroento della primavera nei sog- 

Setti giovani ; dall' epatite (epatico), dalla meningite, dall' encefalite ec. , come 
i frequente occorre nel tempo estivo caldo nei giovani vivaci, ed anche negli 
adulti che attendono a gravi occupazioni mentali, che sono travagliati da pate- 
mi, e nei bevitori; dall'enterite ec, in colliquativo ; in nervose, in gastrico 
e specialmente bilioso, più sovente nella state e nei soggetti di media età; in 
catarrale e reumatico che partecipa del genio vernale ed autunnale i — d) 
giusta la predominanza di qualche sintoma ; in tifo itterico (icterodes) , emeti- 
co, dissenterico solito dominare nell'autunno e micidiale soprattutto ai vecchi, 
in congestivo (Armstrong) ec. ec. ; — e) secondo la gravezza: in mite, grave 
e gravissimo, e ciò giusta che si manifesta o qual febbre esantematica mite ca* 
larroso-infiammatoria senza compiuta flogosi, senza sintomi nervosi eminenti , e 
con una leggiera lesione delle forze, — nel qual caso l'est vorrebbe venisse di* 
stinto col nome di febbre maculosa — ovvero occorre unito a flogosi di qualche 
viscere od a manifesto carattere infiammatorio, o si presenta terribile per il carattere 
colliquativo, il quale tifo accompagnalo o no da emorragie, da diarrea e da sudori col- 
liquativi, e talvolta quasi larvato sotto la forma predominante di queste evacuazioni, 
raggiugne quasi 1' atrocità della peste come ne lo descrive' G. A. Richter {*) — 
f) giusta il decorso: in acutissimo, acuto e subacuto, in regolare ed irregola- 
re, normale ed anomalo, a cui appartiene il larvato ; — g ) secondo 1' unione 
con altre malattie : in semplice e composto, in puro e complicato ec. ec. 

(•) Med. Geschirhfc der Re/ngrr. u. Kinrwhme der Festung Torgau , St. Beschrei- 
bung der Epidemie, welc/ie in dea Jaìtren i8i3. u. 1814. daselbst herrschte. Beri. 
1814. 8. 

• 

§. 663. Il tifo in alcuni casi di malattie croniche , di nevrosi , di artrite ed 
anche di idrotorace (Hildenbrand) fu salutare; talvolta, come ci consta pur an- 
co della peste , senza soccorsi medici , non avendovi a caso sfavorevoli circo- 
stanze , e giovando almeno un conveniente regime dietetico, di per se venne 1 
guarigione. 

Un decorso mite e regolare lascia luogo in generale ad una prognosi favo- 
revole, a menochè altro non siavi che vi si opponga ; qualunque irregolarità di 
decorso poi , d' nani anomalia grande di forma I §. 662. ) ambiguo rendono il 
presagio e giusta la diversità de' casi impongono eziandio un giudizio di grave 

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TITO CONTAGIOSO 



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perìcolo. E ciò debbesi ritenere di parecchie delle anomane sopraccennate. Di- 
notano poi il pericolo nello stadio catarroso infiammatorio : l'infiammazione forte 
dei polmoni, del fegato, delle meningi, del cervello, del ventricolo e delle in- 
testina ; la grande e prontissima alterazione della fisionomia , ed il precoce svi- 
luppo dei fenomeni dello stato nervoso o putrido; nello stadio nervoso: la gra- 
verà dei sintomi nervosi o colliquativi, 1* estensione loro ed il nomerò grande, 
non che il decorso impetuoso, e come nella febbre putrida ( §. 113.) e nella 
nervosa ( §. 140. ) il lividore del naso, delle orecchie e delle dita delle mani e 
dei piedi; nello stadio della crisi, del decremento e della convalescenza: gli indizj 
di metastasi ad una parte nobile, e di malattie postume formidabili per il consu- 
mamelo delle forte e la devastazione della materia organica (HildenbrandU 

Lasciano lusinga di felice esilo : il vomito spontaneo dei primi giorni di ma- 
lattia con diminuzione della temulrnza ; 1' epistassi moderata, che succede tra il 
quarto ed il settimo giorno con alleviamento del capo : la diarrea leggiera nei 
primi giorni ( Hildtnbrand ) ; l'esantema bene sviluppato e di colore vivace; la 
sete moderala colla lingua non affatto secca nello stadio nervoso; il polso poco 
frequente e forte; lo stato nervoso leggiero; l'alvo regolare, la lingua umida ed 
il sonno ( Percivnl ). 

Si avverta però che la versatilità de' sintomi, e la malignità del morbo le non 
rarissime volle anche prima della crisi, impongono di non pronunciare con si- 
curezza una buona prognosi , quand' anche mite ci si presenti 1' aspetto della 
malattia. Anzi noo è tolto affatto il pericolo di metastasi sotto la convalescenza 
stessa, finché nelle orecchie bavvi sussurro o molestia di qualsiasi altra maniera 
( Hildcnbrand ). 

Sogliono incappare in pericolo i malati tristi, pusillanimi, timorosi, oppressi 
da cure, da all'inni, infievoliti dalla fame, dalle fatiche, dai viaggi, dall' onania, 
da malattie diuturne , specialmente dalla sifilide ec. , i bevitori e quelli consu- 
mati dall' età. E ciò ridicasi delle gravide e delle puerpere sebbene del resto le 
femmine d* ordinario più facilmente che i maschi se ne guariscano. 

11 tifo recidivo noo è mai scemo di pericolo. 

Fiaccata abbastanza prontamente la violenza della malattia nello stadio in- 
fiammalorio-catarroso la mercè di un opportuno trattamento, puossi sperare che 
il decorso dello sta J io nervoso sia più mite, e che nel dovuto tempo accada una 

favorevole crisi. 

§• 064. La terapia del tifo contagioso, che puossi egualmente sino ad un cer- 
to punto opporre eziandio alla peste, consiste, quando non vi abbiano compli- 
cazioni nello adempiere le quattro generali indicazioni. 

Ed anzi tratto dconosi togliere o fiaccare le cagioni occasionali se continuano 
attive, usando di mezzi speciali adattati ai singoli casi. Quando già domini il 
tifo contagioso è primamente di grande rilievo In impedire ogni azione del con- 
tagio. A questo oggetto, debbesi soprattutto aver cura, a ) che non si appicchi 
ad altri individui, b ) e che già comunicalo ne venga prontamente allontanato 
ed infievolito, e che perciò se ne impedisca il primo effetto, cioè lo stesso tifo. 
— Al primo scopo è mestieri distruggere il contagio , che continuamente svi- 
luppasi negli ammalati , e premunire dal contrario coloro, che evitar non pos- 
sono il commercio coi malati stessi. Per distruggere il contagio nel malato e 
nelle persone e nelle cose che lo circondano , vuoisi continuamente rinnovare 
1' aria, impregnarla di vapori nitrosi , muriatici e principalmente alogenici ( i 
quali ultimi oitengonsi dal mescolare cautamente una parie di perossido di man- 
ganese, cinque parti di muriato di soda ben secco e ridotto in polvere, tre partì 
di acido solforico concentrato e due parti di acqua) e solo io ca«o di necessità 
ai ha ricorso ai vapori di aceto, che ottengonsi riscaldando queaV ultimo a leg - 



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DELLE MALATTIE CUTANEE W PARTICOLA** 



giero fuoco ; conviene portare fuori tostamente dalla stanza qualunque materia 
escrementizia; non lasciarvi oltre il bisogno le camicie, le coperte, i vestiti ec. 
e giusta le circostanze ora espurgarli coli' aria libera e corrente , o coi vapori 
sopraccennali, col freddo, colla macerazione, colla lavatura nell' acqua fredda o 
bollente, semplice od unita agli acidi, o col liscivio, ora invece bruciarli. A fine 
di sminuire o togliere la ricettività pel contagio di coloro che avvicinano il ma- 
lato, non conosciamo sicuro mezzo. Tuttavia dovrassi grandemente raccoman- 
dare, che tutti quelli che trovansi esposti al pericolo dell' infezione menino una 
vita sotto ogni riguardo sobria , che si mantengano in vigore , che conservino 
buona la digestione e nello stato normale le secrezioni ed escrezioni , che dal 
consueto modo di vivere, purché fosse buono, nè di un subito, nè grandemente 
si scostino, che siano tranquilli , intrepidi , e se è possibile ilari, e che soprat- 
tutto evitino per quanto è possibile ogni immediata e durevole comunicazione 
cogli ammalati e coi convalescenti, il trattenersi vicini agli effluvi loro, special- 
mente all' alito, alla traspirazione, alle orine ed alla feccia di recente deposta, il 
maneggiare immediatamente le camicie, gli oggetti di cui si coprono, ec. Di que- 
sta maniera vi ha almeno maggiore sicurezza di impedire la diffusione del con- 
tagio e la propagazione del male. — AI secondo intento, e ciò solamente quando 
abbiavi già sospetto di comunicato contagio, conviene tostamente allontanare • 
distruggere il contagio slesso, che forse aderisse alla cute, od alle nari, alla ca- 
viti* della bocca, delle fauci e negli altri prolungamenti dell* organo cutaneo , 
onde togliere se ne possono gli effetti ancora sul loro cominciamenlo. Il che «e 
fi raggiugne troncasi felicemente lo sviluppo del tifo. Servono a rimuovere td a 
decomporre il contagio: l'atmosfera libera, il pulirsi il naso e lo sputar fre- 
quente, i collutori, i gargarismi , le lavature di tutto il corpo ed i bagni di ac- 
qua saponata o coli' aggiunta degli acidi minerali sopra detti, lo attrarre leggier- 
mente per le nari liquidi alquanto acidi , od i vapori più sopra menzionati , o 
quelli di acelo aromatico. Siccome abili a distruggere il primo effetto del con- 
tagio dinotato dai fenomeni superiormente addotti, lodansi gli emetici, i diafore- 
tici ed il freddo. Gli emetici giusta 1' esperienza degli antichi e de» moderni , e 
soprattutto 1' ipecacuana sola od unita ad un po' di tartaro emetico, trovaronsi 
grandemente giovevoli, non trascurando però giammai il dovuto riguardo all' in- 
dole del soggetto e dei sintomi. Meritano minori encomj i diaforetici , come gli 
infusi di fiori di sambuco, di camomilla, di melissa , ec. coli' acetato di ammo- 
niaca, oppure nei soggetti non pletorici , nè disposti a malattie flogistiche colla 
canfora, coli' angelica e coli' ammoniaca pura liquida ; il vino , il punchs , ec. 
Finalmente 1' aria freschetta, le effusioni, e le lavature con acqua fredda o con 
questa unita all' aceto , già da molto tempo grandemente lodato dai fratelli g. 
godof. Iìkhh. ( Vratisl 1737. e da o. Sigm. Hah» ( Scmmanc 1743. ) , più 
tardi da TVricght, da Currie, da Cullen , da Grtgorjr , e recentemente leniate 
da Milius, da Horn t da Kolbanjr, da Heuss e Fròlich e da molti altri, purcl>è 
si usino colla dovuta prudenza e coi necessari riguardi, meritano di essere cer- 
tamente raccomandate. (9) 

E per ciò che riguarda la cura della seconda cagione occasionale, l'aria cioè 
imbrattata, corrotta, debbesi di quando in quando rinnovare ammettendo aria li- 
bera, pura, atmosferica, non però cosi che le correnti offeodino i malati, e cor- 
reggerla diminuendo il numero degli individui riuniti , serbando accuratissima 
pulizia ed usando frequentemente degli indicati vapori ; perocché è pure impor- 
tante prevenire lo sviluppo del tifo contagioso lolgare e pestilenziale, o già nato 
abbreviarne la durata, correggerne la molta gravezza, anzi la malignità, ed im- 
pedire che riesca rapidamente letale (10). 

Contro la (erta cagione, la mefite delle paludi , rie! ii edesi il soccorso della 



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politi* medica , scota di che gli altri metti per fiaccarne la micidiale possanza 
ben poco vantaggio arrecano. La quatta cagione, egualmente che la prima, vuole 
un trattamento abile a togliere ed a decomporre e distruggere il contagio. 

D. M. W»pner, Bey I rag tur Geschitchte de» Geb rauche s der marmen unti snnders. 

der hai ter» Rader in medie. Hinsicht. Beoò. u. Abh. a. d. Geb. der UeUk. von osterr 

Aeriteli B. I. Vien. 1819. 5. 1G9. etc. 
Aut. Frolich, Abh. ùb. die IFinchttng der Ubergietsungen % oder der Rader vnn Jtulfem 

oder lauwarmcm wasser in Faul-Nerven -, Gali - , Rrenn-und Schnrlachfiebem. u. 

t. «v. Vien. i8ao. 8. — Abhandt. uè. d. ausserl. Au. w. des kalt. Wassert tur Ma*- 

sigang dei fiebers. Gekr. Preisschrift. Hunfeland's Janni, rf. pr. H. i8aa. Suppie- 

ment Heh. 

Dr. J. J. Reass «te., et Dr. J. A. Pitscbaft. ibid. 

$. (ìli". Siccome insufficienti fin ora sono le nozioni che abbiamo intorno alla 
natura del tifo, la terapia onde raggiugnerne la guarigione debb' essere diretta 
aopra 1' intiera forma, e se ve n' ha bisogno sui singoli statomi, ed accomodata 
alto stadio, al grado, al carattere della febbre, che mutasi a seconda degli stadj, 
al modo di decorrere ed alla condizione individuale. 

Neil' ingresso della febbre debbesi operare contro il freddo della stessa ma- 
niera che in ogni altro freddo febbrile , usaodo dei rimedj e del regime esposti 
al §. 85. Dovrassi poi evitare qualunque rimedio stimolante e riscaldante, come 
gli infusi aromatici, le bevande vinose, od altre pure spiritose , onde non pro- 
venga inasprimento del vicino stadio catarrosoinfiammaiorio (li). 

Nello stadio catarroso infiammatorio appena incomincialo , quando il carat- 
tere infiammatorio sia leggierissimo senza infiammatione locale, e vi abbia corn • 
plicazione gastrica colle saburre tendenti superiormente, gli emetici grandemente 
raccomandati da Cullen, da Jlildenhrand , da Hartmann , da Bedingfeld , da 
Pcrcival e da molli altri vengono veramente di medicina giovevole. Mancando 
colali accennate condizioni riesce indicato in generale il metodo antiflogistico , 
non trascurando il dovuto riguardo alla primaria affezione della cute. Questo 
metodo poi secondo le varie condizioni cioè a nqrma che il tifo si presenta mite 
e semplice, o grave ed associato a topiche infiammazioni, o di vana guisa com- 
plicato, richiedesi ora leggiero, ora più forte, ora attivissimo, ora combinato col 
metodo evacuante (lo che giova per lo più nel comiociamento e nell' ulteriore 
decorso di questo stadio ), ora finalmente col mollitivo e diapnoico ( sul decli- 
nare dello stadio ). La scelta dei rimedj, oltre il regime sotto ogni riguardo ao- 
tiflogistico, viene determinata dai generali momenti indicanti. E nell' uso delle 
sottrazioni di sangue universali, volute dalla gravetta della febbre accompagnata 
da flogosì sintomatica dei polmoni, della laringe, delle meningi , del cervello, 
del fegato ecc. debbesi sempre procedere con prudenza, nè giammai altrettanto 
liberamente , quanto riebiederebbesi contro le eguali flogosi non accompagnate 
da febbre esantematica. Gli stessi inglesi Armstrong e Percival dichiarano ne- 
cessaria questa restrizione nell' uso delle flebotomie. Nei primi giorni di que- 
sto stadio gli eccoproticì antiflogistici, le soluzioni saline, mannaie, i decotti di 
giatnigna, di prugne, di tamarindo ec. , con qualche sale mite antiflogistico, di 
maniera amministrati, che entro ventiquattro ore rechino tre o quattro moderate 
scariche alvine, per lo più sono assai giovevoli frenando il grado del carattere 
infiammatorio , mitigando 1' affezione del fegato e del cervello , e limitando il 
rapido corso dell'intiera malattia. Nel declinare di questo stadio sino al ner- 
voso suol essere indicato il metodo antiflogistico emolliente, diluente e diapnoi- 
co. Alla lentezza e ritenzione dell' alvo si oppongono ora i clisteri. Il calore 
Inno usato dagli inglesi colla gialappa e dai tedeschi aoche solo, non si menta 



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DELLE MALATTIE CUTANEE M PARTICOLARE 



però certamente d' essere cos'i raccomandato ; imperciocché col restante dell'ap- 
paralo antiflogistico, e se vi ha bisogno col trattamento d' egual indole più forte 
premesso, od a quello associato , conducasi di maniera la terapia , che il calo- 
melano è da apprezzarsi soltanto come rimedio giovante, ove il carattere flogi- 
stico sia mite , e vi abbia specialmente affezione del fegato accompagnata o oo 
da itterizia. La specifica virtù attribuitagli di annientare gli cileni del contagio, 
non e sostenuta da convincente argomento, e 1* asserzione recentemente ripetuta 
(Salzb. m. chir. Ztung. 1818. 7.389), che al manifestarsi col suo mezzo delia 
salivazione, troncasi quasi la febbre, non la ritengo coufermata , anzi Percival 
continuando 1' uso del calomelano sino alla salivazione non vide nemmeno se* 
mamento di febbre. L' applicazione del freddo in questo stadio dichiarala utile 
non e gran tempo dai fratelli Hahn, da IVrìghl, Cullai (Hand. d. p. Arznryw 
B. I. ) e da Currie nel tifo, e da Samoilowiez nella peste, sortì tante prove di 
salutare efficacia pelle esperienze di Horn t di Reuss, di Frólich e di altri molli 
medici di Germania, d' Italia e di Russia , che io mi penso non doversi più a- 
vere esitanza a seguirne con accorgimento e prudenza l'esempio. Varia è poi la 
maniera di applicare il freddo. L'azione stessa compiesi o coli' aria fredda delle 
stanze , copreudo leggermente gli ammalati , facendoli ripetutamente rimanere 
inora del letto e colle bevande d' acqua fredda ; oppure coli' apporre nel lem 
po stesso epitemi freddi a tutto il capo; o coli' usare le lavature fredde, ora 
sopra singole parti soprattutto della lesta , ora su tutto il corpo; ovvero colle 
effusioni fredde, o finalmente mediante frizioni praticate colla neve o col ghiac- 
cio, ed anche col porgere per bocca pezzetti di ghiaccio ; il perchè si compren- 
de di leggieri , che 1' applicazione del freddo è suscettibile di ben diverbi gradi 
nell' intensità, nell'estensione e nella durila della sua efficacia, gradi che dea- 
no essere ben estimati , affinchè si adattino alla varia gravezza del carattere in- 
fiammatorio. Si oppongono all' uso del freddo sotto le indicate forme ; le in- 
Jiamm azioni , che dennosi primamente fiaccare cogli altri mezzi dell' apparato 
aniiflogistico; le congestioni di sangue in diversi visceri che innanzi tratto den- 
nosi risolvere collo stesso metodo, e se fossero grandi anche colle evacuazioni ; 
Y orrore febbrile, il sudore, i sinlomi catarrali ed i reumatici che non siano 
leggierissimi , nel qual caso puonnosi trascurare. E per converso dinotano indi- 
cato l'uso del freddo soprattutto a malattia recente : la cute molto calda, secca, 
rossa o di color bruniccio tendente al giallognolo; la lucentezza degli occhi ed 
il rossore con isguardo languido ; la gravezza e 1' offuscamento di lesta ; il so 
pore, il delirio vivace, e la febbre forte. 

Le lozioni universali a corpo nudo c le a (Tu sioni che compionsi con acqua 
a -4- 12 10-8 gradi del termom. di Rcaum., denno essere di brevissima durata, 
e 1' ammalato vuoisi subito dopo asciugare ben bene, e leggei mente coprire. 
Bipelonsi da tre in quattro volte nello spazio di 24 ore. I loro salutari effetti si 
manifestano collo scemamento dell'ardore e della secchezza della cute: col pronto 
sviluppo o colla compiuta formazione dell' esantema ; colla diminuzione della 
febbre ; colla scomparsa del sopore ( soprattutto dietro le effusioni ), collo al- 
leviamento dell' intiera malattia e colla più breve sua durata segnatamente in 
grazia dei sudori critici. Se non che devesi avvertire che per tali lozioni ed effu- 
sioni praticate contro l' indicazione o senza la necessaria perizia e prudenza , ne 
vengono i dannosi effetti del forte raffreddamento, cioè sintomi catarrali , reuma- 
tici, diarree, emorragie ed anche terribili flogosi. Percival ha avverato che questi 
mezzi usati nei primi giorni del tifo ne' soggetti giovani ed immuni da qualun- 
que male organico de* visceri, contribuirono grandemente alla più pronta guari- 
gione. Quando i polmoni erano eminentemente affetti egli prudente se ne astenne; 
e quando non erano convenienti le allusioni concessive, ebbe cura si praticasse 
un trattamento più mite, usando cioè di lozioni con acqua ed aceto. 



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PESTE ORIENTALE 2f) 

§. 666. Nello stadio nervoso sia precoce sia tardo è d' uopo lasciare il trat- 
tamente sin qui usato puramente antiflogistico, ed antiflogistico diapuoico, e do- 
vrassi io sua vece ricorrere intieramente a quel modo di cura , che venne sug- 
gerito parlando della terapia della febbre nervosa (§. >. Nel principio e nel 
decorso di questo stadio merita di essere grandemente lodata la virtù de' bagni 
tiepidi e degli epispaslici, de' vescicanti (12). 

Le flogost del cervello, deJ fegaio, degli intestini ec. se dal primo stadio prò- 
duconsi non ancora sciolte a questo, oppure ora soltanto sviluppatisi , vogliono 
quel trattamento, che si suggeriva coolro le infiammazioni collegale colla feb- 
bre verameule adinamica, nervosa (§. 278.) cioè I' antiflogistico locale emol- 
liente, rilassante e derivante da associarti con tutta prudenza all' universnle ec- 
citante nervino. Che se temasi o siasi già sviluppato il carattere colliquativo , 
valgono i principi terapeutici schiariti in parlando della cura della febbre col- 
liquativa ( §. 123 ) E lo stesso dicasi della terapia delle flogosi che per avven- 
tura vi fossero associate (§. 279.) — Diversi sintomi come : la diarrea, la dis- 
senteria, il meteorismo, il vomito, le emorragie ec. trattansi a norma del carat- 
tere fondamentale predominante, come nelle febbri nervose o colliquative. 

§. 667. Nel mentre che il tifo viene a scioglimento non dennosi altri prin- 
cipj seguire, altri metodi e rimedj usare che quelli che furono proposti ed e- 
numerati in generale (§• 86. e 87.) pel trattamento della crisi delle febbri di 
vario carattere. 

668. Jm extra della convalescenza deve avere per oggetto di togliere gli 
effetti lasciati dalla malattia e di impedire la recidiva. Ed oltre lo evitare le 
cagioni occasionali il trattamento è pressoché eguale a quello , che è indicato 
nella convalescenza delle febbri adinamiche, nervose 151.) o colliquative 
(§. 128 ), applicandolo prudentemente alla malattia di cui trattasi colla dovuta 
speciale modificazione. 

Varietà: Peste Orientale. 

§. 669. Sostengono alcuni, che la peste orientale costituisca una gravissima 
modificazione del tifo , ed adducono quali argomenti in favore , che essa è e*- 
gualmenle malattia esantematica , giaerhè le forme essenziali di petecchie , di 
vibici , di bubboni e di antraci tengono luogo dell'esantema maculoso , che 
gode di virtù contagiosa assai grande ; che non decorre scevra da ogni affezione 
del fegato e del cervello, e che non altramente è di origine ora sporadica, ora 
endemica. Tuttavia siccome la peste dai pochi autori che la osservarono e trat- 
tarono viene dichiarata proteiforme, e nel decorso e nella malignità non si ac- 
costa maggiormente al tifo maligno, che alla febbre putrida, nervoso e bilioso- 
putrida quando offronsi d' indole maligna ; e siccome i bubboni e gli antraci 
sono ben diversi dall' esantema del tifo, nè mai in questo occorrono, non man- 
cano ragioni per altro a stabilire esser la peste sebbene al tifo affine, una se- 
parata specie di malattie esantematiche (13). 

La peste è propria soltanto di certe regioni calde specialmente della Siria e 
dell' Egitto, progenie del clima e di potenze endemiche assai mimiche alla vita 
individuale, che può per ogni dove propagarsi mercè il contagio, e che presso 
noi non si sviluppa che di questa maniera, sicché potrebbesi chiamare tifo con- 

rso esotico, e pella tendenza grandissima ali* estinzione delle forze vitali ed 
risoluzione degli umori specificare insieme cogli addiettivi di deleterio o 
pernicioso. 

E pertanto la peste si potrebbe definire quale malattia esantematica conta* 
giosa (tifo esotico), acutissima, distinta da bui/boni e da carbonvclli o pe- 



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30 



©BILE MALATTIE CUTANEE IH PARTICOLARE 



Ucchie e vibici s face Itosi , e ben di spesso mortale pel rapido abbattimento 
delle forze e velia non meno vronta colliauazione della materia ore cinica 

Thucidides, l>e 4ei7o Peloponensi bistorte. L. II. 
Procopius, JDe tW/o persico L. II. e. aa. 
Rlead, /J* netfe. etc. e /. Lond. 1774* 4- 
Pieraerbroek, De peste L. FI. krah. 1646. 4. 

Chenot., De peste Transylvan. ann. 1755. usq. ad f.n. ann. 1757. traetat. fiudob. 
1766. 8. 

Sainoilowilt, Mèmoire sur la peste, qui en 1771. ravagea t empire de Russie eurtout 

Muscou. Paris. 1783. 8. 
Adarai, Biiliotheca loimica. Vind. 1784. 
Orraeus, Descriptio pestis. Pelrop. 1784. 4- 

M inderei-, Beytrag tur Kenntniss und Ilcitung der Pesi. Riga 1790. — Geschichte der 

l'est in Folhynien im J. 1798 Beri. 1806. 
Schraud, Ilist. pestis Sirmiensis annor. 1795. 1796. Budae i8oa. 
J. P. Frank, Epitome He. L. I. 

Jos. Frank, Prax. med. univ. praecepta. P. I. Voi. I. 

Lernet, Dìssert. responsorim ad quaestiones de peste ete. Kriemenecii 1810. 8. 
i. B. Laurin, Diss. inulte., med. de peste in genere. Vindob. 1818. 
C. Sprengel, Instit. Pai boi. spec. Edit. a. Lips. 1819. 

Enrico v. Woltuar ùb. d. orientai, od. Bubonen-Pest ete. In Hufel. Journ. d. pr* H. 

Jakrg. 1819. H. 12. — Abhandl. ùb. d. Pest nach viertchnjàhr.eig. Erfahr. etc. ài. 

e Forovt. von C. W. Hufeland, k. preuss. Stoatsratbe etc. Beri. 1837. 8. 
J. D. Tully, the History of Pingue as it latti y appeared in the Islands of Malta , 

Goìo, Corfu , Cephaionia etc. Lond. i8ai. In Frorieps. h'otiun a. d* Geb. d. Aut. 

41. Heilk. B. I. S.Ci-63. 

§. 670. La peste ci offre numerosissime gradazioni incominciando dalla for- 
ma di malattia acuta grave, che è rarissima , sino ali* indole di malore e gran- 
demente letifero. 

Gli sladj dell'infezione e dei prodromi le molte volte non sono manifesti, e 
lo stadio di invasione ai è veduto talvolta coincidere con una terminazione leta- 
le- — Quando poi la peste è meno veemente , offre per alcune ore o per un 
giorno i seguenti sintomi precursori : gravissimi dolori di capo e dei preconi j ; 
grande ansietà continua, ardore interno, deliqui e grande subitaneo spossamento 
senza apparenti cagioni. Conseguitano poi orrori vaghi soprattutto nelle estremità 
inferiori, brevissimi ed accompagnali da nausea e da vomito ; calore quindi in- 
truso con sete forte e continuo ardore dello stomaco ; polsi deboli, frequentissi- 
mi, vacillanti, intermilteuli, e talvolta nella malattia acutissima quasi normali ; 
faccia sfigurata, triste, occhi scintillanti, rossi, feroci ed inondati di lacrime; de- 
lirj; voce rauca e soppressa; respirazione celere e breve ; lingua ora umida, ora 
secca; nera e fessa; cute arida, petecchie livide o nere, vibici ed ecchimosi simili 
ed emorragie ; orine normali, ovvero torbide od altre. Oltre ciò ai associano di 
maniera laterale sintomi ora catarrali , ora nervosi. — Preceduti i fenomeni di 
cui si è detto, al secondo giorno di malattia , al terzo od al quarto 1' infermo 
accusa prurito alla cute od ardore con senso di punture, spuntano i carboncelli, 
talvolta in seguito a dolorosa sensazione i bubboni pestilenziali, ovvero gli uni 
e gli ahri. Questi sono tumori di varie ghiandole specialmente delle inguinali e 
delle femorali , profondi, duri, caldi, molto dolenti ed ardenti, e perciò infiara- 
matorj, e teodooo a passare in suppurazione od io g .ingrana; i carboncelli invece 
ossiano antraci sono macchie, che ma ni festa nsi sulla cute della faccia e soprat- 
tutto del collo, ma anche delle estremità, del petto e dell' addomine, ora piane, 
ora poco elevate, non dissimili alle morsicature dei pulci, su cui spuntano ve- 
scichette piene di umore tenue oscuro o nerognolo Queste vescichette raggiuu- 



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TESTE ORIENTALE 



3f 



gooo il volume di una noce avellana e più ancora, ramponai e lasciano escire 
1' umore capito, dopo di ebe le macchie nffronsi atre , cinte di margini rossi e 
prive di sensibilità. Si onervarono queste io numero di tre, quattro e sino di do- 
dici. Il bubbone al manifestarsi del carboncello le molle volte scompare; al- 
tre volte crescendo quello, questo non si sviluppa perfettamente ( Lern*t)\ ma 
si è veduto eziandio sorgere il carboncello sopra il bubbone ( Chenot, Lernet ), 
I bubboni di per sè e solitarj sono in qualche modo di felice augurio, poiché al- 
meno non accompagnano il morbo che (accia un corso precipitoso. Infatti ove 
occorrano tali bubboni il male producesi circa il giorno nono o decimo, e l'am- 
malato o rimane esausto di forse avveneudo fetenti evacuazioni alvine, ovvero , 
se i bubboni occupano parecchi luoghi, senza però alcun carboncello, e mentre 
i polsi sono forti e molli, la cute madida e compaiono sudori universali , sup- 
purano , si avvicina a guarigione. 1 carboncelli invece sono sempre di cattivo 
augurio. 

Collo aggravarsi della malattia crescono rapidamente i pessimi sintomi , so- 
prattutto i fenomeni della debolezza e della colliquazione , sinché 1* ammalato 
presso il quinto o settimo giorno o viene dall'atrocità del male estinto, oppure 
risorgendo 1' energia delle forze vitali, abbattuti gli orribili sintomi essenziali, ed 
anzi manifestandosi il «udore universale caldo ed una benigna suppurazione dei 
bubboni, e di rado ad un tempo orine e scariche di ventre d* ìndole critica, ne 
segue lo scioglimento del male. 

Il decremento della peste suole avvenire con lentezza e tarda esserne la con- 
valescenza. 

Superata felicemente la malattia rimangono per lo più lunga pezza le tracce 
dei bubboni, od anco ulceri gangrenose distruggenti le membra. Le cicatrici la- 
sciate dalla suppurazione dei bubboni si sono vedute riaprirsi in quel tempo del- 
l' anno, io cui la peste soleva dominare , e gli ammalati venir presi allora da 
debolezza, da nausea e da vomito porraceo. 

$ 671. Quando la peste Gnisce colla morte ben di rado decorre oltre il set- 
limo giorno; l'esperienza insegna che talvolta uccide quasi in un istante, op- 
pure nel breve volgere di du»; o tre giorni ( Tucidide, Larrey , Sprrngel ). In 
questa forma acutissima non si scorgeva alcun esantema ne' vivi, ma poco dopo 
la morte scorgevano sul corpo macchie sfacellose. Una cosi maligna forma si 
chiamò nervosa. Alcuni osservarono eziandio nella peste le varietà infiammato- 
ria, catarrale, biliosa e putrida. 

672. Giusta le osservazioni di Pttgnrt i cadaveri offrono flacidezza , occhi 
appannati , nari ed orecchie mandanti corrotto sangue , vasi maggiori del collo 
turgidi , addomine timpanitico , vasi delle meningi egualmente turgidi , cervello 
molle e pollaceo così, die non puossi esaminare / polmoni uello stato naturale; 
cuore pallido, molle e flaccido col ventricolo destro di maggiore volume: stomaco 
di mole parimente accresciuta coli' interna superfìcie sparsa di macchie gangre- 
nose, e talvolta per ogni dove sfacelloso ; cos'i l' interna superficie del duodeno, 
e gli altri intestini poi distesi da gas fetidissimo : cistifellea ripiena di bile asiai 
gialla; arterie vuote: vene turgide di sangue, vasi linfatici assai manifesti ( V. 
G» Frank V c. ). 

§. 673. Vengono più facilmenle e gravemente attaccati da questa malattia i 
poveri che i ricchi, i soggetti infievoliti dalla penuria d' ogni cosa o dall' uso 
di cattivo alimento, dagli affanni, dal timore, dalle malattie, più che i robusti 
ed i vegeti, maggiormente i forestieri che gli indigeni , e per converso non ne 
aono facilmente colpiti i vecchi, t tisici e quelli travagliati da ulceri antiche e 
da malinconia. Narrasi che il contagio del vajolo e del vaccino renda immune 
dalla peste ( Sprettgel L c. ) 



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32 



DELLE MALATTIE CUTANEE ISf PARTICOLARE 



Fra le cagioni eccitanti si annoverano : il contagio, particolari circostanze en- 
demiche dell' Egitto inferiore e della Siria ; col favore di queste anche 1' aria 
troppo calda, corrotta perchè stagnante od in grazia di varj pflluvj di vegetabili, 
di pesci o di altri animali e di umani cadaveri io putrefazione, e ad un tempo 
umida; 1' inedia e le cattive qualità degli alimenti, la grande immondezza, non 
che la costituzione epidemica e varie malattie endemiche, colliquative e nervose, 
come: la febbre intermittente maligoa, la febbre putrida, lo scorbuto, ed anche 
il vajuolo, la scarlatliua , la sifilide e la lepra spesso d indole colliqualiva. — 
11 contagio, checché ne pensino altramente Chicoincau, Nissen e Sioll % è chia- 
ramente dimostrato, ed ha per veicolo soprattutto gli umori mucosi e puroleoti 
e pertanto e meno di natura volatile che fìssa , e mediante 1' aria non opera , 
che alla distanza di pochi passi ; il calore ne giova I' azione , il freddo ne la 
limita ed abbatte; si appicchia meglio alle vesti , che ai corpi umani, ed anzi 
non perde 1' indole tua perniciosa col volgere di intieri anni ; può essere tra- 
sportalo in Europa ( dalla cui virtù grandemente contagiosa ne fu per la pri- 
ma volta devastata nell'anno 542) colle merci, colle suppellettili, colle 
vesti, e sembra attivo primariamente sulla cute, e sui di lei prolungamenti nelle 
cavità della bocca, delle nari e delle vie respiratorie , quindi sui nervi del re- 
stante del corpo e sul sistema linfatico. Non ci è noto in quale periodo di ma- 
lattia cominci a generarsi , ed in qual tempo della convalescenza ne cessi lo 
sviluppo. Fra la sua azione e il manifesto cominciamento del morbo i Turchi 
ammettono sette giorni , ma vario è lo spazio di tempo frappostovi ( Lcrnet ). 
Le circostanze endemiche abili ad ingenerare la peste altrettanto più difticil- 
mente puonnosi determinare, perchè si vede questo malore ricorrere od almeno 
dominare estesamente sul popolo soltanto a certi periodi ; perchè serba quasi 
un ordine fìsso, e perchè si sofferma per un determinato tempo na' luoghi che 
atiacca , onde non è manifestamente sollecitalo uè cangiato dalla stagione , nò 
dal tempo o da altre circostanze. 

S- 674. Sembra che si possa con Laurin ( L. c. p. 35. ) ammettere come es- 
senza della peste un processo analogo al settico, simile cioè al gaugrenoso , ri- 
sultante dall'azione settica del contagio e dalla reazione vitale dell'organismo, 
processo cbe primariamente manifestasi nell' incitazione per la flogosi cbe in 
breve passa in gangrena ed in isfacelo , aecoodariamente nella vegetazione per 
la liquazione e la risoluzione universale. 

S 675. Gli unici periodi dell' epidemia in cui la peste non offrasi deleteria 
quelli sono del cominciamento e del fine : del resto è le molte volte grande- 
mente perniciosa. — Una prognosi poi io qualunque maniera risulta tanto dai 
sintomi, quanto dal conosciuto decorso e genio della epidemia; imperocché si è 
veduto un mite aspetto celare letali insidie ; come per converso pericolosissimi 
fenomeni condurre 1' infermo alla convalesceoza. Una lodevole suppurazione dei 
bubboni è indizio più che ogn' altro apprezzabile di guarigione. 

$. 616. Nella terapia della peste deunosi seguire le stesse regole , che pel 
trattamento del tifo contagioso , modificandole egualmente giusta le diverse ca- 
gioni, T indole della malattia, il grado, lo stadio, la complicazione ( 14), ec 

Le norme projilaliche sono pubbliche e private. Le prime medico- politiche 
consistono nei difendere i popoli dalla importanza del contagio e dall' infezione, 
e nel rinforzare lo spirilo ed il corpo contro la possibile azione del contagio 
stesso; le private sono analoghe a quelle raccomandate rispelto al tifo. — Con- 
tro i primi elicili dell' infezione pestileoziale vuoisi medicare della stessa ma- 
niera che per la tifosa Le unzioni di tutto il corpo coli' olio d' oliva , quindi 
la quiete in lello ed il copioso sudore cbe oe conseguita , costituiscono mezzi 
profilatici assai vantaggiosi già da gran tempo praticati a Smirne, e giusta quanto 



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SCARLATTINA 



riferisce Gràhtrg di Htmsò anetie a Tangeri , per quelli individui , che tono 
appunto sospetti di aver contratto il fomite pestilenziale (Lettera del Sig. Cric 
berg di Hemsò all' III. Signor Luigi Crossi , Dottore ce. sulla peste di Tan- 
geri negli anni 1818 1819. Genova 1820. ) — La cura poi da opporsi alla pe- 
ste stessa, deve esattamente uniformarsi al carattere della medesima, che talvolta 
è manifestamente flogistico, sebbene p < leggiero, tal' altra volta nervoso, putrido 
o bilioso ec. accompagnato dall'esantema , alla gravezza in un cogli speciali 
sintomi urgenti, al modo di decorrere , allo stadio , ec. Laonde conviene usare 
di un metodo ora antiflogistico, ora eccitante, nervino od antisettico , ora anti- 
gastrico, soprattutto emelico ec, come si è detto nella cura del tifo. •— L* ap- 
plicazione del freddo dichiarata utile non e molto da Samoiiowitx contro tale 
malattia sembra convenire grandemente quando debbansi eccitare le languenti 
forze , e por argine alla putredine. L' uso interno dell' olio d' oliva combi- 
nato specialmente all'applicazione esterna , viene da Gràberg solla guida delle 
proprie osservazioni ( /. c. ) dichiarato salutare. Prese per bocca, riferisce egli, 
cinque o sei once del detto olio , ed unta collo stesso tutta la superfìcie del 
corpo mettesi il malato a letto, in cui si rimane !>en coperto e tranquillo fin- 
ché si manifesta abbondante sudore, finito il quale trovasi assai sollevato ed ir» 

Earècchi casi guarito. Tilly (i. c.) conferma 1' utilità di queste unzioni contro 
i peste (15). 

La crisi e la convalescenza dennosi trattare convenientemente giusta le regole 
generali. E ciò dicasi non altramente della cura dei bubboni e dei carboneria, 
la quale debbe avere di mira che i primi vengano condotti da benigua suppu- 
razione, e che quelli e questi non passino in gangren». A tale oggetto porgonsi 
internamente i rimedi così detti nervini ed antisettici, ed esternamente applicami 
gli irritanti, e V ascesso apresi tosto che siasi maturalo. 

Specie II. Scarlattin/t. 

* 

§• 677. La scarlattina { scartatine, febris scarCatinosa , cxanthtma scartati» 
nosum, — Scharlach, Scarlachfìcber ) costituisce una specie di esantemi mneu- 
losi distinta da febbre acuta , da infiammazione delle fauci e da macchie cuta- 
nee di un rosso carico o scarlatto, larghe e per lo più confluenti, le quali va- 
rie di forma e di estensione sono calde , a guisa della risipola si fanno pallido 
sotto la pressione delle dita, queste allontanami/» riprendono il primiero colore, 
e compiuto un corso di sette giorni finiscono colla desquammazione. 

§• 678. La scarlattina debbesi probabilmente ascriverò alle malattie antiche ; 
ingannò le molte volte per una pura cinanche delle fanci , e venne finalmente 
con esaltezza descritta nel secolo decimosesto. Vi ha chi pensa, che l'epidemia 
che infierì all' epoca della guerra Peloponnese, e che fu descritta da Tucidìd& 
fosse la scarlattina unita ad angina maligna ( Malfatti in Hajeland , Jour. d< 
pr. II. B. 12. St. 3. ) ; ma Sprengel ed altri la annoverano Ira le malattie più» 
recenti, primamente delineata da òennert ( Med. pract. L. IV. c. 12. ) nel se- 
colo decimosesto siccome una varietà del morbillo (16). 

Joh. Storch, Prakt. n. Incorri. Trictat vnm Scbnrlachfitber. Gotha 8, 

Fr. Lutlw. Rreysig, Abbondi, iib. d. Scliarlachfieber u. s. tv. Leipz. i8oa. 

Joh. StitglìlZ, Versiteli ciner Ptàfung u. T'trUsstrung dtr /eteli gtwohnlic/tem Iìt- 

hnnd lungsart drs Scharlachftebers. Hannover 1807. 8. 
Heim's, Brmerkwìgen nò. d. l'trslhiedenheìt drs Scliarlactis, drr Rothen u. Maser n , 

voriuglich iu diagrwslicber Hinseicht. Hufcl. Journ. d. pr. II. Man 1S12. 5. Go. etc^ 
l. F. Frank, A. H. Richter, Wi'lliin * Bateiuaiin, Rril op. vii. 

A. Henke, Handbuch tur Eriennln. u. JJeUung dtr Kindei k/teittn. 3. ^fn//. Fraukf. ». 
M. 1821. 8. 

RjUMJittt Voi. IL 3 



DELLE MALATTIE CTJTAWRF IW rARTI COLARE 



Tir. J. J. Reuss, IFtSen der Eaxanthemc etc. TI*. II. Nurnb. 1818. 8. 
J. Armslronph, Prtical illusi mction of the starlet ferver, etc. Lnod. 1818. 
C. Duflschmid, Tractat. de scartatimi, rive responsio etc. Lips 1820. 8- 

§• 679. I caratteri della scarlattina riducono quasi intieramente ai seguenti. 
La scarlattina è per lo più ingenerata di contagio specifico ; tuttavia è pure in* 
dubitalo che può essere prodotta anche primariamente dal concorso di singo- 
lari circostanze non per ancora conosciute, e quindi propagarsi e moltiplicarsi 
per infezione. Accade sporadica ed epidemica : la prima osservasi soprattutto 
nelle citta in ogni tempo dell' anno, la seconda poi sul finire della state ( Sj - 
denham op. Secl. Vl.c. 2.), nell' autunno e nell'inverno sotto un tempo ti- 
mido freddo. La membrana mucosa delle fauci , il reticolo Malpighiano e la 
superficie della cute sono la scie dei sintomi infìammatorj, che le sono essenzia- 
li; ma anche le altre membrane mucose, segnatamente quelle delle prime vie, e la 
pia madre (fora' aneli* Y aracnoidca ) vengono manifestamente addotte in sim- 
patia. La malattia compie un corso determinato , ma però svia facilmente ; è 
proclive a vestire il carattere nervoso ed a passare all' idrope specialmente a- 
navarca , e ci offre «rande volubilità dell'esantema coli' affezione di altri organi 
del cervello specialmente e drlle meningi, ardore più forte che negli altri esan- 
temi, e maggiore frequenza de' polsi che nelle altri febbri. Raro è il caso di feb- 
bre scarlattinosa senza esaulema, distinta soltanto da dolori delle fauci ; più rara 
ancora una seconda o più volle ripetuta invasione del male nel medesimo in- 
dividuo. Il contagio scarlattinoso ha probabilmente per veicolo la materia esalata 
dai polmoni, e dalla cute, non che il rauco che morbosamente si separa nelle 
fauci. 

$. H80. Comincia la scarlattina o con indeterminati segni precursori di indi- 
sposizione, o colla febbre, o colla flogosi delle fauci , o talvolta eziandio colla 
stesssa eruzione cutauea. Ove decorrà regolarmente dal momento in cui svilup- 
pasi I» febbre segue tre stadj caratteristici, \\ febbrile cioè quello dell' esante- 
ma e quello della desquammazione. 

Lo stadio febbrile. ( di irritazione ) , clie producesi comunemente a due , rare 
volle a tre uillemeri , olire i sintomi della febbre infiammatoria è disiinto dai 
seguenti . cute assai calda e secca ; polso molto frequente per lo più duro e 
contratto ( soppresso ) -, grande tendenza al delirio, inquietudine, cefalalgia o ver- 
tigine e sopore, deglutizione difficile e dolorifica, flogosi delle tonsille, ed il più 
delle volte anche del velo palatino e dell' ugola: qualche volta nausea e vomi- 
to ; in alcuni casi fenomeni catarrali ed epistassi alleviarne. Nei fanciulli prece- 
dono non di rado l'eruzione dell' esantema, giuochi de' lendini, convulsioni ed 
eclampsia. — Heim asserisce che fin dal cominciamento della malattia V infer- 
mo tramanda nn odore specifico patognomouico paragonabile a quello che viene 
dalle botteghe di salumi o di formaggio vecchio , o che già scntesi a qualche 
distanza dalle stalle di fiere carnivore ( leoni, tigri ), il qual' odore poco a poco 
scema nel decorrere della malattia. Io non me ne accorsi un po' che alcune 
volte soltanto, ed unicamente nello < mamento della febbre. 

Nello stadio esantematico compariscono sulla faccia alquanto tumida, al collo 
al petto, alle ascelle, alle estremità soprattutto poi alle antibraccia, alle mani od 
ai piedi, e spesso nel restante del corpo, macchie di colore rosso vivace e carico 
scarlatto a seconda che la cute è per sè stessa bianca o brunazza, di varia esten- 
sione e di varia forma, che a poco a poco erescendo e riunendosi ben di spesso 
raggiungono tanta estensione da coprire intiere membra o tutta la superficie dri 
corpo. Svolgousi tali macchie ora ad un tempo in tulle le aeceunate parli , ora 
successivamente dapprima nella l'accia, quindi nel collo e nel petto, sicché 1' c- 



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I 



SCARLATTINA 35 

razione è compiuta talvolta entro lo spazio di alcune ore , lai* altra fra uno o 
due giorni. Questo esantema è accompagnato da turgidezza , da calore intenso , 
da certo prurito ed ardore della cute , e da dolori degli arti se estesamente dif- 
fuso; le macchie non si iporgono dalla superfìcie della cute; sulle prime la tinta 
ne è rosso- pallida, quindi più intensa; premendo colle dita si comportano come 
la risipola, ed ora rimangono piane ( scartar ina liscia^ — scariatina laevis s. 
mactilosa), ora fannosi aspre , ed offrono delle popule rosse o bianche della 
grandezza di un grano di miglio ( scarlattina migliare , — scariatina milia- 
ri* s, miliformit ) , od anche in qualche raro caso delle pustole ( scaria tina 
pustolosa , — scariatina pustolosa ) , meglio delle vesichette ( se. vescicolare, 
— se. vesicolaris ), che contengono un umore limpido o giallognolo , il quale 
disperdei! all'epoca della desqoammazione. Sviluppatesi queste macchie si osser- 
vano per lo più scemare V angina delle fauci e Ja febbre, la cefalea, 1' inquie- 
tudine e T ansietà, e scomparire aiTatto le orine , il sudore , gli sputi e non di 
rado anche 1' epistassi d' indole critica ; ma avviene pure talvolta ( quando pel 
carattere infiammatorio, pelle unite flogosi, pelle varie complicazioni ce, la ma- 
lattia sì aggrava ) , che la lebbre in un coli' infiammazione continui , e che gli 
altri sintomi o compariscono soltanto adesso , o già in corso si aggravino e «i 
associno al delirio, finché poi col farsi pallido l'esantema vengono giudicati. 
Alcuni sintomi gastrici, come il sapore nmaro o salso, la lingua sporca ec, so- 
gliono manifestai si solamente a quesl' epoca. 

L' esantema continua in uno stato di uniforme efflorescenza per due , tre e 
rare volle quattro giorni; poscia comincia a farsi pallido coli' ordine stesso con 
cui sviluppava*!, e finalmente dopo una durata di questo stadio non determinata, 
ma dai quattro ai sette giorni, passa in desqoammazione. L' epidermide cioè grado 
grado in singole parti si fa arida e si stacca in quello stesso mentre che succede 
una diminuzione del prurito, del turgore e del calore della cute , e si separa 
sotto forma di polvere farinacea o di squamme simili alla crusca, o di maggiori 
pezzi offerenti talvolta la figura delle parti (specialmente alle mani ed ai piedi) 
da cui si staccano. La desqoammazione incomincia talvolta solo dopo molti giorni 
dalla totale scomparsa dell' esantema , cstendesi anche all' epitelio, che stacca- 
tosi dalle tonsille non che dal palato molle esce cogli sputi sotto le guise di 
pezzetti cinerei; tale desquammazione dura parecchi giorni ; è altrettanto più ab- 
bondante quanto più diffuso era 1' esantema , e trascorsi sei od otto giorni rin- 
novasi una o due volte tuttavia accade anche per converso , che V esantema 
appena manifesto od anco non percettibile, o mancante affitto, o comparso sol- 
tanto qua e là e passeggiero, dia luogo ad nna notabile desquamamene. Questo 
stadio compiesi tra sette o nove giorni, e talvolta, soprattutto se la dcsquainma- 
siooe ba luogo una seconda volta, producesi ad alcune settimane. 

S* 681. Siccome la malattia di cui è discorso non solamente quando è forte, 
irregolare , disturbata ed interrotta nel suo decorso , ma eziandio quando è re- 
golare e mite, ci olire grande tendenza alle affezioni postume, gli autori pensa- 
rono doversi ammettere un quarto stadio detto secondario ossia metastatico. A 
queste malattie secondarie, che denuosi temere anzi fra i primi quattordici giorni 
dal compimento dell' esantema, che dopo , appartengono : V idrope anasarca eùV 
anche universale, nei fanciulli di frequente l' idrencefalo , nelle femmine caro- 
tiche l' idrotorace e V idrocardia di acuto o di lento decorso; la parotite, le ot- 
ta! mie croniche, la tosse cronica che facilmente termina in tisi; le infiammazio- 
ni diuturne e le suppurazioni deìle fauci facili ad originare ulceri ribelli e fa~ 
gedeniche e soprattutto la carie delle ossa palatine e nasali ; le metastasi alle 
articolazioni che adducouo ora una suppurazione benigna , ora invece un ulce- 
ramento pertinace e distruggente. — Queste malattie secondarie traggono pes lo- 



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36 



DELLE MALATTIE COTANEE IM PARTICOLARE 



più r origine loro da errori di dieta e di regime , talvolta poi da una indivi- 
duate disposizione , e tal' altra finalmente dn un particolare genio epidemico. 
Cos'i iu Vienna la scarlattina epidemica negli auni 1828 e 1829 spiegò iu ge- 
nerale eminente tendenza all' idrope secondario. 

§. 682. La scarlattina offre alcune modificazioni meritevoli d' essere accen- 
nate; osservasi infiammatoria , nervosa e putida, congiunta cioè alia febbre in- 
fiammatoria, uervosa o putrida; benigna e maligna , pura e mista ossia com- 
plicata ; semplice e composta ; epidemica e sporadica ; originaria ed indotta 
dal contagio, comunicata; regolare ed irregolare, a cui denuosì nitrire la scar- 
lattina imperfettamente sviluppata e la retrocessa. 

§. 683. Qualsiasi scarlattina semplice , benigna cioè mite c di decorso nor- 
male, è associata nei primi due stadj a febbre infiammatoria e di giado Ietterò 
( subinflammatoria ). Quando invece vi è febbre ardita ( scarlattina infiamma- 
toria ) la malattia decorre rapidamente ed impetuosamente, e gli enumerati es- 
senziali siutomi aggravansi tosto fortemente ; accadono fingosi di organi uobili 
interni, assai frequentemente delle meningi nell' età infantile e puerile od anche 
dei polmoni, della pleura, del pericardio, del venti icolo, degli intestini, del fe- 
gato o di altri visceri addominali, anzi di molti ad un tempo, le quali fluenti 
osservami per lo più allora quando manca iutieramente la cinauclie delle fauci 
od c passeggera , o non proporzionatamente mite , ovvero quando 1' esantema 
esce fuori troppo lento ed imperfetto , siccome eziandio quando tratto tratto si 
rende pallido ed in singole parti svanisce. Questo slato infiammatorio dove to- 
stamente non si conosca , oppure troppo tardi o malamente si tratti dà luogo 
tostamente ad effusioni umorali assai pericolose ed anco mortali , oppure can- 
giasi in nervoso o putrido. 

1 cadaveri di coloro , che sotto tali condizioni di cose si morirono nel breve 
volgere per lo più di cinque a sette giorni, non solo offrono manifestissimi gli 
indizj di infiammazione portata sino al grado di cagionare la morte ora n i ì .» 
pia madre, ora nella membrana mucosa delle fauci e della parte superiore di 11* 
vie aeree, ora della pleura e del pericardio ec. separatamente , ma talvolta an- 
cora in tutte le iodicate parti ad un tempo, ed inoltre osservali i \entriroIi ilei 
cuore e 1' aorta più oltre 1' arcata di uu colore rosso assai mauilesio. Gli stra- 
vasi di umori sierosi o sieroso-crueoti non mancarono che di rado , ma non li 
trovava abbondanti. Non ho poi veduto giammai né concrezioui , ne ascessi se 
non clic delle fauci. 

684. Per quanto accadde a me d' osservare, la febbre nervosa non accom- 
pagna mai la scarlattina nel suo cominciamento , ma col favore della disposi- 
zione dei malati e del genio dplle malattie domioanti di sovente occorre nella) 
scarlattina già inooltrata, estinto il carattere infiammatorio. La scarlattina mr- 
vosa si conosce per gli indisj del carattere nervoso ( §. 138.) ora improvvisa - 
mente, ora grado grado sviluppatosi, il quale è più sovente distinto da eretismo 
che da torpore; ed in isprcie la diuotano 1' ostinala veglia , il delirio continuo 
1' inquietudine 'grande, le orine limpide abbondanti, il sussulto dei lendini , io 
spasmo della faringe ecc. ed anche le convulsioni , cui si associano polsi assai 
frequenti, piccoli, ineguali, molli o subduri, I' esantema pallido, che qua e là 
oppure in ogni dove prima del tempo scompare, e che alternativamente retro- 
cede e di nuovo manilèstasi. La lebbre scarlattinosa facile a passare in nervo»* 
non di rado osservasi epidemica f talvolta si fa maligna , ed allora tostamente 
finisce colla morte sotto que' fenomeni, che indicano V esilo infausto nella feb- 
bre nervosa. 

I cadaveri dei defuuli di scarlattina nervosa ci offrono in vario grado le mu- 
tazioni morbose più sopra accennate, ed anche talvolta grande mollerà di tulli 



- 



S^RTATTISi 



37 



i nvisroli e «pectalmente del cuore, Uil'alua finalmente ne«inna deviazione dallo 
«lato normale. 

$. 685. Anche il carattere putrido della febbre non si associa alla scarlattina 
r he in segnilo «IT infiammatorio. Dimostrano la scarlattina putrida : gli india] 
della vera debolezza delle forze vanii : il colore scarlatto dell'esantema volgente 
al purpureo, al livido ; le petecchie o la migliare : lo scemameulo del turgore 
della faccia e del restante della cute resasi inoltre ; Uccida ; Ja grande intensità 
dell' angina delle fauci, distinta da notabile tumore, da rossore profondo ed an- 
che dalle afte e da grande lend nza a prestamente finire colla gangrena ; la 
gaugrena stessa ( angina drllr fauci gangrenosa ) , ed insieme i sintomi dello 
stato nervoso universale. Questa modificazione della lebbre scarlattinosa occorre 
nggi giorno più di rado, che per lo passato, epidemica. 

Colle sezioni dei morti di scai lattina putrida mi avvenne di trovare distru- 
zione nelle fauci e non di raro i residui delle interne infiammazioni più sopra 
menzionati ; le cousuele mutazioni indotte dalla lebbre putrida ; talvolta afte 
nella cavita della bocca e uel tiatlo delle prime vie, ed ulceramenti con mar- 
gini duri ed elevali negli intestini crassi. 

§. 186. La scarlattina semplice e pura y roaculosa ossia liscia non è cosi fre- 
quente, come la composta e la complicata di varie guise , a cui appartiene la 
migliare^ e la gastrica saburrale e biliosa. L' ullima soprattutto è comune , nè 
debbesi confondere colia scailattina semplice ebe va accompagnala da affezione 
gastrica puramente sintomatira. 

$. 687. La scarlattina imperfettamente sviluppata in ben pochi casi limitasi 
alla sola angina delle fauci cou rossore intenso della lingua e con afte nell' i- 
stmo e nella faringe, ed alla febbre; uè sempre per questi indizj, ne pel caloie 
della cute grandemente accresciuto, pei polsi assai accelerati , peli' epidemia re- 
gnante, e pel preceduto commercio de' malati , che non avevano ancora soste- 
nuta la scarlattina, con altri che ne erano alleili, puossi con sicurezza conoscere. 
Non è molto raro il caso che sia manifesta soltanto in singole parti , al collo, 
alle mani ed ai piedi. Alcune volte per verità rappresenta una foima di scar- 
lattina mite, ma assai comunemente costituisce un indizio , che la malattia oc- 
cupa piuttosto le parti interne, ed un effetto dell' insufficiente crisi , che debbo 
compiersi coli' eruzione universale deli' esantema. 11 prrehè questa forma è per 
lo più unita alla sinoca , che senza diminuzione si produce oltre lo stabilito 
tempo, anzi si aggrava in quella proporzione che cresce 1' angina delle fauci, o 
cominciano e formatisi eziandio altre delle accennate infiammazioni negli organi 
interni. Questa scarlattina anomala guanto alla forma ed al decorso debbe la 
sua origine più di rado intieramente alla già esistente debolezza degli ammalati 
che all' individuale, alle malattie infiammatorie iu generale ed in ispecie de' vi- 
sceri, al calore della stagione, al cattivo regime riscaldante nello stadio de' pro- 
dromi e della febbre, alla complicazione col reumatismo, alle gravi lesioni della 
cote durante la stagione calda in grazia di raffreddamento, di scariche alvine, di 
salassi che non fossero indicati ec. 

§. WS. La scarlattina retrocessa parzialmente od in tutto si manifesta in 
grado leggiero e fuggevole talvolta soltanto nelle ore vespertine, in cui la feb- 
bre suole esacerbarsi, o nelle mattutine io cui d* ordinario scema di gravezza e 
manifesta tendenza alla crisi, lu questo caso è mestieri guardarci bene dal cre- 
dere sempre che la cagione della retrocessione consista nella mancanza delle 
forze, c quindi nell' insudiciente reazione dell' organismo, o nel raffreddamento. 
Imperocché sebbene possa realmente avervi o 1' una o 1' altra di queste cagio- 
ni occasionali, non è raen vero peiò che si vogliono speciale attenzione quella 
disposizione dei malati e quelle potenze ino ibi fiche, le qnali , come testé dice- 



38 DELLE MILITTIK CUTANEE 1M PARTICOLA*! 

\ 

vasi, determinano nn imperfetto sviluppo della scarlattina; giacché queste ope- 
rano sul bel principio dell' esantema o già compiutosi sono abili egualmente a 
provocare la sua scomparsa dalla cute, come, giusta le qualità loro ed il modo 
di azione, a suscitare flogosi interne, ed a sollecitare il carattere nervoso o pu- 
trido. 

§. C89. ì.n disposizione alla scarlattina osservasi grande nell' età infantile e 
puerile insino circa all' età di dieci auui, e superala una volta la malattia suole 
cessare tale disposizione per tutto il restante della vita. In cosa poi consista , e 
ae diversifiibi dalla maggiore recettività propria a quel periodo di vita per qual- 
siasi nocevnle influen/a, e pelle cagioni eccitanti, che ora accenneremo , non si 
è per ancora potuto disvelare. Fra gli adulti sono prese dalla scarlatiua le fem* 
mine a pielereuza de' maschi, e soprattutto poi le puerpere. 

Alle cagioni recitanti appartengono, a ) il contagio specifico ingenerato dalla 
malattia; b ) particolari indussi della stagione e del tempo; fra i quali poi non 
puossi con qualche probabilità incolpare che 1' atmosfera umida fredda della pri- 
mavera e dell' autunno adulto, e risguardarla quale sorgente delle epidemie scar- 
lalliuose regnatiti per lo più circa gli tquinozj. Tuttavia tali epidemie osservami 
eziandio nel tempo estivo, come accadde in Vienna uell' anno 1822. lo non ho 
]>otuto colle più accurate iudagini avverare, darsi casi di scarlattina sporadica, di 
cui oltre il repentino raffreddamento preso a corpo sudante, sì potesse accusare 
qualche altra cagione occasionale. In un colla scarlattina domina non di rado la 
usi poli. 

§. 690. V. per ciò che riguarda l'essenza della scarlattina, i sintomi, gli ef- 
fetti e le di lei conseguenze in licano direttamente trattarsi di flogosi acuta del re- 
ticolo Jlfalpighiano, della superficie della cute e delia membrana mucosa delle 
latici, e di una un'azione delle membrane interne sierose specialmente delle me- 
ningi accostantesi alla flogosi; la generazione del morbo in grazia di contagio spe- 
dile , i di cui efiVtti manifesti uou pcrmcUono una compiuta conclusione dell' 
indole sua, v la viriti di produrre iufezioue, rendono anche questa infiammazione 
particolare, specifica ; fìoalmeute investigala la relazione di questa flogosi colla 
lebbre, ne conseguita essere quella il prodotto di una crisi di febbre infiamma- 
toria eccitala da particolari influenze attive sulla cute e sui di lei prolungarneuti 
nella cavità delle nari, della bocca e delle fauci. Le quali cose premesse si po- 
trà giudicare intorno le opinioni di altri autori sull'essenza della scarlattina — 
fiJaj'ctts, Codiai ed altri ammettono trattarsi di infiammazione specifica e Goeden 
lilieue la scarlattina siccome la forma fondamentale di tutti gli esantemi, che 
liuuno la loro sede nelle membrane fibrose e liei plessi arteriosi. — Gius. Wendt 
( das Wesen, die Bedeutung und die ariti* Behandl. des Scharlachs. Breslau 
1819. ) crede che la scarlalliua non sia un esantema, ma uua pura flogosi cuta- 
nea ; — Reich e Dàhnc vogliouo nuli' altro essere che uua normale rigenera - 
z one della cute. — Chr. Pfeotfer ( der Scharlaoh t sein TVcsen u. scine Be- 
deutung ecc. Bamberg u. Wùrzb. 1819. ) la dichiara malattia di evolutioue re- 
Kdeule nel corpo papillare della cute. *JM Kreysig ( Heckerss , jinnalen etc. 
Lrliu 1826 H. 3. fi. 4.) pensa che la scarlattina sia cagionala da uua partico- 
lare mutazione del sangue, che ripeta da questa la propria essenza, e che dalla 
medesima si origini la febbre, si produca, si sviluppi e si diffonda 1' esantema. 
Li cosa poi consista quella mutazione del sangue V autore stesso non lo dino- 
ta (17). 

$ G91. La prognosi nella scarlattina vuole sempre grande accorgimento ; im- 
peiocchè accade talvolta che sotto un decorso in apparenza mite soggiaccia re- 
peuiinamente a sfavorevoli mutazioni ed abbia un esito mortale. Ed infalli l'idro- 
pc aua»arca conseguita io alcuni casi anche la icailait.ua untissima. 



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SCARLATTINA 



39 



R carattere attivo, leggerissimamente infiammatorio ed il decorso regolare per- 
mettono in generale un prasagio felice; i più alti gradi poi d'indole infiamma- 
tone, la lenta e non compiuta eruzione dell' esantema, o la retrocessione dèi giù 
manifestatosi e bene sviluppato, continuando ed aggravandosi la febbre infiam- 
matoria ardita, il caratiere nervoso ed il r olliquativo sono pericolosi. Impercioc- 
ché le indicate condizioni (anno temere per una parte le interne menzionate in- 
fiammazioni, soprattutto del cervello e delle meningi, od il repentino mutamento 
del carattere infiammatorio in nervoso o putrido, per 1' altra le funeste sequele 
della febbre nervosa o colliqualiva. 

La complicazione gastrica suole ritardare l'eruzione dell'esantema. 

Valgono poi a recare pericolo istantaneo e morie repentina nel secondo sta- 
dio : l'impedita erazione dell'esantema, il passaggio dell' affezione infiammatoria 
della cute sopra visceri nobili , e ibrs' anche uuo specifico consumami rito delle 
forze vitali ed il discioglimento pure particolare degli umori; nel terzo le ma- 
lattie postume. 

Quando l'esantema d' improvviso scompare vi ha pericolo; lo che talvolta è 
annuncialo da spasmi e da orine abbondaoti limpide. 

Dinotano egualmente pericolo la gangrena delle fauci infiammate e le afte di 
vario colore, icorose e cancrenose. 

La forte infiammazione d*dla membrana mucosa delle nari unita all' angina 
delle fauci e ad uno scolo assai acre, precede una grave affezione del cervello; 
la continua propensione al sonno, il sopore, i deliri senza tregua, gli spasmi e 
le convulsioni ne la dinotano già sviluppata. 

1 bambini del)' età al di sotto di un anno , soprattutto poi nel tempo della 
dentizione , come anche gli adulti, presi dalla scarlattina ne sono comunemente 
più malmenati ; tuttavia anche i fanciulli ed i giovani soffrono gravemente per 
la scarlattina infiammatoria segnalami lite contratta di contagio. 

Se a dovere sviluppatosi 1' esauterna oppure anco regolarmente finito, ciò non 
pertanto continua la febbre ancora intensa , è cattivo indizio ; e dubbio è pure 
1' evento se la desquammazione ritaida as»ai o manca intieramente. 

Che se non avendovi desquammazione, o già in corso o compiuta, mancano il 
sudore e le orine critiche, ma anzi la cute è assai secca ed evacuami poche ori- 
ne crude, pallide, giallo rossiccie; se di quando in quando l'infermo è preso da orri- 
pilazione; se i polsi seotonsi febbrili; se vi ha sete ancora continua, anoressia, cote 
densa sotto il tatto, ed alquanto tumida la faccia, le palpebre, specialmente le 
superiori, ed i piedi non v'ha più dubbio trattarsi di idrope incipiente, il quale 
per lo più attivo od infiammatorio è sovente di difficile guarigione. Che se poi 
tostamente aggravasi se va accompagnato da forte febbre, e se all' idrope cuta- 
neo, che sulle pi ime suole esistere di per se, si associano poscia gli indizi ma- 
nifesti dell' idrotorace, dell' idiocardia o dell' idrocefalo, dubbio e pericoloso ne 
è 1' esito ; imperocché tali esiti cagionano per lo più la morte , 1' idrotorace e 
l' idrocardia talvolta fra uno o due niltemeri ; l* idrocefalo fra poche settimane» 

Non puonnosi giammai dichiarare sicuri dalle malattie postume i convalescenti 
prima di quattordici giorni dal compimento della desquammazione. 

§. 692. La cura giusta le circostanze ora risguarda tuttavia la profilassi^ ora 
la guarigione. Imperocché nascendo fondato sospetto esser certuno infetto di con- 
tagio scarlattinoso ,'ienzachè la malattia si manifesti già sotto la sua forma es- 
senziale, puossi ancora sperare qualche volta di impedirne come nel tifo conta- 
gioso ( §. 664. ) lo sviluppo. Varj soccorsj sono a questo intento preconizzati da 
varj medici, cioè: gli emetici: i sudoriferi siano del novero dei medicamenti, 
siano dr Ile bevande in un col regime convenientemente caldo ; i bagni tiepidi ; 
le lozioni d' acqua alquanto fredda , i vapori di acidi minerali ; la canfora ; il 



40 



DELLE MALATTIE CUTANEE I* PAETICOLAJIE 



calomelano, e questo unito allo tolto dorato <V antimonio , la belladonna a pic- 
cole dosi ( appena efficaci ) giusta 1' idea dell' Hahnemann e le asserzioni di pa- 
recchi medici, da Hufrland raccolte (Journ. d. p. H. 1820. St. 8. , 1822, St. 
6. et 10. ; 1823. u. 8.; 1824. St. 11 ; 1825. St. 11.), e dilucidale 

(ncW opuscolo, die Schutzkrnfl der Belladonna ec. Beri. 1826). Nissuao però 
di colali rimcdj gode di assoluta virtù profilarne*, e soltanto meritevoli «li mag- 
giore fiduci.i sono gli emelici, i disponici, Jc bevande tepide, le lavature ed i 
bagni, non che gli accennati vapori, purché ciascuno in particolare venga scelto 
ed applicato giusta una razionale distinzione delle cagioni speciali. 

■Sviluppatosi gdi l'esantema scailallinoso la cagione eccitante o uon esiste, 0 non 
ptuxsi togliere o fiaccare, come per esempio quando dipende da coudizioni del 
tempo ; per la qual cosa alla prima indicazione , quella che riguarda 1' allon- 
namento e 1' inficvolimento delle potenze uovice , non è concesso di soddisfare 
che per una parte soltanto- 

E per ciò che spetta alla seconda generale indicazione diretta a gua- 
tire la malattia, e che perciò estendesi egualmente al primo che al secondo suo 
stadio, il irattamento viene diflìnito e governato dalla complicazione che per av- 
ventura vi avesse, dall' indole e dalla gravezza drlla febbre, dal grado dell* in- 
fiammazione specifica delle fiuci e della cute ; dai sintomi urgenti più gravi , 
dall'intiera forma della malattia, dal decorso regolare od anomalo, nonché dal 
genio dei mali epidemici. E primamente si noli che la complicazione gastrica 
• lobb' essere tostamente allontanala ora coli' emelico, ora con un purgante anti- 
flogistico, come esige il caso. Ove poi manchi tale complicazione o siasi gi!t lol- 
la , nel primo stadio se vi ha in un coli' angina febbre attiva infiammatoria , 
ma senza esantema , la cura ne' rimedj , nella dieta e nel regime non varia da 
quella raccomandata contro la lebbre calartososubinfianmialoiia (§. 566. 568.); 
alla cinauche poi in particolare si oppongono cataplasmi; collutoij emollienti, e 
•vapori di egual' indo!*-, e così procedesi anche nel secondo stadio, se pure e fio- 
che ciò è richiesto dallo stalo «Iella malattia. La febbre sinoca con cinauche for- 
te , e fora' anche con sintomi infiammaiorj risguardanti il cervello , i polmoni , 
qualche viscere addominale ec, e quando del resto l'esantema sia perfettamente 
od imperfettamente sviluppato, limitato o mollo diffuso, o retrocesso , vuole un 
regime fresebetto , ed alla guisa della sinoca ( Jy 103. e 275. ) un trattamento 
antiflogistico più generoso, colle sottrazioni di sangue universali e locali, nei te- 
neri fanciulli con quest'ultimo almeno; colle bevande e cogli eccoprotici anti- 
flogistici. E sebbene fra tutti gli esantemi la scarlattina primeggi in ciò, che non 
sopporta un modo di cura irritante, riscaldante e stimolante, non debbonsi tut- 
tavia nel metodo antiflogistico oltrepassare i limiti diffiniti da ciascun caso spe- 
ciale, segnatamente poi nell'uso delle sotlrazioni sanguigne e dei purganti ( sale 
Hinaro, calomelano, gialappa ec. ) soperchiamente lodati da Stiegliiz, da Albert 
e dagli Inglesi, e del freddo ; imperciocché trascurando le dovute avvertenze, ac- 
« ade nel primo stadio che la febbre non possa compiere la critica eruzione del- 
l' esantema, che questo nel secondo s adio non raggiunga il compiuto suo svi- 
luppo, o che finalmente faccia un decorso grandemente anomalo, che scompaia 
I' esantema slesso, e che avvengano metastasi pericolose ai visceri e carattere ner- 
voso o colliqnativo (18). 

E quanto attiene alle afTusiooi fredde qui pure come nel tifo ( §. 664. ) da 
t ttrrie, da Kolbanj-, da Heuss, da Armstrong, da Fròlich, da Albert e da molli 
alni grandemente vantate, ed alle lavature de' maiali con acqua fredda mista ad 
aceto tentate da TVillan in luogo delle effusioni , credo notare le seguenti co- 
se : 1 ) che le prime siccome rimedio ernie*» non convengono certamente 
ncila scarlattina mite semplice « regolate ; alle ultime poi , se non fi praticano 



SCARLATTINA 41 

■otto la direttone e presenza del medico, preferisco per sicurezza il metodo re- 
0 iprnMiir, quindi il mollitivo diapnoico. 2 ) Clio qui giova richiamare alla men- 
te quella posizione di cose arccnnate nel trattato del tifo sull'uso di tai soccorsi, 
che sono pure vietati dalla presenza delle fintosi finche non siausi fiaccate colle 
necessarie sottrazioni di sangue, coi rimdj e colle bevaude di azione antiflogisti- 
ca, e con un regime modeiainenle freddo. 3 ) Che pertanto potranno recare il 
celebrato vantaggio soprattutto nel primo stadio, avendovi febbre forte continente 
eoo calore as>ai aumentalo ( *f- 105. F. e più olite), cute secca, offuscamento 
di capo, grande inquietudine, delirj vìvaci e dolori intensi delle fauci, applican- 
dole più volle il g lorno culla maggiore circospczione. 4 ) Che sotto gli eguali 
sintomi anche nel secondo stadio saranno abili a recare ali retiamo più sicuro 
giovamento, quanto più presto verranno usate, e soppraltutto a facilitare la com- 
piuta eruzione dell' esantema lento a comparire, ed a richiamarlo se retrocesso, 
quando la febbre infiammatoria od anche lo stato irritativo forte de* visceri sono 
la cagione delle indicate anomalie ( V. Hrnke op.cit. P. 1. p.432. ) 

§. 694. Alla scarlattina di carattere nervoso, il quale quasi mai non mani- 
festasi prima del secondo stadio e del suo compimento , si oppone un metodo 
di cura eccitante, nervino ed esterni. mente stimolante, irritante, quale si è indi- 
cato contro la febbre ntrvosa al §. 144. Se continua 1' infiammazione delle fa- 
uci e più non richieega una locale evacuazione di sangue , meritamente racco- 
mandansi i senapismi od i vescicanti applicati intorno al collo od alla nuca , 
quindi i cataplasmi od i fi memi mollilivi , più tardi aromatici, il linimento vo- 
latile semplice o colla canfora re. In que»lo coso producono egregi effetti i ba- 
gni locali e le lavature con acqua tiepida praticale con tutta precauzione. — Al 
retrocedere sotto questo rnraiicre febbrile V etanttma, lo che suole addurre pe- 
ricolosi sintomi riguardanti organi imerui , olire il dovuto riguardo di allonta- 
narne la cagione occasionale, vuoisi tostanti nle operare sulle forze io generale, 
e sulla cute in ispr< ie, recitando ed irritando mediatile I' uso di bagni e di lo- 
zioni tiepide ed arrmatiche , de' senapismi ai polpacci ed alle braccia , di una 
temperatura elevata, di leggiere frizioni, di clisteri stimolanti, ec, amministrando 
in pari tempo internamente infusi di camomilla, di radice di valeriana ec. colla 
cantora, col liquore di corno di cervo, col maschio (19) ec. 

§95. La narlattina putrida dev' essere trattala come la febbre pulrida 
( S '"-3. e seg. ), e la cinaorhe gangrenosa delle fauci , che per lo più T ac- 
compagna, giusta i precetti esponi intorno questa infiammazione (§. 596). Seb- 
bene in tale varietà di scarlattina il calore si aumenti grandemente , anzi si fac- 
cia mordace, tuttavia lo stesso Currie guidato dalla propria esperienza dichiarò, 
che in questo caso le effusioni fredde sono nocevoli (20). 

$. 696. Per soddisfare alla terza indicazione , quella cioè di invitare, dirigere 
e promuovere una favorevole crisi, è mestieri che il medico vi ponga mente sin 
gi. } i dal secondo stadio della malattia. £ pertanto a norma dello sialo delle forze 
vitali, giusta il grado e 1' indole della lebbre, e secondo i fenomeni critici che 
pia si fossero manifestati, dovrà ame ricorso ad un modo di cura ora diapnoi- 
co mite d' indole < mediente e diluente, ora diaforetico più forte , eccitante e 
quindi ad un regime moderatamente caldo , a bevande e rimedi ora mollilivi 
diluenti tepidi e diapnoi ci, ota più o meno stimolanti e riscaldanti. La maniera 
di applicazione è quella stessa , che suggeriva pel trattamento della crisi della 
febbre catarrosa leggiera e semplice, od infiammatoria, e nervosa, o colliquali- 
ta($. 568). 

§. 697. La cura della convalescenza viene suggerita dagli effetti e dalle se- 
quele della superala nul-ittia, e si accorda con quella della convalescenza suc- 
ceduta alla febbre catarrale od infiammatoria, e talvolta con quella ezia ndio ch« 
conseguita la lebbre uervosa o putrida. 



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DELLE MALATTIE CUTANEE !!« PARTICOLARE 



§. 6D8. Meni certissimi di prevenire V idrope quelli sono, die costituiscono 
il conveniente trattamento dell'intiera malattia, il giusto regime e l'idonea dieta, 
e pertanto quelli, die servono a promuovere od almeno a sostenere com la tra- 
spirazione cutanea, die tutte le secrezioni ed escrezioni normali,, continuandone 
l'uso per alcune settimane dopo compiuta la desquammazione. É della massima 
importanza 1* evitare ogni raffreddamento e qualsivoglia errore dietetico. — Che 
se poi si mani'èstassero i sopraccennali ( §. 691.) prodromi dell' idrope, op- 
pure vi avesse già V idrope , la terapia varia, col variare della cagione ecci- 
tante , od a norma che trovasi unito , come comunemente accade , alla feb- 
bre attiva infiammatoria , od a qualche infiammazione, ovvero per conver- 
so alla debolezza universale , lo che ben di rado osservasi , ed in seguito 
solamente alla scarlattina nervosa o putrida, nell' idrope sviluppatosi lunga pez- 
za dopo la scarlattina e lentamente originato da precedute potenze chiaramen- 
te debilitanti , ec. £ perciò nei casi comuni e nella maggior parte vuoisi op- 
porre a quest' idrope un metodo antiflogistico-diapnoico in uo col diuretico, 
e ricorrere una o due volte, se è duopo, al salasso. Sono inoltre indicati il cre- 
more di tartaro solo o col nitro o colla digitale, o questa di per sé, la squilla 
marittima, 1' ossitniele scillitico, il tartaro emetico a ripartita dose, separatamente 
od unito al cremore di tartaro, al roob di sambuco ec, in un coi bagni tiepidi, 
e col regime equabilmente caldo. Essendo mitissima, oppure mancando intiera- 
mente la febbre, od avendovi sufficiente vigore di forze, recano talvolta pron- 
tissimo vantaggio i purganti, come: l'infuso di foglie di sena semplice o 
composto, cioè l'infuso lassativo del DUp. Vie no. con qualche sale, 1' elellua- 
rio lenitivo, ec. — Neil' idrope passivo tornano di giovamento la Scilla collo 
zolfo dorato d' antimonio e colla canfora , 1' infuso di bacche di ginebro col- 
1' ossirniele scillitico, il tartaro emetico a piccole dosi , 1' infuso di poligala se- 
nega, il decollo di radice di ononide spinosa , gli amari insieme ai testé accen- 
nati, ce. 

Sul fine di questo trattamento è le molte volte mestieri ricorrere ai rimedj 
roboranli, alle sostanze amare, alla corteccia peruviana ed al ferro. 

Specie 111. Rubeola. 

§. 699. La rubeola (rubeola, roseola, rosolia. — Iìótheln, IH itela, Fetter- 
mascrn ) ritiensi da Kapp, da JViehmann e da alcuni altri siccome una apicie 
reale sostantiva di efHorescenze acute, ma dalla maggior parie vuoisi nulla più 
essere che una varietà o della scarlattina ( Formej-, Ueim. Hujeland ), ovvero 
talvolta di questa, tal' altra del morbillo ( Ueberlacher , Jahn ). lieil sostiene 
occupare essa un posto di mezzo tra la scarlattina ed il morbillo , ma avvici- 
narsi maggiormente alla prima, e Marcus vuole che stia alla scarlattina , come 
la varicella al vajuolo. Le mie proprie osservazioni mi traggooo al partilo di 
coloro, che pensano essere una varietà della scarlattina , colla quale in ciò si 
accorda, che suol essere distinta da cìnanche delie fauci, che l'esantema si ma- 
nifesta al secondo giorno dopo il cominciamento della febbre, che sotto la pres- 
sione delle dita si comporta come la scarlattina , che termina colla separazione 
dell' epidermide in grandi lembi, e che giusta Ueim ne viene lo stesso ingrato 
odore che la scarlattina (21). 

Ziegler's, Beobachlungen a. d. Artneyw. ch'ir, und gericfitl. Asintyk. Leips. 1788. S. 
Hi. u. ff. 

S G. Vnpd, J. P. Frank, C. Sr>reneet, A. G. Riehter, A. Henke op. cit. 
Hi in», Rrmerkungen ùò. d. l'erschtedenh. des Schtrlachs. dtr Jlotheln u. der Mastra* 
vìe. ere. In llùi'elund's Journ. d. pr. U. 181 a Mar*. 



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MORBILLO 



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§. 700. La rubeola ii manifesta eoo macchie rosse od eguagliatili ii motbillo 
tuita>ia di colore più vivo, alquanto maggiori ( del diametro di una ad uoa li 
uea e meno ), di l'orma irregolare, esadamertle limitate, oppure senza bene di- 
stinta periferia, della grandma di un grano di miglio tagliato di mezzo, le quali 
dal centro di color rosso intenso fatinosi più pallide verso i margini. Nei casi 
miti sono rare, numerose per con>erso ne' casi gra\i , molto più grandi estese 
a due linee. Nel secondo giorno ed in alcuni altri successivi facendosi assai 
rossa tutta la cute interposta, offrono la vera forma della scarlattina. 

Preceduta la febbte io un colla flogosi delle fauci ed una tosse leggiera, sema 
gli altri sintomi catarrali e specialmente 1' ottalmia , accade 1' eruzione ad un 
tempo sopra tutta la sopeiGcie del corpo. Le macchie sono piane e lisce sparse 
piuttosto frequentemente di papule mililormì; dopo tre o quattro giorni si fanno 
pallide, dopo il sesto e sino al decimo scompaiono , e terminano colla separa- 
zione dell' epidermide io grandi pezzi. 

§. 701. Il decorso, il uumcro degli siadj e la durata della rubeola non si 
scostano da que' della scarlattina; la cioanche poi sviluppatosi 1' esantema con- 
tinua anzi si aggrava; la ftbbre è comunemente d'indole in6amroatoria ma più 
leggiera; V esaulema non retrocede cosi facilmente; raro è il caso di grave affe- 
zione del cervello, e l' intiera malattia è per lo più mite e benigna. 

§■ 702. La disposizione alla tuLeola occotre soprattutto nell' organismo in* 
fannie. La cagione eccitante ne è il contagio, e siccome la rubeola suole pre- 
cedere e conseguitare la srailattina epidi mica , è piobabile che vi coucotra e- 
ziandio una particolare costituzione dell'atmosfera e del tempo, come si disse 
delle cagioni della scarlattina. 

S- 703. // modo di cura è quello stesso che si conviene nella scarlattina. . In 
parecchi casi basta un metodo di medicatura antiflogistico-diapnoico in un col 
convenienie regime per tutto il decorso della rubeola (22). 

Specie IV. Morbillo. 

§. 704. Il morbillo ( morbilli, — • Afasstrn, Flecken) costituisce' uoa specie 
pellicolare di esantemi acuti, m acuì osi e coutugiosi, accompagnata essenzialmente 
da febbre, da siutomi catarrali, da macchie di un rosso carico , leuticolari, al- 
quanto sporgenti sulla cute, le molle volte confluenti , e da successivo sciogli- 
mento dell* epidermide in forfora. 

TI.. Sydenbaro op. cit. 

Il oseu von Rosesustein, Ahhandl. 9. d. Masern. A. d. Sehned. i;G3. \ 
Bur!»eriu», J. P- Frank, Cooradi, Ricbter, Heuke, Rei), AVillan, Jos. Frauk, op. cit. 
Hciiu's, Bemerkungen etc. 

§. 705. U origine del morbillo ci è ignota; probabilmente, come il vainolo , 
nato nella zona torrida venne dall' Arabia trasportato in Europa nel secolo duo- 
decimo o decimoterzo in occasione delle crociale. I suoi caratteri diagnostici 
tono i seguenti. II morbillo viene di contagio specifico e verosimilmente anche 
di una particolare costituzione dell' atmosfera e del tempo. 11 contagio si co* 
m unica o per immediato commercio coli' infermo , o mediante oggelti , soprat- 
tutto non lisci che furono in contatto di quello , rd anche per mezzo dell' at- 
mosfera che circonda il malato. 11 morbillo occorre più di spesso epidemico che 
sporadico, e comunemente nella primavera e nell' autunno sotto quelle condi- 
zioni di tempo che giovano Io sviluppo delle affezioni catarrali ; non occupa 
soltanto la cute, ma si è veduto « ziandio nelle fauci, mila tiacln-a e sino nella 
superficie delle viscere toraciche ed addominali ( Liettaud, Prècis des AJèdi- 



Vi 



nei. LI. MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 



cine, p. GO'i.). Più che le altre efflorescenze acute va accompagnilo da affe- 
zione delle membrane mucose degli organi della respirazione , soprattutto poi 
della laringe e della trachea, quindi delle nari e delle palpebre, le quali mem- 
brane ci offrono eminenti i fenomeni catarrali. La malattia segue un determi- 
nato decorso con insigne tendenza alle emorragie , al carattere colliqnativo , ed 
a malattie postume degli organi destinati alla respirazione, soprattutto poi a dar 
luogo alla ematiche membranacea nei fanciulli, alle infiammazioni ed alle sup- 
purazioni della trachea, dei bronchi e dei polmoni. Rarissimo è il caso di feb- 
bre morbillosa senza esantema, meno raro invece che la stessa malattia assalga 
due volte lo stesso individuo, ma allora la seconda volta ci offre uno sviluppo 
imperfetto ( TVillan ). Veicoli del contagio sono : la materia esalata dai pol- 
moni e dalla cute, le laciime, la saliva, il sangue ebe fluisca dalle lesioni del- 
l' esantema in efflorescenza, siccome ne lo provano gli innesti praticati da Home 
e l'epidermide in desquammazione forforacea (23). 

§. 706. Nel decorso del morbillo notansi, oltre i prodromi per lo più Sco- 
statiti, tre stadj, quello cioè della febbre, dell' esantema e della desquamazione 
forforacea, ciascuno dei quali compiesi in tre giorni. 

Lo stadio febbrile ( stadio di irritazione , di fermentazione ) , il quale pro- 
ducesi sino alla comparsa del morbillo, è dinotato: a) dai sintomi di forma ca- 
tarrale, come: rossore, calore, dolore degli occhi e fotofobia, lacrimazione, tu- 
more delle palpebre, corizza, starnuto frequente, cefalea soprattutto ai seni fron- 
tali, gravezza di capo, cattiva disposizione dell'animo, raucedine, tosse secca, 
dispnea, senso di punture nel petto e talvolta eziandio difficile e dolorosa deglu- 
tizioue; b ) dalla febbre continua remittente attiva , più o meno infiammatoria. 
Qualche volta vi si associano sintomi gastrici e Io stesso vomito o la diarrea. 
L' ammalato diffonde un odore specifico dolcigno che Heim paragona a quello 
che viene di penne di oca viva, od estralte subito dopo uccisa. 

1 testé accennati sintomi catarrosi di vario grado, ora accompagnali da febbre 
manifesta ora no , precedono in qualche raro caso di parecchi giorni ( sino di 
nudici e di diciassette, come ho io stesso osservato ) I' esantema, e danno luogo 
»d alcune notabili esacerbazioui, sinché quello si sviluppa — Comunemente pe- 
rò il morbillo sotto la seconda e U terza esaceibazione vespertina della febbre, 
o subito dopo, si manifesta, e primamente alla faccia, accompagnato talvolta da 
inquietudine, da ansietà, da polso irregolare, da convulsioni e da epistassi, — ed 
ecco il cominciamelo dello stadio dell' esantema. In seguito poi spunta alle 
mani ed alle braccia, successivamente al collo, al petto, all' addomine, al dorso 
e finalmente nelle estremità inferiori. Sono macchie bruno rosse, dapprima pic- 
cole, ma tostamente crescono acquistando pressocebè la circonferenza di una len- 
te, non dissimili alle morsicature de' pulci, ora circolari, altre volte oblunghe, 
nella periferia non esattamente limitate e più pallide nel centro aventi per lo 
più una vescichetta piccolissima che appena può scorgersi, alquanto dura, piena 
ne' primi giorni di un umore limpido, e così 1' esantema bene sviluppato spor- 
ge sulla cute, specialmente alla faccia che è alquanto tumida , a guisa di lenti 
tagliate trasversalmente. L' eruzione morbillosa sebbene sia talvolta assai numerosa 
alla faccia ed in altre parti , tuttavia non suole farsi confluente che a decorso 
inoltrato, nel qual caso presenta estesi tratti rossi, diffusamente tumidi e di varia 
figura ; del resto però quand' anche riunita quasi direbbesi , a mucchi od a ra- 
cemi ben di rado scorgesi equabilmente diffusa sopra tutta la superliciedel cor- 
po. L' eruzione del morbillo nel decorso mite e regolare non osservasi , come 
giù avvertiva Syoenham (Obs. med. Sect. IV. c. 5.) egualmente critica , che 
quella della scai lattina, del va j mio ecc.; imperocché i sintomi catarrali e la feb- 
bre continuano dopo compiuta V efflorescenza, non iscemaoo che allora quaudo 



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M0IH1ILL0 



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V eruzione si fa pallida , quindi in un coli' esantema , e cessano all' avvenire 
della forforacea desquammazione. Quanio più la febbre è grave altrettanto più 
pronta e più copiosa suol' essere l'eruzione. Nello stadio dell'esantema la tra- 
spiratone, c soprattutto poi V alito degli ammalati, prendono un odore specifico 
acre, addetto. — Scorsi tre giorni di esantema in efllorescenza , e pertanto al 
sesto o settimo giorno di malattia , comincia a farsi pallido collo stesso ordine 
con cui si sviluppava, a poco a poco si fa più raro, e finalmente termina colia 
desquammaziooe forforacea, la quale costituisce lo stadio terzo , la cui durata è 
di ire o quattro giorni. In questo stadio di desquammazione forforacea l'epider- 
mide nei luoghi in cui vi aveva il morbillo e che pruriscono si separa sotto 
forma di polvere farinacea , o di squamine simili alla crusca, ed in pari tempo 
tciolgousi i fenomeni catarrali , e viene giudicata la febbre con isputi cotti pu* 
riformi, col sudote acidetto, colle orine copiose critiche, qualche volta con leg- 
giera epistassi , e di rado coli' alvo diarroico. Finita la desquammazione rimane 
un rossore profondo ma leggiero, che svanisce poi a poco a poco. 

E raro il caso che manchi questa desquammazione e non ne derivi allora al* 
cun datino ; imperciocché in tal caso la febbre non isciogliesi , e succedono le 
malattie postume più sopra menzionate, soprattutto negli organi resp'ratorj e ne* 
gli occhi , oppure , anco flogosi ed indurimenti delle ghiandole, artralgie e osti* 
nati tumori delle articolazioni, furoncoli che di quando in quando ripullulano e 
facilmente fannosi gaogrenosi, e diarrea pertinace, che consuma le forze ed arreca 
la tabe. 

$. 707. Distinguonsi i morbilli in originari e comunicati ( per mezzo di con- 
tagio) ossia acquisiti; in infiammatori , nervosi e colliquativi ; in benigni e 
maligni ; in epidemici e sporadici ; in puri e complicati. 

S- 708. I morbilli originali di contagio, vanno almeno da principio uniti a 
febbre attiva, infiammatoria, la quale dove sia moderata, e l'intiera malattia 
leggiera e benigna compie il sopra descritto normale decorso: che se per con- 
verso è grave, distinta da grande calore, da polso duro, forte, pieno ecc., so* 
gliono associarsi infiammazioni della laringe , della trachea o dei bronchi , dei 
polmoni o della pleura con tosse acerba e sputo di sangue , non che gravi of- 
talmie; l'esantema esce fuori per lo più prontamente ed impetuosamente; nei 
bambini spesse volte sotto le convulsioni, uegli adulti sotto foltissima cefalea e 
sotto il delirio ; la febbre nell' eruzione anzi si aggrava che scemare ; le mac- 
chie prendono vivace colore e si fanno assai rialzate ; slilla del sangue dalle na- 
ri e da altre vie con sollievo, e durante la troppa pronta desquammazione rin- 
novanti le flogosi soprattutto della laringe, della trachea e dei polmoni. 

§. 709. Nei inoiLùii sotto il cui decorso la febbre prende il carattere nervo- 
so, scorporisi è vero i sintomi catarrali , ma piuttosto spasmodici che flogistici , 
le orine limpide ed acquose , ed altri iudizj dello stato nervoso ; 1* eruzione 
quando non siasi già compiuta avviene irregolare e senza lo scemamento degli 
altri sintomi; l'esantema slesso è di un rosso- pallido , poco elevato, di figura 
irregolare , misto alla migliare , e per qualsiasi anco piccola cagione retrocede 
facilmente con subitanea esacerbazione della febbre e manifestazione di perico- 
losi sintomi nervosi ; la crisi è imperfetta, la desquammazione molte volle appe- 
na sensibile , e v' ha quasi sicuramente ad aspettarsi che si sviluppi 1' una o 
1' altra delle malattie postume di cui si è dello più sopra. 

710. 11 morbillo cui sopravviene il carattere febbrile putrido , e che tal- 
volta è epidemico, ma pur auco spoi adico, è dinotato da ardente calore, da e- 
variazioni, segnatamente da emoi regie, da diarrea e da sudori colliquativi , di 
rossore profondo tendente al livido dell' esantema, da petecchie qua e là spar.e 
da grande disperdimento di forze, e talvolta da indole veramente maligna. 



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nr.LLE MALATTIE CUTÀNEE IN PARTICOLARE 



§ 711. Il morbillo cos'i detto spurio, che che ne pensino alcuni medici (S.G. 
f'ogcl, flfetzger ed nitri ) non sembra che realmente costituisca una particolare 
specie di esantema. E vi ba piuttosto a sospettare , che certe modificazioni di 
scarlituina mite, di urticaria o di migliare simili di lontana miniera al morbillo, 
abbiano Iraito in errore, venendo scambiate con quest' ultimo. 

§. 712. 1 cadaveri degli individui morti di morbillo oltre gli effetti del ca- 
rattere infiammatorio e fors' anco colliquativo offrono gli indizi di flogosi ora 
profonde della membrana mucosa della laringe, della trachea, dei bronchi, o del 
ventricolo e delle intestina, rossore cioè, muco abbondante, ulcerette ed afte. Io 
non ho potuto fio' ora scorgere le macchie morbillose alla superficie de' visceri 
del petto o dell' addomine. 

5* 713. I fanciulli e persino i feti tuttavia stanziati nell' utero sono grande- 
mente disposti al morbillo , meno gli adulti e pochissimo i vecchi ; alla stessa 
maniera che accade rispetto al vajuolo ed alla scarlattina, estinguesi la disposi- 
zione superatasi una volta convenientemente la malattia. Siccome cagioni ecci* 
tanti puonnosi accennare; a) il contagio particolare, di cui si è detto più so- 
pra (§. 705. ); b) la costituzione particolare dell'atmosfera e della stagione , 
che non ai conosce per ancora intieramente, e che è la fonte del morbillo epi- 
demico. 

§• 714. Se vuoisi argomentare dell* essenza del morbillo dalle cose sin qui 
esposte , sembra consistere in una febbre acuta , ed in una specifica irritazione 
del reticolo Malpighiano e di tulle le membrane, mucose , di quelle segnata- 
mente, che rivestono le cavila delle nari e le vie respiratorie, congiunta a gran- 
de tendenza a cruente escrezioni rd a virtù contagiosa, irritazione da idiopatica 
affezione della cute e de' suoi prolungamenti, e fors' anche dei polmoni (24). 

S- 715. La prognosi del morbillo in generale puossi pronunciare meno sfa- 
vorevole, che rispetto al vajuolo ed alla scarlattina. Tuttavia nei casi speciali 
può riescire mortale, qnand' anche leggiero e benigno , io grazia delle seqnrle 
talvolta diuturne ; ed il morbillo gravemente infiammatorio, o quello nervoso e 
putrido lo può dello stesso modo , che le febbri infiammatorie nervose e pu- 
tride. 

Nella estate suol' e nere più mite che nell' autunno e nell' inverno. 

La cattiva conformazione di petto , le precedute mdallie polmotiali , 1' età 
avanzala dei malati, V esantema molto copioso, che esce fuori disordinatamente, 
che si fa confluente, che è mi»to a petecchie, e che retrocede all' improvviso e 
senza manifesta desqaammazione, sono altrettante circostanze che ora di per sè , 
ora perchè indizj certi di malattie secondarie, denno ritenersi di cattivo au- 
gurio. 

Quanto più la tosse è forte, e quanto più a lungo producesi oltre lo stadio 
della desquamamene, altrettanto più vi ha pericolo di tisi polmonale. 

L' eruzione cjie larda a manifestarsi dopo lo incomincia mento di moderata 
febbre è indizio favorevole, 1' eruzioue per converso precoce è iufausto segnale. 

Il vomito che continua dopo compiuta 1* eruzione è di cattivo indizio ; la 
diarrea moderala di buon augurio. 

I fanciulli che hanno raggiunto almeno 1' età di tre anui ne sono presi più 
leggiermente che gli adulti, e soprattutto le gravide, le puerpere ed i bevitori ; 
tuttavia anche nei teneri fanciulli può riescire mortale se la malattia coincide 
col periodo della dentizione, ed in tolti quando vi abbia la complicazione della 
tosse convulsiva. 

La morte mU" avvenire nello stadio di desquammazione; la nona giornata è la 
più pericolosa. 

I segni di lodevole o di cattivo sialo di malattia risultano facilmente dalla 
nosografia più sopra esposta. 



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§. 7UJ. Come in ogni allro malore che può nascere di contagio la cura e 
profilattica e sanatoria. 

Allorché regna un' epidemia morbillosa i sintomi catarrali gravi ed universali 
nei soggetti che non abbiano per anco superato il morbillo , e la conoscenza 
avervi avuto commercio con altri affetti dello stesso male, rendono probabile il 
sospetto d* infcziene, i rimedj diaforetici interni ed esterni, e specialmente gli e- 
rnetici, se d' altronde sono indicati , ed i bagni tiepidi purché siano convenien- 
temente praticati anzi il cominciamoti io manifesto della lebbre, sono abili a pre- 
venirne lo sviluppo. Ed all'oggetto poi che riesca meno grave e mano maligno, 
merita certamente, soprattutto nel tempo di regnante epidemia morbillosa mali- 
gna, V attenzione de* medici V innesto praticato la prima volta da Home ( Prin- 
cipia medicinae L. II. Sect. 8) nell'anno 1753, come gii* ne feci mo cenno al 
§■ 705, e poi con favorevole risnllamrnto continuato da Morirò e recentemente 
da Locatclli e da Speranza ; imperciocché il morbillo detcrminato coli' innesto 
fu sin qui sempre mite, scevro d. pericolo, né mai conseguitato da malattie se- 
condarie. — L' innesto praticasi dello stesso modo, che la \accinazione. — Nel 
giorno testo seguono 1' iniezione leggieri sintomi catarrosi, i quali formano il co- 
minciamento della malattia. 

§. 717. La guarigione della malattia stessa mite regolare e benigna ottiensi 
spesse volte senza rimedj , ma soltanto col regime moderatamente ed equabil- 
mente caldo e colla dieta, quale si conviene nella febbre catarrosa mite ($. 60.). 
Del resto il trattamento vuol essere diretto dal carattere e dal grado della febbre, 
dalla gravezza ed estensione dell' affezione catarrosa, ed uniformato ai determinati 
Stadi dell' intiera malattia. £ pertanto richiedesi comunemente sulle prime uu 
modo di cura moderaute ed emolliente, quindi più o meno antiflogistico cosi de- 
bilitante che diluente, solvente e rilassante, e collo inaridire dell' esantema e lo i> 
uoltrarsi della desquammazione mollitivo e diaforetico. Che se poi tosto o tardi 
avvenisse mutazione di carattere febbrile sono indicati giusta le diversità dei casi, 
ora il metodo antiflogistico generoso, ora lo eccitante ed irritante diretto special- 
mente sul sistema nervoso e cutaneo, ora lo eccitante antisettico, come richiedesi 
nella febbre infiammatoria o nervosa o colliquativa, avendosi però sempre spe- 
ciale riguardo ai sintomi catarrali negli organi respiralo! j e negli occhi, e grande 
attenzione alle emorragie, che comunemente compariscono , e che sono talvolta 
critiche, tale altra puramente sintomatiche (25). 

Se avvenne retrocessione dell' esantema debbesi, come si disse parlando della 
scarlattina retrocessa (§. (>D4. e 695), indagarne la cagione occasionale ed al- 
lontanarla, e per richiamarlo vuoisi senza indugio ricorrere inoltre ni necessario 
liattameuto accomodato a ciascun caso speciale giusta i momenti indicanti ivi pure 
esposti. 

Quando la febbre ed i sintomi catarrali volgonsi alla crisi e 1' esantema alla 
desquammazione debhonsi convenientemente governare le forze e le operazioni 
della natura, e soprattutto devonsi aver di mira i sudori e le orine critiche. 

§. 7 18. Durante la convalescenza è di grande importanza intrattenere libera 
la traspirazione ed a meno che leggierissima non sia la malattia togliere merce 
gli opportuni rimedj egualmente che col regime dietetico la debolezza, che per 
avventura fosse rimasta, e giovare l'assimilazione e la nutrizione. I convalescenti 
si attengono ancora per alcune settimane ad un regime moderatamente caldo e 
sempre dell'eguale tenore; ben coperti si assuefaccino a poco a poco all' aria 
atmosferica; ma evitino cautamente l'umidita ed il freddo. 11 metodo roborantee 
nutriente debb' essere praticato quando occorrano condizioni eguali a quelle ac- 
cennate al §. 5(i9. dopo la febbre catarrale. 

S- 7J9. Le. malattie tatuine debbonsi curare giusta 1' indole e la gravezza 



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DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 



loro ; il die onde si pratichi eoo felice successo , * mestieri considerare esatta- 
ineote l'origine loro, dal morbillo cioè, la sede e V estensione, e tutte le indi- 
viduali proprietà del malato. 

Specie V. Petecchie. 

§. 720. Chiannnsi petecchie (pcticulac di Saho Diverso; Imitatine, puncticttta 
di Fracastoro , purpurei di Sagar e dei Francesi , pelechiarnm morbus di C. 
Strak; — Petcchien, Petetchen) macchie rosso-vivaci od oscur*, orb.colaii, non 
elevale, della grandezza di un puoto a quella di una l««ntc, che sviluppami in 
ogni parte della superficie cutanea, ma soprattutto dove più delicati sono gli in- 
tegumenti , che non iscompaiono sotto la pressione delle dita, che non recano ne 
prurito nè ardore, ec. 11 più delle volte decorrono seni;» febbre , c dopo una 
durata diversa più o meno determinata dissipanti senza desqua turnazione, sebbene 
però in qualche raro caso questa pure abbia luogo. 

Car. Strak , Obs. med. de morbo c. petechiis etc. Carolsr. 13G6. Deutsch von de Meza. 

Kopenh. 1777. 
Burserius, J. P. Frank. B» temano, Jos. Frank op. cit. 
A. G. Richter, Med. ch'ir. Aumerk. R. II. S. f35. 
J. Pi. Beck, Diss. inaug. med. de petechiis. Vieo. 1816. 

S- 721. Puonnosì le petecchie confondere dai meno esperti col morbillo, colla 
migliare rossa, coll'esantema del tifo, coi sudamani e colle morsicature de'pulci, 
poiché non solo le petecchie vi hanno somiglianza d' aspetto ma trovanti pure 
non di rado frammiste a quest' altre eruzioni. Tuttavia l'aspetto e le proprietà 
di ciascheduna eruzione paragonate con profondo scrutinio fra di loro, ed il giusto 
apprezzamento dell' indole, della gravezza , del modo di decorrere dell' intiera 
malattia, e de' singoli sintomi accompagnanti, guidano alla necessaria dhgno<i. La 
mancanza di stimma nel centro e per una parte anche il rossore più profondo 
distinguono le petecchie dalle morsicature de' polci. 

§. 722. Le petecchie febbrili descritte da Borsieri secondo F. Hoffmann qual 
febbre esantematica di specie particolare, febbre petecchiale vera, puonno come 
tali essere poste in dubbio; la malattia petecchiale giusti questa descrizione of- 
fre grande analogia col tifo di Hildenbrand. II perchè le petecchie sembrano 
essere sempre meri sintomi ora di malattie acute, ora di croniche, e non avervi 
altra differenza, che quella d' essere sintomi essenziali per alcune affezioni, co- 
me pel la febbre putridi, pello scorbuto e pel morbo maculoso emorragico, ed 
accidentali soltanto per nlcune altre malattie. Comunemente trovansi in isi retta 
connessione collo stato gastrico o col carattere colliqualo, ma talvolta ezian- 
dio colla febbre infiammatoria, od iufìammatorio-calarrale , o reumatica , e col 
grande impeto degti umori verso la cute, e perciò sono ora di lunga durala, e 
di decorso ora acuto, ora cronico. Del resto ora sono isolate, dUperic, ora riu- 
nite, di colore eguale o diverso, sicché couiunicauo ad intiere pirli un aspetto 
rosso , nerognolo o variegato a guisa di marmo ; talvolta confluenti formano 
tratti estesi irregolari, o dispongonsi a raggi, a vibici ; dapprima sono d' ordi- 
nario di un rosso vivo, quindi purpureo, o di un azzurro rossastro, — nel de - 
perimento grande delle forze violacee, livide ed anche nere, — e prima di 
scomparire preodono una tinta bruna 0 giallognola (26). 

Le petecchie per se stesse non sono altaccaticce , le malattie acute poi , in 
cni vi hanno petecchie siccome sintomi essenziali sono contagiose- 

Le petecchie che associatisi a malattie acute di maniera essenziale od acri- 
dentale, vennero già a suo luogo considerate; di quelle che sono sintonia dello 



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«ORBO MArtJtOJO EMORRÀGICO 



4f> 



scorbuto terremo discorso in parlando di questo, e qui più in basso di una va- 
rietà particolare % conosciuta sotto il nome di morbo maculino emorragico di 
Werlhof. 

§. 723. Que' momenti che in generale dispongono alle efflorescenze, dispon- 
gono pure alle petecchie. Sono abili poi ad eccitarle le cagioni della febbre 
infiammatoria e del carattere flogistico in generale con una forte congestione di 
sangue nei comuni integumenti; come eziandio re cagioni della lebbre o del 
carattere settico e dello scorbuto, soprattutto l'aria calda, umida, rinchiusa, ca- 
rica di effiuvj animali, V inedia, le calamita, gK affanni, ec. 

§. 724. Le petecchie altro non sono che piccole effusioni di sangue nel re- 
ticolo Maipighiano. La loro cagione prossima sta più di rado nella minore re- 
sistenza de' vasi capillari della cute vinta dal troppo impeto del sangue rare- 
fatto sotto uo lodevole stato di forze , che nella lassezza de' vasi medesimi con 
difetto o soppressione deHe forze vitali, con passiva congestione di «angue nella 
cute, e tenuità della massa degli umori tendenti alla dissoluzione. 

S- 725. La prognosi vuol essere argomentata soprattutto dalla malattia prin- 
cipale, cui si associano le petecchie. Queste non sono quasi mai critiche e sa- 
lutevoli, di rado prive di pericolo, per lo più denno ritenersi di cattivo indizio, 

• tanto maggiormente quanto più sono estese, quanto più sono colorate in o- 
acuro o lividastre, quanto meno visibili , e solo dai lati, quanto maggiormente 
fannosi confluenti , e quanto più rapidamente retrocedono in cootradizione col 
decorso della malattia principale. 

^ JJ. 726. Le petecchie non richieggono una particolare terapia : questa deb- 
. f Merc convenientemente diretta contro la malattia principale , ad essere sus- 
sidiala da una diligente cura per mantenere la purezza dell' aria e la pulizia 
di ogni oggetto. E pertanto le tose che qui si convengono comprendoni ntl 
trattamento delle malattie sopra accennate al $. 723. (27). 

Varietà. Morbo maculoso emorragico di tFcrlhof. 

%. 727. Sebbene Salio Diverso , Pietro di Castro , Strak , Diemerbroek e 
Borsieri abbiano nel tempo di regnanti febbre accompagnale da petecchie os- 
servate le petecchie stesse senza febbre e sema gli altri caratteri dello scorbuto 
debbesi tuttavia a Werlhof il merito d' aver distinto esattamente la malaui* di 
cui trattasi dalle petecchie acute , e d' averne stabilita una separata forma di 
malattie, che trasse indi il suo nome, ed a Wichmann poi d' aver contribuito 
a compierne la diagnosi. 

Werlhof, Op. med. T. lì I. p. 5*o. — E. Wiohmano, Idee* z. Diagnosiik. R. L S. 
8 7 ._S. G. Vogel op. cit. T. F. 

• 

S- 728. Distingocst questa malattia col nome di maculosa per le larghe pe- 
tecchie , a coi talvolta osservansi frammisti vibici ed ecchimosi , come quelle 
cagionate dalle contusioni. Non manifes ansi soltanto esternamente sulla cute , 
ma anco sulla lingua, sul palato, sulle gengive, sulP interna superficie delle lab- 
bra o delle guance , dove V epitelio elevasi le molte volte in vescichette piene 
di sangue di un rosso carico , il quale effondesi allorché le vescichette leggier- 
mente smoovonsi o premorì si. H loro colore è rosso saturo, talvolta Hvido e ne- 
rognolo non pruriscooo, non si infiammano, e sciolgonsi senzs> formare squamme 

• croste. Ben di frequente sono accompagnate da emorragie delle nari , della 
bocca o dei polmoni, più- di rado dei reni, della vescica orinaria , dell' utero , 
non che dei meati uditorj e delle prime vie; il perchè da alcuni ( Haase op\ 

Rjimjx» Poi. IL 4 



50 



DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 



cit. T. I. S V\0.) venoe ascritto questo malore alle emorragie, e chiamosii e 
morrea od emorrea petecchiale. 

Mentre iti apparenza bavvi prospero stato di salute, all' improvviso talvolta 
sviluppasi la malattia, ma per lo più è preceduta sino per alcune settimane da 
spossamento e da abbattimento delle forze fisiche e morali e da ottusi dolori 
degli arti. Non sempre decorre coi sintomi di debolezza e senza febbre ; tal- 
volta vi ha oppressione di petto o dell' epigastrio, che è teso ed alquanto gon- 
fio, o senso di pesantezza ai lombi, io alcuni casi eziandio acerba tosse. La sua 
durata ora è di alcuni giorni soltanto , ora di alcune settimane , qualche volta 
producesi a mesi intieri ; gli ammalati a poco a poco fannosi pallidi e cachet- 
tici, e sono molestati da tutti i sintomi dello scorbuto, dall' edemazia de' piedi 
ed anche dall' idrope. Nei casi fortunati, che sono pur anco i più frequenti, la 
malattia grado grado, più di rado tostamente, sciogliesi in bene sotto una mo- 
derata emorragia ; ma talvolta pur anco uccide colle emorragie interne od ester- 
ne, per consunzione, per finimento di forze e per 1' idrope. 

£ pentito i caratteri diagnostici sono; le macchie sopra descritte, le echi- 
mosi , le simultanee emorragie ; la mancanza della febbre, e nel decorso alme- 
no avanzato la debolezza universale. 

§. 729. Disposti sono al morbo maculoso emorragico quegli individui che 
in generale hanno disposizione alle eruzioni cutanee, ma di preferenza i deboli 
che i robusti. Quali cagioni eccitanti si hanno: l'aria umida, calda, impura . 
mefitica, 1' iinmomlezza, la scabbia diuturna egualmente che la sua soppressione, 
le febbri intermittenti, le affezioni dell'animo deprimenti, e Io sconveniente uso 
dei narcotici, soprattutto dell' iosciamo , dello stramonio, della belladonna, del 
lauroceraso e di altri rimedj che contengono 1' acido idrociaoico. Sembra inoltre 
che questa malattia tragga talvolta la sua origine dell' affezione della milza. 

S- 730. La cagione prossima del morbo maculoso emorragico pare consista 
nella debolezza universale , nella lassezza de' solidi e nella tenuità degli umori 
condizioni però in un col sangue venoso predominanti nella cute- Dalle nume- 
rose osservazioni eh' io mi feci conchiudo essere desso una modificazione dello 
scorbuto , lo scorbuto incipiente , che differisce dal volgare soprattutto in ciò , 
che manifesta i suoi primi ed eminenti sintomi negli integumenti cornuti i e nei 
suoi prolungameli. Lo scorbuto volgare poi unito sin già da principio a ca- 
chessia universale non nasce giammai così tostamente , manifestasi primamente 
nelle giogive, le quali nel morbo maculoso le molle volte ne sono appena at- 
taccate, guasta eziandio i denti, i quali ncll' altro malore non ne sono giammai 
presi, e non è accompagnato da echimosi e da emorragie che nel decorso inol- 
trato ed in un alto grado di gravezza. 

§. 731. La prognosi in genere può essere non infausta. Tuttavia avvenendo 
che non si possa togliere la cagione della malattia, o quando vi hanno straboc- 
chevoli o ripetute emorragie , prontamente sviluppasi la forma volgare dello 
scorbuto, e deonosi verameule temere gli esili sfortunati e le malattie postume 
più sopra accennate. 

Se nel decorso della malattia si accende la febbre, è di infausto presagio. 

Le complicazioni pur anco recano talvolta pericolo di vita. 

§. 732. La cura del morbo m.iculoso debbe prima di tulio essere diretta ad 
allontanare e fiaccare le potenze morboae , che eccitarono ed intrattengono la 
malattia; e pertanto essendo abbastanza sostenute le forze dell'ammalato vuol 
essere diretto specialmente sulla cute. Quando non vi sono affezioni catarrali , 
diarrea od altri sintomi controindicanti, giovano grandemente, come me ne assicu- 
rava coti ripetute prove, a sollecitare la guarigione, le bevande acidette, 1' aria 
alquanto tresca, pura, secca, ed il moto moderalo, non che le lavature cutanee 



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TJRTirAMA 51 

con acqua di recente attinia, ed unita a qualche :i< id<> tnì ncr; »li-. Si aggiungono 
cioè ad una libbra di acqua due o tre dramme di acido H>\( or i c o o muriatico 
diluito , e con questo fluido I' ammalato slesso per qu.uilo è possibile pratica 
lozioni di singole parti cutanee, quindi grado grado di tutta \* superfìcie del 
corpo, aggiugnendo moderale frizioni sinché la parte siasi asciuga c di questo 
modo ripetendo 1' applicazione ogni tre ore. A malattia inoltrata accompagnala 
da debolezza universale, e più somigliante alla forma dello scorbuto comune 
quelle slesse lozioni , che meglio direbbon»i leggere frizioni , dennn essere gio- 
vate dall'uso interno degli acidi minerali, dell' elisire acido drll' Hallcr, del- 
l' allume , della corteccia peruviana , della cascarilla e di altri tonici; ne' etti 
speciali anche de' preparali di ferro, dell' eli tre vetriolico di M ) risichi ec, as- 
sociandovi eziandio un alimento di buona qualità ed eupepto, piccole porzioni 
di vino drlicato, molo moderato, io un' atmosfera secca e fresclietta, tranquilli- 
tà, ilarità , e grate affezioni dell' animo. E contro le emorragie debbesi agire 
dello slesso modo, che si diceva in parlando della febbre settica ( V. §. 12"». a) 
Questo modo di trattamento vuol' essere poi accomodato giustamente all' in- 
cremento ed al decremento del male , e continualo sino a compiuta couvale- 
scenza. 

Specie 6. Urticaria. 

$. 733. L* urticaria ( urticaria , exanthema urticatum di Borsieki ; fe bris 
urticata di Vocel ; purpwa urticata di Junker , pur pura ur cicuta nonnullis ; 
por cri ai ne di Lieutaud ; scarlatina urticata, ft-bris rubra pruriginosa dì Sau- 
vAges ; essera, sora e sare Arabum di Seiwert, — der Nesselausschiag, die 
Nesselsucht , das Nesselfiebev ) prende il suo nome dalle macchie cutanee ar- 
denti, che sono simili a quelle prodotte dal succo acre delle ortiche. 

Questa malattia può essere acuta e febbrile, egualmente che cronica e per lo 
più priva Hi febbre, ma non è giammai contagiosa. Offre la forma o di macchie 

0 di tubercoli, d' onde I' urticaria maculosa e tubercolosa di Frank. Le mac- 
chie sono di un rosso pallido, biancastre oel centro o cinte di un margine rns- 
«o, di varia figura, per lo più rotonda, ma irregolare, quasi lacerala, talvolta 
prolungate in vibici, eguali in circonferenza ora ad una lente soltanto, ora mag- 
giori di una noce, poco sporgenti dal piano della cute, e grandemente prurieuti. 

1 tubercoli sono intumescenze della cute ben elevate, più ampie, alquanto dure, 
egualmente pallide od anche di color rosso molto saturo, bianche nel mezzo, le 
quali rendendosi confluenti impediscono i movimenti delle parli e sfigurano il 
volto. 

■Wicrimann, Ideen t. Diogn. P. TTT. p. lai ere. 

Burserius, S. G. Vogel. J. P. Frank, A. G. Richter, "Willati, Io». Frank op. cit. 
J. P. Frank. Interprtt. din. Voi. T. Tiibing. i8ia. p, 4°**» 

$. 734. L' urticaria prende ora tutta la superficie del corpo, ora singole parti, 
specialmente le superiori, il collo, il petto, le braccia e la stessa (àccia; mani- 
festasi per lo più all' improvviso « se va accompagnala da febbre esce fuori alla 
prima sua esacerbasene vespertina ; retrocede facilmente per sofferto raffredda- 
mento, specialmente se decorre seuza febbre, ma tostamente rinnovasi coli' ap- 
plicazione pronta del calore, come eziandio collo sfregare le parti, non che sotto 
la febbrile esacerbazione. L' acuta termina talvolta entro due soltanto , tal' altra 
volta fra quattro, di rado fra sette giorni , ed in pari tempo la febbre , che la 
accompagna, talora* effimera e comunemente di forma catarrale , leggiera suole 



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52 



DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 



venire a scioglimento sotto le note evacuazioni- La cronica, che comparisce a ri- 
petuti brevi intervalli, anziché continuare senza inruzionc, producesi di tale ma- 
niera lunga pezza, finché cessa dopo settimane o mesi senza desquamiamone. 

La retrocessione dell' esantema che accada senza notabile cagioue , sebbene 
comunemente rimanga senza sintomi di cattivo augurio , qualche volta però seco 
adduce molestissimo prurito alla pelle , ardore nelle parli interne od inquietu- 
dine, ansietà, disforia e leggieri lipotimie. 

§. 735. Chi attentamente consideri la forma dell' esantema urlicato , e chi 
ponga mente come si debbe alla relazione incostante che v' ha fra 1' esantema e 
la (ebbre, dalla quale per lo più non è che accompagnato , ed al modo di fi- 
nire del primo senza che ne vengano desquammazione od altre mutazioni della 
cute, è certamente indotto a pensare, che male si appigliano e Sydenham rite- 
nendo queir esantema come una risi poi a, e Sauvages quale varietà della scar- 
lattina, e tanto più Osterdik Schacht come una varietà della migliare rossa. 

§. 736. L' urticaria ben rare volte è sostantiva, per lo più è sintomatica, t 
talvolta eziandio critica. Ila luogo il primo modo nei soggetti di cute delicata e 
tenera per le contusioni, per le pressioni, od altri modi di lesioni cutanee, per 
gli irritamenti cagionati da vegetabili acri, per esempio dalle ortiche, dal tossi- 
codendro, 0 da inselli , come i cimici , la falena processonaria , nei quali casi 
1* esantema che ne deriva non è che somigliante all' urticaria ; ovvero in virtù 
di raffreddamento a corpo riscaldalo e soprattutto sudante , e 1' esantema è la 
stessa urticaria universale. La sintomatica , il cui sviluppo giovano special- 
mente V artrite, 1' ipocondriasi, I' isterismo, i turbamenti, le anomalie e la man- 
canza dei mestrui; trae comunemente la sua origine da affezione gastrica o ga- 
strico-reumatica, ed è suscitata parte da errori dietetici , fra cui primeggia I' a- 
buso dei liquori fermentati , se specialmente accada ad un tempo il raffredda- 
mento, parte da favorevole particolare idiosincrasia, propria talvolta di intiere 
famiglie, dall' uso delle fragole, di alcuni pesci, dei gambari, dei datteri di mare, 
della carne di majale, non che dal terrore e dall' ira. Si è veduta egualmente 
sintomatica nel tifo , nella febbre intermittente ( j. p. frane , Jnterpret. din. 
/>. 416), nelle febbri catarrose reumatico gastriche. — E rispetto all' urticari a 
critica io 1' ho osservala alquante volte uelle stesse febbri , eccetto il tifo , ed 
eziandio nell' artrite acute. 

§. 737. Merita particolare menzione anche quella modificazione dell' urticaria, 
che sotto i nomi di morbo porcino, od essera, sora ( Porcelain Fieber, Esserti) 
considera vasi quale specie separata di esantemi. Tuttavia non vi ha differenza 
essenziale, ed in ciò soltanto consiste che le macchie sopra descritte sono di gran- 
dezza ed estensione maggiore, e somiglianti alla figura delle foglie di portulacea 
( porctlainc dei Francesi ) ; queste stesse macchie non sono meno prudenti ed 
ardenti dell' orticaria comune. 

$• 738. Rispetto alla natura dell' urlicaria non ci è dato di indicarla che di 
maniera generale. Sembra consistere in uno stato irritativo della cute nei traiti 
presi dall' esantema , e più specialmente de' suoi vasi esalanti , distinto da più 
abbondante afflusso di umori , ed in connessione causale con turbamenti delle 
secrezioni ed escrezioni in genere, e della cute e degli organi digerenti in ispe- 
cie. 

$.739. La prognosi non debbesi trarre dalla molesta affezione della cute, che 
per sé è scema di pericolo; ma piutloslo insieme dalla cagione e da una pru- 
dente considerazione dell' indole e della gravezza della malattia principale, non 
che della febbre clic per avventura vi fosse associala. — Del resto, come deb- 
besi in ogni malattia, si apprezzi la costituzione degli ammalati ec. — In al- 
cuni casi da me osservali V urticaria acala ripetutamente andò alternando con 



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CLOASMI - EFELIDI 53 

forte cnteralgia, con cardialgia, con tosse secca , con cefalea lancinante o pres- 
siva, con tormini e diarrea, ec. — L* urticaria cronica non solo pel suo frequente 
ricorrere e per il prurito talvolta quasi intollerabile suol essere assai molesta , 
ma giusta la malattia principale anede ribelle e di difficile guarigione. 

§, 740. La terapia debb' essere primamente inlenta a togliere ed infievolire 
la cagione eccitante, o la malattia principale , e la complicazione che pur vi 
avesse. Nella nrticaria acuta giusta che la febbre accompagoante offre 1' indole 
o della catarrosa semplice più o meno infiammatoria, o della catarroso o della 
reumatico gastrica , ovvero della gastrico-saburrale o biliosa , o della intermit- 
tente ec, debbesi curare come tale giusta le norme terapeutiche esposte in ri- 
guardo alle stesse febbri, e nello stesso tempo conviene adoperarsi a giovare e 
convenientemente promuovere la crisi, in quaoto effettuasi per mezzo della tra- 
spirazione cutanea, mercè di un opportuno regime , di bevande tiepide , ec. I 
quali soccorsi come eziandio i bagni emollienti tiepidi in caso di necessità val- 
gono parimente a mitigare assai il molesto prurito, ed a dissiparlo. L' urticaria 
non febbrile e di corta durata vincesi per lo più tostamente con una dieta parca, 
col regime e col trattamento moderatamente diaforetico ; la non febbrile e cro- 
nica vuole una medicatura diretta contro le esistenti malattie principali, gì' in- 
farcimenti cioè de' visceri addominali, 1* artritide, V isterismo , le anomalie nella 
secrezione della bile c nella mestruazione ec. ; quindi i rimedj che fortemente 
operano sulla cute, quali si raccomandarono per vincere il reumatismo cronico 
( V. S- 496. ). 

Genere II. — Efflorescenze maatlose di diversi colori croniche ( Éffìorescen- 
tiae mnculosar, discolores, cronicae ). 

Specie I. Cloasmi. 

§. 741. I cloasmi {chloasma ì maadae hepaticae , — Lebtrf lecken) sono 
macchie giallastre, giallognolo brune, brune, giallo-verdi, o giallo nerastre , ora 
lisce, ora alquanto aspre, della grandezza e figura di una lente ( lenligiui, Zen- 
figo, — Linsrnflecken ) e lino di una mano , che sviluppatisi nelle parti , in 
cui più delicata è la cute; ora solitarie, ora numerose e non infiammate. Tro- 
vatisi in connessione di causa con malattie croniche del fegato e del sistema della 
vena porta, colla soppressione delle emorroidi o dei mestrui , non che eoo la 
gravidanza. E pertanto sono sempre sintomatiche. 

La prognosi e la terapia di quest' eruzione debbe perciò corrispondere alla 
malattia principale. E quanto alla cura devesi giusta le circostanze unire alla 
interna 1' esterna, cioè : i bagni, le lavature tiepide con decotto di crusca , con 
sapone d' olio di mandorle ec. , le lozioni con acqua ed un po' di aceto o di 
un acido minerale diluito, colle soluzioni di borace, di carbonato di potassa, col 
latte verginale ec. , la scelta de' quali rimedj dipende interamente dallo stato 
universale della cute e delle macchie epatiche. 

J. P. Frank y A. G. Richler op. cif. 

Specie 2. Efelidi. 

§. 742. Le efelidi ( ephelides t spili, — Sommerflecken, Sommersprossen ) di 
cui ognuno conosce il colore, la figura, la grandezza e la sede , prescelgono i 
soggetti di cute tenera e bianca , soprattutto quelli il cui crine è biondo , assai 
chiaro, o rosseggiante , o biondo carico , e sono prodotte dallo esporsi incauta- 



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* 

DELLE U4LATTIE CUTANEE IH 1-ART1C0LARR 

menlc e troppo all' azione del sole nel tempo vernale ed estivo, come eziandio 
del fuoco. 

La cura radicale consiste nel)' evitare tutte queste dannose potenze e nel 
rassodare 1' universa costituzione dell' organismo. Per un trattamento palliativo 
poi corrispondono giusta la varia condizione della cute e delle stesse efelidi : i 
bagni e le lozioni ora con acqua tiepida e latte o siero di latte, ora con aequa 
ed aceto o coli' acetato d' ammoniaca, col borace o coli* allume, col belzuiuo, 
o coli' aceto canforato , altre volte invece le frizioni con succo di limone , di 
semprevivo maggiore ecc. 

J. P. Frank, A. G. Richter, op. cit. 

Specie 3. Nei materni. 

§. 743. Sotto il nome di nei materni ( naevus maternus , Mmtermàhler. ) 
comprendonsi in generale non solo le macchie congenite, ma anche i nodi , i 
( n mori , le escrescenze verrucose ed altre di varia estensione , forma e colore. 
Qui però non consideriamo die le sole macchie , rimettendo al foro chirurgico 
le altre forme tutte. Scorgonsi in varie regioni del corpo , ma più frequente- 
mente alla faccia, al petto ed alle aotibraccia. Bichtfr (/. c. T. IV. p. 355), 
ritiene i nei materni siccome vizi di primitiva formazione nell' utero , i quali 
consistono in un parziale addensamento della rete Malpighiana, senza degene- 
razione della cute propriamente detta. Quando poi la cute partecipi della indi- 
cata abnorme condizione i nei sono più o meno elevati, hanno una tinta vivace 
o saturata, e ci presentano numerosi vasi dilatati ed intrecciati a rete. 

Per norma i nei maculosi deuno abbandonarsi alla natura , od almeno non 
devono imprudentemente essere irritati ; imperocché facilmente aumenlausi e de- 
generano io iscirro ed in carcinoma. Che se conviene dissiparli, come per esem- 
pio se occupassero la faccia e ne la rendessero deforme, si possono tentare con 
prudenza le lozioni raccomandate siccome mezzi palliativi contro le efelidi. 

ORDINE li. 

Efflorescenze elevate. 

Genere I. — Efflorescenze pustolose. 

§. 744 Distintesi in generale col nome di pustola (pustula f — Pmtel, Blat- 
ter ) un* eruzione, che manifestasi sotto la forma di nodelli cutanei infiamma- 
ti , i quali grado grado sporgono dalla superfìcie della cute per due linee al- 
meno, raggiungono la circonferenza di un piccolo pisello, perfettamente formati 
costituiscono veri piccoli ascessi da cui trasparisce la marcia , si disseccano c 
danno luogo ad altrettante croste. 

La specie di eruzioni che d erniosi riferire alle pustole sono: 1 ) il vajuolo ; 
2 ) la varicella; 3) il vajuolo vaccino; 4) la scabbia; 5 ) la tigna, quella del 
capo e della faccia oisia crosta lattea ; 6 ) e la plica polonica. 

Specie. I Vajuolo. 

§. 745. 11 vajuolo ( variolata — Blattern y Pocken, Menschenpocken ) è un'e- 
santema particolare , acuto , contagioso , il quale preceduta per tre o quattro 
giorui una febbre continua mauife»tasi esscuzialmeulc con snacchie cutanee roa- 



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VAJUOLO 55 

se, piccole , rotonde che entro il volgere di poche ore si aitano nel centro in 
lumorctti alquanto duri i quali poi successivamente crescono , infiammami e 
suppurati formano delle pustole, queste si disseccano ed originano delle croste, 
al cadere delle quali rimangono per alcune settimane stimmi rossi e non di ra- 
do infossamenti e cicatrici. 

Sydenham a/>., Huxhatn, op. van Svtielen, M. Sto!), Kurserius, J. V Frank, S. G. V'o- 
pri, Sprengel, Richter, Reil. Jos. Frank, op. cit. 

N. R. t. Rosenstein, Auweisung zur Kenntniss u. Cur der Kinderkrankhiten , a. d. 
Schwed. ùhers. v. J. A. Muiray eie. la. Abschen. 

Fr. Jjhn, ISeues System der Kinderkr. Arns. u. Rudolst. 1804. A. Henke, a. a. O Bd. 
1. S. 3o4. 

§. 746. Seguendo le investigazioni storiche di Moore ( The history of the 
snudi pox. Lond. 1815. 8.) le più antiche e certe tracce del vajuolo trovansi 
nel regno Sintse, in cui comparve 1122. anni circa prima della nascila di Cri- 
sto. Nel Giappone, dove sembra venisse importalo col commercio, riesci molto 
micidiale intorno 1' anuo 737. dopo la nascita di Cristo. Nella Persia non ti 
conobbe probabilmente prima del secolo sesto dell' era cristiana. Anco neh' A- 
rabia non se ne hanno le prime vestigia, che alla mela del secolo sesto dopo 
la nascita di Cristo, e di là \enne diffuso sopra estesa parte dell'Africa, mercè 
le escursioni dei Turchi. Narrasi che Ahron di Alessandria scrivesse del vajuolo 
neir anno 622; i suoi scritti andarono smarriti , e Iìhasez , tre secoli dopo li 
cita di spesso. Moore pensa che il vajuolo sia stalo dall' Egitto e dall' Arabia 
trasportalo in lspagna sino dall' anno 710. in occasione dell' iovasione dei Mori, 
e Granrr invece ( Dis/ertat. variolar. antiquitat. ab Arabibus $olis repetendae 
Jen. 1773.) crede ciò avvenisse sulla fine del secolo undecime e sul principio 
del duodecimo per opera dei Turchi. Dalla Spagna si estese ben presto il 
vajuolo all'altre provincia d'Europa , alcune eccettuatene del settentrione, di 
quando in quando menò orrende stragj ne' fanciulli e negli adulti, non di rado 
raggiunse la ferocia della peste , e cosi tornò funesto finche corainciossi a ren- 
dere comune il benefico innesto vaccino. 

§. "Al. 1 caratteri del vajuolo sono i seguenti. É ingenerato di contagio 
specifico, the aderisce alla marcia capita nelle pustole, e che non opera soltan- 
to per immediato contatto, ma eziandio a qualche distanza mediante l'atmosfe- 
ra. Questo contagio induce un' infezione universale , la malattia vajuolosa ge- 
nuina, una sol volta nello stesso uomo, rarissime volte due, ma può per con- 
verso produrre anche più volte un' infezione locale , e quindi pustole solitarie. 
Ben molti sono gli individui atti a sentirne 1' azione, sebbene non in ogni tem- 
po, ma specialmente nell' età infantile; e questa ricettività, di cui ignoriamo la 
cagione , sussiste finche non siasi superata la malattia vajuolosa , od il vajuolo 
vaccino vero e regolare. 11 contagio vajuoloso trova atrio per la cnle intatta e 
lesa, probabilmente eziandio pella membrana mucosa della bocca , delle fauci , 
delle nari e pei polmoni. Quello spazio di tempo che trascorre dall' azio- 
ne del contagio al ccmiociamento della febbre vajuolosa , è incostante , do- 
po un' infezione accidentale passano dodici a quattordici giorni, dopo 1' innesto 
sette od otto. La cute costituisce la sede propria e comune del vajuolo; tutta- 
via osservansi frequentemente pustole vaiuolose anche nella cavità della bocca, 
delle fauci e delle ntfri ; van Swieten, de J Inerì e Stark ne trovarono sui pol- 
moni, nelle intestina, sul fegato ec. ; ed io ne bo veduto non di raro nella la- 
ringe e nella parte supcriore della trachea. 

Il vajuolo dominava altra volta soventemente epidemico , e tale di quando 
in quando occorre pur anche ai nostri tempi. Quando avvenne presso il verno 



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56 DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 

fu per lo più irregolare e maligno, regolare invece e mite manifestandosi circa 
1' equinozio di primavera. Sydenham ( Observat med. etc. Sect. ìli. c. 3. ) de* 
scrive la febbre chiamala vajuolosa senza va; itolo, che osservò dominare ad un 
tempo col vajuolo stesso. 

§. 748. Oltre i prodromi di diverso modo, incerti e durevoli un tempo io- 
determinato, offre il vajuolo quattro stati j , cioè ; quello della Jebbre t quello dì 
eruzione e di in f animazione , quello* di suppurazione e 1' ultimo di dissecca- 
mento', i quali compionsi nel volgere di quattordici giorni. 

a ) Lo stadio drtla febbre ( stadio febbrile, di fermentazione, di ebulizione , 
di invasione, di irritazione ) è compreso fra il cominciamento della febbre e l'e- 
ruzione dell' esantema. Preceduti per uno o due giorni i sintomi di cattiva sa- 
Iute in generale, la disforia, 1* indisposizione dell'animo, la cefalea, lo spossa- 
mento doloroso degli arti ec. , nasce 1* orrore febbrile cui succedono : calore, 
forte e continuo, polsi febbrili, sete grande, dolore intenso di capo, del dorso , 
dei lombi e degli arti ; somma sensibilità dell' epigastrio che non ammette con- 
tatto, nausea, vomito non alleviatile, inquietudine ed offuscamento di testa, sin- 
tomi che si aggravano alla sera, ed a cui associatisi i delirj e la veglia ostinata, 
e nei fanciulli più facilmente il sopore. L' orina evacuasi eoo senso d' ardore , 
è torbida e simile al siero di latte; questa , e più chiaramente ancora 1' alito 
ed il sudore che succede alla mattina nella remissione febbrile, vengono di o- 
dore specifico analogo a quello di pane muffato. Se accade lo stillicidio di 
sangue dalle nari suole riescir* di giovamento. Le esacerbationi febbrili vesper- 
tine incominciano per lo più col freddo, d' ordinario la febbre slessa cresce si- 
no alU fine di questo stadio, e nei fanciulli, come eziandio negli adulti se è 
grave, va accompagnata anco da eclampsia , da convulsioni. Tuttavia avviene 
talvolta, che questo »tadio decorra mitissimo. — Fin qui la malattia difficilmen- 
te distinguesi da altre febbri, soprattutto poi da quelle che nello stesso tempo 
regnano epidemiche , e solo con probabilità può stabilirsi la diagnosi e preve- 
dere V imminente eruzione del vajuolo se questo realmente domina : se 1' am- 
malato non lo superò altra volta uè convenientemente sostenne il vaccino ; se 
fu esposto all' occasione di venire infetto , e ne conseguitarono i sintomi testé 
accennati. 

Al mitigarsi della terza esacerbazione febbrile , qnindi alla quarta giornata , 
in alcuni rari casi più presto o più lardo, b) incomincia lo stadio di eruzione 
del vajuolo e dell' infiammazione. Primamente alla faccia ed al collo, quindi al 
petto, alle mani , ai piedi, al tronco e per ultimo alle braccia, alle cosce, alle 
antibraccia ed alle gambe , mentre tutta la cute offre si turgida , spuntano delle 
macchie rosse piccole e rotonde, che in breve elevansi in nodelli duri, dolenti 
ed infiammati. Questi grado grado aumentatisi in tubercoli , che all' apice of- 
frono una vescichetta piena di umore acquoso limpido, alquanto abbassata nel 
centro ombilicate («mbilicata ) alla base di un rosso intenso, e cinta di un mar- 
gine (fialon) rosso-pallido come di fiori di persico. Que' lumorelli prendono 
altrettanto maggior volume , quanto minore è il numero di altri allo intorno. 
Lo sviluppo procede rapidamente, e manifestamente ad ogni ora con quell'ordine 
rhe apparvero le macchie ; il perchè le pustole tutte non offrono giammai lo 
stesso grado di formazione , clic anzi lo sviluppo continua nei giorni quinto c 
sesto. |.; 

All' escir fuora delle esantèma scemano la febbre , il vomito , i dolori ai 
lombi , il delirio ec. , anzi parzialmente cessa , ma succedono iovece ardore e 
rossore degli occhi, ardore e dolore delle fauci e della laringe, raucedine, tos- 
aertlla, copioso afflusso di saliva , e sudori abbondanti soprattutto , come beu 
noia Sj denham, urgli adulti, mentre per converso scarseggiano le orine e l'al- 



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V4JU0LO 



57 



▼o si costipa. Fioita l'eruzione e nei casi di maialila leggiera, diminuiscono i 
dolori degli occhi, delle fauci e della laringe , cessa la febbre , e di nulla più 
lagnasi il malato, che di prurito e di ardore alla cute* , 

Fra il terzo giorno poi ed il quarto dall' eruzione, oppure nel quarto, e per- 
ciò nel settimo od oliato dell' intiera malattia , c ) comincia lo stadio terzo 
quello di suppurazione , e con esso quasi una nuova malattia. Il vajuolo cioè 
con queir ordine con cui sbucciava e formavasi, alla faccia, al collo ec , rcn- 
desi nel mezzo più elevato, si rialza ed appiana quella fossetta , e grado grado 
dall'apice ora ottuso sferoideo verso il fondo Dell'eguale misura ampliato riem- 
piesi di umore primamente limpido, di colore periato, quindi alquanto torbido 
e bianco grigio, fi nal mente giallognolo, che addensandosi offre vera marcia. Que- 
ste pustole nella nona o decima giornata dal cominciamento della febbre , e 
nella sesta o settima dalla comparsa dell' esantema, raggiunta la compiuta lo- 
ro grandezza , sporgono sulla superficie della cute siccome altrettante perle , 
sono seroiglobose , e sotto varie graduazioni offrono il volume alcune del 
capo di uno spillo , altre di un pisello. E mentre il tumoretto vaio- 
loso passa cosi dall'apice insino al fondo io suppurazione, ed i suoi margini 
tumidi mano mano si sciolgono , quelle zone rosse di ciascuna pustola non so- 
lamente rimangono, ma crescono ancora ed il rossore e l'intumescenza, conflui- 
scono col rossore e colla lumidezza delle vicine pustole, la cute frapposta assai 
arida soffre dolorosa tensione, ed al volto, alle palpebre che presentano estese 
vesciche, alle maui ed ai piedi diviene turgida per la congestione di umori sie- 
rosi grandemente e spesso al segno, che la faccia ne riesce sfigurata , gli occhi 
rimangono chiusi, e i suddetti arti irrigidiscono immobili. 

Quando le pustole hanno acquistalo il massimo loro volume e sono perfet- 
tamente suppurate, cioè al giorno undecimo o duodecimo di malattia, ed ottavo 
o nono di esanlema, cominciano a scemare, e così danno luogo d ) allo stadio 
quarto % di disseccamento. L'ammalato è nuovamente assalito da freddo, di gra- 
vezza e di durata vario, cui tiene dietro il calore, la sete, l'acceleralo circolo 
degli umori ec. , insomma da una nuova febbre , che chiamasi suppuratoria. 
Questa nei casi in cui poche sono le pustole è leggiera così, che appena se ne 
ba sentore; ma se sono abbondanti e confluenti è forte ed accompagnala da 
sopore, da delirio, da stridore dei deoti, da convulsioni ecc., e continua sincliè 
ha luogo per una parte 1' assorbimento, per 1' altra il disseccamento della mar- 
cia, quindi dura l'intiero stadio. A quest'epoca succede la salivazione e la diar- 
rea, quesl' ultima soprattutto nei «oggetti di età infantile e puerile, 1' atmosfera 
degli ammalati spande un odore nauseoso. Nella stessa misura , ebe le pustole 
per una parte rotte, per 1' altra seccate svaniscono, diminuiscono pure e scom- 
paiono i sintomi infiammatorj manifesti fin di presente nelle accennate zone. 
Nelle pastoie vajuolose che si disseccano, la marcia dall' apice in basso si ad- 
densa ed indura formando una crosla ; quelle invece che romponsi danno un 
umore viscido giallognolo non dissimile al miele, il quale egualmente a poco a 
poco si addensa in croste , sotto cui per certo spazio di tempo continua a ge- 
nerarsi del pus. Quando poi cadono in appresso colali croste lasciano delle 
macchie ancora un po' elevale, di un colore rosso saturo , come di rame^, pru- 
riginose, le quali io capo ad alcune settimane si appianano, e vestono 
colore che la cute , e non di rado degli infossamenti e delle cicatrici di abito 
particolare ( come si dirà parlando della varicella ) che non {'scompaiono se non 
ae tardi o mai. Le pustule confluenti non di rado apronsi tostamente meomin- 
ciala la snppurazione. Siccome poi il disseccamento, egualmente che 1 eruzione 
ec, procede successivamente e coli' ordine più volte esposto nelle varie parli 
del corpo, la durata di questo stadio non puossi giustamente definire, ed inge- 



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58 DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 

nerale estendesi dal giorno quindicesimo al diciottesimo. La crisi dell' intiera 
malattia compirli ora con abbondante c continuo scolo di pus da alcune pu- 
stole, coi sudori, colle orine copiose formatiti nubecola, oppure torbide, da cui 
deponesi un' ipostasi mucosa o purulenta , colla diarrea moderata con cui eva- 
cuasi egualmente della marcia, e colla salivazione. Oltre queste escrezioni , od 
in luogo dell' una o dell' altra formansi talvolta in varie parti ad un tempo o 
successivamente dei tumori cutanei soliiaij, duri, infiammati, della grandezza di 
un pisello a quelli di una noce, simile talora ai furoncoli, e che però pronta- 
mente ed abbondantemente suppurano: sono metastasi critiche; d' indole per lo 
più benefica. 

$• 749. Il vajuolo nei primi tre «tadj, come giustamente avverte Richter ( l. 
e. T. II. p. 291.) gode di un carattere attivo, infiammatorio ; nel quarto poi , 
in quello cioè del diseccamento, tende più o meno al carattere putrido-gastrico. 

§. 750. Il vajuolo devia le molte volte dall'indole benigna, dalla forma normale 
e dal decorso regolare fin qui descritto. E perciò distinguesi : a ) giusta il ca- 
rattere febbrile, — in infiammatorio nervoso, e putrido, in benigno e maligno; 
b ) secondo la forma — in isolato e confluente, io normale, ed anomalo , cui 
ascrivesi il linfatico ossia acquoso, il sanguigno, 1* eofisematico ed il ver- 
rucoso ; c ) giusta la forma ed il decorso , — in regolare ed irregolare , cui 
spetta quello modificato dal vaccino ; d ) e secondo il tutto insieme , ed assai 
probabilmente giusta la sua natura, — in genuino e spurio, ossia varicella. 

Il vajuolo infiammatoria (varìolae inflammatoriae) leggiero decorre accom- 
pagnato da moderata febbre; quello grave e gravissimo va unito non solo a forte 
febbre infiammatoria ed ai sintomi di essa, ma eziandio a flogosi interne, come 
della laringe e della trachea, dei polmoni, o del ventricolo, delle intestina, delle 
meningi, ec. .Subinfiammatorio è quello benigno e regolare, di cui si diede più 
sopra la descrizione ; quello intensamente infiammatorio esce fuora talvolta trop- 
po presto, tal' altra troppo tardi ; avvenuta l'eruzione la febbre non iscema; la 
suppurazione è di spesso impedita dalla grave flogosi cutanea ; la febbre sup- 
puratola si fa veemente, e così prima della compiuta eruzione, che nel periodo 
della suppurazione accadono metastasi negli organi nobili, le quali, egualmente 
che in grazia dello scemamento delle forze, e del sopravvenuto stato nervoso o 
putrido di alto grado, recano pericolo e persino la morte. 

Il vajuolo nrn'oso ( variolae nervosae ) , quello cioè in cui la febbre vestì 
il carattere nervoso, è sulle prime infiammatorio, ma poi in qualsiasi stadio in 
grazia o della costituzione individuale, o di nocevoli potenze accidentali , o del 
genio delle dominanti malattie, offre sintomi nervosi, cioè : sopore, deliqui, de- 
liri, convulsioni, eclampsia e dolori forti di capo e dei lombi. Quando il carat- 
tere nervoso si sviluppi già sotto l" eruzione, questa stessa accade per lo più con 
grandi turbamenti, tarda oltre il dovere, è lenta, sempre irregolare , ineguale , 
copiosissima e confluente alla faccia , ed incompiuta ; le pustole poi in parte 
non si infiammano che leggermente, in parte nulla affatto , facilmente retroce- 
dono non riempionsi di marcia, ma di umore linfatico o rimangono vuote , ed 
al loro manifestarsi non si mitigano manifestamente nè i sintomi nervosi, uè la 
febbre. Nel tempo consueto della suppurazione cresce il pericolo , e le molte 
volte fra il decimo ed il quattordicesimo giorno avviene la morte sotto le con- 
vulsioni od i sintomi apoplettici. Nei casi favorevoli tarda è la convalescenza , 
sotto cui succedono pure varie affezioni secondarie, probabilmente perchè la ma- 
lattia vajuolosa non venne perfettamente giudicata dall'esantema anomalo; così 
infatti accadono efflorescenze croniche e ribelli; intumescenze delle articolazioni 
o delle ghiandole , moltiplici malattie degli occhi ; ulcere fagedeniche della cute 
e dell* ossa ; pneumonie croniche e tisi ; atrofia locale ed uuiveisalc; amaurosi, 
arnia, fatuità e paratisi. 



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VAJUOLO 



Il vajuolo putrido {variolae putridae), quello la cui febbre primamentp in- 
fiammatoria cangiossi in qualche stadio per l' azione di varie nocevoli circostante 
in putrida , è distinto da molta salvazione , da sudori colliquativi leziosi , da 
diarrea, da ematuria o da altre emorragie , ec. Le pustole sotto fenomeni im- 
petuosi escono fuori irregolarmente, sono quà e là assai riunite, non si rialzano 
come devesi, sono pallide e livide, mancano di zone rosse infiammatorie, sono 
frammiste a petecchie assai colorate ed a vibici , prima dello stadio di suppu- 
razione riempionsi ora di sangue , ora di icore azzurriccio , e facilmente danno 
luogo alla gaogrena. La morte avviene per lo più se non prima , verso il fio* 
dello stadio di suppurazione, od in quello del diseccamento e della febbre sup- 
puratone, sotto fenomeni eguali a quelli della febbre colliquativi , un aspetto 
spaventevole dei malati , ed un fetore quasi cadaveroso , ovvero sotto gli indizi 
di avvenuta metastasi al cervello, ai polmoni e ad altri visceri nobili. 

Quando le pustole vaiuolose sono isolate (variolae discretae) la malattia 
segue un decorso mite e regolare ; se confluenti ( variolae confluentes ) un 
decorso impetuoso e veemente, ed il carattere loro è infiammatorio di alto grado; 
tuttavia confluenti osservansi pure nella modificazione nervosa e putrida della 
malattia. Si seccano tali pustole confluenti formando estese croste , lasciano le 
molte volte ulceri fagendenici e ribelli , e facilmente tono seguite da varie me- 
tastasi e da malattie postume. 

Il vainolo linfatico, cristallino ossia sieroso (variolae Ijrmpatieae, cristalli- 
noe s.serosae) e lo enjt sematico ossia ùliquoso ( variolae emphjsemalicae s. 
siliquosae), sogliono, come risulta dalle cose dette più sopra, essere accompa- 
gnali da carattere febbrile nervoso, il sanguigno ( variolae sangui nrae ) dal pu- 
trido, ed il verrucoso ( variolae verrucosae) non iscorgesi che nei casi di pe- 
ricolo. 

Chiamasi vaiuolo genuino ossia vero {variolae genuinae s. verae) quello di 
cui si è offerta la descrizione, per distinguerlo dallo spurio, varicella Wariolae 
spnriae, varicella, ) che pella sna forma assai somigliante al primo può talvolta 
indurre in errore, e di cui più in basso diremo separatamente. 

S- 751. Merita certamente particolare menzione il vajuolo modificato dal vac- 
cino ( variolae per vaccinam modificatae, variola modificata, variola vaccina, 
variolois degli autori, — med/ficirte, cigenllich durch die Kugpocke modifi- 
cate, echte Blattern ) quale varietà del vajuolo genuino , che succede ne' casi 
in cui il vaccino non compivasi regolarmente , e che dopo fVillan , Nonro , 
Moore, Thompson e Gross in Inghilterra, Majhrj, Kortum , Kaurch, Gitter 
mann, Oelze, Leop, Majer di Berlino e me in Germania, Hodenpljr e Thues' 
sink in Olanda, Hoppe ec. in Danimarca, venne dovunque da molti pratici ot" 
servato. 

Il vaiuolo modificato suole in generale essere mite per tutto il suo decorso; 
le pustole non copiose cominciano a diseccarsi senz' ordine e prontamente non 
ancora finito lo stadio di suppurazione ; non vi ha febbre soppuratoria , ed in 
grazia della incompiuta suppurazione le pustole stesse finiscono in tubercoli ana- 
loghi a quelli del vajuolo verrucoso. Qualche volta però , come io stesso ebbi 
occasione di accertarmi in diversi casi, la malattia è grave; io ho veduto in ispc- 
cie manifestarsi in forte grado prima e nello stadio febbrile le stesse molestie 
di capo, ai lombi, al ventricolo, ed anche il vomito, come nel vajuolo vero; la 
febbre essere veemente e d' indole sempre infiammatoria ; 1' eruzione occorre nel 
dovuto tempo, e con quell' ordine che scorgesi nel vajuolo genuino, e non es- 
sere copi osa, che alla faccia , e nello stadio di formazione e di infiammazione , 
non che in quello più breve di suppurazione non potersi sicuramente distingurn* 
le postole dalle genuine nè rispetto alla forma, nè rispetto alla condizione del- 



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60 DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 

1' umore puriforrae. Tuttavia nello stadio di suppurazione , cbc già prima del 
terzo giorno volgeva al suo fine, e nel cominciameolo di quello di disseccamen- 
to si offrivano in ogni caso tanto di malatlia mite che di grave , tale sino ni 
presente od almeno nel suo principio , le seguenti notabili anomalie : il di- 
seccamente sebbene si effettuasse con quell' ordine con cui avvenne 1' eruzione, 
procedeva però cori rapidamente, ebe entro ventiquattro , od aocbe dodici ore 
soltanto veniva a compimento; vi erano per verità i sudori e le orine formanti 
una leggiera e pallida ipostasi, ma poi mancava la febbre so ppuraloria eia saliva- 
zione ; in luogo di croste dure il solo apice delle pustole coprivasi di squamane tena- 
ci, e le pustole medesime poco suppurate offrivano altrettanti tubercoli egualmente 
poco infiammati, duri, rialzati, della figura di un cono troncato, ed analoghi al 
vajuolo verrucoso; cadute le squarnme i tubercoli a poco a poco abbassavansi, e 
lasciavano per alcune settimane piccoli e superficiali iofossamenti , e macchie 
brune ( V. A. Hoppe, Dissert. de vi vaccinarum antivariolosa, II ara. 1819 in 
IIcfflahd's Bibl. 18.0. St. 11. n. 12 ). — Niuno di que' medici, che osserva- 
rono il vajuolo modificato, accenna d' aver veduto conseguitare qualche grave 
metastasi ai polmoni, agli occhi, al cervello, od in altri visceri, ovvero qualche 
malattia postuma, e mollo meno un esilo letale. -— /. TV. Gittermann, Sartie- 
soft, Neumann , R. Fenablcs , Trafvenfelt ed altri adducono dei casi , in cui 
soggetti non vaccinali infetti di contagio di vajuolo modificato pel commercio 
accidentale o per 1' innesto ne patirono il vajuolo genuino. 

§. 752. Giusta le osservazioni fin qui conosciute il vajuolo modificato non 
avvenne che nei soggetti, i quali superarono soltanto imperfettamente il vaccino 
sia in grazia della poca azione della materia vaccina, sia per la lunghezza della 
universale reazione, sia finalmente in grazia di turbamento nello sviluppo, nella 
forma/ione e nel decorso. Tuttavia potrebbe in qualche raro caso svilupparsi il 
vajuolo modificalo anco dopo superato convenientemente il vaccino , senza che 
per qneilo di nulla scemi la vantata sua efficacia tutoria , a quella guisa che 
indubitatamente anche il vajuolo genuino non è abile a distruggere in ogni in- 
dividuo la recettività a contrarlo la seconda volta. 

753. Fra le diverse complicazioni del vajuolo genuino meritano special- 
mente di essere accennate le rarissime col morbillo e colla scarlattina. La prima 
di esse fu osservata da Tarsy e Russel (Sprengel, Pafhol. §.334.) in casi di 
ritardata suppurazione; la seconda si vide rendere il decorso del vajuolo irre- 
golare e la malattia pericolosa. La dentizione poi, 1* elmintiasi, la scrofola , la 
rachitide ed il catarro nei fanciulli , e la sifilide negli adulti costituiscono altret- 
tante complicazioni interessanti e più frequenti. 

§. 754. Delle malattie postume , che per lo più succedono nel vajuolo vee- 
mente, irregolare e disturbalo, e nella sua modificazione nervosa e colliquativa, 
si fece di già cenno più sopra ai §. 748—750. 

§. 755. E cosi pure dicevasi superiormente al §. 747. della disposizione a 
questa malattia, cos'i al feto nell' utero, che al vecchio decrepito, e del contagio 
specifico siccome una cagione eccitante. L' analogia poi con altri esantemi acuti, 
che vengono probabilmente cagionati anche da certe condizioni atmosferiche ; 
V origine ignota del vajuolo prima che si ingenerasse lo specifico contagio ; le 
epidemie vajuolose, che quasi ogni cinquennio rinnovellavansi prima che colla 
vaccinazione generalmente introdotta si estinguesse in molti individui la dispo- 
sizione, e la grande e subitauea diffusione della malatlia in queste epidemie, per 
nulla concepibile ammettendo la propagazione del contagio , reodono probabile 
avervi un' altra fonte del vajuolo in una particolare ma ancora ignota miscela 
dell' atmosfera inerente a certe costituzioni del tempo. — E veramente singolare 
la supposizione di Mesmer ( Ueb. d. Ursprung d. wahrc Natttr der Pockenm 



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VAJV0I.0 



61 



WolfArt's Asklcpiaion. 2 Jahrg. 1812. september S. 203. ), il quale pensa clic 
la ragione della suscett ibilit h a contrarre il contagio vajuoloso Consista nella le- 
gatura e recisione del cordone otnbilicare prima ebe sia compiuta interamente 
la circolazione verso le secondine. 

§.756. Da'fatti sin qui esposti intorno alla malattia vajuolosa risulta, che la sua na- 
tura, come quella del tiro, della scarlattina ec.è uno stato flogistico universale 
nato da immediata specifica azione sopra la cute, sopra i di lei prolungamenti e ve- 
rosimilmente anche sui polmoni, distinto essenzialmente da febbre infiammatoria 
quindi da una specifica flogost del reticolo Malpighiano e della siessa super- 
ficie della cute, la qual flogosi costituisce una crisi particolare della stessa l'eb- 
bre infiammatoria, ed ha una tendenza invincibile alla suppuratone, e virtù di 
produrre infezione. Quali mutazioni poi subiscono prima del cominciamento della 
febbre la cute co' suoi prolungamenti ed i poimooi , e prima della formazione 
dell' esantema ed in tntto il decorso della malattia la materia organica , ed in 
ispecie gli umori, ci è affatto ignoto. 

£ pertanto vediamo già cosa debbasi pensare delle varie ipotesi degli antichi 
e de* moderni intorno all' essenza del vajuolo. L' opinione più antica che si 
conosca ( Moore, luog. di. ) è di Aaron, che ritiene questa cagione del vajuolo 
il sangue e la bile abbruciala. Consimili ipotesi poco modificate, ed un metodo 
di cura diaforetico dominarono sino ai tempi di Sjrdenham, quel prudente e fe- 
dele osservatore della natura, che insegnò essere tale malattia d' indole flogisti- 
ca. La opinione poi che il vajuolo egualmente che il tifo e la scarlattina siano 
malori di evoluzione, abili a sviluppare, rinnovare e perfezionare il corpo, (his, 
von Okem, Jahrg . 1818, H. 10. ) non solo è priva di solido fondamento , ma 
ne verrebbe per essa la nullità di ogni salutevole misura profilattica. 

§. 757. La prognosi è appoggiata ai momenti generali. — La malattia vajuo- 
losa è spesse volte pericolosa, e non di rado letale. Prima che si introducesse 
la vaccinazione, il vajuolo in Europa epidemico ogni cinque o sei anni menava 
tante stragi, che giusta il calcolo di Sìissmiich , di Tissot e di Percival si ave- 
vano ogoi anno quasi quattrocento e cinquantamila vittime. I successi della be- 
nefica vaccinazicne ci lasciano ora sperare , che alla perfine vedremo sradicata 
questa spaventevole malattia. 

I fanciulli che hanno già computo il secondo anno di vita superano in gene- 
rale il vajuolo più facilmente che gli adulti. — Il periodo della pubertà , la 
mestruazione, la gravidanza ed il puerperio , come anche la scrofola, la rachi- 
tide, la sifìlide e lo scorbuto lo rendono peggiore. 

I forti dolori ai lombi ed il freddo intenso annunziano una malattia veemen- 
te. I deliri passeggeri ed anco le convulsioni nei soggetti giovani prima della 
esuzionc dell' esantema non sono indizj di pericolo ; ma se poi continuano du- 
rante un' eruzione troppo lenta ed irregolare, e dopo il suo compimento, allo- 
ra riescono di cattivo augurio. Del resto si ha meno a temere da una eruzione 
lenta che precipitosa ( Sjdenham ). Qualunque disviamenlo grande dalla forma 
e dal decorso sopra descritti del vajuolo semplice e benigno, vuoisi ritenere di 
dubbio esito. 

Gli stadj della soppnrazione e del diseccamento sono della maggior [impor- 
tanza ; perchè infatti suole per lo più in questi ( fra 1' ottavo e 1' undecimo 
giorno di malattia ) succedere V esito letale , od anche il cominciamento delle 
malattie postume ( Sydenham, Oùservat. medie, sect. 111. cap. 2. — e m. Stoll 
Aphorism. 545. e 546 ). 

Gli altri argomenti di prognosi ricavansi facilmente dalla descrizione della ma- 
lattia più sopra tracciata , e dalle sue modificazioni attentamente considerate e 
prudeutemente apprezzate. ( V. Sto l, Aphorism. 334. 536. e 542. ). 



61 



DELLE MLATT1E CUTAJtEE W PAllTICOLÀRE 



§. 758 Le diverse proposizioni fatte un tempo da Mediati, da Hajgart, da 
Faust e A% Junker all' oggetto di impedire lo sviluppo del vajuolo , non ven- 
nero confermate. Gli antimoniali, i mercuriali, i purganti, gli emetici, le flebo- 
tomie, gli acidi minerali dolcificati , e soprattutto poi la canfora ed il muschio 
ladati altra volta quali soccorsi profilattici non fornirono sicuro risultamelo. 
L' asserzione di Mesmer (in VVolfart Asklepidion\ che si possa prevenire il va- 
juolo spremendo il sangue dal cordone ombilicale, venne da Hufklamd (Journ. 
d. pi. il. 1820. St. 4.) confutata colle proprie osservazioni. L'unico e sicuro 
rimedio profilattico si ha nel vaccino, di cui diremo più in basso. Quando poi 
in grazia di non essersi praticata la vaccinazione o di essersi ostruita malamen- 
te, o senza effetto, oppure con effetto incompiuto, non venne tolta la recettività 
pel vajuolo, sarebbe assai desiderabile il possedere un sicuro profilattico per quei 
casi, in cui i sintomi e le altre circostanze non lasciano alcun dubbio di iuci- 

Siente malattia vaiuolosa. 11 regime ed il trattamento raccomandati per impe- 
ire il pieno sviluppo del tifo, della scarlattina e del morbillo» sarebbero pro- 
babilmente giovevoli anche in questo caso prima del cominciammto della feb- 
bre. Il vaccino, che sorge dall' innesto praticalo al momento in cui si raggiugne 
la suddetta certezza di cominciatile malattia, suole essere troppo tardo , perchè 
estingua la malattia stessa nel suo nascere ; ma però riesci veramente abile a 
mitigarla, come lo dimostrarono molteplici esperienze di me e da altri tentate» 
e pertanto 1' innesto merita di essere eseguito anche all'avvicinarsi della febbre. 

$• 759. Nella terapia del vajuolo già in corso conviene attenersi alle gene- 
rali indicazioni. £ servono poi massimamente di guida : nel primo stadio la gra- 
vezza e V indole della febbre, nel secoodo lo sviluppo; inoltre la quantità e la 
condizione dell' esantema; nel terzo la qualità eziandio della suppurazione ; nel 
quarto la natura ed il grado della febbre suppuratoria, non die il decorso del 
diseccamento e dell' intiera crisi; in ogni stadio finalmente la gravezza e la na- 
tura dei sintomi soprattutto giavi associati a qualsiasi carattere febbrile , e forse 
anche delle malattie laterali. 

La malattia vajuolosa accompagnata da febbre semplice , attiva, infiammatoria 
( vajuolo semplice , benigno ) non abbisogna nei tre primi stadj ne di medica- 
menti, nò di altri soccorsi dell' arte in istretto senso tali: imperciocché un con- 
veniente regime antiflogistico, 1' uso abbondante di bevande acquose , nxucilagi- 
nose od addette, nel primo stadio freschelte, nei successivi tiepide , la tempera- 
tura alquanto fresca, 1* aria pura , e per ultimo nello stadio di essicazione un 
regime in luogo del primo moderatamente caldo, bastano per condurre la ma- 
fia ad un esito favorevole. — 11 vajuolo infiammatorio , nervoso e putrido di 
qualunque gravezza, debb' essere nei singoli stadj, o giusta le circostanze anche 
per tutto il decorso trattato nell' essenzialità della slessa maniera che le febbri 
catarrali o reumatiche , le quali vestirono il carattere infiammatorio , nervoso o 
putrido (§. 490. 568. e seguenti). 

I sintomi assai molesti, o pericolosi , come .• il vomito , gli spasmi , le con- 
vulsioni, i deliri prima e sotto V esuzione dell' esantema, I? angina delle fauci 
o della laringe sotto lo sviluppo dell' esantema stesso, la chiusura degli occhi , 
V otturamento delle nari durante, la suppurazione ec. cedono le molte volte al- 
l' apparalo terapeutico diretto contro il carattere febbrile, e lo stadio della ma- 
lattia; ma qualche volta vogliono eziandio una cura speciale conforme però al 
trattamento universale, e specialmente determinata dalla natura e dalle cause 
de* sintomi stessi. 

Che se il vajuolo esce fuora tardo più del dovere sviluppasi imperfettamente 
o si abbassa insieme al turgore c utaneo e retrocede, vuoisi indagarne la ragione 
allontanarla tostamente, e praticare un tra ita me u lo corrispondente allo slato io- 



VAJI'OLO 



63 



dividili le e speciale. — AH' oggetto di impedire V nllrriore sviluppo di una pu- 
stola , cbe cominciasse a sorgere sulla cornea , ninnano di essere raccomandati 
i collirj tepidi di acqua, d'iufuso o di decotto emollie nte , ovvero ( Hufeland ) 
di una soluzione diluita di zuccaro di Saturno, instillandoli soventi volle. 

§. 760. Nello stadio di suppurazione oltre il dovuto riguardo allo slato delle 
forze ed a quella tendenza degli umori a decomporsi, che talvolta fin d'ora in- 
comincia, voglionsi muovere e tener liberi gli emunlorj tutti, ed in pari tempo 
operare sulla massa degli umori. Qualunque sia poi il modo di cura richiesto 
dallo slato delle forze e del carattere della febbre che pure continuasse , con- 
viene mai sempre aver di mira che l'ammalato preuda abbondantemente gli in- 
dicati liquidi acquosi, acquoso mucilsginosi , acidetti ec. , e che 1' aria sia rin- 
novata assiduameute , ma colle dovute precauzioni , e cos'i^nantenuta continua- 
mente pura. 

All' oggetto di sminuire la dolorosa tensione della cute , di tostamente miti- 
gare la febbre, che mai vi avesse in questo stadio , e di impedire il soverchio 
assorbimento della marcia, conviene aprire con acuta e sottile lancetta, o colla 
forbice le pustule grandi, confluenti e molto turgide, e diluire e togliere la mar- 
cia che Unisce con una spugna imbevuta di acqua tepida o di latte. 

§. 76 1. E rispetto alla cura della crisi del vajuolo , la quale occorre nello 
stadio di essicazione insieme colla cominciante febbre suppuratola , valgono le 
generali norme di regime e di trattamento. Si noti però in ispecie , che la feb- 
bre sebbene manifestamente attiva ora non richiede anzi non permette una te- 
rapia antiflogistica generosa, giacché il carattere attivo e grandemente essenziale 
per un favorevole risa Ita mento, e perciò debbesi anzi sostenere in un grado mo- 
derato. Siccome poi d' altra parie la febbre in questo stadio iaciimeule cangiasi 
in colliquativi , ne conseguita che più di spesso vuoisi piuttosto un metodo di 
cura eccitante, diaforetico ed antisettico ( canfora, vino, corteccia peruviana, a* 
cidi minerali ec. ). L' efflusso del pus si facilita colle abbondanti bevande te- 
pide, acquose, addette, soprattutto con un po' di qualche acido minerale, e col 
regime moderatamente caldo ed eguale ; 1' ammollimento poi e la* separazione 
delle croste che fossero indurate , che cagionano tensione e che intrattengono 
anche l'ulceramento, olteugonsi coi fomenti e coi cataplasmi mollitivj, e con ri- 
petute unzioni e spalmature di olio di mandorle , di crema di latte e di torlo 
d' uovo. Di questa maniera operando, come eziandio sostenendo e promovendo 
equabilmente le escrezioni tutte, specialmente l'alvo mediante clisteri e purganti 
dati epicralicamente; la traspirazione per mezzo della canfora, di leggieri infusi 
aromatici, degli antimoniali, e sul finire dello stadio coi bagni tiepidi, coi noti 
epispaslici ec, avendo sempre il dovuto nguardo di conservare le forze vitali, si 
impediscono pure, per quanto è possibile, le metastasi. Che se però incomincia- 
no a formarsi, o sono nate di un subito , denuosi trattare giusta 1' indole e la 
sede loro , fissare soprattutto quelle che occupassero parti esterne , condurle 
quanto più puossi prontamente a maturazione, ed aprirle senta indugio. 

Anche in questo stadio è mollo necessario il serbare grande pulizia , e man- 
tenere T aria sempre pura. 

§. 762. Giosia gli effetti lasciati dalla malattia leggieri o gravi, la cura della 
convalescenza è semplice , da compiersi cioè soltanto colla dieta e col regime 
opportuni, ovvero debbesi praticare quale comiensi dopo superata una febbre 
catarrale o reumatica d' indole infiammatoria , nervosa o putrida , avendo sem- 
pre cura di facilitare le secrezioni ed escrezioni tulle , e di conservare la puli- 
zia e la purezza dell' aria. 

§. 763. Non si conosce alcun metodo sicuro a prevenire le cicatrici, special 
mente sul volto; tuttavia a questo scopo debbesi raccomandare di aprire le pu- 



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64 



DELLE MALATTIE CUTANEE 1» PARTICOLARE 



•tuie molto turgido di marcia; di evitare ogni sfregamento e grattamento, di fo- 
mentare con un cataplasma emolliente quelle pustule che danno marcia , e <fi 
lavarle ripetutamente coli' acqua, con decotti mucilaginosi , col latte , ec. Qua! 
mezzo certissimo poi di evitare non solo le cicatrici del vajuolo , ma eziandio 
1' intiera malattia, che prima de» nostri tempi rieaciva cosi spaventevole e pur 
troppo di frequente micidiale ai fanciulli, ed in pari tempo la lunga serie dei 
tuoi sintomi e le malattie postume , ammettiamo lieti , come già si diceva , la 
vaccinazione (28). 

Specie 2. Varicella, 



§. 764. La varicella detta vajuolo spurio ( varicellae, spuriae , — unechle 
oder sog. falsche Blatte™ ) costituisce una malattia esantematica acuta , conta- 
giosa, U quale perfettamente sviluppataci è le molte volte assai somigliante 
nella forma al vajuolo genuino, ma ne è diversa per la costante sua leggerezza 
e benignità, per un diverso modo ed ordine di eruzione , per un decorso piò 
rapido, quindi per una più breve durata de' singoli suoi stadj, pella condizione 
delle pustule e delle cicatrici che ne provengono , ed in ciò finalmente che la 
vaccinazione non ci preserva dalla sua invasione. 

Van Swieten, Commenlar. T. IV. P. te. 
Heberdeo, Abhandl. der Londoner AerUe B. I. 

R. A. Vogel, Pratlect. de cogn. et cur. pruct. corp. human, effect. p. g4. g5. 
Witljn, Alh. uk. d. Kuhpockenimp/ung; a. d. Engl. m. e Zugabe von ftluhry. Gotting. 
1808 Ahth. Fili. 

Hcim, a. a. O. — Th. Bathemann, prakt. Darsi, d. Hautkraukheiten etc. p. 3u. Sai. 

— Heil, im a. W. B. S. 3$6. «./. 
J. Moore, the historr and practice of vaccinai ioti. — Lond. 1817. eap. 5. 
Dr. G. C Hes»e, ut. Varicellen u. ihr, Verhaltaissjut den Mense he nbtattern u. Va- 

rioloiden. Leipz. 1829. 8. 

§. 765. Le differenze essenziali della varicella dal vajuolo conoscevansi già da 
Swieten, ma vennero poi esattamente dimostrate da Heberden nell' anno 1767, 
e più recentemente eoo maggiore estensione dilucidate da Heim ( Horh's Archiv. 
B. V li. H. 2. ). La varicella incomincia per lo più senza manifesti sintomi 
febbrili, coli' indisposizione di animo, la fastidiosaggine ec; talvolta con febbre 
semplice, con leggieri dolori degli arti, e soltanto di rado ( quando cioè il sog- 
getto sia molto irritabile , e vi abbiano ad un tempo nocevoli laterali potenze, 
qualche grave complicazione ) colla febbre forte, quindi colla sete urgente , col 
rossore degli occhi, col turgore della faccia, coi delirj, con le vertigini, colla 
nausea, col vomito ed anco colle convulsioni. Nel decorso delle prime venti- 
quattro ore od appena scorse escono fuora non primamente alla faccia , ma al 
dorso , al petto od alle membra , od io queste varie parli quasi insieme degli 
stimmi, cominciamenti delle pustule, non numerosi, per lo più isolati, e mentre 
cessa o scema d' assai la febbre conformami tostamente in tubercoli infiammati, 
al cui apice trovasi una vescichetta. Quest'eruzione o£fresi sotto tre forme emi- 
nenti ( PVillan) od in diversi individui o riunite in un solo, cioè: a ) di va- 
riceli^ acquosa, linfatica (varicellae acquosae y lymphaticac , U ni iridar e s di 
Willan, «— unechie PVasserpocken, linsenfurmige Pocken) , la quale ci pre- 
senta tubercoli infiammati obi ungo- orbicolari, poco elevati, pel cui mezzo sor- 
gono vescichette pieoe di linfa, che alla sesta giornata rotte ed in parte secche 
danno origine a piccole croste brune, le quali nel giorno nono o decimo cadono 



VA MOLLA 



lasciando per qualche tempo delle macchie rosse senza infossamento, b di 
varicella acuminata, verrucosa, { variceltae acuminatae, vcrriwosae , conoide* 
di WillàK, — uneehle Spitz , od, Stein , od fV arzenpockrn , une chic Kegelf- 
órmige Pocken ) , e questa offre la torma di tubercoli infiammati duri , che 
prontamente ai alzano in vescichette acuminate piene di linfa di principio lira* 
pida, quindi torbida t< giallognola , delle quali alcune- rompousi e ricopronsi 
già al secondo o terzo giorno di una crosta gialla gommosa, altre rirmpionsi di 
marcia ( e cosi sono assai somiglianti a quelle del vajolo genuino ), e dopo il 
sesto o settimo giorno caduta la crosta lasciano una cicatrice od un iufossameuto 
perenne; — c) o finalmente di varicella porcina, pecorina te. [varicellne suillae, 
oviles, globatae di Willan, — uneehle Schwcine, Schafs , od. Hundrporkcn , 
unchtt kugeljormige Pocken ), e qui si hanno pustulc graudi , maggiori 'che 
quelle del vajuolo genuino , non esattamente circolari , con vescichette ampie 
rialzale a modo di emisfero , turgide di linfa primamente pallida e diafana , 
ma al fecondo giorno già torbida ed analoga al siero di latte , quindi giallo- 
gnolo , le quali nella terza giornata si abbassano ; fi seccano formando sottili 
croste prima gialliccie quindi nerastre, che cadono dopo quattro o cinque gior- 
ni e lasciano qua e la delle cicatrici. — Se fra queste varietà di varicelle vi 
abbia essenziale differenza, per verità ne dubito, ma non lo credo provato. 

Nola. Debbesi avvenire di non confondere le or» esposte varietà di varicella co» » 
quelle del vujuelo distiul» di eguali nomi, ma non egualmente beuigne. 

J. 766. La durala della varicella fino al disseccamento ed alla formazione 
delle erotte eslendesi dai cinque agli otto giorni. E sebbene poi le singole pu- 
ftole di per tè decorrano con prestezze ed in breve finiscano, tuttavia siccome 
per parecchi giorni sogliono di quando in quando spuntare nuove varicelle, è 
chiaro che la malattia può prodursi a dieci, dodici e più nittemeri. 

§. 767. La varicella le, mina comunemente e presto colla guarigione , nò 
succedono malattie postume, soprattutto dei polmoni, la tosse, la pneumoni.i , 
la dispnea ce, se non se nei casi in cui tia sfavorevole la costituzione dei ma- 
Iati, vi concorrano dannose eturne influenze, e venga disturbalo il decorso della 
malattia. 

§. 768. Si è osservato che la varicella può prendere due o tre volte lo stesso 
individuo ( Richter /. c. p. VA* ). lu ogni eruaioue vi ha alcuna delle descritte 
varietà o di per tè, o predominante. 

§• 769. Urini accenna ticcome caratteri patognoraouici , che distinguono la 
varicella dal \ajuolo genuino , decisivi soprattutto in que' rari casi, in cui vi. 
abbia febbre intensa , i seguenti : la varicella aa di odore particolare , che non 
puotsi esaltamente colle parole dinotare ; nou isviluppasi primamente alla fac- 
cia, ma in varie parti del corpo ad un tempo , e Y eruzione non è tuttavia fi- 
nita nel volgere di Ire giorni ; gli stimmi tono di un rosso molto carico e grati" 
demente pruriscono ; le faccia non è tumida, che «ulto l'erosione, finita la quale 
scompare la lumidezza , meulre per converto il tumore nel \ a judo cresce a 
quesl epoca grandemente ; le pustole per la massima parte si rimangono sem- 
pre piccole, non si alzano debitamente, oè in esse raccogliesi che poco umore 
limpido ed acquoso: la febbre tuppuratoria uiauca sempre; la pustula compiuta 
della varicella è molle, nou elastica al tatto , se ti apre rascia eseire con len- 
tezza il liquido capito, nè più si riempie; I' umore stesso non è mai come quello 
del vajuolo denso, viscido e puriforme , ma tenue e simile al latte ; le croste 
sono più sottili, che quelle del vajuolo, non ovali , rn.i orbicolari ; le marnine 
io*se che vi succedono scom paiono m bicve ; il uuuiuu dulie cicatrici, sebbene 
IUimjviì Voi. IL 5 



66 



DKLLE MAL4TTW CUTANVE Iti PARTICOLARE 



qualche volta 1' eruzione sia (Lata abbondante , c sempre piccolo ; le cicatrici 
visibili, compiutasi regolarmente la malattia, fono levigate, più bianche del re- 
ato della cute, nè olirono que' due o lie punti neri , che scorgonsi nelle cica- 
trici del vajuolo, ne* peli in quelle parti che ne sono fornite ; il loro margine 
è piuttosto rotondo, liscio, dell' egual colore che la cute , e si fa leggiermente 
bianco verso il fondo, che è alquanto convesso , la figura della cicatrice è or- 
bicolare , di rado rotonda , di rado irregolare ; I' infossamento vedesi maggiore 
alla faccia, specialmente. alla fronte ed alle guance, come pure subito dopo su- 
perata la malattia ; perocché trascorsi dieci, venti e più anni appianasi talvolta 
in guisa, che nulla più rimanga che una macchia orbicolare bianca col margine 
alquanto sporgente sul livello della cute. 

Gli annoverati caratteri , siccome i segui e le sequele di qualsiasi esantema 
pustoloso, vogliono la maggiore attenzione , oode all' opportunità ne derivino 
sodi argomenti di permettere la vaccinazione, o di ordinarla come necessaria , 
e di sostenere la virtù tutrice del vaccino contro il vajuolo. 

§. 770. La disposizione alla varicella è propria segnatamente dell'età infan- 
tile, non però egualmente è regola generale , come nel vajuolo , che superata 
una volta la malattia estinguasi intieramente. — Non conosciamola vera origine 
della varicella. Coloro che ritengono essere il contagio di essa nulla più che 
quello del vajuolo modificato , ed infievolito da dilavamento , dalla stagione, 
dall' alà degli ammalali e dalla costituzione adducono le osservazioni, — che la 
varicella è egualmente antica che il vaiuolo, ebe propagasi coli' innesto, che 
non di raro precede ed accompagna le epidemie vajuolose , e che ( secondo 
He im ) talvolta la varicella venne ingenerata dall' innesto del pus del vajuolo 
genuino reso debole ed alterato dal calore, dal tempo, ec. 

Tuttavia che quest' opinione abbisogni di maggiori argomenti, lo comprende 
là di leggieri, chi si faccia a considerare, che la varicella domina anco senza 
epidemie Vajuolose, nè con minore frequenza di una volta, mentre il vajuolo 
mediante la vaccinazione si è reso rarissimo , che la virtù contagiosa della va- 
ricella è grandissima, e che la vaccinazione nulla vale a preservarne. — La va- 
ricella osservasi qualche volta anche oggi giorno epidemica, e si propaga e dif- 
fonde per infezione. 

§. 771. Quanto si è detto intorno alia natura del vajuolo (§. 756.), puossi 
pure in generale applicare anco alla varicella , colla restiizione però che ci 
viene suggerita dall' essere la lebbre mai sempre leggiera, e la tendenza dell'e- 
santema alla suppuraziooe non uni versale. 

§. 772. La prognosi ricavasi facilmente dalle cose sin qui dette. 

§. 773 La varicella semplice non abbisogna comunemente di alcun medica- 
camento. Sulle prime un regirne rnodei Blamente antiflogistico, a perfetto sviluppo 
un trattamento idoneo a promuovere dolcemente la diaforesi, enei periodo dell' 
essiccazione uu regolato governo e qualche rimedio eccoprotico compiono l'iu- 
tiera voluta medicatura. — Se poi la febbre fosse fuori dell' ordinario forte ed 
accompagnala da sintomi importanti, dovrebbesi curare giusta le norme generali 
della stessa maniera che le altre febbri esanlemalìclie. 

Specie IH. Vacuolo vaccino 

774. Il vajuolo vaccinò o tutorio ( variolae vaccinae, tuloriae % — Kuh- 
pockcn t Schutpocken) costituisce quella specie di esantemi acuti pustolosi e conta- 
giosi, che trasportali dalle poppe delle vacche sull'uomo si manifesta cou no - 
dilli inlìamiiiati, aventi all' apice una vescichetta abbassata nrl mezzo e piena di 
univi* tulle prime pellucido, di colore perlaceo, quiudi opaco e punlvrine, axecuu- 



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VAJUOLO VACCUO 



pagnati da febbre sviluppata fra l'ottavo e 1' uudecimo giorno dall' appliearione 
cVl contagio , it ninnanti cou una crosta alquanto prominente, dura, come» , e 
di un colora rosso bruno o nerastro , ed abili sotto una forma genuina ed un 
decorso regolare a difendere certamente dal vajuolo umano. 

Ednard Jenner, Untersuehungen ùb d. Ursachen u. ìf'irkungen dvr Kupocken, A. d. 

Bugi. i». G. F. Ballhuru. Hanoi r. 1799. 8. 
Ed. Jenner*. u. Woodwitles fortgeseitte Beobachlungen ùb. d. Kuhpncken. A. d. Engl. 

e. G. Fr. Ralthorn. Hannov. 1800. 8. 
Beobaehtungtu und Erfahrungen ùA, d. Impfung der Kuhpoeken von Job. de Carro. A. 

d. Franz, ùbers. v. jo< ron Portenschalg. M. /. ausgematt. Kupfert , Wien 1801. K. 
fìob. Willan. iib. d. Kubpockenimpfung. A. d. Engel ùbers. mi/, einer Zugabt^welche 

historisch-kritische Betn rkunhen 11. die neuesten Vtrhandlungen ub. d: l'aceinalioa 

in Engtand enthàlt. v G. Fr. Wuhry. M. 2. UH Kupfert. Gotti*;.' 1818. 4. 
L. Sacco, «eoe Entdeckungen ùber d. Kuhpoeken. die Mauke tt. Schafpocktn. A. d. hai. 

V. W. Spreneel. Leipx. i8i3. 8. 
Th. Bvlemann , prakt. Darstellung der HautkrankheiUn nach Willan • System* #/c. 5. 

3ai-33i. 

A. G. Richler, Rei), Joì Frank in d. a. IK 

$. 775. La virtù del vaccino vero di preservare dal vajuolo umano non co- 
nosceva^ soltanto io 1 scozia ed Inghilterra, ma eziandio in Germania ed in una 
parte dell' Holsteio (*) già da molli anni addietro ( M. cìxir. Zeitung. 1815. 3. 
£8-30; ) ma il Dottore Edoardo Jenner ( nato nell' anno 1749. a Berk in l- 
KOtia ed ivi morto nel giorno 26 di gennajo del 1823.) pel primo e con tutta 
]' attenzione che a tanto argomento si addice se ne occupò sino dall'anno 1768. 
( /. Moons the hiUorjr and practice of vaccination. Lond. 1817. 8. in diar. 
ntrd. ehir. 1820. 11. 104. et seq. ); con numerosissimi sperimenti accuratamente 
eseguili pel volgere di treni' anni, fra i quali merita meuzione il primo innesto 
mediato eseguito col vaccino tolto dall' ancella Sarah ^elmes al braccio del 
fanciullo Phìpps nel giorno 14 maggio 1796 , innalzò le raccolte osservazioni 
della virtù tutoria del vaccino alla dignità di inconcussa esperienza, e questa e 
quelli facendo finalmente di pnbblico diritto nell'anno 1798, e con ciò ecci- 
tando a continui tentativi, ora diffusi per tutta Europa, onde estinguere col vac- 
cino il morbo vajuoloso , riesci benefattore dell' uman genere sommo ed im- 
mortale. 

Gli innumerevoli sperimenti da qoell' epoca intrapresi in Europa ed in altre 
parti del globo dimostrarono cos'i sodamente la virtù tutoria del vaccino (29), che 
i pochissimi casi iodubb) in cui mancò all' aspettazione, non solo appartengono 
ad eccezioni rarissime , ma sono pur anco da apprezzarsi ben poco , giacche si 
conosce che lo stesso vajuolo genuino non preserva ogni individuo da una seconda 
invasione. E le esattissime indagini poi che intorno ai vajuoli sviluppatisi dopo se- 
guita la vaccinazione si praticarono nell'Inghilterra e nel la Scozia da /. liloore, da 
H. Devar. da Ad. Dunning, da Al. Monro, da /. T/iontphson, da /. GVoss; io 
Olanda da Hodenpjrl, da Luiscius e da Thuessink-, in Danimarca da Hoppe ; in 
Germania da Kausch t da Schmid^ da lienning, da Krattss, da Hufrland, da de 



(•) Plett eiotine di 20 anni nel 1790 mentre era istruttore in Schonweide ì nell'Houle»» 
non lungi da Kiel aveva tidilo parlare dagli abitatori Olandesi della virtù delle pu- 
stole rateine contro il \a'|iiolo. Nell'anno poi 1791 trovandosi nella stessa qualità att 
Hasselhiirgo praticò con effetto I' innesto del vaccino in due fanciulle ed un fanciul- 
lo, e tulli e Ire quest' individui non vennero presi dal vajuolo, che. poco dopo domino. 
La madre delle fanciulle mal contenta di questa operazione .«^oppose alle «lievi**» 
sperieuxe di l'Utt. 



I 



6tf DF.UA MALATTfl CtJTANEK l« l'ARTlCOLAHS 

Carro e da altri; io Francia da Recamier, da Marlinel e dall' Accademia me- 
dica di Parigi, dimostrarono, che tali vajuoli delti modificati uon tono lottatilo 
rarissimi e manifestatisi quasi unicamente dopo uu vaccino imperfetto, ma czian - 
«lio che furono per una parte varicelle , per i' altra vajuoli di maniera pellico- 
lare e cosi modificati, che in poche puslule soltanto avvenisse la suppurazione , 
die la suppurazione stessa dasse luogo al diseccamene con assai prestezza • 
senza che compisse il termine di tre giorni, e che l'intiera malattia se non mite, 
»eguisse almeno un decorso scevro di pericolo. Le osservazioni, che io pure ho 
latto sullo slesso oggetto mi diedero eguali risultamene il va j nolo modificalo che 
ìe molte volle ho veduto , sebbene di quando in quaudo nello stadio dei pro- 
dromi e in quello febbrile (osse congiunto a grandi turbamenti, uon mi presentò 
tuttavia giammai una malattia pericolosa , nè so che altrove sia riescilo letale 
( Vedi il $. 751 ). — Mììller , Disscrt. inaug. de varioloide. Viudob. 1823 ). 

I citali autori, ed inoltre Gregory e Grenville di Londra, e la Commistione 
di azione di Parigi ebbero al pari di me 1' opportunità di osservare , che 

i soggetti , che sostennero convenientemente la vaccinazione si rimasero immuni 
ne' tempi in cui fra i soggetti non vaccinati il vajuolo dominava epidemicamente 
qua e là, come anco in Vienna, sebbene il vajuolo stesso fosse talvolta maligno 
e vi avesse intimo contatto cogli ammalati, che pure giacevano in grave pericolo i*). 

77fj. Per questi falli la virlù della vaccinazione ritrovamento assai salute- 
vole dell' età nostra per cui siamo dal vajuolo preservati, è solidamente confer- 
mata; i dubbj posti in campo da coloro che non ne hanno piena cognizione ven- 
dono sciolti, e fiaccate le calunnie tutte sparse dagli oppugnatori. Cose più spe- 
ciali intorno a questo importantissimo argomento Irovansi sotlo l'articolo- • vac 
binazione • nei fasti medici del C. R. Impero Austriaco; nel diario di medicina 
pratica di Hufrland^ e nel libro intitolato ; Die Schutzpockcnimpfung in ihrer 
4-ndlichen Kntschcidung, als Angelegenheil des Staates ì der Familien und des 
J'Unzelnrn. fon G. F. Krauss. Nurnb. 1820. 8. 

Jy 777. Affinchè poi la vaccinazione difenda sicuramente dal vajuolo , ridi»* 
«lesi. 1 ) che la linfa sia tolta dal vaccino vero , c ( l in quello stadio , in cui 
£ode della maggiore efficacia; 2 ) che la vaccinazione si pratichi sopra individui 
idonei, e che compiasi a dovere; 3 ) e che le pustole vaccine che ne provengono 
siano e nel decorso e nella forma perfettamente regolari. E pertanto vuoisi in- 
nanzi trailo una esalta cognizione del vaccino vero, e del suo decorso regolare. 

§• 778. Il decorso ed i caratteri diagnostici del vacciuo vero ( Med lahrb. 
tles k. J. òst. Staates etc. B. 1. St. 3. 43 ec. ) risultano dalle cose seguenti. 
Fatto 1' innesto, la piccola ferita alla stessa guisa di ogni altra semplice, subii» 
«topo si fa alquanto tumida e rossa , ma al secondo giorno nulla più scorgevi. 
JVeI terzo e propriamente compiuto il terzo nitlemero , comincia ordinariamente 
si formarsi una macchia rossa, un po' dura ed alquanto elevata. — Se questa ma- 
nifestasi soltanto nel quarto o quinto giorno dopo 1* innesto, come talvolta accade 
negli individui lassi, flemmatici e imi nutriti, nella stagione fredda ec i succo» 
••ivi fenomeni che ora esporremo compaiono essi pure uno o due giorni più 
tardo. — Nella quarta giornata la delta macchia si ingrandisce e si rialza in 
un bilorzolello paragonabile ad un grano di miglio, rosso, sferico od ovale, duro 
e nel I' eguale misura sporgente sulla s ip -rficie della cute come penetrante nel 
suo spessore, il quale cresciuto nel giorno quinto offre all'apice una vescichetta 
piccola, bi incastra, scimpellucida, abbassata nel mezto e cinta da uu lembo stretto, 

(*J Chr. IV. IlujlaiuU iib. D den gegenuiirl. Zustand der Vaccinalioo. Ini Journ. d. pr 
Hcilk. Novemhcr i«aG — Gùntnrr cine ilie sch.utcnde K-hIÌ dir Schutzpoake hcAi- 
tigende Thalsacbe. Med. JJirb. tic. eie. Jid. i5. bl. 1. S. uG. 



VAJrorn vArcrNo 



rosso e tumido f halcn \ «ierhe presenta una punitila incipiente. Questa poi nei 
giorni sesto e settimo va grado grado maggiormente (ormandosi ; ed in latto U 
vescichetta si allarga e fi rialza raggiungendo il volume Hi nn grano d'orzo per- 
iato; si riempie di un umore tenue , diafano, alquanto azzurrognolo , perlaceo t 
linfatico, contenuto in molte piccole concamerazioni , che sembrano trovarsi in 
iscambievole comunicazione: la depressione nel suo mezzo si fa più manifesta, »• 
)a zona che la circonda più ampia, più rialzata, più dura, più rossa, splenderli., 
e pruriginosa. Neil' ottava giornata la pustola raggiungala sua forma perfetta; 
la vescichetta ombilicata ne) mezzo è della grandezza di un pisello spaccato o> 
di una lente ; la linfa contenuta suole essere tuttavia diafana ; la fascia che la 
cinge offre ora tutti i caratteri dell' infiammazione , ed estendesi per due o tra 
Jinee. Io questo giorno inoltre, oppure nel nono o decimo quando si tratti di un 
decorto più lento , associasi leggiera febbre , la quale talvolta è così mite eh* 
non si riconosce tanto pclla condizione de) polso de* fanciulli, come per certo tal 
quale loro spossamento, calore al capo, alle mani od ai piedi, sete, sonno inter- 
rotto, inquietudine e fastidiosaggine, e che non dura per lo più oltre alcune ore, 
rare volte un giorno intiero, e rarissime per due giorni, nel qual caso offre ve- 
spertine esacerbazieni. Insieme o nei prossimi giorni dolgono e si intumidiscono 
alquanto le ghiandole sotto ascellari. — Al giorno nono la vescichetta resta dell'e- 
guale grandezza; ma la linfa contenuta si fa opaca, biancastra bianco-giallognola, il 
bordo infiammato si estende per lo più subitamente di alcune linee, e come già si 
diceva la febbre talvolta incomincia a quest'epoca soltanto. Nel decimo giorno os- 
servasi la pustola in suppurazione, la vescichetta non e più abbassata nel mezzo, 
ma non per questo emisferica o coniformc, anzi piana e sporgente solo una linea 
circa sul livello della cute, larga due o quattro linee, simile quasi ad una lent« 
fessa intorno ai margini, e contiene un umore torbido, opaco, bianco giallastro, 
denso,— vero pus; la zona offre nn estensione Hi mezzo pollice, ad uno intiere» 
ed eneo a due , è calda , dura sino nel sottoposto tessuto cellulare in vicinanza, 
alla vescichetta più tumida, di colore più saturo, anzi di un ceruleo- rosso carico, 
e mano mano che scostasi dalla vescichetta stessa prende un colore di fiamma: 
e roseo smorto per finire a) margine esterno con una tinta rossiccia dilavata, la 
tale stato resta la pustola all' undecimo giorno ; nel duodecimo poi incomincia 
1' essiccazione dal centro della vescichetta verso la periferia, la vescichetta stessa 
si abbassa, formasi nel mezzo una crosta di colore brunazzo, e la tumidezza in- 
fiammala di quella zona scema grandemente di estensione e di intensità. Nei giorni 
tredicesimo e quattordicesimo compirsi 1' essicaziooe e sotto un continuo sce- 
mandolo cessa la flogosi ; tutta la pustola copresi di una crosta anzi piana , 
che emisferica , di un colore bruno carico come di legno guajaco vecchio, o ne- 
rastro, dura , cornea e molto aderente, onde nei primi giorni non puossi stac- 
care senza dolore, senza che la cute dia sangue e senza timore di secondaria ul- 
cerazione; lasciata poi a se stessa intatta a poco a poco cominciando dal mar- 
gine e cosi verso il centro si stacca dalla cote , su coi a quest' epoca figura 
come un bottoncino sulle vesti , e poi in olio giorni dal principio dell' essici - 
zione o poco dopo spontaneamente cade ^lasciando un infossamenio poco pro- 
fondo orbicolare marcato nel suo fondo di molte depressioni, vestigia caratteri- 
siirlir delle cellule, di cui la vescichetta stessa era costituita (30). 

779. Con un' attenta considerazione dell' esposto decorso si scorge , che >y 
vaccino dopo quel lasso di tempo che vi ha fra V innesto e la comparsa e' 
macchia , non eguale in ogni caso, ma per lo meno esleso a tre nitlemet i ^ r 
corte cinque stadj , cioè I ) lo stadio di formazione del bitorzoletto ; 2) «' j or . 
inazione della vescichetta colla secrezione di linfa; 3 ) di formazione del __. 
stola con secrezione di marcia e con fcbbriciattola sintomatica , l \ ) di . ffr , n . 



70 



DELLE UALATTtE CtlTAWE W PARTICOLARE 



mento con flogosi più grave t più ette» dell' areola ; 5 ) e di formaiìoae della 
crolla ovvero di convalescenza. Ognono de' primi quattro ìtadj impiega uno 
«paxio di Ire giorni o di tre e mezzo. Nei primi due stadj il vaccino li svilup- 
pa ; nel terzo si forma la pustola e li rimane nello itadio d' acme, nel quarto 
scema e finisce , c nel quinto colla formazione della crosta comincia lo stadio 
di convalescenza. 

§. 780. 1 caratteri essenziali onde argomentare di vaccino vero , sono : il 
corninciamento della sopra accennata macchia rossa manifesta solamente al terzo 
niltcmero dal momento della Vaccinazione ; il particolare sviluppo cosi di que- 
sta, clic del bitorzoletlo e della pustula , la forma , la durezza e la grandezza 
nei descritti stadj ; la durata definitiva degli stadj medesimi ; la febbre che svi- 
luppasi nel T indicalo tempo ; il tempo ed il modo con cui formasi 1* areola 
rossa; il colore accennato della crosta, e ben molto più la forma, la spessezza, 
la durezza , 1' adesione ed il modo suo di separazione ; finalmente la qualità 
dell' infossamento lasciato dal vaccino. 

Ove tali requisiti concorrano insieme alla leste offerta descrizione , puonno 
aversi leggieri deviamenti od anche alcuni fenomeni accidentali , senza che per 
questo ceni la malattia di essere vajuolo genuino; cosi dicasi: della macchia 
rossa nunzio della futura infiammazione che si manifesti più tardo , cioè nel 
quinto, sesto od oliavo giorno dopo I' innesto ; di pustole laterali accessorie en- 
tro o vicino alla zoua infiammata nello stadio di suppurazione; di un'eruzione 
universale dopo il tredicesimo giorno di un esantema pustoloso, o miliforme , 
o maculoso rosso analogo alle morsicature dei pulci ; della risipola tutto al- 
l' intorno della pustula vacciua suppurante : della flogosi largamente «tesa e 
della suppurazione a lungo durevole; dei successivi furuncoli , della salivazio- 
ne , ec. I ' origiue di tali fenomeni debbesi ascrivere . alla lassezza , all' inerzia 
degli integumenti o di tutta 1' individuale costituzione; ad altre malattie acute 
specialmente esantematiche, che decorrono insieme in quel periodo, come il va- 
juolo, il morbillo, la scarlattina ec. ; alla stagione fredda, al regime meno con- 
veniente , al raffreddamento ; alle incisioni nel praticare 1' innesto troppo pro- 
fonde, e molte in troppa vicinanza ; alla rottura delle pustule per lo sfrega- 
mento, le graftiature ec ; alla lesione della cute collo staccarne violentemente 
le croste, ec. 

$. 781. Intorno all'origine del vaccino vero ci è noto quanto segue: Jenner 
aveva osservalo, che manifestavasi il vaccino io que' luoghi , in cui gli indivi- 
dui stessi che custodivano i cavalli occupa vansi eziandio del mugnere le vacche. 
Egli slesso dietro continuate osservazioni si era accertato , che il morbo pusto- 
loso delle vacche produceva le molle volte nei cavalli il giavardo , panereccio 
ruipelatoso ossia lieroio di Veith ( Handb. der Veterinarkande 3. Auflg. WiEtt 
1831. B. IL S. 310. MaukCy Igehhuf, Straukfuss, nach Viborg Schutzmankc 
auc Equine ), e che quesl' ultimo innestalo sull' uomo lo preservava dal vajuo- 
lo ; il che venne confermato con parecchi sperimenti da «Sacco e con uno da 
Derndt di Griftwald. La società veterinaria di Copenaghen (nella relazione terza 
anno 1819 ) espone le eguali cose, e di più, che la materia del cosi detto pa- 
nereccio equino cronico {paronichia dieta s. equina chronica) , che sembra 
essere d' indole erpetica, purché sia limpida e di un odore specifico, vale a ca- 
gionare il vaccino legittimo. — Sacco opina, che le pustule sulle poppe delle 
vacche siano ingenerate ora dalla linfa del giavardo, ora di maniera ignota, e, 
come sembra, spontaneamente. 

Ammessa poi la dei iva -ione del vaccino dal giavardo, siamo tuttavia nell' o- 
cuiità intorno all' origine ed alla natura di questo. Giusta l' opinione di Veith 
(ivi, j>ag. 311 e tegnenti) «le sue osservazioni faiu iu Vienna, non che quelle 



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VAJTJOI.O VAfa*0 



»li Vihor a Copenaghen, sembra consistere in una metastasi critica di malattia 
febbrile dei cavalli. 

782. Da che Jenner pratico la sopraccennata esperienza seguita dal tanto 
desiderato risultamcnto , il vaccino si propaga negli uomini mercè il suo con- 
tagio specifico ingeneratosi negli uomini «tessi. Si ha questo contagio efficacis- 
simo e sicuri ssini o nella Infa limpida del vaccino di soggetti sani e vigo~ 
rosi, tolta dal giorno sesto al nono dall' epoca della -mccinazionc nel decorso 
regolare , ovvero dal quarto sino al settimo dall' incominciata formazione 
del bitorzoletto manifestata da quella macchia rossa. Meno sicura è la propa- 
gazione per mezzo della crosta; e dalla linfa già fattasi torbida e purulenta ne 
auole venire piuttosto il vaccino spurio. 

$. 783. Il vaccino spurio, che non preserva dal vajuolo, distinguevi dal vero 
per le seguenti anamolie; comincia a manifestarsi la pustola già nel secondo 
giorno dopo seguito 1' innesto, od anche prima ; non olire la dovuta forma, ma 
è oblunga, irregolare , ad angoli , e prestamente si infiamma d' assai e per e- 
steso tratto nella circonferenza senza il sopra descritto normale coloramento del- 
l' areola; il modo di decorrere devia grandemente dall' esposto al §. 778 ; gli 
atadj non sono fra di loro in giusto rapporto; le pustule troppo prestamente 
formatesi passano tosto in suppurazione, faunosi emisferiche senza infossamento 
ombilicale, oppur anco si rialzano a guisa di cono, e seccate al sesto giorno o 
settimo copronsi di crosta giallognola, ruvida, ineguale e poco aderente. E seb- 
bene qualche volta il vaccino spurio esca fuora un po' più tardo , quindi nel- 
l'egual torno di tempo in cui manifestasi il genuino, oppure quand'anche al 
pari di questo sia accompagnato talora da dolori sotto le ascelle e da febbre, 
per lo insieme però digli altri caratteri distinguesi abbastanza dal vero. 

§. 784. Il vaccino riesce spurio, non preservativo , ora io grazia della linfa, 
ora degli individui vaccinali, ora dei metodo di vaccinazione. Ed infatti giusta 
le osservazioni fin qui praticate il vaccino spurio occorre: I ) se adoperasi una 
linfa lolla da vaccino spurio, o dal genuino bensì, ma violentemente disturbato 
nel suo sviluppo e regolare decorso per lo sfregamento , per le graffiature ec 
ovvero raccolta prima o dopo dell'opportuno tempo più sopra dinotato (Jy 778 ) 
quando è già divenuta opaca, torbida, e si è caugiata in pus, ovvero dalle pu- 
stole di individui che già sostennoero il vajuolo od il vacciuo ; e coi* egual- 
mente se la linfa del vaccino vero sebbene dapprima di eccellente qualità è 
decomposta od in qualunque modo degenerala in grazia di essere conservata da 
mollo tempo, o per I' azione dell' aria atmosferica, del calore, del gelo e della 
luce ; 2 ) se 1' individuo vaccinalo è all'i i io da erpete , da tigna , da scabbia , 
quand' anche tali eruzioni fossero limitale a piccole porzioni cutanee, come as- 
serisce Jenner, il quale fino dall'anno 1801 ( Lond. med. and. phjs. Journ.) 
(ere conoscere, che basta una se In vescichetta piena di siero manifestatasi dopo 
il vaccino a disturbarne intieramente il decorso. La hppitudine mentre vi ha il 
vaccino sembra pur essa dotata di noccvolc influenza , e che turbandone V an- 
damento privi il vaccino stesso della virlù di preservare dal vajuolo V intiero 
organismo ; 3 ) se la vaccinazione coinpiesi con una lancetta lordata ed Srug- 
ginita, ovvero se si effettua per mezzo di euipiastri vescicatorj , o di pezzi di 
tela o di filacce inzuppate della materia vajuolosa ( Rjcjiter /. c. p. 378. ). 

Quando I' una o 1' altra delle ora accennile circostanze indusse cangiamento 
nella forma regolare del vaccino e ue turbò lo stabilito decorso , non è a me- 
ravigliarsi se dopo nei fanciulli o negli adulti vaccinati sviluppasi il vajuolo , 
e tanto meno se non si ebbe la dovuta attenzione sulle anomalie del vacciuo e 
solle cagioni delle medesime. 

S- 785. La qualità inefficace della linfa, lo stato della lancetta o dell' ago, il 



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72 OMJLE MAUTT1F etTTlSFP. TU MUTlCOUM 



modo Hi operare , gli errori potei» di regime, l* indole del soggetto vaccinato , 
1' assoluta o temporaria mancanza di ricettività te. puonno rendere senta effetto 
la vaccinazione. 

§. 786. 11 vaccino vero considerato di per se costituisce nna malattia esan- 
tematica d' indole infiammatoria, cagionata artificialmente da un particolare con- 
tagio, mite e scema di pericolo. Imperciocché la è cosa rara, nè altramente se 
non per nocevoli laterali influenze ( quando verbigrazia le postole siano troppo 
ravvicinate, o meccanicamente irritate o lese ) che si aggravi l'infiammazione o 
la febbre, o ri e la suppurazione si cangi in ulceramento. 

Se la varicella, il morbillo , la scarlattina accadono realmente , come alcuni 
sostengono , con maggiore frequenza da che venne introdotta la vaccinazione , 
non debbesi certamente incolpare la vaccinazione stessa , ma unicamente V au- 
mento della popolazione la mercè di essa , il numero cioè grandemente accre- 
sciuto de* fanciulli tolti a morte per la salutare sua efficacia. Neil' Inghilterra 
soltanto, nella Scozia e nell' Irlanda sino all' anno 1824 questo numero ascen- 
de a 393356. 

Che se dopo il vaccino iviluppansi nei fanciulli delle impetigini, la scrofola, 
la rachitide ecc. ec. vuoisi avvertire , che 1* epoca della vaccinazione cade per 

10 più in quell' eia , in cni si fatte forme di malattie solevano già altramente 
manifestarsi: che lo stesso accade dopo altre malattie esantematiche acute, senza 
che per questo si possa sostenere provenire da esse non dirò tutta ma la più 
•piccola colpa, poiché non bastarono a distruggere la gii esistente opportunità alle 
sopraddette malattie, e per convergo è pure mestieri concedere , che simili di- 
sposizioni ed anche le slesse malattie vennero le molte volte emendate e tolte 
dagli esantemi acuti e specialmente dal vaccino vero ( v. Fabrtce, Med. ch'r» 
JBemerk. u. Erjahntngen. Nurnb 1816., — Med. Jahrb Bd X. , nettest. Fol- 
ge Bd. /., St- 4. p. 9(ì ) ; che fanciulli malaticci le molte volte godettero mi- 
gliore salute che prima in grazia della vaccinazione convenientemente superata, 
giusta lo comprova lu quotidiana osservazione, ed anzi se ci atteniamo a Tulljr, 

11 vaccino preserva dalla stesta peste. 

Il vaccino non induce giammai le sequele del vajuolo le tante volte funeste 
e la stassa eruzione pustolosa universale del resto rarissima non è mai cos'i nu- 
merosa, molesta e dol oro*a , come suol essere nel va j nolo. 11 vaccino non la- 
scia mai deformi cicatrici ; non produce facilmente infezione e giammai senza 
lesione della cute; laonde non può cagionare una diffusione e propagazione si- 
mile alle epidemie od alle contagioni. 

il vaccino vero difende sicuramente dal vainolo. Quest' asserzione appoggiata 
all' esperienza non può essere infievolita dagli accennati caffi di vajuolo modi- 
ficato venuto dopo il vaccino cosi per le ragioni sopra esposte, come eziandio 
perchè sono rarissimi. Infatti giusta il calcolo di Richter (/. c. T. II. pag. 357.) 
di duecento cinquanta mille vaccinati cinquanta soli ( quindi l'uno per cinque 
mille ) vennero presi dal vajuolo, e tra questi casi una sola qu inta part era 
sotto ogni riguardo degna di fede. 

Avviene inoltre , che coincidendo a caso il vaccino cogli effetti del contagio 
vacuoloso già contratto, nella quale circostanza le pustole del vaccino non for- 
mano quell' areola rossa caratteristica , il vajuolo stesso riesce mite e scevro di 
pencolo. De Carro, Ballhorn, Sacco ed altri ebbero meco occasione di ciò av- 
verare. 

§. 787. Il vaccino suole costituire una malattia cos'i leggiera, che il suo trai' 
tomento non abbisogna di medicamenti ma basta affatto il metodo negativo. Que- 
sto consiste nel difendere cautamente i vaccinati dal freddo, dall' umidita, dagli 
erroii nella ditta c nel regime, in generale da tutte le morbi fi che potenze, ed 



SCABBIA 



in ispeeie poi, regnando un* epiòVmia vacuolosa, «'«11* infezione almeno sino allo 
incominciare della suppurazione del vaccino , e ■di' evitare attentamente qua- 
lunque irritamento e lesione della parte in cui praticossi 1* innesto, e delle pu- 
stole in tutti i loro stadj. 

In alconi rari casi la grave flogosi risi pel atosa o flemmonosa richiede il calore 
secco per mezzo di leggierissima fasciatura, oppure ancor più di rado ( onde non 
sollecitare la suppurazione ) il calor umido per mezzo di cataplasmi mollitivi ; 
— se la febbre è forte vuole un regime antiflogistico, bevande diluenti, refrige- 
ranti, mollitive e l'applicazione di clisteri evacuanti; — le convulsioni che mai 
si manifestassero trattarsi cogli stessi mezzi e coi ha^ni emollienti ; — l'eruzione 
universale miliforme o pustolosa ec, con un regime eguale, alquanto caldo, e 
che giovi leggiermente la diaforesi, col guardare la stanza e giusta i casi anco il 
letto, e colle bevande tepide, mollitive e leggiermente diaforetiche. Le complica- 
zioni finalmente che accadessero nel vaccino deuno essere trattate di maniere 
eonfacevole alle cagioni , all'indole, alla gravezza, alla sede, allo stadio loro, ecc. 

L' innesto del vaccino forma un argomento attinente alla dottrina delle ope- 
razioni , la quale non insegna solamente il metodo sicuro di praticare 1* innesto 
•tesso, di raccogliere e di conservare la linfa; ma eziandio la scelta de' soggetti, 
ed il tempo opportuno all'operatone (31). Trovasi quest'istruzione: negli An- 
nali di medicina del C R. Impero Austriaco T. I. p. III. pag. 42,65., e nelle 
Terapia speciale di Richtcr T. II. p. 380. 395. 

Specie 4. Scabbia 

$. 789. La saabbia ( scabies, pscra, — die Kràtze) è una efflorescenza so- 
stantiva, cronica, afebbrile, contagiosa sotto forma di papule, di pustole o di ve- 
scichette, occupante per lo più gli interstizi delle dit8, i carpi, le piegature dei 
rubiti , le articolazioni poplitee e le piegature delle arlicolaziooi de' piedi , ma 
che da queste parti difibndesi ad altre, ed accompagnata da prurìto molesto, che 
si aggrava fortemente pel tiepore del letto e col riscaldamento del corpo, e che 
si convelle in una sensazione di morseccbiatnre o di ardore. 

C. Celso* De Medicina L. V. e. 28. 

J. £. Wiclimsnn, Aetiologie Jer Kràtie Hannov. 1791. 

Ed. V. Guldener von Lobes, Beobachtungen ùb. Kràtxe, gesammelt in Arbeùshause su 

Prrg. a A ufi. Prng. 1795. 8. 
J. Chr. G. Ackermann, v. d. Kràtte, mit bes. Bùcksicht auf. Spitàler u. u ajfeutl. Kran- 

kananstalten. In s. Bemerk. nò d. Kennln. u. Cur tini gir Krankheiten. Hejt. P. 

INùrnb. i<]$8 

J. C. Gilles, Essai sur la diagnostique de la gale, sur ses causes, et sur lei consequen* 
ces me'dicades pratiques à dèduire tur les vraies notions de celle maladie. Paris. 181 a. 
Lorry, P. Frauk, Willan, Baleiuann, Jos. Frank, Richter op. cit. 

$. 790. La scabbia a ) papali forme { scabies papisti formis ), ovvero sotto for- 
ma di piccolissimi nodetti cutanei, rossi, dori, numerosi, rialzati in punta, su cut 
offrono una vescichetta banca e diafana, estendesi talvolta so tutta la superfìcie 
del corpo eccettuata la faccia , presenta in qualche caso sparse qua e Ih delle 
pustole isolate piene di un umore spesso giallognolo, e sotto tali circostanze reca 
g randissimo prurito. Le papule nel decremento si diseccano, ed allora la scabie 
chiamasi secca (scabies sicca) ; la cuticola poi si scioglie in desquamazione. 

b ) La scabbia pustolota ( se. pustolosa, purulenta di Wii.law ) offre pustole 
isolale , poco infiammale alla base, piene di pus giallo e denso , le quali dopo 
due o tre giorni giunte a maturarione romponsi, aumentandosi 1' infiammazione 



74 



OEIXR MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 



ed il doloroso prurito supparano od aochc si esulcerano, e si conoscono solfo il 
nome di scabbia umida ( s. humida ). 11 pus e la materia della traspirazione 
sanno di uo odore specifico, mucido, ingrato. Quando le pustule piegano a gua- 
rigione sciolgonsi il tumore e la durezza della vicina cute , egualmente die lo 
slato infiammatorio del fondo del postole, e la materia purifonne cangiasi in una 
crosta secca e dura, la quale cade dopo alcuni giorni lasciando una macchia di 
un rosso dilavato, che non iscompare che a poco a poco. 

c ) La scabbia vescicolare ( scabies vesicularis , Ijrmphatica di Willah ) sì 
manifesta con vescichette piuttosto grandi, non infiammate, piene di umore pel- 
lucido linfatico , le quali frammiste qua e là con alcune pustole , ed assai pru- 
siginose, dopo pochi giorni romponsi, e parte guariscono sotto la sottile crosta 
die si forma , patte in vece si infiammano e convertonsi in pustole suppurate 
od in ulceri, e queste pure se vengono a guarigione copronsi finalmente di croste 
di un colore oscuro. 

§. 791. La psorìasi ( psoriasis, psydracia. — Jalsche, unechle Kràtze ) costi- 
tuisce un* efflorescenza simile nella forma alla scabbia papulosa e secca. Diver- 
sifica però dalla scabbia slessa per quauto segue: 1 ) non è la psoriasi ingene- 
rata dt contagio, ma trae la sua origine ora idiopaticamente da varie sorta di ir- 
ritamenti, per esempio dalle terme, d" onde la psidracia delle terme; ora simpa- 
ticamente dalla scrofola, dalla sifilide, dall' arlritide, dagli infarcimenti dei visceri 
addominali, dall'amenorrea per soppressione, ed eziandio dall' ipocondriasi, dalle 
emoiroidi ec. , ed ora osservasi critica nelle febbri iotermittenti ed anche nel 
tifo ( Autenrieth ) ; 2 ) non prende di preferenza determinate parti della cute, nè 
quelle in ispecie prescelte dalla scabbia, che anzi le molte risparmia intieramente; 
3 ) se la psoriasi non diifondesi tostamente su tutta la superficie della cole esce 
Inora almeno per esteso tratto del petto e dell' addomioe, e tostamente esteodesi 
alle altre parli del corpo non risparmiando nemmeno la faccia ; 4 ) il prurito 
non cresce alla sera, nè sotto il tepore del letto ; 5) non di rado è di brevissima 
durata, e talvolta ricorre periodicamente, b ) e non è contagiosa. 

$. 792. La scabbia quale malattia cutanea locale , prima che si diffonda ed 
opportunamente curala sotto favorevoli condizioni di abitazione), di vitto, di re- 
gime, di pulizia, di tempo ec. , guarisce nello spazio di pochi giorni ; ma tra- 
scurata od incongruamente trattala, concorrendo a danno l'immondezza della eule, 
la cogitazione cachettica del malato ec. , producesi a settimane, a mesi e persino 
ad anni intieri. La malattia stessa, il molesto e doloroso prurito, e la veglia che 
ne deriva, operano insieme dannosamente, soprattutto ne' fanciulli, ed adducono 
in morboso consenso le altre membrane , il sistema linlatico e gli organi della 
digestione. L' appetenza a poco a poco si sminuisce e cessa ; la cute risente as- 
sai l'azione del freddo, e perciò ne viene disposizione ai catarri ed ai reumati- 
smi , ai fa pallida , di colore terreo; continuando a lungo la malattia qua e la 
ulcerata, nodosa e dura, quasi callosa; intumidisconsi le ghiandole linfatiche, e 
nascono infarcimenti anco nei visceri addominali ; il corpo estenuasi ; le forze 
infievolisco!] si, e fiualmente si sviluppano la febbre etica, 1' Idrope , lo scorbuto 

§. 793. Pare che nissuno vi sia, che non abbia disposizione alla scabbia , ma 
clic tale disposizione occorra specialmente nei soggetti di cute delicata, tenera e 
lassa, e che quindi predomini nei fanciulli e nei giovani. Si è poi osservato che 
la scabbia è malattia rarissima nei fornai, nei mugnai, nei venditori di farine, nei 
conciatori, nei tintori, nei fabbricatori di sapone, negli ortolani e nelle lavandaje. 
— È prodoita da un contagio specifico di natura non abbastanza conosciuta , 
grandemente attivo col concorso dell' immondezza, dell' aria umida ed impura , 
dt iju vitto ineschino di diilicile digestione , come pure dal tempo umido fred- 
do e variabile. L' infezione noti compiesi che per immediato contano colle 



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SCABBIA 



parti scabbiose, come eziandìo colle camicie, con varie altre aorta di vesti, colle 
coperture ec. di cui usava il malato. L' acaro esulcerante , che Cestoni , Redi , 
Kit miiller, Mead % Linnée, Wichman , P. Frank e GalA , osservarono nell* n- 
more dille vescichette e delle pustole , e che da Heberden e recentemente da 
Lugol e da Muronral ( Feoriep's, Notizen etc.B. L. .$317.) non si è potuto 
scorgere, sembra lei mare una parte costitutiva essenziale della materia scabbiosa 
efficace, e compiovaine la virtù contagiosa ; ma non per questo essere la vera 
, cagione della scabbia. Pare assai probabile, che questa malattia possa nascere 
pi ialinamente peli' immondezza, per 1' aria rinchiusa ed impnra , per gli ali* 
menti di cattiva qualità ed insufficienti , ove t\ latte condizioni esistano inseme 
nei tuguij dei poveri, nelle case di correzione, negli ergastoli, nelle carceri ec, 
ma non puossi con certezza asserire; imperocché vi ha sempre grande sospetto, 
che in questi luoghi la malattia verga intrattenuta e propagata per intenzione. 

§. 794. Le cagioni della psoriasi o psidracia sopra menzionata ( §. 791,) si 
h anno specialmente nelle malattie ivi puie accennate, e negli irritamenti recati 
alla cute di varia maniera, come: per l' immondezza ed i diversi imbrattamenti 
proprj di alcuni mestieri; pei vapori acri di acidi 'minerali, di metalli e di ve- 
getabili; per le teimc sulfuree e muriatiche, e per gli unguenti, le lavature, le 
unzioni ec. mercuriali. 

§. 795- Un* irritazione infiammatoria specifica od ona compiuta infiammazio- 
ne del retirolo Malpi&hiano con tendenza contante alla secrezione di linfa o di 
materia punforme, e dotate di virtù contfgiosa ben nota , è primariamente la 
natura della srobbia. Questa irritazione o questa flogosi, che solitamele decorre 
con lentezza, e per breve lasso di tempo è semplice, sussiste nello stadio della 
menzionala secrezione protratto sino alla guarigione , la quale non compiesi 
quasi mai pelle sole fone medicatrici della na-ura, e viene annunciata dal dis- 
seccamento e dalla formazione di squamette o di crostre. Foue ( Patol. therap. 
Abhandl. ùb. d. Kiàlze. Wurzb. 1810 ) cerca di dimostrare che quella flo- 
gosi è d' indole risipelatosa , ma ammettendo ciò pure non ne viene compiuta 
spiega?ione della malattia. 

§. 796. La stabbia è malore molesto e schifoso, che non guarisce quasi mai 
spontaneainrnte, ma crn facilità all' opposto, soprattutto nel suo principio, coi 
soccorsi dell' arte prr mezzo dei rimerij specifici volgarmente conosciuti. Conti- 
nuando a lungo , essendo trascurata, ed avvenendo sfavorevoli complicazioni si 
fa ribelle , e pericolosa poi se viene soppressione che può essere cagionala da 
qualsiasi raffreddamento, dal bagno freddo, dalla pioggia e dalla neve, ed inol- 
tre dalle affezioni dell' animo concussive , dalle malattie febbrili che ad essa si 
associano, da incanta applicazione di unguenti, di lavature, di fomenti , ec. , è 
facilmente seguila da varie e talvolta pericolose affezioni de' visceri capili nel 
cranio, nel peilo, nelP addentine , o della midolla spinale , o dei singoli ner- 
vi ec. , come le flogosi loro acute e croniche colle relative infauste leqoele, ov- 
vero le diuturne irritazioni sotto la forma di grave è pervicace cefalea, di ve- 
sania, di ambliopia amaurotica, di corizza, di tosse, di' dispnea , di vomito, di 
enteralgia, di diari**, o di artralgia simulante 1* artrite, di convulsione, di epi- 
lessia , d' ipocondriasi, di malinconia, di paralisi, di idrope, ec. — - E per con- 
verso non pochi esempi si hanno di siffatte malattie croniche , che dalla scab- 
bia vennero debellate od almeno alleggerite. 

Nella scabbia pustolosa e nella vescicolare cronica e molto diffusa la dimi- 
nuzione dell' efflorescenza, e le pustole grandi, che spuntino qua e là, molto in- 
fiammate, e non dissimili ai furuncoli, costituiscono felici presagi di guarigione. 

797. La scabbia salutare debb' essere soliamo limitata, ed intrattenuta pn] 
aiuti a- la malattia grave o pericolosa , dilla presenza della scabbia stessa miti- 



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DHLLE MALATTK CUTANEE UH PART1COT.AHK 



gata, od almeno por qualche tempo celala, si potsa sicuramente debellare enl- 
J' arte. — La scabbia non salutare vuole iuta terapia specifica da dirigersi però 
giusta la condizione dell' ammalato e delle altre circostanze che hanno su «li 
lui azione, e secondo la gravezza, la durata, le complicazioni della malattia, er. 
T i scabbia recente, nata cioè da pochissimi giorni od anche settimane in virtù 
di contagio ed in un soggetto prima sano , che fece lenti progressi ed è tutta- 
via limitata a piccoli tratti, e che non per ancora ingenerò cattivi eliciti nel 
restante dell' organismo , devesi senza indugio trattare coi riraedj esterni che, 
ora esporremo, 1' azione de' quali debb' essere agevolata da conveniente regime* 
e da opportuna dieta. Infatti è necessario serbare grande pulizia della cute, evi- 
tare i cibi grassi, molto salati od aromatizzati , le bevande acri e spiritose , ed 
ogni soverchio aggravamento dello stomaco j e così il più delle volle si ottiene 
la guarigione della malattia tuttora locale. — Per estinguere tostamente il con- 
tagio richiedoosi lavature e soprattutto bagni sapooati e frequente sostituzione di 
vestimenti, di coperte, di biancheria ec. pulite alle lorde. — Nella scabbia ero- 
nica poi, che presa ripetute volte , e già fallasi abituale conviene insieme usare 
di un trattamento interno, specialmeute dello zolfo depurato , e rispetto ai ri- 
medi esterni è necessaria altrettanta maggiore precauzione e lentezza , quanto 
più si è falla abituale , e maggiore è la sua connessione colla malattia univer- 
sale (32). 

Fra tutti i rimedj poi che si raccomandano per oso esterno i più efficaci so- 
no lo zolfo ed il mercurio, i quali dennosi ritenere siccome veramente spe- 
cifici. 

Lo zolfo menzionato già da Celso , vantato da Silvio e da Fernelio , e da 
Kttmiiller dichiarato siccome rimedio specifico opera egualmente di egregia virtù 
sotto forma di unguento , di lavature , di bagno e di vapore. Adoperasi I* un- 
guento di zolfo del commercio o depurato unito a sufficiente quantità di grasso 
di porco, o di olio di oliva o di lino, coli' aggiunta di piccola dose di olio di 
lavanda, di serpillo o di cedro ec. per correggerne l'odore ingrato, e l'unguento 
solforato del Disp. Vien. composto come 1' unguento di Jaster , ma senza la 
polvere di bacche di lauro, di una dramma di zolfo depurato e di vetriolo di 
zinco, e di un' oncia di unguento semplice mescolali insieme. Una porzione del- 
l' uno o dell' altro del volume di una noce si stropiccia sulle palme, sul corpo, 
sulla piegatura del cubito, sulla regione poplitea, o sulle stesse parti prese dalla 
scabbia quando non vi abbiano pustole infiammate, o siasi già vinta la flogosi 
colle fomentazioni, colle lavature e coi bagni molliti vi. Tua mescolanza di parti e- 
gnali di zolfo puro e di sapone del commercio ovvero di quello bianco e di acqua 
comune tiepida nella quantità voluta perchè ne derivi un unguento molle, forma 
un rimedio per verità alquanto meno efficace, ma poco o nulla puzzoso, e che 
non lorda le biancherie e le vesti. L' uso di quest'ultimo rimedio del resto 
conforme al primo è opportuno soprattutto nella scabbia incipiente , non an- 
cora diffusa estesamente, nella papulosa e secca, ed in quella che è già in de- 
cremento. L* unguento di zolfo composto della Farmacopea di Londra , for- 
mato di fiori di zolfo, di sapone molle, di polvere di radice di veratro, di ni- 
trato di potassa e di grasso depurato, da applicarsi tre volte il giorno su tutto 
il corpo a grandi dosi, ad un oncia intiera dopo un bagno saponaio, e facendo 
stare l'ammalato in letto sotto coperta di lana, è da Goercke sull'esempio degl'In- 
glesi vantato come rimedio prontissimo nel vincere la scabbia , ma non è e- 
gualmente sicuro. Quando la cute prende un colore rosso intenso ed accade la 
desquamazione, la scabbia guarisce fra tre, quattro e tutt'al più fra sei giorni, 
ed il convalescente non abbisogna che di essere pulito dall' unguento e dalle 
sozzure con un bagno saponaio (Rust's, Magaz. f. d. ges. Tieik. fì. I. 5.92.) 



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SCABBIA 



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Le terme solfuree sono veramente preferibili ai bagni di fegato di zolfo o di 
solfuro di calce. In difello però di quelle usasi il fegato di zolfo alla dose di 
un' oncia o due per bagno , e di una dramma a due iu ogni libbra d* acqua 
con mezzo scropolo ad una dramma di acido tartarico per lozione. I vapori 
solforosi, propriamente i vapori che manda lo zolfo nel bruciare, raccomandati 
assai primamente da Galès ( Memoires , et rapporti sur les furnigations rnlfn- 
reuses ce , Paris 1816 ), quindi da de Carro , per la virtù loro grandemente 
irritante gli organi della respirazione uon applicabili ebe in macchiue ermetica» 
mente chiuse, dennosi per verità, giusta numerosissime osservazioni raccolte nel 
grande spedale di Vienna, ritenere efficacissimi contro la scabbia ; ma siccome 
irritano moltissimo la cute, anzi applicali a lungo e ripetute volte la infiam- 
mano e cagionano un forte riscaldamento universale ed eguale orgasmo degli 
umori , costituiscono un rimedio eroico e d' altronde costoso pel caro prezzo 
delle apposite macchine. Questo rimedio poi non convenendo per ogni riguardo 
nella scabbia recente e poco estesa , e nei casi comuni di questa malattia ba 
stando a guarirli i mezzi più miti e più s curi di applicazione dello zolfo e dei 
mercurio, merita di essere assai lodato soltanto nella scabbia cronica , ostinala , 
più volle recidiva, inveterata ed estesamente diffusa nei soggetti lassi, punitosi , 
flemmatici, scevri di febbre, di diatesi infiammatoria, di costituzione pletorica, 
apopletica, emoploica ec, e fuori del periodo della mestruazione. L' applicazio 
ne da un quarto d' ora si prolunga grado grado ad un' ora intiera. Dopo ria 
scuna fumi gazione , deve 1' ammalato per non esporsi a cattive conseguenze 
starsi quieto in un luogo moderatamente caldo , sinché sia cessalo il riscalda- 
mento, ed astenersi cautamente da tulio quanto potesse subitamente moderare il 
calore del suo corpo. — Alcuni lodano eziandio i vapori acquosi ed acquoso- 
acidelli applicati nella stessa maniera. 

Il mercurio, di cui già Rhazes accenna V uso sotto forma di unguento e di 
impiastro contro diverse impetigini si adopera sotto forma di unguento e di la- 
vature. L' unguento mercuriale cinereo, il citrino, egualmente che quello fatto 
di una miscela di unguento mercuriale o di lilargirio uon sono cos'i frequeuie- 
mente usati come 1' unguento ottenuto con una dramma di mercurio precipitalo 
bianco ed un' oncia di grasso di porco, lodato grandemente da Willis , da lì. 
Pogel, da Sauvages, da Colliseti e da Cttldner de Lobes, soprattutto contro la 
scabbia secca. Si adopera alla stessa dose e nello stesso modo dell' unguento 
solforato. — Per lozioni impiegasi od il liquore mercuriale del Dis. Firn., che 
contiene quattro grani di sublimato corrosivo e quindici di sale ammoniaco de- 
purato in una libbra d' acqua comune destillata, oppure una soluzione ancora 
più attiva, cioè di sei ad otto grani di sublimato in un eguale quantità di ac- 

3 ua, rimedio vantato siccome assai efficace da Wedekimd ( ùb. d. Gebr. des 
ublimatwa$sers\ in Hufeland's Journ. e. pr. 1822. August. ). 
A questi due medicamenti di uso esterno si accostano pella virtù , sebbene 
minore ; il vetriolo di zinco ( solfato di ziuco ) sotto forma di unguento o di 
lozione sciolto oell' acqua o nel decollo di corteccia di olmo o di radice di e- 
nula ( Hatless ) ; 1' acido muriatico o nitrico disciolto in moli' acqua , o me* 
scolato col grasso (unguento ossigenato del Disp. Vien.) ; la magnesia de' ve* 
trai , ossia 1' ossido di manganese nativo ; la grafite ossia il carburo di ferro 
nativo, ed il carbone preparato uniti alla grascia sotto forma d' unguento; i de- 
colti e gli unguenti ottenuti colle foglie di tabacco , colla radice di ctiula , di 
lapato, di elleboro nero e bianco usati già da Ippocrate % e cou altri vegetabili 
acri ; le lavature col sapone, col liscivio , col) acqua di calce , colle soluzioni 
di sale comune e di nitro pure nel!' acqua, di cui Celso fece già mentirne. 
GiuvevoliwiiDi rimedj interni, ove si richiedono sono pure lo zollo ed il tucr- 



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PELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 



curio. Lo zolfo amministrasi in dose tale , che ferva a promuovere la traspira- 
zione, non l'alvo, il mercurio si prescrive con quelle preparazioni che operano 
specialmente sulla cute, cioè l'etiope minerale ed antimoniale, ovvero associato 
agli antimoniali (33). — I decolli che sogliono essere giovevoli nelle reumatal - 
gie, vantali altra volta sotto il nome di purificami, presi in buona quantità nel 
cu m indamente» della cura antipsorica giovano per lo più la virtù degli speci- 
fici contro la scabbia cronica ed inveterala. I purgan'i furono uu tempo grande- 
mente lodali anche da Ippocralc e da Galeno, ed insieme coi decotti attenuanti 
e coli* uso dell' elleboro costituirono 1' intiero trattamento di quasi ogni scab- 
bia ; ma non dennosi usare che per togliere 1' orgasmo d'gli umori nella cute, 
J « congestione, e per mitigare lo stadio infiammatorio della scabb a pustolosa , 
nel qual caso prescelgonsi gli antiflogistici, o p n r in birre una rivulsioae e de- 
rivazione di umori nella scabbia pertinace , e qui tornano maglio i più forti , 
■mministrandoli di quando io quando interpolatamele cogli altri rimelj. 

Sia poi che basti la cura esterna , sia che richieggasi pur aoco I' intero» , è 
mestieri ricorrere ad uo tempi a< bigni semplici e saponai, alle lozioni el ai 
bagni delle parli occupale dalla scabbia col decotto di cru>ca o coli' acqu* sa- 
ponata , cangiare frequenlem?nte le biancherie e le vesti, e serbare la più squi- 
sita pulizia, siccome mezzi che grandemente agevolano il buon esito del tratta- 
mento. 

Nella convalescenza vuoisi insistere ne* medesimi soccorsi per qualche tempo 
onde prevenire una novella eruzione della milattia. 

§. 798. E contro gli eff-tli e le sequele nate nella scabbia incautamente o 
di maniera accidentale soppressa devesi per una parte medicare , come si di«se 
in generale ( $. 645. ) pella cura delle effl iresceaze soppressa , con uo tratta- 
mento conveniente agli effetti ed alle s»quele stesse , accomodato cioè alla ca- 
gione, all' indole, alla sede, all' estensione ed alla gravezza; per 1' altra alleo* 
tìVre conveuientemenie od a richiamare la scabbia alla sua primiera sede cogli 
emollienti e cogli irritanti, ed internamente collo zolfo, coli" etiope amirnoniato, 
con quello minerale , col calomelano uoito allo zolfo doralo d' antimonio ec. 
od a rimpiazzarla con uoa malattìa cutanea artificiale, un' impetigine, una flo- 
gosi od un fiuticelo , ovvero nei casi ostinali a rinnovarli mediante anco lo 
slesso inuesto (34). 

Specie 5. Tigna. 

§.799. La tigna (linea, — Grind) nota già ai Greci, ai Romani ed agli A- 
rabi, venne disliula da Lorrj- e da P. Frank io due varietà, in tigna cioè del 
capo ( tinca capitis ) della propriamente tigna, ed in quella della faccia, ossia 
crosta lattea ( t, faciei s. a usta lactea ). Willan e Batemann opinando , 
che I' una e l'alira diversificassero meno fra di loro nell' essenza che nella for- 
ma, ritennero aoco la crosta lattea per una specie di tigna. Siccome poi I es- 
senza di queste eruzioni non ci è abbastanza nota, sebbene la somiglianza di 
forma comprovi assai la loro affinità , uou islimo fuor di ragione il trattarne 
separalameute come varietà, nella mira eziandio, che chiaramente risultino al- 
cuni caratteri pei quali 1' una dall'altra diversifica (35). 

Varietà. I. Tigna del capo. 

§. 800 La tigna del capo ( porri go di Celso , di Villan ; — dcr Kopf 
grind ) è un' impetigine essenziale, e febbrile, cronica, contagiosa, occupante la 
p-rU capelluti del capo, sotto loruia di vcicichclle o di croste loliicolose , pi- 



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TIGNA DBL CAPO 



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sformi o coniche, pruricnti, le quali alla base sono dure, rosse o di color» e- 
guale alla cute, nell' apice invece più molli , biancastre o giallognole peli' ti- 
more contenuto. Questo al rompersi delle vescichette medesime esce fuori da un 
ampio foro a bordi corrosi, o circondalo da piccole escrescenze rotondelte, ed 
ineguale, è fetente e viscido , e si rappiglia io una crosta di colore e di spes- 
sezza varia, ora friabile, molle e granosa, ora tenace e dura. 

C. Lorry, J. P. Frank, J. Frank, Willan c Batemano, Richter op. c/7. 

§. 801. Sogliono precedere lo sviluppo dell' eruzione : prurito incomodo , 
tensione e senso di ardore nella parte capelluta, cefalea, e gonfiezza dura delle 
ghiandole linfatiche del collo e della nuca, le quali, sono dolenti al tatto. Esa- 
sperandosi quiudi il prurito spuntano quelle vescichette o pustole, di cui dice- 
vasi superiormente, e fannosi più o meno grandi, od insieme formansi delle tu- 
berosità piuttosto ampie e tese , che alla guisa d' ascessi pei fori di piccoli ca- 
nali mettono il menzionato umore. Io pari tempo si generano molti pidocchi , 
che riescono grandemente molesti. Talvolta sotto il subitaneo suo ccssamenlo 
osservasi la tigna prendere, estesi tratti della parte capelluta, e qua e Ih ezian- 
dio altre parti del corpo. — Trattandosi di ammalato cachettico, mollo scrofo- 
loso, rachitico ec, e soprattutto affetto da sifìlide, separasi sotto le croste dense 
della tigna, pertinacissima talvolta unicamente in questa od in quella parlr, un 
icore fetente, la cute ed i bulbi comunemente tumidi dei capelli si corrodono , 
e cariansi persino le ossa del cranio sotto notturni crudeli dolori. La tigna che 
abbia raggiunto qoesto grado e si fatta indole chiamasi maligna ( bitter od. 
Erb Crind ). Oltre questa, più pella forma e pella gravezza, che per la natura 
puonnosi distinguere quattro altre varietà cioè : la forforacca , la favosa , la 
scutulala e la decalcante. 

a ) La tigna forforacra ( linea furfitracea, porrigo furfurans di Villàpt, — 
der klcj-enartige ods klejen Grind) attacca gli adulti e specialmente le fem- 
mine a preferenza dei fanciulli , e consiste in piccolissime pustole acuminale 
( dai Greci dette Acori ) le quali rotte spontaneamente o col grattare mettono 
poco umore alquanto viscido color di paglia, coagulabile in breve in sottili 
croste, od in isquamette forforacee. Al cadere di queste di nuovo e ripe- 
tutamente, ma con intervalli indeterminati, formansi altre pustole, che seguono 
il decorso delle prime, ond' è che la durala della malattia è lunga ed assai te- 
diosa. Frattanto la parte capelluta del capo grandemente prurisce , e cadono i 
capelli , che talvolta alla perfine sono rimpiazzati da altri di un colore più 
chiaro. 

b ) La tigna favosa ( tinca favosa, porrigo favosa di Villa*!, — der IVa- 
chswaben, ahnlichc, od. Ilonig Grind ) si manifesta con ampie pustole elevale 
e molli, a base irregolare e poco infiammata, le quali per molti fori danno ti- 
more viscido, di cui uua parte si coagula in croste gialhcce, alquanto traspa- 
renti e talvolta cellulari, I' altra acre e puzzosa agglomera i vicini capelli e le 
croste, sotto le quali sogliono annidare numerosissimi pidocchi. Questa impeti- 
gine attacca di preferenza i fanciulli, ina non risparmia nemmeno gli adulti, è 
assai pruriginosa, esce fuori talvolta prontamente con febbre , e dalla parte ca- 
pellina estendesi in qualche caso alla faccia od al tronco ed alle estremità, ov- 
vero da queste parli al capo ( tigna volatica di Sauvages )■ Le pustole , che 
snghono manifestarsi a gruppi si fanno rompendosi confluenti e cosi olirono e- 
stesi tratti irregolari uon dissimili ai favi ( Fachwaben ). L' umore secreto vi- 
scido aderente alle croste è acre, di odoie nauseoso, rancidelto , e gode di pro- 
prietà attaccaticcia. Le ghiaudole linfatiche li gonfiano assai, ed in breve scor- 



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UELLE MALiTTlL CUTANEE ÌM PARTICOLARE 



ge*i associala grande affezione di tutto il sistemi linfatico , sicché per questo e 
per il prurito e dolore gli ammalati e soprattutto i fanciulli ne vengono grave - 
mente molestati, gli ultimi facilmente si fanno macilenti e persino lanifici. 

c ) La tigna scutulata , scodellata ( linea scutulata , porrigo scutulata d i 
Villam, — der schildfòrmige Grind ) occorre specialmente nei fanciulli di tre 

0 quattro anni flosci, mal nutriti, trascorati e succidi, ed è assai ostinata. V e 
rusione si presenta a tratti irregolarmente rotondi, somiglianti talvolta nella for- 
ma ad una (ava (porrigine lupinosa di Villa.* ), sui quali scorgonsi numerosi 
gruppi di acori. Questi escendo fuori ripetutamente non solo 1' eruzione occupa 
spazi più estesi, che qua e là riunisconsi, sicché a poco a poco , non poneu lo 
argine alla malattia, tutta se ne ricopra la parte capelluta, ma le croste stesse 
che prima erano squamose, si fanno più estese e più dure; ed ecco perchè si 
chiamò tigna scutulata. I capelli parte cadono , parte si troncano in vicinanza 
al bulbo, parte si distruggilo in un cogli stessi bulbi corrosi , ed alla perfine 
tion v' ba che una stretta fascia di capelli intatti ebe cingn il capo La malat- 
tia producesi talvolta ad anni intieri , nè puossi dire guarita prima che quei 
tratti, i quali al cadere delle croste osserva vaosi ognora sede di nuove puitule, 
e rossi e risplendenti, non offrano il colore e tutta 1' indole della cute sana, e 
non siansi ivi riprodotti i capelli colla conveniente loro tinta, 

d ì La tigna decalcante ( tinca decalvans, porrigo dccalvens di Villah, — 
a\r kahltnachendc Grind) travaglia ora sola, ora associala alle prime varietà 

1 fanciulli non altramente che gli adulti, e si manifesta senza palese e IH irescenza, 
con degli spazi soltanto più o meno orbicolari privi di capelli , che a poco a 
poco si fanno più grandi e confluenti. 

S- 8t) 2. La disposizione alla tigna propria soprattutto dell' età infantile, sem- 
bra dipendere in generale da soverchio vigore di vegetazione e da abbondante 
congestione di umori al capo, e venire oltre di ciò accresciuta dalla scrofola , 
dalla rachitide e dalla sifilide. Sono grandemente disposti alla tigna i fanciulli 
scrofolosi , pieni di umori , pituitosi e panciuti. Cagioni eccitanti poi sono : il 
coprire di troppo il capo ; I' immondezza segnatamente in coloro che hanno i 
capelli folti, che soffrono di mollo sudore del capo , e che fauno m »lti pidoc- 
chi ; il vitto troppo abbondante ed assai nutriente , i cibi m >lto grassi non a - 
vendovi lenone dell' appetito, da cui però ne viene 1* assimilazione e la sangui - 
ficaziooe imperfetta -, la traspirazione cutanea, come anche 1' uropoesi scarsa più 
del dovere ; la soppressione di altre escrezioni specialmeute diuturne, come p-r 
esempio di scoli dalle nari e dalle orecchie , del sudore di testa , delle ascelle 
o dei piedi ec., non che della crosta lattea, ec. ; finalmente un contagio spe- 
cifico. 

Eccettuata la tigna nata di cootagio, che può prendere in qualsiasi età, l'uc- 
cennata disposizione esercita tanto predominio nella generazione, nella durala e 
nella riproduzione della tigna, che egli è mestieri considerare la tigna stessa non 
già siccome malattia locale ed idiopatica , ma piuttosto come un malore pro- 
dotto di universale morbosa costituzione, le molte volte sintomatico , in isprcie 
scrofoloso e talora scrofoloso- sifilitico , e non di rado quale affezione meta- 
statica. 

§. 803. L' essenza di questa malattia sembra consistere in un eccesso di pro- 
duzione, in una soperchia e viziosa secrezione della parte capelluta sotto la for- 
ma di una infiammazioncclla clic prende la cute ed i bulbi dei capelli, la quale 
nvl primo stadio sussiste come tale per brevissimo tempo , e nel secondo diu- 
turno dà tostamente luogo alla secrezione di umore linfatico purulento coagula - 
bile por mozzo del quale comunicasi ad altri individui. 

11 primo stadio, quello Ut tlogosi, è spesso accotn pagliato da libine, c suole 



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VARICELLA 



ni 



prontamente passare al secondo, quello di secrezione, nel quale la malattia cu- 
tanea di per se, i dolori che 1' accompagnauo cagionati particolarmente dai pi- 
docchi, V inquietudine diurna e notturna, le veglie , la disoressia e la dispepsia 
adducono una generale debolezza, ed a poco a poco 1' emaciazione, la lassezza 
de' solidi, la discrasia ed il Untore degli umori , c quindi 1' abito cachettico ec. 

§. 804. La tigna di ogni varietà è malore cronico , che talvolta sotto perio- 
diche, remissioni dura anni intieri, più molesto , schifoso e fastidioso , che peri- 
coloso. Noudiroeno continuando lungamente, come più sopra dicevasi , oppure 
nata e sostentila da malattia universale , è cagione di gravi sintomi c reca e- 
ziandio pericolo. 

Può ritenersi salutare ne fanciulli prosperi nel resto e vegeti , e forniti poi 
di cute tenera e delicata, se toglie i mali di una dentizione difficile , se guari- 
sce croniche ottalmie, otorree , ec. Che la tigna sia indizio di sanità , come fu 
eomunissima opinione, non è a credersi ; 1* esperienza ci ammaestra soltanto di 
cosa meritevolissima di cousidi razione , cioè che la scrofola le 'molte volte ra- 
duna quasi tutti i snoi effetti scorgibili coi sensi nella parte capelluta , e che 
così manifestasi colla sola tigna. — Da che si è reso comune I* uso di tagliare 
gih nella tenera età i capelli, e di tenere ai fanciulli meno coperto il capo, la 
tigna si è (atta molto più rara. ~ Tuttavolta resiste pertinacemente ad ogni 
geuere di medicatura, e cessa poi al periodo della pubertà. 

In questa malattia recano pericolo la somma gravezza , la lunga durata , la 
soppressione repentina e le gravi complicazioni. Si sono vedute tener dietro alla 
subitanea sua scomparsa le meningiti, le encefaliti, le ottalmie, le otiti, le pneu- 
monie, altre infiammazioni metastatiche , e le loro tristi conseguenze, 1* idren- 
cefalo cioè, I* apoplessia, la vesaoia, I' amaurosi, la cofosi , altre nevrosi diva- 
ria maniera, la dispnea, le tisi, 1' idrope, la diarrea cronica e la labe. 

$. 805. Nella atra della tigna , come della scabbia e di qualunque efflore- 
scenza cronica, servono di guida, oltre il dovuto riguardo alle cagioni , la du- 
rala c gli effetti ingenerali nel restante dell' organismo. E perciò, riconosciuto 
trattarsi di tigna non salutare, è mestieri ora diminuire gli alimenti troppo ab- 
bondanti e troppo nutrienti, e derivare gli umori accumulati nel capo coi pur- 
ganti di quando in quando amministrali; ora muovere convenientemente la 
mancante traspirazione cutanea coi rimedi che si raccomandavano nella cura 
della reumatalgia ( §. 496. a. e b.) ora invece richiamare qualsiasi abituale pro- 
fluvio soppresso, o rimpiazzarlo coli' arte , ora ed anzi il più delle volte me- 
dicare la scrofola, la sifilide ec, ed attendere in ogni caso assiduamente a con- 
servare la pulizia, e ad allontanare o ad uccidere i pidocchi (36). 

La cura della tigna slessa non puossi limitare sicuramente ai rimedj soltanto 
esterni ( in un però colla dieta e col regime raccomandati nella cura della 
scabbia ( §. 797.) che sotto quelle particolari circostanze, che vennero menzio- 
nate in generale ai $$. *^3, ,ua cne '«rissime volle concorrono nella tì- 
pn * ■ Questi soli casi eccettuali, e perciò quasi sempre, debbesi alla cura esterna 
sintomatica associare l' interna radicale, di quella maniera che dai casi speciali 
è ri chiesta. — I rimedj esterni denno corrispondere all' indole, all'estensione e4 
al gra <lo della impetigine, non che all' azione di quelli osati internamente con- 
face-voli sotto ogni riguardo alla malattia principale. Ed innanzi tratto richie- 
desì di mondare la parte capelluta dalle sozzure e dai pidocchi colle diligenti 
lavature e coli' uso del pettine , di tagliare alquanto i capelli e di raderli sol- 
tanto in corrispondenza alle parti affette, evitando il benché minimo raffredda- 
mento. La tigna ancora recente, o già da tempo sviluppatasi , ma tuttavia ac- 
compagnata da sintomi infiammatorj : tumore , rossore , morbosa sensibilità » 
scarsa secrezione, distinta pertanto da decorso acuto sebbene passeggieco, abbi- 

ft.iiu.jstt Voi. ih s 



82 



DF.LL* MALATTIE CUTÀNEE IN P ARTICOLAMI 



sogna, almeno finché lai* rimane, di rimedj esterni emollienti e lenitivi, ed in- 
terni antiflogistici, derivanti ed evacuanti. Appartengono ai primi : le frequenti 
lavature con acqua tiepida, i (omenti molliti vi, i cataplasmi, le unzioni di un- 
guento semplice, di qualche olio dolcificante di grasso, o di butirro fresco non 
•alato; agli altri : il regime antiflogistico, bevande emollienti , diluenti e purifi- 
canti, come dicono , il sangue , i rimedj che accrescono la traspirazione e che 
muovono 1' alvo, siccome gli infusi d' allea, di fiori di verbasco e di malva; i 
decotti di radice di gramigna, di bardana e di tarassaco, e gli eccoprotici anti- 
flogistici. — Allo svilupparsi dell'altro stadio, quello di secrezione, scema bensì 
la fJogosi locale; ma il liquido secreto viscido e glutinoso, le croste che qua e 
là si formano e 1* aumentato numero dei pidocchi recano novelli incomodi. Sul 
principio debbesi insistere nella terapia sopra indicata , ma puonnosi usare io 
lozioni e fomenti l'acqua saponata, V acqua con un poco di aceto ed il decotto 
di jacea, e se questi mezzi non valgono in pari tempo a togliere i pidocchi, si 
può spargere sul capo alquanta polvere di semi di prezzemolo, od andò di saba- 
diglia, risparmiando le parli offese (37). 

Nella tigna poi fatta cronica, priva di sintom i inGammatorj , e già nel!' in- 
dicalo stadio di secrezione e di formazione di croste, non vuoisi ricorrere sol- 
tanto ad una cura locale generosa, ma si deve in pari tempo associare il trat- 
tamento conveniente alla malattia principale. E pertanto mentre intraprendest 
Ja medicatura voluta contro la scrofola, la rachitide e la sifilide larvata, modi- 
ficata ec. , mentre si ha cura di facilitare insieme le escrezioni normali dell* 
traspirazione, delle orine e dell'alvo, conviene applicare alle croste ammollite, 
rese manco aderenti o slaccate , rimedj più o meno irritanti , alteranti e cosi 
grado grado anche essicanti, avvertendo che la forma di uuguento torna meglio 
nei casi iu cui la cute è densa e per Ja massima parte secca , e che la forma 
fluida corrisponde anzi ove trattasi di cute molle e lassa. Tra i rimedj che per 
ciò si adoperano abbiamo*, l'unguento solforato, quello semplice mescolato col 
carbone preparato, quello ossigenato, o quello dell' Jasser, od anche il mercu- 
riale , le lavature e le fomentazioni coli' acqua saponata , col liscivio debole , 
coli' aceto diluito di acqua, con 1' acqua salata, cogli acidi minerali solforico t 
muriatico e nitrico molto allungali , colle soluzioni di fegato di zolfo ( mezza 
dramma in una libbra di acqua distillata), di sublimato (quattro a sei grani), 
giusta TVcdekind di sublimato e verde rame ( due o tre grani dell' uno e del- 
l' altro ), secondo Callisen e DessaiUt cogli infusi o coi decolti di erba di ci- 
cuta, di foglie di tabacco ec. L' ungento mercuriale, le soluzioni di sublimato 9 
di verde rame ed il decolto di tabacco sono da riservarsi pei casi di tigna ri- 
belle ai soliti rimedj più miti, ed in questi pure è mestieri di grande pruden - 
za, e di continua attenzione sugli effetti , che puonno venirne anche nell' uni- 
verso organismo. Laonde 1' unguento puossi soltanto applicare a piccola dosa 
da principio mattina e sera sopra parti isolate, ed i liquidi suddetti tre in quat- 
tro volte al giorno, affinchè non cagionino infiammazioni delle parti, subitanea 
soppressione di quella cronica secrezione in un coi cattivi effetti sopra menzio- 
nati risguardanli il cervello, gli organi dei sensi ec, oppure i sintomi dell' av- 
velenamento. — In simili casi di tigna ribelle Evers ( Guetting.gcl Anz. 1790 
St. 4i S. 401 ) raccomanda dopo aver rasi i capelli, sciolte le croste col grasao 

{>orcino , e cagionata una suppurazione artificiale col fonticolo o col setone , 
' impiastro di gomma ammoniaco bollito nell' aceto. Si distende sopra una pelle 
morbida, si applica alla parte capelluta , si tiene in sito con opportuna cuffia, 
e tolto dopo sei ad otto settimane trovasi la pelle netta e sana. — Quando poi 
per lungo tempo siasi invano tentala una cura mite, e la malattia persista osti- 
Alatamente ancora in singole parti dal capo, si polràjpaisara all' estirpazione dai 



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•rosta lattea 83 

balbi dei capelli. Soddisfano a questo scopo invece dei cosV detti cappelletti di 
pece una volta tanto encomiati e pure tanto dolorosi, delle strisce di tela lunghe 
due otre pollici e larghe un pollice spalmate di impiastro di pece, che si appli- 
cano successivamente sopra le parti ammalate, e poscia si staccano prestamente • 
con forza. — Rcil apprezza le bagnature di acido muriatico (38). 

Nella tigna scrofolosa, in quella sparsa sopra varie patti del corpo, e nella 
tigna pertinace, recano egregio giovamento i bagni caldi semplici, ovvero i sa- 
ponai! e gli epatici, le terme sulfuree , i vapori solforosi ed acquoso- addetti , 
come sonosi raccomandati nella terapia della scabbia (39). 

S- 806. Raggiunta la guarigione di questo schifoso malore, dennost accurata* 
mente evitare le nocevoli potenze superiormente addotte nel novero delle ca- 
gioni eccitanti, e rispetto alla cura non solo devesi per qnalcbe tempo ancora 
insistere nell' uso di quella, che trovasi necessaria ed utile, ma è pure mestieri 
associarvi 1* esterna abile a rinforzare l' intiero organo cutaneo, e soprattutto la 
parte capellina. £ pertanto debbe ora il medico procedere nella stessa manie* 
ra, che dopo viole le reumatalgie ( § 490. 494. ) ; e particolarmente meritano 
di essere raccomaodale piccole dosi di unguento di zinco, di unguento cioè com- 
posto di mezza o di uua intiera dramma di fiori di zinco, e di una mezz'on- 
cia di grasso porcino o di unguento semplice , da applicarsi una o due volle 
al giorno sulle parti, che furono attaccale dall' impetigine ( 40 ). 

§. 807. Ai cattivi etTetlt ed alle infauste conseguenze della tigna retrocessa 
subitamente o con lentezza, conviene opporre quel modo di medicatura, che è 
voluto eziandio dagli effetti della seabbia soppressa ( V. §. 645. e 798 ) (41). 

Varietà 2. Crosta lattea. 

$. 808. La crosta lattea ( lactitmen di Mon Ann, sapathum di Avicenna, tinca 
faciei di Frank, por rigo larvai is di Willan, achor faciei di Swed. , — Mil- 
chgrind, flJilchborke, Milchscorf, Sesicht Sgrind, Anspntng, Fierùger, Fret- 
tarti ) è un efflorescenza cronica, contagiosa, che non attacca se non che quasi 
i soli fanciulli, costituita da piccole pustole bianche e gialle, le quali manife* 
alatisi a gruppi sopra arce rosse e leggermente infiammate della cute delle guance, 
della tempia e della stessa fronte , assai pruriginose , da cui rotto entro pochi 
giorni esce un umore viscido linfatico, che si coagula in croste sottili o grosse, 
friabili e di colore giallo rossigno , non dissimili al lane seccato mediante il 
calore. 

Car. Strati, De crusta loctea infantum, ejusdemque specifico re-medio disstrtaiio.Yrun- 

cof. a M. 1779. 8. Germanice per F. \. Wrilz. Weimar. i;88. 
I. K. Wteknwnn, lécen tur Diagnosta. Bd. II. St. 43. aj. Jf. 
3. P. Frank, Henke, Eateroann, Hichter, Jos. Frank, op. cit, 

f, . 809. T.a malattia comiucia in piccoli tratti per lo più delle guance, della 
tempia, e talvolta della fronte o del mento, con un rossore splendente, col ca- 
lore e col prurito, in appresso spuntano a gruppi le vescichette e le pustole già 
accennale, che danno origine alle descrilte croste coerenti, cadute le quali non 
resta alcuna cicatrice. Nelle areole rosse cingenti le croste spuntano sempre nuove 
pustole, le quali in breve giungono a tanto numero , che finalmente prendono 
quasi tutta la faccia, tranne i contorni degli occhi ed il naso. Tuttavia non sem- 
pre risparmiano le stesse palpebre, e quando la malattia duri lunga pezza , la 
pustole isolate o riunite in piccolo numero, rare volte confluenti, prendono an- 
che il collo, il torace e le estremità superiori. Quando la crosta lattea è molto 
diffusa, è accompagnata da forte prurito, che cagiona ai teneri fanciulli ioquie- 



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M DP.LT.F. MALATTIE CUTANEE IH PARTICOLARI 

« 

tudine, sonno turbato, ad «oche vaglia per intiere notti, disoressis, dispepsia, de- 
bolezza , febbriciattola ed emanazione. Se poi 1* eruzione è poca i bambini so- 
gliono rimanersi ilari. La secrezione dell' indicalo umore , che può paragonarsi 
giusta Frank ad nn trasudamento gommoso ne' giovani afbrri, ora è scarsa, ora 
assai abbondante , ed in pari tempo scorgonsi quelle areole rosse ed escoriate. 
Le croste durano per uno spazio di tempo quasi determinato dai sette ai nove 
giorni : cadute queste spuntano nuove pustole, le quali pure faono uo decorso 
eguale alle altre, e cos'i per una successione di eruzioni che talora ripetesi molte 
▼ohe, la crosta lattea continua parecchi mesi e i-ino oltre un anno. Al suo ces- 
sare poi tosto o tardi, l'epidermide si stacca ripetutamente sotto forma di squa- 
mette polverose, senza che vi rimanga la più piccola cicatrice; e Strack fa os- 
servare che i fanciulli evacuano orine torbide, lattee, abbondanti e puzzose come 
quelle di gatto. 

810. L' esito in guarigione è il frequentissimo e 1' ordinario. Qualche volta 
accade spontaneamente senza alcun soccorso dell' nrle subilo dopo sviluppati i 
primi denti ovvero col cessare dell' allattamento. Se non che sotto quella posi- 
zione di cose, che superiormente indicavasi, osservasi pur anco qne<l'impetigine 
passare alle malattie gila accennate , o piuttosto effettuarle , o cangiarsi in affe- 
zione aftosa delle prime vie; e cagionare la morte sotto una grave diarrea colli- 
quativa. 

§. 811. Nei bambini cachettici, e dove siavi complicazione erpetica, scabbiosa 
e sifilitica , la crosta lattea degenera in una particolare modifica/ione chiamata 
crosta serpiginosa ossia pruriginosa ( crusta serpiginosa s. pruriginosa ) da Wi- 
t hmann ( l.c. ) primamente eoo esattezza descritta. Travaglia per lo più i bam- 
bini ancora lattanti, nati di parenti affetti da sifilide, od allattati da nutrici prese 
dallo stesso malore; talvolta però assale anco gli adulti. Si manifesta con pu- 
stole militarmi, simili alle vescichette dell' erpete, più piccole e di un rosso più 
oscuro che nella crosta lattea semplice e pura; è più molesta in grazia del forte 
prurito, che si esaspera particolarmente alla sera ; maggiore è io essa la secre- 
zione, e l'umore è acre, corrosivo, nè si rappiglia in piccole croste di un colore 
oscuro che sparsamente; non di rado ai diffonde alle membra egualmente che al 
dorso, e forma ascessi isolati; quando finalmente non venga domata coll'arle ai 
produce talora ad anni intieri , e cosi concorre a cagionare la tabe e la morte 
stessa. 

£. 812- La disposizione alla crosta lattea è propria dei fanciulli , e più dei 
lattanti, che di quelli già spoppali , e di coloro che non ebbero nutrimento dì 
latte umano, ed è grande particolarmente in quelli che sono lautamente nutriti; 
va associata per lo più alla pletora ed alla diatesi scrofolosa, da questa forse trae 
la sua origine, e perciò potrebbesi ritener con PVichmann e Stoll un sin toma 
di incominciante e leggiera malattia scrofolosa. — Fra le cagioni eccitanti si an- 
noverano, un contagio particolare, il soverchio aggravare lo stomaco di latte sìa 
materno, sia delle nutrici già vecchio o troppo d^nso, o di polte o pappe , di 
brodi e simili molto nutrienti, un affezione delle prime vie di qualsiasi origine, 
per cui abbondino di acidità o di muco, e ginsta Martens ( Hufeland , BUI. 
1817. ) anche Y uso che le nutrici facciano del coito. 

§. 813. L'essenza della crosta lattea è sconosciuta. Sappiamo p*rò, che que- 
sta, come si è dello anche nella tigna ha la sua sede nel retìcolo Malpighiano 
e nella superficie della cute della faccia, e che decorre quattro stadj, di cui il 
primo è distinto da leggiera infiammazione modificata di maniera particolare; il 
secondo da secrezione di umore linfatico, contagioso, non acre, assai coagulabile 
e che poossi paragonare alle gomme di giovani alberi che crescono in terreno 
fertile ( P. Frcnk, /. cit. ) ; il terzo dal diseccamertfo, ed il quarto dalla guari- 



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CBOSTA LATTEA 



85 



pione. La malattia ci offre 1' immagine di particolare produzione che è soper- 
chia nella cute della faccia, e che ti manifesta nella descritta maniera. 

§. 814. La crosta lattea semplice e pura è malattia leggiera; col cessare dell* 
allattamento ed allo sbucciare dei primi denti, guarisce talvolta spontanea meni* 
( S 910. ) i nè debbesi ritenere abile a cagionare i mali superiormente ( § 809) 
accennati, che ove a lungo continui. Ben più presto poi, e più sicuramente de- 
rivano questi malori dalla serpigine pertinace; la quale d' altronde è sotto ogni 
riguardo peggiore. — La soppressioue della crosta lattea per raflreddamenlo od. 
altro può essere seguita da effetti gravi e pericolosi simili a quelli cagionati 
dalla retrocessione della tigna ( V. §. 804. ) , come io slesso conobbi per espt- 
r irrita. i 

§. 815. La cura deve primamente essere diretta a togliere ed a fiaccare le ca- 
gioni eccitanti. Laonde debbesi correggere la cattiva qualità del latte materno o 
delle onirici, assoggettando, col dovuto riguardo alla cagione di una (ale cattiva 
qualità, la madre o la nutrice ad un opportuno trattamento ; e quando non si 
potsa raggiungere lo scopo, si slatti il bambino; debbesi neutralizzare l'acido delle 
prime vie colla magnesia e col carbonato di calce ( lapida cancroruin ), e so- 
prattutto impedirne poi la rigenerazione con un villo conveniente in parte ani- 
male ( brodi di carue ) amministrato nella giusta quantità ; vuoisi por freno ai 
progressi della diatesi scrofolosa coi bagni, col teucre i bambini in un' aria sia 
atmosferica, sia delle stanze, pura, secca e moderatamente calda, colla pulizia , 
«C. A questo effetto inoltre e per vincere la malattia stessa giovano inlernaineute, 
V antimonio crudo, 1' etiope antimoniato e minerale , il calomelano collo zolfo 
doralo d' antimonio e colla magnesia, o col carbonato di calce o collo zucchero, 
usandone prudentemente piccole dosi, e particolarmente poi, come insegna Slrack 
I* erba di j «cca. Giusta 1' eia e la costituzione de' bambini preparasi con mezza 
dramma od una intiera di quest' etba secca, o con una dose tre, quattro volte 
maggiore di recente , un decotto nel.* acqua o nel latte alla colatura di Ire o 
quattro ooce, che reso dolce collo zuccaro si dà come il tè u.Jtima e sera, op- 
pure a cucchiaiate parecchie volte il giorno. Al decotto si può sostituire anche 
la polvere porgendone una dose di dieci a quindici grani alquante volte nella 
giornata unita allo sciroppo od alle pappe. Se il medicamento non cagiona vo- 
mito o diarrea, se ne cresce a poco a poco la dose, sinché se ne ottenga il vo- 
luto effetto , che se fra quattro o sei settimane nulla di bnono ne conseguita , 
volsi ricorrere ai medicamenti alteranti più attivi or ora menzionati (42). — La 
serpigine se non trae vantaggio dalla jacea, rendesi necessario 1' uso degli anti- 
moniali coi mercuriali, del gunjaco, ec. 

1 rimedj esterni, il cui uso pruderne mira soltanto a correggere l' indole acre 
dell'umore secreto e ad ammollire le croste dure e cagionanti tensione, denuosi 
limitare a lavature ripetute più volte il giorno delle parti malate coll'acqua, con 
un ini uso od uo decotto di malva, di crusca ec. tiepidi mescolali o no collane, 
e ad ungere le croste colla crema di latte , con olio o con qualche unguento 
luolhtivo. Che se poi ad onta del conveniente continuato uso de'rimrdj interni 
e del regime dietetico, e sebbene vinta o tolta la morbosa dialesi, contimi tut- 
tavia l' impetigine, debbesi bagnare ripetutamente nella giornata col decotto di 
jacea, o con una soluzione diluita di fegato di zolfo, e ricorrer? eziandio ai ba- 
gni caldi. — La serpigine ostinata esige le unzioni tuli' all' incontro coli' un- 
guento mercuriale (43). 

. $ 816. Per una conveniente cura della convalescenza e per togliere gli ef- 
fetti morbosi dell'impetigine che per avventura si fosse soppressa, valgono sotto 
il doppio intento quei medesimi precetti e que' modi di cura che si esponevano 
parlando della tigna ( $• 807.) e della scabbia ( $. 798. ) (44). 



BELLI M U ATTIH CITTÌ 5E« TU PARTICOLàH* 



Sfeci ■ & Plica polonica. 

5 fi 17. La plica polonica (plica polonica, trichoma , — dcr Wcithettl' 
*opf, Wichtelznpf), eh* io credo simile alla tigna maligna , domina endemica 
presso le sponde della Vistola e del Boricene , ma occorre eziandio tiell' Un- 
gheria, nella Schiavonia e nella Croazia. È una malattia contagiosa della parte 
capri luta e dei capelli stessi f talvolta anche delle unghie , ora sostantiva , ora 
sintomatica, la quale manifestasi colla intumescenza dei bulbi dei capelli infiam- 
mali, da cui colla predone esce un umore mucoso viscido e talvolta anche 
cruento, coli' aumentata grossessa de* capelli stessi, i quali sono spalmati di una 
materia vìscida, grassa e leziosa, e conglutinati inseparabilmente in lasco ti i cir- 
rosi (plica mascolina ) o villosi ( plica focminina ) e sotto altre e diverse for- 
me, talvolta, eziandio coli' infiammazione dell' apice Ile dita delle mani e dei 
piedi, e col dolore, col viziato colore, rosso, bruno o livido, coli' addensamento 
e colla degenerazione in una massa cornea iuforuie delle unghie. 

J. L. ile 1» Fonlaine, Chir. med. Abhandt. Polrn betrtff'tnd Bresl. o. Leinz. «792-8. 
Th. E. Chroniy ed I. Ruhmfeld, neueste Antichi dts IVcichstlzopft in sciner Gru»- 

dursache u. v». Ereyb. 181 3. 8. 
J. Frank, Praz. med. MtiV. praecept. P. I. Voi. II. p. 809-539. 

§. 818. La plica sostantiva è generata di contagio. Se si considera la propa- 
gazione della disposizione a tale malattia per mezzo della generazione, que«ta 
plica sostantiva è certamente frequentissima ; se invece la si risguardi sotto l'a- 
spetto del suo nascimento da contagio portato da uno in altro individuo, è ra- 
rissima. Quest' ultima è scevra di sintomi prodromi universali, e preceduta sola 
tanto da prurito e da formicolio si manifesta in qualche parte gelosa e per lo 
più nella capelluta, e poi grado grado maggiormeute si estende. 

La sintomatica costituisce una parte, ed in qualche modo una sequela ( una 
metastasi ) di una malattia universale. L' indole di questo malore non è cono- 
sciuta ; i suoi sintomi però, quando è puro, la loro sede principale nel sistema 
gastrico e negli organi membranosi , il ripetuto e subitaneo passaggio da una 
parte all' altra, ed il motodo di cura sino di presente trovato vantaggioso, ren- 
dono probabile trattarsi di malattia artritica. Gius. Fraine ( /. c. pag. 5.8- ) 
ritiene la plica una varietà della lépra. — Le prime nozioni intorno questa 
malattia risalgono sino all' anno 1289 epoca dell' invasione degli abitatori del 
Mogol in Ungheria. Essa tostamente diQondevasi nell' Europa. 

§. 819. Accade le molte volte che sintomi affetto estranei al malore di cui 
è discorso si prendano siccome prodromi della malattia medesima ; (ma dove 
questi continuino lunga pezza i capelli si avviticchiano (plica spuria) giacché 
tostamente si ommette ogni cura relativa ai capelli slessi e 1' uso del pettine , 
oppure perchè si sollecita lo sviluppo della plica geuuina coli' innesto volon- 
tario del contagio. Per le quali cose sebbene io stesso mi occupassi un tempo 
assiduamente pel volgere di quattro anni intorno a questo argomento in Craco- 
via, non ho tuttavia con certezza potuto determinare i fenomeni della malattia 
universale che precede lo sviluppo del tricoma, per settimane, mesi e persino 
anni intieri ( J. Frank, /. c; pagina 615- ) Fra i sintomi però che più frequeu- 
temente mi si offrirono, sonovi ; diversi turbamenti dell' appetenza, della dige- 
stione e della escrezione alvina, particolarmente la stitichezza; la fisonomia dei 
■visceri addominali , soprattutto del fegato ; la cefalea , 1' otalgia, l' odontalgia e 
le vertigini ; la lesione di varia maniera dei sensi esterni ; le molestie nel si- 
stema gastrico e nel restante dell' organismo simulanti Y ipocoodriasi • V islt- 



PLICA STlLOUlCA 



rissi ; i dolori erranti non distintili agli Artritici od ai reumatici vaghi ; il pru- 
rito assai molesto della parte capellina in uo cogli acori, il senso di formicolìo 
sottocutaneo ; i dolori sotto le ungine ; i sudori parziali di quando in quaodo 
fetenti e recanti un giovamento passeggiero. A questi sintomi assai vari di nu- 
mero e di gravezze si associavano dopo alcune settimane, od anco mesi intieri, 
fenomeni febbrili analoghi a que* della febbre reumatica, o di un accesso di ar- 
tritici acuta con uo senso di informicolamento e di punture nella parte capei- 
luta. Nei casi poi fortunali ammettevano, dopo un corso di tre a sette giorni , 
una crisi particolare ed importante , collo scomparire cioè della maggior parte 
de' sintomi preceduti, col manifestarsi di copiosa secrezione di cerume nelle orec- 
chie, col prorompere di sudori universali specialmente al capo spargenti un nau- 
seoso odore, e collo svilupparsi della plica cessavano ora subitamente, ora grado 
grado giusta che la plica slessa o subitamente prendeva tutta la parte capei luta, 
oppure in una «ola parte occorrendo successivamente estendevasi. A me pnre 
avvenne di osservare svilupparsi la plica in una malattia febbrile accidentale , 
come anco nel puerperio ( Jos. Frank, pagin. 5"20. ). L' iolrccciamento de' ca- 
pelli comincia per lo più nella parte corrispondente alla cute , dai bulbi , di 
rado in distanza dalla cute capelluta, e rarissime volle alle estremila, ed a poco 
a poco si avanza, senza che perciò disturbi la vegetazione dei capelli medesimi. 
I progressi dello schifoso malore sogliono durare dei mesi, e talvolta produconsi 
oltre un anno. Queir ammasso di capelli cosi pel volume e per il peso, come 
pel nauseoso lezzo dell' umore , che si «cerne ed appiccica entro e sotto l'am- 
masso medesimo, torna grandemente molesto. — Quando poi nella perfine la 
malattia passa alla guarigione, scema la turoidezza dei bulbi, e cesta la morbosa 
secrezione ed il puzzore ; i capelli nel loro crescere si offrono in uno stato per- 
fettamente sano, cosi le pliche sempre più si allontanano dalla cute, e prive di 
vita coli' andare del tempo separatisi spontaneamente dai capelli cresciuti, quan- 
do pure non si recidano mano mano a porzioni, come a quesl' epoca di malat- 
tia puossi senza danno praticare. 

Che se 1' accennata crisi metastatica è impedita, turbata od interrotta, oppure, 
avvenute già le pliche, se quella morbosa secrezione si sopprime in grazia del- 
l' intiera loro recisione prima dell' opportuno tempo, o per raffreddamento, o 
per lavature e fomenti freddi od astringeoti ec. , ne provengono diverse meta- 
stasi colle cattive loro conseguenze, giusta i varj casi pericolose od anche letali, 
come : le flogosi, le suppurazioni, le idiopisie acute, le ulcere ribelli , le con- 
vulsioni, la manta od altra forma di vesanie, le paralisi, 1' apoplessia, la cecità, 
la oj fosi, la tabe, lo scorbuto, ec. 

§. 820. Questa malattia non risparmia alcuna età, alcun sesso, ma però oc- 
corre più rara prima della pubertà e nella vecchiaja. Prende soggetti forniti di 
qualsiasi costituzione corporea , e dati a qualunque genere di vita ; ma più di 
spesso i rustici, i miserabili e gli Ebrei. La disposizione è per )o più ereditaria. 
— Le cagioni eccitanti primariamente una tale malattia non si conoscono an- 
cora chiaramente ; imperocché nè l'immondezza, e la trascuranza o la recisione 
dei capelli ; né il regime troppo caldo del capo per mezzo di particolari ber- 
rettoni ec. nè I' eccessivo uso di acquavite ; nè gli alimenti assai grassi , oleosi 
e la cattiva qualità delle acque ; nè le esalazioni mefitiche della Vistola, di altri 
fiumi e laghi, il raffreddamento in un tempo nebbioso e molto variabile, la sop- 
pressa traspirazione in generale, le affezioni dell* animo specialmente il terrore 
( J. Frank, pag. 526 ), nè finalmente il miasma sifilitico, se ne puonno meri- 
tamente incolpare , o quanto meno nessuna certamente di queste cagioni prese 
separatamense. La propagazione di tale malattia si effettua pel menzionato umore 
coutagioso, di cui siano imbrattate, le berrette, i capelli, ed in genere per con- 
tatto immediato e di cose infette, vesti cioè, coperte e simili oggetti. 



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DELLE MALATTIE CUTANEE IM PARTICOLARE 



§. 821. Non ci è ancora possibile il di frinire V indole essenziale della plica 
polonica. I suoi sintomi ed il modo di decorrere rendono verosimile trattar*! di 
una particolare modificazione dell' artrite. Giuseppe Frank crede più probabile ' 
essere una varietà della lepra, e cerca di avvalorare la sua opinione parte colle 
indagini storiche, dalle quali risulta essere slata la plica trasportata dai Tartari 
in Polonia nel secolo decimolerzo , e quindi nel tempo in cui venne di orien- 
te la lepra e fu sparsa per tutta 1' Europa, parte collo addurre la somiglianza 
dei prodromi dell» plica e di alcune malattie postume. VVeese (Rust. Magaz. 
f. d. g. H. Bd. 25 H. 2. 5. 301. etc. ) si sforza di confutare questa opinione. 

S. 822. E facile P argomentare la prognosi dalla nosografia. La comparsa 
del tricoma non può ritenersi salutare che di maniera allatto relativa. E malat- 
tia assai ribelle, che trascorsi due o più anni rinnova i tuoi assalti, cagiona uno 
slato cachettico, vsrie maniere di languore e morte immatura. É cosa ancor dub- 
bia se si possa perfettamente guarire. 

S 823. Nella terapia è mestieri attenersi alle indicazioni generali. E perciò 
debbonsi primamente togliere tutte le potenze , che se non sono abili ad inge- 
nerare la malattia valgono però ad intrattenerla e ad aggravarla, come ; P im- 
mondezza, P abuso dei liquori spiritosi, il rafTreddamento, ec. La cura diretta a 
vincere la malattia slessa non è ancora stabilita sopra solidi fondamenti. I pro- 
dromi denno essere convenientemente trattali giusta la loro indole, la gravezza 
ec. , e lo stalo febbrile, che quindi succede, a seconda del carattere cardinale 
drlla febbre, la sua gravezza, il decorso, lo stadio ed il dovuto riguardo alla 
metastasi che ne debbe venire. Soprattutto poi meritano di esser grandemente 
raccomandati per giovare P incominciata metastasi i rimedj, cnt dirigono P azio- 
ne loro sopra la cute, e particolarmente gli antimoniali soli od uniti ai mercu- 
riali, la gommoresina di guajaco nativa, la canfora, i decolti di guajaco, di sal- 
sapariglia, di specie legnose ec; i bagni, i fementi sulla parte capclluta emollienti 
od irritanti, e per sollecitare il troppo lento sviluppo della plica isenapsimieJ 
i vescicanti. Quando imperfetto riesca il tricoma, come pure quando ne avvenga 
pericolosa (oppressione , è indicato di allontanarne quanto più puossi sollecita- 
menta la cagione, di applicare gli epispastici, e persino di provocare lo sviluppo 
della plica stessa coli* innesto del contagio; e ciò. debbeii con accorgimento teo- 
tare assettando al capo del maialo una plica di fresco recisa da altro infermo , 
o prescrivendo che porli un berretto od un cappello di chi ne è travaglialo. Per» 
foltamente sviluppatasi la plica si veda in quale stato di salute si trovi del resto 
P ammalato, e giusta la diversità dei casi osi abbandona a sè stesso, oppure deb- 
besi curare usando continuamente dei rimedj testé menzionati. Finito 1 aumento 
del tricoma, finita intieramente l'accennata secrezione, e staccatosi il tricoma stesso 
dalla cute pei capelli sani cresciuti di mezzo, puossi senza danno tagliare a por- 
zioni successivamente ed anco tutto ad un tratto, purché dopo si difenda conve- 
nientemente la cute cappelluta dal raffreddamento. 

La cura secondaria deve essere diretta a rinforzare P organismo, 1 comuni in- 
tegumenti ed in ispecie quelli del capo (45.) 

Genere H. — Efflorescente vescicolari 

§. 824. Chiamansi efflorescenze vescicolari ( efflorescenliae vcsicidaret ) quelle, 
che raggiunto il compiuto loro sviluppo offrono piccoli e rotondi rialzamenti 
(h ip cpidrrmide, pieni di linfa trasparrute ed incolora, qualche volta però opaca, 
lattea o di colore perlaceo, e che finiscono con sottili croste (JVillan). 

fx specie di questo generi sono; U ajle, la migliare, V erpete e la zona. 



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AFT1 H9 

i 

Specie 1. Afte. 

S : 825. Le afte ( Aphtae, — die Schwammchen, de Mdlhund, Foss,Fach) 
•oslituiscono oua maUllia esantematica contagiosa della membrana mucosa delle 
prime vie e particolarmente della cavità della bocca, più di rado sostantiva cli« 
aiolomatica, distinta da vescichette bianche o di colore perlaceo, le quali si ai- 
tano sopra un fondo rosso oscuro , sono cinte da una fascia rossa, cagionano 
grande ardore e sono piene di umore viscido o purilorme , alla cui uscita for- 
mansi delle croste bianco bigie fungose, d' onde 1' origiue del nome Alemanno 
di tale eruzione. 

J. Chr. Starli, Abh. v. d. Schwdmmchcn u. s. tv Jena 1 7 -S , 4. 

Rosensleio, P. Frank, Henke, Willau et Dulein«nn, KicUvr, Jos. Frank op. eit. 

§. 826. Le afte occorrono a ) nei neonati, nei lattanti, b ) e negli adulti - 
nei primi sono di preferenza frequentissime. Non valutando i prodromi percor- 
rono tre stadj, quello cioè di eruzione, quello di formazione delle vescichette , 
il terzo di addensamento dell' umore in croste ed il quarto di desquamazione. 
11 primo stadio in grazia probabilmente di essere 1' eruzione nella bocca conti* 
nuamente bagnata da abbondante saliva, dal vapore caldo ce passa proutameute 
•1 secondo, che è di maggiore durata. 

a ) Nei teneri bambini , nei poppanti, \é afte sogliono essere precedute per 
due o tre giorni da fenomeni gastrici, da movimenti febbrili, da alito caldo, da 
ardore nella cavita della bocca, da secchezza, da rossore eoo leggiera tumefazione 
delle labbra e della lingua, da sete forte, da dolore nel succhiare e nello in- 
ghiottire, e talvolta da raucedine, da singhiozzo e da convulsioni- 1 sintomi feb- 
brili al comparire delle afte ora scemano, ora cessano intieramente. Le vesci- 
chette aftose dapprima sono in piccolo numero ed isolate, ma crescendo le mo- 
lestie nella bocca, copiosamente separandosi la saliva , e talvolta manifestandosi 
le convulsioni subitamente e non di rado per alcuni giorni aumenlansi di numero, 
e prendono il volume di un grano di miglio o di una lente ; prestamente ani 
nello stesso giorno del loro sviluppo si rompono, e le croste che quindi si foro 
n ano, simili le molte volte a fiocchetti di latte coagulalo cadono dopo tre i 
quattro giorni lasciando una macchia liscia, mollo rossa ed assai sensibile, sulla 
quale almeno una seconda volta prima della guarigione spuntano novelle afte. 
Vi hanno pure dei casi di eruzione più volte ripetuta, ed allora la malattia, che 
altramente finisce in pochi giorni, dura intiere settimane. 

Le afte ora rare ed isolale, ora numerose e riunite in uno od in più luoghi, 
sogliono manifestarsi primamente nella cavità della bocca, e propriamente. in vi- 
cinanza ai suoi angoli, nella faccia interna delle labbra, sulla volta del palato, 
in ambedue le superficie della lingua ed ai margiui della medesima. In appresso 
estendendosi 1100 di rado lungo il tratto delle prime vie, nella faringe rendono 
Ja deglutizione assai difficile e dolorosa ; sui contorni della laringe cagionano mo- 
lestie della respiraz one, raucedine, tosse secca , spasmodica e soiFocativa ; nel- 
l'esofago e nel ventricolo producono ardore, nausea, vomiturizioni e vomito tal- 
volta di materie fioccose : negli intestini adducono enteralgie e diarrea con tene- 
smo e con escrezione di sangue e di afte, i quali fenomeni manifestano appunto 
1' esistenza dell'eruzione siccome corrispondenti alla sua sede. Talvolta osservansi 
le afte intorno all'ano, e nelle fanciulle alle pudende. Più raro è il caso, che 
seguendo una via inverni si estendano dalla faringe nella cavità della bocca. Sotto 
sfavorevoli circostanze si diffondono grandemente, fauoosi croniche, svariate, gial- 



90 DKLLB MAL ITT IF! CUTANEE IW HETICOLÌIIE 

le, brn natte, livide, nerognole e coi margini cinericei ; degenerano in ulceramenti 
di ci diva indole fagedenici, in cui separasi un icore acre, e seno accompagnate 
da dolori, da convulsioni, cui d'altronde vanno molto soggetti i teneri fanciulli, 
e ala diarrea colliquativa, e finalmente sotto i sintomi di una febbre tabifica tol- 
gono di mezzo i malati. 

§. 827. Le afte dei poppanti nascono per lo più idiopaticamente di infezione 
per contatto immediato , od io grazia di lunga dimora oella bocca del latte o 
di altre materie dolci che passane» in fermentazione o corruttela acre, come pu- 
re per la trascurata di pulire la bocca stessa ; meno di spesso traggouo la lo- 
ro origine simpaticamente dal meconio ritenuto, dalla dispepsia e dall' apeptia 
in grazia di latte troppo nutriente, denso, grasso o corrotto, o per la troppo 
qnantil.'i del latte stesso o di diverse specie di pappa ec , dall' aria umida, im- 
pura, guasta, dall' immondezza in generale, dal ralTreddamento e dalla dentizione 
difficile* 

§. 828. Nei Janc'ulli di età. alquanto più inoltrata, come anco negli adulti 
non sono le afte egualmente frequenti. Per lo più occorrono siccome sintomi ed 
efFeltti ora dello stato gastrico soprattutto pituito-o e delle ommesse evacuazioni 
alvine nella malattia medesima; ora della debolezza universale con grave tur- 
bamento delle l'unzioni della cute, siccome dopo il vajuolo, morbillo, la scar- 
lattina ec. ora del grande sminuimento delle forze accompagnato da tendenza de- 
gli umori alla dissoluzione, come accade in qualsiasi morbo febbrile di carattere 
putrido, cui talvolta accompagnano le afte epidemiche, nello scorbuto, nelle diarree 
colliquatile, nelle varie specie di tisi, la polmonale ec. non che negli stadj con- 
clamati della sifìlide, dell' idrope, ec. 

11 loro decorso è come quello più sopra descritto ; la durata è ordinariamente 
lunga perchè rinnovasi più volte 1' eruzione ; la quantità è minore che net te- 
neri bambini 

§. 829. La sede delle afte nella membrana mucosa dei menzionati organi, la 
costanza dei sintomi gastrici prima e dopo 1' eruzione, ed i sintomi infiammai™ j 
che accompagnano 1' efflorescenza fino al secondo stadio almeno, riescono argo- 
menti comprovanti 1' indole primariamente inJiammatoria y che si accosta da vi- 
cino alla catarrale modificata : |* osservazione però ammaestra che nell' ulteriore 
decorso tende manifestamente alla colliquativa. Ed è probabile, che questa ten- 
denza dipenda parte dalla condizione dell' organismo infantile e specialmente del- 
le sue membrane mucose, parte dall' indole e dall' azione a lungo continuala 
delle potenze morbifìche. 

§. 830 Cosa significano le afte , e quale prognosi se ne debba quindi de- 
sumere risulta dalla descrizione che se ne diede ; dai sintomi, dagli effetti e se- 
.quele, non die dalle cagioni occasionali, e dalle accennate malattie principali. 
E pertanto costituiscono un malore od uu sintoma di malattia ora mite e facile 
a vincersi, ora grave e difficilmente sanabile, ora pericoloso, ora persino indizio 
di già vicina morte. Le afte prodotte da cagione locale, limitale unicamente alla 
cavità della bocca, e prive di forte febbre, di v omilurizione, di vomito, di en- 
teralgia grave ec. lasciano luogo ad una prognosi favorevole, ed opposta invece 
sotto opposte circostanze. 

§. 831. Nella terapia delle afte seguonsi i principi generali. 

Quando le cagioni noce voli continuano tuttavia attive vogliono nn trattamento 
affano diverso ora locale ora universale. Se le afte sono determinale dal latte 
debbesi correggere dirigendo la cura su questa cagione che proviene dalla ma- 
dre o dalla nutrice , oppure sostituirvi altro latte salubre ; 1' affezione gastrica 
causale o le acidita vogliono l' uso dei riroedj assorbenti e correggenti, o degli 
erodici , o dei purganti ; le malattie universali più sopra nominate , un tratta- 



by OooqIc 



mento ed on regime corrispondente all' indole, tilt grev*^ ,|| 0 ,udio ee. (4fi>. 

Nei lattanti puossi non di rado impedire lo sviluppo de\^e afte, o renderle al- 
meno più miti e manco numerose; ae conosciuti esattamente V prodromi loro ai 
opponga tostamente un opportuno trattamento col dovuto riguardo alla condi- 
tane degli organi digerenti. Quando le afte sonosi già sviluppate, ma nel loro 
cornine amento , siccome il più delle volte vaono accompagnate da grande » cn . 
sibiliti delle parti affette, e da fe nomeni di flogosi riescono indicati i rimedj e. 
mollienti sotto forma di bevande leale, di mucillagioe, di emulsione tenue , di 
decotto, di limo, ec; e «e poi sooo corteggiate da spasmi, da convulsioni seni» 
febbre e taburra, e da diarrea copiosa e dolorifica richieggono P uso di piccole 
dosi di estratto di iosciamo solo od unito alP ipecacuana, o di polveri del Dower, 
associandovi i tnollitivi, ed in pari tempo cataplasmi, bagni e clisteri emollienti 
mucilaginost. Che te mancano sintomi di questa fatta, e poca è la sensibilità mor- 
bosa , nello stadio in cui sonosi formate le croste tenaci e spugnose è mestieri 
depurare frequentemente la cavità della bocca. Ciò praticasi mediante un dito 
nudo oppure coperto di paouo lino molle umettato ed immerso nello tuccaro 
poi vera io, o nel miele, o nel rob di more, o nel succo spremuto di carote o 
di rape, o meglio ancora nelP usalo miscuglio di un' oncia di miele di rose o 
di rob di more con mezza dramma od una intiera di borace veneto polverizzato, 
parecchie volte nella giornata spaltnaodo e leggiermente fregando le afte. Quando 
le afte stesse occupino la farioge, dove nei lattanti non puossi giugnerc senza pe- 
ricolo ne con un pennelliuo, nè colla injezione, o quando abbiano sede nel ven- 
tricolo o nel tratto intestinale, è pure ben' avvisato il far inghiottire un po' di 
quello stesso rimedio, che si adopera nella bocca. Una durala pettinace, ed un 
n p<- tu io e rapido succedersi delle afte, richieggono per uso esterno farmaci più 
efficaci che il borace, e si ricorre al solfato di zinco nella dose di cinque a dieci 
grani, od all' allnme di rocca ad uno scropolo o mezza dramma da mescolarsi 
parimente al miele od al rob suddetto. Nelle afte svariate e contendenti all'ul- 
ceramento ed alla gangrena, conviene aggiungere ad un' oncia dell' indicata mi- 
scela contenente il borace mezza dramma di estratto di camomilla ed anche uno 
tcropolo e più di fs ratto di china , oppure allo stesso miele rosato od al rob 
di more dieci a venti o quaranta gocce di acido muriatico ossigenato , oppure 
usare P infuso di salvia, di ruta ec. forte, come si è lodato nella febbre putrida 
( §• 125. f. ). Negli adulti i primi rimedj servono a spalmare le afte col dito o 
con un pennellino ; gli ultimi , ove le forze lo permettano, si usano colP ag- 
giunta del borace o di altri medicamenti sotto forma di lavamento, di gargarismo 
o di injezione. 

Cadute le croste riroane grande sensibilità delle parti malate, onde riesce in- 
dicato di riprendere P applicazione locale dei mollitivi, dei mucilaginosi. In ge- 
nerale il modo di cura debbe esattamente corrispondere tempre al decorso. 

Insieme alla cura dei lattanti è necessario un regime concorde anco della ma- 
dre o della nutrice. 

S- 832- Nello stadio di convalescenza giovano per lo più internamente i ro- 
bo ranli ed esternamele gli astringenti di leggiera azione e talvolta riescono prò- 
pr iamente necessarj. A prevenire le recidive vuoisi grande pulizia e P assiduo 
ev lamento delle cagioni sopra esposte. 

Specie 2. Migliare 

§• '833. La migliare ( miliario , exanlhema miliare , purpwa di Ludwig 
purpnra miliaris di altri, miliarium morbus di Alliohi, fr bris miliaris, — der 
Friael) è un'efflorescenza più spesso sin lo malie a che sostantiva, comunemente 



92 DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 

fr Ubrile, ora di breve ora di lunga durata , sotto forma di vescichette limili al 
miglio, ora piccole, ora più grandicelle, ritonde , cinte qua è la da una slieita 
faida rossa, e piene di umore linfatico, le quali a poco a poco si seccano e fi- 
niscono colla desquamazione. 

Welsch, /Ustoria med. novum ìstum puerperarum morbum continens , qui ipsis ■ der 

Friesel *> dici; . . Lips. |G55. 
Àllioni, Tract. de miliari um origine, progressi/, natura et cura t ione. A ug. Tauri o 17 58 

Edii. 2. 1793. 

Mulinai-i, De nùli.tr. exanth. indole et tractione disquistio. Vitulob. 1764. 

M« Collili, Episiol. ad Baldingerum, qua demoni ratur, pustulas miiares moie dicifae- 

tcias et rrmptomaticas. Viva». i;G5. 
L)e Hae», Hat. med, P. V. p. 3. eie. P, l'Ili, p. io3. et*. P. IX. p. o3. etc. P. X. 

p. 19^ eie. 
M. Sloll, Rat. medend. T. II. p. ifia 2$8. 

Burjerius, I». Fr»nk, S. G. Vogel. WilUn, Ricnter, Jos. Fiank, op. cit. 

V. r. v. Stosch. ub. d. Friesel. In Hufeland', Journ. 1824. August. S. 58. «. ff. 

§. 834. L* esantema migliare conosciuto già da Ippocrate, da Aezio e dat?a- 
Uno, ma da Hiverio e da IVelsch per la prima volta esaltamente descritto uel 
secolo diciassettesimo, occorre assai più di frequente con febbre, che senta feb- 
bre. Le osservate epidemie di febbri in apparenta reumatiche o reumatico-catar- 
rali, o reumatico-gastriche accompagnate al quarto o quinto giorno dalla miglia- 
re, riescono di grande appoggio all' opinione, che vi abbia una migliare sostan- 
tiva, ed una particolare febbre migliare, Hamilton, Juncker, Matth. Collin , 
Tissot, Stòrch; Qcarin e s. c. Vogel ( T. IH. cap. 12 , $. 141.) la sosten- 
gono; ma per converso annoveratisi tanti casi di migliare manifestatasi in diverse 
specie di febbri , non sempre nello stesso stadio , e seguita alla perfine dal ca- 
rattere nervoso o colliqualivo , che non puossi ritenere la migliare unita alla 
febbre un esantema egualmente sostantivo ed essenziale quanto lì vajuoìo, il mor- 
billo e la scarlatina, e ebe Borsieri ( T. IL p. 449. ) venne nel divisamento, che 
sotto questo riguardo si accostasse maggiormente alle petecchie e ad altre ado- 
lescenze non collegate con febbre specifica. — La migliare senza febbre , che 
non vi ha medico pratico che non V abbia osservata, fu già descritta da lp po- 
rrate sotto il nome di hjdroa , e dai latini sotto quello di sudamina. Ved. 
Borsieri, /. e. pag. 444. e. scg. (47). 

$ 835. L'esantema migliare può per verità nascere in qualsiasi specie di febbri 
come ne lo comprovano chiaramente le regnanti epidemie, ma osservansi più di 
spesso nelle febbri nervose acute e croniche, nelle putride, nelle gastriche spe- 
cialmente pituiiose, nelle infiammazioni e nelle efflorescenze acute, cui sopravviene 
il carattere nervoso o putrido, o che sono complicale con malore gastrico , e 
nella febbre purrperale. In tutte queste malattie febbrili ora manifestasi epidemico, 
effetto della costituitone epidemica , come sull' asserzione di Storch a Berlino ; 
ora sporadico , conseguenza della debolezza vitale con predominio di sierosità 
negli umori e colla tendenza loro alla decomposizione , ovvero siccome cifrilo 
parte del trattamento e del regime riscaldante, in generale soverchiamele dia- 
foretico, ove specialmente si trascuri V evacuazione delle saburre di indole biliosa, 
piluitosa ec. , parte dello stesso sudore protratto e profuso ; — finalmente ma- 
nifestasi andie critico e per esso giudicansi le febbri soprattutto nervose lente, 
le pituiiose e le reumatiche ( Vogel, /. c. $. 141 ). 

§. 836. Oltre lo stadio dei prodromi, che sono abbastanza caratteristici, e che 
vennero egregiamente descritti da Vogel ( /. c. §. 137 ), la migliare segue tre 
stadj, quello di eruzione e di compiuto sviluppo, quello di diteccamento , e V 
ultimo di desquamazione. 



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/ 



MIGLIARE 93 

Prodromi comunissimi sono: spossamento doloroso , grande ansielìi , oppres- 
sione e strignimento di petto maggiormente nel lato sinistro; inquietudine, sospiro 
frequente, respirazione ineguale; tendeva ai deliquj; fenomeni spasmodici, polsi 
accelerati , ineguali qualche volta intermittenti ; torpore e formicolio delle dita 
delle mani e dei piedi; senso di punture fuggevoli negli arti e nella stessa faccia, 
più costanti nella cute ove loro si associa il prurito; grande faciliti al sudore il 
quale sa di odore addetto, ed orine scarse e pallide. 

L'eruzione della migliare, da cui vengono alleggeriti o tolti questi prodromi, 
ma non egualmente i sintomi delle malattie più sopra menzionate, non è obbli- 
gato ad alcun tempo determinato, esce copiosissima al collo, al petto, al dorso, 
più rara negli arti e nella faceta, non sussistendo d' altronde die alcuni giorni. 
L'eruzione estesa compiesi o prontamente entro ventiquattro ore, od a poco a 
poco sotto lo scemaniento graduale delle esacerbazioni vespertine. Le vescichette 
sulle prime piccole, piene di linfa limpida (migliare cristallina), facili a pas- 
sare inosservate , talvolta sorgenti da una base rossa trasparente e cinte da una 
areola egualmente rossa ( migliare rossa ) al sicundo o terzo giorno crescono , 
qua e là talora si riuniscono formando delle bolle ( migliare bollosa ) e quando 
la linfa è opaca, di colore latteo o perlaceo, la migliare chiamasi bianca, lattea; 
purulenta invece , se giallognola e simile alla marcia. La migliare dopo pochi 
giorni oppure dopo intiere settimane ( nel quale intervallo però più volte scom- 
parisce e rinnovasi) si disecca, e ne segue la drforforazione e la desquamazione. 
Alla migliare trovansi spesso associate la afte, ed in qualche caso le petecchie. 

La migliare cronica osservasi quale sintoma dello scorbuto, dell' artrite, della 
clorosi, dell' idrope, della tisi , degli infarcimenti addominali ec, e la migliare 
periodica trovasi talvolta associata alle febbri intermittenti, alla dismenia,o tiene 
le veci della soppressa mestruzione. 

§ 837. Si oli ci Hamilton videro il sesso delicato essere soggetto alla mi- 
gliale di prHerenza che il maschile Gli individui inoltre flemmatici di età 
puerile e senile sonori più che gli altri disposti. La migliare è parte pro- 
vocata , parte generata dalla tenerezza , lassezza e debolezza dell' iutiero or- 
ganismo e specialmente della cute accompagnata dalla tendenza degli umori 
« soprattutto della traspirazione alla risoluzione ; da un regime troppo cal- 
do, dall'aria rinchiusa e molto calda delle stanze; dal metodo diapnoico e 
diaforetico continuato contro l' indicazione, o dall' abuso dei riscaldanti c dei dia- 
foretici forti tanto della classe dei medicamenti, che delle bevande; dalla ammi- 
nistrazione mal consigliata dei rimedj solventi , salini ; dalle troppe evacuazioni 
di sangue; dalle impurità delle prime vie con sudori sintomatici profusi; dalla 
costituzione epidemica del tempo umido ed assai variabile , umido e caldo clic 
debilita e promuove troppo il sudore ; dall' atmosfera nebbiosa non agitata dai 
venti ; dall' abitazione e dal terreno mollo umido , e forse da un contagio spe- 
cifico. 

J$. 838. V essenza della migliare è difficile a stabilirsi. Laterali soltanto ed in- 
sudicienti sono le ipotesi, colle quali si sostiene consisterne la cagione prossima o 
nell' abbondanza ed acrimonia acida del siero ( Hamilton ) , ovvero nella linfa 
specificamente viziala spinta per opera delle forze della natura , dalle parti in- 
terne, da quelle che più da viciuo spettano al sistema nervoso, verso la super- 
ficie cutanea ( F. Hojfmann ) oppure nella soppressa traspirazione e nell' acri- 
monia che ne deriva della linfa, del sangue e della bile ( Gaslellier) od in goc- 
cioline di sudore ritenute e rinchiuse sotto l'epidermide ( Fernelius ). Che la 
migliare costituisca una malattia febbrile particolare ingenerata di contagio spe- 
cifico, e da accomunarsi colla famiglia del vajuolo, del morbillo, della scarlattina 
ec. siccome la pensano Allioni t Tissot,Stocrck t AJolinari f Quarin, e S. G. Pogcl, 



94 DELLE MALATI-TV CUTAjm tN PARTICOLARI 

non puossi altramente concedere che rispetto all' essenziale, ficchi non ne «iene 
«chiarimento alcuno intorno alla natura di un tale esantema. Ed tonanti tratto 
mi sembra essere interessante per la pratica e per la teoria lo sciogliere la se- 
guente quislione, cioè : se la migliare sostantiva ossia essenziale , che osservasi 
nascere parte in virtù di costituzione epidemica, parte di contagio particolare, la 
sintomatica ovvero dipendente, non essenziale, compagna di diverse malattie così 
acute ette croniche, e la critica, se queste, diceva, altro non sono che una 
sola identica malattia, e perciò dell'eguale natura. Imperocché la soluzione di 
un tale quesito somministrerà un valevole mezzo a svelarne la natura. Gioverà 
frattanto l'avere eccitata t attenutone e 1' indagine intorno all' affi aita della mi- 
gliare colle afte e colle petecchie, indicata già da parecchi autori (48). 

S 839. La migliare in generale debbesi ritenere siccome fenomeno infausto; 
ma considerata in ispecie, la sostantiva, la sintomatica e la critica hanno in cia- 
scuna malattia, giusta I' indole sua, la gravezza e lo stadio, il loro significato. 
É di grande importanza lo apprezzare giustamente il genio epidemico delle ma- 
lattie dominanti. 

L' eruzione che si compia grado grado suole dinotare una lunga durata della 
malattia. La migliare bianca vuoisi ritenere peggiore che la ros* a; la confluente 
bollosa e la purulenta , peggiore della isolala e cristallina, quando però anche 
gli altri sintomi concorrano per loro parte a rossodare tale giudizio. — Questo 
esantema in generale è assai instabile. La sua repentina scomparsa considerata 
tanto di per sè, quanto in riguardo alle cagioni ed agli altri loro effetti, è sem- 
pre fenomeno di grande rilievo , ed il suo giusto valore non può derivare che 
appunto dell' esalto apprezzamento di tutte queste circostanze. Facilmente prendo 
le membrane interne dei visceri nobili, il cuore, il pericardio, 1' aorta, gli invi- 
luppi de' vasi maggiori, degli organi destinati alla respirazione e dj'nervi chea 
queste stesse parti si distribuiscono, persino le meningi ecc. , come ne lo com- 
provarono i sintomi e le osservazioni fatte sui cadaveri. 

Quaud' anche la migliare abbia fatto un lodevole decorso, è però talvolta se- 
guita da eccessiva sensibilità della cute, od anco dall' idrope. 

55- 840. La migliare esantema sostantivo , essenziale deve essere corata sulla 
guida de' precetti suggeriti pella terapia del tifo, della scarlattina oc; — la tin- 
to'» elica oltre l'allontanamento delle potenze abili ad alimentarla e ad aggra- 
varla, vuole uoa cura accomodata alla natura delle malattie principali, alla gra- 
vezza loro, alla durata, allo stadio ec, non che alle cagioni eccitanti ed atte ad 
intrattenerla; — alla critica debbesi opporre una medicatura conforme alle regola 
generali, che valgono pel trattamento dei fenomeni critici delle malattie febbrili 
( Si veg. i SS- 86\ e 87. ) (49). 

Avvenendo che la migliare retroceda eoo inasprimento della malattia, vuoisi 
procurare con ogni mezzo di richiamarla, attenendosi al metodo prescritto pella 
cura delle efflorescenze in generale. Ed è poi assai importante il prevenire lo 
sviluppo di quest' esantema, evitandone attentamente o tosto allontanandone la- 
cagioni occasionali più sopra annoverale (50). 

Specie 3. Erpete. 

$. 841. V erpete ( herpes, serpigo, — die Flechte, der Zi ti cri eh ), che dà- 
Greci chiamassi erpes dal verbo erpein serpeggiare, d' onde il nome « serpigo * 
dei latini, viene da Ippocrate ascritto alle nlceri fag edeniche ( nomas) da Celso 
e da Fernelio alle papule , dal maggior numero degli autori alle impetigini e 
da Swediaur alle cachessie cutanee. Sebbene Galeno ne distingue tre geueri, P 
erpete migliare, il corroderne ed il flicteuode, invano però se ne cercherebbe ne' 



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una 



libri degli antichi una esatta descrizione, la quale non la dobbiamo che ai mo- 
derni. 

$. 842. L'erpete poi è no' efflorescenza ora di breve ora di lunga durata, 
febbrile, non in ogni caso contagiosa, sotto forma di piccole o di grandi vesci- 
chette, sorgenti a gruppi sopra un trailo infiammato di diversa figura ed esten- 
sione, le quali recano prurito, riempionsi di umore primamente limpido esenta 
colore, qtimdi torbido, biancastro, alquanto viscido, di un lezzo specifico, e ter- 
minano finalmente in isquametle o croste, cadevoli, od io ulceri croniche. 

Poupart. Traile" des dartres. Par. 1782. Dcutsrh, Conrad. Strasb. 1783. 
P. G. Hensler, De herpete s. formica veterum^laòts ve ne rea e non prorsus experte.KWott. 
18H. 8. 

W. G. Thilesius, Theorie der flechtenartigen Jusschtùge etc. M. Rupf. Leipx. i8oa. 
A liberi, in Dictionnaire des seienees médicnles. Par. 1814. T. Pifl. p. 14, 
J. Bursenus, P. Frank, Willao et Batemann, Ricbter, llaase op. citai. 

$. 843. L'erpete ora si manifesta senza sintomi prodromi, ora preceduto da 
stanchezza, da abbattimento d' animo , da disoressia, e da senso di ardore e di 
punture nella parte cutanea, che ne debb' essere attaccata. 

Le vescichette che in varie parti e specialmente alla faccia, sulle labbra, alla 
nuca, al collo, al petto, alle mani ed ai piedi, od anche al prepuzio ec. ovvero, 
come per lo più avviene, in diverse porzioni cutanee ad un tempo od a poco 
a poco spuntano insieme riunite, crescono tostamente di gravezza o di numero, 
e mentre incomincia ed aumentasi insieme la flogosi di quelle aree poco ele- 
vate , grandemente pruriscono. Riempionsi tali vescichette di linfa sulle prima 
limpida , ma dopo tre o quattro giorni alquanto torbida, di colore di latte o 
giallo dilavato, e quindi o romponsi e separano molto umore linfatico di 
odore specifico un po' empireumalico , ovvero scemando grado grado i leg- 
gieri fenomeni della flogosi sì disseccano in isquamette o croste, cadute le quali 
rimangono delle macchie di un rosso pallido, che io brieve scompaiono. Le de- 
scritte vescichette poi a) ora sono piccolissime appena scorgibili ad occhio nudo, 
si seccano in breve, e finiscono in isquamette simili alla crusca, oppure sciol- 
gonsi in polvere bianco giallognolo simile alla farina , ed allora /' erpete chia- 
masi secco o farinoso ( herpes siccus aiti, farìnosus ); b ) ora eguagliano io gran- 
dezza i semi di miglio: erpete migliare ( herpes miliaris ) ; c ) ora finalmente 
sono ancora più grandi, di un colore rosso smorto , o gialliccio , o tendente al 
bigio ; erpete flietenode ( herpes phljctenodes ). Esse da un luogo estendonsi in 
ogni direzione come da un centro verso la periferia, ovvero dal margine alquanto 
rigonfio, arcuato od annulare verso il centro ( erpete circinnato, herpes circin- 
natus di Willah) ; scoppiando mettono un umore viscido di odore empireuma- 
lico, grandemente pruriscono , e cangiausi in isquame dure ( erpete squamoso , 
herpes squamosos od in crosta , erpete crostoso, herpes crustosus ) giallognole, 
grigie o nerastre, le quali ora a poco a poco cadono lasciando la parte secca e 
rosta, ora invece in casi più rari coprono e rinchiudono quell'umore acre ico- 
roso, che con rapido aumento dell' impetigine va mano mano distruggendo este- 
samente gl' integumenti ( erpete rodente, herpes rodens depascens ), ovvero de- 
vasta piuttosto le sottoposte parti {erpete fagedenico, herpes phagedaenicus') (51); 

§. 844. L' erpete farinoso non reca altre molestie, che il prurito, ed anzi non 
di rado apporta miglioramento di altre affezioni croniche cefaliche , nervose, dell* 
tosse, ec. , e suole prontamente in apparenza guarire ; ma mi volta ricompare in 
altre lontane parti. — L' erpete migliare e flietenode sono accompagnati da forisi 
prurito, da rossore, da tumore, da ardoie e da tensione dalla parte, che ne viene 
•ittita, e talora eziandio da febbre. Quando durano lungamente, o si «stendono 



% DELL! MALATTIE CTJ*ASEE W PARTICOLARE 

mollo, la cote traspira di meno, le nari inaridiscono e pella corizza ( Poupart) 
si ristringono, e loro si associano : cefalee frontali, turbameli del sonno, veglia) 
ostinata, disoressia e dispepsia, stitichezza dell' alvo , orine dense torbide , debo- 
lezza di forze ed emanazione. Sotto tali circostanze, come pure avendovi grande 
difetto di forze, qualunque cacchessia notabile, età avanzata, sifilide, larvata ec., 
gli erpeti degenerano facilmente in ulceri di cattiva indole, da cui sotto intenso 
dolore e sanioso fetente corrodimelo ( erpete corrodente e fagedenico ) della 
cute e delle sottoposte parti, viene ingenerata una febbre tabifica, alla quale può 
dopo p»che settimane tener dietro la morte. 

§. W\*>. La durata dell'erpete, è assai varia, giacché estendesi da poche set- 
timane ad altrettanti mesi e persino ad intieri anni. L'erpete spesse volte com- 
pie in una parte il breve decorso di un esantema acuto ; ma appena finito, nel- 
la stessa parte od in una vicina o lontana nuovamente si svolge , decorre del- 
l'eguale maniera, e cos'i V eruzione può una terza volta ec. rinnovarsi. E per ciò 
sebbeoe l'erpete ofTra la forma di malattia acuta, io riguardo però all'affezione 
cutanea rendesi cronico. 

L' erpete non di rado manifestasi periodicamente od in certi tempi dell'anno, 
come per esempio lo scrofoloso di primavera , od offresi collegato col periodo 
della mcnstruazione, o col tipo del flusso emorroidale, o colla gravidanza, ec. 

§. 84t>. Le differenze che esso ci presenta meritevoli di considerazione sono.* 
V erpete sostantivo ed il sintomatico V idiopatico ed il simpatico, cui dennosi 
riferire il metastatico ed il critico : il primario ed il secondario; il puro ed ti 
complicato ; *" ereditario , il congenito e V acquisito ; il contagioso ed il non 
contagioso. 

$« 5*47- La disposizione all' erpete non si conosce* per ancora intieramente ; 
tuttavia osservasi più manifesta negli uomini di temperamento colerico , affetti 
dall' itterizia recidiva o cronica, negli emorroidarj, negli artritici, negli scrofolosi, 
nei sifilitici, negli scorbutici, nella eloroliebe , uelle gravide, negli individui tra- 
vagliali da soppressione di profluvj o normali ed abituali, o che traspirano poco, 
ed hanno scarsa secrezione d' orina, soprattutto poi nei vecchi. 

Le cagioni occasionali sono: a) idiopatiche, cioè : l'immondezza della cote, 
gli uuguenti e gli impiastri irritanti , il maneggiare lana , panni ec. impregnati 
di olio impuro rancido, o di sostanze acri, o tinti con queste ultime, i vestiti di 
lana ruvida, i collari fatti di crine ec. , ed altri irritamenti tanto meccanici che 
chimici ; l'aria impura, umida, mefitica, ed un contagio specifico , b ) simpa'i- 
c/te, cioè : la continuata intemperanza nell' uso di alimenti rancidi , corrotti , o 
conditi di aromi acri, o di bevande spiritose ; il cibarsi di alcuni pesci, dei gran- 
chi di mare ec. concorrendovi una individuale idiosincrasia ; le saburre delle pri- 
me vie bioliose od acide, nate per I' ira, la tristezza, lo spavento ; i turbamenti 
e la soppressione delle secrezioni ed escrezioni normali, e delle morbose ma abi- 
tuali , e soprattutto V ioterruzione delle crisi evacuatone. Finalmente da quali 
malattie principali si osservi venirne 1' erpete sintomatico risulta dalle cose dette 
più sopra intorno alla ditposiz'nne. 

$. o48- l sintomi essenziali dell' erpete ; il decorso, le terminazioni od i mo- 
menti causali dinolano essere questa malattia primariamente d' indole irritativa, 
flogistica, trattarsi di una parziale irritazione del reticolo A/alpighiano e de' vasi 
capillari della cute, anzi di una infiammazione ora idiopatica, ora simpatica, ora 
critica la quale talvolta superficiale, tal' altra profonda cagiona una morbosa se- 
crezione di linfa alterata, va unita a vizj della sanguificazione e delle secrezioni 
in generale, i n ispecie poi di quella della bile, ed è dai vizj medesimi sostenuta. 
Dalle quali cose risulta in qual conto debbansi tenere le ipotesi intorno all'es- 
senza ovvero causa prossima dell' erpete abbracciata da varj autori, siccome quella 



EHPETE 91 

d' Ippocrate e giusta esso di Avicenna^ i quali incolpano le mucosità tenaci ; di 
Sani orio , di liallonio , di Piso e di Gorler , il siero acre ; «li Calmo e della 
maggior parte dei Romani, e dietro lo slesso Golena degli Arabi, V abbondanza 
di bile calda, e quella finalmente di altri, die ne accusano ima morbosa secre- 
zione del principio orinnso ritenuto nel sangue. Le teorie di lutti questi, sebbene 
non dimostrino nè P indole, nè la genesi della malattia ci avvertono dell' opgine 
da affezioni del fegato e della cute associate a morbosa secrezione della bile e 
della materia perspirabile ; ma trascurano però intieramente l' intima connessione 
dell' erpete colle malattie dell' utero, del sistema della vena |k>iu c dei reni , 
colle secrezioni loro viziate nella quantità, uelle qualità e nel periodo, ed inoltre 
colla scrofola , colla sifìlide, ec. 

Non calcolando i prodromi, I* erpete segue quattro stadj, quello cioè di era- 
zione, di irritazione e di fiogosi, di morlwsa secrezione di linfa e di formazione 
delle vescichette, e quello di essiccazione in isquame od in piccole croste. 

§. 849. La prognosi risulta quasi intieramente dalla descrizione della malat- 
tia. L' erpete cagionato da irritamenti esterni, recente, non esteso, locale e sem- 
plice guarisce facilmente, e puossi senza pencolo trattare con soli rimedj esterni; 
quello poi derivante da interna cagione e da es*a intrattenuto, sintomatico, metasta- 
tico, critico, come anco il diuturno, quello estesamente di Auso, e complicato non 
puossi giammai con sicurezza curare coi soli rimedj esterni, cliè anzi spesso non 
cede facilmente nè meno ed ambedue ì modi di trattamento ben convenienti C 
praticati insieme, ed è talvolta ribelle ed insanabile. 

Più sopra si è già avvertito, che 1' erpete può tornare salutevole ; esso è abile 
a mitigare e togliere soprattutto le nevrosi croniche, la cefalea, la cardialgia, le 
Coliche, diversi spasmi, 1* epilessia, la malinconia, 1' ipocondriasi, la stessa mania 
ec, nou solamente, ove t' origine loro dipenda da soppressa efflorescenza erpe- 
tica, ma eziandio da altri fonti- E per converso la soppressione dell' erpete può 
facilmente addurre mali simili a quelli, die derivano dalla retrocessione di altre 
eruzioni (V. 6 4 ). Alibcrt ha osservalo venirne particolarmente di spesso 
infarcimenti del fegato e della milza. 

§. 850. Nella terapia razionale dell'erpete debbesi, come nella cara delle al- 
tre impetigini considerare se la malattia esista sostantiva o sintomatica, quale ne 
aia la cagione, se interna od esterna, quale 1' indole speciale, la gravezza e l'e- 
stensione, la durala, lo stadio, i danni od i vantaggi che arreca, e dennosi se 
guire le medesime regole e precauzioni , ordinare 1' eguale regime e la stessa 
dieta, che in parlando di quelle si suggerivano. In particolare poi, per evitare 
le ripetizioni giova riportarsi sotto questo riguardo a quanto si è esposto nella 
cura della scabbia ( $. 797.) e della tigna ( $. 805.) (54). 

Ben di rado bastano i soli rimedj esterni; in quei casi in cui se ne richiede 
l'uso, >ia separatamente sia combinati agli interni, meritano di essere lodati : nello 
stadio irritativo infiammatorio, i fomenti, i cataplasmi, i bagni locali ed universali, 
gli olj grassi molliti vi e puri, quello di noci tanto encomiato, ed il butirro di ca- 
cao; in appresso e già dissipati i fenomeni di fiogosi sono giusta le circostanze in- 
dicali: 1' unguento ossigenato, il mercuriale cioereo e citrino, l'unguento di zinco, 
di saturno e di grafite; il succo di limoni, quello di semprevivo maggiore, l'aceto 
e gli acidi minerali diluiti; l' acqua di calce, le soluzioni alcaline di sublimato 
corrosivo ( tVcdckind) y di zucchero di saturno, o queste due mescolate insieme, 
c di zucchero di saturno con latte di zolfo ; i decotti di cauli di dulcamara e di 
corteccia verdi di noci; i bagni alcalini, saponati, muriatici sulfurei, e nei casi 
ribelli le unzioni di unguento mercuriale siuo alla comparsa dell' eruzione spe- 
cifica (Kopp) y c l'applicazione dell' impiastro vescicatorio sulla parte malata. 

11 trattamento interno da praticarsi in unione coli' esterno è simile a quello 
Rirvjss Voi. lì. 1 



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98 



DELLE MALATTIE CUTÀ!«EE IN PARTICOLARE 



proposto contro la scabbia e la tigna. Vinto lo stato morboso acuto e febbrile 
che pur vi avesse, vuoisi adempire 1' indicazione speciale diretta a togliere la 
malattia principale, ed operare in pari tempo sull'erpete stesso o sulla cute , 
che ne è la sede. Laonde il metodo dì cura ora sarà quello che giova contro 
1' artrite, la sifìlide, ora quello vantaggioso nella scrofola, nella clorosi, negl'in» 
farcimenti dei visceri addominali, nello scorbuto, ec. Neil' erpete cagionato dallo 
scorbuto, o dalla scrofola, come eziandio allor quando si scorga tendenza all' i- 
dropisia , e siaovi gì' indizj in generale delia decomposizione degli umori , la 
piombaggine o grafite raccomandala da Weinhold ( Der Graphit, als neu ent 
decktcs Mittet gegen die Flechien. Leipz. 1808.) per uso esterno ed interno 
agisce egregiamente. Applicasi secondo lo stesso autore, esternamente sotto for- 
ma di polvere ridotta col grasso o colla saliva io unguento ( per esempio due 
dramme e mezza di polvere di grafite alcoolizzata per lavazione, e mezz'oncia 
di grasso porcino fresco), oppure quando la cute sia molto irritabile sotto for- 
ma di impiastro ( verbigrazia mezz' oncia di impiastro saponaio, ed una dramma 
di grafite preparata come sopra); internamente poi si amministra o sola sotto 
forma di elettnario, di boli o di pillole, oppure associala al mercurio solubile 
dell' Hahnernann, all'antimonio, allo zolfo o ad altri medicamenti, quando vi 
abbiano delle complicazioni , e queste permettano o richieggano 1' uso di cos'i 
fatti rimedj. Del resto si porge a dosi ripartite tre, quattro volte il giorno, sic- 
ché nello spazio di ventiquattro ore i malati adulti ne prendono una dramma. 
fVeinhold asserisce che un'oncia di grafite consumata cos'i nello spazio di otto 
giorni basta a vincere la malattia. — I numerosi esperimenti però che io ho 
praticati , e talvolta con felicissimo successo , non solo non mi permettono di 
confermare quest' asserzione, ma per la pura verità debbo dire, che nelle forme 
di malattia non per ancora tali da potersi chiamare inveterate, fu mestieri ordi- 
nariamente di una enra molto più a lungo continuata , anziché se ne ottenesse 
soltanto nn essenziale miglioramento. Nei casi in cui vi hanno complicazioni , 
nell' erpete sifilitico, artritico e scrofoloso, giova talvolta 1' uso interno di due 
parti di grafite mescolate mediante la triturazione con una parte di mercurio 
vivo, cominciando da tre grani , ed aumentando a poco a poco la dose sino a 
mezza dramma entro ventiquattro ore ( Huber ) ; più comunemente però in que- 
sti ultimi casi di erpete sifilitico ec. la lunga esperienza di molti anni ha cuia- 
ramente dimostralo il vantaggio dei mercuriali uniti agli antimoniali ( 1' etiope 
antimoniato, minerale, le polveri alteranti del Plummcr ec. ), ovvero mancando 
T affezione sifilitica, combinati collo zolfo, 1' uso del guanaco, dei cauli e dell'e- 
stratto di dulcamara, della jacea e dei decotti di specie legnosi depuranti, come 
dicesi, il sangue. Le fumigazioni solforose vantate da Galées contro la scabbia, 
mi si mostrarono utili eziandio nell' erpete, e non dubito a raccomandarle sotto 
F eguale posizione di cose, e Je medesime precauzioni suggerite riguardo all'uso 
loro contro la scabbia ( V. $. 797 ) (53). 

Rispetto alla dieta ed all' intero regime conviene seguire i precetti esposti 
nella cura della scabbia e della tigna, il cibo cioè e le bevande non siano ir- 
ritanti, la quantità corrisponda al bisogno ed alle forze della digestione ; F aria 
sia libera, pura e secca ; si conservi la pulizia coi bagni, colle lozioni, ec. 

Anche la terapia idonea e necessaria nei casi di soppressione delle indicate 
due impetigini, è pur quella che debbesi applicare all' erpete soppresso (54). 

§. 851. L' erpete salutare e critico vuol essere curato con quella provida re- 
strizione, che ho già dimostrata necessaria in parlando della terapia delle efflo- 
rescenze in genere ( §. 639 ). 

§. 852. La cura della convalescenza, con cui prevenire le recidive e togliere 
i restanti effetti della malattia, deve inlraprcudersi e dirigersi dello stesso modo, 



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ZOSTER 99 

che nei casi di altre superate efflorescenze, acuto sempre riguardo a quanto si 
disse nella cura consecutiva della scabbia e della tigna. 

Specie 4. Zoster. 

§. 853. Lo zoster , zona ( Zoster , zona circinus di Plinio — der Curici , 
Gùrtelausschlag ì non debbeni certamente credere nè una varietà singolare di 
risipola iCullen, Richler ) nè un erpete ( Sauvages Willan ) \ ma sembrami 
piuttosto essere una specie particolare di ejflorescenze (Wichmann). Si mani- 
festa sotto forma di molte vescichette riunite in gruppi della grandetta di un 
grano di miglio a quella di un pisello, le quali precedute dalla febbre con sen- 
so di puntura o di ardore, talvolta c«m graude ansietà e con sintomi gastrici , 
svolgonsi io un lato <Jel corpo, ed a guisa di fascia io quello soltanto si esten- 
dono, per terminare poscia con sottili e piccole croste. 

Lorry, Burserivs, P. Frank, Willan et Butcmann, Jos Frank, op. cìf. 
E. Wichm-nn, Ideen *. Didgnotiik ì B. I. 8. 35. 

§. 854. Questa malattia, di cui Plin o ( Hisfor. natur. L. 26. c. 12 ) fece 
menzione pel primo, è alTnito simile nel decorso agli esantemi febbrili. Preceduta 
per due o tre giorni la febbre con ardore e senso di punture alla cute , e fre- 
quenti dolori lancinanti che scorrono il petto e 1' epigastrio, 1' ammalato accusa 
calore, prurito e punture od ardore in qualche parte del tronco , ed assai so- 
vente alla regione delle coste inferiori ; in questa parte manifestatisi primamente 
delle macchie rosse di figura irregolare , a poca distanza le une dalle altre e 
sparse di molte piccolissime vescichette, le quali nel decorso di ventiquattro ore 
raggiungono il volume di piccole perle, e riempionsi di linfa trasparente. Que- 
ste macchie hanno l'estensione di due o tre pollici quadrati , la>ciano la cute 
frapposta di colore naturale, nello spazio di tre o quattro giorni crescono di nu- 
mero, e distribuisconsi in guisa , che in una linea quasi regolarmente circolare 
dallo sterno o dalla linea alba addominale si estendono alla colonna vertebrale, 
cingendo quel lato come farebbe una fascia larga due o tre pollici. Questo e- 
sanlema fu pure veduto premiere d' eguale maniera uoa metà del capo , della 
faccia, del collo, un braccio, uoa coscia, un' anca., Compiuta 1' eruzione cessauo 
i fenomeni febbrili, ed è raro il caso che solamente cedano di gravezza per 
quindi ulteriormente continuare, nè ciò accade, che quando vi ha qualche late- 
rale cagione. Mentre in un colle vescichette svolgonsi nuove macchie, le prime 
vescichette, come giustamente osserva ÌVillan^ cominciano presso il giorno quar- 
to a perdere la loro trasparenza, e ad acquistare una linfa lattea o gialliccia, che 
prestamente rendesi azzurrognola, si abbassano e si fanno parzialmente confluenti. 

Noti è raro che a quest" epoca le vescichette si rompono, che per due o tre 
giorni ne esca poca materia linfatica, che quindi si secchino in sottili ma sode 
croste, e queste al dodicesimo o quattordicesimo giorno di malattia cadano giu- 
sta 1' ordine con cui si erano manifestate le macchie e le vescichette, lasciando 
la cute delicata e rossa, e qua e là degli infossamenti od anco piccole cicatrici. 
Tuttavia io alcuni casi avviene pure tostamente una nuova eruzione. 

§. 855. La malattia finisce entro nove giorni e più di rado entro quattordi- 
ci, ma compresa la caduta delle croste dura sino a venti giorni o più ancora. 
Nei vecchi specialmente e nei soggetti cachettici scomparsa intieramente la zona 
sviluppasi in quella parte un dolore superficiale , ed anche profondo urente , 
lancinante , continuo, che si esacerba periodicamente , e che dura iutiere setti- 
mane. Lo zoster allora suole frequentemente ripullulare, attenendosi talvolta a> 



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IOU DELLE MALATTIE CUTANEE !» PARTICOLARE 

certi tempi dell' anno. — Sono rari gli esempi di zona cronica che continui 
coli' efflorescenza non intermittente. Io non ebbi occasione di vederne che due 
casi. 

§. 856. Lo zoster prende gli individui scrofolosi ed artritici di varia età , i 
vecchi di preferenza, e più il sesso le min ile, che il maschile. Le cagioni occa- 
sionali non si conoscono ancora perfettamente, puonnosi tuttavia a buon diritto 
incolpare il raffreddamento in un cogli errori dietetici , 1' abuso delle bevande 
spiritose, ed i cibi molto salati ed aromatizzati. 

§. 857. V indole essenziale della zona sembra consistere in una leggiera in- 
fiammazione del reticolo Afalpighiano e dei vasi capillari della cute collegate 
essenzialmente colla secrezione di linfa sotto I' epidermide. La ragione poi della 
ferma adatto singolare non ammette fin ora alcuna spiegazione. E se come fece 
TVichmann si paragonano esattamente fra loro la risipola e lo zoster , scorgesi 
essere cos'i lontana 1' analogia di qnesto colla risipola bollosa , che certamente 
non basta a confermare 1' opinione, che la zona sia una varietà di risipole. 

§. 858. La zona costituisce una malattia molesta, ma non egualmente grave, 
anzi finita la febbre non obbliga le molle volte V ammalato al letto. Non è con- 
tagiosa. Io alcuni casi alleggerisce negli individui artritici diverse interne affe- 
zioni. 

§. 859. Tolta o snervata la cagione occasionale, basta per lo più un tratta- 
mento leggiermente antiflogistico ed antiflogistico diapnoico, ed il difeodere 1' e- 
s ulema da ogni irritamento e da qualunque lesione meccanica, coprendolo con 
un panno lino sottile e molle. Tuttavia i dolori talora veementi consigliano Tu 
so delle fomentazioni e dei cataplasmi molli) ivi e sedanti, come eziandio le un- 
zioni con olio grasso recente e puro. É raro il caso che continui un'abbondante 
secrezione, che allora dovrebbesi raffrenare coli' uso moderalo delle preparazioni 
miti di piombo o di zinco (55). 

Genere III. — Efflorescente bollose. 

§. 860. Sotto il nome di bolle ( giusta Willm ) intendonsi quelle efflore- 
scenze, che si manifestano col distaccamento e rialzamento dell' epidermide dalla 
< ute per uno spazio ampio , cagionato da umore sieroso raccolto appunto fra 
I' epidermide e la cute. 

§.861. Parecchi autori fanno menzione di aver osservata una speciale febbre 
bollosa o vescicolare , assai pericolosa ed epidemica ; ma considerata ai tanta- 
mente la cosa sembra appoggiato il parere di ff'illan, che ritiene le bolle as- 
sociate al tifo, alla febbre putrida ed alla cinanche maligna, sintomatiche e non 
essenziali. Tuttavia non debbesi per questo inferire, che I' efflorescenza bollosa, 
che ora descriveremo, non possa decorrere colla febbre , la quale però non è 
egualmente essenziale, come uel vajuolo, nel morbillo, nella scarlattina ec. 
Questo genere non ha che una sola specie, il penfgo. 

Penfìgo. 

§. 862. // penfìgo, pemphigiis, (pemphix, pompholix, — dcr P.lasenansschlag) 
ci presenta delle bolle della grandezza di una mandorla , o di una nocciuola , 
e talvolta sino di una noce, giailicce e diafane, le quali isolate spuntano in di- 
verse parti del corpo e spesso in molle ad un tempo sopra un' area rossa , ca- 
gionano forte prurito ed ardore, dopo tre, cinque , di rado olio giorni parie si 
diseccano, parte si rompono, e finiscono ora con macchie di colore rosso o 
scuro, che in breve scompajono , ora con croste dense , che non lasciano cica- 
trici, c più di rado con ulceri cutanee umide .«pose volte diuturne. 



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l'ENFIGO 



101 



J. E. Wichmand's, Beytrag *. Kcnnlniss des Pempfiigus. Erf. 1791. — ìdeen *. Dia- 
gli, B. ili. S. i3a. 

C. G. C. Bruuue, Versiteli ùb. d. Pemphigus u. d. Blasenfieber. Mit. I. Kupf. Leipz. 
i;95. 8. 

P. Frank, Batemann, Richter, Rei!, los. Frank, Haase op. cài. 

§. 863. Questa efìlorf scenza ora è corteggiata da febbre detta malamente feb- 
bre bollosa ( febris bullosa s. am pulì osa ), e che meglio chiamerebbesi penjigo 
febbrile, ora ne va scevra ed allora dicesi arbitrariamente pomfolice. — Nel 
primo caso la febbre od è primaria , e trovasi in tale rapporto coli' origine 
della malattia, che concorre in fatti ad ingenerarla quando I' affezione gastrica 
saburrale sola od insieme col raffreddamento ne porse la cagione eccitante ; od 
è secondaria sviluppatasi noi decorso del penfigo, ed ingenerala da questo sol- 
tanto o pel concorso di altre influenze e soprattutto di una costituzione dei 
malati debole e cachettica. La sua durata pertanto , come quella del penfigo , 
ora è breve, ora lunga. — Nel secondo caso il penfigo ( non febbrile ) suole 
essere cronico. Ciascuna bolla, che talvolta raggiugne la circonferenza di parec- 
chi pollici quadrali ( Mtd. chir. Ztg. 1818. B. IV. S. 3 3. ), o persiste lunga 
pezza, o viene rimpiazzata da altre che non di rado succedousi periodicamente, 
e che svolgousi dopo preceduto un senso d' ardore nelle stesse od in altre por* 
■ioni della cute, e qualche volta nella cavità della bocca e delle fauci , sulla 
lingua, non che in altri luoghi interni. 

11 penfigo febbrile, acuto si è veduto decorrere con sintomi gastrici, biliosi , 
ovvero con fenomeni reumatici e catarrali ; e così pure le molte volte il non 
febbrile, cronico; il quale inoltre si è osservato accompagnare varie nevrosi, so- 
prattutto gli spasmi, 1' artrite, la litiasi e 1' iscuria vera dei vecchi. 

§. 8(/l. Le bolle si manifestano più frequentemente sulle estremila inferiori, 
sul petto, sol collo , sulle braccia, che in altre parti. Il loro nura ro varia da 
tei, olio e venti, sino a trenta, e talvolta anche più , ma d' ordinario non rag-' 
giungono questa cifra in una sola eruzione. Sulle prime hanno la grandezza di 
uu pisello, quindi prontamente, entro alcune ore, crescono di circonferenza e di 
altezza ; sono sempre isolate, spesso assai distanti, e si alzano sopra un'area rossa 
limitala da una zona egualmente rossa 5 contengono un fluido gialliccio, diafano, 
inodoro e di sapore leggiermente salso , assai di rado torbido e purilorme , e 
questo in piccolissima copia si separa dal primo ed occupa il fondo della bolla. 
Del resto terminano nei modi più sopra indicati. 

Le bolle giusta 1' indole loro sintomatica o critica ora alleviano la malattia 
esistente, ora la esasperano, ora non recano alcuna mutazione. 

§. 8(i5. Soggetti al penfigo scorgonsi soprattutto i fanciulli, in genere la gio- 
ventù ed il sesso delicato. Osiander ha veduto venire in luce bambini presi dal 
penfigo, ed altri ne osservarono attaccati bamboli nei primi giorni della loro vi- 
ta- Fra le cagioni eccitanti si annoverano : il raffreddamento , 1' apepsn, le sa- 
burre pituitose e biliose, le alterazioni e gli impedimenti delle secrezioni sierose, 
particolarmente delle orine, dei sudori locali ed abituali ec, soprattutto nei sog- 
getti artritici, nelle isteriche e nei vecchi. 

§. 80'6. Rispetto all' indole del penfigo puossi ritenere essere in generale at- 
tiva , più o meno infiammatoria , e consistere come nello zoster in una irrita- 
zione od infiammazione superficiale e leggiera ; le condizioni interne poi e della 
genesi e della formazione non si conoscono. Sebbene verosimili siano le ipotesi : 
di B ratine , che ammette quale cagione prossima del penfigo la secrezione delle 
orine viziata nella qualità, ma di maniera ignota -, quella di Wilmans ( HuFEL* 
Journ. 1819. St. 9. S. .3. etc. ) che incolpa l'eguale escrezione disturbala e di- 



Di 



102 



DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 



minuita dagli spasmi nelP addomine, é 1' altra di Haasb ( Handb. etc. Th. III. 
Abih. 2. S. 329. ) che ne accusa una discrasia , e precisamente la soprabbon* 
danza insieme dell' acido fosforico negli umori, nata soprattutto io grazia di io- 
compiuta od impedita escrezione dei sali fosforici per mezzo delle orine nei sog- 
getti travagliati da litiasi e dall' artritide, — sebbene verosimili, dicevasi, queste 
ipotesi non tolgono tuttavia ogni dubbiezza in tal argomento cotanto oscuro. 

§. 867. Il pentòdo è malattia rara , anzi molesta e pertinace che pericolosa. 
Una prognosi speciale debbesi argomentare dalla malattia principale, dai caratte- 
re e dal grado d-lla febbre, che pure esistesse, dalla conosciuta pertinacia della 
efflore*cenza cronica, dalla costituzione dei malati, ec. 

868. La terapia vuol* essere diretta secondo le indicazioni generali contro 
la cagione eccitante , la malattia principale e la febbre che vi avesse. La dieta 
ed il regirne devono essere conformi alla terapia. Le bolle assai moleste per il 
prurito e !' ardore, oppure piene di umore acre corrosivo puounosi aprire colla 
forbice ; quindi lavansi coli' acqua tiepida , e si difendono almeno dall' azione 
dell' aria con un pannolino morbidissimo , o con un pezzetto di cerotto, o eoa 
qualche altro rimedio oleoso mollitivo (56). 

L' insieme delle circostanze individuali definisce quale debba essere la cura se- 
condaria. 

Genere IV. Efflorescenze squamose. 

§. 869. Guam ansi da Villìn efflorescenze squamose { efflorescentiae squamo- 
sae ) quelle che perfettamente sviluppate si manifestano con laminelte di epider- 
mide morbosamente addensata, dura, bianca od opaca. 

§. 870. Le squame sono originate o da uno stalo morboso dell' epidermide 
di per se, od in pari tempo del reticolo Malpighiano , o da un certo grado di 
flogosi della cute stessa senza produzione di vescichette, di pustole o di ulcera- 
zioni. Le squame che crescono in lamine ovvero in istrati irregolari, come nelle 
vescichette e nelle pustole, distinguoosi col nome di croste. 

Le specie di questo genere sono : la forfora o pitiriasi, V ittiosi e la lepra. 

Specie. I. Forfora. 

§. 871. La forfora furfura furfuratio pitfriasis , «— die Hautkleye , der 
klejregrind, die kopfschàbe ), è un disfacimento dell' epidermide in varie parti 
del corpo, special mente in quelle fornite di peli , simile alla crusca. Osservasi 
questa morbosa condizione svilupparsi per lo più in seguito al prurito, senza ma- 
nifesta infiammazione, senza papule, senza vescichette, o leggieri ulceramenti della 
cute, la quale del resto è secca ed arida e di spesso però bagnata di umore acre 
e puzzoso, alquanto tumida, ed ora pallida, ora giallo rossiccia ( P. Frank, TVil> 
lan ). Qualche volta è limitata a piccola porzione cutanea, tal' altra si diffonde 
sulle vicine parti ; ora è fìssa, ora vagante ; dura uno spazio di tempo indeter- 
minalo, e ripullula periodicamente talora in determinate stagioni dell' anno nel- 
1' autunno soprattutto e nella primavera. 

§. 872. Questa specie di efflorescenza può essere a ) sostantiva nata di raf- 
freddamento, in grazia di venti freddi e secchi, dopo 1' uso specialmeote di la- 
vatore o di bagni, ovvero cagionata dalla lunga azione dei raggi solari, da rimedj 
acri usati sotto forma di lozioni, dall' abuso di bevande spiritose o di aromi acri, 
e dalla pletora ; b ) o sintomatica compagna della scrofola, della sifilide , del- 
l' artrite e della malinconia. Talvolta osservasi anche congenita. 

La prognosi e la terapia vengono suggerite dalle leslè accennate condizioni 



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ITTI OSI 



103 



e la cura per verità, che facilmente si determina considerando insieme tutto lo 
stato morboso, la costituzione del malato e dell' organo cutaneo in generale, ec. , 
spesse volte reca assai tardo giovamento , e parimente spesse volte riesce in- 
fruttuosa (57). 

Specie 2. Ittiosi 

§. 873. V ittiosi ( Ichthjrosis, — Fischshuppcn — Ausschlag ) giusta la de- 
scrizione di fVillan è una specie di efflorescenza, che consiste nell'addensamento 
nella durezza, nell'asprezza ed in alcuni casi in uno stato quasi corneo della 
tessitura dei comuni integumenti del corpo , colla tendenza a conformarsi alla 
guisa di squame , senza però che vi abbiano quelle esfoliazioni , quelle macchie 
qua e là manifeste e quelle universali alterazioni nell'organismo., che si osser- 
vano nella lepra squamosa. 
§. 874. PVillan descrive due variala di ittiosi , la semplice e la cornea* 
Neil' ittiosi semplice, che prende diverse parti del corpo, la cute sulle prime 
osservasi soltanto più densa, ruvida, quasi lordata di fango, e nell' ulteriore de- 
corso in quelle parli, che nello stato di sanità sono lisce o sottili, formatisi delie 
prominenze appianale, estese e sovrapposte le une alle altre come le tegole sui 
tetti o le squame dei carpioni , mentre nei luoghi in cui la pelle anche nello 
stato sano è ruvida, come alle ginocchia ed ai cubiti, sono numerosissimi e si- 
mili a piccole verruche sottili e piatte. Le aree occupate da tali prominenze a 
qua e là divise da bianchi solchi avanzandosi a poco a poco prendono quasi 
tutta la superficie del corpo , lasciandone immuni soltanto le articolazioni , la 
parte superiore della faccia interna delle cosce, ed il dorso lunghesso la colon- 
na vertebrale. 

V ittiosi cornea, molto rara , offre addensamenti duri dell' epidermide limili 
alla sostanza cornea, i quali ora prendono soltanto parti isolate, ora difTondonsì 
•opra quasi tutto il corpo. Alcune escrescenze di questo genere molto rilevate 
vennero malamente considerate siccome veri corni ( Ingrassias, Fabr. Hildanus, 
Turner ed altri ); malamente , giacché non hanno alcuna connessione nè colle 
ossa, nè con altri organi sottoposti immediatamente alla cute; ma provengono o 
da verruche, o da gangli o da ateromi ( Morgagni, Lorrjr, Home, PVillan, ed 
altri, specialmente Benea. H r agner, in Mcd. Jahrb. Bd. XII. pag. 324. ) 

§. 875. L' ittiosi è malattia pertinace, durevole intieri anni sotto vari cangia- 
menti ora in bene ora in male , e giusta 1' asserzione di PVillan diffìcilmente 
sanabile col soccorso dei medicamenti. Coli' uso dei bagni solforali caldi; e collo 
staccare mediante leggieri frizioni le squame ammollite coi bagni stessi, PVillan 
ha potuto almeno per qualche tempo impedire la formazione di nuove squame; 
e lo stesso autore internamente non trovò utile che la pece sotto forma di pil- 
lole ( /. c. pag. 93. ) — Egli ritiene {pag. 98.) che il mezzo più efficace contro 
le escrescenze cornee in qualuoque epoca di malattia sia quello di operarle, di- 
struggendo in pari tempo la cistide , o la porzione superficiale di cute malata , 
fonte della morbosa produzione. 

§. 876. Ambedue queste varietà di ittiosi, le quali giusta PVillan costituireb- 
bero una particolare efflorescenza , secondo altri sarebbero varietà di lepra, sul 
che non posso recare giudizio per mancanza di mie proprie osservazioni, vogliono 
una terapia, quale richiedevi in generale contro le altre eruzioni cutanee, acco- 
modata all' indole delle cagioni o delle malattie priucipali, non che allo stadio, 
all' estensione, alla durata (58) ec. 



104 DELLE MALATTIE CUTANEE IH PARTICOLARE 

Specie 3. Lebbra. 

§ «77. La lebbra o lepra ( lepra, — der Aussatz ) è uy/ affezione caianea 
naia nelle cocenti regioni dell' Africa, dove, come eziandio nel Brasile, è tuttora 
endemica. Essa manifestasi sotto varie foime, fra le quali ( ommessa 1* bianca 
clic ormai è rarissima anche nell' Arabia, e la maculosa o com detta Afosaica ) 
puonnoM considerare siccome principali quella di squame e di tuberosità ruvide 
ed insensibili. Sotto la prima forma chiamasi lepra squamosa ( lepra Gracco- 
rum, lep. ichthjrosis, — der schuppichte oder griechische AuzzatZ ), e sotto 1' 
altra invece lepra nodosa ovvero tubercolosa ( lep. Arabum, elephantiasis , — • 
der Knollige oder ambisene Aussaltz, der Elephanten Ausschlag ). 

// illan e Batcmann ponendo mente alla grande differenza di forma , le di- 
chiararono per due malattie essenzialmente diverse, e perciò ne trattarono sepa- 
ratamente; ma chi si faccia a considerare con Schilling, Hensler , P. Frank 
e C. òprengrl che ambedue hanno patria comune ; che grande è la loro ana- 
logia uei prodromi e nei principali sintomi dinotanti il cominciamento ed il 
decorso, nella durata lunghissima, e nelle malattie secondarie, e che finalmente) 
comune è in loro la virtù contagiosa, verrà facilmente indotto a credere, nulla più 
essere che varietà della stessa malattia, e non offrire differenza che di forma; la 
cui ragione sembra aversi nella grande diversitìi fra il clima, gli abitanti, gli ali- 
menti, il genere di vita, i costumi, le abitudini ec. che risguardauo la Grecia, e 
d* altra parte P Africa e l'Asia. 

§. 878. Le accennate due varietà comprendoni sotto il nome di lepra o- 
rientale, per distinguerla dall' occidentale, col qual nome intendonsi le sue va- 
rietà fattesi endemiche nell' Europa. Tali sono: la lepra taurica { morbus cri- 
mensiSy — die Krimmische Krankheit ) endemica nella Crimea e nell'Astracan, 
descritta da Gmelin, da Pallai, da Folk e da Richtcr, — la lepra settentrionale 
(lepra arctica Norvegica) chiamata in Norvegia Radesrge, nell' Islanda, nella 
Groenlandia e nella Lapponia Liktràa, e delineata da fìuchncr, da Callisen, da 
Arbo, da Hensler e da Sprengel; — la pellagra ( pellagra lep. longobardica, 
mediolanensis, — - das Pellagra, der lombardische oder mailàndische Aussatz ), 
eh* attacca la plebe miserabile, ed i conladini dell' Italia superiore, della quale 
trattarono Frapolli, Gherardini, Strambio, Perinetti e L'erri: G. Frank, Sto/ella 
e Fr. ab Hildenbrand ; finalmente la roisa o lepra Asturica ( Uosa s. lepra 
Asturica, — die Asturische Rose ), che prende l' infima plebe delle profondis- 
sime valli dell' Asturie descritta da Thiery e da Sprengel. 

È probabile che queste malattie costituiscano altrettante complicazioni della 
febbre con altre malattie croniche, colla sifilide, colie scrofole e collo scoibuto. 

§. 879. La lepra pura è un' eruzione cutanea, cronica, sostantiva, contagiosa 
ed ereditaria. Ne precedono a lungo lo sviluppo macchie cutanee bianche ed 
oscure, prive di sensibilità, ovvero pustole che recano grande ardore, o vesci- 
chette simili a quelle dell'erpete, disforia universale, e finalmente la febbre 
che spesso si attiene ad un tipo intermittente ; quindi si manifesta sotto forma 
di squame non dissimili a quelle di pesce; o di dense croste, o di bitorzoli cu- 
tanei ruvidi ed insensibili, cangiasi in ulceri depascenti che corrodono persino 
le ossa e ribelli, adduce la tabe c con questa suol trarre a morte le sue vit- 
time. 

§. 880. Tale malattia genuina', che è grandemente schifosa e tormentosa, oc- 
corre rarissime volte e soltanto sporadica nei nostri paesi d' Europa. La sua 
natura ci è ignota; manchiamo di uno specifico metodo di cura, e finora non 
si e quasi mai potuta guai ire. Ove ci si offrisse di curare si fatto malore la 
terapia dovrebbe essere accomodala, sulla guida dei precetti gcuerali, alla ma- 



STB.OFOLO 105 

latita stessa, all' ammalato , alle circostanze individuali e alle influenzo esterne. 
De! resto i rimedj mercuriali, gli antimoniali, i preparati di guaiaco , i decotti 
di specie legnose ed i bagni di varia sorta, si acquistarono a preferenza di altri 
qualche nome di azione medica salutevole (59). 

Più speciali nozioni intorno ad una tale malattia si hanno nelle seguenti 
opere : 

G. G. Sehillineii, De lepra commentalion.es. Recus. J. O. Habn. Lue. Bat. 1788. 8. 

Ph. G. Hrnsler, vom ulmdlandischcn Aussalt im Miueiutter u. s. w. Hamb. i;»jo. 

J. P. Frank, Fpifonu etc. L.IV. § (fit. 

C. Sprengel, Just. mcd. T. IV. 

Jos. Frank, op. cit. P. I. Voi. II. p. 

\S. A. Uaase, im a. W. Th. III. Abth. II. S. 3/J6. 

Genere V. — Fjjloresceme papillose. 

$. 881. Le papille ( papulae , — Hautknòtchen , Bliithen Blàtterchen) sono 
piccolissimi rialzamenti dell' epidermide sopra un' areola leggiermente infiam- 
mata , acuminali , che di rado contengono visibilmente qualche umore , e che 
senza manifesta suppurazione od almen senza rompersi, terminano comunemente 
in croste ( IVillan). 

Alle efllorescenze papulose appartengono tre specie, cioè: lo strojolo, il li' 
chene e la pnirigine. 

Specie \. % Strofolo. 

§. 882. Lo strofolo ( strophulus di Willaw , die Ffitzblatterchen, Tfàntelblii- 
sterchen , Schiilblitlterchen , das rothe Attsjahren) ci offre delle papule più o 
meno rosse, biancastre, od azzurrognole, che sviluppami sulle gole, sulle anti- 
braccia, sul dorso delle mani, e talvolta anche sopra altre parti nei fanciulli di 
tenera età, comunemente isolate e frammiste poi a punti ed a stimmi rossi. Tali 
papule recano leggiero prurito, rare volle dolore, qua e là soltanto danno luo- 
go alla formazione di vescichette piene di liquido sieroso o puriforme, e scorso 
un tempo indeterminalo terminano senza scoppiare colla desquamazione forfo- 
racea o con esteso distaccamento dell' epidermide. 

Jos. Frank, YYilIan et Ba temano op. cit. 

$. 883. TI Man descrive cinque varietà di sfrofolo, cioè il colorato (strophulus 
tinctus), il bianco (str. albus) , V ammucchiato {str. confirtus) , il quale ac- 
compagna spesse volte la dentizione, il vagante (str. volatilis) e lo splendente 
(str. fplcndens); ma siccome tali varietà mancano quasi all'aito di pratico va- 
lore, non meritano qui una speciale descrizione. 

Lo strololo manifestasi senza prodromi nei bambini <V altronde sani , e rare 
volle è preceduto da sintomi febbrili e gastrici, i quali formatasi l'eruzione so- 
gliono scomparire. — Viene eccitato dalle saburre delle prime vie, dal regime 
e dall'aria troppo calda, non die dagli alimenti riscaldanti; dipende spesso dal- 
la dentizione difficile, e da turbamenti della digestione, e non di rado segue al- 
tre efìlorescenze. lo ho veduto comunissimo lo strofolo nei bambini nati da pa- 
renti scrofolosi, in quelli di costituzione debole, di tessitura cutanea tenera, de- 
lirala e floscia, e di abito piuttosto cachettico. 

884. Considerato il decorso delle singole papille, le quali stanno dodici a 
quattordici giorni, lo strololo è di bicve durala; ma rispetto alle eruzioni, le 



inr, 



DELLE MALATTIE CUTANEE IN PARTICOLARE 



quali ripetutamente succedono, suol essere diuturno. La malattia comunemente 
è leggiera ; ma ove ne accade repentina soppressione, soprattutto in grazia di 
raffreddamento, è abile a cagionare tosse, vomiti, diarrea, convulsioni, ec. Quando 
vi abbiano già i germi di una cachessia , al suo scomparire lascia luogo per lo 
più ad altro malore. 

§. 885. La cura compiesi togliendo le cagioni eccitanti , serbando la pulizia 
della cute, e promovendo e sotenendo una moderata traspirazione mediante quo- 
tidiane lavature e bagni tiepidi ripetutamente usati. £ per richiamare lo strofolo 
retrocesso, ed impedirne le cattive conseguenze, si è veduto bastare spesse volte 
di per sé questi soccorsi medesimi (60). 

Specie 2. Lichene. 

$. 886. // lichene (lichen di Willan , — die Sckwindfleckte\ der Schwin- 
jleken) è un' efflorescenza sintomatica, non contagiosa, che attacca quasi unica- 
mente gli adulti , e che si presenta con papule rosse , o di un giallo bruno , 
molto estese, pruriginose segnatamente di notte, le quali terminano colla desqua- 
mazione forioracea dell' epidermide. 

Willan e Bateroann op. cit. 

§. 887. Precedono I* eruzione di tre o quattro giorni movimenti febbrili , i 
quali cessano col suo manifestarsi. Le papule svolgonsi primamente sulla faccia 
o sulle braccia fra tre o quattro giorni si diffondono al tronco ed alle estremila 
inferiori; durano una sino a tre settimane, quindi si fanno pallide e finiscono 
colla desquamazione. Tuttavia accade non di rado, che ripetutamente formandosi 
novelle papule la malattia producasi ad intieri mesi. Nella faccia sono per lo 
più di maggior volume che nel restante del corpo, e meno acuminate; nelle 
mani offro usi talvolta vescicolari, del resto ora sono isolate, ora ammucchiate a 
gruppi sopra tratti irregolarmente rilondi (lichene circoscritto, lichen circum- 
scriptus di Willan), come il lichene che talvolta succede al vaccino; ora sono 
piccolissime, ora grandi ed infiammate (lichen agrius di Willan); ora di un 
rosso dilavato, altre volte livide (lichene livido, liclien lividus) , ed in alcuni 
casi non occupano che le porzioni cutanee corrispondenti ai bulbi dei peli ( li- 
chen pilaris). Non ponendovi la dovuta attenzione queste papule puonnosi con- 
fondere col morbillo, colla scarlattina migliare ed anche colla scabbia, e quelle 
del lichene livido in ispecie colla migliare scorbutica. 

S- 888- Il licheoe è cagionato dal calore esterno giovato soprattutto da tene- 
rezza della cute è da grande irritabilità dell' organismo, laoude osservansi talu- 
ni venirne presi quasi ogni estale, come eziandio dai cibi, dalle bevande e dai 
medicamenti riscaldanti , e dalle anomalie della digestione. Talvolta inoltre ac- 
compagna le cefalalgie artritiche e uervose. 

S 889. La prognosi non debbesi tanto desumere dal lichene stesso , quanto 
dalle cagioni ora accennate e dagli altri loro effetti sull* organismo , dalla co- 
stituzione dei malati, ce Si noti però che anche la soppressione ha le sue tristi 
sequele. 

£. 890. La terapia viene suggerita dalle cagioni, dall' intiera malattia, dallo 
stadio dell' esantema, dalla sua durata, ec. Avuto riguardo alle cagiooi che fos- 
sero tuttavia attive, la cura cousiste sulle prime nel metodo antiflogistico, quin- 
di nel diapnoico, associalo a conveniente regime dietetico; e particolarmente 
nell'uso di lavature e di bagni tiepidi semplici (61). 



/ 



PRURttìtNE 



107 



Specie 3. Pnirigine. 

$. 891. La pnirigine (pntrigo, — die Juckbaltterchen, das Hautfucken) con- 
•iste in papule morbide, molli, scolorite, quindi facili a passare inosservale, e- 
stese sopra singole parti, e più di frequente sopra tutta la superficie della cute 
le quali o leggermente pruriscono, e fortemente soltanto in seguilo a riscalda- 
mento, a raffreddamento, e per l'azione dell'aria sul corpo nudo {pnirigine 
mi/e, prurigo mitis di Willan), oppure recano prurito forte continuo, e senso 
di formicolio o di punture come quelle cagionate da sottili aghi (pr. formicans 
dello stesso )i collo sfregamento crescono per poco di volume e si fanno rosse, 
e dopo lungo ma indeterminato decorso grado grado svaniscono. 

Willan e Bateraann, op. cit. 

$. 892. Questa impetigine anzi incomoda , che d' importanza o pericolosa , 
prende i soggetti egualmente giovani, che vecchi {pnirigine senile, pr. scnìlis), 
ma nei primi è più mite, di più breve durata, e più facilmente guaribile, che 
negli ultimi. — Le sue cagioni occasionali sono: 1' atmosfera assai calda; le be- 
vande spiritose riscaldanti , il vitto troppo irritante, animale ; 1' abuso di aromi 
di sale, di aceto e di altre sostanze acri, e l' immondezza. Trovasi inoltre soventi 
volle in connessione causale colle alterazioni della digestione, colle stasi nel si- 
stema della vena porta , soprattutto nell* età avanzata, coli' imperfetta sanguifi- 
cazione e nutrizione e colle anomalie delle escrezioni. 

§. 893. La cura di questa malattia oltre aver di mira lo allontanamento ed 
infievolimento delle cagioni che la eccitarono e che la intrattengono, debbe oc- 
cuparsi continuamente della pulizia della cute coli' uso delle lozioni e dei bagni 
semplici, sebbene questi sulle prime sogliano accrescere l'eruzione; devesi pro- 
curare di moderare la circolazione del saugue, di diluire gli umori con vitto 
parco, di facile digestione, non eccitante, con bevande dolcificanti, e soprattutto 
coli' uso abbondante dell' acqua, di emulsione tenue di mandorle e di siero di 
latte puro, od allungato coli' acqua ; di promuovere moderatamente le escrezio- 
ni col moto, e giusta il bisogno coi rimedj diapnoici o diuretici miti, e cogli 
eccoprolici, come per esempio cogli infusi o coi decotti di erba o di radice d'al- 
tea, di fiori di verbasco uniti al rob di sambuco ed al cremore di tartaro, eoa 
questo sale mescolato allo zucchero od insieme con fiori di zolfo ec. 

L' uso degli unguenti e di varie lozioni manca comunemente d'effetto; JVil- 
lan però lavando le parti mollo pruriginose coli' accio ammoniacale diluito ot- 
tenne talvolta pronto giovamento (62). 

Genere VI. — Efflorescenze nodose. 

§. 894. Diconsi da Willan efflorescenze nodose ossia tubercolose (e/flore- 
scentiae nodosae s. tubercolosae, nodi, tubercula — knotige sfusschlàgc) quelle 
che si manifestano con tumoreiti cutanei superficiali, duri, circoscritti, i quali 
per una parte rimangono come spuntarono, per 1' altra passano in suppurazione. 

§. 895. Giusta la classiGcazione di Willan dennosi a questo genere ascrivere 
nove specie, cioè: i Jtmi {phymata) , le vernicile (verrucae), le escrescenze 
fungose ( mal usca, — Schwammgeschwilste ) , le vitiligini ( vitiligines , — Sch- 
■wt'clen) l'acne, la sicosi (sj'cosis,— Feigmaal). il cancro aperto (lupus,—- der 
offene Krebs,) V elefantiasi {elephantiasis) e la framboesia i framboesia, — Giu- 
nra Pocket* odor Yaws). Tuttavia siccome alcune di queste malattie apparten- 
gono al foro chirurgico, ed alcune altre uon occorrono mai nelle nostre pro- 



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108 DELLE MALATTIE CUTANEE IH PARTICOLARE 

vince , credo che basti il descrivere qui brevemente Y acne e la varietà di caso 
delta acne rosaceo. 

Specie. Acne. 

§. 896. L'acne di Willaw o varo {acne, vari, - die Finnen) ai presenta 
sotto la forma di piccoli o grandi tubercoli , duri, rossi, o rosso-cerulei, o di 
colore porporino, soprattutto alla faccia e precisamente sul naso, sulla fronte , 
sulle guance ed intorno alla bocca, i quali cagionano talvolta prurito ed ardo- 
re, si fanno ruvidi sull' apice, od ivi ricopronsi di piccola crosta, e rompendosi 
spontaneamente ( lo che accade solo parzialmente e nella seconda settimana dal mo- 
mento dell' eruzioue, ) ovvero colla pressione lasciano escire un umore purifor- 
me o sieroio-crucaio , e formano una piccola crosta che alla terza settimana si 
distacca. 

P. Frank, Willan e Bateraann op. cit. 

$. 897. Il varo compare talvolta ripetutamente, ovvero, succedendo l'eruzione 
a poco a poco ed isolatamente, si produce a settimane e mesi intieri. 

JJ. 898. La disposizione è in qu.dehe caso ereditaria, ed allora la malattia è 
insanabile. Del resto 1' eruzione viene determinata dall' abuso di sostanze spiri* 
ritose, dal vitto troppo lauto o riscaldante, da smodato uso del coito e dall' o- 
nania. Il varo sintomatico accompagna l'artrite, la sifilide, le stasi del sistema 
della vena porla con viziata secrezione di bile, le emorroidi, la dispepsia ec. 

§. 899. E perciò la principale cura debb' essere intenta ad allontanare le ca- 
gioni o le malattie principali , ed a suggerire un conveniente regime dietetico, 
l.sternamenle giovano i bagni, le lavature con soluzioni acquose di borace, di 
sale ammoniaco depurato , di carbonato di soda ec. , con un po' di spirito di 
vino o di tintura di benzoe soprattutto nel sesso delicato, od anche solo «63). 

§. 900. L' acne rosaceo ( acne rosacea, gutta rosea, — das Kupfrige Gesicht, 
drr Kupferhandel ) è una varietà dell' acne che si manifesta con macchie ri- 
splendenti, ineguali, di colore purporino, o rosso bruno parzialmente od in tutto 
leggiermente elevate. Osservami tali macchie sparse qua e Ih di piccoli o grandi 
vari, di cui una parte rimane senza mutazione di sorta, un'altra dà luogo all'ac- 
cennato modo di suppurazione e di desquamazione. Cominciano per lo più sulla 
punta del naso, e si estendono poi alle guance e più oltre sino alla fronte. Alla 
mattina sono più dilavate, dopo il pranzo invece, ed in seguito a qualsiasi ri- 
scaldamento prendono una tinta rossa più oscura. 

§. 901. L'acne rosaceo rare volle attacca prima del quarantesimo anno, se pure 
non vi abbia grande disposizione ereditaria. Ora c V effetto dell' abuso di be- 
vande spiritose e riscaldanti in generale , ora è un sintonia dell' artrite , degli 
infarcimenti soprattutto di circolazione nel sistema della vena porta. 

$. SK)2. Di rado ottiensi una perfetta guarigione di quest'acne ; poiché da una 
parte i bevitori ben difficilmente abbandonano la cattiva contratta abitudine , 
dall'altra è cosa assai ardua lo sradicare le malattie principali, che lo ingene- 
rarono. 1 rimedj esterni non recano qualche giovamento , che ove si trattino 
convenientemente si fatte malattie. Giusta lo stato dell' eruzione convengono poi 
gli ammollienti, e soltanto nel caso, in coi manchino i fenomeni infiammatorj , 
i rimedj leggermente astringenti , come : 1' acqua con un po' di acelo semplice 
o saturnino, di allume, di borace, di spirito di vino; l'acqua di rose coli' uno 
o coli' altro di questi ultimi rimedj ; gli unguenti semplici coli' aggiunta di un 
po' di allume, o di solfato di zinco, o di aceto di lilargirio (64), ec. 

FINE DELLE MALATTIE CUTANEE 



CLASSE QUARTA 
CACHESSIE 



CAPITOLO I. 

DELLE CACHESSIE IN GENERALE. 

SEZIONE PRIMA. 

Definizione, descrizione, causa, essenza, differenza, 
prognosi e tarapia delle cachessie in generale. 

§ 903. Cachessia ( da cace exis , cattivo , depravato abito ) giusta la forza 
della voce stessa dinota cattivo abito di corpo ; e perciò dovrebbonsi chiama- 
re cachessie, o malattie cachettiche quelle , che sono distinte da cattivo aspet- 
to corporeo. Tuttavia se per questo aspetto si intende 1' alterato colore 
della cute dipende immediatamente dalla quantità degli amori della cute 
stessa, dalla- miscela loro e dal movimento viziato, e non solamente costituisce 
un effetto di varie nocevoli potenze idiopatiche , come per esempio dell' oscu- 
riti, dell' aria impura, dell' immondezza ec , ma si associa eziandio ad altre ma- 
lattie, che decorrono con diminuita quantità, per qualsiasi ragione , con viziala 
qualità con moto languido e con ineguale distribuzione di umori perfettamente 
elaborali nell'organismo e specialmente nel sistema circolatorio. Vedesi pertanto 
che il cattivo abito corporeo è sintoma di vario genere di malori, e troppo in- 
costante, perchè da solo basti come compiuto carattere di una classe di malat- 
tie. Egli è necessario, che la sua significazione pd il valore suo semiotico venga 
convalidato insieme da atteuta considerazione dei fenomeni accompagnanti e 
della comune loro origine. Ai fenomeni contemporanei appartengono; la las- 
sezza, la macilenza ed il vario grado di debolezza degli integumenti e delle al- 
tre parti molli ; il lento decorso ; la lunga durata e l'affezione stessa a tutto 
V organismo, la sorgente comune si è : I' affezione viziata degli umori e la loro 
discrasia ; la penuria del sangue, in ispecie la scarsezza del cruore e della parte 
fibrosa, e la nutrizione insufficiente. 

Per le quali cose io intendo ( con Sauvagcs , Cullen e Swediaur ) sotto il 
nome di cachessie « malori universali e cronici, che senza febbre primaria od 
affezione nervosa , consistono in un guasto di vegetazione ( dell' assimilazione 
cioè, della sanguificazione e della nutrizione ) e sono distinti da colore viziato 
della ade ( pallido, gialliccio, verdognolo o terreo ) da lassezza e da estenua- 
zione di tutte le parti solide, e da debolezza delle forze vitali. » 

Dicesi cronica quella malattia , che suole decorrere lentamente senza febbre 
primaria, e quindi durare lungamèute U>5). 

§. 904. La maggior parte dei Nosologi ascrivono alla cachessia 1' itterizia , la 



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/ 



HO DELLE CACHESSIE 

clorosi, lo scorbuto, la scrofola, la rachitide, la lue venerea, la tabe con e senza 
febbre e suppurazione, le idropisie , la timpanite , la furiasi , e fra le malattie 
del novero delle cutanee, la scabbia, 1* erpete, la tigna, la plica , la lepra, ec. 
Ma l'itterizia, la scrofola e l'idrope non sempre ci presentano i segni caratteristici 
della cachessia, anzi non sempre offrono nè meno viziato aspetto corporeo , se 
si eccettui l' itterizia, ed io tal caso nè dennosi dichiarare siccome cachessie, nè 
come tali curare —, la scabbia sebbene costituisca, quando dura a lungo, sor- 
ente di cachessia, di per sè non puossi certamente dichiarare tale, e cos'i dicasi 
li altre. Vedesi quindi, che nella classe delle cachessie stanno certe specie di 
malori, che ove si avesse un perfetto sistema nosologico dovrebbonsi altramente 
distribuire. Il luogo però meno conveniente che ora occupano nel sistema no- 
tologico non ci trarrà nè ad una diagnosi, nè ad una terapia erronea- 

§. 905. Le malattie cachettiche hanno nei loro sintomi i caratteri distintivi 
delle singole specie; i quali sintomi dipendono in parte dalla sorgente speciale 
da cui scaturiscono e sono intrattenuti, ed in parte dall'affezione prevalente di 
qualche sistema o di qualche organo. Così l' idrope nato di cachessia è distinto 
da scarsezza di cruore e di parte fibrosa del sangue con abbondanza di siero; — 
la clorosi da simile condizione del sangue, ed insieme da mancanza , scarsezza 
od irregolarità della mestruazione ; — lo scorbuto da manifesta tendenza del 
sangue alla decomposizione ; — la scrofola da eminente affezione del sistema 
dei vasi e delle ghiandole linfatiche con vizj della stessa linfa ; — la rachitc 
dall' ammollimento e dall'intumescenza delle ossa, ec. 

§. .906. Le cachessie seguono un lento decorso, e spesse volte irregolare pei 
turbamenti che facilmente ne avvengono ; hanno non di rado stadj lunghissimi: 
che si inoltrano o retrocedono a poco a poco, e quindi sono difficili a deter- 
minarsi; anzi alcune rimangono stazionarie sotto la forma propria di un deter- 
minato stadio per mesi ed anni intieri, come la tisi polmonale nei vecchi , la 
scrofola, l'idrope ascile, l'idrope delle ovaie ec. Se nel loro decorso soprag- 
giugne una malattia acuta, soggiacciono talvolta a mutazioni solenni ; ed infuni 
questo nuovo malore talvolta accelera od impedisce il pieno loro sviluppo ed 
avanzamento, tal' altra ne promuove il decremento ed eccita la crisi, ora final- 
mente determina la compiuta guarigione 

§ 907. La dittata è cronica; tuttavia si scorge finita ora entro pochi mesi , 
ora invece estendesi a lunga serie di anni, ed in generale poi è così incostante 
che non solamente varia nelle diverse specie, ma eziandio nella medesima, giu- 
sta le varie circostanze. Nella descrizione delle specie verrà nullameno tale du- 
rata colla più possibile accuratezza indicata. 

§. 908. Rispetto alle terminazioni delle cachessie in salme, in recidive od in 
altre malattie, ed in morte, potremo egualmente parlare di maniera meno gene- 
rica, ove si dirà di ciascheduna. E frattanto giova 1' avvertire , che le cachessie 
dell' eia infantile e puerile vengono guarite talvolta dal processo della prima o 
della seconda dentizione, o dallo sviluppo della pubertà; che in alcuni casi ven- 
gono condotte a fine da manifeste crisi dinamiche e materiali, e da quesl' ulti- 
me ora per mezzo di evacuazioni critiche: !' epistassi cioè, il flusso emorroidale, 
le orine ed i sudori copiosi, le scariche alvine e 1' abbondante saliva ; ora in- 
vece per mezzo di metastasi critiche cioè : le efTlorescenze cutanee,, i furuncoli , 
i tumori infiammatori o di altro genere , gli ascessi , gli ulceri , ec. : che una 
data forma di cachessie nei casi sfavorevoli passa in una diversa , per esempio 
la rachitide nella scrofola, oppure si associa ad un' altra, verbigrazia la tisi pu- 
rulenta, la clorosi all' idrope , questo allo scorbuto ec. , che finalmente le ca- 
chessie nei soggetti d' eia avanzala, quando anche non siano naturali compagne 
dell' età stessa, non finiscono per lo più che colla vita. 



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Bl GENERALE 



111 



$. 909. Le cachesiie ci presentano differenze comuni alle altre malattie. Si 
danno infatti cachessie sostantive e sintomatiche ; primarie e secondarie ; ere- 
d Marie, connate ed acquisite; pandemiche e sporadiche; semplici e composte ; 
febbrili ed afebbrili ; contagiose e non contagiose ; final incute cachessie in i- 
slretto senso e cacochimic. 

§• 910. Rispetto alla genesi le cachessie tutte hanno ciò di comune , che ne 
viene preparato lo sviluppo e sono determinale da uua disposizione individuale, 
da potenze nocevoli e da malattie, che hanno virtù di turbare la normale assi- 
milazione; di recare vizj quantitativi e qualitativi degli umori ; di abbattere la 
nutrizione, e di cagionare una sproporzione fra il consumameuto della materia 
organica, che di continuo ha luogo nell' organismo, e la riproduzione, con ma- 
nifesto predominio del primo processo. 

E per tanto dispongono alla cachessia come 1' età infantile tenera e puerile , 
la senile inoltrata; il sesso femmiuile più che il maschile; la costituzione debole 
sensibile ed irritabile con languore vitale ; 1' opportunità ereditaria od alle ca- 
chessie in generale, od a certe loro specie, quale si ha per esempio nella troppa 
sensibilità universale, nell'abito tisico, nella proclività ai tumori (alle fisconie) 
agli indurimenti, agli scirri del fegato, della milza, del pancreas, delle ghiandole 
meseraiebe e delle linfatiche ec. ; il temperamento flemmatico, specialmente ma- 
linconico, ma eziandio la troppo attività della vita animale. 

Fra le potenze eccitanti si annoverano : a ) il difetto, le cattive qualità e la 
dannosa azione delle cose esterne necessarie all' assimilazione, alla sanguificazio- 
ne ed alla normale nutrizione , dei cibi cioè e delle bevande , dell* aria , della 
luce e del calore ; b ) Y azione troppo forte , o continuata , o spesso ripetuta 
degli agenti inetti ad alimentare il processo vitale , od abili a sospenderlo del 
tutto e di distruggerlo, come delle bevande acri, molto riscaldatili; dei medica- 
menti stimolanti, chimicamente irritanti, solventi, decomponenti, evacuanti, e 
quindi immediatamente e direttamente debilitatiti , dei narcotici e dei veleni di 
ogni genere ; c ) 1' eccesso, il difetto e 1' alternativa non conveniente di azione 
e di quiete così del corpo che dell' anima, della veglia e del sonno, soprattutto 
dei moti corporei, delle occupazioni mentali notturne, delle affezioni dell'animo 
e dei patemi, come eziandio di varj sfrenati desiderj, di venere innanzi tempo , 
smodala, vaga, turpissima ec. — Alle malattie, origini delle cachessie , appar- 
tengono: la debolezza vitale universale ereditaria ; connata ed acquisita; il lan- 
guore o le lesioni delle funzioni, i vizj di organizzazione, di sito, di connessioni 
di sistemi o di organi destinali particolarmente alla vegetazione cominciando dagli 
air j forniti dalla cute, dai vasi assorbenti , dai polmoni e dagli organi della di- 
gestione sino agli ultimi vasi capillari ; tutte le malattie in cui accade profusio- 
ne di materie da assimilarsi o già assimilate, in grazia per esempio di vomito, di 
catarri, di emorragie e di altri profluvj, di suppurazioni ec. , e tutte quelle non 
convenientemente giudicate, in cut succedono quindi febbri, infiammazioni, eru- 
zioni cutanee ec. croniche, e con cui decorrono diuturni tormenti (66). 

S* MI- L'indole essenziale delle cachessie consiste nell'imperfetta assimila- 
aione degli umori, nella penuria e cattiva qualità ( discrasia ) del sangue, e per- 
tanto nella insufficiente produzione e riparazione e nella vera debolezza vitale 
di vario grado, condizioni che non già di per sè formano la detta indole essen- 
ziale , ma nel loro insieme, e nella scambievole loro inseparabile morbifica in- 
fluenza. 

S* 912. La prognosi debbesi argomentare dai momenti generali già noti pru- 
dentemente apprezzati , dalla natura cioè della cachessia, dalla forma e modi- 
ficazione loro, dalla gravezza, dallo stadio , dal conosciuto solito modo di de- 
correre e di terminare, dal potere della natura c dell' arte nel medicarle , uon 



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112 



DELLE CACHESSIE 



che dalle varie laterali influenze ora propizie , ora sfavorevoli , fra le quali la 
regnante costituzione epidemica vuole particolare apprezzamento , e risulla per 
una parte dalle cose sin qui dette intorno a questa classe di malattie, per l'ai- 
ira recherà schiarimento quanto si esporrà nella descrizione delle specie. Più di 
spesso è sfavorevole, che propizia. Una disposizione a tali malattie assai pronun- 
ciata , le potenze occasionali inviucihili , l'affezione universale e riguardante la 
fonte della vita vegetativa , la cura ardua per le dannose influenze che facil- 
mente spesso si frappongono, e quindi anche la guarigione, se pure puossi spe- 
rare , lenta, facilmente prodotta in lungo ed ingannevole , sono le ragioui della 
infausta prognosi. 

§. 913. Nel trattamento delle cachessie egualmente che di ogni altro morbo , 
è indicato in genere di togliere e di attutire I' azione delle cagioni occasionali e 
delle malattie principali, e di tener lontane tutte le dannose potenze, di medicare 
la cachessia stessa giusta 1' indole, la forma , la gravezza, lo stadio , ec. ; di op- 
porsi pare ai singoli sintomi urgenti in modo, da portarli a guarigione, o se non 
puossi da limitarli almeno ed alleggerirli; di governare le crisi che mai si mani- 
festassero, e finalmente di promuovere la convalescenza. 

Rispetto alle cagioni eccitanti tuttavia attive è mestieri trascegliere un metodo 
conveniente cosi all' indole e sede loro, quanto alla malattia stessa. Nelle caches- 
sie secondarie e sintomatiche dehbesi opportunamente curare la malattia primaria 
e principale. — £ necessario inoltre tener lontane tutte le potenze nocevoli più 
sopra enumerate. 

Siccome in ogni cachessia debbesi correggere la vegetazione , e governare di 
maniera la cura da attivare 1' intiera assimilazione e riproduziooe, da ritardare il 
processo di consumamelo sino al grado normale, e quindi da impedire la con- 
sunzione , 1' avvizzimento , la lassezza degli organi e la debolezza vitale, cosi il 
trattamento delle cachessie stesse può essere fino ad un certo punto comune ; 
tuttavia debbe pure uniformarsi all' indole speciale ed alla forma delle singole 
specie, e rispetto ad alcune vuoisi anche una cura specifica. E pertanto conven- 
gono nella maggior parte dei casi : a ) alimenti cos'i fluidi che solidi di mite a- 
zione, bene nutrienti, di facile digestione, come sono i brodi di carne con riso , 
orzo, salep, sagù e pane bianco, ed i brodi di lumache ; le uova fresche e da 
bersi tiepide , il latte , i lalticinj e il siero di latte ; le carni tenere e succose , 
non grasse, come quelle di vitello, di agnello, di pollo, di piccione ec, le ge- 
latine preparate con queste, ovvero colla raschiatura di corno di cervo , o con 
alcune specie di pesci ; finalmente i decolti mucilaginosi, le misture gommose, le 
emulsioni e le gelatine vegetabili; b) i medicamenti più o meno tonici, ed in- 
sieme mucilaginosi od astringenti , fra i quali appartiene anche la birra amara , 
un po' spiritosa e bene depurata (67). 

La cura palliativa varia assaissimo giusta la varietà dei sintomi e delle malattie 
principali. Di frequente giova molto la terapia sanatoria e oe forma parte ne- 
cessaria, ed in alcuni casi poi, in que' che non ammettono guarigione , non di 
rado compie da sè sola tutta la medicatura che puossi mettere in pratica. 

Tanto la terapia radicale, che la sintomatica, denno essere con accorgimento 
e diligenza accomodate alle mutazioui che accadano nelle cachessie slesse, ed alle 
complicazioni che insorgessero , le quali se non sono acute non sempre oli ronfi 
cosi manifeste da facilmente conoscersi. Per lo più è mestieri procedere a rilento, 
e talvolta intralasciare ad intervalli I' uso de' medicamenti. Il regime e la dieta 
conveniente sono in questa terapia della maggiore importanza, e gli stessi pre- 
cetti sono pure applicabili alle altre malattie croniche. 

S- 9Kl. Se avvengono crisi y siano poi evacuatone, metastatiche, o per meta- 
schematismo , è mestieri , ondo giustamente dirigerle , portare V attenzione sullo 



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IN fiRNERALB 



113 



stato primitivo, su IP indole loro propria, stilla forma, sul luogo , sugli effetti e 
salir forze vitali. 

S 915. Onde condurre a favorevole fine la convalesecaza denuosi togliere i 
restanti effetti della superata cachessia e la superstite disposizione , e rimuovere 
con ogni cura tutto quanto può determinare la recidiva. — Per brevità e per 
riescire più chiaro stimo opportuno riservare agli articoli delle Itogole specie 
T esposizione dei modi di un tale trattamento. 

SEZIONE li. 

Ordinazione delle cachessie. 

§. 916. Que' nosologi, come Sauvages, R. Vogel, Cullen e Swediaur, rhe si 
servono del nome cachessia non già pei generi , ma per dinotare una classe di 
malattie, dividono le cachessie slesse in varj ordini, generi e specie. 

Sauvages, che stabilisce qual carattere delle cachessie il viziamento di colore, 
di figura e di mole nelV abito corporeo, annovera nella decima classe del suo 
sistema sette ordini di cachessie, cioè : la macilenza, le intumescenze , le idro- 
pisie parziali, le tuberosità, le impetigini, l'itterizia e le cache.sie anomali. — R. 
yogely che nell'ottava classe del suo sistema riconosce come sedili caratteristici 
delle cachessie il cattivo colore del corpo con debolezza , ammette , trascurali 
gli ordini, venticinque generi, la cachessia cioè, la clorosi, l'itti t izia, la melati- 
clorosi, 1' atrofia ( senza febbre ), la tabe ( con lebbre lenta ), la tisi , I' idroto- 
race, ecc. — Cullen, secondo il quale la cachessia è cattivo abito di tutto o di 
gran parte del corpo, senza piressia primaria o nevrosi, ne assegna tre ordini, 
che poi suddivide in sezioni ed in generi, le tabi cioè, le intumescenze e le im- 
petigini, ec. — Swediaur, il quale indica siccome carailere delle cachessie e d< lle 
cacochimie comprese in una sola classe /' abito o gli umori del corpo viziati, 
si sforza di stabilirne io due sezioni sotto il nome di semplici e di compone 
dieci ordini e molti generi, parecchi de' quali altro non sono che sintomi , e 
non meritano nè pure il grado di «pene. «— ■ Haase finalmente (iib. d. Krkenntrv 
u. Cur dcr chron. Kranhh etc. ), il quale chiama le cachessie malattie croni- 
che del sistema riproduttivo, le distribuisce in sette ordini coi seguenti nomi .• 
malattie con prevalente abnormità negli organi cscreloij e secernenli ; con pre- 
valente affezione de' vasi e delle ghiandole linfatiche ; con eminente passione del 
sistema de' vasi ( per esempio sanguigno ) ; con predominante consumazione del 
corpo, con prevalente affezione dell'organo cutaneo ( efflorescenze croniche); 
morbo venereo o sifilide ; e malattie verminose. 

Jy 917. Stimo opportuno di soprassedere ad una approfondita analisi critica , 
qnasi scevra di ut'lità, di tutte quelle classificazioni, le quali sono stabilite o so- 
pra manchevole idea intorno alle cachessie, o sui principali sintomi ed effetti loro, 
o sulla sede di questi, o sull' indole specifica, o sopra molli di tali principi in- 
sieme, e quindi mancano di una sola base di divisione. Mi attengo pertanto itila 
mia propria ordinazione di sì fatti malori, e fosse almeno manco imperfetta! Essa 
è desunta dalla forma eminente e dalla i de principale , e penso che moveudo 
da tali principi basti dividere 1' intiera classe m tre ordini, i quali sono; 1. Ca- 
chessie con prevalente emaciazione universale {marcorrt di Cullen); 11. Cachessie 
con predominante abnormità di assimilazion* e vizj degli umori ( discrasia , 
cacochimie degli autori ) ; 111. e Cachessie con eminente affezione di singoli 
iistemi. ) 

Nel primo ordine si hanno due generi. I ) le tabi, consunzioni senza snppu. 
razione, le cui specie sono: la labe nervosa, la dorsale e 1' atrofia dei fanciulli e 
RsiMAytt Poi. II. 8 



IH 



• 

DELLE CACHESSIE 15 ISPECfB 



dei vecchi, ossi* marasmo cenile; 2 ) la tisi, consunzione accompagnata ed erigi- 
nata dalla suppurazione, e specie ne sono: la tisi polmonale, la tracheale, 1' e- 
patica, la splenica, la stomacale, la enlerita ec ce. 

Nell'ordine secondo cornprendonsi egualmente due generi, cioè: I ) le cachessie 
con discrasia del sangue ( cacohaemia di Swediau* ), e ne sono specie; lo scor- 
buto, la clorosi e la cianosi: 2 ) le cachessie con discrasia degli umori secreti, 
e quali specie ammettonsi: la poliblennia, l'elmintiasi, l'idrope e la pneomatosi. 

1/ ordine terso è suddiviso in tre generi: I ( le cachessie con eminente affe- 
zione del sistema cutaneo ( cacodermi di Swediaur ), cui non appartiene come 
specie che la sifìlide ; 2 ) le cachessie con predominante affezione del sistema 
linfatico e come specie la scrofola; 3 ) e le cachessie con eminente passione del 
sistema osseo; specie: la rachitide. 

§.918. Le intumescenze di Cullen e di alcuni altri vennero distribuite ove mi 
sembrava trovassero più opportuno luogo avoto riguardo alle loro cagioni pros- 
sime. Cosi la polisarcia e la (ìsconia sono anzi effetti o sintomi di varie malattie, 
che mali sostantivi, e rispetto alle intumescenze idropiche ed alla pneumatosi ho 
credulo meglio collocarle fra le discrasie. Sebbene dei resto le divisioni a me 
note delle cachessie, distinte dai moderni col nome di malattie croniche del si* 
stema riproduttivo, non creda siano preferibili a questa mia, ciò nulla meno facil- 
mente concedo, che alcune malattie cutanee croniche: 1 erpete cronico, la tigna, 
la plica, la lepra e l'elefantiasi ec, si possono con pari ragione collocare tanto fra 
le efflorescenze cutanea, che in questa classe. Tuttavia il posto loro nel sistema 
nosologico non recherà ostacolo ad occuparsene con assiduo studio per is vela re 
la natura di ciascheduna, • per applicarvi quindi la conveniente terapia. 

CAPITOLO li. 

DELLE CACHESSIE 1K ISPECIE 



Ord. I. - Cachessie con prevalente emaciazione universale. 

(Marcorcs) 



Genere I. Tabe. 

919. La tabe ( tabes, die Abzehrung, Auszehrung ) rft nostro senso è una 
cachessia distinta dà emaciazione universale e da debolezza, senza causale sup- 
purazione di qualche organo o di qualche viscere, cui per lo più si M socia una 

febbre depascente. 

Hippocrates, De mori. L. II. Sect. II. c. 19. Sect. I/I. c. 18. 19. 
Olstis, De Medicina L. lì. e, 7. L. III. c. a2. 

Caci. Aurielaiius, De morb. chron. L. III. c. 7. de nutrimenti cessatione atrophia Grae- 

cis oocita. 

II. A. Vnjrcl, A end. prnelect. de cogn. et furami, pr. c. h. affici. §. G58 6$6. 
Cullen, Hecker, Hanse. etcop.cit^ 

S 920. Rare sono le labi in cui vi abbia un* eguale affezione di tutto F or- 
ganismo, sostantive e primarie; nella maggior parte od esiste già una malattia dì 
Mn^oli nrgmi , oppure si svolge e loro si unisce nel decorso ; e non poche nel 
loro avanzamento canginosi in lisi od a quelle si associano. 



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TABE 115 

S- 921. Tutti le tabi , sebbene nei primi tempi del loro sviluppo siauo tal- 
volta afebbrili , ulteriormente inoltrandosi danno luogo alla febbre effettiva , la 
quale benché nel decorso lenta e nell' apparenza mite , tuttavia è grandemente 
formidabile e micidiale, per la dorata estesa a mesi ed anni intieri , per la di- 
struzione che arreca dell' organismo e pel consuma mento delle forze vitali. Laonde 
questa febbre chiamasi lenta, etica, labifica, depascente (68) 

§• 922. Essa è sintomatica, efletto dì certe mutazioni avvenute nell'organismo, 
specialmente di certa discrasìa umorale, che in qualsiasi tabe giunta ad un de- 
terminato stadio comincia sempre ad ingenerarsi. Ma la febbre nelle tabi può in- 
sistere con esse in altra triplice relazione, cioè: a) quale cagione della labe; b) 
come coeffetto di una cag one comune ; c ) quale malattia laterale , di separata 
origine ( complicazione ) e soltanto coesistente. Ji primo caso ha luogo quando 
una febbre qualunque oltrepassando i suoi confini senza sciogliersi riesce cronici, 
e perciò lab, fica ; esempi poi dell' altro rrjodo di relazione si hanno nella labe 
naia di patemi d'animo, di tristezza, di cure, di desideri non soddisfatti, di no* 
m ligia, ac. 

§. 023. La febbre lenta , provenga poi da altra febbre, o da una malattia, o 
da qualunque siasi potenza nocevole, sia oata insieme colla tabe, o siasi in ap- 
presso da essa sviluppata , prende comincianiento spesse volle appena scorgibile 
da stanchezza spontanea, da senso di aumentato calore soprattutto alle guance 
che si tingono di limitato rossore; alle palme ed alle piante, lenomeni che in- 
cominciano dopo il pasto, sogliono presto scomparire, ma nuovamente mani- 
festarsi alla sera preceduti da orripilazioni durevoli talvolta un' ora intiera. 
L'orrore febbrile accompagnalo da pallidezza e da freddo della cute, spe- 
cialmente del naso , delle mani e dei piedi ec. si fa più mite mano ma- 
no che la malattia si inoltra , e finalmente cessa del tutto. Il calore mo- 
derato , e corteggiato dalla sere e dagli altri sintomi del calore febbrile , se- 
t gnata mcule da polso frequente non in relazioue col calore slesso , e qualche 
volta sino a dare entro un minuto primo cento e più battiti, alquanto duro, 
piccolo e spesso iiregolare, è sulle prime di breve durata; ma in seguito si 
protrae oltre la mezza notte, sinché termina nel sonno col sudore soprattutto 
delle parti superiori, in grazia del quale aumentasi la debolezza. Le orine eva- 
cuate sotto il calore o dopo sono scarne , rosse , limpide o torbide , depongono 
un ipostasi laterizia, o bianco mucosa densa , talvolta olfrono una pelliccila di 
colore cangiante ed anche grassa ; segnano tutto intorno le pareti del vetro , e 
talvolta mandano un odore di viole. L' appetito e la digestione ben poco o 
nulla d* ordinario soffrono, o per lo meno non in quella misura che si vorrebbe 
rispetto alla febbre, anzi le molte volle 1' appetito è maggiore che nello slato 
di sanità. 

L' alvo sulle prime è tardo, io appresso normale, e sul finire poi diarroico 9 
colhquativo. h raro il caso che anco solto il calore vi abbia cefalea ; le fun- 
zioni dei sensi esterni ed interni rimaugooo intatte , e non avviene turbamento 
che nell'ultimo stadio della malattia; I* infermo molto sensibile, mobile, irri- 
tatile nutre sempre la dolce speranza di guarigione e sino alla morte. 

La febbre , eccetto negli accennati periodi , dopo il pasto cioè ed alla sera , 
durevoli da cinque a sette ore, continua più mile con ispossamento, con facilita 
grande alle orripilazioni e con polso non molto frequente ; sicché è continua 
manifestamente remittente. V esacerbaziooe dopo il pranzo sulle prime non of- 
fre alcuna orripilazione, crescendo la malattia vi ha qualche cosa, ma di poca 
entità e di breve durata; e quando I' infermiti volge al suo fine, nuovamente ' t 
come si disse già dell' esacerbazione vespertina, scompare ogni orripilazione, l e 
csacerbazioui stesse in qualche caso più forti prccisamtnlc ogoi Icrzo giorno 



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IIG 



DELLE C*CIU*5IE 15 MPEClE 



(onde ai meno esperti impongono quali parossismi di febbre intermittente) cre- 
scono a poco a poco e di forza e di durata, e finiscono con sudori più abbon- 
danti e più debilitanti. Frattanto aumentasi ad un tempo l'emaciazione; le mam- 
me consunta la pinguedine e la muscolatura svaniscono; le ossa faonosi spor- 
genti, e la cute rilassata, pallida, di colore giallo sporco , quasi priva di vita , 
sinché alla perfine nei casi mortali associaosi i sudori colliquativi di quando ia 
uando alternanti colla diarrea dell' «guai indole; la voce si fa bassa , rauca , 
ifllcilmenle intelligibile; nasce una tosserclla secca; la lingua inaridisce; spun- 
tano delle afte ; i sensi e le facoltà mentali si infievoliscono; insorgono delira- 
meli ; viene per lo più 1' edemazia dei piedi ec. , e finalmente sotto la mag- 
giore estenuazione ed il consumamento del corpo una morte sempre tranquilla 
e per lo più nella primavera e t nell' autunno chiude la miserabile scena. 

$. 924. Quegli autori die ammettono tre stadj di febbre lenta stabiliscono , 
che il secondo ha comiociamento coi sudori vespertini e notturni debilitanti , e 
coi colliquativi il terzo. I primi due hanno uoa durata assai varia , V ultimo è 
sempre brevissimo, nè oltrepassa poche settimane. La febbre stessa, sebbeue sia 
primariamente soventi volte attiva, anzi più o mrno infiammatoria, ovvero, come 
giustamente osserva IIaase (op. ci(. T. III. S- 450 ets.), offra V aspetto di una 
lenta ora gastrica, ora pituitosa, ora nervosa a poco a poco però veste il carat- 
tere prevalente della tabifìca, e finalmente quello mostra della vera colliquativa. 

§. 925. Sotto favore* oli circostanze la guarigione della febbre e della tabe è 
manifestata dalla diminuzione e finalmente dalla cessazione dei sintomi ; e si no- 
ti che non manca del tutto ogni crisi evacuatoria, particolarmente se la malattia 
trasse la sua origine e fu intrattenuta da qualche soppressa secrezione od escre- 
zione, o vesti un carattere sub infiammatorio. 

§. 926. Dispongono alla tabe quelle influenze stèsse , che io generale si 
accennarono fra le disponenti alle cachessie ( §. 9 10 ). Valgono poi a cagio- 
narla: I) la scarsezza o la cattiva qualità, o la virtù nutritizia insufficiente 
degli alimenti (alla prima circostanza trae talvolta la sua origine /' atrofia dei 
lattanti, dalla seconda l'atrofìa scorbutica e l'atrofia tla idiope, specie 
stabilite da Sattvages ) ; — 2 ) tutte quelle potenze che gravemente ed a lun- 
go impediscono o disturbano 1' assimilazione delle sostanze introdotte nel cor- 
po, e la riproduzione, e quindi che soprattutto oll'cndono o la normale digrslio- 
ne, la chilificaziooe, o 1' assorbimento del chilo ed il suo passaggio n<-l sangue 
( onde per una parte /' atrofia dei bambini, e più specialmente la tabe mc»en- 
(rrica di Sauvac.es) o che abbattono e distruggono la sanguificazione, I equa- 
bile circolazione degli umori e le dovute secrezioni ed escrezioni , o finalmente 
la facoltà stessa degli organi di assimilare e di riparare alle perdite (d* nude la 
tabe dei deboli di Culle», e le sue varietà, la tabe nervosa, la laterale e la 
senile di Sauvac.es); — 3) tutto ciò che vale ad accrescere e promuovere fuori 
di misura il consumamento, sia collo eccitare di troppo le forze vitali , sia ca- 
gionando od intrattenendo abbondanti e durevoli perdile di materia organica ; 
ovvero raccolte di umori fuora di circolazione , e pertanto tulle quelle potenze 
che suscitano e sostengono il vomito , la diarrea , la lienteria , il ptialismo , il 
diabete, i sudori, le emorragie , le blenorree , la spermalorrea, la galattirrea re. 
re, o stravasameli idropici (dalle quali sorgenti vengono /' atrofia depli esi- 
naniti di Culle», e le varietà: atrofia da ptialismo, la sudatoria, quella da 
flusso di sangue, da idropc, quella delle nutrici, ed altre di Sauvagcs h 

Le cagioni appartenenti al secondo ed al terzo costituiscono egualmente nume- 
rose serie di potenze nocevoli interne ed esterne, che di malattie d' ogni genere; 
ma ne parleremo più esattamente trattando delle forme speciali di tabe. 

$. Vii. Da queste cose e dalla uosologia della labe risulla; che la prossima 



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TABE NERVOSA 



cagione di questa malattia debbesi ricercare, o nella imperfetta elaborazione del 
sangue, specialmente della parte albuminosa e fibrosa, noli" insufficiente loro di- 
stribuzione nei singoli organi del corpo, nella facoltà assimilatrice di questi or- 
gani troppo infievolita, nella mancanza quindi delle necessarie secrezioni , e 
della deposizione di materia pinguedinosa alla superficie degli organi e nei loro 
interstizi, fra la cute ec. ; oppure nella decomposizione degli umori; soprattutto 
delle dette parti del sangue, superiore alla normale produzione , e perciò nel 
troppo attivo assorbimento degli umori secreti e nella loro egualmente rapida 
evacuazione dal corpo per diverse vie ; owero in tutte queste condizioni insie- 
me, oelP imperfetta assimilazione , e nell' insufficiente nutrizione con ismodalo 
consumamenlo. 

§. 928. Dalla prognosi, intorno alla quale è della maggiore importanza rile- 
vare se sia facile, difficile ed impossibile il togliere la predominante disposizione, 
la cagione occasionale della tabe, o la malattia principale, e della terapia tor- 
nerà più. utile tenere discorso nel seguente trattato delle specie. Oltre quella 
cura, che si richiede contro le cagioni eccitanti , debbesi aver presente di som- 
ministrare all' organismo la necessaria quantità di nutrirne m-i di facile digestione 
e non irritanti; di giovare 1' elaborazione del chilo , ed il suo. passaggio nella 
massa del sangue ; di attivare la sanguificazione ; di dirigere convenientemente 
le secrezioni e le escrezioni ; di accrescere e sostenere l'attitudine propria degli 
organi a compiere la loro nutrizione, e finalmente di evitare con ogni cura qual- 
siasi perdita di umori (69). 

Specie I. Tabe nervosa. 

§. 929. Dicesi tabe nervosa ( tabes nervosa , atrophia nervea di S. , tabes 
$icca % volgarmente erica, presso i Greci un tempo cachessia { Celso), — ner- 
vóse oder Nerven Schwindsucht, Nerven - Auszehrung) quella specie di tabe , 
che oltre i generali sintomi tabifici ( §. 919 e seguenti) ci offre prevalente af- 
fezione del sistema nervoso collegala colla malattia stessa in una maniera es- 
senziale. 

Celsos, De Medie. L. ///. e. 20. 
Mortoti, Phthitiotogin. Lònd. if>8f). 

W. Trnka d* Rnowilt, Ristoriti fehrh hecticae , omnis aevi riservata continens. Vi.i- 
«lob. i;83. 8. 

D. VV. Sarhileben, frrsuch eines med. din. oder prakt. Pathol. u. Therap. des aus- 

zehr. Khten. a. T/i/e. D«nz. 1792. 
Hecker, Conradi, Haase in o/>. cit. 

§• 930. Tra i fenomeni di questo malore primeggiano : sensibilità ed irritabi- 
lità molto più di frequente esaltate (iperestesia ), che infievolite ; morbosi stati 
nelle funzioni degli organi dei sensi, nelle operazioni della mente, nella dispo- 
sizione dell* animo, e soprattutto grande abbattimento delle forze , grande debo- 
lezza muscolare, tremori, spasmi , lipolimie e sudore per qualsiasi leggiero sfot- 
to ; anoressia ed apepsia sino dal comi nciamento della malattia; in seguilo ede* 
raazie, polso debole, piccolo, irregolare , assai incostante , fastidiosaggine od in- 
differenza e stupore , debolezza della memoria ed imbecillità dell' intelletto. A 
tali fenomeni sì associa dopo vario lasso di tempo la febbre , la quale ci offre 
1' immagine della nervosa lenta, ina di un grado assai moderalo 7 \ 

§* 931. Questa tabo incomincia non di rado con sintomi cos'i miti, che è ap- 
pena scorgibile. Gli ammalati oltre il solito sono inquieti , irritabili , seosibili , 
provano disoressia e dispepsia , ed assai deboli si stancano per la più piccola 



118 



delle cachessie m ispecie 



cosa. Col (ratto successivo evidentemente dimagrano : e finalmente il rossore 
circoscritto delle guance, il calore delle palme e delle piante nel periodo del- 
l' csacerbaziooi della febbre, che decorre, con polso frequentissimo piccolo , al- 
quanto duro, contratto , ed a cui succedono sudori notturni e mattutini debili* 
tanti, tolgono ogni dubbio sulla misera condizione del malato. — - Avvenendo 
doppie csacerbaziooi della febbre, lo stalo nervoso più sopra descritto cresce di 
grado e di estensione, le forze muscolari vengono meno ognora di più, I' ema- 
nazione raggiunge il massimo grado, I' infermo è ridotto , come dieesi , a pelle 
ed ossa, e sembra uno scheletro. — A la perline gli mancano le forze di le- 
varsi da letto, cade in anestesia, fatuità, indifferenza; viene preso da paralisi di 
questa o quella parte, da diarree colliquative alternanti coi sudori, da •demazie 
e da delirj, e perduti i sensi per lo più poco dopo placidamente soccombe. 

Jy 932. La durata della tabe nervosa oon è determinala , ma producesi ora 
ad intieri mesi, ora persino ad anni. — 11 passaggio in salute rare volta acca- 
de, e se pure puossi in alcuni casi sperare, lo è quando la malattia è noi suo 
cominciamento, quando è di grado leggiere ; quando non si scorge nell' am- 
malato una manifesta disposizione , e la cagione eccitante e che intrattiene la 
malattia non è grande ; quando se ne intraprese a tempo opportuno il conve* 
niente trattamento, vi concorre un adattato regime fisico e morale , e vi hanno 
tutte le altre circostanze favorevoli. 

S- 933. La disposizione all' accennata specie di tabe ha luogo negli indivi- 
dui di struttura debole, tenera, di cute delicata, bianca, di sistema nervoso mo- 
bile, d* auimo assai sensibile, e perciò è più frequente nei giovani che negli at- 
tempati, nelle femmine anr» che nei maschi. — Le cagioni eccitanti parte sono 
quelle generali della tabe ( 9-6), parte consistono cosi in potenze nocevoli 
speciali, che in malattie , le quali abbattono le forze nervose egualmente che 
1' assimilazione e la nutrizione, ed aumentano la ricettività del sistema nervoso. 
Alle prime appartengono : le cure gravi e diuturne, la mestizia, il timore, l'an- 
sietà, i desideri delusi, la nostalgia, gli studi precoci, soverchi e contro inclina* 
zione, le veglie continuate, V abuso degli eccitamenti di qualsivoglia genere, co- 
me delle bevande aromatiche , spiritose, del calle, dei rimedi nervini slimolanti, 
riscaldanti, ce; — alle malattie si riferiscono: qualunque febbre acuta conca- 
ratiere nervoso ; la nervosa lenta di Iluxham ; le vesanie ed altre nevrosi afeb- 
hrtli, croniche, specialmente con insulti frequenti e ripetuti, come la cefalea, la 
nevralgia faciale , *' ischiatica ed altre molte, X agripnia, la cardialgia, le con- 
vuliioni ce. ce. 

§. 934. É verosimile che la causa prossima della labe nervosa consista in 
una vera infermila di tutto il sistema nervoso accompagnata da soverchia ricet- 
tività , e nella debolezza dei muscoli, nel difetto di assimilazione e di nutrizione 
e nel predominio invece del processo di consumamene, siccome conseguenze di 
quella condizione. — La febbre sembra derivare dalla predominante disposizio- 
ne degli umori, dalla discrasia indotta dalle continue , se pure non accresciute, 
secrezioni ed escrezioni, e dalla mancanza della necessaria riparazione , dalla 
troppa attività delle forze della circolazione, e dalla sproporzione che ne deriva 
ira il sistema vegetativo e nervoso , od almeno fra le principali parti dell' uno 
e dell' altro , finalmente forse anco dalla continuata azione della cagione occa- 
sionale p della malattia principale abile ad intrattenere la febbre. 

S 935. La prognosi si conghictlura dalle cose sin qui dette intorno alla ma- 
lattia, ai seggali che ne sono attaccali, alle cagioni, ec E soprattutto è mestieri 
avvertire, che la tabe nervosa sia primaria, sia effettiva è sempre malattia grave, 
anzi per lo più pericolosa ; che sulle prime inganna talvolta e 1' ammalalo ed 
il medico cou fallace apparenza di benignila; the perciò trascurando la cura o 



TABE DORSALE 



119 



praticandola meno assiduamente fa progressi , lenti$«imi è vero , ma diffidi mente 
guaribili od all'aito insanabili, e tali anzi, che qualche volta più presto cbe non si 
pensa conducono a miserabile fina. 

$. 936. Nella cura di questa tabe debbesi innanzi tratto toglierne senza in- 
dugio la cagione che mai continuasse ad operare, od alimentasse ed aggravasse 
la malattia, quindi io modo dirigere il trattamento, avendo sempre sotl'occhio la gii 
accennata natura della tabe stessa, da sollevare in generale le forze e da giovare 
1' assimilazione, la sangui6cazione e la nutrizione , apprezzando contiuuameute 
l'origine del male, lo stato febbrile od afebbrile, lo stadio, le modificazioni, la 
costituzione del malato, ec. Corrisponde a tale indicazione il metodo ristorativo 
e nutriente unito all' eccitante tonico ( $. 913- ) ed al nervino ora sedativo, ora 
invece atto a sollevare le forze. £ 1' apparato dei rimedi consiste particolar- 
mente nei cibi non irritanti, poco o nulla aromatizzali, mollo nutrienti e di fa- 
cile digestione ; nell' aria pura, piacevole, moderatamente calda; nel convenien- 
te moto passivo ed attivo ; nelle gradite impressioni dei sensi, nelle ricreazioni 
dell' animo e nelle distrazioni della mente ; — nei bagni tiepidi o di decotti 
emollienti di crusca ec. col latte, o di sostanze animali, o col sapone, o di in- 
fusi e decotti leggermente aromatici analettici, o rinforzanti , od anco un po' a- 
stringenti, e specialmente marnali ; — nei medicamenti mucillaginosi amari, od 
■mari aromatici, o puramente amari, come : il lichene, il colombo, la corteccia 
di china, la centaurea, il trifoglio (Sbrino, la genziana, la quassia , il cardo be- 
nedetto, il millefoglio, la camomilla, l'assenzio; nei medicamenti nervini miti: 
la melissa, la valeriana oftkinale e celtica , la cannella , il castoro, il muschio: 
finalmente nei marciali , siano preparali chimici , siano acqne minerali , come 
quelle di Egra, di Slerubeig, di Spa ec. col latte, ec Debbesi astenere dall'uso di 
qualsiasi stimolo acre e forte, come per esempio del calamo aromatico, delle nafte, 
dei liquori eterei ec, giacché eccitando di troppo il processo vitale esasperano i 
sintomi particolarmente febbrili , e quindi provocando la consunzione riescono 
dannosi (71). 

Se la soverchia mobilità e sensibilità del sistema nervoso, e l'eccessiva irrita- 
bilità del sistema sanguigno rendono vuoto d' effetto il metodo principale, è me- 
stieri nel primo caso ricorrere all' oppio , all' estratto di iosciamo , alle polveri 
del Dower; nell' altro agli acidi minerali molto diluiti ed alla digetale , asso- 
ciando convenientemente questi soccorsi a quei più sopra menzionali. 

§. 937. Condotto ne' casi fortunali Y infermo a convalescenza, olire la grande 
cautela perchè non soggiaccia alla recidiva , debbe essere giovata la conva- 
lescenza medesima dagli slessi metodi insieme combinali , colla modificazione 
però, che successivamente denno preferirsi ai medicamenti la dieta ed il regime. 

Specie 2. Tabe dorsale. 

P. 738. La tabe dorsale ( tabes dorsali*, t. coxaria, — Bùckendarre ), che 
trae il suo nome dalla eminente emaciazione dei muscoli dorsali, in istrelto senso 
non è anzi una specie particolare , che una varietà di tabe nervosa , la quale 
proviene da soverchia perdita di seme, da smodalo coito e specialmente dall' o- 
natiia. 

S. A. Tissot, Fon der Onanie etc. A. d. Lat. von Wmdelsla J». Marb. i8oo. 8. 

J. C. Wichmann, De pollutione diurna frequente, sed rarius osservata tabe sdentine causa. 

Goetl. 1782. 8. 
Hccker, Conrad), Haase in op. cit. 



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t 

120 BFI.l.E CACI1FSSIE IW ISPECIE 

$. 939. La tabe dorsale descritta da Ippociutb ( rie morbis, L. Jì. scct. F.\ 
sotto il nome di tabe ceca ( tabis cocca ) trovasi derivata dal midollo spinale 
Attacca i giovani da poco ammogliati od altri troppo libidinosi , e soprattutto 
dati al nefando vizio della mastuprazione ; tuttavia non risparmia nè meno i. 
sesso (eminioile. 

Oltre i comuni sintomi della tabe nervosa, questa malattia ci si presenta coi 
seguenti fenomeni: senso di formicolio lungo il dorso o come di acqua che scor 
resse giù pei lombi alla regione sacrale; lombaggine., grande spossamento e dolori 
alle aiticolazioui delle estremità inferiori che nello slesso tempo sono prese da 
tremito; vacillamento delle ginocchia; consunzione grande nei muscoli della facqa, 
del dorso e dei lombi con notabile prominenza dei processi spinoci della colonna 
vertebrale e con dillìcile movimento della colonna stessa senza che vi abbia man- 
canza di appetito e senza fibbie, polluzioni frequenti non solamente notturne, 
ma anco diurne, che awrngono per 1' azioue di eccitamenti libidinosi anco leg- 
gierissimi, diretti sul!' organo della vista, su quello dell' udito , oppure anco in 
lorza della .«.ola fantasia, anzi persino nell 1 evacuare le feccie e le orine; impo- 
tenza al coito, giacché anzi tratto evacuasi il seme sotto i tentativi di effettuarlo; 
stillicidio continuo di umore tenue mucoso dai genitali; in alcuni casi ematuria; 
cefalea frequente e forte, specialmente occipitale, vertigini, otTuscamento ed imbe- 
cilltta. dei sensi esterni, e particolarmente illusioni della vista e dell'udito, amne- 
sia, debolezza d' intelletto, fatuità; ipocondnasi, fastidiosaggine, irascibilità, inquie- 
tudine, malinconia, tedio della vita; tremori c Spasmi diversi, palpitazione di cuore, 
insulti asmatici, spasmodici, e persino 1' epilessia, bradipi psia, apepsia, flatulenze, 
acidità e pertinace stitichezza del ventre. 

Frattanto la faccia si sfigura, si conforma a mestizia , non è più esprimente , 
si la senile, la cute pallida, fredda e secca; finalmente svolgesi una febbre lenta, 
accompagnata p«*r lo più da tosse sulle prime secca , ma che in breve passa io 
list .polmouale purulenta; in qualche caso vi si associano pure affezioni parali- 
tiche , in ispecie V amaurosi ; ed a tutto ciò sopravvenendo lo stadio colliqua- 
lo T infermo tormentato da continui rimorsi tocca il fine desiderato della sua 
mìsera esistenza. 

}y ! l'tO. La durata della tabe dorsale è as«ai varia, nò pnossi giustamente de- 
Wtininaie. L' aito in salute otlieusi sotto favorevoli circostanze talvolta avendovi 
già una leggiera febbre; ma ben frequente è il passaggio a nevrosi croniche , a 
\aij spasmi, alla corca di S. Vito, all'epilessia uenosa, od a diverse specie di 
cachessie , come per esempio la lisi polmouale, la tracheale, 1' idrope e lo scor- 
buto, — e per mezzo di tali malattie secondarie ad un fiuc inoriate. 

1 cadaveri sezionati offiouo sempre i segni della consunzione e della colli- 
quazione universale, e soprattutto nel midollo spinale (72). 

941. La disposizione a questa malattia si accorda parte con quella propria 
della labe nervosa, perle con quella della gonorrea vera. Le cause rimote sono 
le stesse the determinano l'abuso delle funzioni geoitali, e la soverchia profusione 
del nobilissimo umore seminale da cui ne viene poi immediatamente la labe dor- 
sale. Qui appartiene qnanlo vale ad ingenerare la gonorrea vera, cioè, l'ouania, 
il toiio iu elà troppo tenera e smodalo; 1' abuso degli afrodisiaci di ogni genere, 
siccome dei diuretici acri e stimolanti; — la simpatica irritazione dei genitali io 
grazia di saburre gastriche, di vermi, di tumori e di vizi organici dei visceri ad- 
dominali, particolarmente della vescica, dell' intestino retto , dell' ovaia , dei te- 
sticoli e della prostata; — le ferile, le corrusioni, gli ulceri, e la paralisi dei vasi 
deferenti, delle vescichette seminali, dei condotti ejaculat«ri e della prostata. 

$. Wl2i. La tabe dorsale è mai sempre malattia pravissima spessissime volte 
mortale, ed anco sotto favorevolissime circostanze difuciluitnle e laidi guaribile. 



TABE lUràRTILK 121 

In alcuni casi trascorrono mesi ed anni prima che abbia raggiunto il compiuto 
suo sviluppo, e se frattanto non si conosce o si trascura, se non si schiva la ca- 
gione eccitante, suol fare propressi tali, che non v'ha più sforzo dell'arte abile 
a guarirgli. Appena incominciano le febbri lo stomaco non può più ritenere ne 
meno i brodi anco i più mollitivi, l'alvo rendcsi liquido, le gambe si gonfiano, 
e la malattia getta cos'i radicate basì, che non è più possibile il debellarla ( II. 
Vogel. op. citai, §. 641. ) É noto che è soprattutto micidiale nella gioviuezza 
e nella veccbiaia. 

£. 943. La cura innanzi tratto necessaria debb' essere diretta ad impedire la 
perdita ulteriore di seme. Quando 1' affezione morbosa non è corporea , ma di- 
pende dal soverchio vigore della fantasia e dell' imbecillita della mente soggio- 
gata dai voluttuosi piaceri dei sensi e dall' impero della consuetudine, non deb- 
besi cominciare dai soccorsi farmaceutici o dietetici , ma piuttosto dai morali ; 
imperciocché le serie ammonizioni ed i saggi consigli , la fuga dell' ozio, e di 
tutte le impressioni sui sensi che paonno eccitare a venere, dei colloquj , delle 
letture di tal' indole, delle bevande spiritose ec. , la vita casta, sobria, e se l'età 
e le altre circostanze lo permettono, resa più ordinata col matrimonio; la mo- 
derazione del soverchio istinto sessuale e 1' annientamento dell' inclinazione all'A- 
nania, sono i mezzi da cui principalmente puossi ripromettere giovamento, non 
trascurando 1' attenzione che si vogliono le malattia dei visceri addominali che 
non di rado ad un tempo esistono, siano poi causali o laterali. E fra i soccorsi 
dietetici e farmaceutici giovano la cura i seguenti: grande precauzione di non pro- 
curare irritamenti di qualsiasi sorta idiopatici e simpatici alle parti genitali, asti- 
nenza dai cibi; dalle bevande e dai medicamenti troppo nutritizi, di difficile smal- 
timento e flatulenti, assai stimolanti, per la mole o per le qualità e riscaldanti , 
delle cene laute e ad ora avanzata, e da ritenere a lungo le oriue e gli escre- 
menti, egualmente che dalla laboriosa loro evacuazione ; V evitainento di giacere 
a lungo sul litio od in posizione dorsale, come anche dai letti troppo soffici c 
riscaldanti; — l'uso interno abbondante di canfora col nitro o con gli acidi 
minerali diluiti , dell' estratto di iosciamo ec. — - 1' esterno di lavature fredde ai 
lombi ed al dorso con acqua ed aceto, o con aceto soltanto, o collo spirilo can- 
forato, di unzioni con unguenti, con linimenti canforati, ec. , e non avendovi an- 
cora grande debolezza, i bagni d' acqna fresca e fredda (73). 

La cura riguardante la tabe stessa vuole un metodo nutriente e rinforzante 
da praticarsi colla dovuta precauzione. Dennosi raccomandare, ma però sulle pri- 
me a piccole porzioni , quindi mano mano più abbondantemente : il latte ed i 
latticin], le gelatine vegetabili ed animali, le carni tenere succose ed i cibi fari- 
nosi di facile digestione, non trascurando le salutari consuetudini -, gli amaricanti, 
la corteccia peruviana e lo slesso ferro a lempo opportuno (74). 

Que' rimedi che valgono a rassodare la convalescenza in qualche raro caso 
raggiunta sono pur quelli che giovarono contro la malattia slessa , e particolar- 
mente ti ri-ginn- dietetico, ed un idoneo, costante e durevole governo psichico. 

Specie 3. Tabe infantile. 

$. 9M. Chiamasi tabe infantile, (tabes infantilis, alrophia infantilis, paeda- 
trophia, atropina glandularis, atrophia mesenterica di Sauvaces; — die Darr* 
sucht der Kinder } quella specie, che attacca perlicolarmente i fanciulli dal terzo 
sino al quinto anno del viver loro, e che, esistendo in connessione causale colla 
debolezza universale e con eminente slato scrofoloso delle ghiandole mesenteri- 
che e del fegato , è dinotala non solo dai fenomeni della tabe , ma eziandio da 
turgidezza , da indurimento di quelle e di questo, e finalmente dalla disorganica 



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122 DELLE CACHESSIE lff ISPECIE 

catione loro, e dalla tomidezza e durezza del ventre in grazia appunto di si fatte 
alterazioni. 

Annotazioni. Neil» labe degli adulti proveniente dalli medesima cagione e più rara in 
pratica, come pure nella labe cagionala «Ja una predominante malattia non purulenta 
di qualsivoglia organo destinato all' assorbimento «1 all' assimilazione delle materie nu- 
tritizie, vuoisi un giudiaio ed un trallameoto appoggiato ai medesimi priudpj, che ri- 
spetto alla labe infantile. 

Fr. Hoffininn, De Atrophia. Hai. 1703. in op. ruppi II. 
Sachtleben, Hccker, A. G. Richter, Ha» se Jahn, Henke ere. in op. cit. 
Dr. J. Chr. G. Jòrg , te. % Handb. »«/». Erkennen n. Heilea der Kinderkraniheittn , 
nebst d. Pftysio/ogici Psjchol. u. diaet. Behandl. det Kindts. Leipz. iba6. 8. 

§. 945. Questa malattia comincia per lo più dopo lo spoppamento , di rado 
prima. Suole essa decorrere tre stadj, quello di tabe incipiente o dei prodromi, 
di tabe confermata o di febbre elica , e di tabe consumata o di colliquazione. 
Tormentano sulle prime i fanciulli ; V inquietudine, la fastidiosaggine, la tristez- 
za, talora la diarrea, tal' altra volta la stiticliezza, di sovente un' alternare di tali 
coudizioni dell' alvo, una grande propensione al pane non bagnato ed ai cibi 
farinosi, cui i malati mangiano avidamente, una grande avversione per converso 
alle carni ed ai brodi ebe se ne preparano, e la sete intensa ; si associano poi : 
il pallore, la floscezza, la rilassatezza, l'estenuazione ed il languore, sicché i fanciulli 
ne bramano, nè puonno camminare , e vorrebbono sempre essere portati. — In 
seguito 1' addomine si fa gonGo, duro e leso , sono una forte pressione 1* infer- 
mo sente profondamente dolore , il fegato ingrandisce e rendeai duro , talvolta 
aentonsi col tatto le ghiandole mesenteriche indurite, cresciute di volume e qua 
e là ben distinte, e siccome vi ha una granda sproporzione fra la mole del ven- 
tre, e Ja faccia e le estremila, la prima ognora più emaciala, scema di turgore, 
rugosa, scoile, le ultime assottigliate perchè quasi consumati i muscoli, e lassa- 
mente coperte dalla cute lurida, flaccida e rugosa, quell' accresciuto volume cade 
tostamente sotto gli occhi. Gli escrementi ora sono fluidi, ora secchi e duri, per 
lo più tenaci, come argillosi, bianchi o grigi; le orine sogliono essere tenui, pai* 
lid*> chiare o torbide ; l'alito, la traspirazione e talvolta anche le orine venire 
di odore acidetto ; osservansi specialmente sul dorso i cosi detti criooni ( come- 
dones ), che puonnosi spremere dalla cute più facilmente dopo un bagno tiepido 
che prima , e che dalla plebe ignorante credonsi vermicelli e malamente si in- 
colpano della tabe ; tuttavia noo mancano le molte volte i vermi intestinali ; 
nell' inoltrarsi della malattia , segnatamente dell' emanazione e dell' adinamia , 

10 che accade con lentezza , sviluppami più manifesti i segni della scrofola an- 
che in altre parti , cioè : si gonfiano le ghiandole cervicali, le iugulari, le sot- 
toasccllari e le inguinali, si distendono e recano dolore, ed in pari tempo ven- 
gono in iscena i sintomi della rachitide. Frattanto si accende la febbre etica , 
che tosto o tardi prende il carattere colliqualivo , ed in un colle perdite este- 
nuanti di umori accelera la morte. 

$ 946. La tabe infantile continua talvolta mesi, tal' altra anni intieri. Quando 
la malattia non è mollo grave, e vi concorrono favorevoli circostanze i fanciulli 
guariscono verso il quinto o settimo anno del viver loro_ ed imparano allora a 
camminare. Alle circostanze favorevoli, oltre il predominio della vita vegetativa 
nel periodo dell' infanzia, dennosi riferire : la mancanza di disposizione ereditaria ; 

11 gih avvenuto allontanamento delle cagioni occasionali ; un grado di malattia 
moderato ed un lentissimo aumento di gravezza ; un' opportuna medicatura ed un 
conmueute regime. Tuttavia molli di questi fanciulli , ne' quali di pari passo 



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TABE HfTANTrLB 



123 



che I' incremento e la nutrizione vieoe ritardato grandemente lo sviluppo delle 
forze, restaoo meschini, languidi per tutta la vita e facili *Ue cachessie Mi vario 
cenare. In altri, come già si diceva, sviluppansi in grado Eminente la scrofola o 
la rachitide. Le tabi poi di grado più forte vanno accompagnate da disorganiz- 
zazioni importanti delle ghiandole mesenteriche ( dalla tisi mesenterica); da gran- 
de debolezza, da diarrea purulenta e da altri sintomi di questi specie di lisi , e 
sogliono riescire mortali. 

§. 947. Colle sezioni dei cadaveri trovansi le ghiandole mesenteriche spesso 
in gran numero gonfie, rosse, dure, aumentate di volume da quello di un pi- 
sello ad un uovo di colomba o di gallina, piene di materia linfatica, n caseosa, 

0 lardacea, o marciosa ; il fegato assai voluminoso, molle, spugnoso, ovvero im- 
picciolito, duro e parzialmente scirroso ; la vescichetta del fiele contenente poca 
bile tenue e dilavata ; 1* omento ed i reni succenluriati privi di pinguedine; gì* 
intestini pallidi, rilassati, qua e là distesi dall' aria ; e spesse volle iu essi trovasi 
della pituita e dei vermi. 

g. 948. La disposizione a questa specie di tabe si ha nella debolezza conge- 
nita, nelle malattie pure congenite degli organi del sistema gastrico, e sopra tulio 
nella diatesi scrofolosa. — Le cagioni eccitanti sono : quelle comuni della tabe 
sopraccennate, e che puonno operare sull' età infantile , e più specialmente poi 
gli alimenti farinosi crudi e tenaci dati prima del tempo ed in quantità sconve- 
niente ; il troppo e ripetuto aggravare lo stomaco con cibi anche di buona qua- 
lità ; i rimed) astringenti, essiccanti, debilitanti, e particolarmente gli ossidi ed i 
sali di mercurio ( Jórg ) ; il troppo moto quando manca la sufficiente quantità 
di alimenti ; 1' abitazione umida, fredda ed oscura ; l'aria che non venga abba- 
stanza frequentemente rinnovata, e P immondezza. Anco gli adulti vengouo presi 
da questa malattia, segnatamente quando vi concorra la diatesi scrofolosa, in for- 
za di gravi e frequenti crapole, di una vita sedentaria per un genere di profes- 
sione che obblighi a tenere a lungo il tronco curvato, di preparali saturnini ( la- 
be metallica di Sauvàges ), ec. 

§. 949. Una consunzione universale costituisce /' essenza della malattia, la ra- 
gione della quale si ha in parecchi casi nell' affezione scrofolosa pure universale, 
ma grandemente sviluppata nel fegato e nelle ghiandole roeseraiebe Chi si fac- 
cia a considerare i sintomi della malattia superiormente esposti e le morbose con- 
dizioni scoperte nei cadaveri, e ponga mente all' analogia che passa fra i detti 
tumori e quelli scrofolosi delle ghiandole esterne, non può rimanersi in forse ad 
ammettere , che tale affezione delle ghiandole nel decorso del morbo è non di 
rado unita a cronica infiammazione. 

§ 950. La prognosi si ricava facilmente dalla storia della malattia di per sé 
piena di pericolo, dall'indole delle cagioni, dall'età e dalla costituzione de' fan- 
ciulli ammalati, ec 

S- 9 r >l. Nella cura della tabe infantile primamente si allontanino le cagioni 
eccitanti e quelle che fomentano la malattia, e quindi si dirigano le mire tera- 
peutiche contro la cagione prossima dell' insufficiente nutrizione , perciò contro 
la debolezza universale e 1' eminente languore degli organi chilo poictici accom- 
pagnalo dagli infarcimenti del fegato e delle ghiandole mescraiche, non che dalla 
febbre lenta, conseguenza della debolezza medesima 

Nella malattia ancora mite ed afebbrile convengono e talvolta bastano un vitto 
migliore, 1' uso prudentemente accomodato al caso di cibi facili a digerirsi parte 
vegetabili, parte anzi principalmente animali, cioè di carni tenere , il decollo di 
ghiande tostate di quercia col latte, P aria pura, moderatamente calda, P eserci- 
zio del corpo col porlare il malato, e la lunga dimora all'aria libera; la pulizia; 

1 bagni tiepidi semplici, saponari , salali oppure preparali di decollo di malto o 



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DELLE CACHESSIE «fi ÌSPECIE 



di infusi aromatici diluiti, ec; in combinazione con questi soccorsi i rimedj to- 
nico-solventi, che promuovono le secrezioni del fegato, del pancreas e dei vasi 
intestinali, come .* il tarassaco, la cicoria, l.i fumaria ec. in decotti semplici o pre- 
parati col siero di latte dolce, oppure in estratti con piccola dose di rabarbaro, 
od insieme di liquore di terra fogliata di tartaro , tartarizzato , di sale di set- 
§m*tte , di fosfato di soda ec- , «ciohi nell' acqua comune , oppure in qual- 
che acqua aromatica di mite azione ~ Quando poi trattasi di tabe già iuoltrala, 
e che gli accennati visceri sono mnlto tumidi e dolenti, nel qual caso sono anco 
per lo più presi da lenia flogori, ed hstvvi febbre infiammatoria lenta, 1* indica- 
zione si è di togliere la flognsi e la ftbbre, di eccitare il sistema linfatico; di pro- 
muovere specialmente l' assorbimento degli umori stagnati negli infarcimenti , e 
quindi di recidere libera la circolazione. A questo oggetto richieggonsi i rimedj 
antiflogistici solventi e specifici, come il decotto e 1' estratto di gramigna, i sali 
untissimi testé accennati, l'acqua Selterana e Giovannea; il calomelano, il sale 
ammoniaco, la digitale, i cataplasmi emollienti da applicarsi all' addomioe ed i 
bjgni, 1' unguento comune con un po' di quello mercuriale , il linimento vola- 
tile ed i senapismi. Gli evacuanti forti di rabarbaro , di sena , di gialappa e di 
calomelanos non sono a proposito che nei casi, in cui siano richiesti dalle sabur- 
re, dalle mucosità, dai vermi, e drbbonsi amministrare di rado interpolatamente 
cogli altri rimedj e sotto le manifeste remissioni della febbre. 1 rimedj spiritosi 
ed in genere quelli che accelerano la circolazione del sangue non puoonosi più 
usare, toslochè sia già incominciata la febbre lenta. — Quando la cachessia gii 
inoltrata , e gli infarcimenti già cresciuti tuttavia rimangono scevri di sintomi 
febbrili ed infiauimatorj , è mestieri rendere più attivo il modo di cura racco- 
mandato superiormente contro la malattia ancora mite. Si raggiugne questo sco- 
po unendo i lodati rimedj tonico- solventi al sale ammoniaco, ai fiori di sale am- 
moniaco, marziali, ai preparati di antimonio, ai cauli di dulcamara, alla cicuta, 
al guajaco, ai fiori d'arnica, al munato di calce, al muriato di barile , e gio- 
vandone 1' azione coi bagni, colle dette unzioni, colle frizioni su tutto il corpo, 
e particolarmente sull' addomine e sul dorso , fatta con panni caldi , secchi ed 
impregnati di vapori aromatici. — Nell'ultimo stadio della malattia cioè nel col- 
liqnativo nulla più resta a farsi, che sostenere possibilmente le forre vitali e fre- 
nare coi rimedj, colla dieta e col regime le estenuanti evacuazioni (75). 

95SL Nella convalescenza vuoisi schivare assiduamente ogni cagione di re- 
cidiva , e la cura prescritta in generale contro i restanti effetti delle cachessie 
debbesi adattare a ciascun caso speciale. 

Specie 4. Tabe senile. 

§. 953. La tabe senile ( tabes scnUis, tabes scnum, marasmus senilis, — die 
Darrsucht, Auszehrung der Greise) è una specie di consunzione , che attacca 
gli individui decrepiti per V età avanzata , o que' soggetti che di maniera mor- 
bosa caddero anzi tempo nello stato senile. 

§. 954. I suoi sintomi essenziali souo: cattivo abito corporeo , emanazione , 
secchezza, rigidità, scemata agilità dei muscoli e delle articolazioni , moto diffì- 
cile, lento e vacillante, capo chino, dorso incurvato, tremore, andatura barcol- 
lante, paresi di varie parti, digestione tarda ed imperfetta sebbene non manchi 
I' appetito, sanguificazione pur tarda ed imperfetta, quindi cheneangia, diminu- 
zione e mancanza di secrezioni ed escrezioni liquide, debolezza dei sensi, me- 
moria ingannevole, languore ognora crescente dell' immaginazione, della fantasia 
e dtlla ragione, mobilità dell' animo, souno poco e non ristorativo, ovvero so- 
pore, ec. ec. 



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TISICHEZZE 125 

Questi sintomi cominciano talvolta di maniera quasi insensibile, e crescono 
lentamente di numero e di gravezza, e perciò durano lungamente e sino per anni 
intieri , sinché 6niscono con una morte tranquilla a meno che non vi soprav- 
venga I' idrope e la coli iquazione. 

§. 955. La cagione prossima di questa tabe sta nella debolezza delle forze 
vitali fino ad essere esaurite, e nell'assimilazione manchevole e viziala, nel pre- 
dominio della metamorfosi retrograda e nella peiduta attitudine degli organi 
stessi a compiere le funzioni necessarie alla vita» — Le cagioni rimotc sono o 
la stessa vita annosa che obbedisce, direbbesi, retrocedendo alle leggi della na- 
tura, ovvero potenze artificiali e morbose, che abbattono il processo vitale sia 
coli' alimentarlo insuflicienlemente , sia col sottrargli le necessarie condizioni, 
sia finalmente coli* attivarlo ed accelerarlo soverchiamente, od anche col di- 
struggere organi nobili. 

$. 9 j6. E chiaro di per sè che la malattia no n può essere guarita, ma bensì 
soltanto mitigata, e cos'i ritardato talvolta Tesilo mollale. Laonde la medicatura 
abbia alnipno di mira di raggiugnere questo fine mercè idonei precelti di regi- 
me e di dieta e l'uso di medicamenti. Si fuggano tulle quelle potenze che val- 
gono a debilitare le forze vitali e particolarmente la vegetazione ; si occupino 
piacevolmente e nella dovuta misura i sensi ; si distragga e si ricrei la mente ; 
si raccomandi il moto almeno passivo all'aria libera, l'aria in generale pura e 
moderatamente calda, l'uso dei bagni emolieoti , saponai!, alquanto aromatici, 
le unzioni oleose e spiritose aromatiche, mantenendo in pari tempo sempre pu- 
lita la cute; si prescriva del vino delicato n< n molto spiritoso; »i diano anche 
rimedj amari non astringenti, amaro -aromatici , amaro-spiritosi ed i loro com- 
posti, cos'i: il lichene islandico, il trifoglio, il cardo benedetto, la china, la ca- 
riofillata , la camomilla, P assenzio, il calamo aromatico, la tintura di assenzio, 
la tintura di corteccia d' aranci, la stomachica, ec.ee. Ma non si pecchi di ec- 
cusso: imperciocché l'abuso degli emollienti accresce la lassezza e l'atonia, e 
cagiona facilmente l' idrope; l'abuso dei solventi salini driermina V idrope slesso 
o lo scorbuto, evacuazioni estenuanti e la colliquazione, e qualsiasi metodo eroico 
poi espone ad istantaneo pericolo la vita (76). 

Genere li. Tisichezze. 

§. 957. Sotto il nome di tisichezza [phihisis da phthisis, phthon, emanazione, 
deflusso — die Schwindsucht) iulendesi una cachessia congiunta ad eminente 
dimagrazione, e dipendente dalla suppurazione o dall'ulceramento di qualche or- 
gano o di qualche viscere. 

Le tisichezze pertanto sono malattie secondarie, sequele di infiammazioni che 
non vennero a scioglimento. Non v'ha organo la cui suppurazione non pos>a 
ingenerare la tisi, e le specie delle tisichezze medesime vengono stabilite e de- 
nominate giusta gli organi od i visceri suppurali, cosicché si ha la lisi polmo- 
nale, la tracheale, la stomacale, l'epatica, ec, delle quali diremo in appresso. 

§. 958. Oltre la dimagrazione universale la lisi è quindi dinotata da sintomi 
proprj associali di maniera essenziale, e dipendenti a) dall'organo suppurato ed 
ulcerato, b) e dalla marcia-, e vi hanno inoltre c) i sintomi della febbre len- 
ta, modificata dalla detta coedizione e perciò chiamata suppurazione. 

a) I sintomi particolari derivanti dagli organi presi da suppurazione o da 
ulceramento dipendono dalla speciale loto struttura, dalla posizione; dalla con- 
nessione anatomica e fisiologica, non che dalle loro funzioni, e pertanto la sup- 
purazione dei varj organi ci presenta diversi sintomi, come per esempio quella 
dei polmoni , la dispnea, la tosse e la raucedine ; dolori sacrali, lombali ed u- 



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126 



DELLE CACHESSIE I« 1SPECIE 



lei ini, b lenti or rea , anomalie della mestruazione e sterilita seguono la suppura- 
zione dell' utero, ec , come si dira io appresso. 

b) Gli effetti plinti pati della suppurazione o dell'ulceramento, sono: la 
perdita di umori, se la suppurazione, l* ulceramento , occupa la superficie del 
viscere od a questa si estese, e perciò se forma un ascesso od un ulcera aperta 
per di fuori, e gli umor» se ue evacuano direttamente o per qualsiasi rmunto- 
rio ( lisi da ulceramento, tisi ulcerosa degli autori ) ; i siotomi di peso, di osta- 
colo e di soppressione di forze, se gli umori separati rimangono rinchiusi in 
un ricettacolo membranaceo, nel parenchima del viscere o sotto la sua superfi- 
cie (tisi da vomica), oppure si effondono nelle cavità del corpo, nel qual caso 
nascono gli empiemi, 1* idrope ascile purulento ec, i seni e le fistole, quando 
la marcia penetra nel tessuto cellulare, 1' assorbimento parziale della marcia e 
dell' icore , e la loro parziale assimilazione , /' escrezione pure di una parte 
colle orine, cogli escrementi, col sudore ec. , ovvero la deposizione in una ca- 
vita od io un organo qualunque; la discrasia degli umori e la dissoluzione 
colle note dannose sue conseguenze. 

e) La febbre suppuratola quale particolare modificazione della lenta è di- 
notata : parte dagli effetti testé menzionati della suppurazione e dell' ulcera- 
mento, della marcia o dell'icore stesso; dal caratici e iofìammaiorio sulle prime 
e per un tempo indeterminato manifestissimo, la cui presenza , durata e perio- 
dica rinnovazione trovansi in connessione essenziale colla lenta infiammazione 
del viscere suppuralo, che ai esaspera o ridestasi per molteplici dannose influen- 
te, parte quindi anco dal freddo più notabile , che dà cominciamento alle esa- 
cerbaziooi, solito a muovere dal viscere offeso ; dal senso di calore molesto ut-Ila 
atessa parte, o di grande ardore costante anche nelle remissioni, mentre frattanto 
vanno manifestandosi di spesso brividi superficiali; dalle esacerbaztoni chè ac- 
cadono anco prima del meriggio, grandemente somiglianti i parossismi delle feb- 
bri intermittenti, e dal passaggio ora rapido ora leuto dallo stalo itifianiniatoriu 
al depascente e colliquatilo. 

$. 959. Sui cangiamenti di carattere di questa febbre soglionsi stabilire tre 
stadj della tisi t V infiammatorio, cioè di ancora prevalente infiammazione len- 
ta, tisi incipiente degli autori; — il suppuratolo, tisi confermata; — il colli 
quativo, tisi conclamata. La durata però di questi singoli stadj non puossi di 
certa maniera difliuite, nè egualmente puonnosi con accuratezza assegnare i li- 
miti loro. 

§. 960. Con alcune specie di tisi purulente offrono grande analogia le tisi 
cosi dette pituilose, che vanno accompagnate da abbondante secrezione ed escre- 
zion di muco puriforme, e che quali tisi dipeudono specialmeute da tali perdite 
di umori: come per esempio la tisi pituitosa polrnonale , intestinale, uterina, 
vaginale, della vescica orinarla, ec. I differenti mezzi e melodi sin qui proposti 
ed adoperati uell' esame del pus e della materia puriforme, non conducono per 
ancora a sicuri risultamenti. Laonde per conghietiurare la diagnosi è necessario 
sviluppare ed apprezzare prudentemente tutti gli argomenti che fanno all'uopo, 
e soprattutto la disposizione degli ammalali, le cagioni eccitanti, 1' origine della 
malattia senza preceduta infiammazione, o da questa acuta o cronica nou con- 
venientemente sciolta ; i sintomi locali ; le materie che per avventura (ossero 
frammiste agli umori evacuali sospetti, come sangue, filamenti, membraoctte, e 
persino particelle staccale dell'organo suppurato, ec; da quanto tempo conti- 
nui l'intiera malattia, il modo suo di decorrere , e gli effetti del trattamento, 
della dieta, del regime e di altre influenze. 

S 961. Le lisi sogliono durare per luogo ma indeterminato tempo , prima 
che passiuo od alla convalescenza, lo che è raro, oppure alla suppuraziouc di , 



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TISICHEZZE 



127 



altri orqarti , all' idrope , allo scorbuto ec. , o piuttosto si complichino con tali 
malattie, o prima che terminino colla morte. 

La convalescenza della tisi dipende immediatamente dal fine delta suppura- 
zione, e dell' avvenuta cicatrizzazione dell* ascesso, e ciò è altrettanto più dilli- 
cile, quanto più il viscere affetto è ricco di sangue, quanto maggiore rV è 1' at- 
tività, quanto più è destinalo a forti e durevoli movimenti, e quanto più libe- 
ramente concede 1' accesso all' aria. Siccome poi la guarigione degli ulcerami ufi 
e delle disorganizzazioni interne non accade che sotto circostanze assai favorevo- 
li, e siccome I' arte medica non può concorrervi ebe mediatamente, le tisi nella 
maggior parte dei casi riescono insanabili. In quelle tisi, cui sopravvengono du- 
raote la suppurazione frequenti infiammazioni del viscere stesso, che pure pas- 
sano in nuova suppurazione , succede in grazia di queste più pronta la distru- 
zione del viscere, come in grazia della febbre il consumamento di tutto 1' orga- 
nismo. Ciò particolarmente accade nei soggetti giovani, pletorici ed irritabili, come 
ne è prova la cos'i detta Usi florida (die galoppirtnde Schwindsuct), clic tal- 
volta entro pochi mesi trae a morte i malati, quando nel primo stadio si usi un 
trattamento irritante , riscaldante , nna dieta ed un regime sconvenienti , con- 
trari , ec. 

La morte ora è ingenerata senz' altro dalla distruzione d} un viscere nobile ; 
ora piuttosto della repentina effusione della marcia in una cavità importante ; 
ora dalla consumazione generale delle forze, della decomposizione degli umori e 
dei profluvj colliquativi , ora finalmente da alcune di queste circostanze insieme 
rinate. 

S- 962. La disposizione ad alcune tisi in certi casi è connata, ereditaria: io 
altri è propria di speciali cachessie, come della scrofola, o della condizione mor- 
bosa dei visceri, per esempio dei tubercoli polmonali, ec. — E rispetto alle ca- 
gioni eccitanti riescono tali tutte quelle potenze, che sono abili ad impedire la 
salutare risoluzione delle flogosi dei visceri; e ad indurre anzi la suppurazione 
( v. Tom. I. S- 256.). 

S- 963. L' essenza delle tisi, come già risulta dalle cose esposte, è la sup- 
purazione del viscere e 1' emaci aziune universale che oe deriva. Ed è poi egual- 
mente essenziale, che, oltre la suppurazione, nel primo stadio e talvolta anche 
nel secondo predomini ancora ano stato flogistico del viscere, e che nell' ulte- 
riore decorso in un colla suppurazione e 1' ulceramento del viscere steiso pri» 
meggino la colliquazione o il consumamento delle forze. 

S- 964. E per quanto risguarda la prognosi in generale delle tisi , le cose 
sin qui dette ne forniscono gli argomenti ; più speciali precetti verranno espo- 
sti nel parlare delle singole specie. 

$. 965. Sebbene il maggior numero delle tisi non ammetta guarigione, e la 
già manifesta insanabilità nulla più permetta al medico, ebe di scemare ed al- 
leggerire i sintomi e di frenarne il corso, debbesi ciò non pertaoto, ove non sia 
evidente l'impossibilità della guarigione, almeno tentarla. E perciò in questo 
caso conviene dirigete 1' attenzione sopra la modificazione della flogosi ; da cui 
proviene la suppurazione y su 11 ' intiero stato del viscere preso di suppurazione, 
e di tutto l'organismo, sul 1' indole della suppurazione stessa, che fosse ancora 
benigna (attiva;, o già eattiva (passiva), ulcerosa, associata all'infiammazione 
del viscere o da essa immune ; sul carattere di quella febbre leggiera: sul gra- 
do della tabe e sulle già avvenute alterazioni degli umori. — Eguali sono i mo- 
menti che denno dirigere la cura palliativa delle tisi, quando non vi ha più 
luogo, che a questa, non intralasciando giammai di avere presenti le cose ge- 
nerali, come 1' età, la costituzione del soggetto, la stagione ed il tempo, il ge- 
nio delle malattie dominanti , ec. ec. Le specialità si esporranno nel trattare 
della terapia di ciascuna tisi. 



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128 DELLE CACHESSIE IN 1SPEC1E 



Specie 1. Tisi polmonalc. 

* 

S 966. La tisi polmonale {phthisis pulmonalis, — Lttngensucht ) è quella 
specie di emanazione , che deriva dalla suppurazione o dall' ulceramento dei 
polmoni. 

Essa è soprannominata ulcerosa per distinguerla dalla tisi polmonale che di- 
cesi pituitosa t la quale dipende da soverchia evacuazione di pituita in parte pu- 
ntomi e dalla trachea, dai bronchi e dalle loro diramazioni, in grazia della quale 
si consumano 1' organizzazione e le forze. 

u 

Morton, Phthitiologia. Lond. 16B9. Dettiseli Helmst. 1780. 8. 

Thom. Reid. ùb. d. Nat. u. Ileiluag d. Lungensucht. A. d. Engl. v. A. F. A. Diel. a. 

Ausg, Ortenb. 1787. 8. 
A. Porul, Beobachtungen ub. d. Nat. u. Behandhtng der Lungenschwindsuchl. A. d, 

Franz, m. Anta, von G. F. Muhvy. 2. Bde. H.inuov. 17');). u. 1802. 
A. Ducan, Beob. ùb. d. drey unterscheidenden Symptome der drey Ifanptgattungen ti. 

Lnngenshw.y aebst. ihrer Behandlung. A. d. Kngl, v. ì. L. Choulnnt Leipr. iSi;. 8. 
II. II. hey, ùb. d. Verhinderung* Entstehung u. Heilung d. Lnngenschmnd>ucht. 

A' d. Engl. v. Radili*. Leipz. 1820. 8. 
J. A, Walther, ùb. d. Jfesen d. p hi hit. Constifution u. d. Phthisis in ìhreiKverschicd . 

Modificatimene nebstder aus dUseu flicssendm Cur-Methode 2. Thle. Hamh. >8i«) 8. 
Bicherches anatomico-phrsiotogìques sur la piallisi, par P. Ch. A. Lousis. Paris 182G. 

8. ( M. chir. Zeit. 182G. ///. 455. eie. ). 
Sloll, Cullen. Hecker, Conradi, Richter, Jahn, Haase etc. 

S- 967. La tisi ulcerosa dei polmoni può avere doppia origine , cioè: a ) od 
immediata da flogosi acuta o lenta, sostantiva o sintomatica, idiopatie*, simpatica 
o metastatica ; ora dal parenchima polmonale, ora dalla membrana mucosa che 
veste le diramazioni dei bronchi (da bronchite, da catarro infiammatorio dei bron - 
chi ), ora della pleura che copre i polmoni, quando concorrano circostanze sfa- 
vorevoli alla risoluzione , e propizie per converso alla suppurazione ( T. 1. §. 
256. 257. ) ; b. ) ovvero mediata da tubercoli o da ghiandole indurite, siano poi 
coogenite, o conseguenze di infiammazioni non isciolte. In quest' ultimo caso la 
tisi chiamasi tubercolosa, ed è una varietà particolare della tisi polmonale. 

E pertanto dennosi ritenere cagioni rimote di questa tisi cos'i le potente tutte 
nocevoli idiopatiche o simpatiche , che le malattie principili abili ad originare 
infiammazioni del parenchima dei polmoni sfessi ( 357.), o della membrana 
mucosa delle diramazioni dei bronchi (§^564 ), o della pleura, siano (ali in- 
fiammazioni sostantive o sintomatiche, idiopatiche, simpatiche o metastatiche, naie 
per esempio dal vajuolo , dal morbillo, dalla scabb a , dall' artrìtide ec. , siano 
acute, siano croniche. Inducono poi la suppurazione , e quindi danno origine 
alla tisi con maggiore faciliti, quando operano con forza, lungamente o frequen 
temente, e quindi determinano flogosi gravi e diuturne dei menzionati organi, od 
adducono ripetute recidive, e specialmente quando in pari tempo vi concorrono 
particolari circostanze: I* età ancor fresca del soggetto , fra i quattordici cioè ed 
ì trenlacinque anni , una speciale disposizione corporea per lo più ereditaria e 
comune ad intiere famiglie , ovvero una cattiva conformazione del torace , spe 
cialmente le incurvature e le obliquità della spina dorsale. Una tale disposizione 
chiamasi abito tisico. Si riconosce: pel corpo gracile , delicato ; p^lle membra , 
soprattutto le mani, i piedi e le dita lunghe e magre, pella faccia oblunga e di 
colore assai bianco e roseo ameno; pei denti piccoli ma lunghi di colore del 
latte ed in certo modo alquauto trasparenti; pel collo lungo, il torace appianato, 



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v. 



\ . 



TISI POLMONARE 1 2f> 

ristfetto e breve , pelle scapole prominenti a guisa di ali ( alate ), ìa cervice le 
molte folte assai incurvata col capo pendente all' avanti ; — a tutti i quali ca- 
ratteri si sfociano per Io più: cute delicata, bianca, pellucida; capelli di un biondo 
chiaro; in generale indizj di temperamento sanguigno, ilarità, mobilita d' animo 
e precoce acutezza d' ingegno ; grande propensione ai catarri ed ai reumatismi 
specialmente del capo e del petto , alle odontalgie con prematura perdita dei 
denti molari in grazia di carie; alle angine delle fauci, all' epistassi, all'emottisia 
ed alle emorroidi ( Stoll Aphorysm. Hi 3. ). 

§• %8, Quanto più quesi' abito tisico ò sviluppato, altrettanto minori cagioni 
richieggoosi ad ingenerare flogosi degli organi respiratorj pertinaci, ripetute di #11 - 
ali a sciogliersi e facili invece a passare in suppurazione, anzi sotto un tal'abito 
tisico eminente sembra fino che non di rado spontfheamcnle , dalla sola indivi- 
duale costituzione, siasi sviluppata la lisi polmonale. Ed è sotto questo senso clic 
debbesi prendere la differenza del resto importante, che passa fra la tisi costitu- 
zionale, sviluppatasi cioè da una disposizione universale, e 1' acquisita, nata da 
varie cagioni che inducono infiammazioni polmonali, e da queste stesse non ve- 
nute a scioglimento. Nò meno meritevoli di attenzione sono le differenze tolte 
dalle potenze e dalle malattie, dalle quali la lisi stessa è ingenerata, dietro cui 
si hanno le varietà lisi da pneumonitc, da bronchite, da pleurite, da plctiro-pneu- 
monia flemmonosa, reumatica e catari ale ; — tisi da catarro trascurato o mala- 
mente trattalo; — tisi tubercolosa; — lisi scrofolosa, — lisi sifilitica; — tisi da 
metastasi lattea, purulenta, vajuolosa, da clìloresccuze cutanee recatesi indentro , 
ce. — e lisi da emottisi a. La diiferenza finalmente che vuoisi fare in tisi umida 
e secca dipende dall' evacuarsi o no la marcia la quale nel primo caso esce 
dagli ascessi e dalle ulceri pel canale respiratorio, ni II' altro raccogliesi negli a- 
scessi medesimi chiusi ( tisi da vomica ), o metle colla rottura di essi nella ca- 
vità toracica ( tisi da empiema). A tutte queste differenze altre pure dennosiag- 
giugnere, cioè ; la lisi tubercolosa , pituitosa ed ulcerosa , che giusta Coniuoi e 
IliCTiiBR sono da ritenersi siccome principali, — la catarrale, ulcerosa è tuber- 
colosa secondo Duncan; — la scrofolosa e senza scrofola, lasciata per lo più da 
malattia acuta , giusta Soutiilby , — e per ultimo la nervosa costituzionale di 
IIarless ) la purulenta, la tubercolosa, e la pituitosa ammesse da Walther, da 
Uarless e da altri. 

Tulle le accennate distinzioni, sebbene manchevoli di un solido unico princi- 
pio di divisione , non sodo però nella pratica scevre di valore , somministrando 
compiuta diagnosi delle modificazioni della lisi, dalle quali viene essenzialmente 
indicalo il trattamento , in quanto che almeno nel primo stadio offrono doppia 
serie di sintomi, quella cioè che comprende * caratteri distintivi della tisi pol- 
monale proprj in generale di questo stadio, e che ora descriveremo, ed un'altra 
ancora dipendente dalla malattia principale, per esempio dalla scrofola, dell'ar- 
trilide, dalla sifilide, ecc. Che poi nel primo stadio debbansi grandemente ap* 
prezzare queste malattie principali, la è facile cosa il convincersene, poiché l'e- 
sperienza ne ammaestra, che in questo stadio specialmente, per non dire esclu- 
sivamente, la lisi polmonale fu talvolta ancora felicemente guarita. 

§. Nel decorso della tisi soglionsi comunemente differenziare tre stadi , 

quello di tisi incipiente , di tisi confermata e di tisi consumata o conclamala. 

Nel primo stadio, di tisi cioè incipiente, dello altrimenti infiammatorio, per- 
chè ancora manifesti, sono gli indizj flogistici , si hanno i seguenti fenomeni : 
dispnea continua, che si aumenta nel camminare, nel salire le scale, nel parlare 
e colla giacitura sull' uno o sull' altro lato ; punture fuggevoli che scorrono il 
petto in varia direzione; senso di calore accresciuto e di ardore sotto lo sterno , 
o di pressione e di peso anteriormente o fra le scapole; tosse ora leggiera, secca, 
Rainank Voi. 11. 9 



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130 DELLE CACl'fSSIK IH 1JPECH 

breve, che tuttavia puossi a piacere frenare e sopprimere, ora invece forte , fa- 
ticosa, «pofsaote, in apparenza spaimodica, cbe solitamente si esaspera special- 
mente al mattino ed alia sera, dopo il pasto, col parlare animato, sotto il riso, 
il canto, il corso, la dama ec. con isputi sierosi , mucosi , gelatinosi , bianchi , 
giallognoli o tendenti all' azzuiro , di odore mucido, di sapore mucoso salino 
scarsi, poco e solo pel momento alleviami, talvolta anche accompagnati dal vo- 
mito, rauctdiue cosinole sebbene spesso leggierissima, io alcuni casi dolori fugaci 
delle membra, simili ai reumatici non veementi; febbre Unta di caratine atiivo, 
{logistico con emanazione, cogli altri suoi siutomi e col modo di decorso con- 
venienti al primo stadio ed ora descritti, le cui esaceibazioni cominciano col freddo, 
che muove dalla regione dorsale iulerscapulare. Tutu questi fenomeni giustamente 
apprezzati dinotano anzi un' nifiamnnzinop non ancora venuta a scioglimento , 
che una suppurazione già falla o per lo meno che quella sopì a questa predo- 
mina. Gli infermi sollevali nellr remissioni della febbre valutano poco le altre 
molestie, ma però sono fastidiosi ed assai facili ad adirarsi. 

Quando prevalgono grandemente i siutomi infiammami j , nel qual caso ordi- 
nariamente scorgesi rossore iuteuso delle guauce , delle labbra e delle caruncole 
lacrimali, ed insieme non di rado o£frousi assai turgide le vene iugulari, la tisi 
polmonale chiamasi Jlorida. 

In questo caso lo stadio primo suole essere brevissimo, limitato a poche set- 
tiinane, il decorso assai veloce, e perciò dicesi acuta ( galoppireruU L. ) e ter- 
mina colla motte nel volgere di alcuni mesi. Quella usi poi che tsae la sua o- 
rigine da una f logos i cronica è più lenta nei suoi progressi , e rimane più * 
lungo nel primo stadio. 

Lo stadio secondo, di liti confermata, detto in grazia della suppurazione già 
manifesta stadio suppuratolo, e eh- ha cominciarneuto dopo settimane o mesi 
lutici», è dinotalo : dalla conliouazioue e dall' aumento dei siutomi tanto di re- 
spirazione molesta, di tosse ec, quanto della febbre, della debolezza e dell'ente- 
ciaziooe, della consunzione ; delie esacer nazioni , che sebbene siauo leggieri ri 
spello al carattere in!iammalorio della lebbre, ed alla ilogosi digli oigani desti - 
nati alia respirazione, sono però duplicate, pomeridiane cine e vespertine, dai ut- 
dori nottuiui debilitanti; dalle orine giallo-rosse, totbide con ipostasi pesatile, e 
con sopranootaule pelliccila di colore cangiante; da tosse frequente fotte, ed an- 
cora più alla mainila ed alla sera, nou che sotto le esacerbaziooi febbrili , ac- 
compagnata da .vomito, e cou sputi densi, giallastri, puriformi, figurali, cbe po- 
sti nell' acqua guadagnano il fondo , talvolta invece fluidi , icorosi , di colote 
giallo grigio o verdastro, le molte volte mescolati a punte o strisce di sangue , 
di odore particolare ingrato che rendono di carne bruciala lezzosa gettandoli sul 
fuoco, che hanno un sapore ora dolce , ora salato , e che finalmente sono tal- 
volta pochi , lai' altra assai abbondanti (77j , da colore lurido della cute ; 
Ja aspetto languido degli occhi, t quali sono approfondali nell' orbita; dalla la- 
me ora forte, ora pressoché naturale egualmente che la digestione e le escrezioni 
«lune; dall' irascibilità, e da una cetta tendenza a celare a se slessi ed agli al- 
tri la specie e la gravezza della malattia, con ferma speranza di riacquistare lai 
salute, e quindi coli' occuparsi spesso in progetti per cose avvenir*. Questo 
stadio dura talvolta settimane o mesi , tal' altia , come nei soggetti di eia avan- 
zala, anni intieri, ed in questo caso avvengono diverse mutazioui : infatti gli in- 
fermi provano lodevoli remissioni nella stagione estiva temperata, e sotto no op- 
portuno regime ed un' idonea dieta e terapia , mentre peggiorano dall' notturno 
avanzalo sino alla mela della primavera , ed in generale per qualunque raffred- 
damento, per «e I s errori diriehci, pelle couimoxinui forti cos'i L siche che morali, 
per uu iraitameuto ahaiolaiiUr, tisCaJUautc, astringente , e«. , t tali esaccrbaziuuì 



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TISI POLMOHALE 



131 



eguagliano altrettante passeggiere recidive nello italo flogistico del primo stadio. 

Nello stadio terzo, di tisi conclamata e detto anche colliquatilo , le csacer- 
batiooi febbrili produconsi più io luogo, i sudori si fanno più abbondanti, fluidi,, 
veramente colliquativi e distruggenti le forte, ed i pulsi molto frequenti, piccoli 
deboli, molli, vuoti ed ineguali , si aggrandiscono assai la dispnea e quella an- 
gosciosa sensazione di peso soprapposio al petto-, la tosse forte è seguita da sputi 
copiosissimi, ma disciolti, scorrevoli, grigi , verdastri ( luridi ) , leziosi , spesse 
volle frammisti a sangue nerognolo ed a pezzetti di polmone corro >o , e perciò 
non recano alcun' alleviamento , — a questi sintomi altri si associano, cioè: de- 
bolezza di voce e raucedioe grande; afonia ; lingua secchissima, fessa ; disfagia ; 
dolori uella lariugc e nelle fauci, alle della bocca e delle intestina con diminu- 
zione del calore febbrile; dianea e lìeuteria spesse volle di sangue, di icore, al- 
ternanti per alcuui giorni cogli accennali sudori ; in alcuni essi emorragie pol- 
inonali pericolosissime e tostameule mortali ; edemi dei piedi e delle mani / i- 
drotorace; emaciamone estrema; caduta dei captili ; grande debolezza con lipoli- 
mie , faccia ippocratica; — finalmente soppressone degli sputi, tosse rara, anelilo 
grande, in alcuni soggetti stupidità, iu altri delirj placidi, e talvolta couvulsioui 
epilettiche, aotlo le quali soccombono. Poco prima della morte cresce d'ordina- 
rio rapidamenie 1' edema , e gli ammalali sogliono più che mai pascersi della 
speranza di ricuperare la salute , e dilettarsi di varj progetti di cose future e 
lontane ; alcuni sono occupali da piacevoli ingauni dell' immagina/ ne e della 
fantasia ; altri predicano alcuu che di avvenire , ed alcuui pochi ilari e (itti a- 
spellano la morie. Nella maggior parte dei casi i malati non perdono i senti- 
menti che poco prima dell' ultimo fiato , anzi molli ne li conservano intatti e 
•pirano placidamente. È raro il caso di morte soffocali va repentina sotto forte 
ortopuèa , sleitore ed ansietà , e se ne debbe incolpare o la strabocchevole già 
menzionala emorragia poi atonale in grazia della corrosione dei vasi maggiori, o* 
la marcia elusasi pella rottura di una vomica. 

$. 970. Si scoslauo da questa nosografia per alcnni «intorni e pel modo di 
decorrere le varietà di lisi delte : l' una tisi da vomicìic, l'altra tubercolosa. 

l'iella prima gli ammalali provano continuamente un senso ora più ora meno 
grave di peso e di oppressione al petto accompagnato da dispnea ; sono mole- 
stali da tosse poco interrotta ed assai secca ; giacciono più facilmente sul lalo 
io cui havvi la vomica a quando cercano di coricarsi sull'opposto, specialmente 
«e la vomica è voluminosa, vengono assaliti da somma ansietà , e da ortopnès» 
intollerabile minacciante soffocamento. Trascorse settimane anzi intieri mesi la 
vomica finalmente si rompe per lo più sotto forte tosse, ed il pus contenuto o 
male nelle diramazioni dei brouchi , o mediante un ascesso formatosi in qual- 
che parte della circonferenza del petto si fa strada al di fuori, o si effonde in- 
ternamente nella cavità toracica costilueudo I' empiema. Fattosi questo , cresce 
grandemente la difficoltà di respiro , il lalo affetto percosso giusta gli insegna- 
menti di Aucnbruggcr , dà un suono cupo siccome di botte piena , ed agitato 
come proponeva Jppocrate il tronco , senlesi talvolta tino dall' ammalato 1» 
fluttuazione ; quando abbondante mollo fosse la marcia spunta in corrispondenza 
alle coste spurie uu tumore molle, elasiico e diffuso , e si associano gli edemi 
della faccia , delle mani , del dorso e dei lombi dello slesso lato, e finalmente 
1' idrope universale ( Stoll, Aphor. b22; — - Culllm, AJ'angsgr der pr. A. /?. 
Ili — Richter, Uaase, etc.op cit. ). 

S- 971. La tisi tubercolosa, già ben nota ad Jppocrate ed a Galeno , è fra- 
tone le varieté frequentissima, come uuauimeuieule convengono Merton F* Hof~ 
J'manti, Sta*k, Cullcn e Hùhter,t come lo conterai» la quotidiana osservazione. 
Essa si riconosce pei MfUi'Otì caratteri: abito per lo più sciofoloso, gliiaodol* 



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<32 



DELLE CACHIMI* IH tSPECIE 



tumide e dispnea'; dolori toracici e specialmente «otto lo sterno ora pantor) , 
ora pressivi; raucedine continua; tosse breve, secea e con cui non si espettora 
alcun poco che alla mattina, sputi di qualità particolore, spumosi, mucosi, scre- 
ziati di sangue, e frammisti a granellini d'aspetto linfatico o puriformi , o ca- 
seosi, fetenti quando si comprimono, ed aventi talvolta nel centro un nocciuolo 
cretaceo; febbre lenta subinfiammatoria leggierissima* emaciazioae, e finalmente 
dopo lunga durata ed un decorso lentissimo anche i sintomi tutti sopra de- 
scritti dell? tisi purulenta nel secondo e nel terzo stadio ( Stare, Medie, com- 
munio. Voi. I. p. 316. — CcLLEH, RlCHETR, HAASE). 

§. 972. Il decorso della tisi polmooale negli esposti stad) è per lo più len- 
tissimo ; dennosi tuttavia eccettuare le tisi nei fanciulli, nei soggetti giovani, te- 
neri, soprattutto anche di abito tisico, o già prima affetti da malori polmonali, 
come anco la tisi metastatica, in cui frequentemente il decorso è cosi rapido, 
che dopo parecchie settimane o pochi mesi ne conseguita la morte. La tuber- 
colosa procede con maggiore lentezza che la purulenta; I 1 una e l'altra si esa- 
sperano di primavera e d' autunno , e generalmente sotto un tempo umido o 
molto variabile. La tisi tubercolosa ogni qualvolta si consolidano i singoli ascessi 
ritorna dal secondo al primo stadio descritto al §. 969., e per lo più lascia gli 
ammalali in uno stato sotto ogni riguardo lodevole per lunghi intervalli, sinché 
altri tubercoli nuovamente s'infiammano e successivamente suppurano. La tisi 
purulenta poi varia inoltre c nel decorso e nei singoli fenomeni giusta l'origine 
ma o da pneumonite flemmonosa, da pleurite, da catarro trascurato, e da le- 
sioni recate da potenze traumatiche. 

§ 973. Dalle cose sin qui dette risulta già, che la durata della tisi polmonale 
ulcerosa in genere , come de' singoli suoi stadj debb' essere varia , e dipendere 
da ben diverse circostanze. 

§. 974. Uesito solido della tisi tanto ulcerosa con ulceri aperti e con vomi- 
che , quanto della tubercolosa, si è di morte. Questa poi dipende ora dalla 
grande distruzione polmonale e d;»I coosumameuto delle forze, e tardo avviene 
ìi'-lla sopra indicata maniera ; ora è conseguenza della soffocazione , e subita- 
mente ed all'impensata accade per una strabocchevole pneumonorragia , o per 
l'effusione nei canali respiratorj di abbondante marcia in grazia della rottura di 
una vomica. Nei casi di tisi ulcerosa colle sezioni dei cadaveri scopronsi io ispc- 
cie, oltre la tabe universale; nel petto parziali concrezioni nei polmoni più o 
meno estese colla pleura o col pericardio, o col diaframma , o dei lobi fra di 
loro; mutazioni di sostanza rispetto al colore ed alla tessi'ura, in alcuni punti 
densità epatica, in altri mollezza di un grado vicino pressoché alla dissoluzione, 
ed anco esulcerazioni varie in grandezza ed in numero cos\ nei polmoni , che 
nei canali respiratorj , od anche vomiche , ghiandole indurate , concrezioni 
cartilagininose o cretacee, calcaree, parziale compiuta distruzione del parenchima, 
nulla più rimanendovi che una rete di vasi; ovvero un fluido sieroso, purulento 
n sanguinolento nelle cavità toraciche; stravasandolo nel pericardio ; aneurismi 
del cuore o delle arterie maggiori; afte ulcerate nella membrana mucosa degli 
intestini, specialmente dei crassi; tìoalmente in alcuni casi il fegato è gonfio, e 
le origini della veua porta, i vasi ed i seni del cervello sono turgidi di sangue. 
— Nei cadaveri degli individui morti di lisi tubercolare, oltre le indicate di- 
struzioni polmonali, non che le concrezioni e gì' ulceramenti, scopronsi nume- 
rosi tumori delle ghiandole bronchiali , mesenteriche ed altre , e tubercoli nel 
parenchima dei polmoni, segnatamente nella loro parte superiore, in alcuni casi 
astai numerosi, del volume di un pisello a quello di un uovo di colomba, parte 
ripieni di materia caseosa che colla pressione si scioglie in piccoli granelli, parte 
contenenti solio un inviluppo cartilaginoso od osseo uua sostanza cretacea , e 



TISI POLMOHALE 



133 



nel centro alcun po' di marcia densa e granosa. Louis asserisce di aver costan- 
temente trovato il fegato degenerato in una sostanza simile all' adipe. 

Le malattie che la tisi vinta lascia dopo di sé, o meglio che a poco a pooo 
cagiona ed a cui si associa, sono le idropisie e la diatesi scorbutica. 

La guarigione puossi sperare ben di rado, ma tuttavia con qualche proba- 
bilità almeno, quando concorrono particolari circostanze molto favorevoli, quando 
la malattia è ancora nel primo stadio o sul coininciamento del secondo, e sin- 
ché è limitata ad un semplice ascesso non per ancora cangiato in ulcera. £ 
ciò occorre per esempio ove si tratta di lesioni meccaniche acute , di ferite, e 
degli ascessi venuti di pneumonia o di pleura pneumonia nata dalia soppres- 
sione di un' escrezione normale o morbosa, o dalla soppressione di un' efflore- 
scenza cronica, purché questa e quella si possano giusta i precetti deli' arte e 
con abbastanza prontezza richiamare od arti6cialmenle supplire. Di tali guari- 
gioni fanno prova le cicatrici di ascessi trovate non molto di rado nel tessuto 
polmonite- 

§. 975* Quanto al §. 963. si è detto in generale intorno alla natura di tutte 
le tisi e la loro patogenia, è pure applicabile alla tisi polmonàle colla modifi- 
cazione soltanto, che è voluta dalla sede speciale dell'ulceramento in un viscere 
nobilissimo e destinato alla funzione vitale. 

§. 976. E perciò che risguarda la prognosi , si aggiunga alle cose esposte 
intorno al decorso , alla durata , ai modi di terminazione ed alle cause quanto 
segue: 

La tisi ulcerosa dei polmoni è assai frequente, e grandemente micidiale, poi- 
ché toglie di vita giusta Sjdenham una quinta, giusta SiissmiLch una sesta parte 
degli uomini, di quelli almeno che abitano le grandi città. In queste infatti e 
come anco nelle regioni montuose elevate, nei climi freddi, specialmente delie 
provincia settentrionali, nel tempo invernale freddo, secco, e di cominciatile pri- 
mavera , in cui è di spesso e molto variabile , la tisi osservasi coti maggiore 
frequenza, segue un decorso più rapido ed è maggiormente mortale. 

« La tisi ereditaria è fra tutte la pessima, né guaribile, che coli' avvertenza 
di non incappare nell'emoltisia. » Stoll, Aphor. 823. 

• La tisi da emottisi* nata di cagione esterna, o di vizio preesistente, a cose 
pari è leggerissima. » Stoll, /. c. 

La malattia nei soggetti giovani e di abito eminentemente tisico, quand'an- 
che incipiente, lascia poco sperare. 

« La lisi in cui rompesi subitamente la vomica, e si evacua una marcia bianca 
cotta, tutta eguale, con facilità ed io copia corrispondente all'ulcero, senza sete, 
ed in cui l'appetito, la digestione, il processo di secreziooe e di escrezione 
mantengasi in lodevole stato, difficilmente per verità, ma puossi però guarire.» 
Stoll Aphor. 823. 

Si hanno esempj di tisi polmonale guarita nel primo stadio anzi anco nel 
secondo; io ne ebbi due, altri ben molti ed incontrastabili. Ved. Osiander (F.B.) 
iib. die Eniwicklungskrankheilen in den Bliitenjahren des weibl- Geschlechtes 
2. Tht. Timing. 1818. S. 124. , re/ — C. TV. Hufeland pr. Uehersicht der 
vorvigliehsten Heilq. Deutschlands etc. Beri. 1820. S. 234. u. ff. — Albers 
in Hufel. Journ.d.pr. If. 1822. St. 4. — Mcd. chir. Zcitung. 1819. IH. 
136. 378. u. 1820. 1. 154. et al. Itard, assicura davvero, che fra «essanladue 
sordomuti, che nel volgere di diciannove anni coro di tisi nell'istituto Parigino, 
tre ne furono guariti persiuo nell'ultimo stadio ( Froriep, TSotizen etc. D. 21. 
S. 284.). 

Non si hanno esempi di guarigione di tisi tubercolare. 

La gravidanza suole frenare il corso della tisi, spesso corregge manifestamente 



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13* 



BELLE CACHESSIE in. 1SFECIE 



i sintomi dell* cachessia, ed in alcuni casi valse pettino a guarire la malattia 
stessa. Ma quand'anco la gravidanza abbia recalo i primi vantaggi , compiutosi 
il parto suole la tisi a poco a poco riprendere gravezza, e procedere più rapi- 
damente che prima, per nuovamente fermarli nel suo corso alla sopravvegoenza 
di nuova gravidanza. 

La tessitura dei polmoni delicata, lassa, la poca sensibilità ed il poco vigore 
vitale, l'abbondanza del sangue, il movimento non interrotto, la continua ed im- 
mediata influenza dell'aria, e la scambievole reazione dei polmoni e del sangue 
sull'aria stessa; i frequenti sforzi cagionati dalla loquela e dalla circolazione ac- 
celerata , la forte scossa ancor più frequente recata dalla tosse, e l'alterato im- 
portantissimo influsso sopra la sanguificazione in grazia del processo suppurativo 
polmonale, sono altrettante cagioni, che intrattenendo nei polmoni stessilo stato 
flogistico , aumentandolo nella gravezza e nell'estensione , ridestandolo soventi 
volte, ed alterando la condizione del sangue, -apportano grave danno, e per le 
quali d'ordinario non solo l'ascesso semplice e puro cangiasi in ulcera, ma viene 
impedita pur anco la guarigione di questa. 

L' indole contagiosa della tisi polmonale venne da alcuni medici, soprattutto 
d' Italia, di Spagna e di altre provincia di clima caldo, sostenuta con altrettanta 
fermezza, con quanta altri ne la confutarono. Siccome però un Morpagni % un 
f'an-Swieten , un Wichmann, un Quarin, un Sachttebcn, un Jahn ed altri ad- 
dussero esempj in prova della prima opinione , sembra che si debba almeno 
concedere , che un frequente commercio coi tisici giunti già al fine del secondo 
stadio ed all' ultimo possa giovare grandemente lo sviluppo della tisi in quei 
soggetti in ispecie, che sono forniti di abito tisico. 

§.5)77. Ponendo mente, che la tisi polmonale anche nel primo stadio, cosi 
per la gravezza della malattia, come per la non curanza degli infermi e la di- 
sobhedienza, ec. , rarissime volte guarisce, ne conseguila che la principal cara 
debb'essere diretta a prevenirla ( profilassi ). E pertanto vuoisi correggere la di- 
sposizione corporea alla tisi stessa, e tener lontane tutte quelle cagioni, che po- 
tessero così idiopaticamente ingenerare catarri, pleuriti, pneumonie, emottisia, od 
aline un intrattenere a lungo grandi congestioni di sangue nei polmoni. Al primo 
inteuto conviene rinforzare tutto l' organismo, e particolarmente i polmoni e la 
cute, dimorando ed esercitando il corpo con molo e lavori moderati io un'aria 
pura non troppo secca, ne /redda o piuttosto tiepida col salire sopra collinette 
o monti non molto faticosi, col leggere a voce chiara, col viaggiare soprattutto 
per mare, col trascesici e a dimora paesi in cui moderata sia la temperatura, 
piani , lontani dai monti , e non soggetti a frequenti e grandi cangiamenti d. 
tempo, ed usando sovente di bagni e pediluvj tiepidi, non che di medicamene 
tonici leggieri , come per esempio il lichene islandico, la poligala amara , I.-. 
centaurea minore ec, in un cogli alimenti non irritanti. Quando poi si hanne 
congestioni polmonali con o senza pletora ed insieme eretismo è necessario ri- 
correre a piccole flebotomie. 

Nei fanciulli nati di parenti tisici la cura profilattica debhest incominciar, 
•in dalla prima età, ed è mestieri che a questo scopo concorrano: un'educazion 
che sia dì mezzo fra la molle, delicata, e l'austera/ un'aria campestre; un mo 
do di vestire comodo corrispondente alle stagioni ed all' indole del tempo, un 
vitto mite misto dì vegetabile ed animale; un moderato esercizio delle forze del 
corpo; la precauzione di non far troppo moto, corse, salti; di non occupare di 
troppo U mente; di evitare i prematuri eccitamenli dell' instinto sessuale, e la 
mastuprazione. All' avvicinarsi il periodo della pubertà tali individui abbiano 
grande cura di sè stessi; vivano una vita sobria accomodata sotto ogni riguaidn 
ai precetti d' igiene; usino di cibi e di bevande che non arrechino slimolo ec- 



GoogI 



Tl>f TOT. VOCALE 1 3 f 



1 



cìtanté; si ■«tengano intieramente dalla birra spirimi», aromatici, dal vino, dal- 
l'acquavite, dalla bevanda inglese ( Pawitch), dal rafie, dalla cioccolata e da un* 
dieta aromatizzata, ed in loro vece ricorrano al latte, al fiero di latte, ai lat- 
ticini ed ai cibi farinacei leggeriss : mi , agli erbaggi teneri succosi ed ai frutti 
orci; laonde trovano in questo ca>o non di rado opportuna applicazione il lo- 
dalo uso melodico dal lane e del siero , 1' uso continualo del succo spremuto 
di cocomero e di melone tanto raccomandato dagli antichi , come eziandio il 
succo fresco antiflogistico diluente di ai-ri vegetabili dolci ( spinaci , lattuca , 
scorzanera, carota , ec. ) od un po' aciduli Óltre questi soccorsi un giusto go- 
verno psichico di sè stesso costituisce una parte »s*ai essenziale della cura pro- 
filattica , un prudente cioè e continuo adoperarsi ad evitare e frenare diverse 
inclinazioni nocevoli, l* iostinto sessuale, le affezioni dell' animo ed i gravi pa- 
temi. 

Al secondo scopo, quello di tener lontane le dannose influenze, si soddisfi 
col non menare una vita troppo sedentaria soprattutto a corpo incurvato , evi- 
tando gli eccessi relativi ai cibi ed alle bevande, ai movimenti, ai salti, a vene- 
re ec, schivando P aria impregnata di pulviscoli, di fumo, di vapori e di qu.»l- 
aiasi effluvio irritante, P atmosfera troppo fredda o troppo calda, improvvisamente 
e mollo variabile, venluosa ec. ec- , e seguendo le razionali istituzioni intorno 
alla profilassi di ogni genere di malattie polrnonali, e spccialmeute d' indole ca- 
tarrosa, reumatica e flemmonosa. 

§. H78. 1 momenti indicanti della terapia cura/ira sono la sorgente della lisi 
polmonale; questa stessa ed il suo stadio non che la modificazione, 1' età del- 
l' ammalato, e P intiera costituzione. Nel primo stadio e più oltre ancora, finché 
vi ha un resto di speranza , debba la cura essere diretta ad ottenere la guari- 
gione. 

Quando si tratti di uni pneutnonia acuta, che passa in suppurazione, che dia 
cioè origine ad uno o più ascessi chiusi od aperti, pel conseguimento della gua- 
rigione richiedesi: che gli ascessi stessi si rompauo , che il pus o (rovi uscita 
all' esterno, o che si evacui colla paracentesi e colla trapanazione dello sterno 
( quando avvenisse che fosse contenuto in un ascesso posto in qualche pane della' 
circonferenza anteriore o laterale del torace, ed ivi fosse trattenuta dalle adesio- 
ni della pleura, ovvero effuso nel!' una o nel)' altra cavità del torace-empiema, 
o nel mediastino anteriore), e che quindi gli ascessi stessi veogano portati a 
cicatrizzazione. Allìnei è P ascesso ai maturi e si rompa senza il soccorso dell'arte 
chirurgica, giovano le bevande emollienti tiepide, i vapori inollitivi da ispirarsi 
con precauzione mediante una spugna o la macchinetta di Afudgé, i cataplasmi 
emollienti da soprapporsi al petto, ed inoltre se molto pronunciati sono i sinto- 
mi iufiammatorj, dennosi pure usare i rimi dj antiflogistici. Per condurre a cica- 
trizzazione P ascesso rotto oltre P idoneo trattamento locale nel caso che vi si 
potesse applicare esternamente , è necessario medicare P infiammazione che ac- 
compagna e che circonda l'ascesso medesimo, governare il concitamenlo feb- 
brile nella circolazione degli umori, e moderare per quanto puossi i sintomi mo- 
lesti, particolarmente la tosse. E pertanto tornano soccorsi necessari • la mag- 
giore possibile quiete dei polmoni per quanto può dipendere dal malato, e Pe- 
vitameoto di qualsiasi mediala od immediata irritazione del sistema circolatorio, 
quindi la quiete del corpo in genere e la tranquillità dell' animo ; P aria mo- 
deratamente calda, pura di qualunque sostanza irritante, non secca , ed in tale 
condizione costante ; il dimorare nelle stalle di vacche ; gli alimenti in piccolis- . 
sima quantità e per nulla riscaldanti, di facile smaltimento, specialmente i bro- 
di, le gelatine, le pappe di avena, di orzo, di riso, di salep, di sagù ed il cioc- I \ 
colato semplice ; le emulsioni ; le pruialcllc, i biodi di luui «die ; P itliccolla, la 



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I3G 



DELLE CACHESSIE IN 1SPECIE 



gelatina di corno di cervo ed il decotto bianco di Sydcnham (fatto di corno di 
cervo raschiato, pane bianco e zucchero) ec. ; i latticinj e lo stesso latte ; le be- 
vande tiepide emollienti, niucilaginose con miele o zucchero, l'acqua Sellerai) a , 
Giovannea con latte , o col siero di latte , o mescolata ad una bevanda teata 
mollitiva; giusta la diversila dei casi anco il metodo antiflogistico , il nitro, il 
cremore di tartaro , I' ossimielc, piccoli ripetuti salassi , i frutti della stagione 
acidulo dolci , ed avendovi stitichezza gioveranno gli eccoprolici , per esempio 
T elrttuario lenitivo, ec. Trattandosi di soggetti assai irritabili valgono ad alleg- 
gerire la veemenza della tosse le pastiglie molto emollienti , i linti , gli infusi 
leali di simile azione ; le emulsioni con semi di papavero bianco e l'estratto di 
tacitino in piccola dose. Tolta già la Uogosi, e tuttavia restando manifesta ir- 
ritazione e grande irritabilità, recherà certamente a tali ammalati vantaggio l'uso 
prudente dell' acido prussico ( idrocianico ) grandemente lodato ffa Magcndie, 
da Laennec, da Brera, da Roch % da Cerniti, e da altri. 

Trascurata, come le moltissime volte accade , la dovuta medicatura , oppure 
intrapresa troppo tardi ed imperfettamente, o non seguita crolla guarigione del* 
1' ascesso , ma piuttosto passata la malattia al secondo stadio sotto 1' aumento 
delle molestie di petto, della tosse, della febbre lenta e dell'emanazione, e can- 
giatosi 1' ascesso in ulcero, i tentativi per ottenere la guarigione non ebhero fin 
qui nella maggior patte dei casi il desiderato effetto. 

L' arte medica sebbene costantemente insista nei suoi sforzi per recare la gua- 
rigione, non ghigne per lo più che a scemare la veemenza dell? malattia, a ri- 
tardare la velocità del suo decorso , ed alleviare alcuni sintomi , ut ispecie U 
tosse e la febbre, e cosi a procrastinare la vita dei maiali. E puossi raggiognere 
questo scopo, non iscomparsi ancora i sintomi dell' infiammazione polraonale , 
ed il carattere infiammatorio della febbre lenta, ed essendo ancor poco deaadule 
le forze vitali, insistendo nel trattamento mollilivo, temperante, diluente e senza 
stimolo nutriente, raccomandato nlile nel primo stadio ; coll'oao continuato del- 
l' acqua Sellrrana , Giovannea, di calce col latte ,< del siero di latte dolce, di 
succhi recentemente spremuti, di estratti di gramigna, di tarassaco , di cicoria , 
di saponaria, di fumaria, di cerfoglio, di nasturzio acquatico, ec. ; determinando 
ì.lceri artificiali nelle parti del torace probabilmente vicine alla sede dell' ulce- 
razione, od alle braccia, alle cosce, colla corteccia di mezzereo, coli' unguento 
stibiato o coi fonticoli, e tenendoli lungamente aperti; in appresso collo aggin- 
gnerc a questi soccorsi i rimedj tonici non astringenti, nè riscaldanti, fra i quali 
merita d' essere raccomandato più di tutti il lichene islondico, ma anco la ra- 
dice di poligala amara, il marrubbio bianco, il millefoglio, il cardo benedetto 
col latte, non che i semi di fellandrio grandemente lodati da M. ììerz. La di- 
gitale di per se, ovvero unita ai semi di fellandrio o ad alcun altro dei detti 
medicamenti , si è trovata utile almeno a rallentare la circolazione degli umori 
ed a promuovere la diuresi. Riescono di danno in questa varietà di Irsi per la 
massima parte del secondo stadio: la corteccia peruviana, la corteacia di casca- 
rilla e lutti i tonici forti ; nuocono gli astringenti , i resinosi , i balsamici , gli 
aromatici , gli spiritosi e I* aria impregnala de' loro vapori , perchè aggravano 
I' infiammazione nell' ulcere, la febbre lenta, V oppressione e la tosse , e perchè 
«opprimono gli spuli. L' oppio costipando 1' alvo, ed aumentando gli sputi éd 
i sudori aggrandisce la cachessia ; nullamcno avendovi tosse angosciosa, frequen- 
tissima e secca, e veglie distruggenti le forze, non è cosa lacilc il poterne intra- 
lasciare T uso, nè interamente rimpiazzarlo con altri narcotici. — L'inspirazione 
dei vapori di pece navale liquida esposta al calore nelle slauze dei malati, eoa 
cui Crichlon in Pietroburgo recò ai tisici giovamento ed anco guarigione ad al- 
cuni ( Relation de qm-lques expericnces faites uvee la vapQjf du goiidron dans 



TISI POLMONALE 1 37 

le trailcment de la phthtsie pulmonai re. Peterb. 18 17 \ merita attenzione per- 
cliè, giusta quanto riferiscono JIvfelanu e Neumann ( IIufelakd Jour. d. pr. 
11. 1820, 1.) dagli esperimenti praticali nello spedale della Charité in Berlino 
di «inquantaquaitro tisici, quattro ricuperarono la salute, sei ne ebbero manifesto 
vantaggio , dodici soffrirono invece peggioramento , sedici non provarono alcun 
cangiamento, « sedici altri perirono. Giovò pure talvolta il sollecitare ed intrat- 
tenere cogli erriui una più abbondante secrezione della membrana mucosa delle 
nari, come pure nel secondo stadio già innoltrato di facilitare di quando in quan- 
do cogli starnutatorj la espettorazione lenta per inerzia. 

Che se in questo medesimo stadio vi avessero, sebbene per poco tempo, sin- 
tomi flogistici, come di spesso accade cosi quando domina il genio epidemico 
annuo infiammatorio , come quando opera qualche cagione sporadica, debbesi 
tostamente allontanarne e per quanto puossi fiaccarne la cagione stessa, e ricor- 
rere al conveniente trattamento , quale fu esposto pello stadio primo , non tra- 
scurando nè meno nei casi di manifesto bisogno le piccole sottrazioni di sangue. 

All' avvicinarsi final mente dell' ultimo stadio ovvero già in corso , 1' indica- 
zione vitale impone di tutto operare, onde per quanto puossi conservare le for- 
ze, limitare le decomposizioni digli umori e le evacuazioni colliquative, allevia- 
re la tosse, e minorare la veglia. E qui siccome roboranli ed analettici oppor- 
tunamente puonnosi amministrare la corteccia peruviana, quella di cascarilla ec. 
ed il vino delicato a piccole dosi ; ed all' oggetto di promuovere l'espettorazio- 
ne e di correggere il lezzo degli sputi hanno luogo conveniente le inspirazioni 
di aria impregnala leggiermente di vapori aromatici e balsamici , od anche me- 
scolata col gas acido carbonico. Per alleggerire la tosse giova combinare a questi 
rimedj gli addolcitivi coli' oppio; per frenate le diarree si porgano internamente 
e per clisteri lo stesso oppio od i mucilaginosi e gli asti ingenti , la radice di 
colombo, la corteccia di radice di simaruba, la radice di tormentila e la gom- 
makino, per diminuire i sudori 1' elisire di acido dell' Mailer , 1' elisirc vetrio- 
lico del Minsicht, V infuso di foglie di salvia alquanto fresce, il coprire legger- 
mente 1' ammalato, ed una moderata temperatura della stanza; finalmente s'i per 
1' uno che per l'altro intento piccole dosi di acelato di piombo grandemente lo- 
dalo da Ilildtnlrand, da Osiander e da Kopp. — I n consimile metodo pallia 
tivo toma pure conveniente medicatura contro le afte, I' angina laringea e delle 
fauci, la raucedine, 1 afonia, gli edemi, l' idrope, te. 

§. 919. Nel primo stadio della tisi catarrale debbesi innanzi tratto praticare 
un opportuno trattamento della febbre e dell' infiammazione lenta cogli antiflo- 
gistici , coi diluenti, coi demulcenti interni ed esterni, con un corrispondente re- 
gime ; in ispide poi promuovere ad un tempo leggermente la diaforesi: deter- 
minare derivazioni usando ripetutamente di vescicanti e di pediluvj, tener libero 
ogni giorno il corpo ; medicare a tempo opportuno la tosse veemente coi nar- 
cotici e diapnoici , come i gambi di dulcamara, I* oppio, l'estratto di iosciamo 
coli' ipecacuana ( polveri del Oliver) o collo zollo doralo d'antimonio, In 
emulsicrhi di papavero bianco ec. , e quando fosse soverchia la quantità degli 
sputi densi passare allora all' uso del lichene islandico, della poligala volgare e 
di altri tonici miti. Mancando ogni sintomo infiammatorio si sono trovati utili 
i fiori di zolfo convenientemente combinali ad altri medicamenti ( Jahn. Tiri- 
lenius), — cos'i pute l'inspirazione dei vapori delle terme solfurce , ed il loro 
uso interno. Nel secondo e tiell' ultimo stadio il trattamento di nulla si scosla 
da quello esposto nel precedente paragrafo. 

$. 580. Il primo stadio dilla tisi rtumatiea richiede in ispecie colla conve- 
niente medicatura della febbie e dell'infiammazione, che si sostenga egualmente 
la diaforesi, e che si calmino la tosse ed i dolori del petto. Ciò si raggiugne coi 



138 



DELLE CACHESJfB W TsTF.Cm 



medicamenti sedativi testé menzionati, col regime tiepido regolare, coi cataplasmi, 
cogli unguenti, coi bagni mollitivi, non che a scopo antagonistico coli' uso de' se- 
napismi, dei vescicanti e dell'unguento di ttrtaro stibiato, che inducono irritano- 
ne, flogosi superficiale e secrezione, pustule ed ulccrette artificiali i gambi di dul- 
camara, i fiori di zolfo, le acque ed i bagni soifure ; meritano speciale encomio 
quando il male segua un decorso lento e manchino caratteri flogistici. — La 
cura nei successivi $tadj puramente palliativa deve essere diretta contro t sintomi 
essenziali assai molesti, e per qualunque titolo urgenti. 

§. 981- La tisi polmonale metastatica , la cui origine dipende dall' infiam- 
mazione nata da metastasi dei polmoni o della pleura, o della membrana mucosa 
dei canali respiratori nel primo stadio vuole che richiami la mahttia all'esterno, 
e se è possibile alla primiera sua sede , e che cosi colla maggiore prontezza si 
liberino gli organi interni, non trascurando in pari tempo il dovalo riguardo alla 
malattia primaria ed alla (ebbre, non che alla flogo«i che ne derivarono A que- 
sto intento riescono in generale di vantaggio i melodi derivante ed antagonistico, 
e quindi i rimedj ora derivanti o sottraenti gli umori, ora invece quelli che ir- 
ritano, offendono , corrodono la cute, quali si hanno : nei bagni locali ed uni- 
versali semplici miti ed irritanti , nei rimedj emollienti , rilassanti ed irritanti , 
che muovooo il sudore, le orine, o 1' alvo ; nelle sottrazioni di sangne ( se pure 
non è troppo tardi) cosi universali che locali; nei senapismi, nei vescicanti, nelle 
unzioni colla tintura di cantaridi e coli' unguento di tartaro emetico, e nella for- 
mazione di ulcTC artificiali. Talvolta è mestieri combinare insieme il trattamenti 
della malattia principale, da cui è originata la tisi, coli' uno di rimedj specifici : 
e perciò ora sono indicati lo aolfo internamente ed esternamente , il fegato di 
zolfo, questo medicamento col carbone preparato {Gardett) % oragli antimoniali, 
ora i mercurali, il guajaco, talvolta l'acqua di calce, tal' altra l'acqua Selle- 
rana, Giovannea, Bilinese , ec. È necessario inoltre mitigare la tosse , e quando 
non fu possibile, come per lo più accade, impedire i progressi della malattia» 
nulla più rimane che la cura sintomatica. 

§. 982. La tisi tubercolare nata da tubercoli polmonali o da ghiandole bron- 
chiali indurate reliquie di infiammazione acuta o cronica , resiste in ogni stadio 
ai tentativi per ottenerne la guarigione. Siccome poi in alcuni casi percorre pn* 
volte i primi due stadj in grazia della ripetuta flogosi dei singoli tubercoli, della 
suppurazione ed ulcerazione loro, ed a ciascuna volta suole succedere un inter- 
vallo od affatto libero, o distinto da sintomi leggieri di (logosi lenta specialmente 
di dispnea e di tosserella, cos'i si può in molti casi conservare a lungo la vita , 
purché si ponga ogni cura dell' impedire I' ulteriore infiammazione dei tuber- 
coli, ed appena nata si tratti col metodo diluente, solvente, sedativo, derivante, 
antiflogistico , ed anco richiedendolo ti caso col metodo antiflogistico , come si 
diceva al $. 369. 

La tisi tubercolosa che è sintoma ed effetto della scrofola o dell' artritide , 
chiamata scrofolosa od artritica ( quella più frequente Dell' eia infantile e pue- 
rile, questa nella virile ) abbisogna di una medicatura tanto generale consentanea 
a quella fin qui tracciata, quanto speciale da diligersi contro ciascuna delle te- 
sté nominate affezioni principali. Di questa tisi si dirà nel trattato intorno a sì 
fatte malattie. 

§. 983. Quanto è necessario rispetto al vitto, alla quiete ed al moto, al regi- 
me ed a tutto il modo di vivere, si difìinisca sulla guida delle indicazioni cura • 
ti ve e palliative , e ciò che debba farsi , e ciò che debba evitarsi sempre o ad 
intervalli, si comprende ben facilmente dalle cose dette intorno alla terapia della 
tisi polmonale. Di grande importanza vuoisi ritenere la condizione dell' aria , c 
siccome in generale « utilissima l'aria pura, temperata, nè troppo secca, nè liop- 



139 

po ricca, di osarne, coli deresi accuratamente schivare l'atmosfera fr d-la, cru- 
da, variabile e ventosa. 

§. 98'l. La convaletcenza della tisi purulenta, se mai in qualche rarn casn av- 
venne che gli sforai dell' arte ahbiano avuto il desideralo intento, vuole una cu- 
ra lungamente e con ogni attenzione continuata, quale richiede»! dopo una pneu- 
monite. Ved. T. 1. §. 364 e $. 370 intorno al trattamelo della convalcsceoza 
dalla pneumonite cosi acuta che cronica. 

Specie 2. Tisi tracheale. 

/ 

$. 985. La tisi tracheale ( phthisis tracheali» , — die Luftr'òhren Schwind- 
suchl ) sotto il cui nome si comprendono eziandio la laringra e la bronchiale , 
è originata dalla suppurazione e dall' ulceramento della menbrana e delle ghian- 
dole mucose della laringe, della trachea e dei bronchi li pertanto è un' infausta 
sequela o di un' infammatione delle menzionate patti flemmonosa , catarrale , 
reumatica, sintomatica di varia indole, come scrofolosa, artritica, reumatica, o di 
un catarro trascurato, ed in alcuni casi anche della così detta angina membra- 
nacea. Alla stessa maniera che spesso si associa alla tisi polmonale nell' ultimo 
stadio, così essa pure alcune volle passa nella prima specie di tisi. 

$.986. Il cominciamento della malattia, che per lo più decorre lentamente, 
oltre la mancanza dei fenomeni, che ordinariamente accompagnano la risoluzio- 
ne della flngosi , ci presenta i sintomi di questa flogoii continuamente in un 
colla suppurazione: raucedine continua e grande, afonia, dolore ottuso in qual- 
che parte della laringe o della trachea , che si aggi ava col piegare in basso il 
collo, col parlare, col cantare, col ridere, colla deglutizione di grossi boli ali- 
mentari e colla tosse; respirazione difficile , sibilosa, con rumore , talvolta an n - 
Iosa -, tosse continua, più forte sul mattino, per lo più secca con senso di stri- 
gnimenlo spasmodico nella laringe nella trachea , talvolta con evacuazione di 
muco nerastro o di gir bei ti solidi misti a sangue , e quando Y afT ztone occupi 
la laringe anco la deglutizione difficile e molesta. La febbre lenta spesse volte 
è raitissima, appena soltanto alla sera più manifesta, ma a poco a poco cresce 
accompagnata dai suoi soliti fenomeni e dalle ora accennate molestie , spezial- 
mente dall' emaciazione, dall' abito cachettico e dalla debolezza che sempre più 
si aggrandiscono, e veste poi la ferma ed il decorso della febbre suppuratola ; 
gli sputi si fanno copiosi , purulenti , e sotto la veemenza della dolorosa lo>se 
anco tinti di sangue. 

Durano questi sintomi, che compiono lo stadio di suppurazione , per vario 
tempo ordinariamente a lungo, non di rado per intieri anni e con gravezza non 
costante; ma alla perfine ogni giorno doppie esnerbazioni, e spesso si associano 
i sintomi della tisi polmonale, passauo allo stadio colliquatilo, e mettono fine 
alla misera vita d' ordinario per soffocazione sotto sudori e diarree colliquatile, 
sputi icorosi, sanguinolenti e puzzosi, afte, dispnea somma, ec. 

$• 987. Per ciò che risguarda la lunga durata, il variabile modo di decorrere, 
non che la disposizione e la frequentissima origine da affezione scrofolosa , la 
lisi tracheale offre grande analogia colla tubercolosa. 

§. 988. La prognosi esposta in pattando di questa è pura applicabile sotto i 
principali riguardi alla tracheale E soltanto nel suo cominciamento , sotto una 
ben conveniente medicatura e col concorso di ogni circostanza favorevole accade 
talvolta di ottenerne la guarigione: in appresso tornano inutili tutti i tentativi 
dell' arte. 

$. 989. La atra, che debbesi tostamente e con tutta 1' attenzione intrapren- 
dere, vuol essere determinata giusta i caratteri della malattia proprii dello sta- 



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140 



o infiammatorio, del suppurato™ e del colliqualo , giusta quindi la muta- 
"t 1 * dei " nlomi ,oc j , «; ^ che la natura della malattia principale , che 
per avventura v, avesse; ed . nmedj, come le evacuazioni di sangue, i calapla^ 
" 1 1 o 0n,CDU ' ! e un » on, > ' vescicanti, i vapori ec, denno in ispecie essere"*- 

dal traii am eZVlTT^T 1 ' Dcl rCS, ° non diversica All'essenzialità 

debhnn«?T • P°lmonale catarrosa, reumatica , scrofolosa ec. ec. Nè 

S t a n T° m q T° C V° ,raSCUrare V aria mile > clima ceraio e co! 

dieta 'ed ,1 ,0ra "d ° "i* 11 '- dÌ amma,i b ° VÌnÌ • ,C ^P^' , ■ Lucali , la 
dieta ed il regime da serbarsi con ogni esaltezza (78). 

Altre specie di tisichezza. 

^ *, tUi t P u " tl «*«> "me la stomacale , V intestinale, la 

$pUnÌCa > la ™" /c > 1" ella nudante la .escica 
onnana e l uterina » conoscono pei sintomi ed indizi loro cosi Generali clic 

Sa de e r fIUMU:1) la .P recedu <* i^ammazione acuta o carnea TZ l 

' p ite e 8 c ^coni- T' ' 2 } 1 ^ ile ' *»' > * - 

aieess chmsiTvW r* ' ^ UD C ° n ^ UeIU C0si a ° a ™"tici che presenti degli 
febbre Icàu ln^ '**^ 1 3 } * ,inl ° mi e effet,i un ' ve " ali 
SS b „ " i Tv- t0na ' C01 80,,l ° mU0VCre del freddo febbri,e > cominciarne le 
SSlvSl» ' ^ l ,u PP ural ° cd u, «rato ; 4 ) V evacuazióne slessa della 

e col es L ,C 7. Per IO p,l, V mÌS, ° 8 Sa "6 uc da una via dive " a Sì«f il Sto 
na urale ' '"""S ^ C la Sfde dcl,a «"PPuruione nTcdesima, ora 

naturale per 1 emesi, per l'alvo, colle orine, dalla vagina, ora apertasi di ma- 

Sc S VaHe d ^'n^astrio 8 neirukerarnen,o de. ven- 

ea^ro o dfl ™° C00dt, ' I " el,a ««PPurazione del fegato o della milza; dell'eoi- 

Sllnd d,« P ' e8UaU P r0Ce8S0 de,la vejcica orinari » <*.; 5 ) e la 
b noe apposizione connata od acquistata del viscere -malato alle flogosi. 

«di' «?r qUant ° m <JUCat ° co,n P eudio di ^rapia speciale si disse intorno 
lì 7 7PP Ura t r,onc V* P^isamente nel Tomo I. „Vl trattato della gastrite 

tè. fe^^t^Ts.fef fc d€,U nefdle ( S - > ' d 

Morlnn, P hi /tisiologia L. UT. 
SacLlleben, Richlcr, John, Haa*e, op. cit. 

S- MI. Nel denno ài queste tisi , come in quello della poi menale , si di- 
stinguono fre stadi colle stesse essenziali mutazioni di carattere così della ma- 
lattia del viscere; che della febbre lenta , cioè dell' infiammatorio al suppurato- 
nò, al depascente, e per ultimo al colliqualo , e collo stesso regolare avanza- 
mento della cachessia. ° 

S- M2. La durata suole essere lunghissima, eccetto la tisi gastrica ed ente- 
rica. A ritardarne il decorso e quindi a protrarne la durata coucorrono grande- 
mente : la suppurazione o P ulceramento non conseguenza di acuta ma di cro- 
nica Uogosi; la flogosi slessa sintomatica di cachessia scrofolosa, rachitica, cloro- 
sa artritica, sifilitica, ec; la sua unione cogli indurimenti dei medesimi vive- 
ri; la poca energia vitale di questi stessi , come del legalo , dei reni, della ve- 
scica, dell utero; la porzione suppurala in rispetto al volume del viscere piccola, 
e la sua influenza nociva sull' assimilazione e riproduzione di lutto 1' organismo 
lontana e limitata/ P eli dell'ammalato inoltrata, la costituzione robusta? il pro- 
cesso viale moderalo e lento; la coslituzione stazionaria ed epidemica, la tira- 



gastrite 
) dell' epatite 
della cistite ( 



SCOnBUTO 



141 



pia ed il regime che non contribuiscano direnamene od indirettamente nè ad 
esasperare le infiammazioni, nè a promuovere l' ulceramento e la colliquazione. 

$. 993. La tisi gastrica in generale accompaguata o no da scirro è rara , e 
suole recare la morte prontamente per la mancanza di conveniente digestione e 
pel vomito frequente; ma se 1' ascesso si apre esternamente e se formasi una fi* 
stola del ventricolo la morte è tarda; — 1 enterica reca per lo più misero fine 
con abbastanza prontezza ingrazia della diarrea e della lienteria che distruggono le 
forze, e per le coliche e la timpanite die la accompagnano; — la rneseraica segue 
comunemente un corso lento ed assai variante, ma finalmente ulcerali gli intestini con- 
duce a morto; — ['epatica soiio l'ivorcvoli circostanze, a cui appartiene soprattutto l'ul- 
cero aperto esternamente alla regione epigastrica od ipocondriaca per mezzo di uu ca- 
nale fistoloso, è talvolta sanabile, ed io stesso l'ho per due volte guarita; — la 
splcnica, la renale, la vescicole e l'uterina, sebbene talora offrano lunghi intervalli, 
in cui sembrano essersi fermate nel loro avanzamento e persino emeudate, è tut- 
tavia rarissimo il caso, che non tornino mortali. 

§. 994. E perciò che risguarda la disposizione e le cagioni produccnti di que- 
ste tisi valgono le cose dette altrove intorno ai momenti disponenti, e che deter- 
minano il passaggio della gastrite, dell' enterite ce alla suppurazione ed all' ul- 
ceramento. 

995. La prognosi risolta dalle cose sin qui dette risguardanti in generale 
le malattie e le loro origini, facendone del resto giusta applicazione alle relazioni 
individuali in ciascun caso speciale. 

§. 996. I principj terapeutici delle accennate tisi sono quegli stessi che si 
stabilivano nel trattamento della tisi polmonale; e la cura medesima debb'essere 
opportunamente modificala giusta la natura, il sito, la connessione eie funzioni 
dell' organo suppuralo. 

Sotto quest'ultimo riguardo nella tisi gastrica ed intestinale è di grande Hìi- 
cacia la terapia sintomatica giovante, e diretta a moderare e mitigare soprattutto 
la frequenza e 1' impeto dei vomiti e delle scariche alvine , ed in pari tempo i 
dolori mediante i mucilaginosi mitissimi e gli oppiali ; — nella tisi mesenterica 
ed epatica, se è indicala la derivazione della marcia al tubo intestinale, il metodo 
diluente e solvente ed in alcuni casi 1' eccoprotico; e nella tisi renale e vescica le, 
il mollitivo, diluente e senza stimolo diuretico ; — per ultimo nella tisi uterina 
V egualmente mollitivo, solvente e sedativo se tormentosi sono i dolori (79). 

Se mai avvenisse di condurre 1' infermo a convalescenza , questa vuole una 
cura«guidala dagli stessi principj che nella tisi polmonale, diretta parte ad im- 
pedire le recidive, parte a distruggere quanto rimane delle malattie, ed accomo- 
data alle diverse specie di tisi ed alla individualità del malato. Anche in questo 
caso nella dieta e nel regime si hanno i principali soccorsi. 

Ordi-ib li. 

Cachessie con predominio di viziala assimilazione e di 
alterazione degli umori ( cacochimie, discrasie ). 

Cesure I. — Cacochimie 
Specie I. Scorbuto. 

§. 997. Lo scorbuto ( scorbutus, — Scorbul , Scliarbock ) è quella specie di 
cachessia o cacocbiinia , che si manifesta coi feuomeni di debolezza universale , 



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142 



DELLB CACHESSIE W 1SPECW 



collo spossamento molesto, eoa lauguore di tutte le funzioni, colla dispnea, coli» 
tristezza, coli' abbattimento delle facoltà d Ha mente; colle gingive tumide, spu- 
gnose, facili a dar sangue, colla cute secca, squallida, sparsa di macchie livide, 
o di colore oscuro rosso o nerastro al polpaccio delle gembe ed io altre parli , 
colle orioe tot bidè , di un rosso carico o bruno , che in breve si corrompono , 
con grande facilità alle emorragie, e con ulceramenti atooici e spugnosi. 

}t ossei, De magnis Hippocratis Uenibus etc. commentar ius. Anistelod. i5G4. 
■\Vicri, Observ. L. I. de scuritilo. Amstel. ijùj. 
BorrliiMtii, Aphor. 1 1 |8-i iG5. 

J\ir. Limi, Abhandlung vom Scharbocke. Naeh der a. Ausg. a. d. Engl. ùberj. v. J. R. 

Pezo'd Ri«;a u. I.eiiiz. 177S. 8. 
CI». L. Uoiiinwuo, rum Sc/turboci etc Munsi. 1782. 

Ir. Mi Iman, Untersucsung ùb. d. Vrsprungder Symptone des Scorbuti, u. d. Faul/Ieber. 

A. d. Engl. ùiers. 9. II. W« Limlesnanu. Beri. 17H5. 8. 
Jh. Trolley Neue Berne/ kungen ù!>. d. Scorbut A. d. Engl. 1». C. F. Micliaelis. Leipz. 

ij8;. 8. 

J. Ivhrsovsby, Diss. de tcorbwo. In M. Stollii, Disi. med. ad. marò, chron. specf. t ed 

fcy-rel. J'ol. 1. Viudoh. ij8rt. p. 34-72. 
Culli li, Richter, Haase, in d. A. ÌV. 

J. N. Kocl.lin, u. d. Schurbuck. u. d. lliilung desselben mit Salpet er-Salxsaure. I. d. 

med. c/iir. Ztung. J. i8jj. //. 4 OI « °' s - fi'*- 
J. W. Mac-Carlliy, DÌSM. med. inaugurai, sisicns scorbut i theoriam e/c, Vindob. i8aa 

§. 988. Lo scorbuto è malattia frequente nei navigatori, ed nn effetto defun- 
gili viaggi marittimi; più di rado occutre ed è anco meno forte negli abitanti di 
terra ferma. In ciò soltanto è posta \a differenza fra io scorbuto marittimo e 
terrestre. 

Dopo la scoperta della bugola ossia del conduttore magnetico , essendosi in- 
trapresi nel secolo deciinotruo frequenti e luoghi viaggi di mare , osservasi lo 
scorbuto più sovente in Europi, e nel secolo decimoquinto poi si rese universa!- 
niente noto: nullaraeno da alcuni passi d' Ii'Pociut* ( de inlern. adj'ecl. c. 33 
et. 48.) risulla che sebbene questa malattia uou siasi ritenuta come specie par- 
ticolare , siuo da quei lempi però se ne diedero alcuni caratteri essenziali. Le 
prime monografie dello scorbuto devonsi ad autori mollo più receuli. 11 trattato 
di Lind vuoisi ritenere classico. 

§. 9fi9. Mei decorso dello scorbuto si osservano tre stadj , che deunosi rite- 
nere siccome altrettanti gradi di gravezza. 

Nello stadio primo si hanno i seguenti sintomi : stanchezza insolita ed inerzia, 
senso di peso é di torpore nelle estremità inferiori, e rigidità delle giuocchia ; di- 
spoca, abballimeli io d'animo; debolezza di vista ; faccia pallida, giallognola, od 
alquanto livida, tumida, occhi incavati, cinti da un' arcola ceruleo verdastra, lab- 
bra pallide un po' livide ; cute cachettica, terrea, secca, sparsa di macchie di un 
rosso oscuro o livido d Ila grandezza di una lente sino all' estrusione di alcuni 
pollici, più rare sulla faccia, e più numerose invece al petto , all' addomioe , e 
bulla superficie interna delle braccia, delle antibracci* , delle gambe e delle cosce; 
talvolta piccole iutuoiescenze, che hanno nei mezzo una vescichetta, la quale ap 
pianatasi lascia macchie di un rosso saturo; edema intorno ai malleoli ; giogt\e 
flosce ; spugnose, tumide, prurienli e che facilmente danno sangue ; alito di un 
lezzo nauseoso ; sapore ingrato putrido, disoressia, appetenza di vegetabili freschi 
( Lind. Trotter ) , di cibi e di bevaude addette ; polso afebbrile, debole, pic- 
colo, molle ; il sangue finalmente che esce dalle giugive, dalle nari, o da qua- 
lunque altra parte è nerastro , verdognolo, abbondante di siero e cou piaceli» 
mollissima. 



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Nel secondo stadio il quale comincia dopo un las«o di tempo non detenni* 
nato, ma per lo più dopo alcune settimane , gli accennati (intomi si aggravano 
e loro associami altri ancora, cioè : durezza dei muscoli, rigidezza e scemata mo- 
bilità delle articolazioni, segnatamene delle ginocchia che l'annosi dolenti, e che 
gonfiatisi come nei così dello tumore bianco ; dolori delle cosce, dei lombi, del 
dorso e soprattutio delle ginocchia, analoghi ai reumatici, che a poco a poco si 
lamio maggiori ed attaccano le stesse ossa ; dolori puntorj nel petto accompa- 
gnati da grande dispnea, e colici ; ecchimosi nei luoghi sopra accennati sede delle 
macchie ; alle cosce ed ai polpacci ulceri atonici, fungosi, che danno sangue di- 
sciolto e sanie puzzose, coi margini rilassati, edematosi, lividi o sanguinolenti, che 
facilmente passano in gangrena, o che cagionano 1' ammollirli* mo delle ossa vi- 
cine, la carie e la necrosi ; polso debole lenlo, vuoto e non febbrile ; orine bru- 
ne o torbide , emorragie dalle giogive o dalle nari, ovvero emottisia , emateme- 
si, diarree cruenti, ematuria ec , ed il sangue olfresi corrotto, sciolto nerognolo; 
gaugreua delle gingive con nerezza, vacillamento e caduta dei denti, carie lai- 
cità degli alveoli e delle mascelle ; apriincnto delle ferite già venute a cica- 
trizzazione, e scioglimento dell' adesioue di ossa fiaiturale e già riunite, grande 
lragiliià delle ossa slesse, e lipolimie dietro i più leggieri sforzi e persino sotto 
leggieri mo\ traenti. 

Nello stadio terzo finalmente scorgonsi predominare: la somma debolezza quasi 
paiahiica ; i diliquj , in alcuni casi le convulsioni , l' orlopnea ; le emorragie 
tolliquaiive grandemente estenuanti ; il puzzole dell' atmosteia dell' infermo , «1 
freddo, il colore livido o nerognolo, 1' emaciazione, la paralisi delle estremità ; 
lai \olia 1' itterizia e 1' idrope ; finalmente i sintomi della febbre putrida nel suo 
massimo grado coi polsi però poco frequenti. 

,S- 10tX). La durata è incerta ; ora è ristretta fra alcune settimane , ora pro- 
lungata a mesi iutieri. 

C*li esiti suno: U guarigione, che talvolta ottieosi persino nel terzo stadio; 
diverse altre forme di cachessie, particolarmente la tabe e T idrope; o la morte, 
sequela ordinariamente della compiuta dissoluzione del sangue , della maoifesta 
decomposizione in %arj visceri e del totale consumameuto delle forze vitali. 

iVet cadaveri sezionati uovaosi i segni dello scioglimento del sangue e dello 
sfacelo uei visceri , non che stravasameuti di umori , alterazioni insomma analo- 
ghe^ a quelle cagionale dalla febbre putrida mortale. 

S- IUOI. Sono disposti allo scorbuto i soggetti deboli, estenuati, inerti, flem- 
matici, flosci, gonfi, assai obesi, poi i mesti, i malinconici, e finalmente i già lo* 
gori dall' età. 1 fanciulli sembrano maggiormente disposti ad uua varietà di scor- 
buto chiamata noma o stomaiace, di cui diremo più in basso. 

Alle cagioni eccitanti si riferiscono : l' aria assai fredda egualmente che la calda 
ed iu pari tempo umida, l'aria alterata ne' suoi principi! costituenti ed impura; 
i cibi tanto vegetabili che animali duri, secchi, poco nutrienti, acri, assai dilli- 
ciii a digerirsi , come per esempio il pane od i cibi farinosi fatti di farina cor- 
rotta ammuffita, e, rispetto al primo, non abbastanza fermentalo, le carni affu- 
micale, dure, secche, mollo salate ; 1' acqua sciocca, tiepida , la marina salata e 
l' impura, non che 1' abuso di tutte le bevande rilassanti e solventi , la penuria 
di alimenti e la mancanza di freschi; la grande immondezza ; l'inerzia e la trop- 
po quiete del corpo, uou altrimenti die i lavori assai forti, dillìcili e continuati, 
i luoghi viaggi fatti a piedi ; la noia, la mestizia, gli affanni, le cure angosciose, 
1* ansietà , la nostalgia ed altre affezioni e patemi d* animo deprimenti , — le 
malattie di lunga durala cos'i febbrili che afebbrili , che recano grave danno al- 
l' assimilazione, come le febbri lente , le intermittenti ostinate e congiuote cogli 
lularcimeuU dei visceri addominali ( Jppocrate 1 Paolo Egincta, Avicenna^ .Sen.- 



DELLE CACHESSIE IN 1SPECIE 



nerto ed altri molti ) , le emorragie ed altri profluvi , la sifilide universale , la 
scabbia inveterata, la lepra, ce» ce. \ finalmente 1' abuso dei medicamenti anti- 
flogistici, solventi, evacuanti, debilitanti e narcotici. 

Dalle qnali cose c facile 1' argomentare il perebè lo scorbuto fi veda fre- 
quente ai lidi marittimi dell' Europa settentrionale e dell' America , nella Oro* 
eulandia , nella Norvegia , nella Svezia , nella Danimarca , nell' Olanda, nel- 
la Germania superiore, nell'Inghilterra, nella Russia ; perebè frequente sia 
pure in chi sostiene lunghi viaggi marittimi, nelle citta cinte da diuturno asse- 
dio, negli accampamenti , negli ergastoli di punizione , negli spedali malamente 
costrutti, io cui raccolgonsi troppi ammalati , impuri ec. nei ristretti , umidi , 
ba^i e tenebrosi tugurj dei poveri , ec. ec. ; perchè finalmente domini talvolta 
epidemicamente nella primavera avanzata e nell' estate. 

S 1002. Rispetto alle differenze dello scorbuto basterà l' accennare in gene- 
rale, che ve n' ha di relative all'origine, alla gravezza delle cagioni occasionali 
ed alla loro estensione, al modo di decorso, alla durata ec. poiché sono comuni 
a Inlte le mainiti Merita però una particolare raensione quella varietà , che 
< hiamasi dagli Olandesi cancro acquatico ( cancer aquaticus; — fVasscrkcrbs, 
dall' indole distruggeva come quella del continuo flusso di saliva ) , da altri 
noma, stomacace (noma, stomacace), dai Francesi gangrena delle gingive , da 
KoF.RiiuvE gangrena delV interno della bocca , e che forse meglio chiamerei) - 
basi ulcero dell' interno della bocca scorbutico gangrenoso. 

S* 1003. Questa modificazione dello scorbuto attacca specialmente i fanciulli 
cachetici, rare volte gli adulti, e giusta quanto riferisce Swieten [Commentar, 
in Roerhmv. Aphortem. 432 volum. 1. pag. 7<>'l) si presentò talvolta in Olan- 
da frequente alla guisa delle malattie epidemiche. Secondo le osservazioni dello 
stesso Swieten, di Lentin, di ìlenk ed alcune mie proprie, è preceduta da stan- 
chezza, da fastidiosaggine, da inquietudine, da disoressia, da stitichezza del ven- 
ire e da movimenti febbrili; in seguito si manifesta nella seguente maniera; Del- 
l' interna superficie delle guance o delle labbra, sulle gingive, sulla lingua, sulle 
tonsille o sul palato svolgesi un tumore duro, rotondo, della grandezza di un 
pisello o di una fava, presentante una macchia di un rosso dilavalo, non tanto 
dolente che è cagione di ardore , nel cui mezzo poco dopo formasi un punto 
bianco. Da quel momento tanto nel punto bianco medesimo, quanto nei mar- 
gini, che fanoosi di un colore rosso carico, cresce il dolore , la parte sottoposta 
allo stimma, e che costituisce un'escara gaogrenosa, corrodesi profondamente, e 
1* escara nei soggetti adulti e nei casi di malattia leggiera cade, nei fanciulli in- 
vece e nella malattia veemeote si estende per ogoi verso. In pari tempo esce 
dalla bocca un alito assai fetente, sgorga di continuo saliva assai corrotta, scre- 
ziala di sangue, e se tostamente non si mette in opera un' eflicace medicatura, 
rapidamente si avanza la corruzione, da cui vengono distrutte non solo le parti 
molli testé menzionate, ma eziandio i denti che già spuntarono, ed i germi dei 
futuri nascosti negli alveoli , e le stesse mascelle , sicché ne cadono di per sé 
notabili porzioni coi denti mal fermi nei loro alveoli, o si possono con grande 
facilita staccare. Frattanto si aggrandiscono con rapidità l'abito cachettico dello 
ammalato, la debolezza dei polsi , la dispnea, ma non in eguale proporzione 
scemano le forze muscolari; le parti devastate dalla gangrena e dalla carie picti- 
dono un aspetto che mette raccapriccio, l'evacuazioni l'annosi colliquativi, e fi- 
nalmente la morte reca (ine a tanto patimento. 

Van Swieten Cnmmenf. in II. Bnerli. apio» 4 23. et 4**a Voi. I. p t 7G6. e! 7G7. 
A. Cm. Kirhtir, ÀnfangSgr. d. It'ttndartn, li. IV. §. i4'J eie. 
Girlanner, Kiadertrankkdlen. 



1 



I 



SCORBUTO 141 

A. Tir X#. JTnn.lh. t. E'k Ma Heit. d. Kinder krankheistn. 3. Aujt B.Il.S. a6i-atì3. 
KLmUcH, in RufelawT, 5 Journ. d. pr. H. i8a3. St. I. 

§. IOO'l. Sono disposti a questa malattia i soggetti deboli , flosci, pallidi , 
leucoiI"mmatici, ed in ispecie i fanciulli scrofolosi e radutici — Suole poi es- 
sere ingenerata la malattia da tre cagioni gravissime dello «-orinilo insieme riu- 
nite , dai fugu(j cine angusti , umidi e freddi dei pnvrri , di rado e non abba- 
stanza ventilali; dal vitto troppo scarso, crudo e cattivo, e dalla somma im- 
moodezui. 

5 1005. Considerando insieme i sintomi della malattia, le alterazioni mate- 
riali che si scoprori> colle s f.mni dei cadaveri, lo cagioni disponenti ed eccitanti, 
non clic la medicatura trovata salntevnle, non v' ha dubbio , che come esenta 
dello scotbuto e delle «ne modificazioni si pos^a con grande probabilità nt»-ti- re 
1» sanguificazione morbosa eoo una particolare discrasia del Stogile, che si mani 
festa colla mancanza di coigulabililà, colla prevalente tendenza alla decomposi- 
zione e coli* infievolita *ua qualità eccitante, c che sembra dipendere dalla pe- 
nuria del necessario onsig -ne. Mie Cautiiy ( /. c p b'I. ) pensa che nello 
scorbuto vi abbia o diletto d'ossigeni*, o soperchiarla di principio flogistico , e 
«!'c il sangue acquisti l'indole venosa. — Haase ( /. e. V. IH. S. 2 p 12.) 
sostiene che \\ «senza d» Ilo scorbuto drbbesi cercare in un vizio dinamico e chi- 
mico insieme riuniti/ che quello consista nel grande sccmameuto de Ila irritabi- 
lità e dal vigore del si>tema sanguigno, 1' altro invece nella dimmuila propor- 
zione di ossigeue rispetto ai priifcipj flogistici nella massa degli umori e <pe- 
cialmente nel sangue, e che l'uno c l'altro si eccitino a vicenda. Kocm in (/. e 
pag. 405) ritiene che nello scotbuto sia il sangue primariamente e prevalente- 
mente li' ti** e sede del male, e cagione prossima poi della railattia ; un pro- 
cesso di fermentazione , di dissoluzione e di decomposizione putrida nel sangue 
niede%imo. 

6 lOOlj. Lo scorbuto è malattia grave, eccettuati soltanto i casi leggerissimi; 
ma però sotto una conveniente medicatura e col favore delle altre circostanze 
propizie è anche nel secondo stadio sanabile , mentre nel terzo specialmente 
avanzato torna quasi sempre mortale. La sua foima compiuta presso di noi oc- 
corre piuttosto frequentemente sporadica, ma di rado epidemica; come tale poi 
ci si offre sotto il grado leggierissimo di incominciante malattia, che suole chia- 
marsi diatesi scorbutica. 

L' ulcero inlerno della bocca scorbutico sfacelloso dei fanciulli rade volte 
guarisce, perchè d' ordinario difficilmente o per nulla fatto pilotinosi togliere 
le cagioni eccitanti, perchè la malattia principale di grande importanza sembra 
quasi concentrare tutta la sua vecineuza sopra augusto tratto , e sopra organi 
lassi e dolati di poco attiva vitalità ,' esiste per lo più associata alla dannosa 
complicazione di scrofola e di rachitide, e segue un rapido decorso , perchè in 
molti cnsi è diflicilc prestare i necessari soccorsi e convenientemente applicarli, 
ec ec. Più facilmente guarisce negli adulti. La morte suole succedere Ira due 
a quattro settimane-, dopo la guarigione restino profondi infossamenti e cicatrici, 
tracce indelebili della gangreua e dello siacelo diVrnggitore. 

§. 1007. Nella cura dello scorbuto denuosi colla più possibile prontezza to- 
gliere o fiaeaare le cigioni occasionali, e tutte le altre p.lenze abili ad intrat- 
Uoerlo e ad aggradilo Richieggono assolutamente, e bastano anzi •> guarire la 
malattia di grado leggiere, l'aria pura, secca, e la sua frescura ricreano, acqua 
pura e fresca di pozzo o di fiume non salala coli' aggiunta di un po' di acido 
lari lirico, di succo di limone ec; Sufficiente quautilà di alnn oli vegetabili ed a- 
miuali recenti, il molo frequente proporzionalo però alle forze; l'ilarità, le grata 
Rji»jyit f ol 11. IO 



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DELLE CACHESSIE IN ISPECIE 



occupazioni della mente, e le distrazioni per metto della musica , ec. Oltre di 
ciò il trattamento sia diretto a correggere l'assimilazione e la sanguificazione, da 
emendare perciò la crisi del sangue , ad eccitare le forze ed aumentarle , ed a 
togliere ed alleggerire i sintomi gravi. A questo oggetto tornano di giovamento 
nello scorbuto mite: gli acidi dei vegetabili sopra tutto come in essi esistono 
naturalmente, quelli di limone, di arancio, di ribes, di berbero, di pomi, di ci- 
liege, di prugne, di acetosa volgare e di cavoli fermentati a preferenza che l'a- 
ceto , nella malattia più grave: gli acidi minerali , 1' elisire acido del llaller e 
l'aceto piro legnoso in combinazione coi sciroppi o con altri medicamanti o be- 
vande; i rimedj amaro-acri (le cosi dette erbe antiscoibuticbe ), amari , amaro- 
aromatici ed astringenti, come: la coclearia, la beccabunga, il nasturzio acqua- 
tico, il cren, i semi di senape ec. sotto forma di succili spremuti, di insalate od 
in conserve, la centaurea minore, il trifoglio Gbrino, il cardo santo, la genziana, 
l'assenzio, il calamo aromatico, i Cori di camomilla, la salvia, le bacebe di gi- 
nepro, la corteccia peruviana, di quercia, di salci, d'ippocastano ec, l'allume, ec. 
Con questi rimed) debbono concorrere alimenti di facile digestione succosi, per 
la massima parte costituiti dagli annoverali erbaggi In sdii, da cavoli fermentati 
e da frutti orci acidetti; per bevanda l'acqua o la birra amara ben depurata, o<J 
il decollo di mallo con qualcbc addetto , e trattandosi di malattia mollo inol- 
trata, il vino vecchio austriaco, renano , budese ec. convenientemente allungato 
coir acqua. Grandissima e l'efficacia dei bagni e delle lavature fredde univer- 
sali con l'acqua pura, o mista all'aceto od a qualche acido minerale, ovvero, 
nei casi di grande atonia e debolezza mescolata col l'aceto aromatico, col vioo- 
coll'acquavile, collo spirilo canforato ec, ialle quattro o più volte entro venti- 
quattro ore con leggiera frizione; e se lo permettono le forze, dallo stesso am- 
malato (V. §. 732; ;80). 

La grande floscezza e corruzione delle gengive, le ulcere scorbutiche e le e- 
morragie vogliono inoltre e non di rado una cura sintomatica All' affezione 
delle gengive si oppongono in ispece i colluttar} di infusi di salvia , di ruta, 
di scordio col mide rosato e con alquanto spirilo di vino, o di coclearia, o di 
tintura di mirra; ovvero di acqua coti disciolto l'allume, u coll'aggiunta di acido 
muriatico, solforico o piro-legnoso, o di spirilo di coclearia, gli eleltuarj (diti di 
miele rosato con allume o cogli acidi e spiritosi testò accennati. Le emorragie 
H'orbtttiche non ricredono altra cura , che quella già indicata parlando della 
febbre putrida al § 125 a. T e ulcere si trattano cogli acidi diluiti più sopra 
indicati, coll'acqua vulneraria di Thtden % colla soluzione di allume, colla gom- 
ma ki no, coi decotti di corleccie di salici, d'ippocastano , di quercia e di china 
alquanto freddi (81). 

§. 1008. La cura del cosi dello cancro acquatico , ossia dell'ulcero interno 
della bocca scorbutico sfacelloso, debb'essere diretta e sul T ulcero stesso, e sulla 
malattia principale scrofulosa scorbutica, rachitica od anche idrocefalica egual- 
mente scorbutiche. Insieme col trattamento universale antiscorbutico ed eccitante 
o diuretico debbesi tostamente e molte volte nella giornata lavare la parte sfa- 
cellosa, ovvero per mezzo di piumaccioli di filaccia spalmarla di acidi vegeta- 
bili e dove la corruzione faccia progressi di acidi minerali e fra cui Swieten 
( /. c. pag. 767 ) attribuisce la maggiore virtù al muriatico , diluiti di acqua o 
mescolati col miele rosalo, o di una soluzione acqnosa di cloruro di calce. Nei 
casi assai gravi Swieten applicò lo stesso spirito di sale marino puro, come egli 
Jo chiama, e sempre con ottimo successo, a meno che insieme colla totale cor- 
ruzione delle gingivc non fosse già affetto l'osso mascellare. Le rozze fregagioni, 
eh*« comunemente ed a danno del malato si praticano nello scorbuto e nelle 
afte, dcuuosi as»olulaiuenle tralasciate (8iì). 



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CLOKOSI 



La cura della convalescenza non diversifica essenzialmente da quella neces- 
saria in seguilo alla lebbre putrida (V. §. I A$). 

Specie 2. Clorosi 

§. 1009. La clorosi ( chlorosis, ~ Bleichsucht, — da chlooros. verde palli- 
do ) è una specie di cachessia propria del sesso femminile , che attacca egual- 
mente le ragazze presso od anebe prima della pubertà, quanto le maritate gio- 
vani e le vedove, e che è distinta da colore smorto quasi latteo, o gialliccio, o 
verde, giallognolo, da emaciazione ( accompagnata o no da leucoflemmnzia ) da 
debolezza universale, soprattutto muscolare, da palpitazione di cuore, da mancan- 
za e scarsezza dei mestrui fuori del periodo della gravidanza, in luogo dei quali 
havvi blennorrea, e dal desiderio spesse volte di sostanze non esculenti. 

Cullen, P. Frank, A. G. Richler, in d a. ff'. 

FA. v. SicboM. ILindb, tur Et k. u. Ilei/, d. FranenùmmerkrankheiUn B. I. 
Jos. d. Marmasoss, Viss. iiunig. de ('Morosi. Vien i8i3. 
C. G. C»rus, Leltrb. d. GynùAotogie u. s. tv. a, ThJe. Dresd. 1822. 8. 
Jòrg, Frementi tnmer krankhtilen Leipz. 1822. 

§. 1010. Havvi sulle prime grande spossamento, pesantezza di tutto il corpo 
particolarmente ai lombi , alla regione sacrale ed alle estremila inferiori , inerzia 
ai movimenti , palpitazione di cuore e dispuea specialmente uel salir le scale , 
nel qual caso succede pure l'ansietà, disoresiia, indifferenza , amore alla solitu- 
dine , mestizia ed irascibilità A questi sintomi si uniscono quindi : la mutazione 
accennata del colore cutaneo eminente alla faccia colla congiuntiva pura , e le 
palpebre di un giallo brunazzo , pallidezza delle labbra, delle gingive, della lin- 
gua e delie caruncule lagrimali , dispnea angosciosa e palpitazione di cuore an- 
co nello stalo di quiete ; emaciazione con abito leucoflemmatico o coli' edema 
dei piedi ; cute alquanto fredda e secca ; polso piccolo contralto, o molle e de- 
bole, frequente ; mancanza dei mestrui, o scolo più del dovere scarso e difìicile, 
irregolare, ovvero cessato il loro ncorrimento, ed invece la blennorrea ; ordina - 
riamente nessun' istinto sessuale ; disorressia, anoressia, malacia, pica, nei soggetti 
delicati e sensibili cefalea frequente, tendenza alle lipoiirnie, spasmi diversi come 
nell' isterismo ; in molti dispepsia, acidità, alvo irregolare. Il sangue per qualun- 
que via evacuato è rosso dilavalo e poco coagulabile. 

S 101 1. Diversificano dalla clorosi quelle affezioni morbose, in coi viene im- 
pedito lo scolo dei mestrui per diversi ostacoli nella vagiua, 1' atresia , l'imene 
imperforato et. , ovvero già in corso si sopprimono in grazia di raffreddamento, 
di forti afftzioni dell' animo ec. , o rendonsi assai più scarsi. Imperciocché seb- 
bene tali affezioni possono esssere seguile da cachessia, non sono però corteggia- 
le da questa, ne offrono i singoli sintomi che competono alla cachessia cloroti- 
ca, uè sono puri, ma piuttosto ( come clorosi secondarie ) associali ai fenomeni 
della malattia principale. In questi casi la diagnosi non è sempre facile, anzi se 
mai vi avesse sospetto di recente gravidanza, è talvolta difficilissima. 

§. 1012. La clorosi suole decorrere lentamente e senza febbre. Quando si ag- 
grava vi si associano ora mali nervosi acuti o cronici , come : febbre nervosa , 
spasmi, corea di S. Vito, epilessia, malinconia, mania ; ora impetigini pertinaci, 
edemi dei piedi , idrope e sopra tutto 1' idrotorace e 1' idrocardia; sotto favo 
rcvoli circostanze lo scorbuto ; ora tosse sulle prime secca, asiai molesta, quindi 
con sspuli mucosi abbondanti, finalmente, febbre lenta depascente co' suoi feno- 
meni , ed il passaggio della tosse io lisi polmouale piluitosa , e per ultimo ul- 
cerosa. 



Di 



148 DELLl CACHESSIA 1!» Kfr&Cm 

§. 1013. Colle sezioni dei cadaveri, olire le alterazioni proprie dille malattia 
consecutive ora accennate, scopronsi; grande scarsezza di sangue, il quale è molto 
fluido e di colore oscuro, vizj del cuore specialmente floscezza, pallidezza c di- 
latazioni , e con non minore frequenza imperfetto «viluppo dell' uteio , e delle 
ovaie, oppure diverse drgeneraaioni, e lutti i muscoli estenuati ed esangui. 

§. 1014. La disposizione alla clorosi ora è connata ora acquisita, specialmen* 
te nelle fanciulle deboli, gracili, che crebbero rapidamente, di cute perciò tenue, 
molle, pallida, di muscolatura lassa, di ingegno prococe, di animo irritabile, ira- 
scibile, come nelle malatioce, mal natnte, scrofolose, racbiliclie, pittiitosc e ver- 
minose. — Alle cagioni eccitanti si ascrivono : gli alimenti di qualità inferiore, 
grossolani, farinosi, puramente vegetabili, insufficienti ; 1' aria impura, stagnante, 
umida ed umido fredda, i raffi eddamenli ; la vita oziosa o sedentaria il troppo 
sonno ; le malattie gravi ; le perdite di sangue o di altri umori ; le affezioni 
dell' animo ed i patemi deprimenti, specialmente gli affanni, la tristezza, i desi- 
derj non soddisfatti, 1' amore infelice, o non corrisposto ; 1' istinto sessuale pre- 
maturamente eccitato colle letture, colle conversazioni, ec. ; lo stesso istinto ec- 
cessivo non frenato ; la mastuprazione che per lo più cagiona ad un tempo 
la blennorrea ; finalmente anche diverse malattie universali , o che soprattutto 
attaccano gli organi sessuali, come : le febbri e le infiammHzioni di varia jorta , 
i mali da raffreddamento, le gravi perdite di sangue e di altri umori, le nevro- 
patie , le gravidanze , i parli, i puerperj assai debilitanti ec. , le qnali cagioni 
mentre riescono nelle fanciulle o nelle maritate prima a dovere mestruale sor- 
genti di clorosi, ne la generano secondaria e d' ordinario complicata. 

$. 1015. L' essenza della clorosi debbesi cercare nella sanguificazione imper- 
fetta con iscarsità di cruore, e quindi nell'imperfetto e ritardalo sviluppo di lutto 
il corpo , che non è abbastanza in sè stesso ed in maniera rassodato , da poter 
disporre delle notabili forze e della materia organica necessarie pella formazione 
delle parli sessuali e pel sostenimento delle lor/> funzioni ( U<chler). Lo svilup- 
po poi dei genitali e delle loro funzioni a ) od è prematuramente sollecito ri- 
spello a tutto V organismo, /- ) ovvero mentre 1' organismo non raggiunse ancora 
il grado conveniente di sviluppo , quello dei genitali tuttavia manca nella con- 
sueta eia c ) oppure appena manifestatosi si ferma ed interrompesi per V azione 
di nocevoli potenze e delle malattie superiormente menzionata. Da nò e fatile 
comprendere la genesi della clorosi primaria e secondaria. Onesta trae seco as- 
sociale non di rado le tracce ancora e gli effetti della malattia primaria, i quali 
richieggono tutta V attenzione rispetto alla diagnosi, alla prognosi ed alla cura. 

$. 1016. La clorosi è malattia che sempre [decorre con lentezza e dura a 
luogo , in leggiero grado non reca pericolo e sè si puonno allontanare le cagio- 
ni o le malattie principali, è di facile guarigione ; quando poi è di forza mag- 
giore e di assai lunga data, guarisce diffìcilmente , ed in grazia della derompn- 
sizionc del sangue , del consumamento delle forze , della febbre lenta, della di- 
struzione di organi nobili, dell' idrope ce. riesce pericolosa, e spesso mortale. 
La clorosi mite coli' avanzarsi dell' eia guarisce talora spontaneamente. — Le 
clorotiche spesse volle rimangono sterili, o facilmeute abortiscono, o mettono in 
luce figli senza vigore* 

S- 1017. La cura deve essere primamente diretta ad allontanare le cagioni oc- 
casionali e le nocevoli influente testé annoverate , od anco contra le malattie 
principali, per esempio la scrofola , e rispetto alla clorosi secondai ia a togliete 
la malattia primaiia di complicazione, od a possibil metile fiaccarne la forza. Ri- 
< hieggousi periamo I' aria pura, secca , moderatamente calda, il moto frequente 
del corpo ed ,i proporzionati lavori, la continua occupazione, le detrazioni, gli 
afflili aggradevoli, il vitto ben nutriente, di facile digestione, te. t e. C on quc.ti 



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CLOROSI 149 

•oli metti non è rarissimo il caio, che a poco a poco, ma peritamente ti gua- 
riica la clorosi tanto primaria che secondari», già scevra di complicazione, inci- 
piente e di grado leggiero. Quando poi si aggrava conviene operare contro l'es- 
senza delta malattia col dovuto riguardo al grado dei singoli sintomi urgenti od 
as*ai gravi, ed alia costituzione dell' ammalato tenera, irritabile, ovvéro lassa ed 
inerte, ed io guisa, che non solamente si asjrecbi incitamento alla vita in tutto 
1' organismo , ma che si corregga sopra tutto 1' universale assimilazione , la san- 
gnifir azione e la nutrizione , e che quindi si promuova e si rinforsi il normale 
sviluppo. Al quale oggetto oltre i soccorsi dietetici e psichici più sopra esposti 
si richieggono pure rimedj parte rinforzanti , parte abili ad indurre particolar- 
mente uoa migliore sanguificazione. Fra quelli appartengono i tonici amari, gli 
«maro aromatici e la corlccca peruviana ; fra questi il farro e gli acidi minera- 
li (83). 

E prima di intraprendere la cura diretta della clorosi è necessario togliere 
cosi la malattia principale, che ancora esistesse, con metodo conveniente , come 
la complicazione gastrica, od anche lo stato pituitoso sintomatico non infrequente 
degli organi digerenti, ricorrendo ai rimedj solventi evacuanti. Ciò nei soggetti 
lassi inerti e piluitosi debbesi eseguire colla dovuta energia e spesse volte cogli 
emetici. 

Premessa questa cura preparatoria ove occorra, altrimenti senza di essa, è con- 
veniente I' uso, quando vi abbia grande irritabilità nel sistema circolatorio , del- 
l' elisire acido dell' 'Hallcr coli' acqua e collo zucchero, quindi coi decotti amari 
di fumaria , di centiurea minore , di trifoglio fibrino , ecc. ; quaodo modica sia 
1' irntab.lità, come pure quando si scorga leucoflemmazia e leggiera poliblennia, 
l'uso depli amaro aromatici , come la camomilla, la matricana, l'assenzio, il 
calamo aromatico, la corteccia peruviana e specialmente il ferro non che i suoi 
preparati. Adoperasi o tostamente la limatura di ferro purissima con un oleo- 
aaccaro, ovvero, e ciò più comunemente, si premette 1 animi .trazione dilla tin- 
tura di malato di ferro, o 1* estratto, od i fiori di sale ammoniaco masjriali, e si 
passa quindi all' uso del ferro in sostanza. Operano pure egregiamente le acqon 
marziali particolarmente bevute alla fonte, come quelle di Sterubcrg, di Pyrmont, 
le Clausnese ec. (84). 

Che se p edominano la mobilità nervosa ed i sisitomi puramente nervosi, come 
la cefalea, la gastralgia, la tosse spasmodica, la colica catameniale ec. , dennosi 
coi primi rimedj prescrivere i sedativi i bagni tiepidi mollitivi , saponati , leg- 
giermente aromatici, gli infusi e le acque aromatiche miti di millefoglio, di me- 
lissa, di ambedue le specie di valeriana , di camomilla, di foglie d* arancio ec. , 
unendovi o no il castorio, il liquore di corno di cervo, 1' assa fetida ec ec. od 
anco i narcotici (85) 

S 1018. Riescirebbe inutile, o certamente tornerebbe a danno delle malate il 
tentativo per provocare con energia la mestruazione mancante o troppo scarsa , 
finché non si fosse vinta la cachessia, che costituisce la malattia principale. Gua- 
• rita questa puounosi i mestrui ancora peccanti nella scarsezza, o nella qualità, 
o nel periodo promuovere cautamente, e nel modo che verrà indicato in appresso 
parlando dell' amenorrea di soppressione. 

§ 1019. Si cura la convalescenza col fuggire le nocevoli sopraccennate po- 
tenze, col metodo nutriente, rinforzante ed eccitante, e col regime dietetico e psi- 
chico io relazione col restante della medicatura, avvertendo che vuol* praticarlo 
con ogni esattezza, ed in tutto ciò lungamente insistere. 

I 



♦ 



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DELLE CACHESSIE IX lSrEClE 



Specie 3. Morbo ceruleo. 

§. 1020. Chiamanti morbo ceruleo (morbus coeruleus y coerulosis , cyanosis , 
— Blausucht , ) una specie di cachessia distinta da colore ceruleo universale , 
più sviluppalo soprattutto nei luoghi vestiti di epidermide sottile, come alle lab- 
bra , alle caruncole, ai margini delle palpebre ec e dipendente da viziata orga- 
nizzazione del cuore, da insufficiente ossidazione del sangue nei polmoni, e dalla 
predominante sua indole venosa. 

Un colore più o meno livido segnatamente delle labbra, della faccia, e delle 
unghie scorgesi in tutte le malattie congiunte ad impedimento del riflusso del san- 
gue nel cuore, e quiudi a diminuita circolazione del sangue stesso nei polmoni, 
con ingorgamento pertanto del sistema venoso, ed imperfetta mutazione del san- 
gue nei polmoni. Per la qual cosa non è infrequente nelle infiammazioni della 
trachea e dei polmoni, nella tosse convulsiva , nelle ampie vomiche polmonali , 
neli' asma spasmodico, nell' idrotorace, ec. ; si è veduto sintomo universale palo- 
gnomonico nel colera orientale, e giusta le malattie principali ora è passeggiero, 
ora continuo. Ma che tali affezioni non debbansi rifeiire alla specie di cui èqui 
discorso, risulla già dalla sua defioizioue. 

Lenti n, lìeylràge z. ausùb Jrznryw. B. //. S. fi8. 
Fr. Mcckel, Handb. d. ptuhoì. Anat. II. I. ì>. ty& 

Kreysig. Vb. d. Krnkh de.% llertms. Thl. I. S. 3;i. u. TU. II, Abth. 2. 5. 788. 
A. Ù. Hicliter, Sjjtc. Thcrup. lì. ì'. S. 197. 218. 

§. 102 1 . J malattia rara, più di spesso connata, che sviluppatasi di poi. Nel 
primo caso il cuore od olire un vizio primario od un'imperfezione organica, oppure 
si rimane in quello stato , che è proprio dtl feto , anche dopo la nascita , cioè 
col foro ovale o col condono arterioso del Dolallo, o con l'uno e l'altro aperti. 
E questi sono vizi di formazione fra tutti i pessimi, giacche subito dopo la na- 
scita sogliono produrre la cianosi, la quale decorre con rapidità, e riesce iu breve 
mortale. Avvenne però talvolta che la permeabilità del foro ovale e la maggiore 
ristrettezza ad un tempo dell' arteria polmonale lasciassero lunga pezza durare 
la vita accompagtiata dalla cianosi. Quando la malattia si sviluppa qualche tem- 
po dopo la nascita , dennosi incolpare od il foro ovale di nuovo violentemente 
aperto forse in grazia del sangue slagnante nel ventricolo destro del cuore, op- 
pure la distruzione delle valvole, o di una parte del setto pclla suppurazione e 
peli* ulceramento. Da questa fonte la malattia può nascere in ogni età e per lo 
più torna io poco tempo cagione di morte 

§. 1022. 11 male si aggrava per qualunque eccitamento del cuore, e special- 
mente pei movimenti dai quali è cagionala ad un tempo oppressione ai precor- 
dj, ed ansietà senza molestie di respiro e senza dolore, ilavvi sempre grande di- 
sposizione alle emorragie, ed il sangue evacuato , anche arterioso , non è di un 
bel rosso, è poco coagulabile, anzi di una tinta rosso scura tendente al nero, e 
disciolto come nello scorbuto. 

$. 1023. La prognosi risulta dalle cose sin qui dette. 

La terapia, che non può essere che palliativa deve avere per oggelto di man- 
tenere la circolazione degli umori in tutto 1' organismo libera ed uniforme ; di 
difendere sollecitamente l'azione del cuore moderatissima da qualsiasi eccitamento 
e sforzo, e di correggere la massa del sangue troppo poco o»sidala. Tornerebbe 
superfluo loesporre anche in questo luogo i melodi ed i limedj, con cni raggiugnere 
tale intculo e basti solo l'accennare, che con una terapia razionale, con uucon 



? ed by Goo 



stato rrrriTOso 



151 



veniente regime e con una temperatura moderata assai accetta agli ammalati , 
puossi talvolta protrarre a lungo la vita di questi sgraziati individui (HO). 

Gbn. II. — Cachessie c«n prevalenti secrezioni morbose 
e vizj umori secreti. 

Specie I. Stato pituitoso. 

$. 1024. Lo stato pituitoso ( status piluitosus ; cacochymia pittùtosa ; poly- 
blennia di Swbdiaur ; — VerschUimung ì schleimigrr Zustand ) è una specie 
di cachessia, che si manifesta col pallore e colla lpocoflemmazia della cute , col 
freddo delle estremità, coli' adiuamia universale, colla pigrizia dei movimenti dei 
corpo e delle funzioni della mente e colla soverchia secrezione di pituita nella 
membrane mucose delle nari, della bocca e delle fauci, degli organi destinati alla 
respirazione , del ventricolo , del tubo intestinale , non che della vagina , ed in 
qualche raro caso anco dell' uretra. 

§. 1025. Fra i fenomeni dello slato pituitoso meritano speciale menzione la 
poliblcnnia polmonalc, ossia tosse pituitosa e la vaginale ovvero leucorrea be- 
nigna. La prima quando gli sputi si sono fatti somigliantissimi alla marcia, quando 
oltre il senso di peso premente sul petto ed i dolori degli arii analoghi ai reu- 
matici, vi ha già febbre lenta , manifesta sopra lutto alla sera , quando pertanto 
è già in corso la tisi dei polmoni detta notha o pituitosa , può facilmente in- 
gannare chi si limitasse ad un esame superficiale , facendogli credere trattarsi di 
tisi polmonalc ulcerosa , e tanto più facilmente in quanto clic gli esperimenti 
intorno alla marcia non ebbero risuhamento di caratteri infallibili, e la malattia 
aggravandosi degenera realmente in tisi ulcerosa. — La leucorrea benigna, può 
con altrettanto maggiore facilità simulare la sifilitica, quanto più il muco vagi- 
nale per la lunga ed inveterata malattia ebbe a soggiacere a degenerazioni ed a 
farsi turi io ed acre. In ambedue i casi ne viene schiarimento alla diagnosi dalla 
considerazione della disposizione alla malattia ; dalla febbre pituitosa che 1' am- 
malalo per avventura avesse superata ; dai catarri o dai reumatismi cronici o 
spesso ricorrenti ; dalla mancanza dei sintomi di preceduta infiammazione ; dall' 
apprezzamento delle cagioni eccitanti, che verranno ora esposte , del decorso c 
della durata della malattia presente ; dall' indole molto variabile del muco , e 
dagli -li-iti della terapia, della dieta, del regime e di varie accidentali influenze. 

I02(ì. La poliblennia è malattia cronica, che io leggiero grado e accom- 
pagnata da leggieri sintomi locali dura anni intieri, senza notabilmente disturbare 
la salute di chi ne è preso; che ocl tempo sereno, secco, moderatamente caldo, 
e peli' azione di convenienti stimoli sul fisico e sul morale si mitiga, e che anzi 
guarisce, a meno che da lungo tempo e troppo profondamente non abbia messe 
le sue radici nell' individuale costituzione. Ma sotto sfavorevoli circostanze può 
cangiarsi in gravi e continue alterazioni della digestione e della respirazione , e 
di maniera consecutiva in febbre pituitosa ed in febbre lenta, in tisi ulcerosa dei 
polmoni , in clorosi in idropisie ec, e mediaute queste malattie come anco per 
soffocazione ed apoplessia condurre a morte. 

§. 1027. Sono disposti alla poliblennia specialmente i fanciulli ed i vecchi, i 
soggetti flosci, deboli, flemmatici, scrofolosi, rachitici, malaticci. — Alle cagioni 
eccitanti appartengono quelle , che si accusavano abili a generare la febbre pi- 
tuitosa ( T. I. § 186 ). una costituzione particolare dall' aria epidemica ed en- 
demica/ 1' uso continuato a lungo di alimenti di inferiore qualità, fatui, fatinosi, 
crudi, di legumi e di altre sostanze teuaci e viscide; le abitazioni umide; l'umi- 
dità e V immondezza di ogni genere; la trascurala pulizia della cute; in parte i 



4 



1 52 DELL* CICk-rSSIR IH 1SPECIB 

verini intestinali ; qualunque «lira cagione capace di debilitare in iipecie la di* 
gestione e I' assimilazione, ec. ec. 

Cagionano poi specialmente la tosse e la tisi piluitosa , non che la leucorrea 
benigna, gli irritamenti gastrici continui; gì* irritamenti anco degli organi genitali 
idiopatici, aimpalici, fisici e psichici durevoli o spesse «olle ripetuti; il ralìredda- 
Dirnlo sovcul*; lo sviluppo imperfetto di varie malattie cutanee, come anche dcl- 
l'artrilido, c la soppressione cos'i di queste affezioni, come dei proflovj abituali. 

}s 1028. Dulie quali cose risu'ta, che la cagione prossima,- di q u està maialila 
non «ousisle già in un' irritazione od un' infiammazione della membrana mucosa 
delle delle parli, nell'asMQiilìasiOQC e nella sanguificazione viziala con soperchiai 
la di si.rositìi, in una grande lassezza dei solidi, ed in una congestione di umori 
tifile membrane mucose accompagnala da abbondante secrezione di muco ( V. 
T I. S 179 e 180. ). 

$ 102SJ. La pi agitosi debbesi conghiclturare dalla descrizione e dalla storia 
della malattia, non che dalle cose seguenti : la disposizione alla poliblennia , e 
questa slessa in grado leggiero non di rado hanno geliate cosi protonde radici 
nella costituzione individuale, da non potersi togliere senza dubbia o pericolosa 
metamorfosi di tulio I' organismo. Il lento decorso del male concede per verità 
tempo all' applicazione dei necessarj soccorri dell' aTle, ma d' altra parte ostano 
giaudemenlc alla guarigione la poca sensibilità di mito 1' organismo, specialmente 
delle prime \ie e dell.) cute, non che la diiìicoltà di togliere le abbondanti rac- 
colte piiuitose senza debilitare 1* ammalalo. 

§. 1030. La terapia deve occuparsi non solo ad allontanare le cagioni occa- 
sionali e le circostanze che sostengono ed aggrandiscono la malattia; ma in ispe- 
cie a correggere la digestione, la sanguificazione, e la nutrizione, ed a frenare la 
morbosa secrezione del muco. A questo scopo è talvrdta necessario innanzi irono 
di attenuare, sciogliere ed eliminare I* abbondante pituita raccolta nel ventricolo, 
uollc inteslina o nelle vie respiratorie coi rimedj solventi emetici , purganti , o 
starnutami) incidenti ed espettoranti. In appresso dennosì usare i solventi , che 
operano irritando, associati agli eccitanti ed ai tonici non però astringenti, come; 
\\ sale ammoniaco, 1' etiope antimoniale e minerale, lo zolfo doiaio d'antimonio 
C'd < a lomel ano, il tartaro emetico a ripartile dosi, le acque di Egra, Tossirmele 
sulhtico, la gomma ammoniaco, le resine, i balsami nativi, il rabarbaro col ta- 
rassaco, colla cicoria, colla fumaria , col trifoglio , rolla corteccia peruviana , o 
coli' Mseozio, coi fiori di camomilla; colla radice di calamo aromatico ce , av- 
vertendo di giovarne I' azione con frequenti frizioni e lavature della cute di ac- 
qua alquanto fredda, di vino, di alcool misto all' acqua e di spirito aromatico ; 
cr ine anco coli' uso di bagni tiepidi semplici o saponati, solforati, aromatici; col 
moto del coi po nella misura voluta dalle circostanze; colla dieta di facile dige- 
stione modicamente aromatizzata ; nou che col dimorare in paesi di aria pura e 
sieca, soprattutto alquanto montuosi. — Si consulti cùb che si espose iutorno 
alia terapia della febbre putrida nel Tomo I. $. l89 (<^7). 

Specie 2. Elmintiasi. 

f 

S- l'SIi DÌce»i elmintiasi l helminthiaus, ver'>n'tio, morbu* verminosus , — 
JT'urtnhritnkhcit^ Wnrmsucht, FJ r tirLesch'\vtrden) ì quella specie di cachessia ac- 
C'.m.-uiUmi allo stalo piUiìtojo, la quale, essenzialmente collegata colla generazione 
di vermi soprattutto intestinali, si manifesta non solo con sintomi comuni alla ca- 
chessìa piluitosa, ma eziandio con particolari fenomeni cagionali dai vermi. 



tLMia-rusi 



153 



M E. Bloch, Abhandlung v. d. Ertcugung der Eingewtidewmrmer m. d. Mittel widtr 

dieselben. M. I. Kupf. Par. ^Ha. 4. 
Jos. Leu-sfcld, Betchr. d. Baudwurmer u. deren Ihilmittcl. Wien. 170/1- 8. 
V. L. Brera. Mal. prakt. furtrzungen uh. d- vorndunstni Ein$>rwei<{f\vurmer. d. m. 

leb. Korps. 11. dir sng. Wttrmkh'en. A. d. /tal ubers, u. m. Zusàlzen versehen «. F. 

A. Weber. M. 5. Kupf. Lfcipi. i»o3. 4- 
C. A. Kudolphi , En oioorum /ustoria natur. Voi. Ut. Armici. 1808. 1810. — Ento- 

K'orum syrtnj>is rtc r. lab. trib. aeneis* Berull. i8»r). 8. 
Dr. Brtrmser, ub. leb. Wurmer im leb. Menschen. Eia liiichf. ausubendc Aerile. Mit. 

n. d. Saliti-, gei. Ab'Ald. uuf. 4. Tufeln. \\ien. i8i9. 4- 

§. 1032. Varie specie di questi mimali vannero rìai succitati autori benemeriti 
intorno 1' elmintologia trovati eziandio Inori del tubo intestinale', come la tema 
idatigena ( taenia hjdatigena ), die si è scoperta in presso che tulle le parli 
interne del corpo; la filaria (philaria) nelle esterne; lo stronfilo gigante (stron- 
g Vitti gigas ) nei reni, il distoma epatico {distoma hepaticum) nella cistifel- 
lea; il poljstoma pinguicola {Vielloch) come osservò Treutler, nell'adipe dell' 
ovaja, ec. ; ma in questo luogo devesi far menzione di quelli che abitano le in- 
testina, e che giusta gli iilmintologi sono ivi primariamente generati. Tali vermi, 
attenendoci a Bremser ( op. cit. p. 76. ), sono cinque, cioè: 1 ) il tricocefalo 
( tri*ocephaln$ dispar, — der Peitschenwurm , Haarkopf) per lo più unico e 
Maliziarne Dell' intestino ceco ; 2 ) V ossiuride vermicolare ( oxyuiisrermicu- 
laris, ~ der Pfriemensehwanz), che trovasi negli intestini crassi, e specialmente 
nel retto; 3 ( l* ascaride lombricoidc ( ascaris lumbricoides y der Spuhvium ), 
che vive nei tenui; 4 ) il botriocefalo (botriocrphalus latus, taenia lata, —dir 
breìlgliedrige Bamd-wurm ) rarissimo nei nostri paesi, frequente nella Svizzera, 
in Francia ce ; 5 ) e la tenia dell' uomo ( taenia solitim, — der Keltcnwurm, 
der longgludrige Band-wutm ) comune presso noi , la quale egualmente che il 
botrioci filo ha la sua sede negli intestini tenui. ( V. T. I. §. 195 (88). 

$• 1033 Non di rado esistono nel tubo intestinale alcuni vermi seuza che ra- 
gionino «intorni morbosi , altre volle invece determinano i seguenti : a ) idiopa- 
ticamente collo strisciare, col succhiare , col mordere , ora anoressia , ora fame 
smodata soprattutto alla notte, con desiderio di cibi solidi e farinosi, sete forte 
alla mattina, fiato mucoso-dolcigno , lingua coperta di denso muco , salivazione, 
nausea, voinilurizioni a ventricolo ancor digiuno e dopo i cibi dolci, vomito e- 
tiaudio di fluido limpido sieroso, cenestesi in generale alterata dopo aver preso 
«Iella senape, delle cipolle, dell'aglio, del cren, dell'accio ce ; tornimi e dolori 
colici, specialmente alla regione ombilicale, che spesse volte assalgono di un su- 
bito, e di un subito parimente cessano, e che cedono ordinariamente all'uso del 
latte ; addomine rigonfio con ansietà e- dispnea, e stitichezza soventi volle altcr- 
uaute colla diarrea e col tenesmo ; b ) simpaticamente : prurito delle nari òhe 
eccita a stropicciarle, aiteiazioni dell' odoralo : pupilla dilatata , fotopsia , niir- 
tnecopsia, diplopia, amaurosi passepgiera, cerchi lividi intorno agli occhi, spasmi 
delle palpebre e stravolgimento del bulbo; stridore dei denti, spaventi nel son- 
no, che è disturbato da sogni ; faccia pallida spesso variante ; cardiopalmo, polso 
frequente a duro, talvolta intf rmii lente ; dispnea con tosse secca; orine pallide, 
toihide come il siero di latte; sudori che vengono di acidità; vertigine, sussurro 
delle orecchie, più di rado varie convulsioni e fot me di spasmi, la corea di S- 
Vito, P epilessia, la catalessi ; conia, delirio, paralisi fuggevoli, alalia, dolori di 
diverse parti senza alcuo altra cagione ; vaiiabile umore per lo più fastidioso e 
cattivo : in alcuni casi edema della faccia, delle palpebre, delle estremità e t< li- 
bre verminosa ( V. T. 1. p. 106. ) ; finalmente a malattia inoltrata e trascurata 
tabe, febbre etica con i suoi soliti fenomeni ed effetti. 



1 



154 



DELLE CACHESSIE !» ISPECTE 



I tricocefali in ispecie che ben di spesso Irovansi nei cadaveri, non cagionano 
fenomeni di sorta , che ne dinoti l' esistenza ; gli ossiuritli vermicolari eccitano 

rir'to all' ano specialmente verso sera sotto il tiepore del letto, tenesmo, fiossi 
muco e di sangue dall'intestino retto; nelle ragazze , se vanno ad annidare 
nella vagina, prurito intollerabile, copiosa blcnnorrea, infiammazione, e per que- 
sto non di rado inducono alla rnastuprazione , e nelle più adulte recano pru- 
rito forte e salacità ; — le lenir fanno provare sovente delle punture subitanee 
quasi come recate da uno spillo, o morsicature nell' epigastrio soprattutto alla 
regione del ventricolo ; oltre di ciò un senso di peso come corpo, che cangi si- 
tuazione nell' addominc, e che ivi ed al dorso determini freddo ; movimenti on- 
dosi particolari intorno all' ombilico , che talvolta ricorrono ogni mese , che si 
aggravano prendendo rimedi acidi, amari, ec. , e che in alcuni casi passano in 
ansietà, spasmi e lipolimie, e nelle femmine soventi volte incomodi simulanti la 
gravidanza. Ciò nullameno in breve suolsi rendere certa la presenza delle tenie 
pel la evacuazione di alcuni loro pezzetti. 

§. 1034. I soli enumerati sintomi non schiariscono del tutto la diagnosi; im- 
perocché sono pure originati da irritamenti e da mali gastrici diversi, e molti di 
essi considerati separatamente dall' idrocefalo ; — ne può fornire la desiderala 
certezza la considerazione intorno alla disposizione ed alle cause eccitanti, dap- 
poiché si quella che queste puonno bensì in un dato caso aversi , e non essere 
per ancora derivata 1' elmintiasi. Che se è posta fuori di dubbio la presenza dei 
vermi per l'avvenuta loro evacuazione , non è per questo, né pel seguilo alle- 
viamento o polla scomparsa dei preceduti sintomi con pari certezza dimostrato 
anco il rapporto causale, che passava fra i vermi ed i fenomeni della malattia, 
nè si cooosce qual parte i vermi slessi avessero in tali fenomeni, poiché lo sce- 
mamente e la guarigione del male sembra che non di rado si debbano pinco ■ 
«lo ascrivere agli adoperali rimedi. 

§. 1035. Dispongono all' elmintiasi I' eia infantile e puerile, la debolezza, la 
floscezza universale, particolarmente la diatesi scrofolosa e rachitica, la poliblcn- 
nia, ed in upecie la debolezza e 1' aionia del ventricolo e delle intestina, la di- 
gestione languida, imperfetta , viziosa , l'abbondanza di muco e di pituita nelle 
prime vie, e quindi di maniera rimota tutte le circostanze abili a recare tali 
morbose condizioni. — Alle cagioni eccitami appartengono : il cibarsi per lun- 
ga pezza di sostanze difficili a digerirsi, tenaci, mucilaginose, od anche giovanti 
la polichimia, e la poliblennia e specialmente gli alimenti grassi, farinosi e fatti 
di latte, un genere di vita ozioso, inerte , senza molo ; i patemi deprimenti ; le 
abitazioni umide, oscure , fredde ; il tempo che coutioai a lungo nebbioso, umi- 
do, piovoso e freddo, ec. 

Le quali cose tulle considerate si concepisce, per qual ragione , giusta comu- 
nissime osservazioni, la fame palila dall' individuo in cui annidano i vermi sia 
il nemico più molesto dei vermi stessi, e per qnal ragione, come asserisce fìrem- 
scr, un villo parco e poco nutriente non sia propizio alla generazione dei ver- 
mi intestinali. Da ciò pure intendesi almeno in parte , perchè negli ammalati , 
specialmente nei fanciulli, che ricusano di prendere qualsiasi alimento , accada 
senza 1' uso di alcun medicamento 1' uscita dei vermi dall' ano e persino dalla 
bocca perchè in alcune malattie, soppraltutlo tifose, putride ed intermittenti si 
evacuino in gran numero, e perchè finalmente l'elmintiasi si osservi anche en- 
demica e talvolta epidemica. 

§. 1036. Siccome i vermi intestinali non si rinvengono mai fuori dell' umano 
organismo , e si trovano invece in questo persino nello stesso fclo , sembra che 
possano formarsi di per sè mediante la cosi detta generazione spontanea od equi ■ 
\oca ì o, come meglio ama nommaila Bmìmser, primitiva, e propagarsi colla ge - 



ELMINTIASI 155 

aerazione. È assai probabile clic si originino cogli umori secreti nelle prime vie 
viziati nella qualità, od almeno accumulati in troppa quantità, siccome materie 
animalizzate e tuttavia prive di forma ; ma di quale maniera ciò avvenga , ci è 
affatto ignoto. 

§. 1037. La prognosi risulta dalle cose sin qui dette. Si aggiunga : che la 
malattia travaglia talvolta 1' uomo dal suo primo nascere sino all' età avanzata 
ed alla morte; che se è mite non è accompagnata da alcun sintoma o da ben 
pochi e leggieri; se grave da molti e grandi, che tormentano per lo meno a pe- 
riodi T infermo, e che sebbene 1' elmintiasi occorra frequente noli* età infantile, 
non è però la sorgente di tutti i mali, di cui tanto sovente si incolpa. 

L' opinione che i vermi perforino talvolta le intestina , e che perciò rechino 
la morte , sembra scevra <)' appoggio ; giacché le osservazioni [di Rudolphi ci 
ammaestrano, che i vermi mancano degli organi necessari per tale trafosameuto. 
— E tuttavia dimostralo, che mediante un pertugio ulceroso delle intestina ve- 
nuto da un' infiammazione limitata indotta dai vermi o da altre cagioni , peue* 
trarono nella cavità addominale, e persino escirono dalle ernie incarcerale. 

All' accostarsi del plenilunio i sintomi verminosi spesse volle si esasperano. 

Una progoosi favorevole non puossi tanto argomentare dall' evacuazione dei 
vermi viventi , o morti , o parzialmente putrefalli , — nei soggetti travagliati 
dalla tenia, non tanto dall' uscita della testa , e quindi dall' avvenuto scerni- 
mento o dalla temporaria scomparsa degli incomodi, quanto piuttosto dalla cor- 
retta individuale disposizioni, specialmente delle prime vie, ad alimentare ed in- 
generare i vermi stessi. 

S- 1038. E pertanto oggetto della terapia non debbe essere quello soltanto 
di dissipare togliendo la cagione occasionale, cioè ì vermi, i sintomi morbosi, 
che da essi dipendono, ma di correggere eziandio la disposizione universale e- 
guai mente che del tubo intestinale, e di distruggere gli effetti lasciali parte dai 
vermi, parte dal trattamento necessariamente contro di essi praticalo (89). 

S- 1039. Servono ad evacuare i vermi: a) i tonici roboranti in generale, a- 
bili a togliere la cachessia principale sorgente dell'elmintiasi; b) gli antelmin- 
tici, i rimedi cioè nocevoli ai vermi di maniera meccanica o specifica , ed alti 
a debilitarli od ucciderli, c ) ed i purganti. 

a ) Appartengono ai medicamenti tonici gli amari ed amaro- aromatici noli. 

b ) Agli antelmintici, molti de' quali giovano eziandio eccitando e rinforzan- 
do : i semi di santonico e di tanaceto, l'assenzio, 1' aglio, le cipolle, il dittamo 
bianco, la valeriana, il poiipodio felce maschio, la corteccia verde delle noci, 
1' assa fetida, la caufoia, I' olio di trementina, il petrolio , I' olio di corno di 
cervo empireumatico e rettificato ossia del Dippel ; il calomelano, il tartaro e- 
mitico a piccoli dosi, i fiori di zolfo, il sale ammoniaco, l'acqua di calce , il 
rourialo di barile, la limatuia di ferro, il solfato di ferro artificiale , lo stagno in 
lunatura e granulalo, i fiori di zinco ; finalmente l'acqua fredda bevuta in grande 
quantità, e soprattutto le minerali saline ( Itosestvin, Pallas , Rudolphi, Brcn- 
ser ). La virtù di qursli rimedj reudesi maggiore quando prtndousi la mattina a 
stomaco digiuno, dopo aver tenuto 1' ammalato a più ristretta dieta, e premesso 
1' uso di cibi mollo salati, o condili con nglio o cipolle, di radici di carote, ce. 
Quaudo lo stomaco sia aggravalo da molla pituita dibbonsi premettere od unire 
i limedj solventi, particolarmente salini, od emetici , o purganli , od invece di 
tratto iu trailo porgerli interpolatamente coi primi se di questi richiedesi uo 
uso a lungo continuato. Quando vi abbia debolezza ed atonia si ricorre .ir li ec- 
citanti e roboranti, se predominano grande sensibilità, dolori colici, spasmi, con- 
vulsioni ce. , devonsi fra gli atitclminlici trascegliere i sedativi e gli antispasmo- 
dici, oppure adoperare insieme le misture oleose , gli olj addolciti, i bagni tie- 
pidi , ce. 



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15C DF.LLE CACBfMII I» KfEClE 

e ) Ai purganti, i quali per una parte giovano 1' evacuazione dei vermi, per 
P altra in grazia dell' azione fortissima tanto sui vermi, quanto sul ventricolo e 
sul tubo intestuiale, effettuano !' evacuazione slessa, si riferiscono : gli oij grassi 
a dosi forti, ipecialmeote l'olio di ricino; il sale amaro; il rabarbaro; la sena ; 
la gialappa, ' a graziola, la gomma gotta; P elleboro nero e bianco; Paloe, Po- 
lio di croton tiglio , il calomelano a grandi dosi ; la geofrea del Surioam ; 1' 
hclminthochorton; il chenopodio antelmintico; la spigelia aotelmintica ; la cor- 
leccia delle radici di pomo granato, ec. ec. 

Finalmente si adoperai! » antelmintici specifici e purganti uniti fra di loro in 
diversa maniera, come ce ne olfrono esempio P elelluario antelmintico di Stocrck, 
e pai errili medicamenti vantati contro le tenie. Giusta quauto però riferiscono 
SBHMBRT e Hhkmskh ( /. e p. \bl. ), il metodo ebe fornisce più sicuri effetti » 
si è quello di amministrare primamente i più puri antelmintici e quindi i pur- 
ganti. 

KKlO. Vi hanno eziandio rimedi contro i vermi vantati per uso esterno , 
mala loro applicaziuue è limitata od ai casi di coliche verminose, od a quelli di 
cui gli ammalali, in ispecie i fanciulli, riuniscono assolutamente i rimedi inter- 
ni; e non è poi a credersi che possano del tutto rimpiazzare questi ultimi. Bkevt- 
ser (/ c. pag. *57. e seguenti. ). E qui- dobbiamo accennare le unzioni col- 
P olio di caj. pul, vantale insieme coi bagni tiepidi da Rudolphi contro le co- 
liche verminose, le unzioni di petrolio con succo spremuto di aglio e con fiele 
di bue recente ( Melliti y ; gli epitemi d' aglio, di erba di linaria, di erba di ta- 
naceto e di eiba d' assenzio coli' aceto ( Lower, Schenk ); i linimenti e gli un- 
guenti fatti di fiele di bue, o di sapone ven. to , eoo olio di tanaceto , o colla 
canfora, o coli' aloe ce. , ed i clisteri di vari medicamenti del novero dei leste 
menzionati. 

S- lO'll. Gli ascaridi o gli ossiuridi vermicolari, che d'ordinario trovanti in gran 
numero, che a»sai difficilmente vengono attaccati dai medicamenti, sinché occupano 
la parte supc riore degli intestini crassi, e che ancor più diflìcilmente si distruggono 
in grazia della grande loro propagazione, debbonsi spingere in basso verso l'intesti- 
no rollo, e quindi evacuare. Al primo oggetto servono il seme santo, la valeria- 
na ec. in combinazione a dosi (ali di rabarbaro, di gialappa ec. che cagionino 
poche scariche liquide, lìremser raccomanda P elettuario antelmintico di Stocrk 
con dose però minore di gialappa ( /. e p. 265.). Ecco la formula: 
ltp. Sem. cin. rei. tanacet. rud. coni. ime. scm. 

Pulv. rad. valer, s. ds. duas 

Pulv. rad. jalap. dr. sem. — scr. duos 

Pulv. are. dupl. dr. un. et semis — duas 

Oxym. scillit. q. s. ut. f. elect. 

D. &. da prendersi un cucchiajo da caffè due, 
tre volte al giorno. 

Pel secondo scopo tornano giovevoli parecchi degli annoverali medicamenti 
tanto specifici, quanto puiganti, che evacualo primamente P alvo, dennosi usare 
direttamente. Tali sono: i clisteri di un qualche olio grasso, d'acqua fredda con 
sale o miele, di latte con aglio colto ed aloe stemperatovi, di infusi di semi di 
tanaceto, di radice di valeriana, di erba d' assenzio ec., con ojio empireumatico 
di corno di cervo o con Passa fetida ; — i suppositorj di lardo, di sapone o di 
aloe con miele; — i vapori di lalte bollente introdotti nell'ano ed in caso per- 
tinace P uso ad un tempo dei purgami salini. 

S 10^2. Gli ascaridi lombricoidi ai assaliscono e si scacciaoo coi rimedj so- 
pra accennati col dovuto riguardo alle circostanze , che ne favoriscono la gene- 
razione. Gode veramente di egregia virtù il menzionalo elelluario antclminlico 



■LIMITIMI H>7 

amministrato alla Jose di on pircolo cucchilo due o tre volle il giorno, sicché 
produca alcune 'cariche molli, non liquide ; e cos'i pure sono assai utili le poi» 
veri usate da Brems^r (/. c. />. 2*>8. ) composte di radice di gialappa di foglie 
di sena e di tartaro vetriolato ; finalmente per prevenire le recidive specialmente 
nei soggetti lassi e leucoflemmatici le gocce toniche (ivi pag. 259. ) e ad un 
tempo evacuanti. 

1043. É per lo più cosa difficilissima lo scacciare le tenie , le quali non 
cedono che a dosi fortissime dei detti antelmintici, ed all' uso dei purganti dra- 
stici insieme con un alimento parchissimo, di facile digestione, salato assai , dei 
pesci di salamoja, ec. Sono assai lodati già da gran tempo contro le tenie i se- 
guenti riincdj a dosi forti: la polvere di radice di polipodio felce maschio , lo 
stagno, in limatura, e granulato, 1' olio di ricino americano; la gomma gotta, la 
scamonea, la gialappa, la graziola, il calomelano ec, che pure di tempo in tem- 
po si spacciarono siccome specifici secreti. Vantati furono pure diversi metodi 
di amministrarli, sul quale argomento trovasi in Brem<er un* esposizione ed un 
analisi critica meritevole d' essere letta (l. c. p. 172*191.). Ecco i principali : 

Scile prescrive alla sera alcuni cucchiai di un qualche olio grasso , e nella 
mattina del successivo giorno per gli adulti dieci grani di gomma gotta; trascor- 
se due ore senza che la tenia siasi evacuata, ripete la dose, e fa insieme appli- 
care un clistere di latte. Che se passate due altre ore tuttavia non avvenne l'u- 
scita del verme, e non vi abbia forte irritazione delle pnme vie, ricorre per la 
terza volta ad una dose eguale di gomma gutta. Chi sciite questo metodo, deve 
essere molto avveduto e prudente, affinchè la cura siesta non riesca dannosa. 

Odìer, il quale pel primo presso di noi raccomandò I" olio di ricino ameri- 
cano, porge nella mattina agli adulti tre dramme di polvere di radice di poli- 
podio felce maschio, e dopo due ore tre once di questo olio, ed un cucchiajo 
grande dello stesso rimedio ogni mezz' ora in un po' di brodo. 

Il metodo Nufjeriano^ che è più efficace contro il botriocefalo , che la tenia 
solium, è composto di quattro ordinazioni, cioè: I) di una zuppa od una panati- 
la fatta con una libbra e mezza di acqua, due once di panel). anco, due o tre on- 
ce di butirro fresco, e la necessaria quantità di sale; 2) di un clistere emollien- 
te di decotto preparato con un piccolo pugno di foglie di malva e d' altea, con 
due once di olio di oliva ed un po' di sale; 3) di due o tre dramme di pol- 
vere alcolizzata di radice di polipodio felce maschio raccolto d' autunno, in sei 
once di acqua di tanaceto, o di fiori di tiglio, o di acqua comune; f \ ) e di un 
bolo composto di dieci grani di calomelano ed altrettanti di scamonea, e di sei 
a sette di gomma gotta con bastante quantità di conserva di giacinto. I.a zuppa 
accennata al N. 1. si porge alle sette od otto on* di sera, coli' avvertenza che 
l'ammalato dal pranzo, che drbb' essere pirco, in poi non abbia preso alcun 
altro alimento, e dopo un quarto d' ora si può concedere un po' di vino con 
pane biscotto ; in seguilo si applica il clistere ( IV. 2 ) se I' infermo in quel 
giorno non ebbe beneficio di corpo, ed in generale se va soggetto a sHirhezzn : 
si avverte che lo ritenga quanto più può, e che quindi se ne vada a letto. INVI 
giorno seguente di buon mattino, trascorse otto o nove »<tc dacché 1* ammalato 
mangiò la panatella, deve prendere lo specifico indicato al N. 3 restando aiv 
cora in letto, e perchè non sia colto da vonuturiz!<»ne o da vomito , come di 
spesso accade , gli si fa masticare della corteccia di cedro o qualche altra cosa 
simile, senza però che inghiottisca, o gli si fa fiutare dell aceto. .Se ad onta di 
ciò avesse vomito, lasci passare la nausea, poi ripeta la «Uess» d»->«<', e procuri di 
addormentarsi. Dopo due ore si alzi ed inghiottisca il bolo menzionato ai IN. f \. 
soprabbevendovi una o due tazze di inluso leggiero di i»» verde, e passeggi nella; 
stanza. Quando incomincia l'azione del drastico l' infermo prende frutto tratto 



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158 DELLE CACHESSIE II» ISPECW 

una tazza di tè, «indir accade V evacuazione del verme ; allora soltanto , non 
prima, può bere una lazza di brodo di carne e poco appresso una seconda. Do- 
po un modico pranzo se ne va a letto, o fa un piccolo (passeggio ; alla cena 
prende poco cibo e di facile digestione. Quegli ammalati cbe non poterono te- 
nere sullo stomaco tutto il bolo, o che non ne furono abbastanza purgati, deano 
dopo quattro ore prendere da due ad otto dramme di sale di Sedlitz o di Epsom 
sciolto in una tazza d' acqua bollente. A quegli altri cbe non evacuano la tenia 
in forma di un gomitolo , ma che esce lentamente giusta la lunghezza , come 
suole accadere quando vi ha copiosissimo muco, raccomanda mad. buffer che 
si rimangano sulla comodili, senza estrarre coi mezzi meccanici il verme, e che 
bevano uua o due tazze di infuso di tè verde alquanto caldo e non riescendo 
sufliciente soccoiso , che prendano il sale amaro , uè si alzino finché il verme 
slesso non siasi eipulso. Quando la tenia venne evacuata prima dell'uso del bo- 
lo, NuJJer non ne porgeva che due terze parti , od in sua vece il sale amaro. 
— Se poi il verme non si evacuò nè durante la giornata, uè alla notte segueu- 
te, propose che tosto al nuovo giorno si dovesse ripetere lo specifico ed in luo- 
go del bolo il sale amaro e che 1* infermo si attenesse allo stesso regime del 
precedente giorno. 

Chi segue la cura di Herrcnschwand prende per due giorni mattina e sera 
una dramma di polvere di radice di polipodio felce maschio, e nella mattina 
del terzo giorno a stomaco digiuno una polvere di dodici grani di gomma gut- 
la, mezza dramma di sale tV assenzio neutro e due grani di sapone di Starkci; 
poco dopo usato questo rimedio accade per una o due volte il vomito , e ne 
seguono altrettante scariche alvine, che cedono sotto 1' uso dell' acqua lepida o 
di un infuso teato ; trascorse poi tre ore 1' ammalato prende un'oncia di olio di 
ricino americano in una tazza di brodo di carne. La dose dell'olio si ripete dopo 
un' ora, e se la tenia non esce si ripete aucora dopo Ire ore. Quando ciò nul- 
lameno il varine non venne espuho si applica all'ammalalo verso sera un cli- 
stere di parli eguali di acqua e di latte con tre ouce di olio di ricino. «— Brctn- 
ser cofida poco e nel rimedio e nel metodo. 

Alslon primamente somministra agli ammalali un pnrgane di decotto infuso 
di radice, di gambi e di foglie di sena con manua ; nel secondo giorno di mat- 
tina a stomaco digiuno un' oncia di slagno puro passalo per uno staccio fluis- 
simo cou quattro once di sciroppo semplice; nel terzo e nel quarto giorno mez- 
za oncia di polvere di stagno con due once di sciroppo semplice, e uel quinti» 
di nuovo il sopraddetto purgante. — Pallas e Bremser ritengono soltanto mo- 
mentanea 1' efficacia di tale rimedio, e quest' ultimo aggiugne, che gli ammalali 
tornarono entro tre mesi ad offrire l' elmintiasi dimostrando colla evacuazione 
di nuovi pezzetti di vermi 1' insufficienza del trattamento; 

P. Framk ( Epito»i. L. VI. P. HI. p. 286. ce. ) ordinò con effetto dopo tre 
giorni di vitto leggiero e di conveniente regime un elettuario denso di un'oncia 
di purissimo stagno inglese gramolato e di tre dramme di estratto d' assenzio 
con sufficiente quantità di sciroppo semplice o di miele despumato. Usò di que- 
sto elettuario nella quantità di una grossa noce quattro volte al giorno, e se 
consumate due iutiere dosi di elettuario ti verme tuttavia non si era exacuato , 
vi aggiugneva dtM dramme di polvere di radice di gialappa. — Scacciò pure fe- 
licemente la tenia solium (/. c. p. 287.) amministrando alla sera dopo un di- 
giuno abbastanza rigoroso per alcuni giorni due o tre dramme di radice di po- 
lipodio felce maschio ncll' acqua fredda, e nel secondo giorno una mezz' oncia 
di olio di ricino americano ogni due ore, sinché produceva tre o quattro sca- 
riche. 

Il iratiamculo di Matthieu comprende le seguenti due formule* 



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> 



TA11E INFANTILE 



a) Rp. Limai, stari n. angl. puri ss. une. un. 

Pulv. rad.- fil. mar. dr. sex. 

Pulv. lem eia. une. semis. 

Pai. rad. jalap. resiuos. 

Pulv. sai. poi ychrest. aa. dr. un. 

M. f. c. meli, couimua. s. q. electuar. 
ò) Kp. Pulv. rad. jalap. resinos. 

Pulv. sai. poi v dir est. aa. scr. duos. 

Pulv. scaiumoo. aiepeos scr. un. 

Pulv. guuim. gutt. gr. decent- 
ri, f. c. nielle communi electuarium. 

Previo per alcuni giorni un vitto parco, leggiero e mollo salato di panalelle, 
di vegetabili ec, si amministra all'ammalato l'elettuario a) ad un piccolo cuccliiajo 
ogni due ore per due o tre giorni , fino a lauto cioè che prova sensazioni dei 
verme negli intestini (?) ; quindi pure un piccolo cuccln'ajo dell' elelluario b ) 
ogni due ore, fioche il verme esca. Che se dopo consumalo 1' eletluario non ne 
avvenne I' evacuazione, si porgono alcuni cucchiai di olio di ricino fresco, o si 
applica un clistere collo slesso medicamento. La dose varia giusta 1' età, la co- 
stituzione individuale ed il sesso. Questa è per verità una miscela singolare, ma 
io stesso 1' ho trovata efficace in parecchi casi. 

Vuoisi evitare, quando il verme esce per una parte dall'ano, di praticare su 
di esso alcuu tentativo per estrarlo; l'ammalato si rimanga piultosto in posizione 
quieta, ed il verme si immerga nel latte tiepido , ma se incominciasse a spin- 
gersi ancora indentro, si assicuri con un filo. 

Bremser vanta assai per evacuare la tenia solium V olio di Chabert sotto il 
nome di olio antelmintico. Si ottiene quest'olio mescolando insieme una parte di 
olio empireumatico e tre di olio di trementina , e dopo quattro giorni distil- 
lando il miscuglio a bagno maria sino a raccoglierne tre quarte parti , che si 
conservano all'uso. Si incomincia il trattamento coll'eleltuano superiormente ac- 
cennato, che debbesi prendere della slessa maniera che contro gli ascaridi; con- 
sumato questo Bremser amministra ogni giorno mattina e aera due cucchiai da 
calle del detto olio antelmintico nell'acqua , per toglire tostamente 1' odore in- 
grato del quale consiglia di soprabbevervi alcuni sorsi di acqua inghiottendola 
con qualche sforzo, e per correggere il sapore di masticare un po'di cannella o 
di garofani. Dopo aver prese due once e mezza o tre di questo medicamento, 
e per ciò dopo circa dieci o dodici giorni porge di mezzo un purgante mite , 
per esempio di polvere di radice di gialappa, di foglie di sena e di arcano du- 
plicato, e quindi continua l'uso dell'olio antelmintico. Procedendo di questa ma- 
niera Bremser suole aramiuisirare quattro o cinque once di quel medicamento, 
e ne'casi pertinaci sino sei a selle. Pare che a compimento della cura radicale 
si rich egga tale uso continuato , e che con ciò si tolga la disposizioue all' el- 
mintiasi, od almeno che si uccidano i vermi usciti dagli uow involti nel muco 
intestinale. 

Rispello alla dieta proibisce soltanto tutto ciò, che giova lo stato pituitoso, e 
che quindi porge opportunità alla generazione dei vermi. Per regola dichiara 
essere superflua una cura secondaria: ma in que' soggetti, in cui scorge grande 
opportunità alla poliblennia ed all'elmintiasi, prescrive di continuare per alcune 
settimane nell'uso delle gocce tonico- evacuanti (dieci sino a trenta nell'acqua o 
nel viuo tre o quattro volte il giorno) costituite di una dramma di tintura di 
aloe composta dal D. V. di un'oucia di tintura di marte pomata e di mezz'on- 
cia di elisire vclnolico inglese dei 1). di Lon. ( pag. 259.) — Pensa che V u- 



160 DELLE CACHESSIE 01 ISPECJE 

nico sicuro criterio d' essersi V infermo liberato dalla tenia , consista nel non 
evaruarc più mai nel volgere di un trimestre pezzetti di quel verme. 

L'analogo uso dell' olio di trementina contro la tenia continuato lungamente 
a piccole dosi è più sicuro , e più certamente conduce 1' infermo a guarigione, 
clic 1' amministrazione di enormi dosi vantata dagli inglesi Burrow , Thomson 
ed altri. . 

Dreton ottenne in otto casi effetto certo e prontissimo dalla eorteccia di ra- 
dice di pomo granato in decotto ed in polvere. Si fanno bollire due once di 
corteccia di radice recente in Ire libbre d'acqua alla rimanenza di un* libbra e 
mezza , e se ne porge alia mattina una quarta parte ogni mezz' ora .Vuoisi eh* 
U tenia ancor vivente siasi evacuata dopo un'ora senta cattivi laterali effetti. E 
rispetto alla formola della polvere se ne dà uno scropolo ai fanciulli ed alle 
ragizze, e due scropoli agli adulti ogni mezz'ora per tre o quattro volte. I orniti 
esperimenti praticati eziandio in Vienna confermano 1' egregia virtù di «fucilo 
medicemento iKòstlf.r, Meisinger, Jutma.n.v, in Ned- Jahrb.D. XV. pag. Vìi, 
et B. XVI- pag. 611.). 

Non mancano medici, che sull'esempio di Puccinotti raccomandano l'olio dì 
croton tiglio. Premessa per tre giorni una dieta limitata consigliano di ammini- 
strare una goccia in una tazza di brodo di carne- — 11 nuovo metodi di scac- 
ciare la tenia del Dottore Schmtdt (Tlnjeland's Jonrn. der. pr. II, 1828. Au- 
gusl.) non è ancora convalidato da sicuri esperimenti (90). 

. 1044. Quando evacuati i vermi vi ha necessità di rinforzare tutto 1' orga 
nismo e specialmente le prime vie, convengono i noti rimedi tonici, soprattutto 
gli amari e gli amari aromatici, i preparati di ferro, le acque marziali, il vino, 
il vitto non irritante, di facile digestione, il molo, l'aria pura, ec. Nella conve- 
niente applicazione e direzione di questi soccorsi consiste la cura della eom»a- 
lescenza\ il di cui scopo si è quello di correggere la cachessia, la disposizione 
universale all' elmintiasi, in ispecie poi la poliblennia del sistema gastrico, e di 
distruggere tutti gli effetti lasciati cos'i dalla malattia che dalla cura forse pra- 
ticata con energia. 

Specie 3. Idropisia. 

§. 1045. Sotto il nome di idrope (hj-drops) intendesi una morbosa raccolta 
di umori sierosi più o meno gelatinosi , linfatici od anche mucosi nel tessuto 
cellulare o nelle cavità del corpo. Lo stato morboso poi , da cui tale raccolta 
dipende, ora è attivo, ora passivo, ora più o meno infiammatorio, ora spasmo- 
dico, e talvolta consiste in una debolezza universale accompagnata da discrasia 
degli umori, tal'altra in una debolezza od irritazione locale, certe volte in vizj 
di organizzazione, ec. Dalle quali cose riesce chiaro, che le idropisie non sono 
tanto malori primarii e sostantivi , quanto anzi effetti e sintomi di malattie , e 
che non paonno ascriversi che alla classe delle cachessie, giacché pella maggior 
parte o traggono la loro origioe dalla cachessia , od a questa si associano, ov- 
vero ne la cagionano. 

Don Monro's, Abhandlung von der JFisscrsucht'und ihren besondern Gattungen. lYach. 

d. 3. engi. Attsg. ùbers. m. Anmerh. von. Krniise. Leipz. 177/. 8. 
Fr.inc. Miliiunu , Anim<id\>ersiones de natura hydropis ejasque curaùone. Lond. 1779. 

Vicun. 178»). Drutsrh. Bniun^h wris. 1782. 8. 
I>r \V. S riti ti ben; Klinh drr ÌVassrr stick' ti. i/irer ganien Sippscfnft. Dani. 1795. 8. 
J, P, Fr;uik, De curandis /ioni, rnorb. epitomi eie. L. FI. p. 1 34 *4^4* 
Cullen, A. (i. Hicbler, Hjgsc, Jat»o, /. c. 



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IDROPISIE l'il 

1046*. Il liquido nel!' idropc ora è tenue, acquoso, ora denso, tenace, mu- 
coso o gelatinoso, per lo più giallognolo e pellucido, d'indole sierosa con mag- 
giore o minore quantità di albumina , giusta la proporzione della quale o si 
coagula già pel solo contatto dell'aria, od unicamente ad un calore più elevato. 
Dietro l'analisi chimica sembra essere costituito da siero, da albumina, da solfato 
di calce, da muriato di soda e solfato di potassa. — Trovasi nelle cavila o li- 
bero, o rinchiuso in particolari ricettacoli, in membrane di nuova produzione ; 
uel primo caso si ha la cos'i detta idropisia diffusa ,' nel secondo Ja saccaia 
( hydrops diffusus, hydr. saccatus). 

§. 1047. 1 sintomi e gli indizj dell' idropc in generale sono : tumore senza 
aumento di nutrizione, dilatazione e tensione delle pareti, per quanto sta in loro 
di altitudine ad arrendersi, delle cavità idropiche; pressione degli organi c.onie- 
nuti e vicini, e perciò e pella malattia principale turbamenti nelle funzioni della 
parti ammalate e vicine; diminuzione pi calore, di sensibilità e di irritabilità ni 
lutto l'organismo, od almeno nelle parti affette dall'idrope/ nutrizione le>a, re- 
trocedente; scemale secrezioni soprattutto nei reni, nella cute e nel trailo delle 
prime vie, sicché le orine sono scarse, la rute secca , arida, avvizzita, flaccida, 
la bocca e le fauci secche menile havvi eziandio sete, il venire tardo, costipato. 
Gli altri fenomeni variano assai giusta 1' indole ed il grado della malattia prin- 
cipale ed il luogo della raccolta, come esporremo nel parlare delle singole va- 
rietà. 

Quando la malattia continui a lungo e si aggrandisca , ne conseguita la tabe 
accompagnata da febbre etica , mai sempre pericolosa e spesse volle presagio 
dell'esito mortale. L'asserzione di Cruikhanks, che le orine pallide, ricche di parti 
gelatinose, che facilmente sviluppano vapori ammoniacali, e che depongono to 
diamente un sedimento fioccoso siano indizio di idropc universale; e che le orine 
di colore assai carico, in piccola quantità, nou coagulabilruè dal calore, nè dal- 
l'acido nitrico, e formanti col freddo un sedimento coloralo e risplendente siano 
proprie delle specie di idropi che hanno origine da uno stato morboso dei vi- 
sceri addominali, — debbe essere soggetta a grandi restrizioni, dalla pratica quo- 
tidiana suggerite. 

ir» §. 1048. Non vi ha quasi luogo peli' umano organismo , che non abbia for- 
nito sede a raccolte idropiche. Molte di queste appartengono al foro chirurgico; 
qui non si parlerà che dcll7aVo/>e anasarca: dell' idrocrfalo , dell' idrorachia, 
dell' idrotorace coli' idrocardia, deW'idrope ascile, deli' idrometra e dell' idrope 
delle ovaie, che debbonsi considerare siccome altrettante varietà dell' idrope. 

§. 1U49. Di ciascuna si premette una succinta descrizione ; segue la defini- 
zione della comune loro essenza, e finalmente si schiarisce quanto riguarda le 
cause rimole cosi di tutte che di ognuna in particolare, e la prognosi e la te- 
rapia. 

Rispetto al modo di decorrere ed alla durata delle varietà d' idropisia, si ri- 
tenga innanzi tratto, che 1' idrope ora è acuto, e questo formasi tostamente, ed 
entro pochi giorni cresce anco rapidamente, ed in qualche modo si giudica; eri 
ora è cronico, e questo non si sviluppa che lentamente, e continua lunga pezza 
e talvolta per anni intieri senza soffrire alcuna mutazione. 

Nei casi delta prima specie T idrope suole presentarsi siccome esito di infiam- 
mazioni acute negli organi membranosi (§. 230.) e seguitare eziandio la scarlat- 
tina, ed è per lo più corteggiato da sìntomi febbrili di carattere infiammatorio; 
oud'è che in tal caso chiamasi opportunamente infiammatorio ; altrimenti oc- 
corre siccome effetto di interrotti o soppressi sudori critici, come pure di diar- 
ree, blenorree ed efflorescenze croniche soprattutto congiunte a morbose secre- 
zioni egualmente sospese o soppresse ( idrope metastatico). 

Raimjnn Voi. //. II 



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Ib3 



DELLE CACHESSIE 131 ISPECIB 



1 Idi ape aria sa ree. 

$ 1050. L' idrope anasarca (hjdrops anasarca, hjrdr. aitatimi — Haulwas- 
tenutiti) è uua morbosa raccolta nel tessuto cellulare cutaneo degli umori sopra 

menzionati. 

Ora pretende tulta la superfìcie del corpo, ora limitasi a singole parli sol- 
tanto, come per esempio al opo, alle mani, ai piedi ec. nel qual caso chiamasi 

edema [oedema). 

S\ manifesta con una tumidezza molle, poltacea , della cute che lascia sotto 
le dita prementi un infossamento tardo a scomparire, che è pallida, secca e da 
principio per lo più fredda; con iscemamento di sensibilità e di mobilità ; con 
tensione e gravezza delle parti tumide; il più delle volte con turbamenti della 
digestione e della circolazione degli umori ; con «spossamento ; con sonnolenza 
ed in qualche raro caso anche con tosse. l'u leggiero grado di anasarca chia- 
masi leucoflemmazia ( leucophlegmatia ). — Il tumore suole essere più svilup- 
pato ai piedi, dove alla sera, e dopo lo stare, o sedere a lungo colle gambe pen- 
zoloni si aumenta, e scema invece alla mattina dopo tenuta per lunga pezza una 
posizione orizzontale. Coli' avanzarsi della malattia non di rado si aggrandisce di 
molto l' intumescenza dei piedi e la cute si infiamma; su di essa facilmente for- 
mansi delle fessure, o spuntano delle vescichette che danno mollo umore sieroso, 
o nascono delle ulcere che sotto gravissimi dolori e specialmente ardore continuo 
passano in gangrena, ed oltre di ciò la raccolta aumentasi non solo in tulta la 
superficie del corpo, ma vi si associa pure anco l' idrope ascile, V idrotorace o 
grande atrofia. 

2. Idrocefalo 

§. 105 1. L* idrocefalo ( bjdrocephalus ), si distingue in esterno ed interno. 
Il primo eh* è una raccolta Ira il cranio e la cute, appartiene strettamente al- 
l' idrope cutaneo; a questo non di rado si associa e facilmente si conosce ; in 
hlcuni casi iuvece si unisce all' idrocefalo interno che si diffuse, e che esiste da 
lungo tempo ; — il secondo poi si suddivide : a ) in idrocefalo interno in istrutto 
senso, b) ed in idrope dei ventricoli del cervello, secondo ciré il si» ro raccoglie - 
si fra il cranio, e le meningi, o fra queste e la superficie del cervello, ovvero è 
capilo ne' suoi ventricoli. 

1052. a) V idrocefalo del cervello così chiamato in Utretlo senso pren- 
de non di raro il feto ancora rinchiuso nell' utero materno, rende il parto assai 
diflìcile, rd è cagiooe di morte alla prole, ove non si possa evitare il perfora- 
mento ; altre volte iuvece e più di spesso si sviluppa nei primi anni di vita , 
specialmente all' epoca della dentizione, nel qual caso puossi già prima scorgere 
la disposiziouc a contrarlo pella scambievole distanza delle ossa del cranio, e pel 
volume del capo che supera la normale proporzione. 

L' idrocefalo interno connate si conosce facilmente. Il volume della testa è 
grande; le ossa del cranio as*ai molli, sottili, e quasi diafane sono poste a molla 
distanza fra di loro , le fontanelle sono ampi* ; la fronte sporgente , e talvolta 
«entesi persino la fluttuazione sotto le fontanelle. Il bulbo dell' occhio è spur- 
io in basso ed in fuori , d' onde lo sguardo fisso , obliquo e l'occhio non ab- 
bastanza coperto dalle palpebre ; la parte superiore della faccia è presa da lu- 
midezza edematosa, i bamboli ricusano le poppe, sono travagliali da diversi di- 
sordini nella digestione e nelle scariche alvine, si fanno macilenti e deboli, sono 
attaccati da spasmi ed in generale dai liutotni dell' idropisia dei veuiricoli d«l 



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IDROPISIE IG3 

cervello, die d' ordioario vi ti associa, e per lo più dopo alcuni mesi dalla na- 
scita se ne muojooo. 

L' idrocefalo interne , che più o meao presto attacca i bambini , quelli so- 
prattutto trasceglie, che olirono diatesi od anco già manifesta affezione scrofolosa 
e rachitica. Primamente sporgono in fuori le ossa frontali ; gli occhi restano pro- 
fondamente nascosti dietro 1' arcata orbitale superiore, si fanno rossi , e non di 
rado vengono presi da leggiera flogosi crooica ; in seguito anche le altre ossa, 
del cranio si scostano rispettivamente, sicché » poco a poco il volume del capo 
aumenta; la gonfiezza del capo slesso è dura, ma non dovunque, che alle fon- 
tanelle ed alle suture anzi è molle, elastica, fluitante e persino diafana guardan- 
dola con un lume posto di dietro. 1 fanciulli amano di appoggiare il capo an- 
teriormente od ai lati; non si lagnano che di cefalea ottusa ; sono indisposti , 
fastidiosi, irascibili, sonnolenti, e lardi e diflìcil mente imparano a camminare ed 
a parlare. Crescendo la malattia sono molestati da disordini nella digestione , 
nella nutrizione e nelle escrezioni alvine, e giaciouo continuamente soporosi per 
mesi e sino talvolta per anni intieri. Si stanno cogli occhi semichiusi, hanno la 
pupilla dilatata, i piedi freddi, finalmente cadono anco paralitici, e spesso sono 
assalili da convulsioni, sinché sotto questi feooroeui, o sotto il sopore perfetto , 
oppure, mancando di veemenza gii indicati sintomi, per tabe cessano di vivere. 

Sono rarissimi i casi in cui 1* idrocefalo interno connato dura sino all' eia vi- 
rile. Gli ammalati sono macilenti , deboli e pigri sebbene non manchi all'atto 
Y appetito e la digestione, e talvolta anche i sensi, la memoria e l'intelletto di 
poco si infievoliscano. Il volume del capo spesse volle é grandissimo raggiun- 
gendo una circonferenza da venliqualtro a trenta pollici , in questo caso le ossa 
del cranio sono molto allontanate, ed ora assottigliate, cartilaginose, aozi mem- 
branose, ora invece molto addensalo; il capo verso ì lati è assai disteso, ed of- 
fro una grande sproporzione di volume colla faccia ; in grafia del peso gli am- 
malati si slauuo col capo io posizione obliqua , o non pouno più tenerlo 
rialzato. 

K. W. Quin, Abhandl. ub. d. Gehiruwassersucht. A. d. E. v. MicLaleis. Leipz. 1792.8. 
Kusenslein, Gtrlauner, J»hn, Uenke, Ricliter, Haase, op. cit. 

A. Gólis, Prakl. Abhandl. ii6. d. vorzuglichsten Khtcn. des kindl. Alt. li. I. u. II. 
Wieu. i8i5 <8i8. 8*. 

§. 1053. b) L* idrope dei ventricoli del cervello ( hjrdtencephalut ) è un ef- 
fetto della soverchia secrezione dei vasi esalanti del cervello, cagionata e da en- 
cefalite acuta o cronica non venuta a scioglimento^ o da irritazione infiamma- 
toria idiopatica o simpatica. — La raccolta trovasi d' ordinario in ambedue i 
ventricoli maggiori , nel terzo , ed in qualche caso anco uel quarto , ed allora 
penetra insieme nel canale vertebrale, uou clie fra la stessa midolla spinale. 

Quesl* idropisia od è acuta o cronica ; nel primo caso suole trattarsi di se- 
crezione troppo abbondante, nel secondo di assorbimento piuttosto languido, in- 
sufficiente. È inoltre idiopatica o simpatica , ed a quest' ultima si riferisce la 
metastatica. Non risparmia alcuna età, alcun sesso, ma però attacca più di fre- 
quente i fanciulli presso il periodo della prima dentizione sino al sesto anno. 

Fokmey (s>. d. Encephalitis der Kinder; — in s. rerm. med. Schriffen li. S. 
Beri. 1821. /. 167-208.) sostiene, che nell'idrope dei ventricoli del cervello fre- 
gatole ueir età infantile sino all'epoca del compiuto sviluppo del cervello u< u 
vi ha infiammazione del viscere, ma solamente uno stalo prossimo a così fatto 
processo, esalata incitazione dell'attività del cervello , più intensa vita ed accir- 
sciuta vegetazione; — che effetto frequente di tale stato si è l'eilusione di urne ti. 



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Wi DELLE CACHESSIE IN (SPECIE 

linfatici ; che perciò la malattia di cai è discorso non è altro che una conse- 
guenza di prematuro sviluppo del oervello dei fanciulli, troppo rapido ed ener- 
gico, e che devesi beti distinguere l'idrencefalo da questa fonte originato da qua- 
lunque altro occorrente negli anni della pubertà , siccome provenienie da altri 
momenti genetici. Tuttavia sebbene io sia d'avviso, che non debba n si trascurare 
le proprietà, che la malattia costituente 1* idreocefalo dei fanciulli veste in gra- 
zia dello sviluppo e della formazione del cervello, penso ciò nullamcno, che la 
essenza della malattia primaria consista in un irritazione infiammatoria del cer- 
vello con prevalente opportunità all'encefalite, ovvero in un'encefalite compiuta. 

§. 1054. Nel tlccorso dell'intiera malattia, considerati cioè anco i sintomi di 
questa encefalite modificata o dell' irritazione infiammatoria, sogliouti distinguere 
tre stadi: Io stadio di infiammazione o di irritazione infiammatoria, lo stadio di 
secrezione morbosa, e lo stadio di paralisi. A ciascheduno competono particolari 
sintomi, e non di rado rapidissima successione. 

Prima cicli' infiammazione si hanno talvolta per lungo tempo parecchi dei 
seguenti fenomeni: gravezza di capo, indiiP renza, vertigine, momentaneo sbalor- 
dimento dietro un rapido movimento del capo, rossore e turgidezza grande della 
l'accia, calore alla fronte, sonno inquieto, non ricreativo cou vauilnquj o leggiero 
gemilo, fastidiosaggine , fisonomia colf espressione del timore, sospiri involnniaij 
profondi, disoressia, stitichezza , orine scarse , cute secca e pallida , spossamento 
universale, e camminare incerto e vacillante senza manifesta cagione- 
rò stadio d' infiammazione^ che ora dura pochi giorni , ora sino a quattor- 
dici e più oltre, è dinotalo: sulle prime dal freddo , quindi dal calore e dagli 
altri sintomi essenziali della febbre; da cefalea ottusa specialmente frontale, estesa 
sino alle tempia od anco a tutto il capo, in qualche caso alternante colla car- 
dialgia o colla enteralgia , calore alla testa ; cangiamento dei lineamenti della 
faccia, che è pallida; occhi morbosamente sensibili colla pupilla ristretta, diver- 
genti, quasi spinti indentro nclF orbita, c nel sonno mezzo chiusi ; udito as«ai 
acuto; nari secche, labbra parimente secche e feste; alito puzzoso; senso di an- 
sietà frequente; spossamento; polso accelerato , irregolare, intermittente; anores- 
sia ed apepsia, ripetuto vomito di materie d'odore putrido smza ragione gastrica 
od altro, soprattutto dopo le bevande, la posizione erett i del (muco ed un mo- 
vimento forte; dolore nell'epigastrio e nell'ipocondrio destro continuo ed oitu o, 
addominc vuoto e stitichezza pertinace; orine scarse, torbide, con ipostasi bianca 
pesante; veglia ostinata o sonno interrotto con segui angosciosi, spaventi e stri- 
dori dei denti; mòti automatici delle mani verso il capo; faccia scema di tur- 
gore, ed emaciazioue universale che fa rapidi progressi; cute secca, floscia, di co- 
lore cachettico; tracce di efflorescenze che sono per isvilupparsi nel secondo >ta- 
dio alle guancie, alle labbra ed alla superficie esterna delle braccia, descritte da 
Fùrmejr. — Giusta questo autore (/. e p. 185. )i segni caratteristici di tale sia 
dio nei I mcilli, che tostamente dennosi con grande attenzione apprezzare, sono: 

1 ) efflorescenza piccola, minuta, secca negli accennali luoghi, simile in qual- 
che modo a quella che accade sotto la dentizione; 

2 ) orine torbide come il siero di latte, che dopo la quiete offrono punti c 
particelle splendenti; 

3 ) grande mutazione nella disposizione dell'animo, suono particolare piutto- 
sto rauco del piangolare e grida subitanee; 

f \ ) camminare mal fermo e frequente cadere; 

5 ) vomiturizione e persino vomito sotto i movimenti o del capo o di tutto il 
corpo, con evacua/ione specialmente delle bevande e rare volte dei cibi; 
ti ) sonnolenza sènza sonno; 

7 ) scemala «Incacia dei medicamenti , soprattutto dei purgami, the più uon 



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IDROPISIE ICS 

inducono le desiderate evacuazioni alvine, amministrati in Ile sol ite dosi. Formey 
aggiunge, che il polso è grandemente variabile, ora tardo, ora veloce, per nulla 
diagnostico, e che tuttavia non vi ha d'ordinario manifesta lebbre. 

Lo stadio secondo di trasudamento, di cui è ben difficile distinguere con cer- 
tezza il cominciamelo, si manifesta, colle remittenze nei sintomi della febbre , 
della congestione al capo e dell' irritazione o dell' infiamma/ione del cervello; 
specialmente col polso poco frequente, mollo , debole ed irregolare ; collo sce- 
ma inculo d<*l calore e della sete; colla dispnea, coi sospiri frequenti profondi ; 
col passaggio della grande sensibilità in anestesia,- colla giacitura obliqua in lotto 
e colla impossibilita di alzarsi, con frequenti moti automatici dille mani trematili 
verso il capo, col cadere del capo allo alzarsi dal tronco ,• col portare le dite* 
nelle orecchie , nella bocca e specialmente nelle nari , che sono secche ; colla 
voce nmale appena intelligibile ; collo strabismo, collo sguardo per lo più di- 
retto in basso, colla diplopia ed altre illusioni della vista , non che con movi- 
menti spaimodici delle palpebre mezzo aperte; colla ottusità di tutti i sensi tranne 
l'udito che è assai acuto, coll'alilo tuttavia puzzoso e coll'alvo pure costipato; 
colle orine scarse, chiare, di colore d'oro, e che scolano involontariamente; colla 
cute secca e rugosa, e coli 'aumento della debolezza e dell' emanazione. In sul 
finire di questo stadio ritornano talvolta gli ammalati perfettamente in aè stessi, 
parlano, hanno qualche po' d'appetito , e sono capaci anche di qualche atten- 
zione : ma dopo pochi momenti di vana lusinga si mettono in iscena i ter- 
ribili sintomi dell' ultimo stadio di paralisi, quali sono: l'emiplegia; gli spasmi 
universali cosi clonici che tonici, soprattutto l' epistotono, ed i tremori del brac- 
cio non paralitico ; lo scemamento del calore naturale nelle parti paralitiche ; 
amaurosi ; ecchimosi della congiuntiva del bulbo ; baricoja o sordità ; vomituri- 
zioni senza evacuazione; fi bbre intensa; fuggevole e limitato rossore delle guance 
sudori parziali, freddi, viscidi, finalmente polsi filiformi, trrmoli , intermittenti , 
respirazione difficilissima stertorosa; freddo delle estremità mentre il capo e tut- 
tavia caldo; scioglimento degli spasmi e morte placida. 

Giusta quanto riferisce Formey, il quale riunisce in nn solo lo stadio secondo 
e terzo, l'avvenuta effusione nei ventricoli del cervello, e con ciò il pronto ed 
assai accresciuto pericolo della vita nei fanciulli, è dinotato: 

1 ) dal passaggio dell' iuqu ieludine e fastidiosaggine dei piccoli malati in apatia 
interrotta di quando in quando da grida, e che non toglievi pel momento , che 
col mutare posizione del capo; 

2 ) dalla cessata avverzione alla luce , dalla pupilla assai dilatata , e nella 
maggior parte dei casi dallo strabismo; 

3 ) dal coma sonnolento colle palpebre imperfettamente chiuse e con delirio 
placido, e dalle scosse che si producono toccando il malato; 

4) dal vomito fattosi più raro, anzi cessante, dalla grande voracità di qual- 
siasi sostanza si porga al malato, purché gli si sostenga la testa; 

5 ) dal polso lento, irregolare e dalla temperatura della cute variab'le; 

6 ) e dall'alvo costipalo con gli escrementi secchi, duri ed assai colorati. 

§. 1055 L* idrencefalo cronico, che quasi come l'acuto non attacca che» l'età 
infantile, è egualmente un effetto ed una conseguenza di un'aflVzione del cervello 
di leggero grado infiammatoria e cronica Diversifica dall' acuto , specialmetita 
■itilo stadio primo , per la leggierezza dei sintomi febbrili , della congestione e 
della infiammazione facili a passare inosservali , pel lento loro s>iluppo ed in 
ogni stadio per il decorso egualmente lento. 

Questa malattia offre qualche somiglianza col morbo verminoso dei fanciulli, 
ed in ispecie colla febbre verminosa :'se non che in quest' ultime affezioni pri- 
meggia lo stalo gastrico pituitoso, che le precede ed accompagna; la febbre è ma- 



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♦ 



1G6 DELLE CACHESSIE IH ISPEOE 

ni fedamente remittente, anzi le molte volte è quasi intermittente, e la salute dei 
fanciulli è poco offesa; la pupilla si scorge per verità dilatata , ma non vi ha 
fotofobia, nè rossore ed infiammazione degli occhi, gli indizj della primaria ed 
essenziale affezione del cervello annoverati da Formejr mancano; finalmente gli 
antelmintici ed i purganti amministrati con accorgimento alleggeriscono e tal- 
volta tolgoùo intieramente cosi i sintomi amb gui, come la malattia intiera. 

Oilier, Med. Abhandlung v. d. ìVassersucht der Gehirnkammern. A. D. Fr. Leipz. 

17&T». 8. 

L. Formey, v. d. Jf. der Gehirn/nMrn. Beri. 1R10. 8. 

J. v. Porteoschlaff- Leder ma yen d. d. uù. d. Zasserkopf. Wicn. i8i3. 8. 

A. Golis, A. G. Richler, Hjase, P. «. Jos. Fr^nk, op cit. 

H.ifeliinJ's, BUA. d. pr.- //ci/i. 1819. Str. 8. y., and 1820. St. a. Uebersicht der Seri- 
J'ten ùò. d. Hairnwassersucht. 

• 

8. Idrorachia. 

§. I05(>. L' idrorachia ( h ydrorhachia. — PViissersucht de$ Backgralh* ) è 
una raccolta di umori dell' indole sopraccennata nello sp*co vertebrale , più di 
frequente fra le meningi spinali, e ben di rado nella cavità della midolla stessa. 

Le più volte è connaia che acquisita. La prima è pella maggior parte dei 
casi associata ad imperfetta formazione della colonna vertebrale, ad incompiuta 
ossificazione delle singole vertebre (spina bifida, — dem gcspaltenen Riickgrathe, 
der Riichenspalt) e costituisce un elfello dello stesso vizio, ed immediatamente 
di una malattia della meningea esterna o dura del midollo spinale. Si mani- 
festa con un tumore non dolente elastico, per lo più alla regione lombare, 
di rado alla cervice od al dorso, fra una od alcune vertebre, che prive dei pro- 
cessi spinosi sono fra di loro scostate , e più di rado ancora esteso a tutta la 
colonna vertebrale fino all'osso sacro. Questo tumore grande da prima come un 
pisello od una nocciuola, ora a base larga, ora invece pendente da un pczziolo 
colla (orma di un pomo o di una pera raggiunge talvolta la mole di un pu- 
gno o di una piccola testa da bambino; sotto le grida, la tosse, lo starnuto e 
f;li sforzi per deporre l'alvo si spinge maggiormente in fuori, e si fa teso, per lo 
più ù fluttuante, e talvolta anco diafano. 

1/ idrorachia trovasi non di rado insieme all'idrocefalo interno e coll'idren* 
refalo. Le comuni sue srquele sono : grande debolezza e persino la paralisi delle 
esliemità inferiori , e degli sfinteri della vescica e dell' ano con involontaria e- 
screzione dell'orina e delle fcccie, in alcuni casi ulcere gangreoose delle me- 
desime estremità ed emaciazione. tJna momentanea pressione sul tumore non 
determina segnali di dolore, ma continuandola ne vengono convulsioni e para- 
lisi ; la rottura avvenuta spontaneamente in grazia della grande distensione , di 
un ulceramento o della gangren* suol essere subitamente seguita dalla morte, e 
così 1' artificiale per la paracentesi. Si hanno tuttavia recenti esempi di guari- 
gione ottenuta con una prudente e ripetuta puntura dei tumore mediante un 
ago tricuspide appianato. Questa varietà di tdrope si è veduta , però assai di 
rado, durare parecchi e sino oltre veni' anni. 

$. 1057. Assai difficile ed incerta è la diagnosi dell' idrorachia in quell' età , 
in cui la formazione e I' ossificazione delle vertebre è già compiuta. Riescono 
però di schiarimento le cose precedute, per esempio, dopo una violenza esterna 
l'infiammazione del midollo spinale, la grande debolezza delle estremità inferiori, 
la impotenza dei movimenti con diminuito calore, quindi la paralisi delle estre- 
mità stesse, come anco degli sfinteri dell' ano e della vescica; la diatesi dell'in- 
dividuo scrofolosa, artritica, ec. ec. 



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• IDROPISIE 167 

J. J. Giti)., T.lts % de spina hi fida. Vìen. 17S4. 
Rosensleio, Girtanoer, Hencke, Richter, Haase, op. cit. 

4. Idrotorace 

§. 1058. U idrotorace {hidrotorax, — die lìrustwasse rsucht) in {«retto senio 
è una morbosa raccolte dei menziooati umori nell' nna o nell' alira od in am- 
bedue le cavità del torace: in senso più estete significa pure 1' idrope del me- 
diastino, e dei polmoni (o edema pulmonum ) «— Neil' idrotorace strettamente 
tale sii umori raccolti o sono liberi, o sono capiti in particolari ricettacoli o ve- 
sciche (hj-datides) aderenti ai polmoni od alle pleure, e la quantità loro giunge 
talora a più libbre. 

$. 1059. L' idrotorace, se non venne immediatamente di seguito ad una pneu- 
monite o ad una pleuro-pneumonia , sulle prime ed in grado leggero con diffi- 
coltà si conosce, e può facilmente scambiarsi coli* asma spasmodico e colla po- 
liblennia degli organi della respirazione. Nel tomo I. §. 354 si è già esposto 
come si ravvisi la subitanea origine dell' idrotorace acuto dietro le testé menzio- 
nate infiammazioni, che ebbero sfavorevole scioglimento; ma anco negli altri casi 
debbesi sempre porre attenzione alla fonte da cui si sviluppa. 

I sintomi più comuni di questa specie d' idrope sono: dispnea contìnua , che 
si e^cerba sotto i movimenti, col continuato sermonare, colla pressione nell'epi- 
gastrio verso il diaframma, dopo il pranzo, alla sera, sotto un'aria fredda ed u- 
tnida, e che in alcuni casi di notte cresce così improvvisamente con un senso di 
soprastante soffocazione, che 1* ammalato è preso da terrore; talvolta incubo, po- 
sizione orizzontale supina, poiché è molesta od impedita pplla difficolta di respiro 
sull' uno o sull' altro lato; tosse breve, secca, o con isputi crudi, sieroso- mucosi; 
voce rauca, alquanto abbassata; dolore nel petto ottuso, premente, esteso spesse 
volte alle spalle , alla nuca ed alle braccia ; intormentimento di queste o delle 
mani; polso irregolare, sotto grande dispnea intermittente, ineguale, piccolo, sop- 
presso, soventi volte duro, non sempre eguale in ambedue i carpi, — in appresso 
notti inquietissime e quasi continua veglia in grazia dei ripetuti insulti solfora- 
tivi ; senso di fluttuazione nel petto sotto una rapida mutazione di positura , e 
scuotendo e movendo il torace, purché abbondante sia la raccolta e libera; suono 
ottuso dieiro il percotimento del petto col metodo di Auenbrugger , e qualche 
volta un lato del torace più rialzato dell'altro con respirazione ineguale; abito 
cachettico, leucoflemmatico con edemi alle coste, al latissimo del dorso, alla fac- 
cia, specialmente alle palpebre superiori, alle parti genitali, all'una od all'altra, 
od in ambedue le mani ed ai piedi; di poi febbre etica con sete forte partico- 
larmente alla sera e di notte, con orine scarse, torbide dense, che depongono un' 
ipostasi copiosa di un rosso pallido , e con dolori urenti e pungenti nel petto ; 
diffusione dello spandimento aoco nel pericardio, cioè idrocardia, e, se pure non 
esistevano prima, ascite ed anasarca; finalmente diarree colliquatile e sudori, in* 
tormeutimento e perfino paralisi delle estremità superiori; lipotimie; sopore e morte 
soffocativa od apoplettica. 

De Haen, De hydrope peclaris. In rat. med. T. V. e. 3. T. VI. C. 4* 
F. Frauk, Richter, Haase, in op. cit. 

■ 

5. Idrocardia. 

§. 1060. L' idrocardia, idropisia del pericardio ( hj'drocardia, hidrops pe- 
ricardiiy •— Herzbutel wassersuctit ) che più di rado occorre di per sé che unita 



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Ib8 DEI LE CACHESSIE 19 ISPECIE « 

all' idrotorace, costituisce una raccolta ora di alcune once, ora di due e più lib- 
bre Xc è sempf malagevole la diagnosi. 

I sintomi, maggiormente costanti sono: senso continuo di pressione, di peso e 
di ansietà nei precordj , clic si aggrandisce assai coi movimenti del corpo , col 
parlare animato ed auro conmelo, e massimamente ed all' improvviso colla po- 
sinone sul lato destro e sul dorso; senso particolare che esprime il nuotare de. 
cuore ncll' acqua, Dettiti dello stesso viscere sensibili ora in questa, ora in quelli 
parie di un determinato spazio, insoliti simili p movimenti tremoli, diversi dalla 
palpitazione meno costante in questa malattia, e che dipendono dall' agitazione 
de. lo siero in grazia dei movimenti del cuore; oppressione di petto; voce rmea 
e debole, talvolta diflìcoltà di parlare; insulti di lipotimic,* timore di soffocazio- 
ne; fo.w $ri ca spasmodica; angore spastico analogo a quello che occorre nel globo 
i-ierico e che non risparmia nemmeno i maschi; polso lento, talvolta frequente, 
per lo più molle, piccolo, nelle braccia soprattutto irregolare, intermittente, con- 
gestione di sangue nelle parti superiori del corpo , con susiirro fidile orecchie , 
vertigine, accresciuta pulsazione delle carotidi e turgidezza della farcia; sete ino* 
derata; quantità delle orine non grandemente scemala; qua/ido la malattia duri 
a lungo abito cachettico, t umidezza floscia della faccia, particolarmente delle pal- 
pebre e delle labbra che sono alquanto livide; emanazione ; freddo delle estre- 
iu ta die non sempre si gunh*ano, con una particolare maniera di gastralgia e con 
sensibilità dì tutto l'addomine; finalmente emorragie subitanee, convulsioni e morte 
tolto icuouicoi soporosi, o sol loca ti vi od apoplelici. 

Senne, Corvi sari, Testi, kreysig. op. cit.de morbis cordi$. 
V Fratti, Bicbler, Ha a se, op, di. 

6. Idrope ascile. 

§. 1061. V idrope uscite ossia dell' addomine (hj drops ascitcs s.abdominisì) 
è la raccolta digli umori più sopra notali nella cavila del ventre Si ha diffuso 

o sacralo. 

n) Il primo (frr j e Dauchwassersucht) suol' esscrè preceduto per lungo tempo 
«li alterazioni dell' appetito, della digestione, delle scariche alvine e della circo- 
lavimi" degli umori nei visceri addominali, e non di rado anco da dolori simili 
ai reumatici nel basso ventre, ai lombi ed alle estremità inferiori; quiudi mani- 
festasi con una gonfiezza uniforme dell' addomine, da prima tesa ed alquanto 
{luta, in appresso cedevole, e che segue le mutazioni di posizione doJ tronco in 
guisa , che si aumenta sempre nella parte più bassa e quivi si rende maggior- 
mente tesa; collo scorgimento in avanti dell' ombilico , colla fluttuazione degli 
umori volgendo rapidamente il corpo e sotto 1' esplorazione eseguila in modo , 
che , mentie 1' ammalato giace sul dorso colle ginocchia elevate e colle gambe 
avvicinate alle cosce, o si sta in posizione eretta, si applichi una mano all' ad- 
domine , c coli' altra si batta sull' addomine stesso in direzione opposta , colla 
pressione e pienezza dell' epigastro anche dopo scarso cibo; colla digestione ed 
ev «citazione «Ielle feccie alterati*; col rapido aumento d*l tumore e colla diffusione 
dell' Miope alle parti genitali ed alle estremità inferiori; colla dispnea proporzio- 
nata alla gonfiezza del ventre, soprattutto nel camminare, nello ascendere le sca- 
le, dietro il cibo, e pclla giacitura dorsale; colla palpitazione di cuore , e colla 
tosse breve c secca. A questi fenomeni si uniscono i sintomi comuni dell' idro- 
pe : la sete, le oriue scarse, l'alvo tardo, la secchezza della cute floscrb e 
flaccida in un coi fenomeni «li cachessia; coli* aggravarsi del male anche /* i/7e- 
risia, e la timpanite ■ V tiuaciazione, 1 idiope universale , finalmente la febbre 



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iDRorisrE 169 

lenta con «udori e diarree colliquative-, i sintomi dello scorimi*; per uliimo l'an- 
sieià che si allevia alcun poco soltanto col sedere , la veglia ostinata , 1' iscuria 
renale , gli insulti solFocativi , la mortale gangrcna de' visceri addominali , e V 
apoplessia. 

11 decorso acuto di qnest' idrope, nato per esempio da peritonite , da mesen- 
terite, da scarlattina ec , è più raro, che il cronico, nel qua! caso anco la durata, 
coinè quella <lclle malattie principali che lo originarono, estendevi talvolta ad anni 
intieri. 

b) Neil' idropc. addominale saccato gli umori sierosi sono capiti ora in po- 
che, ora in molte cisti annesse alle parli del ventre od a qualche viscere (idropc 
ascile cistico), ora invece in un sacco particolare formato dal peritoneo , altre 
volte finalmente tra le duplicature del peritoneo stesso, dell' omento o del me- 
senterio ( idropc del peritoneo, dell' omento, del mesenterio ). — Spesse volte 
si hanno prodromi non dissimili ai precursori dell' idrope ascile diffuso, e spe- 
cialmente i dolori sopraccennali di varia gravezza. Comincia oscuramente con 
senso di gravezza, di pressione e di tensione in quelle parli deU'addomine che 
erano prima dolenti e con pesantezza delle estremità inferiori ; quindi compare 
un tumore leso, non ancora fluttuante, non diffuso equabilmente a tutto il ven- 
tre, indolente, che col mutare di posizione non cangia per nolla o ben di poco 
la sua sede, die per lo più si esfende dalla parte inferiore verso la superiore, che 
cresce assai lentamente, che talvolta spinge innanzi I* ombilico a guisa di ernia, 
.e che prendendo una grande estensione somiglia all'ascile difTuso. Tuttavia si di- 
stingue non solo per il testé indicato modo di origine e di progresso; ma ezian- 
dio pella mancanza della sete, della febbre , dell' abito cachettico e del propor- 
zionato edema dei piedi, e per la continuata normale condizione dell' appetito, 
della digestione, dei mestrui, ec. 

Questa malattia dura assai Inngamenté , e non di rado parecchi anni , senza 
che del resto rechi grave lesione alla salute. In alcuni casi si rompono le pareti 
del sacco , ed il liquido o si espande nella cavita dell' addome costituendo cosi 
V ascile diffuso, oppure esce fuori per un' apertura fattasi in vicinanza dell'om- 
bilico. In altri casi anche dopo anni intieri accadono esulcerazioni, cachessia u- 
niversale e febbre lenta, che conducono a morte. 

Monro, Milman, Sachtleben, P. Frank. RicMer, Hanse, cp. cit. 

1. Idrope delle ovaie. 

$• 10fi2. QneMb ( hjdrops orariorum ) è un idrope saccato , più frequente 
nell' ovaia sinistra, congiunto sovente a raccolta di umori nelle tube Falloppiane. 
Ben rare volte , per non dire giammai , costituisce una malattia sostantiva ; ma 
piuttosto è compagno ed effetto dell' infiammazione cronica dell'una o dell'altra 
ovaja, o dello scirro. 

La diagnosi da principio ne è difficile ed incerta. Preceduti per lo più lunga 
pezza un senso di peso ed un dolore ottuso premente al di sopra della cresta 
dell' osso ileo, si manifesta ivi con un tumore della forma e della grandezza di 
una noce, di un uovo di gallina o di ora, nel suo cominciameuto è ancora mo- 
bile; adduce un senso di peso e di intormentimento della coscia dello stesso lato, 
lentamente crescendo *i estende finalmente a tolto F addome, e non offie alcuua 
fluii nazione, o solo allorché abbia raggiunto considerevole volume. In questo caso 
simula la gravidanza, alla quale per verità può trovarsi associato, ma da cui si 
distingue pella mancanza delle mutazioni proprie della gravidanza stessa nell'ori- 
ficio e nel collo dell'utero, che ora ha preso una direzione obliqua, per le mam- 



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170 



DF.LLB CACHESSIE IH 1STEC1E 



snelle avviziate e flaccide, e per la durata assai più lunga. In appreffo si svilup- 
pano varie lesioni della digestione, cachessia, pertinace leucorrea , abbattimento 
cT animo e tristezza; le orine si fanno scarse; nasce l' idrope universale; la febbre 
lenta; — in alcuni casi il fluido si effonde parzialmente nella cavità dell' addo 
mine; — e la malattia dopo lungo tempo e talvolta aia dopo venti e più anni 
termina colla morte. 

Monro, Milman, Sachtleben, P. Frank, Bichter. E. de Sìebold, op. cit. 

8. Idrope dell' utero. 

$. I(X)3. Neil' idrope dell' utero (hydrops uteri, hydrometra ; — Gelar- 
mailer IVasscrstteht ) gli umori o si raccolgono nella cavità dell' utero essendo- 
ne chiuso F orificio, ed ivi trovaosi o liberi od in cisti (hjdrometra hjdalira, 
cistica ), oppure nel parenchima stesso del viscere ( o edema uteri ). In alcuni 
casi occorre di per sè e puro, altre volte invece associalo alla gravidanza. 

Nel primo caso può in grazia del tumore dell' utero che ascende al di sopra 
della sinfisi delle ossa del pube, e pella distensione del ba«so ventre simulare la 
fravidanza ; ma tuttavia si distingue ( Drfyssig, Handbuc d. itted. Diagnostik 
Th. II. Erf. 1803. S. 37. 41. ) pella configurazione del tumore uniforme e me- 
no acuminato, pella fluttuazione che si sente coli' esplorazione esterna e più chia- 
ramente aucora coli' interna per la via della vagina, peli' aumento del tumore 
per Io più rapido, e per il suo aumentarsi e scemare a determinati tempi , so- 
prattutto nei periodi corrispondenti alla mancante mestruazione ; per lo assetti- 
filamento per la tensione e per la contrazione dell'orificio dell'utero; pella man- 
canza dei movimenti ik II' utero analoghi a quelli cagionati dal feto ; pel senso 
di peso nel profondo della pelvi e di pressione in basso quasi 1' utero formasse 
prolasso, per le mammelle flaccide, appassite e prive di latte, e pella durata più 
lunga di quella della gravidanza. Aggravandosi successivamente la malattia au- 
mentasi la disoressia e la dispepsia, e mettono in iscena nausee , vomiti , flatu- 
lenze e lormini, le orine si fanno scarse e si evacuano con difficoltà , I* alvo è 
costipato, e succede ansietà, toste, dispnea e palpitazione di cuore con polso ine- 
guale ed intermittente, finalmente, se gli umori non si evacuarono dalla vagina 
con qualche alleviamento sotto dolori somiglianti agli sforzi del parto , nasce 
1' edema dei piedi, 1' idrope universale e la tabe, da cui viene cagionata la morte. 

Nelle gravide 1' idrometra è di assai difficile cognizione, ma vi ha grande 
probabilità di sua esistenza , quando 1' ipogastrio e quindi tutto I' addomine si 
gonfiano equabilmente e più che nelle gravidanze gemelle , e quando al ler/o 
mese e più tardi ancora escono dalla vagina di quando in quando umori sierosi 
sotto que' fenomeni, che sogliono annunciare il soprastante aborto, senza che pe- 
rò ne conseguiti. Tali evacuazioni, se accadono nel tempo del parto, precedono 
lo scolo del liquore dell' amnios. Il feto di spesso è ben nutrito e sano, ma tal 
volta invece piccolino ed emaciato , soprattutto quando la quantità del liquore- 
dell' amnios è eccessiva. Non mancano poi casi in cui viene alla luce già mono. 

Morirò, Milman, Sachtleben, P. Frank, Richter F. v. Siebold. Haase, op. cit. 

§. 1064. Le cose necessarie a sapersi rispetto al decorso, alla durata, ed alle 
terminazioni delle idropisie, risultano già da quanto si è detto intorno alle loro 
varietà. 

$• 1065. La cagione prossima dell' idrope è quella sproporzione tra la secre- 
zione e V assopimento, uclla quale o riesce troppo abbondante la secrezione di 



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IDROPISIE 



171 



timori sieroso-mncosi, linfatici, nelle indicate cavità del corpo o nel tessuto cellu- 
ioso cutaneo ; od in cui 1' assorbimento è troppo debole o mancante in un eoo 
viziata sanguificazione e prevalanie qualità sierosa degli umori; od in cui final- 
mente ha luogo ad un tempo 1' una e 1' altra morbosa condizione (91). 

Viene poi ingenerato V idrope da soverchia secrezione : per 1' uso di un ali- 
mento troppo lauto e di bevande spiritose, pella soppressione di evacuazioni san- 
guigne o di altri umori normali , abituali od anco morbose , come de* mestrui , 
de' lochi, dell'epistassi, del flusso emorroidale, dei fontiedi, di ulcere diuturne, 
della traspirazione , del sudore, ec. ec; per qualsiasi nocevole potenza abile ad 
indurre uno stato irritativo od una vera infiammazione, cui segue in particolare 
1' idrope acuto, per alcuni contagi, soprattutto lo scarlattinoso, e polla soppres- 
sione di impetigini croniche, specialmente associate a morbose secrezioni. 

L' idrope da languido, inerte assorbimento , col favore di debolezza univer- 
sale o solamente locale è cagionato da tutte le potenze e le malattie in generale 
debilitanti, o più specialmeute che inducono impet fetta sanguificazione e discrasia 
sierosa degli umori , od abili ad abbattere 1' energia del sistema linfatico , quali 
sono : la scarsezza e la cattiva qualità degli alimenti , le affezioni ed i patemi 
d' animo deprimenti ; I' aria umida , fredda , assai variabile ; un genere di vita 
sedentario; P abuso di rimedj debilitanti, rilassanti e solventi, soprattutto dei sa- 
lmi, non che dei narcotici ; qualunque abbondante e continuata perdita di umo- 
ri ; ogni malattia grave estenuante, o che decorre in un colla debolezza cronica 
o colla digestione e sanguificazione imperfetta, come : le febbri intermittenti con 
infarcimenti dei visceri addominali, quindi di preferenza le quartane ; la clorosi; 
la tisichezza ulcerosa, lo scorbuto ec. ec. 

Di eguale maniera 1' idrope è anco cagionato dalla pressione sui vasi linfatici 
in grazia di tumori, di indurimenti dei visceri addominali, particolarmente del le- 
gato, drlla milza, delle ghiandole del mesenterio, e per le stasi pertinaci nel si- 
stema della vena porta. Le raccolte idropiche locali sono specialmente originate 
dalla pressione solianto di singoli vasi linfatici in grazia di tumori vicini e del- 
l' utero gravido, dalle ostruzioni, dagli indurimenti, dalle suppurazioni delle ghian- 
dole linfatiche * dalla dilatazione <■ dalla rottura di qualche vaso parimente lin- 
fatico, per V impedito e turbato libero circolo degli umori , e quindi di maniera 
meccanica. 

$. 1066. Per questa diversità di cagioni cosi prossime , che rimote si conce- 
pisce facilmente, che anco la disposizione alle idropisie non può essere unica ed 
eguale in ogni caso, ma che anzi rispetto alle attive ( per lo più acute ) con- 
siste nella pletora, od in generale nell' abbondanza degli umori , nella loro cir- 
colazione attiva e forte, e nell' impeto maggiore verso le viscere di qualche ca- 
vità del corpo ; rispetto alle passive ( per la massima parte croniche ) , nelta 
debolezza, nella tessitura corporea tenera, molle specialmente nella lassezza del- 
le parti solide , per esempio della cute dietro preceduta grande secrezione di 
adipe, nella mancanza di irritabilità, nel torpore, nella discrasia sierosa, pituita- 
sa. scorbutica, e nel riflusso degli umori dalle viscere di qualche cavità o trop- 
po lento o lungamente impedito. 

Dispongono poi in ispecie all' idrope anasarca : la scarlatina ancora in corso 
ed appena superata, le malattie cutanee croniche ; la costituzione corporea iner- 
te, flemmatica, la polisarcia nelle femmine più che nei maschi, e 1' età senile. 

All' idrocefalo interno ed all' idrope dei ventricoli del cervello ; 1' età infan- 
tile , e soprattutto o.<servansi disposti i feti con dialesi scrofolosa , ed in alcuni 
casi vi ha una proclività ereditaria di famiglia. 

All' idrorachia, che è pure più comune nell' età infantile, probabilmente : la 
costituzione tisica, scrofolosa e rachitica della madre. 



172 



DELLE CACHESSIE IN ISPECIE 



All' idrotorace : la costituzione floscia, leucóflem malica, inerte; reta avanza- 
ta ; la lunga dimora in un' atmosfera umida, paludosa, corrotta , il troppo staro 
seduti ; 1' uso dannoso degli imbusti prementi , delle fasce , delle vesti serrate 
scingenti ; le iocurvazioni , le obliquità e le deformità di vario genere degli or- 
gani costituenti il torace ; gli addensamenti , gli indurimenti e le suppurazioni 
della pleura e dei polmoni. 

Ali* idrocardia : il periodo della pubertà specialmente nel sesso delicato, e 
la clorosi; i continuati patemi d'animo. 

All' idropc. ascile di/fimo: l'età di mezzo e la più inoltrata, particolarmente 
nei soggetti lassi, flemmatici e malinconici ; gli infarcimenti cronici , gli ioduri- 
menti e gli scirri del legato, della milza, del pancreas, ec. 

All' idrope delle ovaje : l'età avanzala, specialmente negli anni climaterici, 
e gli addensamenti ed indurimenti delle ovaje cagionati dalle flogosi. 

All' idrometra y fuori della gravidanza : la lassezza e la debolezza universale, 
i V»j organici dell' utero, la chiusura, 1' atresia dell' orificio dell' utero stesso , 
siccome vizio di primitiva conformazione , o conseguenze di infiammazioni ; in 
un culla gravidanza: la pletora in generale, soprattutto pclla ritenzione di pre- 
cedute morbose escrezioni, e forse anco il coito troppo frequente. 

§. 1067. L' idrope in generale costituisce una malattia grave. L' acuto è tal- 
volta grandemente pericoloso seco traendo conseguenza non frenabili che con 
prontissimo e conveniente soccorso, e talvolta persino letali, come lo comprova 
quanto si disse intorno all' idrocefalo ; — il cronico e assai pertinace e spesse 
volle insanabile. Nelle altre idropisie la prognosi si argomenta non «olo dalla 
considerazione dei sintomi e de) decorso , ma grandemente eziandio dall' indole 
e dalla durala delle cagioni disponenti ed eccitanti , dalla condizione delle forze 
vitali e della nutrizione , dallo stato dei visceri nelle cavità idropiche e della 
massa degli umori, dalla presenza o dalla mancanza di febbre sintomatica, dalla 
qualità delle secrezioni ed escrezioni in ispecie delle orine , e dalla proporzione 
colla loro sete e colla quantità delle bevande. 

Le idropisie sono facili a recidive funeste. 

L' idropc anasarca è degli altri meno pericoloso e di più facile guarigione. 

Cosa debbasi conghietturare intorno all' idrocefalo interno, risulta dalla sua no- 
sografia. Formej sostiene; che 1' idrope acuto dei ventricoli del cervello nei fan- 
ciulli è guaribile anco nel corainciamento del secondo stadio. 

L idrorachta, che per lo più è associata all' idrocefalo interno, od all' idrope 
dei ventricoli del cervello, se non vi ha in pari tempo spina bifida, difficilmente 
si conosce, ed è eziandio per questa cagione che quasi mai si guarisce. 

L' idrotorace è pericoloso, rare volte sanabile, e specialmente quando nacque 
da vizj organici de' visceri posti nel torace, quando è già antico, e quando vi si 
associano sintomi nervosi gravi , infiammazioni croniche , febbre leota , afonia e 
più frequenti insulti di soffocazione. 

Simili condizioni e sintomi nell* ascile, nell* idrope delle ovaje e Dell' idrome- 
tra non lasciano egualmente alcuna speranza di guarigione. 

5- 1068. Nel trattamento delle idropisie voglionsi allontanare le cagioni ecci- 
tanti che tuttavia esistesseso , togliere la malattia principale sia poi universale , 
sia locale, da cui dipende la raccolta idropica, dare uscita agli umori per la via 
di diversi emuntorj, o giusta le circostanze direttamente colla paracentesi, ed im- 
pedire ogni ulteriore accumulamento. Non di rado accade che gli effetti della 
raccolta umorale siano cosi uigenti, che innanzi tratto debbasi contro di essi di- 
rigere una terapia sintomatica. Spesso è concesso recare ad un tempo opportuna 
medicatura a questi effeiti ed alla malattia principale (92). 

$. 1069. Nello allontanare le cagioni occasionali è mestieri por mente alla 



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innorisiB 173 

diversità dell' indole, alla durata dell' azione, alta sede loro, ecc. ec. Co»'i per e- 
svmpio le soppresse evacuazioni normali, morbose o etiliche, come di sangue, di 
sudori e di marcia, o le soppresse impetigini come la scabbia, l'erpete ec deu- 
uosi giusta le cose più volle esposte richiamare , o per quanto puossi supplire 
con artificiali ; cosi vuoisi tostamente intralasciare 1' uso di bevande spiritose, di 
rimedj debilitanti, solveuti, evacuanti, narcotici, ec. ec. 

E rispetto alla malattia principale conviene operare contro di essa giusta la 
indole, il grado, la sede, il modo di decorrere e lo stadio. Cosi nello stato acuto 
infiammatorio o pletorico , che le molte volte ho con ottimo successo combat- 
tuto, devesi adoperare il metodo autillogi-iico , ed in ispecie ricorrere alle sot- 
trazioni di sangue, ai solventi, agli eccoprotici ed .'di' intiero regime antiflogistico: 
— contro gli spasmi genuini si deve usare dei medicamenti temperanti, sedativi 
narcotici e giusta le circostanze degli irritamenti antagonistici,, — contro la de- 
bolezza universale con irritabilità aumentata od infievolita , lassezza dei sidido- 
molli e discrasia umorale , si denno porgere i rimedj rinforzanti , eccitanti, nu- 
trienti e gli specifici abili a correggere gli umori; — contro l'eccessiva attiviti 
dei vasi esalanti i deprimenti, quelli che abbattono il troppo vigore della circo- 
lazione ed i derivanti ; — finalmente contro V inerzia dei vasi assorbenti , i ri- 
medj eh* di maniera specifica stimolano il sistema dei vasi linfatici. 

Quando la malattia principale è di tal' indole che a vincerla non valgano gli 
sforzi dell'arte, come per esempio la tisi poJmonale, l'epatica, 1' intestinale, gli 
scirri dei visceri ec. ec. , non vi ha luogo che ad una cura sintomatica, diretta 
parie ad alleggerire i sintomi di cosi l'atte alFeziooi, parte ad evacuare i raccolti 
umori. 

S 1070. E per ottenere 1* evacuazione di tali umori sta una regola general'', 
quella cioè di mantenere liberi ed attivi i singoli emuntorj, e soprattutto poi dì 
promuovere le orine. Nè debbesi da questa allontanare , se pure l'origine e la 
sede dell' idrope, e la condizione dell' intero organismo non dinotino avervi in- 
dicazione necessaria o grandemente proficua di facilitare 1' escrezione per la via 
degli intestini o della cute più specialmente od insieme collo scolo delle orine. 

Fra i diuretici, la cui scelta deve dipendere dalla campiuta azione loro so- 
pra 1' intiero organismo, e dal carattere essenziale della malattia principale , si 
riferiscono : il cremore di tartaro, e gli alcali saturati di aceto sciistico , gli a- 
cidi vegetabili e minerali di per sè o variamente uniti all' alcool nell' elisire a- 
cido di Jlaller , nello spirito di etere nitrico , muriatico , solforico , nell'etere 
acetico e nel solforico; il vino austriaco e quello renano ; le radici di prezze- 
molo, di levistico, di ononide, di poligola seiiega , la sciita , la digitale purpu- 
rea , il colchico coi loro preparati ; la trementina c gli altri balsami nativi ; il 
mercurio, lè acque minerali cariche di acido carbonico; la Selterana, la Giovan- 
nea, quella di Rohilsh, di Sternberg ec. Alcuni dei rimedj diureriti si applica- 
no pure esternamente , come i panni imbevuti col fumo di bacche di ginepro , 
le unzioni di trementina alla regione dei reni, 1' unguento mercuriale, ec. 

I solventi ed i purganti miti sono indicali quando vi ha carattere essenziale 
infiammatorio o pletorico, quando la malattia è sul suo cominciamento , e nei 
soggetti giovani e robusti. 1 più forti ed anco i drastici come la gialappa col 
calomelano, la gomma gutta, la scamonea, la graziola, 1' elleboio, ec.ee. ec si 
usano talvolta con fcfffee risultamenlo interpolatamente coi diuretici ogni tre, cin- 
que o sette giorni, quando trattasi di idropisie pertinaci accompagnale da lassez- 
za e torpore universale, e da stato pituiloso delle prime. 

É raro per verità il caso ; in cui siano indicali gli emetici ; ma ove non vi 
abbia conlraindicaziouc ponno nell' ascile e nell'anasaica cronica, e negli edemi 
ostinali riescile di grande giovamento pclla virtù loro irrilaule e coucussiva pro- 



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174 



muovendo fortemente V assorbimento e la evacuazione degli umori accumulati. 

1 sudoriferi sussidiali da un regime caldo, soprattutto le fornente sulle partì 
aflette con panni lini secchi e caldi, colle ceneri, coi sali caldi, le fornente , le 
frizioni con panni impregnati di fumo di bacche di ginepro, di olibano, di suc- 
cino e di storace, non che lo involgere le parti con una tela o tatfeltà cerato , 
giovano nelT idrope specialmente anasarca nato da soppressa traspirazione e da 
•oppresse efflorescenze cutanee, come anco Dell' edema. 

Coli' aite chirurgica mercè di scariGcazioni cutanee , e nella paracentesi ad- 
dominale e del petto ottiensi per uua via brevissima 1' evacuazione dei raccolti 
umori, quando vi si possa e seoza alcun altro danno giungere cogli strumenti. 
Questo modo però di evacuazione, meulre in ceni ca>i, che tosto accenneremo , 
reca grande alleviamento, e mentre riesce necessario peli a cura radicale , in al- 
tri toma inutile, e persino in alcuni casi nocevole. 

§. 107 1. Rispetto alla cura delle singole modificazioni delle idropisie 
più sopra menzionate, oltre i generali precetti sin qui esporli, denuosi puie av- 
vertire i seguenti : 

Neil' idiope anasarca acuto, che sulle prime è ordinariamente infiammato od 
almeno attivo, come indie in tutte 1' altre varietà d' idrope acuto, la cura deb- 
b'esscre determinata e diretta giusta quelle indicazioni, che si stabilivano pel trat- 
tamento delle idropisie succedute alle iuftammazioni ( §. 290 ). La è cosa es- 
senziale il togliere le malattie principali , il facilitare le crisi loro evacuatorie , 
promuoverle, ristabilirle e condurle a fine, ed in pari tempo dar opera a ri- 
chiamare queir escrezione per avvantura soppressa e cagione che coucorre ad 
originare V idrope , e così fermare 1' ulteriore effusioue, e giovare 1* assorbi- 
mento (93). 

Neil* idrope anasarca cronico , che per lo più è passivo ai rimedi interni di- 
retti contro la cagione prossima della malattia ed il carattere cs>euziale si uni- 
scono spesse volle gli esterni testé nominati a scopo giovante. — Negli edemi 
inoltre ncano vantaggio la posizione orizzontale e le fasciature della parte, e se 
prendono le estremità inferiori, gli stivaletti espulsivi. 11 dare uscita alle acque 
effuse per mezzo delle incisioni cutanee o dei vescicanti non è da consigliar»! , 
che nei casi in cui non vi abbia grande debolezza e discrasia umorale. 

L' idrocefalo interno acuto puossi talvolta sulle prime fi e tiare nei suoi pro- 
gressi mercè di un regime assai pronto e di un conveniente trattamento; ma più 
tardo ben diflicilmeute e di rado si guarisce. Nello stadio infiammatorio puosai 
ripromettere la guarigione da un* accomodata terapia antiflogistica per mezzo 
delle sottrazioni sanguigne, i refrigeranti ed i purganti , non che mediante lava- 
ture , fornente ed effusioni fredde alla testa usate con tutta la circospezione. 
Sul finire dello stadio infiammatorio debbesi eziandio ricorrere ai rimedi diure- 
tici, alle unzioni mercuriali ed ai vescicanti applicandoli alla nuca. Gli esperi* 
menti di J. Glover ( N. eh. Ztung. 1819. II. 299. ) e di G. Fleckleton {ihid. 
1822./. 74) onde guarire questa malattia colle punture praticale colla lancetta 
e colla ripetuta evacuazione del siero, ebbero bensi per risuliato un passeggiero 
alleviamento, ma non valsero ad impedire 1' esito mortale. Nei casi piuttosto di 
idrocefalo cronico potrassi ripromettere talvolta maggior vantaggio. Per verità J. 
Lizars iibid.) praticò invano l'operazione nell'idrocefalo cronico, ma J. Vose 
{ihid, 1819. IV. 276.) n'ebbe in un fanciullo dell'età di selle anni la gua- 
rigione. E come pertanto questi metzi di cura meritano apprezzamento, egual- 
mente dennosi valutare nelle malattie croniche di così falla specie : i derivanti 
forti mediante ulcere artificiali alla nuca , ed oltre questi 1' applicazione della 
n»oxa alle suture raccomandata da Moulin ( Hdfelano's , Biòlioth. d. />r. //. 
Itt20. 5.3-4 ), e la Icula coni pressione piaticaU con tutta cautela mediante stri- 



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1EROF1SIE 



175 



se e di empiastro adesivo ( secondo Bermard ) o di una fasciatura circolare ( se- 
condo S. G. Blanc ) (S4). 

L' idrope acuio dei ventricoli del cervello vuole un trattamento diverso giu- 
sta la diversi ià dell' indole dei vari sladj. Quando esistono grandi congestioni al 
capo, come pure quando tuttavia è in corso l 1 encefalite o la meningite , olire 
il regime strettamente antiflogistico , sono indicale le evacuazioni di sangue lo- 
culi od anche universali , i purganti antiflogistici , ed i clisteri evacuanti per 
muovere frequentemente 1' alvo ( giusta Formejr) ; e vinta la flogosi , interna- 
mente il cremore di tartaro , il tartaro tartarizzato ec. , od il 'calomelano (un 
mezzo grano ogni una o due ore ) amministrali in guisa , che ne conseguitino 
ogni giorno parecchie scariche alvina ( quattro sei ), intrattenendole sino al ma- 
nifestarsi di una notabile diminuzione dei sintomi inflammatorj. Quando sotto 
tale scemamento della malattia le oriue scarseggiano ancora , e mancano altre 
critiche escrezioni, torna di grande vantaggio la digitale associata al calomelano 
ed usata a piccole dosi, sicché non produca nè vomito, nè vertigini. Incomin- 
ciando lo stadio di morbosa secrezione nei ventricoli del cervello, richiedonsi 
ad impedire per quanto è* possibile l'ulteriore e mortale effusione i rimedi, che 
tostamente determinano una avulsione, siccome ; i purganti forti, il calomelano 
a dosi grandi di per sè, od unito al rabarbaro, alia scialappa ec, i clisteri eva- 
cuami, i vescicanti applicati alla nuca, alle braccia , alle cosce ed ai polpacci, 
e tenuti in lunga pezza in suppurazione, e le frizioni soli' addoraine coli' aceto 
scillilico. Formey ( verni, med. Scriften. B. 1. S. 201. u.Jf.) guidato dalle 
proprie esperienze dichiara eccellentissimo rimedio tanto nel primo periodo del- 
l' encefalite, quanto nello stalo idiocefaiico,cbe molto sovente ne conseguila, le 
ctfusioni di acqua fredda, dopo rasi i capelli, praticate ogui ora od ogni due ore 
ed in guisa che da moderata altezza cada un getto sottile di acqua sulla fronte 
e sulla parte capelluta. — Che se ad onta di tali soccorsi non puossi impedire 
il misero fine, si diriga la cura ad alleggerire i sintomi della malattia (95). 

L' idrorachia debbesi in generale trattare come Y idrocefalo interno. Anco in 
questa idropisia il tumore fu aperto con un ago ora con felice successo, ora infrut- 
tuosamente. Cooper ( 31. eh. Zig. 1815. IV. 137. ) ebbe due casi di favorevole 
risultamelo ; Sherwood ( ibid. 1817. /. 220". ) uno : PnEASoN un quarto , e 
Pkobart ( ibid. 1831. 111.219.) un quinto. Esempj in cui un tale metodo 
tieMi infruttuoso s no quelli di Otto {ibid. 1818. 111. 421.), di Pli.ny IUyes 
{ibid, 1829. IV. 25.) e di A. Vacca' ( ibid. 182Z. 1. 75 e 76.). 

L' applicaaiooe ben fatta delle fasce può sul principio , a meno che non vi 
abbia ad un tempo idrocefalo interno , contribuire a frenare i progressi della 
malattia, anzi giusta due esperimenti di Cooper a guarirla, in appresso poi serve 
. almeno a rendere più di/lìciti le lesioni del tumore di tale mauiera difeso (96). 

Nella terapia dell' Idrotorace crouico , la quale si uniforma alle indicazioni 
generali stabilite contro l' idrope, meritano di essere grandemente raccomandate 
pella loro egregia virtù a ritardare i progressi della malattia se non a guarirla, 
le foglie di digitale purpurea, la radice di poligala seuega, i vescicanti da appli- 
carsi al petto o fra le scapole, i pediluvi col decollo di semi di senape , c le 
unzioni colla tintura di cantaridi. 11 dottor Buichard ottenne ottimo successo da 
una dose forte di nitro e di solfo dorato d' antimonio sotto forma di polvere , 
porgendo sulle prime quattro volle al giorno; ed in fine due solamente (JIufe- 
land Journ. 1831. Mai). Si avverta inoltre , che in questa specie di idrope , 
come anche uell' idrocefalo, quand' anche vi avesse grande debolezza debbe es- 
sere più limitalo V uso dei rimedi eccitanti, specialmente spiritosi , del vino e 
della dieta aromatica , che nell' idrope ascile ed anasarca con un eguale grado 
di debolezza. La paracentesi del petto quando sicuia sia la diagnosi, e l'origine 



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KG DELLE CACHESSIE IN ISPEClE 

l 

«Iella malattia locale piuttosto che universale, può recare salute, od almeno al 
legamento per qualche tempo dei gravi automi provenienti dalla raccolta di 
umori. 

Gli sforti sin qui praticali per condurre a guarigione 1' idrocardia riescirono 
tulli infruttuosi (97). 

Neli' idrope ascile cronico diffuso , oltre la terapia conveniente in generale 
nelle idropisie, debbesi in ispecie raccomaudare la paracentesi ossia la puntura 
dell' addominc. Quando non si differisca più del dovere ; quando il male non 
sia inveterato; la cachessia non gran le, e quando non vi abbia alcuna lesione 
organica dei visceri, non vuoisi ritenere soltanto quale rimedio evacuante pal- 
liativo, cbè anzi riesce non di rado mezzo di salute liberando le viscere addo- 
minali, giovando 1' efficacia dei diuretici, dei tonici , o di altri indicali medica- 
menti, e per nulla ostando alla terapia radicale (08). 

Neil' idrope ascile saccato del peritoneo nulla puossi di buono aspettare, uè 
dai diuretici, nè dai diaforetici, ne dai purganti, uè dai mercuriali applicali cos'i 
internamente che esternamente; ma la puntura può essere grandemente utile e 
facilitare la guarigione se si pratica a tempo , se gli umori sono capiti fra i 
muscoli addominali ed il peritoneo o fra le sue due duplicature , se non sono 
rinchiusi in molli sacchi o cisti, separate, e se non esiste già degenerazioue de* 
gli organi (09). 

La cura dell' idrope delle ovaje rarissime volte raggiugne il suo scopo; im- 
perocché gli umori sogliono essere capiti iu molte vescichette, e quand' auche 
b\ potessero intieramenle colla paracentesi evacuare, rimarrebbero ciò nullameno 
quegli indurimenli non risolvibili, che per lo pia esistevano. ( V. AJed. Jahrb. 
d. A. k. Ósterr. Slaates. Voi XI. p. pag. 2<i3 ), (100). 

La cura dell' idrometra fuori della gravidanza è appoggiata alle indicazioni 
generali, col riguardo però di rendere pervio colla roano chirurgica il collo del- 
l' utero talvolta concreto, o 1' orificio chiuso da pseudo-membrane. La paracen- 
tesi dell' utero è riservata soltauto ai casi urgenti, a quelli cioè iu cui gl'i umo- 
ri non ponnosi evacuare pella bocca dell' utero (101). 

La cura della convalescenza succeduta alle idropisie deve essere diretta non 
solo a togliere i restanti suoi effetti , come per esempio la distensione ed il ri- 
lasciamento e la malattia principale, ma eziandio a prevenire nuovi accumula- 
menti. Al primo oggetto tornano utili per lo più i rinforzanti universali e lo- 
cali , il conveniente moto , 1* aria pura, secca , moderatamente calda, la dieta 
eupepta , e giusta le circostanze le fasciature e le legature , che sostengano le 
parli rilassale, grado grado ravvicinandole ec ne le rinforzino. Oode poi preve- 
nire le recidive conviene attentamente evitare tulle le potenze abili a cagionare 
in generale 1' idrope, ed in ispecie le occasionali che produssero la varietà , di 
cui l' infermo guariva. 

Specie f l. Timpanite. , 

§. 1073. La timpanite (timpaniti.*, pneumatosis, — ìVindsueht , Tiommel- 
sucht ) è una specie di cachessia distinta da lumidez/a e tensione cronica dell' 
addomine cagionala da fluidi gaziformi, e perciò da tumore elastico e risuouanle 
dietro il percotimento. 

$. 1074. Distinguesi in intestinale ed addominale giusta che il fluido aeri- 
forme è capito nel tubo intestinale, o fuori di questo nella cavità del ventre. 

Si riconoscono ambedue questi modi di timpanite pel tumore del ventre ela- 
stico, leso, e che risuona percuoiondo 1' addomine, pei borborigmi, pei tormini 
e pei dolori pertinaci dei lombi, pella continua stitichezza, pel singhiozzo e pel 



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TIMPANITE 177 

vomito frequente , per la dispnea , U sete , la disuria , e per il grande spossa- 
mento. 

* 

\V. Truks ile Ki/owttr, Jlislor. lympanitidit. Vienn. 178S. 8. 
I». Frank, Epitomi ttc. L. VI. P. J. p. 38-ij'i. 

§ 1075. La timpanite intestinale pei si differenzia ! .11' addominale in grazia 
dell' ineguaglianza del tumore, dei dolori co liei, de i borborigmi e di. Il i frequente 
evacuazione di flati con giovamento ; — dalla colica flatulenta per lo sviluppo 
successivo, per l'aumento con lentezza , c pella durata lunga; — dall' idrope 
ascile per il minor peso specifico del corijO, per 1' elasticità del tumore e per 
la mancanza della fluttuazione. 

§. 1076. La timpanite ne' varj suoi gradi di gravezza suole avere una durata 
lunga, diversissima. Ilare volle finisce colla guarigione, ma per lo più, associai»- 
dovili la tabe e la febbre Imita, colla motte. 

$ 1077. Alle cagioni disponenti ed eccitanti appartengono ; un genere di 
vita sedentario, allineali grossolani, soprattutto il soverchio uso di quelli (latti 
lenti; il troppo bavere acqua ed altri liquidi emollienti o rilassanti ed in ge- 
nerale tutte le potenze m»ce\oli e le maialile, clic disturbano la digestione , la 
secrezione degli umori digitivi, e le altre flussioni degli organi destinati alla 
digestione e che malamente, ma di maniera Gu ora sconosciuta , dispongono t 
Bervi dei visceri addominali, come : l' ipocoudriasi, I* isterismo, le emorroidi, la 
soppressione dei mestrui, le diairea, le dissenterie e le suppin azmui degli stessi 
visceri addomtojli cou illusione di marcia Della cavità del venne , nel ventri- 
colo e n-^h intestini. 

I0y8. L' essenza della timpanite consiste nella decomposizione degli umo- 
ri ora accennati, o delle tu ilei te cou leu nelle intestina, sinché, passano alla 
forma di gaz ; e la cagioue |tr««iini4 poi di questa decomposizione sia nella de- 
bolezza universale , e soprattutto locale degl' indicali urgaui in un colla viziala 
qualità degli amori*' 

Jy 1079. La prognosi varia secondo le cagioni , la sede, la durata , il grado 
della malattia e la costituzione dei malati ; ma nella maggior parte dei casi è 
•favorevole, come sopra già si avvertiva. 

1080. La cura vuole innanzi lutto essere diretta contro le cagioni. Quan- 
do tali cagioni siausi allontanale, e quando ciò non si pò- sa, il gaz 1 accolto nel- 
le intestina devesi od evacuare o condensare sollo forma fluidi ; e dove sia con- 
tenuto nella cavità addominale conviene almeno a scopo palliativo dargli esito 
colla paraceulesi , ed in ogni caso poi impeditile 1' ulteriore sviluppo. L'espe- 
rienza ne ammaestra riescire di vantaggio sotto questo riguardo: 1' acqua fresca, 
mescolala giusta le cii costanze al vino, o combinata coli' acido solforico diluito 
o col muriatico ossigenato ; 1' acqua di calce e la magnesia usta ; la soluzione 
assai diluita di soda pura; I ammoniaca pure liquida mollo diluita, ed il car- 
bone preparalo , — a scopo di rinforzare e di accrescere il mn:o peristaltico : 
1' anice, il ciftvo, il finocchio, la menta piperiia, i fiori di camomilla ed il ca- 
lamo aromatico; gli acidi minerali dolcificali; i rimedj amari; la corteccia pe- 
rmiana ed anche il ferro; — come anlispasmod ci : gli slessi riniodj colla vale- 
riana, col castoro, coli' assa fetida e coli' oppio. Internamente si tenta di dare 
uscita all'aria mediante una sciringa introdotta ncll' intestino retto, o dì estrarla 
con un sifone, ovvero di evacuai la coi clisteri di acqua ed aceto; con i fomen- 
ti freddi applicati all' addomine, colle frizioni fatte egualmenl<* sul ventre con 
panni lini caldi impregnali di soffutnigi , colle lavature spiritose, coi linimenti 
irritanti, coi sacchetti aiouiatici e caulorati, coi bagni tepidi ammalici e colFeiu- 
brocaiione 'IOli). 

RjiMdNS fai II. 12 



178 DELIE CACHESSIE 1.1 I»PEC.'« 

S IOSJ. Ottenuta ne' casi propi«j la convalescenza deooosi accuratamente 
schivare le cagioni recitanti, e per lurido tempo ancora richiedono i rimedj rio* 
forzanti, il cou veniente moto all'aria libera e pura, la dieta più au>uuic che 
Vegetabile cJ uu nwdcrato uso di vino delicato. 

OnDiniE III. 

Cachessie con prevalente affezione del sistema 
membranaceo. 

Genere L — Cachessie con predominante affezione del sistema 

membranaceo. 

Specie. Malattia venerea. 

\ 1083. Il morbo venereo ( morbus venereus, Ines venerea, sjrphilis ì vene- 
rischc krankhei/ t Lettslseuche ) è una cachessia contagiosa, che nata da conta- 
gio particolare contratto dalla superficie del corpo comincia nei luoghi , io cui 
operava immediatamente il contagio medesimo, coi sintomi di infiammazione o 
di ulceramento specifico, e più adJeniro penetrando si manifesta con varie ef- 
florescenze, con ragadi di ulcera cutanee di cattiva indole, con infiammazioni ed 
ulceramenti delle fauci, e >pec. diluente delle tonsille, del palalo inulte, dell'u- 
gola, quindi degli occhi, e finalmente del periostio e delie ossa stesse, eoo do- 
loti cateocopi notturni, lofi e cane. 

J. Astritr, Abbiadi, alter Vennskbeiten. A. d. Franz, von Hrise. Frf. a. Leipr. i;Go. 8. 
Y. K.bre. vol/st. Abli. v. d. Er lunata, u. Cur derven. Kraakbeiten. J.d. Franz, von 

ToiJe. Kopenb. 1777. 8. 
John. Bunter, A Ih. ub. d. Krankbeil. A. d. Enel, rrtif. 3. Kopf. Leip/. 1787. 8. 
A. Ir. llerker, ( U<:tl % Anwtitung. die veti Khten. sa erkenuen und rie Idi g ~u beban- 

drlit. 2. aeu bearb. A"Jl. Erfurl. 1801. 8. 
G. SweJiaur, von der Lustscncbc ; nodi ilcr letzlen franx. Ausgnbe iibers. von Rlef- 

f 1 1 ; rnit f'orrrde u. A timer k. von K. 5j rendei. 2. mi den Zasàlzen der. 4. //u«*. 

Ausgnbe verme/irte. AttS&ttbt. 2. Tlite. litri. l8o3. u. Wien. ibi 3. 
Jo> f.oii\rier, k. k. Ji .//ics eie. nosogrubisi h tberapeiitisctic Darslellung syj'liì/i'ìschrr 

Kfi sfr.rmcn; neb.tt Ang.ibc eiaer ZKVeekt/ntssigcn und sUÌiern àlctbode, vesaltete Au- 

tttenchenubei iu heilen. Wien. itfi'j. 8. 
Cullerier, Abbondi, db. d. Trif per. u. Wachtripper. Boubonen u. Scbanher. Alit Zu- 

sa'zen u. s. tv. bermi » g'geb. v. J. K. Benaru. .Maini. 1 tì 1 5. 8. 
J. W endl. Li e Lus: scuche in alien ibren llkblun&cn und in alien ibren Gestalsten. u. 

s. w. 2. A ufi. Kresl. 1H19. 8. 
Dr. Simon jun., il. unreine. lithaftungen der Gescblecbtstbeile eie. 2. Tble Amburg 

iH3o. et. i83r. JJ. 
'CuIIen, v. Hoven, Jahn, ilaas-e, op. cit. 

$. IG83. Le opinioni intorno all'antichità, all'origine ed alla storia della lue 
venerea variano grandemente anche oggi giorno. £ però quasi certo, che si co- 
nobbe come malattia speciale in Europa e primamente in llaha negli ultimi 
anni del secolo deciuinquinlo. NlCOLAUS ScTLATl {A/ed. thir. Zltir*. 1817. IV. 
253. ), udì' anuo IWi scrisse di questo malore prima di Marcello Curnano 
( 1495 ), ritenuto sin qui il primo autore in li faito argomento. In quell'epoca 
vestiva caratteri peggiori che oggigiorno , e decorreva più rapidamente e eoa 
molto maggiore veemenza (Henslku, Geschufite der Lustsenche. Aliooa «. 1ì'àM3. 
1783.) — É ancora incerto se la lue venerea traesse la sua origine dalla lep a, 
ovvero da Juwì 0 dal Pian* degli ludiaui e da uua associatavi epidemia ieb- 



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LUE 



179 



brile; consta poi , che di presente non si produce tiè li propaga , che io virtù 
di un contagio specifico. La natura di tale contagio non si conosce abbastanza; 
tuo è fornito delle seguenti proprietà: ha per veicolo lauto il muco punfor- 
nie, secrezione morbosa delle membrane mucose, che 1* umore delle ulcere na- 
te da infezione; non esclusivamente, ma però principalmente attaccagli organi 
mucosi e sierosi ed il sistema linfatico assorbente, e risparmia la muscolatura ed 
i visceri, te si eccettuino i polmoni ; come contagio fìsso non agisce che per 
contatto immediato e mediato, cioè per mezzo di varj corpi , come vesti , vasi 
re, con parti assai tenere, prive di epidermide, oppure escoriate ; non è ancora 
dimostralo se mediante la generazione e la nutrizione ncll' utero materno si co- 
munichi al feto; onde produca i suoi effetti basta una piccolissima intermi- 
nata quantità di veicolo ; tali effetti non seguitano tostamente la sua azione, ma 
1' epoca non puossi più precisamente difiinire, che in generale fra uno a sei o 
sette giorni ; dai suoi effetti , dalla malattia venerea locale, od universale , non 
viene distrutta la ricettività, come nel vajuolo, nel morbillo ec, a nuove infe- 
zioni ; la malattia locale vincesi talvolta dalle forze della uatura , 1' universale 
giammai, cliè abbandonata a sè slessa miseramente devastando V organismo con- 
duce a morte. 

La via ed ti modo più consueto, con cui si comunica il contagio sifilitico, si 
ha nel coito; non debbesi tuttavia trascurare che avvengono infezioni coli 'a I la t- 
tamenio, coi baci, colle frizioni, col loccameuto ; come anco per lesioni recate 
da stromenti impuri di veleno venereo. 

§. 10S4. L' infezione è seguila dall' una o dall' altra delle forme di malattia 
locale ( infiammazione specifica od ulceramento) sopra accennate, nel luogo 
stesso dell' infezione o nelle parti vicine, dalla sifilide locale, prima che si svi- 
luppi la malattia universale, la lue sifilitica. Le sopra delle forme nelle parti 
genitali sono di tre guise; cioè: I ) la blenorrea; 2 ) l'ulcera, 3 ) ed il bubonc 
sifilitico. 

(ira esporrò brevemente queste forme per quindi procedere ad una più appro- 
fondala disamina della lue sifilitica. 

§. Ii»85. 1 ) Chiamasi, blenorrea, medorre sifilitica (blennorrhoea .yphilifica, 
der Tripper, malamente gonorrea ) un profluvio mucoso o puriforme dall' o- 
relra ( blennorrhoea s. medorrca urethrae , Ifarnròhren — Trippcr ) , oppure 
nelle femmine anche dalla vagina ( blennorrhoea $. medorroca vnoinae , — 
Scheiden Tripper), contagioso , dipendente da irritazione o da infiammazione 
(urethrilis , hj'sthitis ) delle membrane mucose delle accennate parli , nata da 
contagio sifilitico. Vi ha sulle prime prurito ed ardore dell'orifìzio dell'uretra c 
della fossella navicolare, e rossore e leggiera tumidrzza di quello; quindi l'ar- 
dore si estende a tutta V uretra; apparisce di poi uno scolo di umore da prin- 
cipio limpido, tenue, acre, col trailo successivo giallognolo, verdastro e più denso, 
non di rado screziato di sangue; succede ardore intenso sotto l'evacuazione tirile 
orine, insolito eccitamento al coilo, accadono erezioni assai dolorose del membro 
soprattutto di notte con polluzioni, ed io alcuni casi anche rossore, gonfiezza e 
dolore delle parti vicine* 

La medorrea dei maschi più manifestamente infiammatoria, suole nel più alto 
grado essere associata a sintomi forti ed assai dolorosi per la massima parte suoi 
propri. Tali sono: il priapismo, l'incordatura, il fimosi ed ti parafimeli; 1' in- 
fiammazione della prostata, delle ghiandole inguinali, e dei testicoli, del cordone 
spermatico; la compiuta sospensione del profluvio (blenorrea secca); l'iscuria; 
talvolta l'ottalmia blenorroira quanto veemente ed acuta, altrettanto pericolosa 
e la febbre in lì t minatoria. La medorrea dille femmine suol essere accompagnali 
da prurito e da ardore dell'uretra specialmente nell'evacuarc le orine, da ardori-, 



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180 DEULB CACHESSIE <N ISrECIE 

- 

da dolore, da lumidezza dura e da rossore delle piccole e grandi labbra, come 
di un maggiore o minor trailo di vagiua con abbondante secrezione dell'umore 
già menzionato, e rare volte da febbre notabile. 

£. 1086. Regolarmente decorrendo la malattia, e sotto il favore di una dieta, 
un regime ed una terapia ben convenienti, 1' infiammazione cessa eulro nove o 
quattordici giorni, ed il profluvio fra quattro o cinque settimane. Quando inve- 
ce le indicate condizioni siano meno vantaggiose, o qualunque altra citcosianza 
nocevoie vi coucoira, 1* infiammazione o per lo meno la secrezione morbosa 
riesce cronica, e costituisce la blenorrea detta secondaria, che dura spesse volte 
mesi ed anni intieri. Accadono non di rado dietro la blcnotrea per iulìamma- 
zione non vinta e pel profluvio che non ebbe conveniente scioglimento, o die 
venne interrotto o sorpresso, strignimend nell'uretra e nella vagina, uuiti tal- 
volta all'ulceramento della medesima, addensamenti, indurimenti del collo della 
vescica e della vescica stessa, da cui derivano disuria e stranguria croniche, ca- 
runcole nell'uretra, rigonfiamento cronico ed indurimento della prostata, od una 
ebachessia particolare analoga alla scrofolosa. 

^- 1U87. 2) Chiamasi cancro venereo ( cancer venereus , — der Schankcr , 
cancre ) qualunque ulcera sifilitica nata immediatamente dall' iufezione ( cancro 
•ilililioo primario, o dalla malattia universale siccome sifiloma ( cancro sifilitico 
itcondario ossia sintomatico ). Qui f'ratianl» parleremo del primario Questo oc- 
corre comunemente sulla superfìcie interna d< 1 prepurzio, sul frenulo di esso c 
sul glande dei maschi; uelle femmine sulle labbra delle pudende, sulla clitoride 
e ueila vagina. Dopo ire, sei, talvolta molti, e persino, come vuoisi, dopo ven- 
tuno giorno dall'infezione, sviluppasi folle prurito ed aidore , quindi osservasi 
ni Ile dette parti una macchia tossa od un tubercolo poco rialzato , come un 
mezzo grauo di miglio, che poita una piccola vescichetta piena di uinoic lim- 
pido. Questa in capo ad uno o due giorni rompesi, distrutta l'epidermide can- 
giasi iu un ulccretta orbicolare, dolente, con margini elevali, dolenti, duri, cai- 
iosi, con fondo lardaeeo, ineguale, mollo sensibile, da cui separasi un icore acre, 
arsai contagioso, abile cioè a cagionare ulcere dilla stessa Datura, il quale rapi- 
tamente spesse volle reca notabili corrosioni in profondità ed iu circolile renza , 
o>s'i distruggendo talora l'iutiera parie affetta. Guarito questo caucro lascia por 
ciò uua cicatrice concava, che solo lentamente o mai si appiana. In altri casi 
i. >gioua e lo seguono varie escrescenze ora molli, fungose o carnose, ma dure, 
ej>e»so cartilaginose , talvolta poco, lal'allra mollo rialzale, ora aderenti con una 
base estesa, ora invece limitata pi /violata), della grandezza di una lente, a quella 
«Ji uua nocciuola, di una noce, e talora anche molto più , della figura di noci, 
di fichi, di more, di fragole, di creste di gallo te, chiamale condilomi (coni/ } - 
tornala — Feigwatzcn), le quali spuntano in diverse parti, intorno all'auo, sul 
permeo, alla vagina, sulle grandi labbra, e più di frequente lui prepuzio; olirono 
r.ua superficie aspra, e da alcune lessure mettono alquanto icore ed auebe san- 
gue: ovvero costituiscono verruche, dure, secche, insensibili, o fimi ossia tuber- 
coli indurali. 

§. 1C88. 3 ) Dinotasi col nome di bitbonc sifilitico ( bubo typhiliticns , — 
die Ltistenbeule, der Buio) un tumore infiammatorio delle ghiandole inguinali 
poste sopra il lendine del muscolo obbliquo esterno dell' addomine, distinto dai 
consueti siutomi di infiammazione in vario grado, e specialmente da tensione 
grande, da dolore e da febbre, e talvolta associalo all'intormentimento della co- 
scia del lato alleilo. 

Si distingue in idiopatico e simpatico ossia consensuale , ed iu sostantivo e 
sintomatico L' idiopatico , che tale chiamasi quello nato itnmad.alatucute da 
toutagio, e Kuza preceduta o presente blcuorica o caucro , è tu pari le topo su- 



IUE VEHEHEÀ 181 

stantivo, ed è molto più raro del simpatico provocato fiali' uretrite, dalla bala- 
nite, dal fimosi o dal parafimosi d'indole sifilitica, e del sintomatico, che rico- 
nosce la sua origine dalla sifilide locale che va diffondendosi da una ulcera an- 
cora aperta o già guarita. 1/ idiopatico ed il sintomatico lasciati a sè stessi am- 
mattono rare volte la guarigione, la risoluzione, ma sogliono piuttosto suppurare, 
e talvolta terminano coli' indurimento , ed in qualche raro caso colla gangrena. 
Queste due specie di bnhoni formano per un tempo indeterminato i progressi 
della sifilide- locale, ed in alcuni casi, venendo a suppurazione, si sono veduti 
por fine alla malattia, preven re lo sviluppo dell' affezione universale. 11 simpa- 
tica ossia consensuale suole scomparire in breve colla guarigione o collo scema - 
mento dell' infiammazione idiopatica , quando però sia semplice , che se invece 
q netta decorre col cancro, continua piuttosto o cangiasi in sintomatico. 

§. 1089. Preceduta 1' una o I' altra od insieme tutte le forme della sifilide lo- 
cale, ed anche continuanti, se 1' infezione limitata a tali forme e nel modo teste 
indicato nnu venne estinta, nè tolta con opportuno trattamento, dopo uno o due 
mesi si mettono in isccna i sintomi della lue universale. Cominciano questi per 
lo più con una febbricciattola mito , che talvolta passa facilmente inosservata , 
quindi sebbene non si sviluppino e proeedino con ordine costante, sogliono pe- 
rò manifestarsi primamente nella cote, di poi nella membrana mucosa delle fau- 
ci, più tardi nel periostio e nelle itesse ossa, finalmente negli occhi ed in altri 
orqant composti. La cute poi viene presa «osi Ha efflorescenze di varia guisa , 
mnculosc, papuliformi, tubercolose, pustolose, simili all'erpete, al lichene, alla 
scabbia, e forforacee, come da rogarli e da ulceramenti ; la membra mucosa del- 
le nominate pai li si rende sede di flogosi, di ulcere fagedeniche ( cancri sccon- 
dai], si 01 ornatici ), di escrescenze, di polipi , — il periostio finalmente e le ossa 
vengono attaccate da infiammazioni con dolori notturni, da gomme , da tofi da 
osatosi e da calie. 

!0!>U. 1/ esantema a ) maculoso, che primamente si manifesta al petto ed 
alla faccia , e quindi difTondesi eziandio sul restante della superficie del corpo , 
consiste in macchie di un rosso carico, simile a quello del rame o della ruggi- 
ne, grandi come una lente e sino ad una grossa moneta d' argento, esattamente 
limitate, nou prominenti nè dolorose. L' epidermide loro corrispondente ripetute 
volte desquammasi, cangiaci in sottile crosta, che cade parimente più volte e più 
volte si riproduce, sotto cui la cute comincia a farsi bagnata , sinché a poco a 
poco formasi un' ulcera rotonda non molto dolente, che separa una materia al- 
quanto dmsa , di un verde pallido e non dissimile al sevo liquefatto. Mentre 
ciascuna ulcera di questa guisa si chiude, lasciando tracce di perdila di sostanza, 
se ne (ormano di nuovi , e cos'i in questo successivo procreo trascorre talvolta 
un anno intiero. Nella parte capellina le macchie di cui è discorso cagionano la 
caduta dei capelli, talvolta 1' alopoecia , che un tempo era cos'i comune ; pren- 
dendo la parte sottoposta alle unghie ne recano la caduta , ineguaglianze , a- 
sprezze e degenerazioni di quelle che vengono poscia, e quando svilo ppansi alle 
loro radici cagionano ulcere assai dolenti. 

§. 1091. b) Le pustule chiamate fiori di venere, costituiscono nella loro ori- 
gine tubercoli duri, acuminati, assai dolenti toccandoli durante 1' infiammazione, 
e che a poco a poco si riempiono di umore limpido o giallognolo, alquanto cor- 
rosivo. In seguito si seccano cagionando croste di colore oscuro , che tardi ca- 
dono e lasciano una macchia rosso bruna alquanto abbassata durevole alcune 
settimane. Si manifestano primamente alla faccia, sulla fronte estendendosi alle 
tempia di ambi i lati, nella qual posizione prendono il nome di corona di ve- 
nere, ma non risparmiano ne meno le altre parti del corpo. 

1092. -e) Le ejfiorescenze simili all' erpete, al lichene ed alla scabbia non 



Ifi2 DELLE C1CEESSIE IH ISPECII 

sono quasi per Dulia diverse dalle non veneree rispetto alla forma, e non sr di- 
stinguono che pel colore oscuro come quello di rame. Anche d ) le espulsioni 
forjbracte non si manifestano che colla continua desquamazione di macchie 
rosso-oscure , e coli' asprezza della cute che ne proviene. La certezza dilla <hV 
gnosi non sì può raggiugnere, che polla cognizione della malattia priucipale , e 
per un qiusto apprezzamento degli altri sintomi e dell' intiero decorso. 

§. 1093- Tutte queste forme di esantemi coli* aggravarsi della malattia can- 
giatisi spesso e ) in tdeere di cattiva indole ed in cancri sifilitici secondari ov- 
vero sintomatici^ che comunemente osservansi posti in vicinanze alle ossa coperte 
soltanto della cute. 

S I0M 2) La cinanche sifilitica delle fauci suol essere distinta sulle prime 
da sintorni simili ai catarrali, da leggiera disfagia , raucedine , o voce abbuiata 
particolarmente alla sera, da secchezza ed ardore delle fauci alla noti**, da mac- 
chie di un rosso oscuro, e da moderata tumidezza delle tonsille, del velo pendolo, 
dell' ugola e della slessa faringe, ed in poco tempo senza grande dolore passare 
in ulceramenti con margini elevati callosi,, e con fondo abbassato e lardaceo. Tali 
ulcere non di rado corrodono tostamente gli organi testé accennati e persino le 
stesse ossa del palato e del naso. Occupando le cavità di quosi' organo qnale 
czena sifilitico ( vener, Natengeschwiir ) cagionano scolo di icore schifoso tal- 
volta misto a particelle di ossa distrutte dalla carie, voce nasale ingrata ed in* 
tollerabile puzzore. Se poi grandemente diffondesi alla dolorosa devastazione suc- 
cede I' abbassamento del naso e persino la perdita totale. Simili infiammazioni 
ed ulcere nella parete posteriore delle fauci adducono facilmente la carie delle 
vertebre del collo; nella laringe e uella trachea la tosse, la raucedine, I' afonia 
c la stessa tisi laringea e tracheale. 

$. 1095. In un coli' affezione ora descritta delle fauci o poco dopo non di 
ratio sviluppasi 3)1' attuimi a sifilitica, 1' infiammazione cioè della congiuntiva 
rosi del bulbo che delle palpebre, con prurito di queste e rossore profondo del 
bulbo, lacrimazione , dolori ootmrni e fotofobia, la qua) tlogosi per la grande 
dilatazione dei vasi sanguigni, pella degenerazione della congiuntiva in una massa 
t «I volta simile alla carne , peli' addensamento e 1' ulcerazione della cornea tra- 
«parente, dà luogo facilmente agli offuscamo ti li della cornea stessa, e persino alla 
distruzione del bulbo. E questo infaustissimo esito debbesi soprattutto temere 
dall' iride sifilitica, che però è mollo più rara dell' altra infiammazione. 

109(5. I dolori osteocopi ì i più molesti fra tutti i sintomi della lue confer- 
mata , spesse volte cominciano poco dopo le efllorescenze cutanee e vanno poi 
con queste alternando. Hanno la loro sede non già nelle apofisi, ma nel corpo 
compatto e sino noi profondo delle ossa poste subito sotto la cute, come la ti- 
bia, la fibula, il radio, l'ulna, la clavicola, la «captila, lo sterno, le ossa dol cra- 
nio , ce. ; mentre appena molestano di giorno , insorgono fortissimi alla sera , 
specialmente sotto il tepore del letto, e di notte infieriscono in guisa, che pare 
oli' ammaino gli vengano corrose o traforale le ossa , nelle ore mattutine final- 
mente scemano. Sono sintomi di infiammazione che occupa parte la sostanza 
delle ossa, parte il periostio. Nel lor decorso ben presto vi si associano tumori 
d")l' ossatura o molli (gomme), o duri (nodi), o contenenti una materia cretacea 
(tofi) malamente chiamati esostosi, ovvero osteosarcosi, tumore cioè per tutta la 
luoghezza dell' osso, che si rende molle, flessibile e facile a rompersi, e tali tu- 
mori non portati a guarigione passano in carie con secrezione di sanie lurida e 
puzzosa. 

$. Il97. In grazia della malattia o de'suoi sintomi ora descritti, gli ammalati 
fatinosi di boli, prendouonn abilo cachettico lurido pallido o terreo e si emaciapo; 
c *e la lue non viene a gnarigìone, che non di rado accade sotto manifeste crisi 



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LUE VPVF.rRA 153 

evacuatone per la via della ente, dei reni e degli intestini, sono presi da feb- 
bre lenta, vanno soggetti ad emorragie e diarre'* colliquativi ; *» quando la me- 
dicatura non aorte favorevole successo sotto orribili tormenti, di cui non minima 
parte deriva dai rimorsi della coscienza, in mezzo ad intollerabile fetore , spesse 
volte in varie parti mutilale, e resi spettri detestabili dell'umana società, finiscono 
la miserabilissima loro vita. 

§. 1098. La lue venerea va soggetta a diverse modi funzioni indotte dalle co- 
stituzioni individuali degli ammalali, dalla diversità dei climi, dalle complicazioni 
per esempio coli' artrite, colla scrofolosa, rollo scorbuto ce , non die dall' uso 
sconveniente o dall' abuso dei mercuriali. Tali modifirnzioni ora si allontanano 
di varia maniera rispetto alla forma, alla durata, ed alla successione dei singoli 
sintomi da quanto sin qui venne descritto , ora olirono un decorso dell'intiera 
malattia più lento o più mite, più rapido o più veemente, e quindi maggiore o 
minore gravezza dei suoi dannosi effetti. 

$. 1099. Lo schcrlicvo ( inalimi Grtbingcnse) ci offre appunto una modifi- 
cazione, ebe marita d'essere menzionata , frequentissima nelle vicinanze delle 
città di Fiume, Buccari e di Novi ai lidi del mare Adriatico. Questa malattia non 
osservata prima dell'anno 1790, quindi descritta quale scabbia veoerea è distinta 
specialmeute da efflorescenze sifilitiche di varie forme. Il D.r Jcnnikcr ce ne 
diede un'esatta descrizione meritevole d'essere letta ( Mcd. Jàlub. des k. k. 
ò*f. Staatcs. B. F. St. 3. ). 

§. 1100. La disposizione a questa perniciosa malattia sembra essere comune 
a tutti i mortali; nè la malattia tuli' ora in corso, ne la superata tolgono la su- 
scettibilità a contrarre di nuovo il contagio, e quindi a patire una novella infe- 
zione. Questa sucettibilità però scorgesi maggiore nei soggetti giovani , teneri , 
bianchi, irritabili, e negli organi, come già si diceva, delicati, vestili di sottilissima 
epidermide , o privati di essa in virtù di qualche lesione. — La cagione ecci- 
tante sola che sin di presente si conosca , è il contagio ; nè si hanno indubbj 
casi di sifilide originaria, nata cioè non da eguale malattia e da contagio, ma 
piuttosto cagionata da altre potenze e circostanze.il contagio poi sta egualmente 
nell' umore puriforme della blenorrea e della leucorrea , che in quello snnioso 
delle ulceri, delle pustole e delle regaldi, primarie e secondarie; anzi pnossi so- 
spettare fors' anco nella saliva, nell* esalazione, nel sudore, nel latte e nell' Ti- 
more genitale/ infetta per toccameoto, e 1' azione ne è giovata assai dallo sfre- 
gamento, dal contatto, a lungo continuato, dal calore del luogo e senza dubbio 
dalla maggiore malignità della mal ittia da cui proviene. 

§. 1101. Rispetto all' essenza della malattia venerea Doerhaave fn d'avviso, 
che consistesse, nell' acrimonia della pinguedine contenuta nel tessuto cellulare, 
a poco a poco portantesi alla midolla pingue delle ossa ; Httnter e dopo Ini 
fra i più moderni Hahnmann, Fritze, Ilufcland % Hecker , Vcndt ed altri am- 
misero una specifica infiammazione cagionata dalla particolare virtù irritante del 
contagio venereo e dalla reazione della parte malata, e si sforzarono di spiegare 
il nascimento della lue universale dalla parte primieramente attaccata col rite- 
nere 1' assorbimento del virus nella massa degli umori , e quindi la diffusione 
della morbosa sua azione sopra le parti lontane tanto collegalo intimamente per 
consenso coli' organo primariamente affatto , quanto più ili altre (ornile »<i ri- 
cettività a sentire l'azione del contagio. Sebbene si conosca essere questa idea ge- 
nerale tuttavia manchevole, nullarueno sin di presente non abbiamo su di ciò 
una spiegazione più compiuta, ne che meglio schiarisca in cosa consista la spe- 
cifica invincibile natura del contagio e delle infiammazioni veneree con tenden- 
za costante alla suppurazione ed all' ulceramento. 

§. 1 102. Nei nostro clima la sifilide universale quasi mai non viene a gnari- 



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TS't nurxa r*rntS!»iK in isrucre 

gione senza il soccorso cieli' arie, e senza 1' aso bfn diretto del mercurio fornirò 
di virtù specifiche contro questo malore. Più aopra ai avvertiva già, che la gua- 
rigione è non di rado accompagnata da crisi evacuatone. I casi di lue guarite 
senza mercurio, clic gli Inglesi G. /l.Guthrie, J. IFmncn, J. Thofifon, Fn'ans, 
Pope ed altri vantano, non «uno tuttavia fuori d'ogni dubbio comprovaci; giac- 
che Schmidt, come si dirà in appresso, dimostrò chiaramente la fallacia di que- 
sto trattamento in parecchi ca<i, ne' quali la malattia in apparenza guarita ri- 
pullulò dopo alcuni mesi. Siccome però anche sotto il favore di buona costitu- 
itone dell' ammalato, e 1' amministrazione a tempo e ben diretta Mei mercurio 
si danno casi, per verità rarissimi, in cui non ne conseguita 1., guarigione , la 
prognosi non può essere sempre e senza distinzione favorevole. E tanto più 
cautamente vuol essere circoscritta nei soggetti carhrttici, scorbutici , idropici , 
fiaccali dal male, dai patemi di animo, da un lurido modo di vita, dall'abuso 
di venere, dall' onania eo, poiché lentamente, con difficolti e di rado perfetta- 
mente guariscono. Negli individui giovani, delirati, sensibili e spezialmente bian- 
chi debbonsi grandemente temere; il pronto passaggio della malattia locale al- 
l' universale, il rapido decorso di questa , ed estesissime devastazioni. La lue 
che decorre tuttavia sotto la Torma di impetigine guarisce per Jo più con mag- 
giore facilita, più diflicilmente sotto forma di ulceri nelle parti molli , e con 
grandissimi difficoltà quando vi hanno lofi, esostosi e carie , anni quest'ultima 
soprattutto sotto forma di ozena resiste pertinace ad ogni modo di cura. 

§ 1 1 03. La terapia si divide in profilattica e curativa. 

La profilassi risguarda 1* infezione e la propagazione al restante dell' orga- 
nismo della malattia locale nata di contacio. 

Ad impedire l'infezione nelle parti , che si espongono o si esposero al con- 
tatto col contagio venereo, non v'ha alcun sicuro rimedio. Tuttavia onde pulire 
tostamente le parti imbrattate di contagio, e distruggere quello, che per avven- 
tura vi aderisse ancora inattivo , dentiosi raccomandare grandemente le istanta- 
nee e ripetute lavature delle parti stesse, le fomentazioni ed i bagni colf acqua 
Iresca, coli' acqua saponata, colla soluzione assai diluita di alcali, di nitro o di 
ammoniaca caustica nell'acqua ( anco coli' orina recentemente evacuata ), cogli 
ar i, li vegetabili o minerali diluiti in molta acqua ec. ec. 

Quando sono già in corso le forme primarie locali della malattia venerea (la 
blenorrea, il cancro od il bubone ) , la profilassi contro la malattia universale 
sicurissima ed uuica sta nella cura delle medesime, quale ora verrà esposta, da 
prati' arsi tostamente e con prudenza. 

1 \ Q\. La blenorrea, la leucorrea debbVssere considerata e curata come 
infiammazione specifica, che decorre con moibosa secrezione, la quale anco vinta 
la flogosi tuttavia continua. Laonde soglionsi nella malattia distinguere due sta- 
dj, V infiammatorio ed il secretorio , ossia di predominante infiammazione e di 
pr»> (Invio. 

Nel primo t'odio è indicato il metodo antiflogistico accomodato alla gravezza 
del male ed all' organo affetto, nel secondo almeno I' ammolliente, e eiusta le 
circostanze in seguito il tonico, stimolante. Richicrionsi pertanto nel primo stri- 
dio oltre l'opportuno regime fisico e morale c la dieta antiflogistica, i fomenti 
i cali plasmi, i bagni locali moltitivi con frequenza applicati , ora insieme cogli 
infusi o.coi decotti alquanto mu< ilaginosi e colle emulsioni leggiere prese in 
buona quantità e tiepide ora aggiugnendo pure l'uso interno di rimr di eccopm- 
lici, la magnesia, la manna, l'idromele, l'elettuario lenitiv» ecc. , senza però ogni 
sai**, e l'esterno di clisteri che muovono leggiermente il corpo; altre volte ri- 
correndo anche alle sottrazioni di sangue locali per mezzo delle sanguisughe, ed 
universali coi salassi. Le iuicziuoi di qualunque sorta nei maschi recano danno 



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Un VENEREA 185 

durarle Io stadio infiammarono; nelle femmine invece non giovano clie quelle 
tifai emollienti coli' acqua e con infusi mucilaginosi tiepidi spinti in vagina dol- 
cemente, servendo ad addolcire e diluire qnell' umore arre che si separa. Le 
consensuali dolorose erezioni, l'incordatura, i Imboni, le infiammazioni dei testi* 
coli, del coidone spermatico, della prostala, del prepuzio, siccome effetto ed in- 
dizi di uno stato infiammatorio più grave e più esteso, richieggono un metodo 
antiflogistico universale più nttivo in un colleguale trattamento locale e molli- 
tivo. Il parafimosi che in brieve non cedesse a questo metodo, se il glande ri- 
goufìo non si potesse facilmente con idoneo maneggio spingendo avanti il pre» 
puzio coprire, richiede i fomenti od i bagni freddi, onde scemando la turgidezza 
del glande si possa innieclnare nel prepuzio, e finalmente quando ciò non si po- 
lene raggiugnere , o grande mollo fosse il tumore del glande medesimo stretto 
dal prepuzio , vuoisi ricorrere all' opera chirurgica , e praticare 1' incisione di 
questo nella direzione del freno. 

In quella guisa che diminuiscono e compongono i sintomi infiammatorj deb* 
besi pur limitare il metodo antiflogistico; ma tuttavia è necessario evitare ancora 
con ogni cura lutie le potenze , che irritano e riscaldano la parte o V intiero 
organismo, e solamente quando sia del tutto cessato ogni ardore nelP orinare , 
nello stadio secondo della malattia, pnossi concedere un po' di moto e di un 
vitto moderatamente nutritivo, mentre si continua nel metodo soliamo mollitiv© 
di quando in quando frapponendo l'applicazione di bapni universali, o di rimedj 
eccoprotici. -— Se in questo stadio, vinta già la /logosi, continuassero fuori del 
consueto il priapismo e 1* incordatura si vincono coll'uso locale degli ammollienti, 
ed internamente dei sedativi e dei narcotici, escluso l'oppio. 

Di questa maoiera procedendo la malattia in un coi suoi sintomi snoie intie- 
ramente guarire senza rhe vi abbia bisogno o de' rimedj tonici , o del roob di 
ginepro sciolto nell' acqua e lodato da Ilecker. Se il profluvio continua ol- 
tre il solito tri mine, se ne cerchi la cagione, la quala assai frequenti volle tro- 
vasi ora in errori di dieta o di regime cosi fisico che somatico , ora invece di 
trattamento a contratti mpo eccitante, astringente, ec. Quando il flusso scarso s^, 
ma icoroso , alquanto verde, screziato di sangue, 1' ardore nell' emettere le ori- 
ne fisso in una determinata parte dell' uretra, che si desta e si esaspera toccan- 
do o leggiermente cemprimendo la parte stessa , e talvolta nn addensamento 
sensibile doloroso dell' uretra nel luogo medesimo, dinolano essersi ivi formato 
un ulcero venereo , oltre la teste esposta cura locale , devesi intraprendere la 
mercuriale, onde prevenire la lue universale. Se la cagione di tale scarsezza sta in 
tino scemamento delle secrezioni ed escrezioni normali, come della traspirazione , 
delle orine, dell'alvo, è uopo dirigere razionalmente la cura a promuoverle. Se 
mancando qualunque altra cagione puossi argomentare soltanto di lassezza nella 
membrana mucosa dell'uretra • della vagina puramente locale, ovvero con- 
giunta all'universale, come nei siggeiti cachettici, deboli, flosci, scrofolosi, e che 
ripetutamente soggiacquero a blmnorree, a leucorree, convengono localmente le 
ripetute lavature, i fomenti, i bagni freschi , quindi alquanto freddi delle parti 
genitali, le caute injezioni relrigf»anti , un po' astringenti e moderatamente irri- 
tami coti soluzioni acquose , o Imperate con qualche liquido mticiiaginoso di 
zucchero di saturno, di allume, d vetriolo di zinco, di sublimato corrossivo, di 
pietra caustica , di acqua di cale-, ec. : internamente i balsami nativi , le gom- 
moresine, le resine, od anche le foglie di uva ursi, la corteccia peruviana , la 
tormentili», la gomma kino, il fero ec; in un colla dieta nutriente non aro- 
matica, ne spiritosa. — L'uso del pepe cubebe vantato grandemente a larghi 
dosi da G. Adams anco nello stallo infiammatorio della blennorrea non è me- 
nomamente consentaneo alla nosor-gia di questo malore, e perciò sospetto, su- 



i 



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DELLE CACHESSIE I* ISPEC1B 



che nn sufficiente numero e bastanti varietà di osservazioni e di esperimenti non 

ne abbiano confermali i vantaggi (103). 

1 105. Il cancro venereo primario in ben molti casi viene a guarigione 
talvolta senza alcuna terapia, tal' altra colla semplice applicazione di rimedj lo- 
cali, cioè di una soluzione diluita di potassa caustica, di pietra infernale, di su- 
blimato corrosivo, di un miscuglio di calomelano e di oppio coll'acqua di calce 
( la cosi detta acqua fagedenica nera ), dell' unguento mercuriale cinereo , dell' 
unguento comune o basilico col mercurio precipitato rosso , mediante filaccia , 
non che della pietra infernale, con cui si tocca lo stesso cancro incipiente , ed 
in appresso i suoi margini callosi. Siccome poi non si conosce per quanto tem- 
po questo effetto dell' infezione si rimanga locale, e d'altra parte siccome è no- 
to, scemato o tolto, l'ammalato non e sicuro dall' ulteriore progresso dell'in- 
iezione, e quindi dalla lue universale, cos'i io penso essere sempre necessario as- 
sociare alla cura 1' uso conveniente de' mercuriali non già pella guarigione del 
cancro, a meno che non si estenda rapidamente, ma per limitarlo e preservare 
l'infermo dalla lue universale. — Rispetto a cancri sintomatici , secondarj , in 
qualunque parte occorrano debbonsi trattare in generale colla cura mercuriale, 
nella località poi, giusta le circostanze o negativamente col difendere soltanto la 
pnrte dal contatto dell'aria, col tenerla pulita e difesa dalla pressione, dallo 
sfregamento ec. , o positivamente colla simultanea applicazione dei mercuriali 
sotto forma fluida o di unguento. — La carie venerea vuole un egual modo di 
cura 

§. lllfti. I buboni tanto primarj , sostantivi, che quelli che accompagnano o 
seguitano i cancri, richieggono una dieta ed un regime strettamente antiflogistici, 
e giusta la maggiore o minore gravezza dell' infiammazione e della febbre sin- 
tomatica una terapia locale mollitiva per mezzo di cataplasmi , o più,o meno 
antiflogistica coli' applicazione delle sanguisughe , oppur anco antiflogistica uni- 
versale, e ad un tempo l'uso dei mercuriali, con cui non solamente fiaccare l'in- 
fiammazione delle ghiandole, ma anco e soprattutto impedire la lue universale. 
Avvenendo la suppurazione è norma generale il condurre a maturazione gli 
ascessi coi mollitivi ed accelerare cosi la spontanea apertura. Nei rari casi di 
necessità si aprono giusta i precetti dell'arte o col caustico o eoi ferro, poi si 
giova la suppurazione, e si impedisce per quanto puossi con la grande pulizzia 
e col lasciar libero lo scolo della marcia acciò non ne avvenga assopimento. La 
continuala applicazione dei cataplasmi, dei fomenti e di quando in quando dei 
bagni emollienti debbesi ritenere grandemente efficace (105). 

§• 1107. Contro la lue venerea universale poi ne' suoi varj gradi di veemenza 
e nelle sue varie modificazioni vennero lodati coai prima, che dopo la scoperta 
delle vittù specifiche dei mercuriali molti rirmdj e diversi metodi Hi applicazione. 
Gioverà richiamare alla mente fra quelli il gua : aco, la salsapariglia, Yantimonio, 
la potassa, gli acidi minerali e l'oppio. L'esperienza tuttavia dimostrò cos'i chia- 
ramente 1' insufficienza dell'azione di tutti, eh» nissuno de' pratici razionali ardi- 
sce ora di paragonargli al mercurio rispetto alla virtù anlisifilitica , e di prefe- 
rirli E probabilmente non avrà risuliarnento più favorevole il metodo degli In- 
glesi Th. Rose ì G. J. Guthrie , /. Thomson, J. Hennen e di altri vantato in 
generale, ma senza dubbio da limitarsi specidmente a certi casi soltanto , ed n 
ben pochi conveniente, quello cioè di curare tutte le forme di malattia venerea 
primarie e consecutive senza mercurio, merci unicamente della salsapariglia, di 
bevande mucilaginose mescolate all'acido nitaco diluito, e di una dieta leggiera 
(IU'st's, AJagaz, d. ges. Heilk. D. V. H. '. )» g. a Scwmidt ha di già inlievo- 
-ito d'assai la credenza intorno alle guarigioni vantate con questo metodo , col 
tiferire che esso vide in parecchi casi presentatigli da Teeuen svilupparsi di poi 



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1 



LUE rEHEHEl 187 

]• lue ( Verm. Alh. a. di Gebiethe der Heilk, von einer Cesdhch.pr Àerzte 
2u St. Petersburg. Erstt Samm, Ittng. 1821. Vedi anche Alex, Simon jir>- l.c. 

Appoggiato a quell'esperienza che sin qui mi sono Acquistato , non dubito a 
dichiarare col maggior numero de' pratici il mercurio nei suoi varj preparati 
quale rimedio antisifìlitico unico sicuro. Siccome poi le virtù sue specilìch<* , 
egualmente che 1' indole speciale della malattia venerea troppo imperfettamente 
ancora si conoscono, l' amministrazione di questo rimedio debb' essere determi- 
nala e diretta da un'empiria razionale, e giovala in generale da una dieta e da 
un regime antiflogistici. Dal che si comprende, che il mercurio nè puossi indi- 
stintamente, senza indugio e sicura mente adoperare in qualsiasi malattia venerea, 
nè in qualunque preparato senza scelta, nè finalmente senza ii concorso di ceni 
mezzi giovanti. Una grande debolezza, e se non è efletto della stessa sifilide, una 
notabile cachessia, la diatesi scorbutica, le diarree, i sudori debilitanti, le emor- 
ragie debbonsi prima della cura mercuriale dissipare , o nei casi grandemente 
urgenti almeno diminuire; cosi eziandio dennosi evacuare le impurità delle prime 
vie, lasciar trascorrere il periodo dei mestrui a meno che non siano già troppo 
scarsi, insommi allontanare ogni complicazione che riesca di impedimento. La 
gravidanza, la tendenza all' emottisia e ad altri profluvj cruenti vogliono grande 
cautela e restrizione nell'uso dei mercuriali. L'aria pura secca, piacevolmente 
calda, il conveniente molo, l'ilarità, la speranza, un villo leggiero anzi fluido 
che solido, parco, non condito d'aromi , una vita sobria lontana da qualunque 
sregolatezza, l'uso di bagni tiepidi, e le abbondanti bevande di liquidi diluenti, 
mollimi, diapnoici, come di decotti di radici di bardana, di gramigna, tarasacco, 
saponaria, salsapariglia, di legno di ginepro, di guajaco ecc. ce. , giovano gran- 
demente la virtù delle preparazioni mercuriali; e promuovono fgregiamaule i sa- 
lutari effetti di un'opportuna loro applicazione. 

§. 1108. Quando non siavi alcun ostacolo i rimedj mercuriali adoperami 
patte internamente, parte csternamcnle. 1 preparati che assai comunemente Ira- 
scclgonsi al primo scopo sono: il mercurio dolce, ossia calomelano, nuriato di 
mercurio mite ; il mercurio solubile dell' Hahnemann , ovvero ossidulo di 
mercurio ammoniacale ; 1' etiope minerale , o solfuro di mercurio nero ; e la 
etiope antimoniale o solfuro di mercurio stibiato, i quali ultimi hanno uso nei 
fanciulli , nei soggetti sensibili , nei casi più leggieri , in cui la principale affe- 
zione è alla cute; di per se od alternativamente con quelli nominati prima : il 
mei curio sublimato corrosivo ossia muriato di mercurio corrosivo, ed il mercurio 
ni roso, ovvero nitrato di mercurio, i quali in grazia dell' eroica loro virtù so- 
ghonsi riservare pei casi di lue inveterala, trascurala, difficilmente guaribile, co- 
me anco di lue che faccia rapidi progressi; — gli altri preparati si lasciano vo- 
lontieri ai loro fautori. — Servono per uso esterno: V unguento mercuriale cine- 
reo e citrino , — molto più di rado gli unguenti di calomelano , di mercurio 
precipitato bianco, o secondo Cirillo, di sublimato, — e le soluzioni di subii' 
moto in lavature, fomenti, gargarismi e bagni. 

§. JlOf). Quando la malattia non attacca ancora le ossa porgesi comunemente 
agli adulti un mezzo grano di mercurio dolce, o di mrrcurio solubile dell' Ha - 
hnemann due volte al giorno , mattina cioè e sera , collo zucchero sotto forma 
di polvere. Questa dose poi, se è sostenuta b"ne e se Io tichiede lo avanzamento 
della malattia; dopo alcuni giorni, sei o selle, si accresce di un quarto di grano, 
oppure si replica tre volte nella giornata, e cos'i mano mano si ascende a tre o 
quattro graoi in ripartite dosi entro ventiquattro ore, sempre però quando vi sia 
il bisogno, e non siansi manifestati segni di icbbricialtola detta da alcuni mercu- 
riale ed i fenomeni precursori ed accompagnanti Ja salivazione indizio dell'azione 
specifica del uietcurio estesa già al sistema linfatico e su lutto l' organismo. Tali 



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188 



DELLE CACHESSIE IH 1 SPECIE 



fenomeni sono: pnzzore dell' alito; sapore dì manieri! specifico ingrato, metallico, 
come di rame; lingua giallastra, in appresso verdognola vestita di muco , gonfia 
«Ila base od in ogni parte è sensibile; tumore, tensione e dolore delle ghiandola 
salivali ; rossore forte, tumore ritiramene e dolore delle gingive ; allegamento dei 
denti sporchi di muco tenace grigio, abbondante flusso di saliva mescolata a muco 
viscido; masticazione e deglutizione difficili e dolorose; escoriazione delle labbra, 
delle gingive, delle guance e delia lingua simili alle afte; ai quali sintomi per 

10 più si associano: spossamento, anoressia, apepsia, avversione ai cibi specialmente 
carnosi, borborigmi e termini, ventre tardo, cefalea, susurro delle orecchie e sonno 
non tranquillo. Quando incominciano qnesti sintomi dì salivazione debbesi tosta- 
mente ridurre a meno F applicazione dei mercuriali, anzi facendosi abbondante 
la salivazione sospenderla , c dar opera frattanto a mitigare i sintomi stessi con 
un regime moderato, quieto e regolare, coi collutorj emollienti tiepidi u<ati con- 
tinuamente, cogli eccoprotici o cogli alteranti, particolarmente il tartaro emetico 
alla dose di un ottavo o di un sesto di grano ogni due o tre ore in soluzione, 
nonché coi bagni semplici tiepidi. Se durante la salivazione i sintomi della sifilide 
scemarono, come sogliono, grandemente, si continua nell'uso già limitato dei 
mercuriali, e se fu sospeso peila gravezza della salivazione si riprende sul finire 
della medesima, cominciando da piccole dosi, quindi grado grado giusta il biso- 
gno accrescendole, e cosi continuando sino alla compiuta guarigione, che talvolta 
dopo ripetuta salivazione finalmente raggiugnesi. E si avverta anzi, che se non è 
necessario è almeuo ben avvisalo insistere nell' uso moderato dei mercuriali per 
qualche tempo , e tanto più a lungo , quanto più fu pertinace la malattia , 
sebbene tutti i fenomeni della sifilide dopo una o parecchie salivazioni siano 
scomparsi. 

Quando dall' uso degli accennati mercuriali si temono, o gin ne vennero op- 
pressioni di stomaco, cardialgia , tormini e diarrea, debbnnsi quelli unire ad un 
eieossaccaro, a qualche polvere aromatica grata od all'oppio. Si previene poi una 
troppo pronta salivazione collo amministrare durante la cura lo zolfo doraro d* 
antimonio od il kermes minerale , con un rrgime caldo e con bevande tepide 
prese di frequente. Se grandemente molesti riescono i dolori osteocopj si ha nell' 
oppio un efficacissimo rimedio palliativo, preferibile a tutti gli altri narcotici, e 
di cui il medico non saprebbe come fare a meno. 

Il mercurio sublimato corrosivo sotto forma di soluzione nell' acqua distillata 
semplice od aromatica coli' aggiunta di conveniente quantità di oppio , si am- 
ministra cosi, che F ammalato, ove la cura si incominci con questo medicamento, 
prenda mattina e sera una sedicesima parte di grano di sublimato, che se invece 
turono premessi altri medicamenti, un' ottava sino ad una sesta parte di grano , 
c quando sopporti bene questa dose, e lo richieda la malattia , si accresce sino 
ad una quarta parie od anche ad un mezzo grano. Frattanto poi più che alla 
salivazione solita manifestarsi tardo, conviene grandemente attendere ai danni che 

11 sublimato facilmente cagiona nel ventricolo e nelle intestina. Rispetto al me- 
todo vantato recentemente del Professore DzoNni ( Nfue wcrlassigc llrilart der 
Lustseuche in alien ihren Formcn. Halle 1826. 8. ), di amministrare cioè il su- 
blimalo corrosivo sotto forma di pillole aumentandone ogni giorno di un quarto 
di grano la dose sino alla scomparsa dei sintomi della sifilide, non si potrà de- 
cidere se meriti in generale la preferenza, se non che in seguilo a moltiplici ge- 
nuini esperimenti. 

11 mercurio nitroso, nitrato di mercurio (sciolto) giova sotto le medesime in- 
dicazioni, e si prescrive nell' acqua distillata od in nn decolto mucilaginoso alla 
dose di due gocce, quindi di tre e di quattro flue volte al giorno. 

Per attivare la virtù antisifilitica del mercurio e ritardare la salivazione giova 
alternare talvolta colla diversità dei preparali. 



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LUE VENEREA 18f) 

La cosi d«ia gran cura mercuriale di Wcinhold , che consiste ncll' uso di 
grandissime dosi di calomelano ( venti a venticinque grani divisi in Ire parli ) 
da prenderli uei gioroi 1% 4"; 7*, 10% 13', 16", 19, ed anco nel 22°, alla jera 
a stomaco vuoto, e, se v'ha bisogno, della giaiappa e del tarlato tarlarizzato -nei 
seguenti giorni per muovere il veutre, non ebbe fìuora che pochi imitatori , nè 
realmente si procurò la prerogativa vantata dall'inventore. Essa è diametralmente 
opposta al melode idrargirifugo degl' Inglesi. 

1 1 IO. Le unzioni coli' uno o coli' altro degli unguenti mercuriali hanno i 
loro vantaggi ed i loro danni. Dcvonsi lodare iu quanto che operano immedia- 
tamente sulla cute qual sede primaria ed organo conduttore d#ll' infezione vene- 
rea, quindi perchè direttamente e fortemente assalgono la malattia stessa e di per 
se valgono l'orse a guarirla, e perchè riescono di minor danno, che l'uso interno, 
agli oigani della digestione;—» dennosi per converso biasimare: perchè facilmente 
producono presto U salivazione, e cagionano una particolare efllorescenza pusto- 
losa, che impedisce di continuarne l' applicazione, e perchè riescono incomode e 
cagione d' immoudezza. — Io per venia sono sohto a trattare la lue universale 
combinando 1* USO interno dei mercuriali all' esterno. ì Eternamente prescrivo una 
mezza dramma Guo ad uua intiera di unguento mercuriale cinereo da applicarsi 
una volta o due al giorno alternativamente sulle parti della cute più delicate e 
maggiormente fornite di vasi assorbenti, cioè sui polpacci , sulla faccia interna 
delle cosce, delle aulibraccia e delle braccia. L'uuzione compiesi in un ambiente 
tiepido, colla mano calda e sotto continuala frizione, quindi si involgono le parti 
in panni-lini caldi , ec. Quando la cute sia floscia , inerte , si dà la preferenza 
all'unguento mercuriale citrino, che si adopera allo stesso modo edalla stessa dose. 

Il metodo di curare la sifìlide colle sole unzioni e colla dieta assai ristretta 
fu già sino dai primi tempi, come asserisce P. G. Cederschjòld , contro la ma- 
lattia inveterata e degenerala applicalo giusta precetti esattamente stabiliti y iti' 
slow lo praticò pel primo , dopo passò quasi in dimenticanza ; ai nostri tempi 
lu nuovamente messo iu pratica ( Mcd. eh. Zig. 24. Lrgzlid. S. 105. u. ff. ), 
Louvrier lo modificò, e nei casi di malattia invecchiata , che non cede ai solili 
melodi curativi, e che devasta l' ossatura adoperasi con favorevole successo. Que- 
sto metodo, come lo modiGcava Louvrier t è il seguente. Si rimuovono le com- 
plicazioni che mai esistesseto, e si pratica una cura preparatoria, che compiesi 
con uua dieta assai parca , per nulla stimolante , con un purgante leggiero per 
esempio la giaiappa con cremore di tartaro, o l'infuso di sena composto con sale 
amai o o del ClauLero , ec. ; quindi coli' uso dei bagni tiepidi da ripetersi per 
quadro o sei giorni, e lilialmente coli' amministrare di nuovo un purgante. JNel 
giorno vignante si cominciano le uuzioui coli* ordine seguente : nel primo gior- 
no di mattina si applicano due dramme di unguento mercuriale cinereo ad am- 
bedue le gambe dai malleoli sino alle giuocclua nella maniera sopra indicala , 
— nel terzo giorno si fanno le unzioni con egual dose sopra ambedue le coscie 
dalle ginocchia sino alla regione iliaca/ — nel giorno seslo si usa la stessa quan- 
tità, ovvero accresciuta di una mezza dramma se lo richiede il bisogno, sulle c- 
strcmilà superiori dal corpo sino alle spalle ; — ucll' ottavo o nel nono sul dor- 
so dalla regione iliaca sino alla nuca ; — dal giorno settimo sino al decimo- 
quiuto si fanno alla mattina due o quattro unzioni giusta che lo permettono le 
circostanze, collo slesso ordmc rispello alle parli testé accennate. 

JN'ci giorni sedicesimo, diciottesimo, ventiduesimo e venlesimoquarto le unzioni 
si fauno a sera avanzala e nei giorni di mezzo , come nel venticinquesimo , si 
amministra di buon mattino un purgante , — finalmente nel giorno vlmiI< anno- 
se sto 1' ammalalo entra iu un h.igno tiepido , in cui dopo mezz' ora si pulisca 
lutto il corpo cou ispirilo di uno e sapone ( spir. sapouato ) per mezso di uua 



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If>0 DELLE CACHESSIE 19 ISPECIE 

«pulita , quindi asciugato si cangia di camicia e di patini , « pana io od' altra 
«lonza leggiermente calda (I0o). 

La dieta durante il trattamento è limitata a brodi con pane, con orzo o con 
qu'.lche altra sostanza farinacea di facile digestione cotta da prendersi quattro 
volle al giorno uella quantità di una libbra e mezza -, per bevanda non si ac- 
corda che acqua, ovvno un decotto di altea o di bardana con infusione di radi- 
ce di liquirizia , di cui non debbesi entro ventiquattro ore bere più die tre a 
quattro libbre per non aggravare lo stomaco. Una dieta cosi ristretta, che icone 
dopo LOCVRTEB fermamente sostenuta anche da Rust ( Magaz.f. d. gei. Jleilk. 
B. 1. il. 3.), costituisce una parte assai essenziale dell' esposto efficacissimo trat- 
tamento. — La stanza dell' ammalato debbe avtre sempre una temperatura e- 
guale da f 14° a f 15* del t. R. ; V aria poi della stanza medesima non deve 
essere per tutto il tempo della cura cangiata, uè mutar si devono la camicia a 
gli altii panni. 

Particolari circostanze vogliono talvolta che il descritto metodo soggiaccia a 
modificazioni, che ora cioè le singole dosi dell'unguento debbano essere mag- 
giori o minori, altra volta the le unzioni si pratichino ad intervalli più brevi o 
più lunghi ora che la durala della cura .si abbrevj o si estenda maggiormente , 
ora che 1' ammalato si ristori con un po' di vino o che si nutrisca meglio. 

Sebbene questa terapia abbia per lo più il desiderato effetto , specialmente se 
fra il giorno diciassettesimo e vigesimo accade una grande alterazione universale, 
e si mettono in ! scena crisi evacuatone uon solamente per la via dell'alvo e de- 
gli organi salivali, ma eziandio delia cute e dei reni, tuttavia occorrono dei casi, 
jo cui non basta. E siccome un tal metodo è grandemente eroico, e molto de- 
bilita 1' ammalato per 1' uso stesso del medicament > , peli' astinenza dai cibi e 
pei purganti , cos'i debbesi intraprendere con grande ciicospezione , dirigere con 
tutta cura, e visitare 1' ammalato alquante volte nella giornata. 

§. I III. Sotto il comune trattamento mercè delle varie preparazioni mercu- 
riali è uopo talvolta medicare la grande debolezza e 1' incominciante stalo ca- 
chettico col limitare 1' uso dei mercuriali, e col ricorrere ai riinedj corroboiauli 
ed agli alimenti non istimohnti, ma eupepli. 

Quando i sintomi della sifilide continuano pertinacemente più del solito, de- 
ve si investigarne la cagione, e giusta le circostanze converrà ora aggiugnere alla 
cura interna per sè sola insufficiente 1' esterna , o questa attivare coli' interna , 
od anco ricorrere couxenienlemente a diversi giovanti. Appartengono a questi ul- 
timi, oltre la salsapariglia, il guajaco ed altri medicamenti più sopra menzionali, 
anche il decotto del Pollini, di Xillmann e simili, i decotti di cortecce verdi di 
noci, di cauli di dulcamara, di erba di chelidonio maggiore, di corteccia di mez- 
zereo, di froudi di pino; gli antimoniali ; gli estratti d' aconito, d' iosciamo e di 
cicuta, e V oppio. Dopo una larga e quasi infruttuosa applicazione dei mercu- 
riali operano eoo egregia virtù gli acidi minerali ( specialmente 1' acido nitrico 
e muriatico diluiti, lodili pure da Scott nella sifilide complicala colla scrofola ) 
usati tanto iiiernameute che èsiernamente sotto forma di bagni ( Med. efiir. 
Ztung. 1818. IV. 31. n. 38) ; cos'i anche l'ammoniaca altra volta tanto preco- 
nizzata menta di essere amministrala all' oggetto di sollevare le abballine forze 
o di promuovere l.i diaforesi. 

1112. 1 singoli sintomi poi od urgenti o grandemente pertinaci oltre lo 
esposto irallam* nio ne richieggono spesse volte uno speciale ; cos'i le ulceri del- 
la bocca, delle lanci, del naso ve vogliono quella cuia che più sopra dicevasi 
parlando dei cancri scnerer, le oillorcscenze simili alla scabbia ed all'erpete, i 
lomenti, le lavature, le unzioni mercuriali ed i bagni ; i condilomi, un'eguale 
cura o 1* appLcaiioue del caustico solido o fluido, o V uso del coltello o delle 



SCR0R0L4 191 

forbici, ovvero la legatura ; le ottalmie , quando la gravezza loro non imponga 
di fiaccarle anzi tratto con mezzi locali od aoco cou prudenti sottrazioni di san- 
gue universali, cogli eccoprolici ec, dapprima i collii) leggieri con piccolissima dose 
di sublimato , in appresso alquanto più forti con la tintura d' oppio , o 1' un- 
guento col mercurio precipitato rosso da applicarsi alle palpebre, od il mercu- 
riale cinereo coli' oppio , coli' iosciamo ec. su tutta la circonferenza degli occhi 
ed alle tempia. 

$. II 13. Nella convalescenza vi ha debolezza universale, languore ed imper- 
fezione della digestione , deli' assimilazione e della sanguificazione , quindi pre- 
valenza di parti sierose nel sangue, condizioni ingenerate paite dalla malattia, 
parte dalla necessaria cura mercuriale solvente e dalla scarsezza degli alimenti. 
lì. pertanto a toglierle è mestieri che il convalescente rimanga lunga pezza al- 
l' aria libera , secca , mite e moderatamente calda , che faccia moto conveniente 
allo stato delle sue forze, che usi per lungo tempo di alimenti eupepti e non 
irritanti aumentandone grado grado la quantità, ed in alcuni è pur d'uopo d'un 
irailaiueulo corroborarne, coi quali mezzi si pone fine alla terapia. 

Genere li. Cachessie con prevalente a (fazione del sistema 
ghiandolare e dei vasi Infatui, 

Specie. Morbo scrofoloso. 

§ II 14. La malattia scrofolosa (moilus scrofulosus , scrofulosis ) è quella 
specie di cachessia, che attaccando soprattutto i fanciulli si manilesla nel suo 
compiuto sviluppo con tumori cronici delle ghiandole linfatiche specialmente 
del collo e del mesenterio , come pure delle ascelie , degli inguini e di ulne 
parli del corpo. 

Annotazioni. Vi lia una scrofola fuggevole ( scrofola fugax; — JTagedruse. Wachtdru- 
se ) die consiste in passe;;:! ieri tu mori delle ghiandole del collo e degli inguini , la 
quale pertanto, come eziandio per la ma muoia di cachessia debbe essere distinta dal- 
la vera scrofola, cioè dai sintomi della malattia scrofolosa. — La struma sebbene si 
manifesti spesso sintomatica (scrofolosa) nel più alto grado della scrofola, tutta via so- 
vente e indotta di per sé sola da altre malattie e notevoli potenze, ed in istrelto scuso 
quale tumore di ghiandola conglomerala diversifica dalla scrofola. 

G. fi. Th. Kortum, Commentarius de vitto scrofuloso etc. T. IT. Lerr>eov. i^fy-no. 8. 
11. Hamilton, Benbachtungen uh. d. Scrophetksuiikhril, dea Scirr Itus, Krebs u. d. Mia- 

chitis. A. d. E. I.eipz. 170,3. 8. 
F. A. Weber, von dea Scopitela, einer endem. Krankhcit vieler Provimeli Europens. 

I. Th. Sal/b. i 7 y3. 8. 
Dr. Ch. W. liiifelaiid etc. ùb. d. Notar, Erkenntniss u. ìltilart der Scropheikruttk- 

lifit etc. 3. schr. ver meli' te Anjl. Beri. 17 1 8. 
Kh h. Carmichael, Heiiniug u. Goodland ub. die Scrophelkrankhtit. Xach d. Erigi, frey 

benrb. voti Dr. J. L. Choulant. Leipi. 1817.8. 
Bit A'itttr der Scrophelkranklieit u. s. tv. A. d. Engl. des Wilb. Fatte etc. von Dr. 

G. W. Becker. Leipz. ifcao. 8. 

$. 1115. Nella scrofolosi puonnosi distinguere due stadj ed altrettanti gradi 
di gravezza, quello cioè di diatesi scrofolosa^ e di forma scrofolosa sviluppala. 

La diatesi scrofolosa, che talvolta nei neonati è già manilesta pella blefarot- 
talittM e quindi anco peli' infiammazione delia congiuntiva , è dinotata ; dalla 
lassezza della cute e dei muscoli; dalla grossezza e lumidezza del labbro supe- 
riore della bocca e del setto del naso , e dalla larghezza delia mascella e del- 
l'occipite; dalla cute tener. , sottile, djafaua eoa un ameno colore rosso della 



192 DELLE CACHESSIE ÌM ISPEC1B 

faccia, ovvero densa con colore pallido, terreo e con leucoflemmatia ; dal ven- 
tre voluminoso ( i quali fenomeni distinguoosi col nume di abito scrofoloso ) ; 
dalla dentizione tarda, irregolare, dall' ossificazione lenta, dall'opportunità alla 
rachitide, ed in generale dal pigro «viluppo del cervello e delle facoltà menta - 
Ji ; dalla grande facilità ai sudori, e quindi dai frequenti catarri, dalle intertri- 
gini, dal forte odore acidetto ingrato della traspirazione, dell' alilo e del muco 
delle nari; dallo strofolo e dalla pnirìgine, che presto si manifestano e che ri- 
corrono spesso; dalla tigna della faccia e dagli acori; dalla digestione languida 
imperfetta; dall'acidità delle prime vie e dalla mucosità in un colla terminazione; 
dalle coliche e dal disordine nelle scariche alvine. La malattia talvolta si arre 
ala a questo grado, lai* altra ne raggiugne uno maggiore, in cui si scorgono : 
intumescenza delle ghiandole sopraccennate della grandezza di un pi*. Ilo a 
quello di una noce, di un uovo di colomba, o di un piccolo uovo di gallina , 
sulle prime molli , di poi dure , per lo più indolenti , diuturne , che spesse 
volte periodicamente si aumeutauo e scemano ( seguendo i periodi delle 
fasi lunari ed annue solari ) , e che in seguito veagouo colte da cro- 
niche, in fi animazioni facili a passare allo indurimento ed alla suppm azio- 
ne di cattiva indole, con ulcere a margini rialzati, ineguali, lacerati, quasi «tac- 
cili d.ilie sottoposte parti, flosci , spugnosi, dalle quali separasi una iiiarria 
icoroso - mucosa , viscida, alquanto gialla, e che recano poco dolore, ma 
sono pertinaci , difficili a guarire e solito a lasciare deformi cicatrici; infirmi' 
inazioni ribelli dei margini delle palpebre e della congiuntiva con molestia 
amia fotofobia, lacrimazione e secrezione p. intonile, —del meato uditorio c- 
sterno con otorrea, — della membra ua Schueideriana cou iscolo puriforuie — 
della membrana mucosa degli organi respiratori come anco delle ghiandole 
bronchiali con tosse cronica , con ispati mucosi ed in seguito punformi , non 
che delle ghiandole meseraiche con irregolarità dell'alvo, soprattutto cou isliti- . 
chezza, con jebbriciatlola cronica lenta, con emanazione, tabe, col ventre mai- 
in molto rigonfio, caldo e sotto il tatto doleote (V. §. i^Ci ec.) ; a malattia più 
inoltrata simili tumori anche nelle ghiandole conglomerate, per esempio nelle 
aalivali, nella tiroidea, nel pancreas ; fegato ili Volume accresciuto, laholta ble- 
norree croniche o leucorree con prurito che spinge a fregare le parli genitali , 
e che per tal modo porge facile occasione all' ouauia ; ejjlorescenze ostinate er- 
petiche, psoriche ed altre finalmente nel più allo grado, siccome clfetti dell'ai- 
aimilaaione, della sanguificazione e della nutrizione assai mandinoli e viziale , 
tumori non solo delle auofìsi alle articolazioni delle mani, dei piedi, dei cubi- 
ti, delle ginocchia, delle anche (ci* onde la claudicazione, che dicesi spontanea;, 
ed alla spina dorsale, ma eziandio del corpo delle ossa delle dna, del metacar- 
po, del metatarso, delle veilebre ed in alcuni casi del naso e del palato, i quali 
tumori sulle pinne sono di colore eguale alla cute, ma poi lentamente s' in 
li. 'mimano meulre la cute prende un colore rosso poi pomi i, si (a lucente e te 
sa, passano in ulceri che distruggono i temimi, i tegumenti e le cartilagini c<i 
io carie, la spina ventosa; carie dei denti, ammollimento delle ossa, aumento 
di volume del cranio accompagnato o dall' accresciuta mole del cervello, o dal 
ia formazione dell* idrocefalo cronico , insomma lo sviluppo della rachitide. — 
In quella guisa che le infiammazioni croniche sintomatiche degli orgaui desti- 
nali alla respirazione adducono frequentemente la tisi ( sciololosa ) per lo più 
tubercolare dei polmoni ( $. VA. ), e le ilogosi delle ghiaudole meseraicho so- 
venti volte recano la labe o la tisi mescraica D^.), cosi anco le accennate 
sintomatiche affezioni dell' ossatura osservatisi cagionare diversi «(tetti giusta U 
tede e la gravezza loro, ^d in i»pecie prendendo la colonna vertebrale, la cijb 
si, la scoliosi e id lardo»! coi imo Mutuasi, aiuccuudo le asolisi , le lussazioni 
cosi delie spontanee, la carie, le auJulosi, co 



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SCROFOLA 



193 



J. WI6. Il detono dell» icrofola in generale è lenissimo. Nel tempo secco 
e caldo od alquanto fteddo, nell'estate, nell'autunno e "ili' inverno la malat- 
tia luole eessare dar far progressi e talvolta scemare manifestamente ; ma nel 
tempo umido e freddo, o tiepido e variabile per lo più si esagera, c nella pri- 
mavera riprende la sua gravezza e più rapidamente si sviluppa. La scrofolosi 
nell' elù infantila e puerile collo inoltrarsi quindi la pubertà felicemente guari- 
sce, quando però vi abbia il concorso di un' adattata terapia, di una dieta , di 
un regime e di altre circostanze in generale mollo favorevoli ; ma però è beu 
raro, per non dire mai, che ad un tempo si annienti affatto la diatesi. Ove non 
•eda dopo varia ed indeterm nubile durata dà luogo alle sopraccennate malattie 
lunghissime , le quali finalmente in grazia di vatj guasti e della febbre lenta 
riescono mortali. 

§. 1117. La disposizione alla scrofola è spesse volte ereditaria e pana colla 
generazione nei figli «pedalai* nle nati di parenti scrofolosi, tisici, sifilitici, sog- 
getti a diuturni malori cutanei e nervosi, infievoliti dalla vecchiaia, dalle malat- 
tie, dal metodo di vita, da venere, di circostanze domestiche ec, ovvero troppa 
giovani: altre volte però è acquisita. Attacca maggiormente nell'età di due a 
sette anni ed il se^so femminile , più che gli adulti ed i maschi , c soprattutto 
«corgejj uei fanciulli di costituzione corporea tenera, delicati colla cute sottile , 
bianca, molle, coi capelli biondi, cogli occhi cerulei, ec. — Le cagioni poi ec- 
citanti la scrofolosi sono; le abitazioni dei fanciulli anguste, umide, fredde, im- 
penetrabili ai raggi del sole, in cui l'aria trovasi impura; il clima umido, al* 
quanto freddo ed incostante ; I' immondezza ; un modo di regime e di educazio- 
ue troppo rilassante ; I' uso di molto cibo soprattutto degli alimenti crudi fari- 
nosi o d'altra sorta di dilliole digestione , o troppo poco nutrienti, od abili a 
sviluppare acidita; il sovrrchio ozio corporeo; per converso la prematura e trop- 
pa occupazione delle facoltà mentali , le* piecedulc malattie cutanee cos'i acute 
con diilìcoltà superate ed imperfettamente, per esempio il vajuolo, la scarlattina, 
il morbillo ec , come croniche soprattutto distinte da qualche secrezione, come: 
la crosta lattea, la tigna favosa, 1' erpete umido ec. ; 1' abuso degli emetici, dei 
purganti, dei solventi forti, ed anco degli ammollienti, dei diluenti e dei rilas- 
santi. Dm tutto ciò è facile 1* argomentare perchè con tanta frequenza si osservi 
la scrofola fra la plebe, nelle vaste città, nelle profonde salii, ec. 

1IJ8. Non puossi per ancora con cettezza dichiarare quale sia I* essenza 
della scrofolosi. L' ipotesi di un' acrimonia analoga :t quella degli erpeti anzi del 
miasma sifilitico non basta né a spiegare la cagione prossime , nò F indole dei 
fenomeni di quel malore. Egli è più probabile die vi abbia primariamente de- 
bolezza universale degli organi destinati all' assimilazione , e soprattutto langui- 
dezza ed inerzia del sistema dei vasi linfatici con imperfetta e viziata prepara- 
zione della linfa e del chilo, e perciò con egualmente viziata qualità del sangue 
e degli umori lutti secretorj ed escretorj. Questa debolezza , questa inerzia o si 
sco<ge sino da principio diil'usa su lutto l'organismo, come nella scrofola con- 
nata, oppure muovendo da una parte di esso ini poi tante, comunemente o dalla 
cute ( e dai polmoni ) o dagli organi digerenti, di (fon desi a poco a poco su tutto 
1' organismo. 1. pertanto se male non mi appigli'» dalla chilificnzionc e sangui- 
ficazione imperfette raciluient 1 * si comprendono lutti i sintomi essenziali e le se- 
quele della malattia scrofolosa, quali sono : moto lento, accumulazione e stasi 
della linfa ; tumore e durezza delle ghiandole linfatiche ; discrasia d<-lla linfa e 
di tutti gli umori secretorj ed escretorj , forse soverchia successiva ossidazione ; 
indole tenace e caseosa dell' umore separalo negli ascessi e nelle ulceri ; eruzio- 
ni « ut. ni. e pertinaci ; lassezza t flaccidiià della cute e dei muscoli ; universale 
craaciazione. 

Rai Ména Voi II. 13 



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l r A DKt.t.E CACHESSIE 19 ISPECJE 

11 IH. La prognosi nella scrofola che dod siasi sviluppata da un'ereditaria 
disposizione vuol estere altrettanto più favorevole, quauto più è recente in sog- 
getto giovine, e quanto minore è ancora la deviazione dallo slato normale tifile 
Ione vitali e della nutrizione. In generale però è sempre malattia di lunghissi- 
ma durala e di assai dilìicile guarigione. Quando prese nell'età infantile non di 
raJo guarisce felicemente di per sè all'epoca della pubertà, specialmente nel sesso 
femminile ; ma se di poi ricomparisce è per lo più , come accade uegli adulti, 
insanabile. Se vi Ita associala debolezza universale , graude cachessia , durezza , 
colore variegato ed immobilità delle ghiandole ingrossale , speciale affezione dì 
organi nobili e febbre lenta, debhesi grandemente temere di esilo mortale- È di 
pessimo augurio se alcuue ghiandole passano all' indurimento ed al cancro. 

1 fenomeni puramente estero! seuza affezione di qualsiasi viscere non solo di* 
notano un grado leggiero di scrofola, ma spesse volte riescono indizio che Ja ma- 
lattia universale si gettò sulla cute c sulle ghiandole esterne, che avvenne una 
metastasi quasi critica, la quale vuole grande accorgimento nella cura locale. 

Lo sviluppo di varie effloreacenze cutanee, i profluvj mucosi e puntai tisi, le 
diarree e le orine critiche non di rado accompagnano un benigno scioglimento 
«lei lumori scrofolosi e delle aff. zioni scrofolose di varia forma nelle parti in- 
terne, e talvolta viene determinalo cosi favorevole esito da febbri aculc conliuue 
ed intermittenti di carattere attivo suhinfiammaiorio. 

Analoghi effetti assai importanti co»i per il presagio die pel la terapia si sono 
veduti egualmente in segnilo ad «salitemi acuti ed al vaccino. 

§. i!-i>. Nella atra della scrofola, che in grado leggiero troppo di frequente 
pa»sa inosservata e si trascura, la pi ima indicazione impone che si allontanino 
le cagioni eccitanti e tulle le potenze oucevoli, e che si mettano in pratica una 
«lieta ed un regime convenienti allo scopo. Sotto questo rignaido richieggonsi : 
la lunga dimora ed il moto assiduo ad aria libera, pura e secca; la graode pu- 
listi! sotto ogni riguardo ; l'uso frequente di bagni tiepidi, le frizioni di tutto il 
corpo con bagni caldi , ce; gli alimenti di, facile digestione , di buona qualità, 
anzi animali che vegetabili, e l'uso loro con determinalo ordine e moderato. 

,S- 11 il. Prima che ai possa soddisfare alla feconda indicazione riguardante il 
togliere la malattia «tessa, dvbbonai spesse volte allontanare gli ostacoli, clic vi 
si opponessero, cosi l' acidita delle prime vie vuoisi correggere colla magnesia, 
cogli occhi di granchio o colla soda , le raccolte di pituita debbonsi evacuare 
con l'emetico o con un purgante opportuno, ce La malattia stessa poi richiede 
un modo di cura universale diretto specialmente su tulio il sistema lm latteo, 
ora rinforzante, ora stimolarne, irritante, ora specifico, ora antagonistico , e eoo - 
formenienle devesi operare ad un tempo contro i sintomi urgenti giusta l'indole 
loro, il grado e la sede. Quale poi fra i metodi menzionati di per sé od insie- 
me combinati debbasi nei singoli tasi Irasceglierc, viene determinato dall'origine, 
•lai grado c dal modo di avanzamento della maialila, non che dalla coslituzione 
individuale dell'ammalato (IO?). 

Giovata il metodo rinforzante quando predomini la debolezza universale, la 
(loretceota y il pallore e la scarsezza degli umori; quando la malattia tenda alla 
tabe, alle suppurazioni, agli ulceramenti rtl ai soverchi profluxj di qualsiasi gc 
nere, come eziandio avendovi moderala fèbbre leula; quando siano precedute ca- 
gioni debilitami, e soprattutto grande abbattimento delle forze degli organi della 
digestione e dei muscoli intestinali in grazia di troppo a lungo prolungato uso 
di rimedj solventi ed alcalini, di cui in appresso, e quaudo l' ammalato trovisi 
tuttavia esposto all'azione di potenze debilitanti che non si possano interamente 
allontanare. I rimedj che in questo caso convengono internamente sotto varie 
forme sono: la. corteccia peruviana, ([ nulla di cascarilla , di salica c di quercia; 



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ichO*ola ir 5 

il cartè con ghiande di quercia tostare; tutte le erbe touiebe amare , le amaro- 
mucilagiuose , le amare e leggiermente aromatiche e le amaro-asinngenli noie 
dietro le istituzioni farmacologiche ; il rabarbaro a dose ripartite ; il ferro e le 
acque marziali; esternamente quasi gli eguali rimedj usati sotto forma di bagni 
e di lavature, l'acqua appena attinta fraschetta pura e mista al vino od allo spi- 
rito di vino: e soprattutto il fegato di zolfo , le terme solforose e marziali. A 
questi soccorsi debbonsi unire con accorgimento una dieta ed un regimo conve- 
nienti, di cui grande è l'cflìcacia. * 

Il metodo slimolante è indicato dalla lassezza e dall' inerzia universale , in 
ispccie poi eminenti nel sistema cutaneo e gastrico. I principali rimedj si hanno 
negli amaro aromatici o puramente aromatici e negli spiritosi , quali sono : la 
melissa, il fiuocchio, la menta, il calamo aromatico, la camomilla, l'assenzio, la 
salvia, et:.; gli infusi vinosi e diverse tinture aromatiche , il vino , lo spirilo di 
etere nitrico, muriatico, ec. Questi rimedj le molle volte quaodo non vi abbia 
diatesi infiammatoria , orgasmo degli umori e febbre , mollo opportunamente si 
associano ai corroboranti più sopra enumerati. 

II metodo irritante diretto sopra tutto sul sistema linfatico ha luogo special- 
mente qunndo la predominante inerzia di questo sistema si manifesta coti molli 
o grandi tumori «Ielle ghiandole senza alcuna tendenza ali' infiammazione , e va 
coogiuota a bradipepsia, a stalo pituitoso, a colore pallido terreo della cute , a 
gonfiezza leucoflemmalica e ad abito pastoso. I rimedj che sotto tali condizioni 
meritano di essere lodali sono: i preparati antimoniali e mercuriali oia separata- 
mente, come lo zolfo doralo d' antimonio ed il chermes miuerale, ora combinati 
come si hanno uell' etiope antimoniale e mercuriale e nelle polveri del Plummer, 
cosi anche le unzioni di unguento mercuriale; il tnuriato di barite, di cui «i pre- 
scrive una mezza dramma sciolta in un'oncia di acqua distillata comune od aro- 
matica con o senza qualche correggente, da porgersi a piccole dosi, cominciando 
cioè da dieci gocce ogni tre ore ed a poco a poco giungendo sino a venti e qua- 
ranta; la calce muriatica, ossia il muriato di calce, clic si usa nello stesso modo, 
DM a dosi minori, la soda, la potassa e 1' alcali volatile anzi nello stalo di car- 
bonati the caustico ; la spugna marina , che si prescrive o bruciala in polvere 
alla dose di mezzo scropolo sino a mezza dramma due e tre volte il giorno, ov- 
vero tagliala iu pezzetti e solamente tostata in decotto ottenuto col tenerne mezz' 
oucia in digestione uell' acqua calda per ventiqualtr'ore e quindi colla decozione 
alla colatura di una libbra, cui si aggiunge una conveniente quantità di un' ac- 
qua aromatica correttiva, e si porge alla dose di uo cucchi ij > o due da tavola 
ugni tre ore; il sapone medicinale internamente coi necessari correggenti e gio- 
vanti, come anche sotto forma di unguenti , di einpiastri , ed il sapone comune 
per bagni e per fomenti; gli Oitracodtrmi; la magnesia; il guajaco; la jaceaela 
poligala senaga. — Con parecchi di questi rimedj si fa contro in maniera spe- 
cifica e potentemente alla degenerazione della linfa. — 11 liquore di potassa 
del Disp. di Lond. amministrano internamente ( una dramma sino a due con un 
veicolo grato due volte al giorno ) in un colle uuzioui ( da grani olio sino a 
quindici ) di unguento mercuriale forte praticate alle estremila, si rilicue da Fare 
( 1. c. ) grandemente proficuo. 

11 metodo antagonistico sminuendo anzi la mobilità e 1' agiliù o del sistema 
nervoso o circolatorio, che i! vigore delle forze , serve ad accrescere 1' cuergia e 
la reazione del sistema linfatico. .Si ha ricorso al metodo antagonistico che operi 
sul sistema nervoso quando vi abbia eccesso di sensibilità e di irritabilità in tutto 
1' organiamo, e uoccvolc predominio della vita psichica sulla fisica, e servono a 
questo metodo i narcotici eJ i narcotici acri, come: 1' oppio, 1' iosciamo, la bel- 
ladonna, la cicuta , i cauli di dulcamara tanto iuletnamciile in sostanza ; iu e- 



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196 DRLLH CACHESSII IN ISPIW!1B 

•iratto, io infuso ed in decotto, die esternamente tolto forma di decotti, di un- 
guenti e di impiastri applicati sui tumori, sugli ascessi e sulle ulcere seminio- 
se. — L' altro poi, quello cioè diretto a moderare la circolazione degli umori , 
ha luogo quando vi lia orgasmo degli umori stessi e febbre sintomatica subiti* 
fiammatoria, e quando soprastano o già predominano raccolte idropiche, molestie 
nella respirazione, giovano le emulsioni, gli infitti, i decotti e le emulsioni sedative 
ed emollienti ; il Carfaro , la digitale purpurea che è dotata di azione specifica , 
gli acidi minerali diluiti, Y elisire acido dell' Mailer e 1' acido muriatico ossige- 
nato. — Siccome poi i rimedj spettanti ad ambedue questi metodi antagonistici 
non operano direttamente nell'essenza della malattia e parecchi non giovano per 
nulla la digestione, uè correggono 1' assimilazione , cosi è uopo associarvi giusta 
la diversità de» casi ora un vitto non irritante, ma eupeplo, ora amministrare in 
pari tempo e nella conveniente maniera rimedj rinforzanti o stimolanti. 

Dalle cose sin qui dette intorno alla cura della malattia scrofolosa è facile 1' 
argomentare nei diversi casi quando si debbano insieme combinare alauui e quali 
degli accennati metodi , e quiudi quali rimedj debbansi porgere fra di loro as- 
sociali. 

§- 1122. E per ciò che risguarda il trattamento palliativo di alcuni sintomi 
giova l'accennare; che alle acidità delle prime vie, che spesse volte grandemente 
molestano, si oppongono la maguesia, gli occhi di granchio, la soda, le poi veti 
di ostracodermi, e l* acqua di calce elìicaci eziaudio contro la malattia stessa;— 
che nelle accumulaticeli di pituita si duino porgere giusta la necessità od i sol- 
venti, od i purganti, o gli emetici; — che oei tumori duri He Ile ghiandole gio- 
vano le fornente secche calde e semplici, leggiermente aromatiche colla canfora, 
il taffettà cerato, le onzioui di linimento volatile, l'unguento mercuriale, V un- 
guento di Roncali ( fatto di fiele recente di bue con ire once di sale da cucina 
in polvere , e tre cucchiai di olio di noci dietro digestione a leggiero calore ), 
V unguento di succo di erba di digitale porporina, l' impiastro mercuriale, quello 
di cicuta, il diachilon ed il saponaio; — che nelle infiammazioni scrofolose vuoisi 
combinale prudentemente il metodo antiflogistico coli' anli scrofoloso; che alle 
ulceri ed alle carie scrofolose si applicano fornente e lozioni con decotti e con 
soluzioni dei rimedj più sopra menzionali corroboranti, stimolanti di maniera spe- 
cifici irritanti e narcotici ; — che finalmente alla tisi scrofolosa si oppone un 
ir» (lamento parte necessario contro la scrofola stessa , parte indicato coniro le lisi. 

1123. La COnvaletcema debbe essere promossa non solo coli' collare lultc 
le potenze accennate nel novero delle cagioni eccitanti , e^ col dovuto riguardo 
sotto ogni aspetto alla costituzione individuale, ma eziandio- col metodo fortifican- 
te o tonico-stimolante e nutriente , continuandone 1' uso senza interruzione , uè 
troppo presto abbandonandolo. 

Cenere III. — Cachessie con predominante affezione 
del iislema oaeo. 

Specie. Rachitide 

\ 

$. 1124. Questa malattia fu primamente osservata da Reusner in Olanda Del- 
l' «tono 1582 e ritenuta siccome lisi piumosa , quindi da de Boat iu Irlanda 
nel J68'l , e pressoché alla stessa epoca anche in Inghilterra dove venne fs»i 
(•unente descritta da Gtis>on , ed ebbe il nome di malattia Inglese ( englische 
Krankhr.it ;. Per ciò che le estremità delle ossa fot manti le articolatimi! »i fauno 
mollo rigonfie, i Tedeschi ne la chiamarono incongruamente • dappclte Glirdcr, 
Zv. egwiwhi ». Diccsi poi rachitide [rhuchitit ) dal Greco ravfùs { Rdckgiaih ), 



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•ACUITI DB 197 

ipina dorsale , in grazia delle grandi mutazioni nella colonna vertebrale comuni 
in questo malore. 

§. 112 r >. J ; la rachitide quella specie di cachessia, rhe Attacca specialmente i 
fanciulli Hai primo periodo della dentizione sino al secondo ed al terzo anno 
dell' età loro; ed io qualche raro caso anco gli adulti, e che senza alcuna ester- 
na violenza si manifesta rolla intumescenza, coli' ommollimeulo ( osteomalacia ) 
e deformila delle ossa, e colla cmaciazione universale. 

Fr. Glisso nii, Traci, de Jìhachititle. Lenii. if>"o. 8. 

W. Trnka òc Krzowill, Ili storia Ahnrhltidis. Viciinae 1787. R. 

M. Hallcr. Disi, de Iihnchiiide in Slollii dissert. med. ed. Eycrel. Voi, /. Vienn. 1788. 
p. i38-aoo. 

Jos. Wìrac, Abh. ùb. die Rhachitis od. englische Krankheit A. d. Boli, ùòers. vou J. 

R. Keup. Slendal 1 79^- 
A. Portai , Beobiichtungm ùb. die Natus u. Behandlung der Rhachitis u. s. w. 4. d. 

Frauz. WeiWnfela 1798. 
Rosenslcin, Henke, Itici ìcr, Jahn, Haase^'n d. a. W. 

§. 1126. La rachitide quando non sia eonnata suole manifestarsi intorno al 
periodo della dentizione e talvolta sviluppasi rapidamente. Se i denti subitamen- 
te si fanno giallognoli, bruni o nerastri e vacillano, si ha certezza del vicino svi» 
luppo della malattia , Compaiono in allora i segni della lassezza e debolezza 
dei solidi e della viziata qualità degli umori ; la cute ed i muscoli fannosi flac- 
cidi e gracili, le ossa si ammolliscono, d'onde 1' rmpotezza di camminare e dì 
slare , il capo primamente acquista un assai maggiore volume , si fa sporgente 
iuinnzi , le suture e le .fontanelle si dilatano spostando cos'i le ossa ed il capo 
coperto di pochissimi sottili capelli puossi appena dal inalalo tenere rialzato ; 
quindi si gonfiano le estremità delle ossa cilindriche ed anco delle coste , non 
che 1' addomne soprattutto alla regione epigastrica , mentre emaciasi il restante 
del corpo ; la cute della faccia si fa rugosa, inturgidiscono le vene iugulari, au- 
mentasi grandemente V appetito, Y alvo si fa' tardo , gii escrementi souo privi «lì 
colore o grigi, e l'alito, la traspirazione, le orine — giuita Bolle e Malfatti 
( Haase 1. 0 p. 436. ) abbondanti di fosfato di calce , — e le materie che si 
evacuano coi rutti e col vomito vengono di acidità. Collo aggravarsi della ma- 
lattia le gambe e più di rado le braccia si incurvano , il fanciullo non imparai 
a camminare, oppure se già camminava ora si prova soltanto contro voglia dif- 
fìcilmente e vacillando, o non può per nulla, la spina dorsale, mentre la so- 
stanza ossea delle vertebre si ammollisce e si consumano le cartilagini, si fi più 
breve, e si piega ora davanti ( lordasi ), ora di dietro ( CÌfosi ) ora invece al- 
l' uno od all' altro lato ( scoliosi ); le estremità articolate 'delle clavicole e del- 
le coste si rigonfiano, si spiegano di varia maniera , e le ultime specialmeute in 
dentro ; lo sterno si fa ineguale e più di rado abbassato che sporgente e gib- 
boso , sicché per tulio questo più angusto rendesi il torace , e ne vengono di- 
spnea, tosse, ce. i le scapole ai appianano o gonfiano ; e talvolta anche le ossa 
della pelvi si fanno più o meno deformi e morbosamente incurvate. In pari tem- 
po le facoltà mentali o si sviluppano rapidamente; ovvero (quando msce l'idro- 
cefalo interno cronico ) ritardano più che non si addica sii' età , ed i fanciulli 
si stanno inerti, fastidiosi e stupidi. Lungamente durando la malattia ed ulterior- 
mente aggravandosi a poco r» poco vi si associano i sintomi della scrofola, e le 
singole ossa vengono colte da carie, specialmente le vertebre lombari , nel qual 
caso succede la paralisi delle estremità inferiori , ec. Gli ammalati allora assai 
inerti si giacciono continuamente a letto , e soccombono o per la sopravvenuta 
febbre lenta , o pelia compressione della midolla spinale 0 dei nervi maggiori , 
o per T idrocefalo cronico. 



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JP3 



DELLE CAOICSSIE IN ISPECfE 



§. 1127. Nei casi più favorevoli la malattia, la quale però è mai sempre tlìu- 
fuma, estesa per lo più ad intieri anni, o non raggiugnc la sua maggior gramez- 
za , oppure torco eziandio un alto grado guarisce dietro un' accomodata terapia 
ed un conveniente regime, ovvero sopra tutto all' epoca della puberi pelle for- 
ze della natura al manifestarsi ordinariamente un* efflorescenza cronica. In altri 
casi lascia maggiori o minori curvature e deformità dell' osiatura con diversi 
niMoti die da esse provengono, come la dispnea di vario grado, l'opportunità 
all' i motlisia, alla tisi polmonale, all' idrotorace , difficoltà del parto, cefalea, di- 
sposizione all' apoplpsia ec. o dà luogo realmente all' idrocefalo, od all' idrora- 
cbià, alla carie, alla tabe od anebe ad altre malattie postume, per le quali rie- 
sce non di rado mortale. 

1128. I cadaveri dei soggetti rachitici, i quali mantengono a lungo il ca- 
lore e la flessibilità, offrono i muscoli gracili, pallidi e flaccidi ; le ossa deformi, 
molli, facilmente spezzabili, in cui è contenuto un umore viscido , che ne esce 
colla pressione, ed una midolla per lo più fluida : il fegato , e spesse volte la 
milza ed il pancreas gonfi e duri; e la vescichetta del fiele in luogo di bile 
piena di un liquido albuminoso ; le ghiandule linfatiche particolarmente le me- 
senteriche come nella scrofola accresciute di volume , indurate, sovente racchiu- 
denti una sostanza gessosa; il sangue pallido, sieroso, mucoso, fluido e difficil- 
mente coagulabile, ed accumulazioni di umori sierosi nella cavita del corpo. 

§« 1129. La disposizione di fanciulli alla scrofola è pur quella alla rachiti- 
de; laonde i bambini nati di parenti deboli egualmente che rachitici, od in ge- 
nerale radunici, tisici, scrofolosi, artritici, venerei , infievoliti dalla veerhiaja o 
dai malori, oppure troppo giovani, ed i bambini stessi venuti in luce deboli so- 
no facilmente colti dalla rachitide. 

Le cagioni occasionali sono pressoché le stesse, che si dicevano rispetto alla 
scrofola, e più specialmente : la mancanza di buon latte materno o di nutrice ; 
gli alimenti sciocchi , acquosi o tenaci, grassi , farinosi , grossolani , di difficile 
smaltimento ; le ripetute replczioni di stomaco e le lesioni della digestione, l'u- 
so di sostanze acide, o facili a svolgere acidità ; le abitazioni umide , anguste , 
tenrbrose, mefitiche, 1* immondezza; le precedute malattie debilitanti e che im 
periscono la nutrizione, non che le gravi malattie delle madri lattanti o delle nu- 
trici. SvnF.NHAM ( obs. med. eie. Secl. Le. 5.) osservò che la rachitide sviluppasi 
soprattutto in quegli anni , in cui regnavano epidemicamente le febbri intermit- 
tenti autunnali. 

S- 1130. V essenza della rachitide non trova spiegazione nè coli' ipotesi di 
un'acrimonia specifica , che alcuni vollero fosse venerea, nè coli' altra di una 
particolare affezione nervosa con viziata qualità dell' umore nerveo. K piutto- 
sto probabile che consista in generale Dall' imperfetta assimilazione e nutrizio- 
ne ( nell' insufficiente ossidazione del sangue ne' polmoni e nella cute giusta la 
opinione di Jorg ), con ritardata ed imperfetta formazione delle ossa in imene-, 
e che dall' abbondante acido fosforico separato dal periostio ( Haasr , op. cit. 
t. 111. p. 430. ) vrnpa sciolta una quantità relativamente soperchia di terra cal- 
carea nelle ossa, che quindi sotto torma di fosfato di calce venga riassorbita , 
portata nella massa degli umori, e nuovamente poi evacuata colle orine. 

§. 1131. La prognosi si argomenta senza difficoltà dalle cose sin qui esposte. 
La rachitide di per se stessa è scevra di pericolo , e soggetti da essa grande- 
mente sformati raggiungono spesse volte inoltrata vecchiaja, sovente cede ad un 
educazione ben diretta e prudente, all' opportuna dieta , al buon regime ed al- 
l' idonea terapia nel periodo della pubertà. Tuttavia è abile, come si diceva , a 
cagionare la morte di maniera rimola, sotto il soverchio aumento della caches- 
sia, per la tabe ed i profluvj colliquativi che la accompagnano, per le emorra- 



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lUcniTinE 



gìe, pegli ulceramenti, pélla carie, per V idrop*», per le paralisi ec. É di cattiva 
anturio «e prende i fanciulli ancor picciolini deboli e teucri ; «e nel periodo 
tirila dentizione li sviluppa rapidamente, e se nasce e prestamente compiesi ne- 
gli adulti, come talvolta accade nelle fanciulle scrofoloso-cloroliche al comincia* 
mento del periodo ddla pubertà. 

§. 1 132. Nella terapìa della rachitide è soprattutto importante l'allontanare, 
infievolire, limitare le cagioni eccitanti e le potenze tutte nocevoli, non die to- 
gliere ogni dannosa complicazione, come pi-r esempio lo stato gastrico saburrale. 

Come nella scrofola anco in questa malattia la seconda indicazione mira quasi 
unicamente a vincere la debolezza e l' iusufìiciente assimilazione , nutrizione ed 
ossificazione essenziali in questo malore , e ad opporre ai singoli sintomi gravi 
una speciale medicatura. A raggi ngnere il primo scopo , come nella cura della 
scrofola, debbesi procurare che l'ammalato si trovi in un' aria pura, secca; mo- 
deratamente calda ; che serbi la pulizia , che usi di un alimento nutriente al* 
quanto aromatizzato, del resto accomodato all'eli; che l'accia moto almeno pai- 
sivo col portarlo sulle braccia, condurlo in vettura, o coli' uso dell' altalena, c 
si raccomandi di cangiare i letti di piume con altri di crine di cavallo , od in 
cui si contengano paglia, fieno, od erbe, leggiermente aromatiche e ben secche ; 
si abbia cura che i ragazzi nel tempo estivo rimangano lungamente in luoghi 
erbosi secchi, ma difesi dai raggi del sole, e si facciano diligentemente su tutto 
il loro corpo frizioni con panni secchi e caldi impregnati di vapori aromatei. 
Con questi soccorsi e coli' uso della magnesia , degli occhi di granchio , della 
soda, degli ostracodermi , o dell' acqua di calce cogli infusi o colle acque di 
melissa , di finocchio , di anice , di fiori di camomilla ec, e coli' applicazione 
di bagni aromatici alquanto astringenti, artificiali e naturali, solforosi e marziali 
spesse volte si vince la malattia ancora leggiera ed incipiente. In altri casi ri- 
chiedesi la prudente unione degli assorbenti coi tonici , come gì* infusi , i de- 
cotti e gli estratti amaricanti, e specialmente dalla vantata robbia , di radice di 
cariofilalta, di ghiande di quercia' tostale, di corteccia peruviana , dei marziali ec, 
l'applicazione dei quali debh' essere con costanza continuata. Esternamente oltre 
gli accennati soccorsi giovano eziandio i bagni di scabbia secca riscaldata , la 
moderata azione dei raggi del sole, le lavature con vino caldo, con infusioni a- 
romatichc, con acquavite, con spirito di vino aromatico, cantorato, ec. (108». 

Quanto più scorgesi manifesta complicazione della rachitide colla scrofolosi , 
altrettanto più indicata riesce anche questo malore la terapia raccomandata con- 
tro la scrofola al $. 1 121. 

$. 1133. Le sintomatiche infiammazioni dell'ossatura oltre il trattamento ac- 
comodato all' intera malattia nulla più vogliono che una medicatura locale an- 
tiflogistica ; — la carie si cura come le ulcerazioni scrofolose delle ghiandole , 
ed è specialmente giovevole V esterna applicazione dell 1 acido fosforico lodata da - 
Lentia per correggere la consistenza ed il lezzo dell' umore che iu essa sepa- 
rasi. Egualmente si procede nello stato colliquativi della rachitide, e con pro- 
fitto |.> si oppongono siccome palliativi gli acidi minerali diluiti. — Le incur- 
vature grandi e le deformità, in un colle paralisi che ne provengono, rendono 
necessaria I' opera chirurgica alla medica riunita , le legature cioè , gli adattati 
apparecchi meccanici, i fnnticoli <»c. 

113^. Sebbene siansi felicemente tolti i fenomeni della rachitide, è tutta- 
via mestieri continuare assiduamente per qualche tempo nella cura rinforzante, 
e per lunga pezza durante la canvalacenza peli* indicala dieta e regime. 

FLNB DELLE CACHESSIE. 



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CLASSE QUINTA 
MALI SECRETORI ED ESCRETORI 




CAPITOLO PRIMO 

DELLE MALATTIE SECRETORIE ED ESCRETORIE IN CENTRALE. 



$. 1135. ì3otto questo tilolo ovvero sotto quello di Diserrisi di Sw. fi rife- 
riscono alla quinta classe quelle malattie, clic si manifestano coli* essenziale af- 
fezione di uno o di parecchi orfani secrctorj ed escretorj , « colla deviazione 
dallo slato di salute degli umori secreti ed escreti rispetto alla quantità, od alla 
qualità, od all' una ed all' altra insieme. La quantità perraule poi risguarda » 
Ja soperchiami, o la troppa scarsezza o la total'" mancanza di siffatti umori. Nel 
primo caso chiamasi profluvio, ( profluvium , fi u xuì, — À infilici , Flusj), nel 
secondo e nel terzo ritenzione { rclmtio, - PcrkaltiUtg* Zuriikhaltung ). E per* 
laute que»ta nostra classe comprende le due classi di malattie stabilite da al- 
tri autori, quella cioè dei profluxj e delle ritenzioni, le quali invece figurano 
qui siero me due ordini. 

$. 1136. A questi due ordini, che SwBDMUB ( l. o. Voi. il p. 175.) chiama 
ripocennsi ( apokenoses) ed cpischesi {epischeses) , ne aggiunse un terzo sotto 
il nome di apoplanesi {apoplanvses\ cioè di serrezioni ed escrezioni aborrami 
dal luogo normale; ma ponendo mente alla cagione prossima di queste aberra- 
zioni, alla loro forma di evacuazioni ed alla frequente loro unione colle riten- 
zioni, mi sembra chiaramente risultare, che puouuosi a tutto diritto riferire ora 
al primo , ora al secondo ordine. 

§. 1137. Che poi nello stabilire questa classe di malattia non si abbia avuto 
di mira la natura loro essenziale, ma piuttosto la forma comune (di secrezione 
ed escrezione rnoibosa) e la sede nell' organiamo (negli organi sccernenli ed e- 
■tretoii) lo dinota la slessa denominazione. Laonde il solo nome non fornisce 
né compiuta e soda diaguosi e prognosi delle singole specie , né chiarisce sul 
modo di cura conveniente a ciascheduna, ma anzi lascia inevitabile necessità di 
svolger»* in ciascun caso, la natura loro. 

Jy 1138. Ed a scoprire tale natura delle singola specie è assai importante il 
non (issare tutta l'attenzione unicamente ne alla gravezza ed al modo della secrezione 
ed rscrezione lesa, nè alla viziata qualità degli umori secreti ed escreti, nè in ge- 
nerale ai sintomi dell' organo in apparenza prossimamente malato -, ma piuttosto 
drhbcsi estendere anco gli altri organi secernenti ed escretori, alle relazioni sim- 
patiche tanto consensuali rju&ulo autagonisliche con cui fra di loro trovanti coi- 



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PROFLUV/ 



201 



legati , ed al sistema circolatorio , col quale stanno in istrclto rapporto e dui 
quale sono grandemente governati. E infatti sulla scorta dell' esperienza sì può 
dire, che le malattie secretorie ed escretore son ben di rado locali e sostantive, 
die parli e sintomi malori universali ; nell' uno e nell' altro caso la loro ca- 
gione prossima sta ora nell' azione o morbosamente accresciuti! od accelerata, o 
scemata o ritardata, ora nella condizione organica viziato dei vasi; delle ghian- 
dole, dei canali ec. secernenti ed escretori della parte alletta ; e questo stato di 
reazione trovasi essenzialmente collegato coli' attività vitale ora pni, ora oppo- 
sia, ora normale degli altri organi secretori ed escretori e di tutto il sistema 
de' vasi sanguigni. 

§. 1139. Altre generali riflessioni verranno opportunamente esposte parlando 
dei sopraccennali due ordini, e dei loro generi. 

CAPITOLO SECONDO 

DELLE MALATTIE SECRETORIE ED ESCRETORIB IH 1SP1CTB 

ORDINE L 

Profluvj % Apocenosi di Str, 

1140. Sotto il nome di profluvj intendesi qualunque soverchia evacuazione 
di umori escretorj , come pure di qualunque altro umore non destinalo all' e- 
screzione. 

§. 1141.1 profluvj si dividono e traggono i loro nomi dietro le diverse con- 
dizioni degli umori evacuati. Cos'i si hanno profluvj di sangue e di umori secre- 
torj, e quindi due generi naturali di questo ordine. Al primo appartengono 
come specie: V emorragia delle nari\ la stomatorragia , V emotti sì a , Verna 
temo si, V emorroide, V ematuria e la metrorragia ; al secondo : la blenorrea 
innocente delle parti genitali, la spermatorrea , la salivazione , la diarrea t la 
colera, la policolia t il diabete, V enuresi e 1' efidrosi. 

1142. Ciascuno di tali profluvj dipende immediatamente dallo stato mor- 
boso ora sostantivo, ora sintomatico, idiopatico o simpatico dell'organo affetto, 
e questo stalo consiste nell' attività ora soperchia, ora troppo debole con fievo- 
lezza, lassezza o lesione organica dei vasi di quell'organo destinati alia circola- 
zione od alla secrezione, e spesse volte trovasi collegato ad una reazione accre- 
sciuta o diminuita del sistema dei vasi sanguiferi, ed alla alterata condizione de- 
gli umori. E perciò i profluvj si dividono in attivi in passivi ed in quelli nati 
di lesione organica. 

Se un profluvio dipende a ) o da irritazione locale, o da moderata infiamma- 
zione, in cui avvenga copiosa. secrezione, b) o senza questo stato, da un forte 
generale impulso, da soverchia congestione ed espansione degli umori , per coi 
si distendono, troppo e non di rado romponsi i vasi minori e le loro estremila, 
il profluvio chiamasi attivo, nel primo caso locale, nel secondo universale; — 
se per converso mentre havvi un normale o troppo debole impulso degli umori 
deriva dalla troppa imbecillità e mancanza di resistenza associata comunemente 
a morbosa attenuazioue degli umori, a) o dei vasi dell'origano in cui ha luogo, 
b ) od anche di tolto l'organismo, dicesi profluvio passivo, nel primo caso lo- 
cale, ni li "alno universale; — se per l'ultimo dipende prossimamente dalla le- 
sione dei vasi per cagione interna ed esterna , se quindi è conseguenza di ferita 



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202 



DELLE lUUTTIB SECRETORIE ED BSCHBTOttTB 



proveniente da forza meccanica, o da corrosione , da distruggimento , ovvero di 
dieresi, di resti o di diabrosi, sia poi come per lo più accade attivo, sia passivo, 
sia neutro, chiamasi profluvio da lesione dei OSMI*, e deveai ben distinguere dai 
due primi (109). 

§. 1143. Quei profluvj attivi che occorrono siccome sintomi di una irrita- 
zione locale di un organo secrelore, o di una moderata flogosi, potrebbero ac- 
conciamente veuire esposti fra queste infiammazioni quali malattie principali , 
come si fece del catarro. I profluvi critici hanno luogo opportuno fra le crisi 
delle malattie acute. — I profluvj cagionati da lesione dei vasi io virtù di una 
potenza esterna appartengono alla patologia e terapia chirurgica. 

Genere I. — Projluvj di sangue. 

§. Il 44. Dicesi profluvio di tangue ( prof, cruento , emorragia; proflurittm, 
crnentum, haemorrhagia, — Blìttflus Blutung) qualunque evacuazione di questo 
umore dei suoi vasi, che accade od in troppa quantità, od in luogo insolito, od 
in un periodo di tempo in cui non dovrebbe nello slatto di sanità manifestarsi. 

§. 1145. Un leggiero profluvio cruento, scarso, ed effettuato soltanto a gocce 
a gocce, chiamasi stillicidio di sangue; un impetuoso poi, abbondante e rapido 
dicesi emorragia precipitosa ( Blutstarz ). 

§. 1146*. Le emorragie ai dividono primamente in quelle che dipendono (fa 
vizio di reazione, ed in quelle cagionate da lesione dei vasi, e le prime suddi- 
vidono in arteriose e venose, in attive e passive; — poi in idiopatiche e sim- 
patiche, in acute e croniche; in esterne ed interne ; in pure e complicate ; in 
assolutamente morf>ose e salutari, ed a queste appartengono le critiche. 

Le arteriose ed attive sono di tutte le più frequenti. P. Frank, Spangenherg 
ed Ilflase pensano che ora accada una vera secrezione di sangue, ora un anasto- 
mosi de' vasi, cioè una dilatazione delle estremità superate dall'impeto del san- 
gue. Quest'opinione abbisogna di schiarimento colle cose dette più sopra al §. 1143. 
Le emorragie venose rare volte occorrono senza lesione, quasi tutte denno rite- 
nersi siccome passive, e sembra che si effettuino per diapedesi, ossia per trasu- 
damento del sangue dalle pareti delle vene distese. 

§.1147. Le emorragie vengono frequentemente da dialesi corporea ereditaria 
talvolta in famiglie intiere. Ora accadono repentinamente, ora con lentezza; tal- 
volta sono annunziate da particolari sintomi , spesso accompagnate da fenomeni 
patognomonici particolari a ciascheduna, e cagionano determinati elfelti. 

Le emorragie attive poi sogliono essere precedute dai fenomeni di accresciuta 
attività nella circolazione degli umori, e quindi dagli indizj di congestioni attivo 
come.' peso, pressione, tensione, prurito, dolore, calore, ardore, pulsazione, gon- 
fiezza e turbamento delle funzioni di quelle parti, in cui è per succedere il pro- 
fluvio , e non di rado a questi fenomeni altri pure si associano , il freddo cioè 
alternante col calore; il polso frequente, pieno, forte, dicroto, o d'altra maniera 
ineguale e disordinato; il turgore, il rossore e la secchezza della cute, e la tur- 
gidezza delle vene. Eguali sintomi sogliono pure accompagnare tali emorragie 
finche si mantengono attive , ma poi viemaggiormente scemano, quanto più da 
vicino si accostano al carattere, passivo. 

Le emorragie passive locali mancano comunemente di prodromi, ma però al- 
cune volte vengono prima della loro comparsa dinotate da alcuni fenomeni di 
congestione passiva di umori, da pressione, da tensione, da gravezza, da dolore 
ottuso ec, e le passive universali dai siutomi di debolezza universale prevalente 
sopra tutto nel sistema de* vasi sanguiferi dagli indizj di condizione eroineutt- 
inente venosa del sangue e della sua fluidità, dalla ecchimosi, ec. (110). 



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' PROFLUVI W IIMOUK 203 

Le emorragie per rottura, lacerazione, o lesione di qualunque ultra maniera 
meccanica o chimica dei vasi , se non succedono immediatamente alla potenza 
meccanica od all'azione chimica recata esternamente od internamente, ci offrono 
•intomi prodromi ed accompagnati per lo più comuni alle attive. 

La maggior parte delle emorragie recano agitazione d' animo negli ammalati 
in grazia dello spavento, del timore e dell' anzieth, e perciò ne derivano disor- 
dini di varie gntse nella circolazione; polsi piccoli, contratti, ineguali ed inco- 
stanti; pallore, freddo, tremore e varj fenomeni spasmodici , i quali complicati 
cogli effetti somatici della perdita di sangue spesse volte rendono affatto oscura 
la diagnosi riguardante il carattere attivo o passivo dell' emorragia , oppure si- 
mulando quest' ultimo facilmente ingannano, ed inducono ad un genere di me- 
dicatura antispasmodico, eccitante e quindi dannoso. Per la qualcosa all'oggetto 
di raggtugnere una ferma diagnosi è mestieri apprezzare esattamente non solo i 
sintomi preceduti e presenti; ina eziandio la diversa diatesi dell' ammalato e degli 
organi da cui scola il sangue ; la cagione eccitante e le altre influenze che ad 
un tempo vi avessero; la durata, la gravezza ed il modo dell'emorragia-, la re- 
lazione che havvi fra la perdita del sangue ed i sintomi tuttora in corso e già 
scomparsi, come eziandio gli effetti del trattamento che si fosse praticato. 

J. Bnrserius, Inst, M. pract. Fot. III. p. 3io-3i8; Voi. IV. pag. a?-3; ; 407 41 3 ; 

S. Voeel's, IJnndb. t. Krnntn. «. fleitung der Dlu'Jliisse {alt funfter Theildes ttamlb. 

d. j.r. Arznryk. ) Slemf. i8«>o. 8. 
G. A. Spaneeubcr?, iib. d. BlutfiuSSt in medie. IJìnsicht. Brauseliw. <fi„5. 8. 
Pliil. Pinel, 9. b. B/u'Jlussrn in A/gmtirien, dem. Ulutbrechrp u. Blutipeyen. A. d. Fr % 

von. Dr. Renani u. Dr. Wittman. I.eipz. ìftar. 8. 
J. P. Frank, A. G. Richter, W. A. Jlaase, Jos. Frank op. cit. 

§. 1148. Ora esporrò le singole specie di emorragie spettanti particolarmente 
al loro medico e più sopra già menzionate, e dopo premesse le generali consi- 
derazioni relative a ciascheduna sogghignerò le speciali intorno alla loro durata, 
agli esiti, alla disposizione ed alle cagioni eccitanti, alla prognosi ed alla terapia. 

1. Emorragia delle nari» 

$• II 49. Chiamasi emorragia delle nari (epistassi, epistaxìs,— Nasenhlaten) 
quel profluvio di saneue che viene dai vasi della membrana mucosa, che veste 
la cavità delle nari. l'eli è perciò distinto da qualunque altro flusso , in cui il 
sangue si evacua accidentalmente dalle nari , mentre proviene dai polmoni c 
dalla trachea, o dal ventricolo e dall'esofago. 

11 sangue ora a gocce a gocce, ora a filo non interrotto, esce comunemente da 
una narice anteriore, e raro è il caso che emetta soltanto nelle fauci per le na- 
rici posteriori. L'epistassi che non sia determinata da una cagione traumatica e- 
sterna , e di carattere attivo , è spesse volte annunziata da prodromi di troppo 
forte impeto degli umori , quindi di congestione attiva, come: cefalea special- 
mente alla regione dei seni frontali; rossore della faccia e degli occhi; fotopsia 
ed offuscamento di vista, vertigine, sbalordimento e sopore; pulsazione delle ar- 
terie temporali; susurro delle orecchie; secchezza, calore, prurito e rossore delle 
nari, e polso veloce, pieno e talvolta dicroto nelle arterie dell' uno e dell'altro 
braccio. Oues'i sintomi sogliono cedere e scomparire al manifestarsi dell'epistassi 
e I' emorragia stessa cessare sotto un regime quieto dopo la perdita di una o di 
poche once di sangue, talvolta però dura continuamente e per breve tempo in- 
termittente sinché ragiona notabile dispendio di umore vitale, ed adduce quelle 
cousrgucuze die più in basso descriveremo. 



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204 DELLE MALATTIE SECRETORIE ED EJOIETORIE 

L' epistassi è più di spesso attiva che passiva , e sovente , come dir evasi noi 
Tra tinto delle febbri critica; nei soggetti giovani e sino all' eli virile, gracili, ir- 
ritabili o molto pletorici si fa non di rado abituale, c nel sesso mascolino quando 
vi concorra una conformazione angusta e deforme del torace ed un'abito tisico 
si converte in breve tempo in emottisia , nel femminile è nunzio di anomalie 
della mestruazione, ed in ambedue riesce indizio di minacciata lisi polmonale. 

G. Hrifm.inn, Diit.t. tfe rpixtaxi. Wncerb 1801. 

Burserins, Vogel, P. Frank, Richter, Hiase, Jos. Frank op. cit. 

2. Emorragia della bocca. 

§. 1 1 50. L' emorragia della bocca ( stomatorragia, stomatorrhagia, — das 
Mandblulen, ììluten aus dem Munde, Blutspucken ) proviene o dalle gengive , 
o dagli alveoli dei denti o dalle labbra, dalla superfìcie interna delle guance, 
e dalla lingua, dalle tonsille, o dalle fauci. La precedono talvolta il prurito ed 
il calore delle parti affette, nelle quali osservansi in alcuni casi delle varici. Se 
la congestione di sangue è notabile, ne derivano sintomi simili ai prodromi del- 
l' epistassi attiva leste descritti , e la troppo perdita di sangue reca pure simili 
effetti. 

Se una parte di sangue effu<a nella caviti» della bocca penetra o nella tra* 
ebea, o nel ventricolo, e detei minando nel primo caso la losse, nell'altro il vo- 
mito quindi si evacua, puossi confondere questo malore coli' emottisia, o coll'e- 
matemesi, ovvero credersi complicato coli' una o coli' altra di tali affeziooi. Tut- 
tavia ponendo mente prima alle cagioni occasionali ed ai sintomi per avventura 
preceduti, quindi disaminando attentamente la cavità della bocca e delle fauci 
dopo ebe l ammalato 1' abbia bene sciacquata, perche scorgesi il luogo da cut 
esce il sangue, e perebe evitata la deglutizione e la losse , continua ciò nulla- 
meno il sangue a fluire dalla bocca , quando 1' ammalalo tenga il capo piegato 
all' avanti, sebbene cessata l'evacuazione colla tosse stessa e col vomito , e fi- 
nalmente considerando la mancanza dei sintomi accompagnanti 1' emottisia o la 
emetemesi idiopatica, si banno abbastanza argomenti per istabilire non trattarsi 
die di pura stomatorragia ( V. 1 152« e 1155. ). 

3. Emottisia. 

§. 1151. L' emottisia ( haemoptoe , haemoptysis , — dee 'Dluthusten , das 
Elutspcjen) è un' evacuazione di sangue dai polmoni o dalla Iracbea determi- 
nala dalla tosse, dalla forte espirazione o dal solo movimento retrogrado della tra- 
chea stessa. Nel primo caso chiamasi pneumonorragia , nel secondo iracheor- 
ragia. 

Fr. Hnffmann, Med. mal. systrmnt. Voi. IV. T. II. p. 5l. e/e. 

Wall Swieten, Commrnt. in H. Boerliaare Aphor. T. IV. §. no,8. 

Burserius, Cullen, Vogel, V. Frank , Rcil , Spangcubcrg , Ricblcr , Haase , Jos. Frauk 

op. cit. 

S 1 152. Sebbene l' emottisia , quand' anche non sia nata repentinamente in 
grazia di qualche violenza esterna, manchi talvolta di sintomi precursori dino- 
tanti le congestioni nei polmoni , e quindi 1' alterala circolazione degli umori 
nel restante dell' organismo, tuttavia d' ordinario questa emorragia, siccome per 
lo più attiva, ha i seguenti prodromi : dispnèa, senso di peso e di pressione del 
peno e fra le scapole , ansietà , palpitazione di cuore soprattutto nel salire le 



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PROFLUVJ SANGUIGSI 205 

scale, calore tlie ascende al petto ed alternante con brividi nel resto del corpo, 
polso (Imo e contrulto, tensione e pulsazioni dell' epigastrio , sapore alquanto 
dolce, spuli pure dolcigai ovvero salati od amarognoli, spossamento universale , 
fastidiosaggine, ec Preceduti questi sintomi per breve tempo od anche per più 
giorni con varie mulazioui di gravezza comincia 1* emoltisia sotto un forte au- 
mento dei sintomi medesimi, con seino di calore che si innalza dai polmoni o 
dalla trachea, e di molesto solletico in questa o nelle fauci, e spesse volte collo 
stertore , o con uno strepito nella trachea simile a quello cagionato da un li- 
quido in bollimento. Quando il sangue non si è effuso in grande quantità e solo 
lentamente , si evacua per lo più con tosse forte , e l'umore stesso si presenta 
di un bel rosso e spumoso; ma se poi ne avvenne lo stravaso abbondantemente 
e rapidamente, si evacua a rivoli ( pnciimonorrhagla praeceps, — Lungenblut- 
sturz ) con o senza tosse, sotto grande ansietà ed intenso sforzo , parte fluido e 
di un rosso vivo , parte grumoso ed atro. L' ammalalo talvolta sotto ti le eva- 
cuazione sviene, è preso da convulsioni, ed offre tutti i fenomeni dell' asfissia , 
e se I effusione è copiosissima , se prende durante il sonno soggetti infievoliti , 
oppure giacenti sul dorso non ajutati da alcuno , può eziandio soffocare. Sotto 
il deliquio l' emorragia lai \ olla cessa, ma facilmente si rinnovella dopo \aij in- 
tervalli t ed in qualche caso segue poi determinati periodi. Comunemente e ac- 
compagnata da febbre manifesta, e dai sintomi dell' irritazione o dell' iufianima- 
zione «lei polmoni. 

§. 1153. La piccola quantità del sangue che evacuasi, la sua mescolanza col 
muco della trachea, V evacuazione sotto un senso di solletico, di calore o di ar- 
dore in qualche luogo della trachea, con leggiera tosse o senza affatto, e solo con 
piccolo sforzo, e finalmente la mancanza della dispnèa, della febbre, delle cagioni 
e degli indizj della lesione dei polmoni, dinolano che il sangue non proviene dai 
polmoni stessi, ma dalla trachea. Quando uell' emoltisia vi ha grande sforzo, vo- 
miturizione e perfino vomito, sicché la malattia sembra associata all' emateincsi , 
debbousi per non cadere in erroie esattissimamente considerare : la di «posiziona 
e 1' eia degli ammalati, le cagioni eccitanti, i sintomi di petto leste esposti, il co- 
lore del sangue, e le sostanze cui si trovasse mescolato. 

• 

4. Fornito cruento. 

S* 11 vomito cruento, V emntemesi ( hacwatcmcsis, gaslerorrhagia ; — 

das Bluterbrechcn , der A/agehbtutfluss ) è una evacuazione di sangue per vo- 
mito, dato dai vasi dello stesso ventricolo, o che provenendo da quelli degli or- 
gani vicini, la milza, il fegato, gli intestini tenui ec. , giugne egualmente nello 
stomaco. Rare volle ci si olire di un rosso vivo e fluido, ma anzi per lo più è 
nerastro e coagulato, ora puro, ora mescolato a rimasugli di cibi, a pituita , bi- 
le, o ad altre sostanze contenute nelle prime vie ; non di rado evacuasi ad un 
tempo per V alvo. — Chiamasi in ispecie morbo nero d' Ippocrjte ( morbus 
mger I/ippocfjt/s, melaena ; — die schwarze krankhrit oder das Schwarze 
Erbrechen des Hippocrjtes ) V evacuazione di sangue viscido, atro; piceo, spes- 
se volte guasto e ieztoso per vomito od insieme per I' alvo , malore essenzial- 
mente congiunto a stasi di sangue gravi e diuturne nei visceri addominali, e so- 
prattutto nel sistema della vena porta. 

Ilippocrales, De morbi*. L. II. Seri. K 

K HofTi.uuu, Burserius, Vujjel, P. Frank , Spangenbtrg , Ricl.ler, Haas» , Jos. Frank 

op. cii. 



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206 DELLE MALATTIE SECRETORIE ED ESCHE TOM E 

^. 11^5. LVmatcmcii è rare volle scevra di prodromi ( P. Fbjìxk , *\ e, jr. 
ìiHi ) ; ed intatti per lo più la precedono a lungo : varj disordini dell' appetito 
e della digestione, indisposizione d' animo, tristezza , disforia universale , peso al 
ventricolo, gastralgia cou facilità alle lipotimie, secrezione di saliva acre acida, e 
di succo gastrico, che giunge coi rutti nella cavità della bocca, acquoso, acidelto 
od acido, talvolta acre caustico, ordinariamente, cou bulimia , senso di pienciza 
Dell' epigastrio ; gonfiore di questa stessa ragione , calore urente ivi ed in altre 
parli dell' addomine, pulsazione forte, rutti frequenti che recano passepgiero al- 
leviamento, singhiozzi e conati di vomito; sapore sanguigno; dolore nell'ipocon- 
drio sinistro che spesse volte è rigonfio e duro; più di rado nel destro, o negli 
intestini tenui specialmente alla regione dell' ombelico, qualche volta ai lombi ed 
al dorso, simile a senso di strignimenio, di punture o di pressione ; brividi ire 
qoenti, calore fugace, grande .stanchezza o notabile inquietudine , polso piccolo , 
vuoto e per lo più intermittente , e sudori freddi e viscidi Sotto il vomito cruen- 
to questi sudori e 1' ansietà si aggravano, e sopravvengono palpitazioni di cuore, 
oduscaincnto di vista, susurro delle orecchie, vertigini, tremori e lipolimie. La 
quantità del sangue che evacuasi è assai varia , talvolta esce a rivi con grande 
pericolo di vita ; anzi sino a recare la morte. L' ematemesi succede per lo più 
ad accessi e molti nella giornata , qualche volla però ad intervalli di parecclù 
giorni, e facilmente si riuuovclla dietro gli alimenti o le bevande. Subilo dopo 
il vomito 1* ammalato trovasi sollevalo per ciò che risguarda la gastralgia e l'eu- 
tcralgia, ma sfinito di forze ; quando poi gli insulti si succedono rapidamente è 
tormentato a brevi intervalli dai dolori di stomaco , dalla gonfiezza dell' epiga- 
strio, dal dolore puotorio alla milza, dall'inquietudine, dal grande abbaitimcnlo 
delle forze e dalle lipolimie. Se una parte di sangue passò dal .ventricolo nel tu- 
bo intestinale , o se l'emorragia avviene nella parte superiore degli intestini te- 
nui, il sangue evacuasi pure per l'alvo, od insieme col vomito, o più tardi, e 
sotto que' fenomeni clie sono ivi indotti anche dalle impurità gastriche , soprat- 
tutto sotto i dolori colici. 

Puossi distinguere 1* ematemasi da qualsiasi altro flusso di sangue, e più in ispe- 
cie anche dal vomito di sangue volontariamente od a caso inghiottito, come può 
accadere nei bambini lattanti ( T. TV. Schmitt. Afvd. Jalub. d. h. k. ust. St. 
B. IV. St. 2. S. 86. tic. ), o dal vomito di materie analoghe rosse o nerastre , 
come per esempio di succo di mirtilli e di ciriege, di alcuni preparati marziali 
ec. , pei sintomi che precedono e che accompagnano 1' ematemasi , pella solita 
sopraccennata condizione del sangue evacuato, e pella grande debolezza ed abbat- 
timento, che tiene dietro all' ematemasi, non corrispondente alia quantità di san- 
gue evacuato, nonché per le particolari qualità fisico chimiche delle altre materie, 
sulle quali debbesi portare conveniente esame. 

L' ematemasi è malattia non molto rara; prende più di frequente le femmine 
fra il trentesimo ed il cinquantesimo anuo della età loro, che i maschi, rarissime 
volte i fanciulli od i vecchi. Più sovente e passiva che attiva , ordinariamente 
sintomatica, in qualche caso anche critica, e dopo indeterminati pei iodi facilmente 
riouovellasi. 

5. Emorroidi. 

§ 1 V entorroide o flusso emorroidale cruento (hemorrois, haemorrhides 
sanguinae , flttxiu haemortoìdales crttentns. — der Goldadei ùlut/lus) è altro 
d<'i sintomi dinotanti un allo giado di malattia emorroidale e costituisce un pro- 
fluvio di sangue ora puro, ora mescolato al muco, alle fcccie ec dai vasi della 
porzione iuferiorc dell' intestino retto e dall' ano. La malattia emorroidale poi 



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PlortUTJ SANCUIGKI 



207 



ovvero le emorroidi altro non tono che ana congestione di langue negli indicali 
vasi, la quale ora maggiore, ora minore giusta che è limilata a questi vasi sol- 
lauto od eslcndesi a quelli delle parti viciue , od anche di tutto il sistema della 
vrna porta, adduce fenomeni molto diversi per la sede, pel grado e per l'indole, 
quali sono: prurito ed ardore all' ano, al perineo ed alle parti genitali; tensione 
e dolore puutorio coti frequenti sforai di deporre l'alvo nell'intestino retto; do- 
lori sacrali che lunghesso il dorso estendonsi alla nuca ed all' occipite; senso di 
pienezza e di ansietà nell' addomine , e di pressione negli ipocondrj e nell' ipo- 
gastrio; disoressia ed anche anoressia, digestione turbata ed imperfetta, flatulenze 
e ventre tardo ed irregolare; testa pesante ed inetta a sottili occupazioni; — di- 
stensioni varicose più o meno ampie dei vasi comunissimamente nell' intestino 
retto intorno all' orificio dell' ano ( emorroidi cieche ; hemorroides cocotte mu- 
risene ), ma anche nella vescica ( haemor. vessicae ), nella vagina e nell'utero 
( haemor. vagitine^ uteri ), come pure nelle stesse intestina e nel ventricolo ma- 
lamente chiamate emorroidi degli intestini e del ventricolo (haemor. intestino- 
rum, ventriculi ); secrezione di sangue da questi tumori, il quale fluisce libera- 
mente se sono esterni, oppure se interni posti superiormente allo sfinlire del retto 
si evacua ordinariamente con tenesmo sotto le scariche alvine per lo più diffi- 
cili, ora prima, ora insieme, ora dopo gli etcrementi, ovvero evacuazione di muco 
screziato di sangue, o di umore mucoso sie oso conosciuta col nome di emorroidi 
bianche o mucose ( haemor. alóne s. rnuccsae ) ; sudori molesti con prurito ed 
ardore, ed erpeti ribelli al perineo ed allo scroto; — infiammazione di quei nodi 
cosi esterni, che interni, con ardore forte, con escrezione alvina assai dolorosa , 
con febbre con impedimento a sedere e camminare, con inquietudine, con ansietà, 
e liei soggetti molto irritabili eziandio convulsioni, nel qual caso chiamansi emor- 
roidi furenti ( haemor. furentes ) ; finalmente quando ripetute volte vengano 
cobi da tale flogosi, e questa sia trascurati o malamente curata , anche induri- 
menti, strignim.euti del retto, suppurazione, ulceri di cattiva indole, fistole e per- 
sino gangrena. 

G. E. Stalli. Abh. t». d. goldenen Arler Leipz. .^t). 
Fr. Hoflmano, Med. rat. syst. T. IV. P. II. p 8*7. 

W. Trnka de Rr/owilr, Uìstor. hemorr/toidum, ima. aevi obserp. continens % edit. Fr. do 

Srhraud. T. III. Vienn. 1794 9^* ^ # 
K. lfildenhraod ùb. d. btind. Ilattnorrhoiden. E'iangen. 1795. 8. 
5. Vo^e!, tteil, P. Frank, Hichltr, Jaho, Haase, Jos. Frank, op. cil. 

§• 1 1 57. Accade talvolta che i detti vasi ctTrono alcuni o parecchi degli accen- 
nati sintomi di congestione sanguigna ricorrenti a periodi ora fissi, ora irregolari 
nel decorso di intieri anui , seuza che però ti manifesti il flusso sanguigno , in 
luogo del quale non si offre di quando io quando che no profluvio mucoso o 
mucoso sieroso. Allorché soprasla il flusso enorroidale sanguigno gli enumerali 
sintomi di congestione attiva , chiamati solto tali circostanze sforzi emorroidali 
( moli mina haemorrhoidalia ), sogliono aggrandirsi assai , ed il profluvio dalle 
emorroidi esterne, interne , o dalle une e dalle altre ad un tempo avviene eoa 
grande av viamento dei preceduti incomodi, e non di rado colla compiuta loro 
cessazione, quantunque volle però non sia nè troppo scarso , né più del dovere 
abbondante e continuato. Imperocché se soperchio 0 più che noo convenga du- 
revole , se troppo di sovente si rionuova profuso , e se prende soggetti deboli , 
sfiniti e travagliati da malattie gravi e croniche dei visceri addominali, quell' al- 
leviamento chi* mai recasse è passeggiero, e per converso cagiona anzi debolezza, 
spossamento, disoressia dispepsia, discrasia degli umori, scorbuto, macilenza, labe 
ed idrope. E più ancora: si sono vedute emorragie slrsbocchevoli dai vasi cmor- 



s> 



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208 DELLE MALATTIE SECRETORIE ED ESCRETORE 

roidali rieicire mortali. L' osservazione che al manifestarsi del flusso emorroidale 
cruento sogliono sminuirsi e scomparire i preceduti sintomi spesse fiate mole- 
stissimi diede luogo all' Astersione vera solo relativamente t cioè • che le emor- 
roidi fluenti sono salutari. » 

§. 1158. La malattia emorroidale è assai più frequente nei paesi settentrionali, che 
meridionali, nei nostri ora mollo più comune che un tempo, e prende il srsso maschile 
a preferenza del femminile nell* etù matura dal trentesimo al cinquantesimo anno, 
rare volle i fanciulli. La derivazione e 1' evacuazione del sangue (iella mestrua- 
zione è forse la causa della minore frequenza nelle femmine, nell'età senile poi 
suole grado grado scemare e scomparire. Questo flusso ama ricorrere a periodi 
regolari od irregolari ; ora è attivo , ora passivo ; qualche volta anche critico. 
Quando in luogo di un flusso abituale impedito o soppresso accade emorragia o 
stillicidio di sangue dai vasi varicosi degli organi vicini o lontani, prende il no- 
me ra. no proprio, giusta le parli cos'i affette , di emorroidi della vescica , dello 
stomaco, dei polraoui, della bocca, ec. i 

6. Ematuria. 

§. 1159. L' ematuria ( haematuria, mictus cruentus das blutharncn) è 1' 
evacuazione di sangue coli* atto di spargere le Orine provenienti dai reui , da-li 
ureteri o dalla vescica. 

Per tal modo si distingue da qua unque altro profluvio o stillicidio di sangue 
dall' uretra anche quando 1' ammalalo non orina , come Dell' emorragia per le- 
sione dell' uretra stessa , della prostata , d< Ile vescichette seminali e del pene. 
Questa è oggetto di patologia e terapia chirurgica. 

La quantità del sangue nell' ematuria ora è poca, ora molta , e questo stesso 
è quasi limpido e di un rosso vivo , ora torbido e di un colore rosso-oscuro o 
. uerastre, ora puro, fluido o grumosa, ora iuvece evacuasi mescolato all' orina. 

Fr. Holìmann, Diss. de hatmorrhng. i'inr. urinar. Hai. ij3o. — in op. cit. 
Vo^el, Reil, P. Frank, Ridi ter, Haase, Jos. Frank op. cit. 

§. 1 1 60. É assai importante il conoscere esattamente la fonte da cui nell' a- 
znaturia proviene il saugue ; e pcrDuto debbonsi apprezzare le cagioni disponenti 
ed occasionali ed i sintomi preceduti e presenti, e disaminare la condizione delle 
orine. L' ematuria in cui il sangua provenga dai reni soventi volte non è pre- 
ceduta da alcun sintonia, ma egualmente spesse volte, come quando è cagionata 
da calcoli renali, se ne scorgono di gravi: dolori cioè veementi e lancinanti alla 
regione dei reni e della vescica; spasmodico attraimento dei testicoli; intormen- 
timento della coscia del lato aftelD ; dolori colici; gonfiamento del ventre; sti- 
tichezza ed in generale i fenomeoi di suppurazione succeduta alla nefrite ; — il 
saugue viene evacuato intimamente mescolato colle orme , per lo più con mo- 
lestie ed in varia quautilà ; è di un colore rosso-carico od oscuro ; tinge di ros- 
so la carta od un panuo lino bianco immerso nell' orina, e purché non sia in 
grande copia non si depone ne colla quiete, nè col freddo, uè col conlatto del- 
l' aria. — Non abbiamo sicuro indizio diagnostico per distinguere dall' ematuria 
renale quella degli ureteri, se pure non vi ha specifico dolore in essi e tensio- 
ne, come producesi dai calcoli che spinti negli ureteri stessi cagionino irritamento 
e lesione. — Se il sangue viene dalla vescica ne lo precedono i sintomi dell' 
affezione di quesl' organo soprattutto calore , pressione , contrazione ed ardori» 
nella vescica slessa e nell* uretra ; dolore al perineo , priapismo ed ansietà , e 
siccome vi ha per lo più abituale flusso dalle emorroidi, ovvero impedimento o 



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profluvi sAxcuien 209 

•oppressione, cosi sogliono esistere pure i «intorni delle emorroidi , che giovano 
la diagnosi. Il sangue evacuato non è d'ordinario mescolato intimamente col- 
1* orini, suole in breve separarsi, e per la massima parte rapprendersi. Se nella 
vescica si coagula in grumi, o come talvolta accade in guisa di masse polipose 
Vermiformi, ne vengono disuria, anzi iscuria e sintomi analoghi a quelli cagio- 
nati dai calcoli. L' evacuazione poi di piccoli grumi per la via dell'uretra, e l'c- 
sploraziouc chirurgica valgono in parecchi casi a togliere ogni dubbio intorno 
alla diagnosi; tuttavia po.ino in pari tempo trovarsi dei calcoli in vescica o nei 
reni non sempre facilmente riconoscibili. 

7. Metrorragia. 

§. Sotto il nome di metrorragin (metrorrhagia, hysterorragia , hae- 

morragia uteri, — Gebàrmuttcrblatfluss) non si comprendono soltanto que'pro- 
fJuvj tulli di sangue che vengono dall' utero, tranne la mestruazione ed i lodili, 
ina eziandio quest'ultimi flussi qualunque volta pecchino di troppa quantità 0 
durino più del dovere , e rispetto ai mestrui ogni qual volta accadono troppo 
presto, o ricorrono con troppa frequenza, e finalmente riguardo cosi ai mestrui 
che ai lochii quando rechino danno all' organismo. 

Fr. HoffWuuo, Dits. de kaemorragia uteri. Hai. 1730. 

H. Seuil, Prnelcct. in 1/1V. morò. chron. Voi. II. Vindob. 1 ;8«). //. inf 38i. 

A. le lloy, v. d. Bluljlùssea vrèhrend dtr ScfiwaHgerscgttft, Uy u. muli dir EtiiLin- 

dnngi A. d. Fr. von. J. F, Lobsteio. Strttssb. 100J1 a. 
Vo»cl, Rei!, I». Frank, Ricbter Spangcribcrg, Ilaase, Jos. Frank op. cit. 

$. 1162. La melrorragia fuori dei mestrui e dei lochi è per lo più attiva e 
può occonere nelle non gravide, nelle gravide e nelle partorienti. In ogni ca- 
so il sangue proviene o dall' utero, o dalla vagina soltanto, e questo è caso raro, 
od insieme dall' uno e dall' altra ; la quantità varia , 1' indole è naturale , od 
acre; ora è di un rosso carico e fluido, ora pallido ed acquoso simile a lavatura 
di carne, ora di un rosso carico ed in parte coagulato, mescolato, anche a mu- 
co od a coaguli di varia forma ; talvolta di un odore particolare, tal' altr.t no, 
ora esce continuamente, ora invece soltanto in certi tempi, e del resto solto sva- 
riati fenomeui, dipendenti per ima parte dalla malattia principale cagione ùVII.| 
nu-trorragia slessa, parte eziandio e grandemente dalla diversa condizione del- 
l'utero. 

Quando 1' emorragia accade mentre l'utero non è in istato di gravidanza è 
spesse volte preceduta dai sintomi di orgasmo degli umori, di congestione alle 
parti genitali e J ai visceri loro collegati per anast<>mo->i di vasi , di accresciuta 
irritabilità e di parziale soppressione di forze, come: dolori al dorso, ai lombi, 
ad ambedue le regioni iliache ed all' ipogastrio ; senso di pienezza in questa 
parte con vera tumidezza; tenesmo alle parli genitali, stimolo frequente ad ori- 
nare,- peso delle e»liemità inferiori; tumore e. dolore delle emorroidi; ventre sti- 
tico ; frequenti alternative di brividi e di calore, sete; polso frequente ed irrego- 
lare ; gravezza 0 dolore di rapo con vertigini e sussurro delle orecchie , ovvero 
del ventricolo con voinituriztune e vornilo; dispnea con anz.età e cardiopalino ; 
stanchezza grande e spossamento molesto. 1 mestrui già in corso accompagnati 
da tali sintomi sogliono o peila troppa quaulilà o per la durala troppo e»tesa 
cangiarsi in melrorragia. 

L'emorragie uterine durame la gravidanza osservatisi più fregienti nel s*- 
coudo o nel terzo mese, e sono ordinai iafti< nte accompagnate da dolori, ai (unii 
lieti dietro per lo più l'aborto od il pula imunlura. La mestruazione che uci 
KétMJSSt Poi. //. lì 



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210 DELLE MALATTIE 51 CM.TORIE ED ESCRETO ME 

pruni mesi di gravidanza tuttavia occorre in alcune gravide si distingue dalla 
jiietrorragia pclla mancanza di quegli dolori e per la chiusura dell' orificio del- 
l' utero. 

Il trattato esteso delle emorragie uterine sotto il parto e dopo il parto ap- 
partiene alla dottrina dell' arie ostetrica. 

La locìùorragia è spesse volte accompagnata da sintomi simili a quelli della 
mestruazione soperchia , che facilmente cangiami in sintomi di cheucaugia e di 
vero consumamento di forze. 

Nelle ine ti oc ragie che accadono sotto la gravidanza e dopo il parto è neces- 
sario portar grande attenzione all' emorragia interna, quella cioè che succede 
nella cavila dell'utero, e che ora è associata all'esterna manifesta, ora di perse 
sola. Ne rendono sicuri trattarsi di melrorragia interna il gonfiamento dell'utero 
v quindi dell'ipogastrio e del mesogasirio c»n senso di pressione e di tensione , 
il dolore ottuso nato in qualche parte della circoufereuza dell'utero, il pallore 
della faccia e della cute , il freddo delle estremità , la grande debolezza che si 
mette in iscena, le vertigini, rulftiscameulo e l'alterazione della vista, i deliqui, i 
polsi piccoli, deboli intermittenti, ec. 

$. 1163. 11 tlecorso delle emorragie in generale, come già accennavasi in molti 
luoghi, ora è continuo, ora intermittente, ora acuto anzi acutissimo, ed ora lento, 
e perciò la durata talvolta è breve, e tal'altra è lunga. 

Le attive non soperchie cessano spesso in breve e spontaneamente moderato 
l'impulso degli umori, contraendosi i vasi e coagulandosi il sangue stravasalo ; 
ma 1» torti non cedono che ad un idoneo soccorso dell'arte; facilmente inoltre si 
ì innovellano. Le passive sogliono essere croniche e facili egualmente alle reci- 
dive. Del resto la lunga durala delle emorragie, specialmente di quelle soprac- 
< cimale, ed il loro frequente rinnovellati dipendono dalla disposizione eminente 
dell' organismo o dei singoli organi, dall'azione continuante o ripetuta delle ca- 
gioni occasionali o di potenze uocevoli loto simili, non che da un regime e da 
una dieta meno conveniente, dalla durata o dalla nuova comparsa della malat* 
tia principale che genera l'emorragia; e finalmente dalla rilardala od omessa ap- 
plicazioni* della conveniente medicatura. 

$ I l(A Le emorragie o guariscono, o se attive rendousi passive , o le une 
o le altre passano io diversi malori, o riescouo mortali. 1 nocevoli ellelti delle 
emorragie tanto acute che croniche meritano tutta I' attenzione. Nelle acute e 
strabocchevoli vi ha senso di debolezza, e di spossamento; diminuzione del tur- 
gore vitale e del calore ; discadimento dell* energia del cuore e delle arterie , 
quindi polso languido, debole ed intermittente , pallore universale soprattutto 
.iella faccia e delle labbra ce; freddo delle estremità, successivamente anche di 
tutta la superficie del corpo, brividi frequenti ed orrore, annebbiamento di capo, 
sguardo languido, offuscamento di visla, sussurro delle orecchie, vertigini, allu- 
cinazione de' sensi in varie guise , delirio placido , sopore , sbadiglio e sospiri , 
prodromi di lipotimia, seri deliqui, spasmi e convulsioni, e la stessa moite. Le 
emorragie lente cagionano debolezza delle forze del corpo e della facoltà della 
mente, dei sensi, dei moli volotitar} ed involontarj; specialmente del sistema dei 
vasi anche sanguiferi, della digestione , della sanguificazione e della nutrizione, 
debolezza che grado grado comincia, ed a poco a poco si ingrandisce ; emacia 
zinne; vizj delle secrezioni ed escrezioni; cachessie di ogni genere, e specialmente 
)o stalo piluiloso, la cloro, i, 1' idropisia e lo scorbuto ; I' opportunità a molli- 
pltci nevrosi e questi malori stessi, e finalmente la tabe cou o senza ulcera- 
nuoto di alcuni visceri. 

In isvecic: Vepistam eccessiva addt.ee talvolta ) a nnesia , 1' imbcc.Uità della 
mente, il languore di vista o U cecità, la secchezza coultuua delle uiri, fedo- 
iato oltin" o l'.Viosmia. 



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PROFLtVJ *AN0UK;!II 



211 



La pneumorragia pur troppo di spesso dà occasione alla tosse cronica ed 
alla tifi ulcerosa polmouale \ e se strabocchevole non di rado uccide pronta- 
mente. 

1/ emetemesi lascia vizj cronici di ogni genere della digestione, da cui poscia 
derivano le testé acceonaie cachessie; ovvero ciò luogo a lente fiogosi ed a sup- 
purazioni assai pericolose de' vasi, dai quali fluisce il sangue , oppure in grazia 
della grande perdita dell'umore vitale eslingue prontamente la vita. 

Le emorroidi non solo passano uelle malattie locali sopra menzionate dello 
intestino retto , dell' ano , del perineo, della vescica e della vagina , ma ben di 
spesso anebe in artrilide, che comunissimamente accompagnauo. 

V ematuria io graz'a di grumi o di coaguli di sangue uella vescica forma 
•pesse volte il nocciuolo di futuri calcoli. 

Le metrorragie cagionano di spesso la sleiililà, ovvero, considerate nella loro 
cagione prossima, anche 1' inattitudine al coito. 

II(j5. La disposizione alle emorragie è od universale o locale. 

La disposizione universale alle emorragie attive consiste nella pletora vera , 
nella grande irritabilità del sistema sanguifero, nella grande energia , urli' azione 
forte del cuore e de' vasi sanguigni , e nell' alacre vitalità dello slesso sangue. 
Spesse volte è ereditaria, associata del resto a temperamento sanguigno nell' età 
giovanile e uella media virile, ed è pure qualche volta iugenetaia anche da cat- 
tiva conformazione del corpo, specialmente del torace, e da tumori , da infarci- 
menti o da indurimenti dei visceri del torace e dell' addomine. — La locale alle 
emorragie attive^ che può egualmente essere ereditaria, riguardare singoli orfani 
di per sè, o più spccialmeule nel tempo dello sviluppo loro o di periodiche (un- 
zioni, ovvero essere acquisita per effetto di nocevoli potenze e di malattie, ha la- 
sua sorgente nella struttura vascolosa de' singoli organi, nell'irritazione forte con 
accresciuto impeto degli umori e nell' eminente irritabilità. Laonde le sette spe- 
cie di emorragie di cui si è fin qui trattato sono molto più frequenti che quelle 
delle membrane ; per la stessa ragione l'epistassi è più comune nell' età infan- 
tile e puerile, V emottisia nella giovanile, le emorroidi e 1' ematemesi nella me- 
dia vii ile ; perciò le metrorragie sono più frequenti dorante il flusso mestruo, 
come pure poco prima o poco dopo ; cosi finalmente le emorragie degli organi 
posti ai di sopra del diaframma osservansi moltissime volte ( non però assoluta- 
mente nè esclusivamente ) di carattere attivo. " 

Alle cagioni eccitanti delle emorragie attive appartengono : la pletora vera 
cagionata dalla diminuzione o dalla soppressione di evacuazioni sanguigne, e tal- 
volta anche di altri umori, siano normali, siano abituali, e dall' uso abbondante 
di cibi e di bevande mollo nutrienti, l'orgasmo del sangue in grazia di esterno- 
calore, soprattutto se vi precedeva freddo , un valido concitamento del sistema 
sanguifero per condimenti di cibi, per bevande e medicamenti irritanti, riscaldanti 
ed aromatici, cui si aggiungano anche i narcotici, specialmente l'oppio, osai più 
che non convenga ; per molo e sforzi soverchi del corpo, per forti affezioni del- 
l' animo, per le eccessive occupazioni della mente, per le malattie del sistema san* 
guifero, ed in ispccie pelle febbri infiammatorie di- ogni genere; inoltre per di- 
versi energici irritamenti locali, che operano immediatamente o mediatamente , di 
maniera meccanica , chimica o dinamica ; finalmente la parziale congestione di 
umori per impedimento di circolazione in altre parli in grazia di freddo esterno, 
di orrore ftbbnle, di spasmi, di convulsioni, di scemalo lume de' vasi per ester- 
na od iotcrna compressione, tensione, strignimento , per non opportuna situazio- 
ne, posizione, per movimenti e sforzi sproporzionali dtl corpo o di singole parti, 
non che per rigonfiamenti, indurimenti, escrescenze, curvature e Minili* 

S llOìi. La disposizione universale alle cmortagie pmssive, the può essere c»e- 



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212 



DELLE MALATTIE SliOliETOIME EI» ESOlEToRtE 



filaria, od associati al temperamento flemmatico, .«Ila cosiiluzione pastosa ed .ti - 
Y età avanzata , ovvero prodotta da varie cachessie, corniate nella tb-holezza del 
cuore e delle arterie con prevalente indole sierosa del sangue, insù furiente resi- 
stenza dei vasi minori e lassezza; — la locale poi nelU tessitura dei vasi san- 
guigni o troppo delicata e debole, o floscia, nell' irritabilità ottusa, infievolita, e 
nella mancanza di contrattala e di forze motrici per una soperchia proceduta 
dilatazione. Le emorragie passive pertanto sono nella massima parte secondarie , 
cioè indotte dalle attive, od anche da altre malattie debilitanti e rilassanti ; per 
la qual cosa sono soprattutto proprie alla vecchiaja , e 1' ematemesi , il flusso 
emorroidale ciueuto , la metrorragia specialmente da parlo laborioso , lungo o 
precipitoso, gemello, non iscorgonsi cos'i di raJo, come le altre emorragie, tornite 
di carattere passivo. 

Alle cagioni eccitanti universali delle emorragie passive appartengono in ge- 
nerale quelle tutte, che direttamente od indirettamente fiaccano grandemente le 
forze corporee ed in ispccie del sistema sanguifero, che ne scemano l' irritabilità, 
che atleouano la massa degli umori; e che reodono lassi ed inerti i vasi capil- 
lari sccernenti ed escretori , come : le perdite profuse e continuate di umori ed 
anco dello slesso sangue, l'inedia o gli alimenti grossolani e corrotti, le prece- 
dute soverchie occupazioni del corpo e della mente ; l'aria continuatamente molto 
calda soprattutto insieme umida, conio anco troppo leggiera, impura, priva della 
necessaria quantità di ossigene , le adizioni di animo ed i patemi deprimenti ; 
1' abuso de' rimedj debilitanti solventi e narcotici, ed in generale le cagioni della 
febbre putrida, dello scorbuto e del >v < !>o maculoso emorragico; un cattivo mo- 
do di vita ; le malattie estenuanti, ed fticuui contagi, in particolare quello della 
peste, del tifo, del vajuolo e del moib.lio. Le cagioni delle emorragie passive 
locali sono: l'inerzia, il rilassamento, l'atonia e la paralisi de' vasi sanguigni 
di ciascun organo per sè in grazia di preceduta troppa irritazione di pleloia, di 
dilatazione, di commovimento, di coutusioue , dello allontanamento di qualche, 
consueta fasciatura o difesa esterna, ec. 

1167. Rispetto alle emorragie da lesione dei vasi non havvi bisogno di 
particolare disposizione; tuttavia più facilmente vengono cagionate rial le punture, 
dai tagli, dai colpi, dalle lacerazioni, dalle contusioni, come au«o dagli ulcera» 
menti e dalle corrosioni dei vasi. 

1168. Jn ispccie: Yepistassi y cui sono disposti i sogeetti d'età infantile e gio- 
vanile, che hanno la testa grande ed il torace ristretto, vieoe detcrminata, oltre 
le cagioni comuni leste euumcrale delle emorragie: dal calore forte, dai colpi di 
sole, dalle bevande, dai movimenti corporei e dalle affezioni dell'animo the ca- 
gionano coucitamento e riscaldamento; dalle commozioni forti del capo, non che 
di» gli starnuti, dal soffiarsi il naso, dalla tosse , dal gridare, dal vomito e dagli 
sforai veementi, come que' per deporre l'alvo, o del parlo ; dalle ferite, dalle 
contusioni, dalle ulcere; dai polipi del naso; dai fazzoletti od altro arnese da collo 
ii"Ppo stretti, dalle stasi di umori nei polmoni , dalie accumulazioni nella ca- 
vità del pi tto, dagli infarcimenti e da altri tumori dei visceri addominali , spe- 
cialmente del fegato e della milza, c dagli imbarazzi gastrici ed intestinali. 

La sioniatorragia viene cagionata dalla estirpazione dei denti, dalle lesioni di 
varie parti della cavità della bocca, cioè della lingua, del palalo molle ed osseo 
ih Ile gengive, degli alveoli e delle mascelle, dalle ulcere scorbutiche, «idilliche, 
a ('(ose, gaugieuose della bocca, dalla carie, e dai calcoli che offendono i condotti 
sai. vari. 

L'età gioxanile nei soggetti di torace appianato, e ristretto e breve dispone 
ginudenitute all' emotlisia. La eccitano poi: le violenze traumatiche di vario 
guisa, le coulunom, le cadute, i colpi che grandi incide commuovono i poiino» 



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ni, le ferite loro , il sollevare ed H portare pesi gravosi , i soverchi sforai ori 
deporr** gli «crome nti troppo duri, sotto il parto, il coito, I' cmesi, la tosse, il 
sermonare, il declamare, il canto, ed il suonare stromenti da fiato, le corse, il 
cavalcare, i balli, ec. smodati ; I' aria carica di vapori acri, per esempio di aci- 
di minerali, di acido b Dioico ed arsenico, di sublimato corrosivo, ec. ; il so- 
verchio uso di bevande riscaldanti, come di vino, di acquavite, di calle; final- 
mente la prensione, lo strignimcnto dei visceri addominali per mezzo di fascia- 
ture e di vestimenti di ogni genere stretti più del dovere, ec. 

Come momenti valevoli a cagionare V e»tatemesi dennosi annoverare: le bi- 
bite senza modo di liquidi riscaldanti ; le affezioni dell' animo che recano gravi 
scosse, in ispecie 1' ira veemente ; il vomito spesso e violento ; le ferite e le le- 
sioni del ventricolo in grazia di qualche sanguisuga inghiottita , di schegge ossee, 
di aghi, di veleni acci caustici, di emetici e di purganti drastici ec, e la rottura 
di varici ; e rispetto al morbo nero d' Ippochate ; le stasi ostinate e le discra- 
sie del sangue, nou che i vizi organici. 

Dispone alle emorroidi cieche e fluenti l'età virile ed alquanto più inoltrala 
col favore soprattutto di una costituzione corporea tenera ed imbecille , di una 
vita sedentaria, o di uno sregolato metodo di vivere. Alle cagioni loro occasio- 
nali appartengono tutte quelle potenze, che od accrescendo 1' affluenza degli u- 
mori, ovvero ritardando, infievolendo od impedendo il loro ritorno, giovano le 
stasi di sangue nel ventre, quali sono: 1* abuso di bevande spiritose; aromatiche 
ed in generale molto riscaldanti, particolarmente poi dei vini cenerosi, dogli spi- 
riti, delle tinture, del calle, dei condimenti non che dei rimedj acri solventi e 
purganti, in ispecie 1' aloe ; le diarree a lungo continuate, i grandi sforzi per de- 
porre l'alvo e la frequente ed ostinata stitichezza, il troppo cavalcare ; l'ecces- 
sivo coito, I' otiania e la pederastia, gli ascaridi vermicolari; l'amenorrea per 
soppressione; le gravidanze ripetute ed i parti difficili ; il prolasso dell'ano, della 
vagina, dell' utero, I' arrovesciantenlo e le obbliquità del viscere medesimo; lo 
slaie lungamente in piedi, come anco il troppo sedere col tronco molto curva- 
to davanti , e sopra molli cuscini ; i busti , le fa«ce addominali ed altre par- 
ti il vestito troppo serrato; come pure i tumori, gli infarcimmo e gli induri- 
menti dei visceri addominali; iu ispecie del mesenterio, del fegato, della milza e 
dell' utero. 

L' ematuria è generata dalle cagioni comuni delle emorragìe , dalle violenze 
dirette alla regione dei reni, degli ureteri o della vescica in grazia di percosse , 
di colpi, di contusioni , di cadute e di scosse cavalcando, o viaggiando in vet- 
ture sopra strade scoscese e sassose; dai calcoli orinali, dalle infiammazioni, da- 
gli ascessi, dalle ulcere e dai cancri; dall' abuso dei diuretici, specialmente del- 
le cantaridi, dei balsami e dell'olio di trementina ; dalle emorroidi, dalla soppres- 
sione del loro flusso, particolarmente di quelle dell' ano, dalla soppressa o ces- 
sata meostruazione , finalmente da uno slato putrido nelle febbri colliquative , 
nello scoibuto nel vajuolo e nel morbillo maligno. 

Porgono disposizione alle metrorragie ; un'educazione molle, l'esaltamento 
della fantasia per la lettura di libbri lascivi, tutte le circostanze che favoriscono 
un precoce sviluppo dell' istinto sessuale , e lo stesso periodo della mestruazio- 
ne